TRENTACINQUESIMA PUNTATA

Mentre terminava di controllare alcuni fax arrivati dalla sede di Los Angeles, Roger stava pensando che le Industrie Spaulding erano una specie di pozzo senza fondo. Ormai si erano allargate in molti campi, e producevano le cose più svariate, incamerando quantità enormi di denaro. E per fortuna. Perché così lui poteva attingere, con molta discrezione, a quel denaro. Ovviamente doveva usare una grande astuzia, per evitare che Amanda, o peggio ancora il fratello di lei, Alan, capisse cosa lui stava facendo. Ma non era stato difficile, tramite alcune società fantasma, investire piccole somme che poi erano state fatte convenientemente sparire. Piccole somme che, messe insieme, erano diventate una piccola fortuna. E Roger aveva poi investito quel denaro in altre attività a suo nome, come denaro proprio.
Ora però che Amanda aveva deciso di aprire una sede delle Industrie Spaulding anche ad Aurora, era diventato troppo pericoloso continuare con quel gioco.
Roger sapeva che da quando aveva lasciato la California, Alan si era messo in allarme. E non voleva dargli nessuna possibilità di mettergli ancora i bastoni fra le ruote. Quindi aveva a poco a poco chiuso tutti i contatti che potevano collegarlo a quelle società fantasma. Ormai, comunque, aveva accumulato abbastanza denaro da poter vivere con tenore inalterato per il resto dei suoi giorni. E poi aveva il cinquanta percento della WTWR, e anche il pub. Non era poco.
Aveva solo un rammarico. Era il vice presidente di quella sezione delle Industrie Spaulding, ma quella era e restava sempre la ditta della famiglia Spaulding.
Ma in quel momento, la rivalità con Alan e perfino quella con Alexandra, passava in secondo piano.
Aveva un nemico molto più vicino, del quale voleva liberarsi definitivamente e soprattutto vendicarsi.
Sì, voleva vendicarsi per essere stato aggredito.
E voleva vendicarsi per il fatto che fosse stata coinvolta Joanne in quella storia.
Roger voleva vendicarsi di Mabel. E il suo piano stava procedendo lentamente ma inesorabilmente. Avrebbe schiacciato la Vedova Nera una volta per tutte!

Harriet controllata tutta la casa chiamò Mr. Roger e disse che andava. Su suggerimento di Roger chiamò un taxi, e fece caricare tutte le scatole e le cappelliere, più un abito di ricambio, con Virgie non si sapeva mai.
Inutile raccomandare a Justin o alla cuoca di controllare Mr. Roger, lui faceva esattamente quello che voleva, se non c'era lei.
Poco dopo alle 14:15 spaccate arrivò da Virgie, che l'attendeva camminando e sbuffando su e giù per la sala, completamente struccata, in vestaglia e con la reticella per parrucche già posizionata in testa.
Passando dallo specchio si vide molto diversa dal suo normale.
"Uffa -esclamò- il gioco vale la candela, ma quella non so chi è."
Quando sentì arrivare qualcuno Virgie stava per sbottare qualcosa di poco ortodosso, ma Harriet esclamò allegra: "Eccomi qua al suo servizio con un pacco, anzi più di uno direttamente da Roger!"
"Speriamo che almeno lui sia meno pazzo di te!" -sibilò- "Muoviamoci con questa buffonata!"
Harriet rise. "Pensa alle tue ali, alla patente e facciamo presto."
La scelta delle parrucche fu un tantino tormentata, poi Virgie decise che quella rossa castana, lunga alle spalle faceva per lei, "anche se era fuori moda -esclamò- così liscia."
"Harriet?... Il tuo signor Roger è più matto di te. Mi vuoi far vestire come una vedova triste, e con questi capelli in testa."
"Ma quale vedova!! Solo non devi attirare l’attenzione!"

Accantonata per un attimo la faccenda *Virginie*, Roger passò a occuparsi di qualcosa di più serio. Compose il numero dell'ufficio di Mabel e attese che la segretaria rispondesse. Poi disse: "Sono Roger Thorpe. Voglio parlare con la signora Grahn. Subito."
Pochi minuti di pausa e Mabel prese la comunicazione.
"Roger!... Non mi aspettavo di sentirla. Qualche problema?..." disse lei con un tono terribilmente melenso.
"No, nessun problema. Ma è da molto tempo che avevo in mente di parlare un po' con lei. Purtroppo, negli ultimi dieci giorni sono stato costretto a prendermi un po' di riposo. Adesso però posso di nuovo occuparmi di affari."
Mabel tamburellò con le dita sul filo del telefono. "Mi dispiace davvero tanto, ho saputo dei suoi problemi di salute. E sono lieta di sapere che ora è tutto a posto..."
Roger controllò il desiderio di strangolarla attraverso il microfono. Con calma disse: "Pensavo che sarebbe una buona idea incontrarci, in modo da poter fare quattro chiacchiere indisturbati. Che ne dice di vederci domani a pranzo, alla Fairbanks Steakhouse? Anche se il preavviso è poco, spero che non abbia altri impegni."
Mabel esitò per una frazione di secondo. "Sono libera in effetti, e l'idea delle quattro chiacchiere mi attira molto!"
"Allora è deciso. Ci vediamo domani, e potremo definire meglio i nostri... affari!!" Roger sorrise. "La ringrazio molto per aver accettato il mio invito. A domani!..."
Roger riappese la cornetta del telefono. Il giorno seguente avrebbe iniziato a stringere la trappola intorno a Mabel Grahn!

Appena il tempo di formulare quel pensiero, che il cellulare di Roger suonò all'improvviso. Lui rispose dopo aver riconosciuto da chi proveniva la chiamata.
"Leo! Finalmente... Allora, è tutto pronto?..."
"Parrebbe di sì, almeno per quel che mi riguarda. Sono un po' in ansia."
Roger rise. "Sono sicuro che tutto andrà bene."
"Speriamo! Ok, allora ci vediamo fra poco alla villa" rispose Leo.
"Sì," Roger guardò l'orologio al polso e disse: "Il mio autista dovrebbe venirmi a prendere fra pochi minuti. Sarò a casa fra circa mezz'ora, al più tardi."
"Benissimo. A dopo, Roger."
Appena chiusa la telefonata, Roger chiamò Edith e le lasciò un messaggio per Amanda, avvertendola che doveva allontanarsi dall'ufficio per un *impegno improvviso* e che si sarebbero visti a casa più tardi.
Poi fu avvertito che il suo autista era arrivato e quindi uscì.

"Bah, fai presto, infilati il tailleur, questo!"
"Come? Grigio verde! Ma siamo fuori!! E di shantung?" Il tailleur era effettivamente fuori dalle visioni di Virgie sull'abbigliamento, liscio, taglio sobrio.
"Beh?" disse Harriet sorridendo, "almeno ti fa molto più giovane, tesoro mio. Cominciamo? Guarda che il capo ti vuole controllare di persona, ed io voglio vedere la faccia di Mr. Leo."
Harriet dietro lo specchio parlava, parlava, raccontava cose che solo Virgie poteva aver diritto di sapere, quindi Virgie si calmò un po', facendo smorfie davanti allo specchio, in quella insolita mise, fece boccacce ad Harriet, poi indossò la parrucca rosso scuro.
Era già molto, pensava Harriet, che non si fosse ancora strappato tutto di dosso.
"Virgie? Questa è la tua borsetta, milletasche, è mia, fa lo stesso. Scarpe? Occhiali seri? Ci devi vedere bene cara, per il corpo del reato."
Virgie si tolse la tensione di dosso esultando in *Riiiiiiiiiiiiiiddddi pagliacciioooooooooooooo!!!* ma in quel momento squillò il telefono.
Era Leo che voleva informazioni: che grado di parentela? A che punto erano?
"Quasi a posto, Mr., per la parentela ci pensate dopo. Si faccia trovare da Roger, partite subito."
Virgie controllò le scarpe con una smorfia, troppo basse per i suoi gusti.. ma dove dovevano andare?
Mentre stava per chiamare un taxi di una società diversa di quella che usava Virgie, Harriet ebbe un'idea: qualche gioiellino, e la fede matrimoniale.
"La fede?" -sghighazzò Virgie- "Una fede? Ne ho buttate quattro.... casomai dammi la tua.." sbottando in una risata, segno che eveva un po' di paura ancora.
In fondo se qualcuno le voleva male........
"Ok, cara prendi la mia! Casomai dovessi fare la sposina" -rise Harriet, "lo sai che sembri moooolto più giovane? Ma ora vai, io parto dopo di te. Non voglio che qualcuno ti veda con me fuori. Tra dieci minuti parto io, ci vediamo a casa Thorpe. Il tuo parente è già là."
"Come?"
"Idea del capo, cara vai."
"Ah!! Vado."

Appena uscita, Harriet acchiappò il telefono, chiamò Roger.
"È partita, tra dieci minuti vengo anche io. Mi raccomando le dica che sembra dieci anni più giovane. È molto tesa....... Arrivo."
Mezz'ora dopo, alla villa di Thorpe:
Roger sgranò gli occhi... era un miracolo, quella non era la cara donna che l'aveva salvato.
"Leeooo... è arrivata la tua.... boh, mamma? Stai attento, non ridere."
"O Santo Graal....... io me la sposo!!!" disse Leo, con voce soffocata.
Comunque, Justin non riconobbe la signora e questa era già una bella prova.
Leo uscì fuori e gridò: "Che bella sorpresa! Mamie... Ti presento Roger, Roger, mia cognata.."
"Oh, piacere Mrs Flynn.." poi chiuse la porta velocemente. "Cavolo! –Avete fatto un gran lavoro- sembra più giovane di dieci anni!!! Oh... mi scusi, Virgie, ma è la verità."
Leo velocemente prese la borsa dei documenti e pregò la 'cognata' di andare all'auto, che c'era un bel viaggio da fare.....

"Signora Virgie, noi dobbiamo fare 50 miglia , e in questo tempo ci dobbiamo mettere d'accordo su alcuni... diciamo particolari. Io a mia cognata darei del tu, e ci dovremo chiamare per nome.... ovviamente, con rispetto.."
"Certo caro cognato Leo -è ovvio, mi pare... dunque io sarei una Flynn, acquisita.. bene Leo, però mi chiami Flo' come mia figlia. Le va bene?"
"Certo" -rispose Leo- "come sta la cara Florrie?"
"Sta bene è in Argentina, sposata e contenta da molti anni. -Tranquillo, non mi somiglia neppure nelle unghie -è dolce e buona come Harriet."
"E lei non sarebbe buona?"
"Noo, questo lo lascio dire agli altri, ma mia figlia è una santa. Peccato che la sua acienda non le lasci molto tempo per me.."
"Peccato, mi sarebbe piaciuto conoscerla." (Mai dire mai Leo Flynn, $$$$ anche là, a quanto pare..)
La conversazione fu spassosa ed il viaggio comodo, ma Virgie era sempre più preoccupata. Rivedeva tutto di quella maledetta notte della chiamata e ci capiva sempre meno. Beh, almeno
ora non era sola. Ma chi l'odiava tanto?

FINE TRENTACINQUESIMA PUNTATA