TRENTANOVESIMA PUNTATA

Amanda si tormentò le mani. "Io ho sbagliato... Quando ho deciso di partire... Confesso che l'ho fatto anche perché volevo in un certo qual modo punirlo... Sapevo che il nostro matrimonio era nato da un contratto. Non mi sono mai illusa che Roger fosse innamorato di me. Però... Abbiamo sempre avuto una grande sintonia sul piano fisico!...." Un bel sorriso sulle labbra della donna. "E in questi cinque anni... Siamo stati bene insieme. Ohh... Naturalmente... So che ci sono state altre donne per lui... E anch'io mi sono passata qualche capriccio ogni tanto... " Amanda tacque un istante per poi riprendere: "Però Roger è stato il solo uomo che in tutta la mia vita mi abbia accettato per quello che sono… Per come sono fatta! Senza cercare di cambiarmi e di rendermi diversa!!!!!! E' per questo che lo voglio al mio fianco... E' per questo che non voglio perderlo Jen!... Tu devi aiutarmi!!!!"
"Non lo perderai!! Cosa ti fa credere che potrebbe succedere?"
"Lui si sta allontanando da me!!! Non so... Forse c'è un'altra donna... So che ha avuto un'amante proprio qui ad Aurora... Una molto giovane capisci??... Una ragazza della tua età!!! Non sono certo un tipo di vedute ristrette ma... Portarsi a letto quella Joanne che potrebbe tranquillamente passare per sua figlia..... "
"Joanne... Joanne..... ah! si!! L'ho conosciuta!! Ma non credo ci sia niente tra loro! Ma perché ce l'hai tanto con lei?? Chi è? Cosa ha fatto??"


Il piano era nato rapidamente nella testa di Roger. Ora il punto focale era convincere Kyle che quella era la cosa più saggia da fare.
Quindi, dopo essersi chiuso a chiave nella sua camera, Roger aprì il passaggio segreto e scese nel sotterraneo.
"Roger! Hai notizie di Jessie?..." chiese Kyle, ansiosamente, non appena lo vide.
Lui annuì. "Sì. Ho parlato con lei poco fa."
Il volto di Kyle si distese. Sorrise. "Sta bene?!.. Quando potrò vederla?"
"Molto presto. Ho mandato il mio autista a casa sua a prenderla. La porterà subito qui, e potrai vederla. Ma... Kyle, devo avvisarti di una cosa."
Kyle capì subito che c'erano dei problemi. Il tono di Roger era molto grave.
"Dimmi tutto." Lo sguardo del ragazzo era serio, ma Roger sapeva che in quel momento stava cercando di tenere a freno l'ansia.
Era un ragazzo, ma stava facendo del suo meglio per comportarsi da uomo.
"Jessie ha ricevuto altre minacce. L'organizzazione che vuole ucciderti non si fermerà finché non ti avrà trovato. E potrebbero fare molto male anche a lei."
"NO!!!!" Kyle si alzò in piedi, pallido in volto. "Non possono!!! Dobbiamo impedirlo! Ci deve essere un modo per proteggerla!..."
Roger fece un piccolo sospiro. "Un modo c'è. In realtà ne conosco solo uno. E devi essere tu a decidere. O meglio. Dovrete decidere insieme."
"Cosa?... Ma di cosa stai parlando?"
"Sto parlando di una fuga. Quando Jessie sarà arrivata qui, se lei sarà d'accordo, vi farò portare dal mio autista all'aeroporto di Aurora. Lì ci sarà un piccolo aereo ad attendervi, pronto a partire, con un pilota di fiducia. Vi porterà lontano da qui, fuori dagli Stati Uniti. In un luogo nascosto, dove potrete vivere al sicuro."
Kyle sgranò gli occhi. "Vuoi dire.. che dobbiamo lasciare ogni cosa?"
"Sì. Per salvare le vostre vite non c'è altro sistema." Roger lo guardò negli occhi. "Te la senti di affrontare questa cosa, Kyle? Perché ovviamente, Jessie dipenderà da te! Sarai tu a doverti prendere cura di lei!"
Il ragazzo rimase in silenzio per lunghi istanti. Poi disse: "Lei è tutto per me. È la cosa più importante della mia vita. Io l'amo!"
Roger accennò un sorriso. "Era proprio quello che volevo sentirti dire!..."

Nichelle si era alzata presto, e aveva deciso che avrebbe cercato di preparare qualcosa che assomigliasse almeno vagamente a una colazione.
Aveva indossato una delle magliette di Dwayne, che le stava larghissima, e si era diretta a piedi nudi verso la cucina. Dwayne dormiva ancora.
Quella era stata la prima volta che avevano dormito insieme. E fatto sesso.
Era stato bello, ripensò Nichelle mentre cercava il barattolo del caffé, cercando di fare meno rumore possibile.
All'inizio, aveva provato un po' di paura davanti a Dwayne. Lui aveva un aspetto molto rude e massiccio. Era molto riservato e parlava poco.
Però lei era riuscita ad attirare la sua attenzione. Aveva importanza se per farlo aveva praticamente quasi dovuto adescarlo?...
Nichelle sospirò. Aveva accettato di fare quel lavoro per Roger. Non poteva certo pentirsene adesso. Era troppo tardi.
Ruppe quattro uova in una padella e preparò del pane tostato.
Mentre era occupata a fare questo, all'improvviso si sentì afferrare da dietro e letteralmente sollevare da terra.
"Presa!..." disse Dwayne. E rise.
Nichelle trattenne il fiato. Non lo aveva assolutamente sentito arrivare alle sue spalle. E ancora una volta si sorprese a pensare come potesse essere possibile che un uomo con quella massa di muscoli riuscisse a muoversi con l'agilità di un gatto.
Lui la strinse a sé. Odorò il profumo di uova fritte. "Ah! Ma non sei solo brava sotto le lenzuola, piccola. Sai anche cucinare!!"
La lasciò andare e Nichelle si sforzò di sorridergli, girandosi a guardarlo. "E ho anche molte altre qualità che neanche ti immagini!!..."
Poi trattenne il fiato. Lui era lì davanti a lei completamente nudo!!!
"Non vedo l'ora di scoprire tutto quello che sai fare!!" disse Dwayne, poi la abbracciò e la baciò selvaggiamente!

Roger era stato di parola. Jessie non si sorprese. Aveva ormai capito da tempo che del suo principale ci si poteva fidare. Aveva fatto in tempo a prendere una borsa da viaggio e a metterci dentro alcuni vestiti e degli oggetti personali, poi si era vestita. Subito dopo era arrivato l'autista di Roger che con grande deferenza, trattandola come un'ospite di riguardo (e non c'erano dubbi, doveva essere stata una richiesta del suo padrone), l'aveva fatta salire sulla limousine.
Il cuore le batteva forte. Perché Roger le aveva chiesto di portarsi appresso un bagaglio? Forse aveva intenzione di trovarle un nascondiglio da qualche parte, fino a che le acque non si fossero calmate.
Jessie aveva avuto paura, ma ora che era sull'auto di Roger, diretta al Caprifoglio, si sentiva molto più tranquilla. Era sicura che lui l'avrebbe aiutata. Provava molta gratitudine nei confronti di quell'uomo. Era stato davvero quasi come un padre per lei. Forse non avrebbe dovuto pensare quelle cose, ma Roger l'aveva sempre aiutata. E non aveva mai voluto niente in cambio.
"Chissà perché lo fa?..." Si era chiesta molte volte Jessie. Poi aveva capito che Roger pensava alla propria figlia che era lontana.
La limousine oltrepassò il cancello della villa e il petto di Jessie si gonfiò in un profondo sospiro. Aveva promesso a Roger di non dire a nessuno dove andava, ma aveva lasciato a casa un biglietto per sua madre. Non aveva potuto farne a meno, perché sapeva che lei si sarebbe molto preoccupata non trovandola a casa al suo ritorno. Nel biglietto ovviamente non accennava al fatto che stava andando da Roger. Aveva solo detto a sua madre che doveva allontanarsi per un po', e di non stare in pena perché lei stava bene. Nonostante tutto, però, era sicura che sua madre non avrebbe preso tranquillamente quella situazione.
L'autista le aprì lo sportello e l'aiutò portando la sua borsa da viaggio fino dentro la villa. Poi con un mezzo inchino, la lasciò nelle mani del maggiordomo.
"Io..." cominciò Jessie esitando. "Dovrei parlare con il signor Thorpe..."
"Sì," disse Justin. "Il signore mi ha detto di accompagnarla nella biblioteca, appena fosse arrivata. Mi segua, la prego."
Così Jessie seguì il maggiordomo fino alla biblioteca, e quando entrò nella stanza, mentre il maggiordomo restava fuori, vide Roger che la stava aspettando.
"Roger!..." Sorrise Jessie.
"Sono contento di vederti e di sapere che stai bene" disse lui andandole incontro. Poi fece una cosa che a Jessie parve strana. Chiuse la porta della biblioteca a chiave dall'interno.

"Cosa sta succedendo?" chiese la ragazza. "Perché mi hai chiesto di preparare una valigia?"
Lui si era avvicinato a una delle grandi librerie che ricoprivano le pareti della stanza. "Jessie, tu non puoi restare in città. La tua vita è in pericolo, lo sai. Quegli uomini non ti lasceranno in pace. E io non voglio che ti accada nulla di male."
"Lo so… E io ti sono grata per l'aiuto che mi hai dato fino ad ora. Ma cosa posso fare? Quelli vogliono sapere dove si trova Kyle. E non mi credono quando dico che io non so dove lui si sta nascondendo!!!" Jessie sembrava combattuta fra la curiosità e la paura. Poi alla fine si decise. "Tu lo sai dov'è. Dimmi, Kyle sta bene?"
Roger accennò un sorriso. "Perché non glielo chiedi tu stessa?..." E così dicendo premette qualcosa proprio dietro uno scaffale della libreria. Si sentì un rumore metallico, e lentamente, sotto gli occhi sgranati di Jessica, la libreria cominciò a muoversi, ruotando lentamente su sé stessa. Si aprì in quel modo una porta segreta.
Ma la sorpresa della ragazza triplicò quando vide il ragazzo che stava uscendo fuori da quella porta.
"Kyle!!!..." Jessie lo guardò con gli occhi lucidi. Istintivamente gli corse incontro e stava quasi per gettargli le braccia al collo, quando si rese conto di quello che stava facendo e si fermò a pochi passi da lui, con le guance in fiamme.
Kyle sorrise vedendola. "Ciao Jessie..." mormorò. "Stai bene?"
"Sì... Sì. E tu? Tu stai bene?"
Lui allargò le braccia. "Come vedi..." Indicò Roger con la testa. "Se sono ancora vivo è grazie a lui. E... fino ad oggi sono stato praticamente in vacanza, con cibo a volontà e un letto comodo. Non mi
mancava nulla!" Fece una pausa poi scosse la testa. "No, questa è una bugia. Mi mancavi tu, Jessie."
Lei arrossì ancora di più. "Davvero?..." chiese.
"Sì, davvero."
"Ah-ehn!..." Roger si schiarì la voce e i due ragazzi lo guardarono. Lui annuì. "Sono sicuro che voi due avete molte cose da dirvi. In privato."
Sorrise. "Kyle, perché non accompagni Jessie giù nei sotterranei? Io devo fare una telefonata. Vi raggiungo fra qualche minuto, va bene?"
"Sì... Hai ragione, Roger." Kyle prese Jessie per mano e la guidò attraverso il passaggio segreto. Sentì la mano di lei tremare. "Non aver paura," le disse allora. "Non c'è nessun pericolo qui. E ci sono io con te."
"Ma io non ho paura!..." disse lei con un gran sorriso. E lo seguì senza esitare.
La libreria si richiuse dopo il loro passaggio. Roger prese il cellulare e compose il numero di Vaughn.

FINE TRENTANOVESIMA PUNTATA