TRENTAQUATTRESIMA PUNTATA

Goatleaf Lodge, Villa di Roger Thorpe. Cucina, un'ora dopo la colazione:
"Mrs. Harriet?"
"Sì, mi dica Mrs. Kay... problemi?"
"No, io no, ma se non parlo con qualcuno, e di lei mi fido, scoppio."
"Kay venga al sodo. Ha litigato con Justin?"
"Noooooooo, ho notato qualcosa che mi lascia interdetta..."
"Cosa? Parli per favore."
"Miss Jen! So che non è la figlia del padrone, anzi non so chi sia il padre ma... la vedo troppo affettuosa con Mr. Roger... so che non sono affari miei, ma praticamente -mi scusi- da quando è tornata... ecco, non so spiegarmi, sembra che sia innamorata di Mr. Roger. Quando porto la spremuta, e sa che io faccio sempre rumore, la vedo fare coccole a Mr. Roger, come una gattina. E la signora? Intendo la signora Amanda, Mrs. Thorpe... Boh?”
"Mrs. Kay, faccia tutto il rumore che può, ho occhi anche io. Ma faccia finta di nulla, la prego, ne va del nostro lavoro. Ha capito?"
"Grazie Mrs. Harriet, ho capito la lezione. Però… Mah, niente! Io sono invisibile, lo sia anche lei. Ok?"
"Ok, ora passiamo alla spesa, va bene?”
"Certo" disse Mrs. Kay arrossendo.

Harriet pensava: «Cavolo, ora anche la cuoca. Certo ha ragione, non è bigotteria la sua, ma la cosa mi preoccupa, non certo per il lavoro. Dopo le mie avventure, che diavolo mai dovrebbe scandalizzarmi più? Solo che madre e figlia in
contemporanea, sono troppo. E non mi piace. D'altra parte la madre è quello che si dice, ma la figlia? Deve avere la calamita quel figliolo, ma questa storia non mi riesce digerirla… Forse sarò troppo vecchia io, ma Mrs. Kay ha ragione, fin troppa ragione. Speriamo che se ne vada al più presto questa ragazzina. O si trovi uno della sua età... che la soddisfi, con tutti i bei ragazzi che ci sono.. A me sembra un mezzo incesto. Come si diceva? Mater semper certa... Ma chi mai sarà il padre? Boh.....»
Harriet era molto preoccupata.

Un nuovo giorno! Amanda si era sforzata di dimenticare la lettera ricevuta il giorno prima.
Non poteva fare nulla finché il Cobra non avesse fatto la prima mossa. E a quel punto lei avrebbe dovuto avere un piano. Per questo aveva bisogno di Roger.
Aveva bisogno del suo aiuto!
E quel giorno avrebbe fatto di tutto per ottenerlo........
Si era vestita con la massima cura, come se invece di andare al lavoro dovesse andare a un incontro galante, indossando un abito verde e bianco, di georgette, che le scendeva sul corpo con eleganza. Aveva raccolto i capelli in un morbido
chignon sulla nuca e messo dei gioielli sobri (orecchini con piccoli smeraldi e un semplice bracciale a fascia). Per completare il tutto, scarpe di seta verde pallido.
Quel giorno, Roger sarebbe andato nel nuovo ufficio per la prima volta, e lei era impaziente di mostrargli tutto.......
Andò alla porta della camera di Roger e bussò.
"Roger?.......... Sono io....... Sei già pronto?........"
Roger aprì la porta. "Sì, cara, sono pronto. Possiamo andare quando vuoi!" Prese la giacca e la infilò, senza abbottonarla.
"Ti ringrazio per il passaggio... Anche se mi sento molto meglio, non posso ancora guidare."
"Nessun problema amore lo faccio volentieri!!!!!......." rispose Amanda prendendolo a braccetto.
Le sorrise. “Sei molto elegante, e questo vestito è nuovo, vero? Non lo avevo mai visto prima.”
Lei ricambiò il sorriso, felice che Roger avesse notato quel particolare.
"Infatti è nuovo!!! L'ho comprato in una boutique di Aurora. Davvero trovi che mi stia bene?"
“Sei bellissima! Hai intenzione di sedurre tutti i nostri impiegati?..."
"Oh, no!!!!!" Amanda ridusse al minimo la distanza fra loro e gli offrì le labbra socchiuse. "Ho intenzione di sedurre SOLO te, tesoro!!!!!........."
E attese che lui la baciasse!
Roger vide il volto di Amanda protendersi verso di lui. Provò di nuovo quella terribile sensazione di vuoto.
Amanda era bella, e stare con lei non era stato un grande sacrificio, almeno dal lato fisico. Su quel piano avevano sempre avuto un'ottima intesa. Ma ora...
Ora Roger non provava più alcun desiderio per lei. Però sapeva fingere. Aveva una certa esperienza, nel campo, dopotutto!
E quella donna era sempre sua moglie.
"Cara, non hai bisogno di sedurmi..." le disse lentamente.
Si chinò sul viso di lei e la baciò sulla bocca socchiusa, con consumata perizia. Le labbra di Amanda erano morbide e arrendevoli.
Roger approfondì il bacio. Sapeva che corde toccare per eccitarla.
Ma all'improvviso si irrigidì e si staccò da lei con un respiro soffocato...
Amanda lo fissò sorpresa per quella reazione improvvisa.
"Roger?........... Roger, caro..... Cosa succede?........"
Lui prese un profondo respiro e chiuse gli occhi.
Gli toccò una guancia con le dita, dolcemente. "Ti senti male?..........."
"No... No, sto bene... adesso. Solo che..." Roger cercò una scusa plausibile. "Ho sentito una fitta. Sai... la ferita mi fa ancora male ogni tanto. Ma sono stanco di prendere gli antidolorifici."
Amanda si stava preoccupando. Il bacio che Roger le aveva dato era stato molto passionale e lei ne era stata felice perché aveva avuto la sensazione che tutto fosse tornato come una volta........... Come quando si erano baciati per la prima volta.
Ora invece, vedendo come lui aveva interrotto il bacio, provò un brivido...........
Roger si sforzò di sorridere ad Amanda. "Va tutto bene, credimi." Mosse qualche passo. "Ti assicuro che mi sento meglio. Però adesso è meglio andare. Non voglio fare tardi anche perché oggi sarà una giornata piena, con la presentazione del nuovo personale del pub e la preparazione per la festa del 4 luglio!" Sorrise. "E poi più tardi ho un appuntamento con Leo."
"Va bene va bene caro....... Come vuoi tu!........."
Amanda fece un cenno affermativo con la testa poi si affrettò a seguire Roger.
Lasciarono la villa con l'auto di Amanda. Lei era relativamente di buon umore e ansiosa di mostrare i nuovi uffici della Spaulding a Roger...
Lui cercava di dimostrarsi il più tranquillo possibile ma... Non riusciva a scacciare il pensiero che lo aveva assalito poco prima, mentre baciava Amanda. Un pensiero che lo aveva sconvolto.
Perché, mentre stava baciando la donna che era sua moglie, aveva improvvisamente desiderato di baciare qualcun altro: aveva desiderato di baciare Jen!...

Jake non ne poteva più di questa situazione, doveva chiarire le cose con Helen una volta per tutte.
Decise così di raggiungerla nel suo negozio ma quando sentiva che lo stava raggiungendo, allentò sempre di più i passi.
Si era preparato un bel discorsetto ma adesso che stava per raggiungere la meta non sapeva più cosa dire e si trovava in difficoltà.
Adesso si trovava a due passi dalla porta d'ingresso e dopo un attimo di esitazione entrò nel negozio.
Si guardò attorno e vide Helen che stava servendo una cliente. Si appoggiò al banco e aspettò che finisse.
Mentre la stava guardando ripensò ai bei momenti passati insieme ma anche a quelli brutti. Alla fine vide Helen girarsi molto lentamente verso di lui.
Helen come un automa, finì di fare con la cliente e poi affidò il negozio in mano alla sua aiutante.
Jake e Helen uscirono e iniziarono a camminare in silenzio.
"Allora Helen, vuoi spiegarmi cosa è successo? Io ti amavo e stavo per chiederti di sposarmi quando mi hai lasciato in quel modo."
Helen si fermò e si voltò verso di lui. Dire la verità? O cosa?
"Mi spiace Jake ma tua moglie è stata molto chiara. Dovevo lasciarti altrimenti lei se ne sarebbe andata via con i tuoi figli e io sapevo quanto ci tenevi a loro."
Un dolore sordo si fece sempre più strada nello stomaco di Jake che non poteva credere a quello che aveva appena sentito.
"Inoltre, lei avrebbe fatto modo che il mio passato venisse a galla e quindi ti avrebbe anche rovinato sul campo lavorativo."
Come aveva potuto Sharon comportarsi in quel modo? E perché poi? Dal momento che lei lo tradiva senza problemi?
Jake riguardò Helen a lungo con uno sguardo carico d'amore.
"Ascolta Helen mi spiace veramente per quello che... che....." Non riuscì a terminare la frase perché l'emozione del momento gli impediva di continuare.
"Non ti preoccupare Jake, ormai è acqua passata. Io ho una vita tutta mia e anche tu hai la tua. Lasciamo le cose come stanno."
"No Helen. Io ti amo e voglio ricominciare con te."
"Sono io che non voglio Jake. Mi spiace. Ti ho amato tanto e ti amerò sempre ma noi due non possiamo stare insieme."
Jake stava per ribattere ma quando osservò attentamente Helen, capì che non poteva fare altro che rispettare la sua decisione, almeno per adesso.
"Va bene Helen, come vuoi tu. Non so il perché di questa tua decisione ma sappi che non ti lascerò in pace."
Helen guardò Jake e pensò che in fondo non era cambiato, quando voleva una cosa e non poteva averla, non si arrendeva fino a quando non riusciva a ottenerla.
"E va bene Jake fai come ti pare. Scusami ma adesso devo rientrare."
E stava per andare quando Jake disse: "A proposito, tuo figlia sarà la mia aiutante. Lei ha preso questa decisione."
Helen si fermò e si girò a guardarlo: "Va bene Jake, tanto lei è grande e responsabile." Detto questo ritornò a camminare verso il negozio.
Anche se Jessie avrebbe lavorato con Jake, nessuno dei due avrebbe saputo il suo segreto. Lo sapeva solo lei per fortuna e quindi poteva stare tranquilla.

Nel sogno stava ancora al poligono. E stava baciando Klaudia. E il sogno era così realistico che gli sembrava di sentire il calore del corpo di lei contro il proprio. Michael si girò nel letto e si svegliò. Il calore del corpo c'era. Era reale. Ma non era Klaudia!... Aprì gli occhi e si trovò davanti una massa di capelli scuri. Georgia?... Sbatté le palpebre. No, quello non era il profumo della sua ex moglie. Si passò una mano sul volto e si grattò il mento che chiedeva di essere rasato.
Ricordò dove si trovava. E chi era la donna che dormiva al suo fianco.
La sua 'protetta'. Joanne!
Jo era nel dormiveglia e con la mano accarezzò il petto di un uomo...
"Nigel.." mormorò e si avvicinò di più...
Mick si sentì toccare. Quello era davvero troppo! Ma subito si rese conto che anche lei stava pensando a un altro uomo. Anche lei probabilmente aveva qualcuno che amava e di cui sentiva la mancanza. Per un brevissimo istante si sentì quasi comprensivo. "Buongiorno! Mi spiace, non sono Nigel" le disse, più che altro per impedirle di continuare a toccarlo. Si sentiva terribilmente in imbarazzo ma avrebbe preferito gettarsi nel lago Michigan piuttosto che darlo a vedere.
Jo aprì gli occhi immediatamente e si rese conto di quello che stava facendo... ritirò la mano e si mise a sedere "Scusa... non volevo... comunque buongiorno anche a te..."
Mick si girò sulla schiena e stirò i muscoli delle braccia. "Non devi scusarti. Anche io stavo pensando a una persona che... è molto speciale per me." La guardò. "Nigel è il tuo ragazzo?" Rise. "Bel poliziotto che sono, vero?... Certo che è il tuo ragazzo! Ma non sono affari miei..."
Lo guardò perplessa, aveva fatto un discorso in cui aveva domandato una cosa a cui aveva risposto da solo.. "Sì è il mio ragazzo e come avrai notato mi manca... per la prima volta ci siamo trovati d'accordo: vorremmo essere con i rispettivi compagni.."
Lui annuì, e per la prima volta da quando si trovavano in quel posto sperduto, insieme, la guardò con rispetto. "Beh, ora sarà meglio alzarsi e preparare la colazione. Io faccio il caffè. Tu puoi occuparti dei toast."
"Ah ma perché in questo posto abbiamo pure del cibo? Perché non fai un po' il cavaliere e prepari la colazione per intero? Io metto tavola..."
Mick la guardò come se volesse incenerirla. La breve pausa di simpatia di prima s'era già esaurita. "Mhmm.... il mio contributo massimo è il caffè. Prendere o lasciare!" E ricordò con un po' di magone che anche Georgia si lamentava sempre -scherzando- del fatto che lui in cucina sapeva solo aprire le scatolette di tonno!
"Ma come siamo suscettibili!" Quell'uomo era veramente insopportabile... non sapeva neanche scherzare... "Devo ricordarmi di non scherzare più vista la tua reazione!" E si mise a preparare i toast.
Lui invece partì alla ricerca della caffettiera e del caffè, come se stesse sul luogo di una indagine. Dopo pochi
minuti l'aroma fragrante della bevanda si sparse nell'aria. "Come lo prendi, nero o macchiato?"
"Nero grazie... ecco i tuoi toast."
"Um..." disse Mick dando un morso a uno dei toast. "Niente male. Complimenti alla cuoca. Almeno non moriremo di fame."
"Non a caso possiedo un locale... sai, quel posto da cui mi hai trascinato via ieri..." fece una pausa "Vabbe' è inutile parlarne.. tanto ormai sono qui. Finì la colazione e, incurante di una possibile congestione, disse "Vado a farmi una doccia, spero di non trovarti lì..."
"Sbaglio, o avverto una LIEVISSIMA nota ironica nelle tue parole?!" le lanciò lui dietro. "E mi raccomando! Usa una crema emolliente. Almeno ammorbidirai un po' i tuoi aculei!!"
"Ehh ma allora sai fare pure lo spiritoso!! Bravo Mick.. mi sorprendi ogni momento..." detto ciò chiuse la porta del bagno.

Erano arrivati alla nuovissima sede della filiale di Aurora delle Industrie Spaulding e Amanda stava mostrando ogni cosa a Roger. Si era quasi trasformata in un perfetto cicerone e con grande orgoglio indicava ogni ufficio e ogni
sala.
"Ho curato personalmente l'arredamento......... spero che sia di tuo gradimento!......." gli disse.
"Molto bello, sì" Roger stava seguendo Amanda in quella specie di giro turistico. Ma in realtà non gli sarebbe importato neanche se i pavimenti fossero rivestiti d'oro e le pareti fatte di preziosissimo avorio!
Quegli uffici moderni ed eleganti di cui Amanda andava tanto fiera erano comunque parte della Spaulding. E lui aveva già dedicato a quella ditta fin troppe energie. Dopo tanti anni, cominciava a chiedersi se ne era valsa la pena davvero.
Lei aprì una porta ed entrò in una stanza molto grande e arredata con mobili in stile e chiaramente costosi.
"Ecco questo è il tuo ufficio caro........ Contiguo al mio!!!!! Così potremo passare un po' di tempo vicini anche quando saremo al lavoro........ E le giornate saranno certo molto più piacevoli vero?........"
Lui guardò la donna con un sorriso astuto. "Ho capito!... Hai intenzione di essere una fonte di distrazione per me! Ma, tesoro!... Non so se avremo il tempo! Ci sarà molto lavoro, lo sai..."
Amanda si sedette sul piano della scrivania e gli strizzò l'occhio con espressione maliziosa. "Hai anche una segretaria. L'ho scelta io... E' efficiente e molto simpatica........ Ma prometto che non sarò gelosa di lei!"
"Davvero?!..." Roger rise. "Hai assunto Della Street, la segretaria di Perry Mason??"
Amanda premette il pulsante dell'interfono e chiamò: "Edith?....... Per favore venga qui un istante. Grazie!"
Pochi secondi dopo si aprì la porta e entrò una donna vestita di marrone scuro, con i capelli corti colore grigio argento. Dall'aspetto poteva avere circa 65 anni.
"Buongiorno signora Thorpe.........." disse.
"Edith...... Voglio presentarle mio marito...... Il vice presidente di questa sezione delle Industrie Spaulding --Roger Thorpe!........ Lei sarà la sua segretaria personale....."
"Piacere di conoscerla signor Thorpe.Mi chiamo Edith Archer."
Roger fece un cenno di saluto con la testa, trattenendo un sorriso ironico. "Molto piacere, Edith. Sono certo che andremo d'accordo!" Poi guardò sua moglie, con aria divertita: "Grazie mille, cara! Proprio la segretaria che mi serviva!" disse, e aggiunse mentalmente: «Un residuato bellico! Della PRIMA Crociata in Terrasanta!»
Fece un piccolo sospiro. Per fortuna, non aveva intenzione di passare in quell'ufficio molto tempo. Aveva ben altri progetti per il proprio futuro!...
Amanda abbracciò Roger e lo salutò.
"Perfetto!!!!!........ visto che ti trovi bene con la tua nuova segretaria e ognuno di noi ha molto lavoro da sbrigare........ vado nel mio ufficio." Il suo sorriso era luminoso. "Se hai......... 'bisogno' di me --caro-- i nostri uffici sono comunicanti tramite quella porticina interna. Così non abbiamo bisogno di fare il giro dal corridoio se vogliamo darci un bacio!!!!!"
"Oh!... Immagino che questo sia un invito!" Roger sorrise a sua volta. "Mi sembra un ottimo programma, mia cara!" Si sedette alla scrivania e sollevò una mano in direzione di Amanda. "Allora mettiamoci al lavoro. Ci vediamo più tardi!!"
Dopo di che Amanda fece un cenno di saluto a Edith e uscì dalla stanza!

Quella mattina si era immerso in un'opera di riordino della propria scrivania.
Ne aveva davvero bisogno perché se il resto della casa era più o meno a posto quel tavolo necessitava invece di un urgente lavoro di riorganizzazione. Aveva accumulato una quantità non indifferente di cartacce e giornali vecchi. Tutti
sapientemente ammucchiati modello ex-Twin Towers prossime al crollo ma non a causa di traffici aerei sospetti bensì di pericolosi oscillamenti alle fondamenta. Vicino ormai a perire sotto quell'invasione di scartoffie assassine Elijah tentava di arginare l'inondazione cartacea quando improvvisamente quella rivista uscì fuori da sotto un mucchio di libri che avrebbe voluto leggere e per i quali non trovava mai il tempo purtroppo.
"E questo cos'è...." si domandò.
Prese il giornale tra le mani e scrutò i titoli in copertina.
Uno in particolare attirò la sua attenzione.
*Concorso fotografico di Aurora*
D'un tratto gli tornò in mente. Come un flash. L'aveva comprato circa un mese prima proprio per quella gara. Ma poi gli
ultimi avvenimenti glielo avevano completamente dimenticare. Klaudia e tutti i problemi a lei collegati. Gli portava solo guai quella donna. E si che l'aveva amata così tanto in passato e con lei aveva vissuto forse i giorni più belli della sua vita. Pieni di passione, di allegria, di follie di ogni genere, di corse sotto la pioggia d'estate, di nottate passate a fare l'amore sotto il cielo stellato... momenti magici, indimenticabili.
Ma purtroppo pieni anche di menzogne, di cose non dette, di sbagli..... Scosse la testa. Basta con Klaudia.
Poi aprì la rivista.
Sfogliò velocemente le pagine fino alla 18. La pagina intera era occupata dal bando e controllando tra le righe vide con sollievo che non era ancora scaduto il termine di presentazione dei lavori. Per fortuna. Il tema era *Fall colors*
In un batter d'occhio la sua attenzione si catalizzò su quello mentre il resto della casa intorno a lui finiva in secondo piano, pila di libri sky-tower da sistemare inclusa.
Riorganizzò le idee velocemente. Doveva partecipare assolutamente.
Aveva alcune foto che facevano proprio al caso. Le aveva catalogate giusto in attesa di eventi come questo.
Aprì un cassetto della scrivania e ne tirò fuori un grosso raccoglitore. Dentro vi teneva molti dei suoi scatti più belli. Ne
osservò alcuni.
Uno in particolare lo attirò. Era un paesaggio. Una spiaggia al tramonto. Fotografata in un momento di luce particolare che la trasformava in un tripudio di colori che si mischiavano come in una tavolozza. Una distesa azzurra in cui una massa incandescente andava ad immergersi allungando le ombre degli alberi vicino alla riva.
Assomigliavano ad esseri umani con le braccia sollevate in alto. Il cielo era di un color arancione che sfumava lentamente al violaceo sempre più scuro nell'appropinquarsi della sera, solcato da alcuni gabbiani in lontananza. Schizzi di vita nell'aere infinito.
Come i tocchi rapidi del pennello di un pittore sulla tela. Tante * V * nere contro la luce. Una natura lussureggiante dalle varie sfumature di verde si insinuava furtiva protendendo le sue braccia fino a ridosso della riva nel tentativo di toccare l'acqua e mischiava un delicato manto erboso ricoperto da tanti piccoli fiori gialli alla sabbia chiarissima color crema che scintillava in quel tramonto quasi surreale, in una fusione particolare di due elementi contrastanti di per sé, erba e sabbia, ma in realtà perfetti insieme.
Le onde smeraldine che si infrangevano sugli scogli. E da uno di essi arrivava la proiezione di un’ombra umana deformata dalla luce che si stirava in tanti raggi dalla circonferenza di quel sole morente all'orizzonte. Sì, era senza dubbio una persona... chi non ne aveva idea ma non importava.
Quella immagine era bella. Anzi bellissima. Malinconica e intrisa di una sottile magia. E calzava a perfezione con l'argomento della gara.
Cercò di ricordare dove si trovava quell'angolo di paradiso.
Dove aveva scattato quella foto...?? Ci pensò un attimo ma senza esito.
In quel momento la memoria non aveva assolutamente voglia di aiutarlo. Scrollò le spalle.
"E' assolutamente ...perfetta!" esclamò dunque soddisfatto dimenticando le congetture sul luogo della fotografia.
Si vestì velocemente ed uscì.
Rientrò poco dopo con tutto quello che gli occorreva. Una busta delle dimensioni giuste e un francobollo. Compilò il modulo d'iscrizione sul giornale e lo allegò alla foto. Andavano spediti il prima possibile. Una piacevole sensazione gli saltellava in testa mentre chiudeva la busta con tutto il suo prezioso contenuto.
Un'ondata di positività come non provava da tempo.

Appena Amanda fu uscita, Roger si sbarazzò di Edith con una scusa.
Voleva restare da solo per pensare. E voleva anche approfittare di quella mattinata per fare alcune telefonate importanti.
Doveva confermare l'appuntamento con Giselle e Simon, per quella sera.
Ma il pensiero di quello che era successo poche ore prima, al Caprifoglio, lo disturbava.
Non voleva accettare quel fatto. Eppure era chiaro, dentro di lui.
Provava una forte attrazione per Jen.
Era sbagliato. Era sbagliato! Ma era 'vero'...
Stirò i muscoli delle spalle e delle braccia, accompagnando quell'azione con un respiro profondo.
Aveva senso tutta quella situazione? No. Nessuno. Quindi aveva ancora meno senso perdere tempo a pensarci.
Meglio pensare a qualcos'altro.
Prese il telefono e compose un numero. Dopo qualche squillo, una voce di donna rispose: "Pronto?..."
"Nichelle? Sono io. Ti chiamo per sapere se ci sono novità..."

FINE TRENTAQUATTRESIMA PUNTATA