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TRENTATREESIMA
PUNTATA |
| Michael ingranò
la marcia mettendoci molta più foga di quanto non fosse effettivamente
necessario. Stava guidando la propria auto, diretto alla Centrale. Il suo cellulare aveva iniziato a squillare proprio quando aveva smesso di baciare Klaudia. Erano rimasti a guardarsi negli occhi, sorpresi loro stessi per primi da quanto era successo. Ma la cosa che aveva mandato Mick al settimo cielo era stato sentire la risposta di lei, sentire che lei aveva desiderato e accettato quel bacio. Sentire che anche lei lo voleva. Quello aveva cambiato per lui la faccia del mondo, quel giorno. E se fosse scoppiato un temporale o arrivato un terremoto, forse neanche ci avrebbe fatto caso. Poi però, dal Cielo era precipitato all'Inferno, quando il cellulare lo aveva richiamato bruscamente alla realtà. Aveva risposto con un sospiro e un'espressione disperata sul volto che aveva fatto sorridere Klaudia. E il sorriso di lei era la cosa più bella che avesse mai visto in vita sua. Ma al cellulare c'era l'Ispettore capo. E Mick era stato richiamato in Centrale per una cosa urgente. Aveva quindi salutato Klaudia, promettendole che l'avrebbe chiamata al più presto. Ma andarsene via e lasciarla, in quel momento era stata una cosa difficilissima. Aveva così tante cose da dirle!!! No... In realtà non voleva parlare. Avrebbe solo voluto restare con lei, anche in silenzio. Ma sentire il suo respiro, e vedere i suoi occhi... Scosse la testa. Non doveva pensarci. Non doveva pensarci. Non doveva pensarci. Era un poliziotto. Aveva un dovere. E il dovere veniva prima di tutto. Ma -invece- ci pensava... |
| Mabel lasciò
gli uffici della North Shore Wireless un paio d'ore prima della fine dell'orario
di lavoro. Ma era soddisfatta di come era andata la giornata, e non aveva
più alcuna voglia di pensare ad altro. Presto, i suoi sforzi sarebbero stati ricompensati. La North Shore si sarebbe ingrandita, inglobando altre due ditte più piccole, e lei avrebbe allargato il suo dominio, ben oltre i confini di quella misera città. Stava lavorando sodo per quello! E aveva rimediato ai problemi che gli aveva causato Thorpe. Anche se le era costata parecchia fatica, accidenti a lui!... Peccato non essere riuscita ancora a toglierselo dai piedi. Eppure c'era arrivata tanto vicina! In ogni caso, una cosa buona era che almeno non doveva più preoccuparsi della testimone. La signorina Allard aveva altro a cui pensare in quel momento, e avrebbe capito dopo quel piccolo avvertimento, che era meglio stare buona e tranquilla. Qualunque cosa quella ragazza avesse visto, ora si sarebbe guardata bene dal parlare, soprattutto con la Polizia. E anche Everett era stato reso inoffensivo. Il suo cadavere -in quel momento- si trovava all'obitorio, con il volto sfigurato dall'acido. Nessun documento che potesse far risalire alla sua identità. E nessuno che avrebbe mai potuto dire che era stato lui a cercare di uccidere Thorpe, quella famosa notte. Dunque, era tutto a posto. E Mabel voleva festeggiare quel momento vittorioso. Poi si sarebbe dedicata a vendicarsi di Roger Thorpe e della sua gentile consorte: Amanda Spaulding! Ma per quella sera... Aveva voglia di divertirsi. Una voglia sfrenata!... Così decise di andare all'appartamento di Sean: si sarebbe fatta accompagnare da lui al Casinò. E avrebbero folleggiato insieme tutta la sera!! |
| "Che ci fai
qui? Credevo che il tuo turno fosse domani mattina!" Katherine apostrofò
Mick che usciva dall'ufficio del Capo della Polizia. Lui la guardò cupo. "Lo credevo anche io" mormorò. "Ma il capo aveva altri programmi." "Oh, vuoi dire che ti ha affidato una missione?" Mick annuì seccamente. "Devo proteggere un testimone." Kathie serrò le labbra. "E non ne sei entusiasta, vedo." Michael allargò le braccia. "Non lo saresti neanche tu, al mio posto, Kathie! Oggi, fino a un paio di ore fa, è stato il giorno più bello della mia vita. Dopo il giorno in cui è nato mio figlio! E adesso..." Lei fece una faccia sorpresa. "Parli seriamente?" Sorrise. "Bionda o bruna?" Mick fece una smorfia. "Stupenda" rispose semplicemente. "Ah. Allora è davvero una cosa seria." Gli diede una cameratesca pacca sulle spalle. "Congratulazioni! Cominciavo a pensare che ti fossi votato definitivamente all'astinenza." "Non scherzare. Kathie, io non... Beh, io non avrei voluto un'altra donna nella mia vita. Non dopo tutto quello che è successo." "Grazie mille!..." Fece lei mettendosi le mani sui fianchi e fingendosi offesa. "E io cosa sarei? Un attaccapanni?!" "Noooo! Tu sei la mia collega!" Michael fece un gesto con la mano, indicandola con un dito. "La migliore. Però... La mia vita sentimentale negli ultimi tre anni era diventata... molto poco sentimentale!" Katherine sospirò, mentre i suoi occhi si velavano di una luce comprensiva. Conosceva Michael da parecchio tempo e sapeva la sua storia. "Sì, lo so. Ma Mick! Non avrai creduto di poter restare da solo con il tuo cane per il resto dei tuoi giorni! Sei giovane e hai il diritto di rifarti una vita!" Lui tacque. "Tu non mi sembri vecchia. Quando penserai a rifarti una vita anche tu?" "Per me è diverso. Io non sono sola. Ho una figlia." Lo vide rattristarsi e si morse la lingua. "Scusami, non avrei dovuto dirlo..." "E perché no?" Michael scosse la testa. "In fondo è la verità. Sei fortunata ad avere Carol con te." "Sì. È vero. Sono fortunata." Un'aria malinconica scese sui due. Poi Kathie per risollevare l'atmosfera, disse con tono allegro: "Ma anche tu sei fortunato! Se hai trovato una che riesce a sopportarti. Ormai eri quasi fuori tempo massimo, lo sai? Ancora un po' e per ricordare com'è fatta una donna avresti dovuto consultare un libro di anatomia umana!!" Michael rise. "Non correre troppo. Lei è una ragazza speciale. Ma non c'è ancora nulla… Non c'è ancora nulla fra noi." -«Solo un bacio...» aggiunse fra sé. "Va bene. Però ricorda che in ogni caso voglio conoscerla!!" Kathie gli strizzò un occhio. "Devo sincerarmi che il mio collega sia in buone mani!" "Ok. Promesso. Te la farò conoscere." Sospirò. "Quando tornerò ad Aurora. Il Capo mi ha ordinato di partire questa sera stessa." "Capisco. Deve essere davvero importante." "Ha ricevuto pressioni." Michael si passò una mano fra i capelli. E sapeva anche chi doveva 'ringraziare' di quel bel regalo! Roger Thorpe!!... "Coraggio!... Vedrai che sarai di ritorno prima ancora di accorgertene." Kathie sapeva come andavano quelle cose. "Lo spero. Adesso scusa. Vorrei fare una telefonata." "Certo. Ci vediamo dopo" disse lei allontanandosi. Michael prese il cellulare e cercò nella rubrica il numero di Klaudia. Doveva avvertirla che per alcuni giorni sarebbe stato lontano dalla città. |
| Mick era scappato
via come un fulmine. Il suo era davvero un lavoro duro. Lei era rimasta
imbambolata e appena lui era andato via, era uscita all'aperto. In quel
momento se ne stava seduta su una panchina, la prima che aveva trovato
appena fuori dal Centro di tiro. Era immersa nei propri pensieri. Distante
anni luce da lì. Fissava il nulla mentre con la testa era finita chissà dove, non lo capiva neanche lei. Si sentiva confusa, strana, non sapeva cosa pensare. Aveva risposto con così tanto trasporto a quel bacio che ora era meravigliata di se stessa. Le piaceva Mick? Sì ma... non capiva. Avvertiva solamente addosso ancora quelle sensazioni. Un lungo intenso brivido. Non era da lei perdere il controllo in quel modo. Solo una volta le era successo e il risultato lo aveva davanti agli occhi, eppure con Mick... c'era qualcosa di diverso. Non era innamorata di lui però... «Sto facendo troppe costruzioni mentali, magari non vuol dire nulla di particolare...» pensò. Poi si portò istintivamente una mano al viso e con le dita si sfiorò le labbra. Quelle stesse che erano ancora roventi e portavano impresso il marchio della bocca di lui. "Mick..." sussurrò. Lo squillò del cellulare arrivò alle sue orecchi stridulo e fastidioso come un'unghia che gratta contro una lavagna. Infranse quel contorto castello di riflessioni che stava tirando su. E allontanò per pochi attimi l'immagine del viso di Mick dalla finestra della sua mente. "Accidenti!" esclamò spazientita. "Non ho voglia di sentire nessuno adesso... chi può essere?" Sfilò il cellulare dalla tasca posteriore dei pantaloni ma non appena lesse il nome su display le si mozzò il respiro. Eccolo quel bel volto che faceva dietro front e si piazzava di nuovo davanti ai suoi occhi. «E' lui...» E senza farlo squillare oltre rispose mentre l'agitazione si impadroniva nuovamente di lei. |
| "Pronto...?"
disse con voce impostata. "Klaudia?..." Mick sentì i nervi distendersi al solo sentire la voce di lei. "Sono Mick... E' bello sentirti..." "Oh bè... saranno.. mhhh... un paio d'ore che non ci vediamo, quanto tempo!!" rispose. Le era tornata l'allegria. La tensione si era alleggerita un po' al solo sentire la voce di lui. Non capiva se quell'uomo le facesse bene o male. Le provocava reazioni così diverse nel giro di pochi minuti!! "Dove sei?" "Sono alla Centrale di Polizia. Lo so... non è stato bello da parte mia scappare in quel modo." Fece un respiro profondo. "Mi dispiace, ma non posso fare altrimenti, è il mio lavoro. Tu... come stai?..." Ed invece avrebbe voluto dirle molte altre cose. Ma non era mai stato molto espansivo, con le donne. "Bene... sono ancora qui al centro ma stavo per andare a casa..." Bugiarda!! Erano due ore che se ne stava seduta come una scema su quella panchina a cercare di capirci qualcosa!!! E se lui non avesse telefonato probabilmente sarebbe stata a farsi le paranoie per un'altra oretta buona!! "Capisco... Beh... Io ti ho chiamato per avvertirti di una cosa..." Ma non sapeva come cominciare. "Cosa?" disse lei senza riuscire a nascondere un'improvvisa impennata della sua agitazione. "Il mio capo mi ha assegnato un incarico. Devo lasciare la città per qualche giorno." Rimase in silenzio ad ascoltare il respiro di lei. "Non so ancora per quanto tempo starò via, ma spero non molto. Io... Avrei voluto vederti e parlare un po' con te. Ci sono... Ci sono molte cose che vorrei dirti. Che vorrei spiegarti. Invece..." "Invece?" quella parola restò per un attimo sospesa tra di loro. "Invece devo partire subito. Stasera stessa." Di nuovo un momento di silenzio. Poi: "Mi dispiace, Klaudia... volevo che tu lo sapessi da me." Lei sentì improvvisamente la delusione sostituirsi all'ansia. Cosa credeva le stesse per dire? Era stato solo corretto. "Va bene" rispose con voce ferma. "Che dire... a presto allora" Il tono di voce di lei era improvvisamente cambiato. Michael se ne accorse. Sembrava che qualcosa si fosse spento. "Klaudia... Io spero davvero di rivederti presto. Voglio rivederti!" Inghiottì saliva a vuoto. "Ciao." E rimase in attesa che lei chiudesse la comunicazione. "Ciao Michael" e chiuse quella conversazione. |
| Michael era arrivato
più in fretta che aveva potuto. Quando il suo capo dava un ordine
era meglio non tergiversare. Non era ansioso di essere sbattuto a dirigere
il traffico. E se gli ordinavano di fare la scorta a quella ragazzina,
bene, lui quello avrebbe fatto. Certo, l'incendio vicino al locale aveva
cambiato le cose. Dopotutto, pareva che Thorpe avesse ragione. Joanne
era considerata un pericolo da qualcuno, e quell'incendio era un chiaro
avvertimento. Jo sì voltò e vide il detective Knight, ovvero l'ultima persona che avrebbe voluto vedere. "Detective - disse con fare ironico - non mi dica che è qui per l'incendio.." "Non glielo dirò." Mick corrugò la fronte. "Anche perché non è vero. Sono qui per lei." "Ma che onore..." poi un flash le attraversò la mente "Ahh ho capito, le è tornato in mente di proteggermi!" "Guardi, se dipendesse da me, ne farei molto volentieri a meno. Ma il suo signor Thorpe ha parlato con il mio capo e insieme hanno convenuto che è meglio se lei si allontani da Aurora per qualche giorno. Il tempo di scoprire se questo incendio è legato all'aggressione del suo amico!" Michael aveva parlato in modo brusco, ma non gli importava nulla. Quella ragazza gli stava impedendo di trascorrere una serata speciale con Klaudia, e anzi lo avrebbe tenuto lontano dalla città per un po'. Gli era stato ordinato di proteggerla e quello avrebbe fatto. Nessuno gli aveva detto che doveva anche essere gentile con lei! "Al diavolo il suo capo! Senta lo chiami e mi ci faccia parlare. Non scapperò di certo adesso! Tutti e due non vogliamo andare via, perciò se non ci muoviamo saremo felici entrambi.." "Mi spiace! Ho degli ordini precisi. Quindi adesso faccia la brava, andiamo. L'accompagno a casa sua a fare i bagagli. Giusto le cose indispensabili per due o tre giorni..." disse Mick con tono irremovibile. "Le ripeto, perché forse non sono stata chiara: io da qui non mi muovo, e non mi potrà spostare neanche con la forza!" Anche Tony si intromise nel discorso: "Detective, penso che lei debba rispettare la scelta di Joanne qualunque ordine abbia ricevuto. Altrimenti sarebbe violazione dei diritti umani non crede?" Anche lui credeva che Jo andasse protetta ma sarebbe stato più tranquillo standole vicino. "E lei chi sarebbe, scusi?" chiese Mick come se lo avesse morso una tarantola. "Mi consideri pure come suo fratello..." |
| "Ok, 'fratello-della-signorina-Allard'!"
Mick cominciava a seccarsi di tutta quella faccenda. "Qui non si
tratta di diritti, ma di doveri. Io ho ricevuto ordini dai miei superiori.
E non ho la facoltà di decidere altrimenti." Si voltò
verso Joanne. "L'incendio di oggi era solo un avvertimento. Se lei
non vuole essere protetta sono affari suoi, ma se le succedesse qualcosa
sarebbero affari del Dipartimento di Polizia! Senza contare che lei rischia
di mettere in pericolo anche la vita di altre persone, oltre che ovviamente,
la SUA. Mi dica, è tanto ansiosa di finire al Creatore?!..." "So badare a me stessa perciò non penso di finire al creatore presto... lei mi considera una ragazzina viziata che non sa quello che fa ma so come vanno queste cose e siccome c'è di mezzo la vita di altri l'accontenterò.... ma non si aspetti che faccia ciò che mi ha detto." "Signorina Allard!" Mick la prese per un braccio e la scosse. "Lei farà e-sat-ta-men-te quello che io dico! Esattamente. Sono stato chiaro?!" E le sue dita stringevano Joanne come acciaio. Jo lo guardò fisso negli occhi e disse con voce ferma e decisa "Mi lasci andare immediatamente" "Solo se lei farà quello che io dirò!" Sapeva che l'unico modo per fargli lasciare la presa era assecondarlo..."Ok, mi ha convinta... verrò con lei..." Michael la guardò sospettoso. Tanta arrendevolezza all'improvviso era strana. Ma decise di fidarsi. Allentò la presa sul braccio di lei. Jo approfittò dell'occasione per divincolarsi e tirare uno schiaffo al detective. "Non si azzardi più a toccarmi ha capito?" Tony si avvicinò a lei e, rivolto al detective "La lasci in pace, mi creda quando decide una cosa la fa e basta. Non c'è modo di farle cambiare idea." Mick si era aspettato una mossa del genere. Si massaggiò la guancia colpita con un sorriso freddo. "Molto bene!... Molto, molto bene!" Infilò una mano in tasca e ne cavò un oggetto metallico. "Aggressione a pubblico ufficiale. Per di più un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni!" Senza esitare fece scattare una manetta attorno ad uno dei polsi di Joanne e l'altra attorno al proprio polso. "La dichiaro in arresto. Ha il diritto di non parlare, e di essere assistita da un avvocato di sua fiducia. Se non ne conosce nessuno, gliene sarà assegnato uno d'ufficio. Adesso, se ha finito di fare i capricci, mi segua!" disse ancora, e diede uno strattone con il braccio ammanettato. "Ma si droga?!" Cercò di opporre tutta la resistenza possibile ma purtroppo l'uomo era più forte di lei e riuscì a trascinarla verso l'uscita.. "Tony bada tu al locale e avverti Nigel!! Io torno appena posso!!" Tony non poté fermare il detective anche perché in un certo senso aveva ragione: Jo lo aveva colpito quando era in servizio e questo si chiamava aggressione. Guardò i due che salivano su una macchina e iniziò a riordinare le idee per gestire il Rebellion's House... |
| Tony aveva aspettato
qualche minuto dopo il *rapimento* di Joanne e aveva cercato sulla rubrica
il numero di Nigel. Compose il numero e attese risposta... Nigel era agli studi televisivi, quando sentì squillare il suo cellulare. Riconobbe il numero del RH. Sorrise. "Pronto, Jo! Tesoro, come stai?" rispose. "Veramente non sono Jo... Sono Tony, ti ho chiamato perché dovrei dirti una cosa..." usò il tono di voce più tranquillo possibile poiché non sapeva che reazione avrebbe avuto Nigel. "Oh, ciao Tony..." Nigel era sorpreso. "Scusa, ho visto il numero del RH. Cosa succede?..." Ebbe quasi paura di chiederlo, vista quell'insolita telefonata. "Tutto OK?!..." "Jo sta bene solo che... ecco vedi... per un po' non potrai vederla. Il detective Knight oggi l'ha portata via: per proteggerla..." "Tony, che stai dicendo?!... Come sarebbe il detective Knight l'ha portata via? Via dove? E per proteggerla da cosa?" Una sensazione di angoscia pervase l'animo di Nigel. "Insomma, spiegami per bene cosa sta succedendo?" Poi ricordò quello che Jo gli aveva accennato. "Vuoi dire che Jo è in pericolo??" "Nigel calmati... Allora, stamattina hanno appiccato un incendio vicino al locale, fortunatamente senza feriti o danni... il detective Knight pensa che questo sia stato un avvertimento per Jo e così e venuto a prenderla per portarla non so dove... Lei si è opposta e anche io ho cercato di non farla andare ma poi, ecco ha commesso un errore..." lasciò una pausa "Lui l'aveva presa per un braccio e quando è riuscita a liberarsi gli ha tirato uno schiaffo... così è stata arrestata per aggressione a pubblico ufficiale..." "Oh, Dio!" Nigel si passò una mano fra i capelli. "Ma è... spaventoso!... E' stata arrestata?! Ma... possiamo parlare con lei?" "No perché penso che lui abbia usato l'arresto solo come scusa per portarla lontana da qui... non so dove sia e non so come contattarla." "Quindi non possiamo rintracciarla neanche con il suo cellulare, immagino." Un dolore sordo, come se una parte del suo cuore fosse stata strappata via all'improvviso, si fece strada in Nigel. "Dimmi che è per il suo bene. Tony, cerca di convincermi di questo. O divento matto!" "Secondo il detective sì… anche se non posso nasconderti che avrei preferito che rimanesse vicino a me, piuttosto che in un luogo X con quell'uomo che non sopporta. Vedrai che comunque starà bene.." Nigel respirò a fondo. "Sì, anche io penso che il detective si prenderà cura di lei... Però..." Un senso di nostalgia gli serrò la gola. "Mi manca... Mi manca terribilmente. E credo che... Tu possa capire quello che provo." "Sì ti capisco... manca anche a me. Però non dobbiamo deprimerci!! Tra poco la rivedremo, ne sono sicuro!" "Hai ragione! Ti ringrazio molto per avermi avvertito. Fammi sapere se hai altre notizie! Aspetterò il suo ritorno. Dopotutto... è per il suo bene!" Nigel annuì per convincersi che Tony diceva il vero. "Ti saluto… Io devo… Devo tornare al lavoro… Ciao!" |
| Erano arrivati e
Jo stava elaborando un modo per vendicarsi del detective. oltre a portarla
via con la forza non le aveva neanche dato il tempo di fare i bagagli!
Cioè… le aveva concesso un minuto per prendere due cose in
croce e poi l'aveva di nuovo trascinata via da casa... L'avrebbe pagata... La casa che era stata scelta era stata messa a disposizione dal Dipartimento di Polizia. Una villetta isolata, dove nessuno avrebbe ficcanasato. Il solo problema era che...... lo spazio era ridotto al minimo indispensabile. Ma tanto si sarebbe trattato di pochi giorni. Giusto il tempo per fare calmare le acque ad Aurora. Mick guardò Joanne con sguardo burbero. "Allora, vediamo di sistemarci..." "Per quanto dovremo stare in questo buco?" "Per il tempo che sarà necessario, miss Allard." Mick si guardò intorno. "E spero che non sia per molto!" "Lo spero anche io..." fece un rapido girò per la *casa* e si soffermò davanti alla camera da letto. "Bene, vedo che dovremo stare a stretto contatto..." "No, non dirmelo! E scommetto che la notte hai gli incubi!" Disse Mick che non si trovava dell'umore adatto a essere gentile con il 'nemico'. "Così magari mi attacco a te, o mio santo protettore?! No, quando dormo sono tranquilla..." "Meglio per te." Mick le voltò le spalle. "Se siamo in questa situazione è per proteggere la tua vita. Quindi mi aspetto la massima collaborazione da parte tua!" "Ricorda che mi ci hai trascinato tu qui! O meglio, il tuo capo... Comunque, visto che ormai sono qua, mi adatterò.." Decise di dimostrarsi accondiscendente, per il momento. Mise a posto le sue poche cose e prese una sigaretta che sarebbe andata a fumare di fronte alla casa. "Io esco un attimo a fumare.." "Dove vai?" con un balzo la raggiunse. "Non ti puoi allontanare da me. Non mi fido!" disse guardandola fisso negli occhi. "Puoi fumare anche qui, non mi formalizzo. E se invece vuoi uscire, uscirai con me!..." "Pensi che voglia scappare?! Ho detto che mi adatterò e così farò ma non ho intenzione di averti appiccicato ventiquattr'ore su ventiquattro! Verrai con me pure nella doccia?" "Se necessario..." e le fece un ghigno con tutti i denti in mostra. "Ma non temere! Non ti toccherò neanche con un dito. Non sei affatto il mio tipo!" Per tutta risposta Jo gli sorrise maliziosamente.. "Sono sicura che se lo facessi cambieresti idea..." "Non ci contare!..." Mick aprì la borsa da viaggio. In quel momento il pensiero di Klaudia lo colpì con prepotenza. Avrebbe pagato oro per averla lì!... "Infatti io non ci conto! E non ci spero..." Decise di andare a fumare dalla finestra, almeno non lo avrebbe avuto accanto. Sperava vivamente che Tony fosse riuscito ad avvisare Nigel, non voleva che si preoccupasse... |
FINE
TRENTATREESIMA PUNTATA |
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