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TRENTOTTESIMA
PUNTATA |
Anche quella notte l'aveva sognata. Mhmm... Evidentemente
non c'era proprio verso di farsela uscire dalla testa!... |
| Melody sorrise, mentre si godeva l'aria fresca del mattino
sul terrazzo. Chicago era una bella città, e dal suo appartamento
aveva una splendida vista sul lago Michigan. "Vedrai," disse ancora al bambino "saremo molto felici insieme, e ti prometto che non ti mancherà mai niente!!! Sei il mio tesoro. Sei tutto quello che ho nella mia vita. Tutto quello che desidero è che tu stia bene." Solo per un istante il pensiero di Melody andò a Roger. Avrebbe voluto che lui fosse lì, con lei, a condividere quei bellissimi momenti di attesa e gioia. Ma purtroppo il destino aveva deciso altrimenti. "Io spero che un giorno... Un giorno tu potrai conoscere tuo padre" mormorò. Aveva ancora paura che Roger potesse volerle portare via il bambino. Ma voleva tanto che loro figlio avesse la possibilità di amare entrambi i genitori. Conosceva bene Roger. Sapeva quanto i figli fossero sempre stati importanti per lui. E nel suo cuore era certa che lui sarebbe impazzito di felicità alla notizia di essere di nuovo diventato padre. Però... Però ancora non poteva dirglielo. No. Non ancora. Ma aveva bisogno di parlare con qualcuno. Così si alzò e andò a prendere il telefono portatile. Avrebbe telefonato a quella signora tanto gentile. Virginie!... |
| Mick si sedette
sul prato e rimase per un po' a occhi chiusi. Il sole gli riscaldava dolcemente
la pelle. E il pensiero di lei lo pervase di nuovo. Klaudia. Klaudia e i suoi meravigliosi occhi, il suo bellissimo sorriso. Ricordava molto bene il momento in cui aveva baciato le sue labbra, e il desiderio di lei lo colse tanto all'improvviso da disorientarlo. Ma -accidenti!- cosa gli succedeva? Lui era un uomo adulto, non un liceale alla sua prima cotta!... Eppure, non poteva nascondersi che la desiderava, fisicamente, e molto. Ma non era solo quello. Lui voleva di più. La telefonata che le aveva fatto poco prima di partire gli aveva lasciato addosso una sgradevole sensazione. E aveva paura. Paura di... Di perderla! "Sciocco!" si rimproverò con tono duro. "Non puoi perdere qualcosa che non è tuo. E Klaudia non è tua!" Ma lui la voleva. Ed era già la seconda volta che sognava di fare l'amore con lei. Quella notte -poi- il sogno era stato molto... realistico!, rifletté Mick con severa autocritica. Però..... Però lui non voleva che il loro rapporto si fermasse al lato fisico. Aveva già commesso quell'errore in passato, e non avrebbe più percorso di nuovo quella strada di sofferenza. No! Perché con Klaudia era diverso, lui lo sentiva dentro! Lui voleva conoscere i pensieri di Klaudia, i suoi sogni, i suoi desideri. Strinse con forza i pugni. "Io voglio entrare nella tua anima, Klaudia!..." disse al vento. |
| Roger aveva finito in fretta la colazione e se ne era
andato a sbrigare i suoi affari e aveva lasciato madre e figlia da sole..........
Amanda finì di bere il caffé e poi si avvicinò a Jen. Finché Roger era stato con loro aveva cercato di mantenere il suo solito atteggiamento sicuro di sé. Ma ora......... Jen era l'unica con la quale riusciva mostrare anche il suo lato fragile. Però non accadeva spesso perché Amanda non voleva essere fragile. Odiava quel senso di impotenza che spesse volte nella sua vita le aveva causato tanti problemi. Lo aveva combattuto ed era riuscita a diventare più forte. Aveva imparato sulla propria pelle che una donna per sopravvivere doveva usare tutte le sue armi. E lei lo aveva fatto! Tuttavia........ In quel periodo stavano accadendo molte cose intorno a lei. Roger non era più affettuoso come prima. E sapeva che doveva accusare solo sé stessa per quello........ "Tesoro......." disse a Jen "Mi chiedevo se....... Mi chiedevo se ti andrebbe di farmi compagnia questa mattina. Ho pensato che in fondo potrei anche non andare per niente al lavoro. Dopotutto è festa! Potremmo restare qui a casa......... E parlare un po' da sole..... Io e te. Non lo facciamo da tanto tempo! Che ne dici Jen?........ Ti piacerebbe?......... O hai degli impegni anche tu come tuo padre?........" Jen si voltò verso la madre "No, non ho nessun impegno... anzi... mi fa molto piacere!!" |
| Roger era preoccupato
per Jessica. Ormai non la sentiva da alcuni giorni. Aveva parlato con
Kyle e il ragazzo si era messo in allarme. Quella era la prova che non
si era sbagliato. Kyle desiderava vedere Jessie, disperatamente: ne era profondamente innamorato. E per quello voleva proteggerla, e saperla al sicuro. Roger era d'accordo che i due ragazzi si vedessero. Ma aveva taciuto a Kyle la sua preoccupazione maggiore. Sia Jessie che Kyle erano ancora in pericolo. Così, appena ebbe un momento libero nella mattinata, Roger telefonò alla ragazza. "Jessie! Finalmente riesco a parlarti. Come stai? Tutto bene?" chiese Roger quando la sentì rispondere. "Roger?..." la voce di Jessie era strana, esitante e tremula. Era chiaramente spaventata. "Io... Io..." "Cosa succede? Ci sono problemi?..." "Ecco... Roger, ho ricevuto altre minacce. E adesso... Ho molta paura. Non voglio uscire di casa. Non so come fare! Ho anche rifiutato un invito di Elijah, l'altro giorno. Cosa posso fare?..." disse lei tutto d'un fiato. Roger serrò le labbra. Era proprio come temeva. "Capisco la situazione. Non avere paura. Mi occuperò io di te. Ascolta, è molto importante che tu non parli con nessuno. Prepara una piccola valigia, con lo stretto indispensabile. Fatti trovare pronta fra un'ora. Manderò il mio autista a prenderti a casa. Hai capito bene, Jessie? Non parlare con nessuno! Conosci il mio autista, no? Di lui puoi fidarti, ti porterà qui alla villa." Gli occhi della ragazza si erano velati di pianto, ma lei tratteneva coraggiosamente le lacrime. "Sì... sì! Ho capito tutto. Sarò pronta a tempo!" "Perfetto!" Esclamò Roger, poi con tono più dolce e incoraggiante aggiunse: "Stai tranquilla. Andrà tutto bene, te lo prometto. Non permetterò che ti facciano del male. Adesso, va' a prepararti, e non pensare a nient'altro! Ciao!" |
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| "Hallo? Casa Lovely?" "Sì..." "Vorrei parlare con la signora Viginie, disturbo? Sono Melody McFarren." "Ahhhhhhhhh sono io in persona!!" "Sua cugina mi aveva detto....." "Che doveva chiamare me, per qualsiasi cosa... Come va?" "Abbastanza bene, grossa come una balena.. la gravidanza va benino, mancano poche settimane, forse due o tre, tutto sommato sono in dirittura di arrivo.. e.." "E lei si sente sola vero? Malinconia?" "Sì, tanta malinconia, e tanto caldo qua a Chicago..." "Oddio Chicago, ora ricordo, siamo sicure che tutto vada bene?" "Sì, il bambino gioca a palla nella mia pancia, e la notte non dormo quindi penso.. So che con lei posso parlare, lei sa gestire bene il silenzio.. specie quello altrui.." "Su questo ci può stare sicura, se Harriet le ha detto di rivolgersi a me, sa quello che dice... e non mi vanto, mi creda. Ma perché non mi ha chiamato prima? Sicura che non possa fare qualcosa per lei?" "No, per ora sto bene, come sta la signora Harriet?" "Sta bene, alle 7 la chiamo. Ma mi dica di lei, sola a Chicago.. vede io so che significa essere sole in certi periodi della vita.. cara ragazza, io ho una figlia della sua età circa, e nessun nipotino, sta in Argentina..." "Oh.... non lo sapevo.." "Fa niente, è felice... che debbo dire, io? -Lei piuttosto, Melly, la posso chiamare così?" Melody provò un fitta al cuore. *Melly* era il nomignolo che le aveva dato Roger. Solo lui la chiamava così. Ma non riuscì a dire né no né sì, perché Virgie aveva continuato a parlare a ruota libera. "Ho l'ordine, si fa per dire, da Harriet di chiederle se ha bisogno di qualsiasi cosa, denaro, sono un po' diretta io, un aiuto più concreto di una telefonata?" "No, per ora, no..... ho comperato un corredino carinissimo, la stanzetta è arredata." "Ha scelto pure il nome?" "Sì e no, cara signora... e le cose là come vanno?" "Boh, è tornata Amanda Spaulding, io non la sopporto, e poi sua figlia Jen." "Oh, è tornata Jen?!..." Melody trattenne il fiato. Sapeva già di Amanda, ma non si aspettava che anche Jen fosse tornata a casa. Era stata proprio Jen a dirle che Roger le avrebbe portato via il bambino, e a consigliarle di partire. "E lui come sta? Mi manca, mi manca molto..." mormorò tristemente. "Capisco... comunque lui sta bene, Melly ...sta bene. Ora mi ascolti bene: qualunque cosa le capiti, se lei lo vuole beninteso, io salto sul primo aereo per Chicago e vengo da lei, sono libera e nessuno si meraviglia di una mia partenza al volo, ho anche affari di lavoro, e non sarebbe la prima volta che parto in un'ora...... Harriet, ora come ora, non potrebbe giustificare una sua assenza.. Quindi mi dia il suo indirizzo di casa e l'ospedale dove pensa di partorire.. Ed io la verrò a trovare in ogni caso." "Sono allibita" -disse Melly con un filo di voce- "........lei non mi conosce neppure..." "Ma mi piacciono i bambini e non sopporto che una donna debba partorire da sola, come una pecora, oh, mi scusi, ma ho passato anche io i miei tempi difficili, ed anche Harriet.. per altre cose. Guardi che se io prometto, mantengo, lo sanno tutti ad Aurora, ed anche da qualche altra parte -nel bene e nel male. E silenzio, cara ragazza, ma lei mi chiami ad ogni ora, quando crede, di notte di giorno, quando le viene paura.... Alla peggio le racconto una barzelletta, o come va il commercio del pesce congelato." Melly, estremamente disorientata, non sapeva più che dire..... quasi le faceva paura una donna così determinata ad aiutare un'estranea... "Signora lei è veramente troppo.... buona. E Roger?" "Roger Chi? Ora pensiamo a lei ed al bambino.. Io sono la voce di Harriet, e la sua longa manus... Stia tranquilla, appena Harriet verrà qua la faccio chiamare anche da lei va bene? Si riposi, che dopo avrà ben poco tempo per dormire, una nascita è sempre una gioia, anche se viene dal dolore, stia calma e pensi positivamente, ma soprattutto mi chiami.. Melly, scusi, lei è castana o rossa di capelli?" "Io? Sono sempre stata rossa. Ma perché me lo chiede?" "Forse, l'ho vista, ad Aurora." "Aha, a domani signora Viginie." -Et voilà Virgie - forza e coraggio - ancora una volta tocca a te!!!!! |
| Amanda passò
un braccio attorno alle spalle della figlia. "Andiamo in camera mia...
Staremo più tranquille... Sai qui in casa la servitù è
piuttosto impicciona.... Mi spiace dirlo. Ho detto molte volte a Roger
di assumere dell'altro personale... Ma lui ha troppe cose per la testa...
Mah!!!!!" disse. "Dici?? a me sembrano tutte persone per bene! Ma... sarà perchè le conosco poco!!" Jen sorrise alla madre. Quando raggiunsero la camera da letto di Amanda lei chiuse la porta e poi si sedette sul divanetto invitando la ragazza a fare altrettanto. "Jen... Dimmi la verità!!" esclamò Amanda guardando la figlia negli occhi. Jen impallidì per un attimo "Co....cosa intendi?" "Voglio sapere... Come trovi Roger??... Ti sembra molto cambiato??..." "Cambiato?? No... assolutamente, è solo molto impegnato... perché?" |
| Appena conclusa la telefonata con Jessie, Roger compose
il numero di Vaughn. Stava cominciando ad elaborare un piano. E aveva
bisogno di un piccolo aereo privato; il suo vecchio amico era il solo
che potesse procurargliene uno in tempi brevi. Riuscì a ottenere quello che gli occorreva. Vaughn assicurò che gli avrebbe procurato un piccolo Comet pronto a partire dall'aeroporto di Aurora nel primo pomeriggio, con un pilota fidato. La sola soluzione per salvare Jessie e Kyle era farli partire il più presto possibile. |
FINE
TRENTOTTESIMA PUNTATA |
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