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TRENTASEIESIMA
PUNTATA |
| Al deposito delle
aste da Sommers c'erano almeno cinquecento auto, di cui alcune coperte,
le altre polverose, veri catorci, utili solo per pezzi di ricambio. Ma tutte avevano già un prezzo ovviamente scritto su un pezzo di carta adesiva gialla. In fondo, tra le auto coperte, che si seppe poi erano le più costose, c'era il poliziotto in pensione ormai, che sembrava cercare qualcosa per sé. Leo e l'uomo si salutarono, parlarono molto, mentre Virgie/ Flo' controllava con la punta della scarpa i pneumatici delle auto coperte, alzava i teloni e faceva finta di controllare i prezzi. Andava per le lunghe la conversazione tra i due uomini ma poi si salutarono, alla buona, come se si fossero scambiati pareri su cosa comprare. Leo si diresse verso di lei: "Cara Flo' forse ho trovato quello che vuoi..." La prese per un braccio gentilmente, e la condusse verso un'auto che somigliava alla sua, anche coperta dal telone di stoffa a fiorame. "Leo..........." disse Virgie a voce bassa, ma udibile, "non fare il solito!!!!! Scelgo io, stavolta." Tirò via il telone: eccola là, l'auto fantasma. Lucida ed in ottime condizioni apparentemente. Per distrarre l'attenzione da Virgie, Leo si mostrò quasi indifferente alla scoperta. "Ok Flo', fa come ti pare, io controllo altre auto, non si sa mai..." Poi, dopo aver guardato un pick-up ed una Civic, tornò sui suoi passi, ed andò al finestrino dove stava seduta Virgie. "Svelta guarda le tasche laterali, c'è nulla? Arriva uno della onorata società..." "Che?" mormorò Virgie, "Oh, vedremo, stavolta." E a voce più alta: "Sì, 24000 miglia!" Virgie tacque. Leo vide arrivare quello che gli avevano indicato come Sommers, il gestore. "Ah... buonasera! Bella eh, peccato che sia già stata prenotata... questo gioiellino!!!" "Da un certo avvocato?" chiese Leo "Ma credo che non sia lecito prenotare un bene che va all'asta, oltretutto confiscato dalla polizia, mi pare....." Flo' si spinse fuori dal finestrino, ridendo. "E pure il prezzo è veramente alto, in questo caso!" esclamò. "Ok diamo un'altra occhiata.." "Flo' scusa debbo fare una telefonata, anzi due." "Ah," disse Flo' ridendo. "La tua bella!! Scusi Mr, le dispiace se resto seduta qua? Non voglio impicciarmi delle telefonate altrui... E mi dica, avrebbe una macchina simile? Anche nuova. Perché no? Mi dica Mr... Mr... Sommers, mi pare, quanto viene nuova? Avrebbe per caso una Caddy, anche di seconda mano? Oppure una europea, una BMW?" |
| Era pomeriggio inoltrato
e Klaudia se ne stava sdraiata sul balcone di casa sua sotto un grosso
ombrellone per ripararsi dal sole. Quel terrazzo era molto spazioso e
suo padre l'aveva arredato con un tavolino in legno e relative sedie per
stare all'aperto e magari mangiarci durante la stagione calda. Esposto
con la vista su un punto non di passaggio ci si stava abbastanza tranquilli.
La luce era ancora forte nonostante fossero le sei passate ma d'altronde l'estate era ormai iniziata. Lei però non aveva voglia di abbronzarsi, tanto più che doveva fare molta attenzione ad esporsi perché la sua pelle chiarissima si scottava facilmente. Teneva gli occhi chiusi ed ascoltava in silenzio i rumori intorno a lei. Lasciava che timide carezze di quel vento estivo le sfiorassero il viso. Suo fratello in casa chiacchierava su una Chat con un suo amico e suo padre guardava la Tv. Erano la sua famiglia. Tutto ciò che davvero aveva importanza nella sua vita. Si voltò con la testa verso il salone e per un momento incontrò lo sguardo di Bryce. Lui le sorrise fissandola intensamente e tornò a dedicarsi al computer che mandava bagliori colorati dal video. L'aveva guardata in modo particolare. Come se cercasse di vedere oltre quello che lei non mostrava. I suoi occhi azzurri erano un libro aperto. Era sempre stato un ragazzo schietto. E Klaudia si era accorta che suo fratello da quando era arrivato sembrava immerso in una perenne riflessione, con la testa chissà da quale parte. Non era escluso che avesse intuito che in lei c'era qualcosa che non andava. Nel loro rapporto era sempre stato acuto nel cogliere le sfumature dell'umore di sua sorella. Ma non ne aveva la certezza e in ogni caso i suoi problemi se li risolveva da sola. Così aveva sempre fatto e non aveva nessuna intenzione di cambiare ora e di caricare gli altri di sofferenze aggiuntive. Non se lo meritavano, gli sbagli erano i suoi e di nessun altro. Ma in quel momento si sentì trasportare da un sincero moto di affetto per quei due uomini con cui divideva la vita. E se erano così meravigliosi molto del merito era di sua madre indubbiamente. Che era riuscita con la sua dolcezza e dedizione a tirar fuori il meglio da ognuno di loro. Forse solo con lei aveva avuto più problemi. Con il suo carattere chiuso e tendenzialmente distaccato. Prese un respiro profondo. Nella sua mente un insieme di immagini rimbalzavano in un gioco di specchi da una parte all'altra. Si sovrapponevano, si confondevano alle volte. Occhi blu contro occhi grigi. Lij e il suo sguardo freddo, Mick e....dov'era finito? Nella loro ultima telefonata lei aveva avuto una strana sensazione. Si era stupidamente sentita esclusa, da cosa poi? Era lavoro non gioco. Così gli aveva risposto freddamente. Tipico suo ma in realtà un vero motivo non c'era. Forse avrebbe preferito che lui l'avesse invitata per esempio... a cena fuori invece di dirle che doveva assentarsi per qualche giorno. Ma poi d'altronde che diritti aveva lei su Mick? - Mah...alle volte proprio non mi capisco...- pensò. |
| Flo'/Virgie stava intontendo Mr. Sommers, mentre Leo
aveva già chiamato la procura, la polizia locale, e l'ufficio licenze
di guida. Poco dopo, calmi e tranquilli, si appartarono nei pressi del pick-up, che li copriva con la cabina. Per prima arrivò la polizia locale, che sembrava di casa, nella rimessa. Dieci minuti dopo non si sa come, arrivò l'addetto della procura. "Debbo fare una denuncia" disse Leo Flynn al vice della procura... "Leo Flynn, avvocato.. Si ricorda di me?" "Giusto lei! Mi ha chiamato qualcuno per lei, possiamo andare a parlare in un posto più tranquillo?" "Mi sembra giusto" disse Leo con flemma. "Ma prima di allontanarsi di qua guardi con me queste carte, per favore, - domani c'è l'asta, no?" "Sì" - rispose il vice. "Ma se vuole un consiglio, vada a comperare altrove." "Legga, legga" disse Leo, continuando a cacciare fuori carte. "Io non ho fretta. Veda lei......" "Oh, noooooooooooo" disse il Vice procuratore, "l'hanno rifatto!!!! Dopo tre anni, l'hanno rifatto!!! Lei sporga denuncia, io faccio sequestrare tutto e subito." "Un momento: io voglio intanto la mia auto, poi ci accorderemo per la denuncia. Le va bene?" "Sì" disse con aria mesta il vice, "andiamo a controllare i documenti della sua auto," avviandosi verso la stanzetta di Sommers. "Nessun problema, li ho io, casomai faccia controllare cosa ha Sommers, considerato che a mia cognata ha detto che l'auto era già stata prenotata... da un avvocato." Il vice si mise la mano nei capelli, che aveva lunghi e folti. "Ha pure la matrice del telaio?" "Ci conti, e pure la chiave della Ford, sa quella con il codice segreto... anti scasso, o come si chiama." "Bene ora la dissequestro, e chiamo il mio capo." Leo sorrise. "C'è seduta dentro una mia cliente, che sarà ben felice di non essere pazza, ma non so quanto sarà gentile per aver creduto persa per dieci mesi la sua auto." Due ore dopo, Sommers aveva chiuso, la Polizia locale sigillava il capannone, e la Ford era fuori. |
| Ma Klaudia non riusciva
a togliersi dalla testa la sensazione di quel bacio. Così intenso, così...fortemente voluto da entrambi.... e se in quell'istante non lo avessero chiamato? Cosa sarebbe accaduto dopo? E cosa le riservava il futuro nel momento in cui sarebbe tornato?? Ma forse anche qui si sbagliava. Magari nulla. Mick aveva una sua vita privata e non era detto che lei vi dovesse rientrare. E poi era questo che desiderava? No, lei amava ancora Lij e prima di ogni altra cosa necessitava del suo perdono. E forse.... però Mick le piaceva. Ma per Lij in quel momento avrebbe rinunciato a chiunque. Se solo lui le avesse concesso un'altra possibilità... In quell'istante squillò il cellulare. Klaudia allungò un braccio verso il tavolino e rispose senza pensarci neanche un attimo. "Si...?" "Mia dea...." le sussurrò una voce profonda. Si raddrizzò di scatto sulla schiena. Si passò una mano tra i capelli tirandoseli indietro. Una sola persona la chiamava così. E in quel momento non aveva davvero voglia di sentirlo dal momento che pur non volendo, era stato proprio lui la causa dell'ennesimo malinteso con Lij. Ma si sforzò di essere cortese, in fondo lui non aveva colpe. "Sean....che piacere come va?" con un tono impostato e assolutamente incolore. "Bene grazie ma starei ancora meglio se ci vedessimo." Eccolo, se lo aspettava. Diretto come al solito. Era sempre stato un uomo che non girava intorno alle cose, quello che voleva lo chiedeva immediatamente e soprattutto pretendeva di averlo. Senza scuse. E lei aveva in realtà una certa colpa da scontare nei suoi confronti. Cercò comunque di temporeggiare. "Sean...sei sempre il solito... Ma non eri molto impegnato col lavoro?" Le arrivò una risatina dall'altro lato della cornetta. "Si ...è vero, ma ogni tanto anche io mi devo prendere una pausa e mi sono detto, perché non vedermi e magari pranzare con la mia bellissima *moglie* ?" Moglie. Aveva detto proprio così. Chiarissimo. Quello era un segnale di guerra. Klaudia lo conosceva bene. D'altronde erano stati insieme 8 anni e si conoscevano da ancora di più. Sospirò. Doveva trovare un modo garbato di fargli capire che non aveva nessuna intenzione di tornare con lui. Quindi a malincuore si vide costretta dalla necessità ad accettare l'invito nella speranza di riuscire a fargli capire senza drammi e con calma che doveva abbandonare i suoi sogni di riconquista. "Va bene Sean, l'hai avuta vinta tu... dimmi dove e a che ora?" Rispose con voce più naturale possibile. |
| Jen era stata tutta
la giornata chiusa in camera sua, non era scesa neanche per la colazione
e per il pranzo. Aveva lavorato sempre ad un vecchio caso, un caso che
aveva iniziato ad Evanston e per tutto il giorno aveva dovuto riordinare
carte. "Uff!!" sbuffò Jen gettandosi sul letto "Un'altra giornata così e mi faccio portare all'obitorio!" Si alzò di scatto "Devo trovare il modo di rendere più interessante la serata!" Pensò un attimo e nel suo volto si formò un sorriso accattivante "Sì, sì......credo proprio di averlo trovato!" Sorrise di nuovo. |
| Leo non era molto
contento, ancora. Era uscito fuori di tutto, dal riciclo di targhe a varie omissioni, perfino il furto di una grossa Mercedes, insomma fuochi d'artificio. Oramai erano le 20:00, e non era ancora arrivato al giorno del ritiro della patente. Invitò il vice a fare una piccola cena con la sua cliente, in un locale vicino, per vedere cosa poteva denunciare. Arrivò in quel momento il D.A., il Procuratore Distrettuale, con tutta la sua scorta, cancellieri, poliziotti del primo distretto, tirati fuori dalle loro case appena raggiunte. Anche Leo era stanco, ma forse ne valeva la pena. Rimpinzato, fece raccontare a Virgie, come era stata fermata da una Poliziotta, perquisita e buttata in cella la notte del furto al mini market. Diede date, nomi da chiamare, numero di distintivo della Poliziotta che le aveva fatto quello sgarbo. Virgie raccontò tutto senza fare una piega. Disse pure che era agitata quella notte, ma che non aveva mai capito come mai, invece di una multa salata, non discuteva, aveva perso la patente per poche miglia all’ora in più registrate dopo che si era fermata al semaforo. Il Procuratore, ormai era tardi, ma voleva chiudere quella specie di racket. Chiamò dalla sua auto il capo della Polizia, si fece leggere la sentenza del ritiro della patente, mentre Virgie sorrideva: ne aveva una copia con sé, ma non era solo il suo caso, ormai. "Bene," disse il Procuratore, "domani venga in centrale con il suo avvocato, faccia una deposizione, ed a mezzogiorno riavrà la sua patente. Anche se....." "Come 'anche se'..." chiese Virgie. "La sua copia è difforme da quella che ha la Polizia." "Come?" "Sì, pare che lei pur essendo sorda da un orecchio, andasse a 99 miglia..." "Ahhhhhh, ecco. Vero, io ho una specie di sordità da scoppio di carburante... fu con l'aereo da parata quando...." "Come? Lei è una pilota?" "Sì, come lei è un Procuratore Distrettuale, solo che non volo più da anni, neppure alle parate, sarei come in pensione, per il volo." "Aspetti un momento Lovely... faccio una chiamata..... Pronto, mamma? Sai con chi sono qua: Mrs. Virginie Lovely... la vuoi salutare?" Dall'altra parte del telefono si sentì una stridula voce gridare. "Virgie..... sei là?" "Santa Maria che gioia!!! Ciao Anne.. ti chiamo domani.. mi faccio dare il numero da tuo figlio, OK.. sì cara, niente problemi!!! Bravo ragazzo tuo figlio!!" "Ok........ domani in ufficio da me Mrs. Lovely, se lei mi aiuta daremo a Cesare quel che è di Cesare, ed ad una coppia di Poliziotti indecorosi, una bella lavata di testa. Se basta, ma non credo. A domani, signora.. e chiami mamma, la prego.. " Virgie sorrise. -Se il DA fosse stato sempre lo stesso.. Aahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh. Leo non capiva più nulla. Aveva avuto ragione in sole 100 ore di lavoro. Ma non era finita là, era lapalissiano. |
| Roger era uscito di casa, sempre accompagnato dall'autista,
ed era diretto al Lighthouse. Quello era l'ultimo impegno nella sua agenda per quella lunga giornata. Però non si sentiva stanco. Solo stranamente nervoso. Si ricordò come Amanda quella mattina avesse di nuovo chiaramente fatto intendere che si aspettava di riprendere la loro vita coniugale, che era stata interrotta dal giorno del suo ferimento. Roger scosse la testa, mentre pensava. Se doveva andare a letto con Amanda, lo avrebbe fatto, non c'erano problemi per quello. Dopotutto era solo sesso. Non era così importante. Ma ormai cominciava ad essere stanco di quella situazione. Era sicuramente un piacere fisico, ma si fermava là. E poi... E poi c'era la tentazione. Jen. Che aveva il sapore del frutto proibito, e lo eccitava, anche contro la ragione che gli suggeriva di tenersi alla larga da quella ragazza, che era il Pericolo; con la P maiuscola. Era davvero troppo giovane per lui. Ma forse non era neanche quello il punto. Lui voleva qualcos'altro. Qualcun altro. Anzi, un'altra. Ma "lei" non c'era. E allora, all'inferno!! Una donna valeva l'altra, no? Ma, forse, no. Proprio in quell'istante la sua limousine si fermò nel parcheggio privato del Lighthouse. |
| Amanda era rimasta
sorpresa quando Edith l'aveva informata che Roger era andato via improvvisamente
dall'ufficio....... Però non era un problema. Quella sera sarebbero stati a casa -insieme!......... E già pregustava come avrebbero passato la nottata!!!!! Così aveva continuato a occuparsi del lavoro fino al momento in cui il telefono interno aveva squillato. Amanda rispose e sentì una voce di uomo. "Ciao Amanda........" Lei rimase come pietrificata ne riconoscere quella voce. "TU????.........." "Esatto...... Proprio io...... Sono qui ad Aurora. Voglio vederti." "Neanche per idea!!!!!" Una sensazione di collera si era fatta strada in Amanda. "Io non voglio vedere te!!!!!" “Mi dispiace che tu la prenda in questo modo........ Forse dovrei andare da tuo marito...... E fare una chiacchierata con lui....... Sono certo che la troverebbe molto interessante..... Non credi anche tu?........." Alla collera si sostituì velocemente il panico. "Aspetta!" Amanda fu scossa da un brivido. Le cose fra lei e Roger non andavano bene..... Ma certo non sarebbero migliorate se lui avesse saputo........ Il suo segreto!!!!! Roger l'avrebbe solo odiata e disprezzata. "Va bene...... accetto di incontrarti. Quando?.........." "Brava!!!!! Così mi piaci. Allora ti aspetto questa sera alle nove......... al Ponderosa..... Immagino che tu sappia dov'è!" "Sì..... Sì..... D'accordo. Ci vediamo al Ponderosa alle nove." "Brava la mia ragazza!....... Un bacio tesoro..... A stasera!" "Io non sono.......!!!!!" Iniziò a dire Amanda ma la conversazione fu interrotta prima che lei potesse finire la frase. "......la 'tua' ragazza!!!!!!....." concluse a vuoto. Poi riagganciò la cornetta con furia. "Maledetto!!!!!!! Cos'altro vuoi da me?????" Disse a mezza voce. E il cuore di Amanda fu stretto da una morsa........ |
| L'appuntamento era
stato fissato al Lighthouse per le 18. Roger aveva chiesto a tutto il
personale del pub di presentarsi prima del normale orario di lavoro per
presentare loro le due nuove cameriere, Giselle Marvin, e Yong Mei Lin
che avrebbero affiancato le altre due ragazze che già lavoravano
per il locale, Francine e Jessie, e soprattutto Simon Garnett, che invece
avrebbe preso il posto di Nichelle come direttore del locale. Giselle arrivò per prima. Era una ragazza ventiduenne, dal fisico asciutto di chi fa molto sport, con un caschetto di capelli castano dorato, e grandi occhi neri. Roger la incontrava per la prima volta, perché l'aveva assunta tramite un'agenzia di collocamento. Anche Mei Lin arrivò puntuale: minuta e dai tratti delicati, con capelli lunghi e neri, legati a coda di cavallo, e uno sguardo molto attento. Mei Lin era una ragazza amica di Li Wei; aveva diciotto anni ma ne dimostrava sedici! Era in cerca di lavoro, e Roger aveva accettato di assumerla in prova per due settimane. Era sempre comodo avere un dipendente in più: soprattutto qualcuno che ti deve un favore. Invece, Simon era tutto un altro discorso. Lo conosceva già da qualche anno. Simon aveva infatti lavorato per Roger tempo addietro, a Los Angeles. Era un giovanotto di trent'anni, appena compiuti, e possedeva un carattere positivo e forte. La sua dote migliore però era una grande abilità organizzativa. Roger sapeva di potersi fidare di lui e per questo aveva deciso di affidargli la conduzione del pub. Simon era molto eccitato all'idea di questo nuovo lavoro. Fino a quel momento aveva lavorato in altri locali, ma era la prima volta che un intero locale, con quattro dipendenti, era affidato alle sue cure. Roger parlò per alcuni minuti con Giselle e la trovò allegra e vivace. Si esprimeva con grande enfasi, ma senza prevaricazione. E aveva un bel sorriso. Una dote indispensabile per chi lavorava in un locale aperto al pubblico. Mei Lin era leggermente più riservata, e tranquilla, ma aveva in realtà un grande entusiasmo per la vita, che traspariva dai suoi occhi. Quindi Roger si ritrovò soddisfatto di come stavano andando le cose. Secondo i suoi progetti, nei mesi a venire avrebbe potuto dedicare meno tempo al Lighthouse, e quindi voleva che il locale fosse in mano a persone affidabili, in grado di gestire il tutto. "Domani è il 4 Luglio. Il pub aprirà regolarmente, e ho deciso che rispetteremo la tradizione inaugurata lo scorso anno. Offriremo ai nostri clienti una festa per il giorno dell'Indipendenza. Si pagheranno le consumazioni normalmente, ma il dessert sarà gratis. Avremo una cantante dal vivo, e apriremo il locale un'ora prima del solito. Spero che sia tutto chiaro. Se avete dubbi potete fare domande." Roger aveva parlato al gruppo dei dipendenti del pub riunito nella sala grande. Simon fece un gesto con una mano e parlò: "Signor Thorpe, è una grande responsabilità assumere la direzione di questo locale proprio alla vigilia di una occasione come questa. Ma prometto che farò di tutto perché ogni cosa fili liscia. Non ci saranno problemi!" "Me lo auguro vivamente, Simon" Rispose Roger. E sorrise astutamente. Dopo aver dato al personale del pub tutte le direttive per il giorno seguente, Roger rimase per un paio di ore a osservare come se la cavavano le due nuove ragazze con i clienti. Mei Lin, con i suoi affascinanti occhi a mandorla, aveva attirato le simpatie di quasi tutti e in breve tempo era riuscita ad ambientarsi un po'. Giselle, dal canto suo, sembrava trovarsi perfettamente a proprio agio, e lavorava con molta allegria. Così, Roger pensò che poteva lasciare il Lighthouse nelle mani di Simon, e tornare a casa per cena. E affrontare Amanda. |
| Erano tornati molto
tardi a casa Lovely; Virgie soffiva per la parrucca, che aveva dovuto
tenere per tutta la sera ed anche dopocena. Ma si era dimenticata di un dettaglio -piccolo piccolo- che doveva sapere a chi consegnare: a Leo o al D.A. in persona. Quindi mentre cercava qualcosa da bere per Leo, prima di liquidarlo e cacciarsi nella sua imponente vasca da bagno, gli mise mano il minuscolo apparecchio acustico, ripescato nella tasca della macchina, prima che succedesse tutto quel can can d'inferno. La memoria -che scherzi fa... Lo avrebbe dovuto mostrare al D.A. subito. Prima che Leo si alzasse, lo aveva riprovato ancora una volta, ovvio la batteria era scarica..... come pensava. Dieci mesi da quella brutta avventura, era normale. Leo, stanco morto le consigliò di parlarne il giorno dopo con il Procuratore, considerato che era figlio una sua vecchia amica, che scherzi fa a volte il caso..... "Non ha idea Leo! A dormire, ora -e lasciamo il caso lavorare. Domani sarà un'altra giornata dura.." "Notte!" disse Leo ridendo.. Diavolo di una donna! Ne aveva di risorse, la cara Flo'. Virgie non riusciva a dormire: la storia di quella notte di 10 mesi prima la rendeva nervosa. Chiamò il Procuratore, senza tanto ritegno per l'ora. Era in ufficio, ancora... povero ragazzo. Lo informò di quanto si era dimenticata in quella giornata da matti. Lui non si meravigliò, ma le fece giurare di andare il pomeriggio dopo nel suo ufficio, la mattina non ce la faceva.... e per favore di chiamare sua madre, se aveva ancora forze. Il fuso orario ora era buono. "Certooooooooooooo che la chiamo, e subito. Notte a lei e mi scusi, grazie.....!!!!!" Pensò, mentre più tardi entrava nel suo lettone, che il castano/rosso le stava bene, e non si poteva presentare di nuovo biondo fragola e ricciuta. La mattina dopo, si sarebbe fatta tingere come la parrucca... e liscia... o quasi. Si addormentò di botto, sognando voli notturni. |
| Roger era arrivato
a casa ed era salito in camera sua. Justin lo aveva informato che Amanda
non era ancora arrivata e non aveva lasciato nessun messaggio per lui. Harriet sembrava tranquillamente a riposo nella propria stanza, e lui preferì non disturbarla quella sera. Le avrebbe chiesto il giorno dopo come era andata a finire la bella avventura di Virgie. Si spogliò. Era stata una giornata piena, e la temperatura era salita molto, in serata. Il cielo si stava rapidamente ricoprendo di nuvole. Quella notte ci sarebbe stato sicuramente un temporale. Forse era proprio quello che ci voleva... Entrò in bagno, intenzionato a rinfrancare corpo e spirito con una bella doccia!... |
| L'acqua era calda
al punto giusto: non troppo, non troppo poco. Roger si rilassò
sotto il getto della doccia che scorreva sulla sua pelle mandando via
i pensieri che lo avevano assillato nelle ultime ore. Si passò
le mani sul viso e sui capelli mentre ogni fibra del suo corpo si tonificava
sotto quel calore. Improvvisamente, il pannello scorrevole del box doccia si aprì. Roger si volse. Jen era lì, davanti a lui, completamente nuda, e gli sorrideva. Lui rimase per un attimo immobile ad ammirare il perfetto corpo di lei, così minuto e proporzionato. Nei suoi occhi passò il lampo del desiderio. Il pensiero di lei lo aveva tormentato tutto il giorno. Per la verità, non poteva negare di aver ripensato sempre più spesso alla notte in cui erano finiti a letto insieme, fin dal momento in cui Jen era tornata al Caprifoglio. E ora lei era lì. Jen entrò nella doccia, lasciando che l'acqua le scivolasse addosso, e fece aderire il proprio corpo a quello di Roger, circondandogli il collo con le braccia. Roger la serrò con forza a sé, e con le mani le accarezzò la schiena. Poi le prese la bocca in un bacio che aveva un sapore selvaggio. La spinse contro la parete della doccia, premendo contro il corpo di lei e strappandole un gemito. "Lo sai che..." le sussurrò all'orecchio "...sei davvero un piccolo diavolo, Jen?..." La baciò nell'incavo del collo per poi scivolare ad esplorare altre parti del suo corpo. "Sono un diavolo?" sussurrò lei "No. Roger. non sono un diavolo qualsiasi. sono il *tuo* diavolo!" Detto questo Jen lo baciò sul collo e piano piano i suoi baci si spostarono verso il ventre dell'uomo. Jen lo desiderava, non era un padre per lei, ora era il suo amante, e lo voleva. "Toccare te. è come toccare il fuoco!" disse lui. Jen gemette di nuovo. Di piacere. In quel momento, in Roger comandava solo la passione. Non aveva voglia di giocare, ma solo di dimenticare il resto del mondo. Erano entrambi amanti esperti: lei sapeva come fare impazzire un uomo e lui sapeva come fare infiammare una donna. I seni di Jen erano premuti contro il petto di Roger quando lui le divaricò le gambe, perché non voleva attendere oltre. Non c'era alcuna tenerezza nelle carezze dell'uomo, ma solo seduzione e sensualità. Aveva un solo desiderio. Un istinto, si sarebbe potuto dire. Niente testa o cuore ma solo fisicità. Due corpi che si toccavano, che si volevano mentre le loro menti erano altrove. Lei era lì con lo sguardo infiammato dal desiderio. Lo fissava con un sorriso malizioso mentre l'acqua scivolava sul suo corpo, sul suo seno, sul suo ventre. Aspettava solo che lui la prendesse. Dal canto suo Roger aveva chiaro nella mente cosa voleva. Le accarezzò l'interno delle gambe che erano rimaste leggermente divaricate. In attesa di lui. Le sue mani esperte la sfiorarono. Si spinsero sempre più su. Profondi brividi la percorsero. Sospirò gettando la testa all'indietro e in quell'istante lo sentì scivolare dentro di lei con una forza dettata solo, in quel momento, dal desiderio di un piacere puramente fisico. Si lasciò sfuggire un sospiro mentre sulle proprie labbra sorse spontaneo un sorriso. Allargò ancora di più le gambe in un invito ancora più esplicito. Lo voleva sentire completamente senza nessun freno o inibizione. Roger si spinse dentro di lei tenendola per i fianchi, con foga, chiudendo gli occhi un istante per poi riaprirli subito e bearsi della visione di Jen con le palpebre socchiuse e un riso compiaciuto sulle labbra. Jen lo eccitò ancora di più e lo portò ad aumentare quel ritmo. Roger si strinse con maggiore foga alla ragazza. Lei si aggrappò con le mani conficcandogli quasi le unghie nella schiena e serrando le proprie gambe intorno a lui che continuava in una eccitazione crescente. Quel piacere che cercava nel corpo di Jen non era molto lontano. Anzi lo sentiva avvicinarsi sempre più. Lo sentiva impossessarsi di ogni muscolo del proprio corpo che sentiva mano a mano irrigidirsi. Jen si sentiva in paradiso, era quello che voleva, era tanto che non provava una passione e un desiderio come quello, voleva dare a Roger ogni cosa di lei, ogni parte del suo corpo, ogni respiro, quegli attimi con lui erano pura estasi! E come una droga si erano impossessati di lei, voleva sentirlo dentro di se. Erano lì, entrambi sotto uno scroscio impetuoso d'acqua, che davano sfogo ai loro istinti, il volto di Jen era bagnato. tutto il suo corpo era bagnato, ma aprendo lievemente gli occhi riusciva a vedere bene Roger, lì di fronte a lei con uno sguardo fiero, che la stava facendo sua. |
FINE
TRENTASEIESIMA PUNTATA |
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