~~~ Quando gli Angeli
volano in Cielo... ~~~

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Il telefono squillava insistente da parecchio quando finalmente una cameriera si decise ad andare a rispondere.
"Palazzo Worthington buonasera..."
La voce dall'altra parte sembrò tentennare qualche secondo...
"Potrei parlare con il Signor Patrick Worthington?"
La donna esitò...non sapeva dove fosse...e se non lo aveva visto in giro voleva dire che stava creando qualche sua opera e in quei momenti era più innavicinabile del solito, se lo avesse disturbato avrebbe di sicuro rischiato il licenziamento...
"Il Conte non è in casa... può lasciare un messaggio e io glielo farò pervenire..."
"Veramente si tratta di una cosa estremamente urgente...riguarda sua figlia..."
La cameriera sbiancò. Ecco l'argomento assolutamente off-limits in quella casa...Violet, quella dolce ragazzina di cui il conte era letteralmente innamorato...cosa poteva essere successo? Non desiderava affatto essere lei quella che doveva riferire qualche brutta notizia a Patrick William su sua figlia..perché dal tono cupo e serio dalla voce al telefono non potevano essere buone nuove...
In quell'istante le passò accanto Nathalie Alison, l'ultimo genita della famiglia.
"Cosa succede Rose...? Chi è al telefono?"
La donna la guardò con aria smarrita e Ally capì che c'era qualcosa che non andava.
"Passami la cornetta..." disse con aria seria.
"Pronto sono Nathalie Allison Worthington desidera?"
"Buona sera Signorina Worthington cercavo il Signor Patrick..."
"Mio fratello è occupato in questo momento ma può dire a me...riferirò."
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Patrick fissò quella massa ancora informe. La sua idea stava prendendo vita...afferrò un pennello e cominciò a pulire quei tratti del viso ancora grezzi..."Si tesoro...stai uscendo bene...sarai un capolavoro..." disse tra sé e sé tenendo il sigaro da un lato della bocca. Faceva caldo lì dentro. Era dall'ora di pranzo che era rinchiuso in quel capannone dietro il castello. E d'estate la temperatura era così rovente che quella specie di prefabbricato diventava una sauna. Era a torso nudo e sottili goccie di sudore gli scivolavano lungo il torace.
In quel momento sua sorella entrò come un ciclone spalancando la porta con violenza.
"Patrick!" esclamò.
Lui si voltò e la fulminò con lo sguardo per quell'intrusione. Poggiò il sigaro su un tavolino e la guardò di sbiego.
"Mi pare di aver sempre detto che quando sono qui dentro non voglio essere disturbato, è chiaro? Ora te ne puoi pure andare" disse irritato.
"No caro mio tu adesso mi devi ascoltare..." deglutì "... si tratta di tua figlia" rispose poi decisa.
Patrick drizzò le orecchie.
"Violet? che succede..? " chiese con un filo di voce. Il suo cuore iniziò a batter più forte.
Ally lo guardò tristemente. Come glielo diceva? Non ne aveva il coraggio eppure doveva, il tempo era prezioso...
"Devi subito correre all'Ospedale...Violet e Tess hanno avuto un incidente d'auto..." sussurrò.
La reazione del fratello la impressionò.
Non aveva mai visto un simile sguardo negli occhi di Patrick.
Lui rimase qualche secondo immobile a fissare il vuoto. Poi si scosse ed ebbe uno scatto violento. "Coosa!!!!??" gridò mentre lo stomaco gli si contorceva.
Si lanciò su Ally e l'afferrò per le spalle gridando.
"Cosa è successo alla mia bambina!! Dimmelo!!" disse scuotendola.
Lei rimase ferma e per un attimo ebbe paura. Lo fissò intimidita. Poi parlò.
"Patrick... devi andare subito..." mormorò.
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Patrick corse come un matto rischiando di ammazzarsi per arrivare più in fretta possibile. Se non gli toglievano la patente quella volta non gliela toglievano davvero più. Lo sguardo era fisso davanti a sé e nella testa immagini di quella mattina gli correvano avanti e indietro...strinse il volante nelle mani rabbiosamente. Doveva sbrigarsi, doveva volare letteralmente, sua figlia aveva bisogno di lui...
Davanti all'edifico lasciò la macchina con le chiavi attaccate in mezzo alla strada ed entrò trafelato.
Due donne lo riconobbero.
"Ma quello non è il primogenito degli Worthington...?" sussurrò una all'altra.
Patrick si guardò attorno portandosi nervosamente i capelli indietro con le mani. Cercò qualcuno a cui chiedere e appena il suo sguardo cadde su un malcapitato medico che passava di lì per caso gli si avventò contro.
"Dove sta Violet!" gridò. Si voltarono tutti. E nell'ingresso dell'ospedale scese un silenzio di tomba.
L'uomo si irrigidì.
"Ehm...Signor Worthington... si calmi la prego..." tentò di farfugliare.
"Calmarmi un cazzo!!Voglio vedere mia figlia!" sibilò con voce alterata.
"Ahh... si, sua figlia... è appena uscita dalla sala operatoria... stanza 302..." Patrick non lo fece neanche finire di parlare. Un ascensore si aprì alle sue spalle e lui vi si infilò dentro come un fulmine travolgendo una ragazza che ne usciva.
"Ma che modi sono!" urlò lei contro quel ciclone ma le porte scorrevoli si erano già chiuse.
Arrivò al terzo piano e cercò con lo sguardo il numero della stanza correndo per i corridoi come un invasato. I capelli gli svolazzavano davanti al viso. Qualcuno lo notò e si affacciò in corsia. Che stava succedendo?
Il medico che aveva telefonato a casa sua lo vide e riconoscendolo tentò di fermarlo. Era chiaramente fuori si sé e il dottore temeva che facesse qualche follia. Il primogenito degli Worthington non era certo famoso per la sua disciplina.
Patrick lo fissò come un pazzo.
"Mia figlia... dove sta?" disse con uno sguardo da allucinato.
"Innanzitutto deve calmarsi, la sua bambina non la deve vedere in questo stato..."
Patrick aveva voglia di mettergli le mani al collo. Come potevano dirgli di calmarsi?
"E' stata appena operata, noi abbiamo fatto tutto il possibile ma... mi dispiace è grave..."
In quell'istante il mondo sembrò crollargli sotto i piedi. Fu come se si fosse aperta una voragine e il decimo girone dell'inferno lo avesse risucchiato in un vortice di immagini impazzite e di rumori troppo forti.
Restò senza fiato fissando come un'ebete l'uomo che aveva di fronte a sé.
Grave... grave... la sua piccola Vi... avevano giocato insieme quella mattina... non era possibile...
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Il medico gli lanciò uno sguardo triste. Quel ragazzo era uno scapestrato e probabilmente era mezzo matto ma amava quella bambina più di se stesso era evidente... gli fece molta pena.
"Violet ha chiesto di lei... entri e cerchi di restare calmo... la prego... lo faccia per la piccola..."
Patrick non rispose, cercò di respirare profondamente... poi si voltò e vide la camera 302. Si tirò nuovamente i capelli indietro con una mano, sua figlia non doveva vederlo con quell'aspetto e poi lentamente si avvicinò alla porta e l'aprì.
La stanza era illuminata da una debole luce posta sopra il letto in cui giaceva Violet.
Appena entrò il suo cuore perse un battito. La sua piccolina stava distesa con gli occhi chiusi. Piena di ferite e con dei tubicini che le entravano nel naso. Mentre una flebo era attaccata al braccio destro.
"Tesoro mio..."mormorò con un groppo in gola. La voce gli usciva a stento.
Lei aprì faticosamente gli occhi.
"Papy..." sussurrò cercando di sorridere.
Lui si avvicinò lentamente al letto cercando di controllarsi. Si sentiva morire.
Le prese una delle piccole mani tra le proprie e la baciò.
"Cosa mi combini furfantella..." disse cercando di farla distrarre.
"Papy... mi dispiace..." farfugliò la bambina.
"No... non dispiacerti... papà non ce l'ha con te... ok?" disse lui sforzandosi in tutti i modi di sembrare calmo.
Violet sorrise di nuovo. Patrick le accarezzò dolcemente la testolina. La guardò nei grandi occhi scuri e in quel momento sentì il suo cuore esplodere d'amore per lei. Perchè Dio stava facendo tutto questo? Come poteva essere così spietato?? Come poteva far soffire in quel modo una bambina innocente? Perché voleva togliergli la sola persona che realmente contasse per lui...
"Pat...?" disse ancora Vi.
"Dimmi amore..." sussurrò lui.
"Voglio fare l'angelo..."
Patrick sbiancò. Perchè diceva così? A cosa stava pensando? No... non era possibile...
Lei lo fissò con dolcezza.
"Voglio venire in braccio..." mugugnò e allungò le braccia verso di lui.
"Ma Vi... non posso sei ferita e sei in questo letto per guarire... non devi agitarti troppo..." cercò di tranquillizzarla. Ma dentro di sè avvertiva scatenarsi un uragano di sentimenti violenti. Qualcosa che gli stava schiantando il cuore.
Lei continuava a sorridere. Si fissarono per un lungo istante."Io volerò come un angelo sai?" mormorò poi la bimba.
Improvvisamente Patrick realizzò. Stava morendo e lo sapeva. La stanza intorno iniziò a girare violentemente ma lui cercò di mantenersi calmo. Non poteva essere... era un brutto sogno... un incubo terribile... era la sua bambina...
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"Papy?"
"Si tesoro..." disse guardandola con amore e trattenendo a stento quel dolore che voleva urlare.
"Fammi volare... papy..."
Patrick sentì le lacrime salirgli agli occhi prepotentemente... Chinò il capo. Era vero... lo sentiva ma la sua mente si rifiutava di accettarlo... era tutto così veloce, improvviso... Prese un lungo respiro mentre il suo cuore batteva furiosamente. Sembrava sul punto di scoppiare. Respirava a fatica tanto era il magone.
Non poteva accettarlo... non voleva... no... no... no...
Violet lo guardò tristemente. I loro occhi si parlarono in silenzio. E lui capì che non poteva fare altro se non stringerla tra le braccia fino alla fine. Si chinò sul letto e le tolse i tubi e la flebo. Le accarezzò il viso. Lei non gli staccò gli occhi di dosso un attimo.
Poi la prese in braccio. Tremava come una foglia. La strinse a sè cercando di non farle male. Era ferita dappertutto. La sua piccola dolcissima Vi... la cosa più preziosa del mondo per lui.
Lei si aggrappò a suo padre e poi si sollevò leggermente col busto aprendo la braccia in fuori. Chiuse gli occhi e sorrise.
"Papà... sto volando..." disse con voce serena "... e... vedo la mamma..."
La mente di lui era annebbiata. Continuava a sentire quel corpicino tra le sue braccia e avrebbe voluto restare così per sempre... per sempre... era così dolce il calore del corpo di sua figlia... e avrebbe dovuto rinuciarci...
- Tess non puoi farmi questo... lei è anche mia figlia... non puoi portarmela via... non te lo permetto...- urlò il suo cuore che cadeva a pezzi. Mentre quella fragile creatura si faceva forza tra le sue braccia.
Poi Violet aprì gli occhi e portò entrambe le mani al viso di lui. Lo guardò e avvicinò il faccino al suo. Faceva fatica a tenere gli occhi aperti. E il respiro era sempre più irregolare. Strofinò il naso contro quello del padre. Patrick sorrise mentre le lacrime avevano iniziato a scendere inarrestabili lungo le sue gote.
"La mia piccola Vi... papà ti ama tanto lo sai? Sei la cosa più importante del mondo per me..." le disse posandole un leggerissimo bacio sul naso.
Lei annuì con un gesto del capo e poi si adagiò piano al petto di lui. Le sue braccia lo afferrarono con tutta la forza di cui era capace in quel momento.
Restarono in quella posizione per pochi istanti. I loro cuori vicini battevano all'unisono.
"Ti voglio bene papà..." sussurrò infine Violet col suo ultimo respiro.
Partick rimase in silenzio. La strinse ancora di più a sé. Mentre anche il suo cuore aveva cessato di battere. Il viso inondato dalle lacrime.
"Vi........" mormorò.
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Non seppe mai quanto tempo era rimasto in quella posizione ma ad un certo punto alzò il viso, e depose la sua bambina sul letto. Poi si sedette accanto a lei e iniziò a cantarle la sua ninna nanna preferita. Dove fate e folletti si inseguivano volando alte sopra i fiori. E addormentavano i bambini facendo scivolare della polvere d'oro sopra i loro occhi.
Proprio in quell'istante entrò un medico. Patrick non se ne accorse neanche. Continuava ad intonare quelle note dolcissime. L'uomo restò per qualche istante fermo sulla soglia della stanza. Aveva capito chiaramente cosa era accaduto. Provò una grande tristezza. Poi avanzò lentamente. Si avvicinò a Patrick che teneva sua figlia per una mano.
"Mi dispiace..." disse. Patrick improvvisamente si zittò. Si voltò verso l'uomo e se uno sguardo avesse potuto uccidere quel medico sarebbe di certo morto sul colpo.
"Le dispiace......?" disse con il viso contratto dal dolore. Gli occhi erano di fuoco.
Il medico annuì incerto.
"Le dispiace!!!"urlò poi alzandosi in piedi e caricandolo.
"Tutta la vosta scienza e non siete riusciti a salvarla... l'avete lasciata morire!!Assassiniii!!" gridò e si avventò sul medico come un animale ferito a morte.
In quell'istante si precipitarono nella stanza due infermieri attirati dalle grida. Tentarono di dividerli con molta fatica. Patrick era chiaramente fuori di sè. Ce ne vollero addirittura tre per staccare le sue mani dal collo del medico incolpevole.
"Maledetti!!!" continuava a gridare in preda alla follia mentre tre persone cercavano di tenerlo fermo alla meno peggio allontanandolo dalla stanza.
In quell'istante arrivò Allison. Rimase impietrita di fronte a quella scena. Era orribile. Suo fratello era tenuto bloccato da tre medici. Aveva uno sguardo omicida come non gli aveva mai visto.. Piangeva e urlava come un disperato. I capelli gli ricadevano a ciuffi disordinati davanti al viso mentre lui si agitava in preda ad un attacco isterico.
"Presto un iniezione di calmanti e bella consistente... si va venire un colpo se continua così..." gridò un medico. Si era creato un trambusto incredibile. Erano tutti usciti dalle camere e si erano riversati nel corridoio dove Patrick si dimenava come in preda ad una possesione demoniaca.
"La mia bambinaaaaa......assassiniiii!!!Ridatemi la mia Vi!!!!" continuava a urlare impazzito.
Poi improvvisa quella puntura gli arrivò dritta nel braccio tenuto fermo con estrema fatica da addirittura 4 persone.
"Presto..." disse in preda all'ansia una dottoressa accorsa sul posto "...rischia di spezzarsi il braccio..."
Il tocco di quell'ago durò una frazione di secondo. Patrick si dimenò ancora più violentemente liberandosi dalla presa. Barcollò in direzione del letto di Violet dove stavano alcuni medici per accertarsi del decesso.
"Vi...."Protese le braccia in avanti mentre la vista gli si confondeva sempre più... Tutto intorno un silenzio glaciale. Sua sorella lo fissava immobile incapace di fare qualunque cosa.
"Non toccatela... toglietele quelle mani di dosso..." continuò a dire con voce alterata ma non fece in tempo a fare pochi passi che cadde pesantemente a terra privo di sensi.
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La vita non sempre è generosa...anzi molte volte è spietata...l'unico affetto vero e forte che Patrick provava gli era stato portato via...forse insieme al suo ultimo barlume di sentimento d'amore....ammesso che in un'anima così oscura possano esserci sentimenti che si definirebbero tali.... il cuore di patrick è un garbuglio senza senso di sensazioni ed emozioni al contrario di cui lui non si è mai curato....troppo preso dalla sua smania di sfidare la vita...di confrontarsi con il possibile e l'impossibile....ed essa lo ha punito. Colpendo non lui ma un'anima pulita che gli stava accanto...il suo unico amore ...questa è la peggior punizione che potesse infliggergli....ma invece di migliorare Pat cosa ha fatto? Ha seppellito ancora più in profondità la sua umanità...potrà un giorno cambiare tutto questo? Potrà mai esserci qualcosa di anche vagamente somigliante all'amore dentro di lui?
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di Alessia Terrenzio