SECONDA PUNTATA
Jo aprì gli occhi e quella mattina vide che Tony era accanto a lei, come al solito lui non aveva sentito la sveglia e stava ancora dormendo...
"Tony..."
Come risposta ottenne una specie di muggito e il ragazzo si girò dall'altra parte...
"Sarebbe meglio che ti svegliassi anche perché abbiamo un locale che ci aspetta... e questo locale ci da di che vivere..."
Un altro muggito..
"Vabbe' vorrà dire che non farò più nessuno di quei giochetti notturni che ti piacciono tanto."
Tony si voltò di scattò: si era svegliato
"No no mi alzo mi alzo! Guarda che comunque se non facessi più quei giochetti ci perderesti pure tu...e molto..."
"Ah modesto il ragazzo! Comunque vado a preparare la colazione… sbrigati!"
Tony la trattenne tenendola per un braccio..
"Non sarà mica una tragedia se arriviamo in ritardo per una volta, se poi è per una giusta causa.." La baciò, attirandola verso di sé.
Jo si staccò, non doveva cedere alle tentazioni.
"Non mi tentare. Si apre in orario!"
"Come sei fiscale… cos'è? Non ti piaccio più? Eppure stanotte..."
La baciò di nuovo facendola sdraiare sul letto....
Questa volta Jo cedette alla tentazione...
La telefonata di Leo Flynn, aveva svegliato Roger molto presto quella mattina. Ma c'erano alcune cose urgenti di cui parlare. La situazione era esattamente quella che lui aveva sospettato.
"Devi farmi un grosso favore," aveva detto a Leo al telefono. "Ho bisogno di te qui. Se parti subito puoi essere ad Aurora nel pomeriggio."
Dopo aver dato al suo amico e avvocato alcuni altri dettagli, e avergli raccomandato di sbrigarsi, Roger si era vestito ed era andato nello studio. 
Nonostante il tempo incerto non fosse dei più incoraggianti (grossi nuvoloni coprivano il cielo, minacciando pioggia), aveva diversi impegni per la giornata.
E quella sera, al Lighthouse, era prevista la serata in onore di San Patrizio. Doveva approfittarne.
Senza contare che proprio quello era anche il giorno in cui quel ragazzo dal nome complicato iniziava a lavorare al pub come barman.
Doveva tenerlo d'occhio.
 

Joanne si stava vestendo, erano in ritardo... molto in ritardo... ma non le importava perché si sentiva bene.
Tony sembrò leggerle nei pensieri...
"Ehh lo so.. un po' di sano sesso al mattino fa sempre bene!"
"Già.. .mi sento proprio felice... ora però muoviamoci, i clienti non aspettano!"
Ogni tanto si stupiva della sua "amicizia" con Tony, facevano ciò che fa una normale coppia ma non lo erano ed entrambi potevano vedere altre persone. Forse non ci stavano con la testa ma si trovavano a loro agio in quella situazione e per ora andava bene così...
Uscirono da casa e si diressero verso il locale; arrivati aprirono e cominciarono la giornata con il sorriso sulle labbra...

 

Roger aveva dato appuntamento a Leo al Rebellion's House, un locale che era molto popolare in città. Leo arrivò puntuale, come d'abitudine e Roger ne fu soddisfatto. Si sedettero ad un tavolo e ordinarono da bere due birre. 
Una graziosa cameriera, giovanissima, li servì. 
"Hai preso una camera in albergo?" chiese Roger a Leo. 
"Sì, ma non posso trattenermi molto. Dovrei tornare a Springfield entro la settimana." 
"Sai bene che conto sul tuo aiuto per quella faccenda... Mi fido soltanto di te!" 
Leo guardò Roger con un'espressione seria. Lo conosceva ormai da parecchi anni e sapeva di essere uno dei pochi al corrente di molte delle questioni più delicate di Roger. 
"Non ti deluderò" gli disse. 
Roger si guardò intorno. Quel locale era estremamente moderno e giovane. Notò la ragazza al bancone: molto attraente. Sorrise, come sempre era piacevole la vista di una bellezza femminile. 

Joanne era al bancone, e preparava due drink per una coppia appena arrivata... Quando furono pronti, dato che Tony stava cercando di attaccare bottone con una ragazza, Jo decise di portarli al tavolo. Si diresse verso i due piccioncini e posò le ordinazioni. 
Tornando verso il bancone scontrò un uomo distinto che stava seduto ad un tavolo con un amico: "Scusi.." 
Doveva essere un segno del Destino! La ragazza che Roger aveva notato pochi minuti prima, lo aveva urtato. Lui fece un gesto con la mano. "Non si preoccupi..." Sollevò un sopracciglio, rivolgendole uno sguardo ammirato e le sorrise. "E lei, tutto a posto?" 
"Io sì certo.. volete che vi porti qualcos'altro?" guardò l'uomo e le sembrò di aver fatto colpo... sperò solo di non dover avere a che fare con uno con la mano lunga, gliene erano già capitati e non ci avrebbe messo molto a smontare tutte le sue fantasie.... 
"No, grazie. La birra è ottima. Come pure l'atmosfera del locale..." 
Da parte sua, Leo annuì, mentre beveva un altro sorso di birra. "Concordo! Ci vorrebbe anche a Springfield un posto come questo!... Belle cameriere!!..." E strizzò l'occhio a Joanne. 
"Grazie per i complimenti, ho lavorato molto e ho ottenuto quello che volevo" Joanne usò un tono freddo e distaccato, non erano maniaci.... però erano due farfalloni. 
Roger inclinò la testa da un lato, guardando il suo vecchio amico. Leo era sempre il solito, non era cambiato di una virgola. Ma il pensiero della città nella quale si erano conosciuti gli fece nascere un commento spontaneo. "Già... per quello che ricordo, al Company è tutta un'altra musica! Ma qui non siamo nella vecchia, polverosa Springfield. Qui siamo ad Aurora, la città delle luci! Qui tutto è diverso." 
"Allora brindiamo ad Aurora!!" Leo aveva finito la sua birra. "Ne prendo volentieri un'altra, miss... Scusi, qual è il suo nome?..." 
"Joanne anche se non credo che il mio nome le servirà a qualcosa… comunque le faccio portare la birra.." 
In quel momento il cellulare di Roger squillò e lui rispose. Dopo aver scambiato poche frasi con l'interlocutore, si alzò in piedi e mise la mano al portafoglio, traendone alcune banconote che posò sul tavolo. "Mi dispiace per la tua seconda birra, Leo, ma la telefonata che aspettavamo è appena arrivata. Dobbiamo andare!..." 
Leo sembrava deluso, ma non protestò. Si alzò anche lui e scrollò le spalle.
"Sarà per un'altra volta!..." 
"Ma certo!..." Roger sorrise di nuovo, con la sua solita espressione furba. "Ti garantisco che torneremo qui molto presto!..." E mentre uscivano, lanciò un ultimo sguardo verso Joanne, facendole un breve cenno di saluto. 
Jo stava per dire alla cameriera di portare la birra all'uomo quando vide che i due se ne stavano andando... rispose distrattamente al saluto di uno e tornò al lavoro...
 

Quella mattina si era svegliato presto. Appena aprì gli occhi si guardò intorno e all'inizio si sentì confuso. Una parete color crema era sopra la sua testa e tutto intorno a lui. 
Quella non era la sua stanza. 
Ovviamente. Perché non era più a casa dei suoi genitori. 
Era stata la sua prima notte in quella città sconosciuta. E in quel momento sentì per la prima volta la mancanza dei suoi. 
Odiava doverlo ammettere ma era sempre stato un po' mammone. 
Ma solo un po'. 
Sua madre lo coccolava e lui le voleva un gran bene. Si era dispiaciuta molto quando le aveva comunicato di volere cambiare città. Non capiva perché suo figlio avesse tanta fretta di andarsene appena finito l'istituto d'arte. 
In realtà, Lij ne era certo, Sarah aveva intuito da un bel pezzo che in lui, dai 18 anni in poi, era avvenuto un profondo cambiamento. Non che si comportasse in modo particolarmente strano, ma lei era sua madre e certe cose le intuiva. Lui però non le aveva mai raccontato nulla. Non avrebbe voluto neanche più ricordarlo, ma non era facile. Per di più, quel segno che avrebbe portato per tutta la vita sulla propria pelle, gli impediva di dimenticare. 
D'improvviso udì delle risate arrivare da fuori. Erano voci giovani. Studenti sicuramente. 
Perché li vicino c'era un'università. 
Gli anni di studio... dove ancora non si doveva affrontare il mondo e ci si divertiva, avrebbero dovuto essere sereni per lui. Invece non lo erano stati.
Almeno non nella maniera in cui avrebbe voluto. 
Ricordava feste in cui si era preso delle sbronze pazzesche, vomitando anche l'anima nel gabinetto della casa di turno o nel cesso poco invitante di qualche locale. Una volta aveva preso anche una roba in pasticche che aveva avuto l'effetto di mandarlo fuori di testa e di fargli fare cilecca con una mora mozzafiato che aveva conosciuto una sera in discoteca. 
Che pessima figura. Non riusciva a smettere di ridere e quella forse pensando che la stesse sfottendo gli aveva stampato cinque dita comprensive di anelli sulla guancia destra e tanti saluti. 
Bel ricordo davvero quella serata. Il mattino dopo aveva la testa che gli scoppiava e lo stomaco così sottosopra che aveva digiunato tutto il giorno, mentre il *suo amico* aveva vegetato in uno stato di coma temporaneo. Da quella volta aveva giurato a se stesso che non avrebbe più preso quella schifezza in vita sua. Ma non aveva solo ricordi spiacevoli. Ovviamente spesso si era divertito ma mai con troppa convinzione in realtà. 
Quante ragazze si era portato a letto? A quante aveva spezzato il cuore? Non se ne ricordava più. 
Era diventato davvero abile ad adescare le donne. E anche odiato da molte di queste. Certo un bel cambiamento da verginello di primo pelo a seduttore nel giro di poco più di un anno. 
Una volta una graziosissima ragazza dagli occhi verdi e l'aria da santarellina, con cui era uscito per un mesetto, quando lui era andato a trovarla per scaricarla con la solita solfa del "non ti merito", gli aveva semplicemente
detto "Quando la smetterai di fuggire dai tuoi sentimenti?" 
Caspita che intuito! Ma lui non le aveva dato retta e aveva continuato a folleggiare fino alla fine dell'Accademia. 
Finiti gli studi aveva deciso di cambiare vita. O meglio di iniziare ad organizzarsela. Perché in ogni caso era sempre stato maturo nonostante la giovane età, ed era un tipo che comunque voleva arrivare nella vita, anche se negli ultimi anni era andato spesso oltre il limite. Certo non sarebbe tornato più quel timido ragazzo che era stato, e forse era meglio così, ma comunque avrebbe iniziato a crearsi un futuro. Finiti gli studi veniva il tempo di costruire il proprio domani. Non amava perdere tempo. Quindi si era subito trasferito per imparare a cavarsela da solo. 

 

D'un tratto gli ritornò in mente la cameriera bionda al pub di Thorpe. Anche lei aveva l'aria da brava ragazza. Chissà poi se lo era sul serio. Comunque l'avrebbe rivista presto. 
Improvvisamente realizzò. Quella sera sarebbe stato il suo primo giorno di lavoro. 
Come aveva detto? Regole da rispettare e puntualità.... mhh non erano il suo forte, ma si sarebbe adattato. Il signore sembrava un tipo che era meglio non contrariare. 
Si alzò e andò verso la finestra. La giornata era nuvolosa. Forse più tardi avrebbe piovuto. 
Niente corsa al parco per quel giorno. Si avviò verso la cucina e lo accolse un Sirio scodinzolante. 
"Ehilà bello!" e si chinò ad accarezzare il suo amico. 
"Ho bisogno di una bella colazione!" ma quando andò ad aprire un'anta della cucina ebbe una sgradita sorpresa. 
Vuota. 
"Che cretino! Ieri mi sono dimenticato di fare la spesa!" e improvvisamente sentì ancora di più la nostalgia di sua madre. Che meravigliose colazioni che gli preparava la mattina! Quel profumo di biscotti appena sfornati... 
Ma un gorgoglio gli ricordò che il suo stomaco reclamava urgentemente di essere riempito per bene. 
Si fece una doccia al volo e uscì per fare colazione. 
"Non temere Sirio quando torno ti do da mangiare." 
Appena uscito in strada, una aria sottilmente gelida lo investì in pieno volto.
Osservò i nuvoloni che si addensavano nel cielo. E si strinse di più nel cappotto. Un buon cappuccino caldo, ecco cosa ci voleva. 
Si guardò attorno. Certo che su quella strada c'era davvero di tutto. Negozi di ogni genere. Non avrebbe avuto grosse difficoltà per gli acquisti. 
Poco più tardi rientrò e diede da mangiare a Sirio, che divorò felice il cibo nella ciotola. 
Quella giornata l'avrebbe dedicata a sistemare le sue cose, ancora nelle valigie, e a fare un po' di spesa. 
«Mi sa che prima che prendo il ritmo ci impiegherò un mese!» pensò sconsolato alla vista dell'appartamento che sembrava reduce da un'ispezione della omicidi. 
«Sono qui solo da ieri e già guarda che casino!»
Improvviso un raggio di sole filtrò attraverso le nubi. Il salone fu illuminato da una malinconica luce crepuscolare. 
Si voltò e si vide riflesso nello specchio appeso alla parete. Guardò i propri occhi e notò come il loro colore fosse diventato di un verde molto particolare. L'istinto gli fece afferrare la macchina fotografica con la quale catturò quel debole bagliore nella sua prima fotografia in quella nuova casa. 

 

La North Shore Wireless era stata creata 12 anni prima da un uomo che aveva costruito la sua fortuna praticamente dal nulla. Arthur B. Grahn aveva molte doti: intelligenza, fiuto per gli affari, ed era un campione a bridge. Ma a portarlo alla rovina era stato il forse suo unico difetto: si fidava delle donne. O meglio, si era fidato della  donna sbagliata. 
Ora, Mabel Grahn, ex-PR della sua società, ex-amante, ex-socia in affari e vedova (esattamente in quest'ordine) di Arthur, era a capo di tutto. E Arthur B. Grahn giaceva sotto alcuni metri di terra, con una bella lapide in marmo a decorare il tutto.
Mabel stava terminando di controllare su Internet alcune informazioni.
L'interfono suonò e la voce della sua segretaria annunciò: "Il signor Thorpe è appena arrivato. Lo faccio passare?..."
Mabel fece un profondo respiro. Chiuse il computer portatile e rispose alla segretaria: "Sì, Wendy, grazie."
Così, il famoso Roger Thorpe delle Industrie Spaulding era arrivato. 
Aveva letto molte cose su di lui, ed era curiosa di conoscerlo.
Si alzò in piedi e sorrise furbescamente, aspettando che Thorpe entrasse. Si attendeva grandi sviluppi da quell'incontro.
"Prego, accomodatevi. La signora Grahn vi sta aspettando." La segretaria, una donna sui trent'anni, con capelli castani portati cortissimi, rivolse a Roger e a Leo un cenno formale, indicando l'ufficio di Mabel.
I due uomini varcarono quindi la soglia dell'altra stanza. Roger sollevò impercettibilmente le sopracciglia davanti all'arredamento, che era molto diverso da quello che ci si potrebbe aspettare di trovare generalmente in un ufficio.
Era un'ampia stanza, con un'unica grande finestra sul lato sinistro. Dal soffitto pendeva un gigantesco lampadario di vetro di Murano (comprato appositamente in Italia), composto di una miriade di pendagli luccicanti. I mobili erano di ebano, nero come la notte. Ma era soprattutto la tappezzeria a dare una impronta decisamente insolita all'ambiente.
Le pareti erano rivestite di un tessuto damascato color rosso scuro, e anche il pavimento era dello stesso colore sanguigno, grazie a una moquette che lo ricopriva completamente.
Gli occhi di Roger si ridussero a due sottili fessure mentre un vago sorriso gli piegò gli angoli delle labbra. Quella donna giocava a sconcertare gli altri.
Mabel gli tese la mano. Lo aveva riconosciuto dalle foto che aveva trovato su Internet. "Lieta di conoscerla, signor Thorpe. Sono Mabel Grahn."
Roger strinse la mano di lei. "Molto lieto" disse, e subito aggiunse, rivolgendo uno sguardo al suo compagno: "Mi permetta di presentarle il mio avvocato, Leo Flynn..."
Mabel annuì. "Piacere."
Leo arrossì lievemente, incrociando lo sguardo di lei. 
Era molto bella, convenne tra sé Roger. Alta, lunghi capelli neri che le ricadevano sulla schiena, e occhi blu dal taglio a mandorla. 
Indossava un tailleur blu scuro, quasi nero, con il seno che si indovinava prosperoso dalla scollatura. Non era volgare, ma molto seducente.
Era, insomma, un insieme davvero singolare e affascinante, lo stesso fascino di una Vedova Nera.
"Sono stata sorpresa della sua richiesta di un appuntamento, signor Thorpe" disse Mabel. Si era seduta dietro la sua scrivania e con un cenno della mano invitò i due uomini ad accomodarsi.
"Davvero?..." Nella voce di Roger era chiara una nota scettica e gli occhi di Mabel brillarono, mentre lei stringeva le labbra per dissimulare un sorriso.
"Naturalmente!" Si appoggiò allo schienale della poltrona. "Non mi aspettavo che una piccola ditta come la North Shore Wireless potesse interessare le grandi Industrie Spaulding!..."
Roger intrecciò le dita delle mani, con aria estremamente rilassata.
"In effetti, sono qui per mettere in chiaro alcune cose." Attese qualche istante, e studiò la reazione delle proprie parole sulla donna. Lei non aveva battuto ciglio, quasi fosse fatta di granito. "La North Shore Wireless ha fatto un'offerta per uno degli appalti delle Industrie Spaulding..." Fece un cenno a Leo che aprì la sua valigetta e ne trasse alcuni documenti e glieli porse. 
Roger posò i documenti sulla scrivania, davanti agli occhi di Mabel, che avevano iniziato a mandare lampi.
"Non è stata una mossa molto furba, signora Grahn. E il suo giochetto non ha funzionato" disse Roger. "L'impiegato che le ha fornito certe informazioni Top Secret è stato licenziato. Ho voluto incontrarla personalmente per essere molto esplicito. Non tollererò che fatti del genere si ripetano. Sono stato sufficientemente chiaro?..."

Ma come osava, quell'uomo??!!... 
Mabel lo fissava duramente, la mascella serrata e il volto pallido sotto il trucco perfetto.
Era lì, nel suo ufficio, e la stava praticamente minacciando!!
Riuscì a dominare la collera, e con un tono di voce incolore affermò: "Lei è stato molto chiaro, signor Thorpe. Ma temo che ci sia stato un terribile malinteso. Posso garantirle che qualunque offerta sia partita dalla North Shore Wireless è stata fatta in totale trasparenza."
Roger scosse la testa.
"Peccato che le mie informazioni dicano il contrario." Era profondamente seccato da quella faccenda. Quella donna non si rendeva conto con chi aveva a che fare. Lui aveva usato certi trucchetti quando lei era ancora in fasce.
"Lei mi sta offendendo." Mabel si alzò in piedi, bella e terribile come l'immagine di una regina offesa. "E per sua norma e regola, ho smesso di fare... *giochetti*... quando avevo cinque anni. Se ha delle prove di quello che afferma, perché non mi ha denunciato?"
Anche Roger si alzò, mentre il povero Leo rimase seduto, un po' interdetto, spostando lo sguardo dall'uno all'altra.
"Ho tutte le prove che mi occorrono. E ho preferito liquidare la faccenda in privato. Non mi interessa fare scandali. Ma non provi ancora ad incrociare la mia strada, signora Grahn. O qualcuno potrebbe cominciare a chiedersi come abbia fatto il suo defunto marito a lasciare questa valle di lacrime." La voce di Roger non suonò meno dura di quella di lei. "Bene! Credo che non abbiamo più nulla da dirci."
Fece un cenno a Leo che si alzò di scatto, rigido ed impettito.
Non aveva detto una sola parola, visto che Roger aveva condotto il gioco da solo. Guardò Mabel e distolse lo sguardo. Era davvero molto, molto bella!... Le fece un breve gesto di saluto e seguì Roger fuori dall'ufficio della Vedova Nera.
Quando rimase da sola, Mabel andò al mobile bar e si versò un'abbondante dose di whisky.
Quel lurido bastardo!!! L'aveva umiliata!... L'aveva trattata come se fosse stata una nullità!!! Nessun uomo, fino a quel momento, aveva osato tanto.
Vuotò il bicchiere d'un fiato. 
Gliel'avrebbe fatta pagare, e con gli interessi. Roger Thorpe doveva ingoiare ogni singola parola che aveva pronunciato quel giorno.
Ma... come fare? Doveva scoprire i suoi punti deboli. Ogni uomo ne ha.
Però con lui era stato diverso. Era la prima volta, per Mabel, che il suo fascino faceva cilecca. Nessun uomo, prima d'allora, aveva potuto guardarla e restarle indifferente. 
Per esempio, quel tale... l'avvocato... Sì, come aveva detto che si chiamava? 
Ah, già! Leo Flynn...
Mabel sorrise, sprezzante, riacquistando sicurezza. Quel Leo era tutt'altra faccenda. E adesso sapeva da dove poteva cominciare per prendersi la sua rivincita.
Leo Flynn era la chiave che le avrebbe permesso di accedere ai segreti di Roger Thorpe!!!.....
 
 Tutto era pronto, non sarebbe stata una serata diversa dalle altre perché ogni volta era come una festa....Tony si avvicinò con un sorriso trionfatore sulle labbra...
"Ce l'ho fatta! Il tuo Tony, gran seduttore, è riuscito a farsi dare il numero di quella bella bionda di prima...."
"Bene! Anche io ho fatto colpo su due farfalloni... temo che li rivedremo presto... comunque sono contenta per te!" E lo era veramente perché vedeva che lui era felice.
"Ah sì? E non sei gelosa?"
"No... perché, dovrei esserlo?"
"...No no...era così per sapere se ti dava fastidio..."
"Sappiamo tutti e due com'è la nostra situazione, per cui che senso ha essere gelosi? Non lo sono...davvero..."
"Ok ok... meglio così, mi dispiacerebbe farti star male..."
"Lo so..... ora vai a prepararti!"
Ripensava a quei due, quello che aveva chiesto la birra la faceva sorridere perché sembrava che dipendesse molto dall'altro.... e lei non era mai dipesa da qualcuno. E non lo sarebbe mai stata…
 

Elijah guardò l'orologio. Erano quasi le 19:00. Quindi tempo di avviarsi. 
Era la sua prima sera di lavoro, e ci teneva a fare una buona impressione. Sirio, convinto che si preparasse per una passeggiata, gli girò intorno, scodinzolando e abbaiando festoso. 
Lij lo guardò mortificato. 
"Mi dispiace, ma non stiamo per uscire... o meglio io esco mentre tu vai dalla nostra portiera che è stata così gentile da offrirsi di tenerti con sé questa notte." 
Il suo amico lo fissava incuriosito. 
"Accidenti devo trovare una soluzione..." 
Sbuffò. Era un bel problema. Dove avrebbe lasciato il suo cane quando andava al lavoro? 
Ma in quel momento non poteva pensarci. Doveva proprio scappare. 
Si guardò allo specchio. Camicia bianca attillata, cravatta lasciata un po' lenta e gilet verde. D'altronde quella sera si festeggiava San Patrizio e qualcosa di verde ci voleva, come gli aveva insegnato suo nonno. Il capello era un po' pazzo, e il viso perfettamente sbarbato. 
Cercò di assumere un'aria seria. Ma forse non ce ne sarebbe stato bisogno. In fondo lavorava in un pub. Mica in una banca! 
Indossò il lungo cappotto nero. Il suo preferito, che sua madre gli aveva regalato due natali prima. 
"Be' direi che posso andare!" e si fece l'occhiolino allo specchio, passandosi il pollice sotto il mento. Sollevò il colletto del paltò. 
Fuori sembrava tirasse un bel venticello. 
"Ok, forza mio fedele cane!" 

Dopo poco era in strada. La serata non era male, e il cielo si era schiarito parecchio dopo lo sgrullone di pioggia del pomeriggio. 
Guardò in alto. Sirio risplendeva nel cielo, ora privo di nubi. La stella più brillante del cielo... 
La strada era illuminata da tanti lampioni. Era suggestiva a vedersi. 
Certo che con tutta quell'illuminazione era un miracolo che si vedesse qualche stella. Decise che appena avesse avuto una serata libera se ne sarebbe andato fuori città ad osservare il firmamento...ne aveva davvero voglia. 
Improvvisamente sentì delle risate alle proprie spalle. Si voltò e vide due ragazze, che non potevano avere più di 18 anni, confabulare tra di loro e guardare nella sua direzione. Una di loro in particolare. Con lunghi capelli castani e dei pantaloni attillati che scendevano perfettamente su dei fianchi niente male. Lo fissava con le guance in fiamme. 
«Questa sera la biondina al pub non mi sfugge» pensò compiaciuto regalando un sorriso alla moretta che abbassò lo sguardo in evidente stato di imbarazzo. 
«Voglio conoscerla.»
Proprio in quell'istante arrivò l'autobus che attendeva. 
Dopo aver lasciato gli uffici della N.S.W, Roger era salito al volante della sua auto, sempre in compagnia di Leo, e si era diretto verso il Lighthouse. Non poteva mancare a quella serata. Per quanto, non avesse alcuna voglia di stare in mezzo alla gente. No, quella sera avrebbe preferito trovarsi molto lontano da lì...
Ma aveva degli impegni da rispettare, e non si sarebbe tirato indietro. Non lo faceva mai.
Arrivarono al locale e videro Nichelle e Francine. Del nuovo barman neanche l'ombra. Roger sperava di non doversi pentire della decisione di assumere -anche se in prova- un ragazzo che conosceva appena e per di più nuovo della città.
Le ragazze avevano decorato il locale con grandi quadrifogli di seta e piccoli festoni di varie tonalità di verde brillante. Per l'occasione avevano indossato nastri (anch'essi verdi) tra i capelli.
Nichelle lo guardò sorridendo: "Roger... tu non rispetti la tradizione!!" e così dicendo gli sistemò un fazzoletto verde nel taschino.
Lui ricambiò il sorriso. "Hai ragione, Chelley, ti ringrazio!..." 
Ma era distratto. La sua mente era altrove.
Nichelle lo fissò, silenziosamente. Non fece alcun commento perché ormai sapeva bene che il suo capo aveva un carattere particolare, e in certi momenti era molto meglio lasciarlo stare. 
Quindi sorrise a Leo che aveva preso uno dei finti quadrifogli e lo aveva appuntato al risvolto della giacca.
I due uomini si sedettero poi a un tavolo, in fondo alla sala. Il locale stava quasi per aprire al pubblico e Roger chiese a Francine di portare loro due Martini con ghiaccio, prima che fosse troppo occupata con i clienti.
Leo apprezzò l'iniziativa di Roger, e apprezzò ancora di più il suo Martini.
Roger scrutò il vecchio amico. C'era qualcosa che voleva dirgli fin dal momento in cui avevano lasciato la N.S.W.
"Non lasciarti incantare da quella donna, Leo."
L'altro lo fissò sorpreso, non meno di quanto lo sarebbe stato se Roger gli avesse detto che era appena atterrato un disco volante.
Corrugò la fronte. "Non capisco che cosa vuoi dire..."
"Mi hai capito benissimo!!" Roger scrollò le spalle. "Ho visto come guardavi Mabel Grahn. Ma quella donna è pericolosa. Stalle alla larga, è meglio."
Leo bevve un altro, lungo sorso dal proprio bicchiere. "Non sono uno sprovveduto!" Sembrava risentito dalle parole di Roger. "E del resto io non ti ho mai detto come dovevi comportarti con le donne... Come con Holly, per esempio!..."
"Che dici??.... La situazione è ben diversa!!! Holly è..." Ma Roger non continuò la frase. Stava quasi per dire *Holly è mia moglie* e la cosa ebbe il potere di disorientarlo. Holly non era più sua moglie da tanto di quel tempo... Una vita intera!
Serrò la mascella e fissò cupamente il bicchiere davanti a sé.
"Beh, Leo... In effetti sei grande abbastanza da sapertela cavare da solo. Fa' conto che non ti abbia detto niente!..."
Leo fece un rapido cenno con la testa. "Nessun problema, Roger."
Ma -invece- Roger non poté impedirsi di pensare che purtroppo almeno il pericolo di un problema c'era. E non avrebbe dovuto sottovalutarlo.
 

Controllò di nuovo sull'orologio. Erano le 19:30 in punto. «Puntuale come un orologio svizzero!» pensò sorridendo. 
Si trovava di fronte all'entrata del pub e da dentro sentiva provenire un certo chiacchiericcio. 
Varcò allegramente la soglia. E appena entrato incrociò lo sguardo di una delle cameriere. Le rivolse un sorriso malizioso. Poi si guardò intorno. C'erano festoni appesi alle pareti e quadrifogli sparsi un po' ovunque, tutto in varie tonalità di verde. 
Ovvio era la tradizione! 
Chissà dov'era il Signor Thorpe? Non riusciva a vederlo, in mezzo a quel viavai di gente. E realizzò che quella sarebbe stata sicuramente una serata divertente. Il suo primo giorno di lavoro coincideva proprio con la festa del patrono d'Irlanda! I casi della vita. 
Poi vide la ragazza che l'aveva aiutato a preparare il Daisy il giorno prima, venirgli incontro con passo felino. 
"Ciao! Sei in perfetto orario, e questo è un bene, il signor Thorpe è un tipo molto preciso!" gli disse con voce dolce. 
Lij sorrise "L'avevo intuito..." e lei non potè fare a meno di notare che occhi fantastici si ritrovasse a possedere il loro nuovo giovane barman. Così grandi e blu. 
"Dove posso poggiare le mie cose?" 
Gli indicò un punto dietro il bancone del bar. Lui ringraziò e si diresse verso il guardaroba. E mentre si toglieva il cappotto sentì chiaramente uno sguardo insistente alle proprie spalle. Chiuse la porta dietro di sé e se la ritrovò davanti. Lei lo fissava con fare malizioso. 
«Non sei niente male tesoro, ma questa sera la mia preda è un'altra...»
Cercò di individuare dei capelli biondi nel movimento generale ma non li trovò.
Allora la domanda gli sorse spontanea. 
"Scusami ma mi sembra che manchi qualcuno..." 
Lei si accigliò. La prima volta che l'aveva visito entrare nel pub si era subito accorta che lui aveva messo gli occhi su Jessie. Quella biondina andava per la maggiore, dato che anche quell'altro tipo era venuto a infastidirla la stessa sera che Lij era entrato lì. Si sentì un pochino offesa nella propria femminilità. E lo guardò di traverso con un sorriso tirato. 
"Se ti riferisci a Jessie, questa sera non c'è. Non si sentiva bene e quindi non è venuta." 
Lij lasciò che la mascella penzolasse leggermente nel vuoto per un istante. 
Un'occasione sfumata! 
Poi però riprese subito il controllo. 
"Mi dispiace per lei, si perderà una bella serata... quindi si chiama Jessie?" 
Lei annuì con un cenno della testa e Lij si accorse che forse era il caso che chiedesse anche alla propria affascinante interlocutrice come si chiamasse. 
"Perdonami, non mi sono presentato, mi chiamo Elijah e tu?" 
"Nichelle, scusami ma ora ho da fare." E con un l'aria stizzita si voltò e si allontanò. 
«Figurati! Come siamo suscettibili!»
 

Tony aveva finito la sua esibizione ed ora aveva lasciato lo spazio a Joanne che per quella sera avrebbe cantato... l'atmosfera era frizzante e tutte le persone che c'erano si stavano divertendo molto...
Non gli sembrava ci fossero problemi e aveva chiesto ad una delle cameriere se sarebbero riusciti a cavarsela se lui se ne fosse andato; la risposta era stata affermativa e così Tony aveva raggiunto la ragazza che aveva conosciuto, Sarah, e insieme decisero di andare via dal Rebellion's House per continuare la serata altrove..... "A casa tua" aveva pensato Tony quando Sarah gli aveva chiesto dove sarebbe voluto andare, molto probabilmente ci sarebbe riuscito e l'idea lo eccitava.
Joanne aveva deciso di festeggiare il giorno di San Patrizio concedendosi alcune esibizioni canore...
Dirigendosi verso l'uscita fece un cenno a Joanne indicando Sarah e la salutò, sperando che non si fosse arrabbiata per questo suo permesso dal lavoro...
Jo ricambiò il cenno ma era infastidita dal comportamento di Tony, non avrebbe dovuto lasciare il locale a metà serata. O perlomeno avrebbe dovuto prima chiederglielo...
Lui lavorava lì e non era il proprietario del locale per cui non poteva prendere decisioni senza prima consultarla! Se voleva portarsi a letto quella, era libero di farlo ma almeno doveva aspettare di finire di lavorare... il giorno seguente doveva parlargli e doveva mettere in chiaro questa cosa.
Jo continuò a cantare, tutti i suoi pensieri non avevano minimamente disturbato la sua esibizione e così fortunatamente nessuno si era accorto del suo stato d'animo..
Mancava poco all'apertura del locale. Lij si era sistemato dietro al bancone pronto a far fronte a qualunque tipo di richiesta gli fosse stata fatta. Nichelle gli era accanto. Aveva abbandonato l'espressione infastidita di poco prima e ora stava controllando che tutto fosse a posto.
«Le donne sono proprio strane, cambiano umore di continuo...»
Poi lo vide. Thorpe era seduto in fondo alla sala e lo fissava con uno strano sorriso sulle labbra.
Improvvisamente Lij capì che probabilmente lo stava osservando da quando era entrato. Doveva essere uno a cui non sfuggiva nulla e amava avere le situazioni sotto controllo. 
«Non è un problema» pensò «non mi coglierà in fallo.»
Guardò l'ora. Erano le otto e Nichelle stava andando ad aprire il locale. 
Poco dopo l'apertura arrivarono diverse persone che avevano prenotato per la cena. L'atmosfera era allietata da una musica celtica.
«Conosco questa cantante... mi piace!» pensò mentre suonavano le note di 'The bonny swan'.

Mentre stava canticchiando si avvicinò la cameriera dai capelli scuri per consegnargli delle ordinazioni. Ed Elijah si mise subito al lavoro.
"Comunque io mi chiamo Francine, tu sei Elijah, n'est pas?"
"Oui, mais tu peux m'appeller Lij, mademoiselle" e fece un sorriso a trentadue denti.
Lei sentì improvvisamente le guance colorarsi di rosso, e non per la temperatura interna del locale. Gli occhi le si illuminarono come stelle.
"Parli francese!" con una voce entusiasta. 
"Discretamente" con falsa modestia.
"Allora come ti sembra il Faro?"
Lij la ascoltava mentre continuava nella preparazione delle bevande.
"E' un posto molto carino e mi ci trovo a mio agio"
"Perché?" chiese lei incuriosita.
"I miei nonni sono di origini irlandesi, e anche se non sono mai stato in Irlanda, loro me ne hanno parlato molto "
"Davvero! Ma tu guarda che caso!" e ridacchiò.
Lij la fissò un attimo e pensò che aveva l'aria simpatica. Non molto alta, paffutella e con tanti ricci neri in testa. Nell'insieme era graziosa. Non il suo tipo ma piacevole.

Dopo che Francine aveva preso le ordinazioni, ci fu un attimo di pausa. E in quell'istante vide Thorpe che si avvicinava al bancone.
"Tutto okay?..." gli chiese Roger, scrutando il volto del giovane.
"Tutto sotto controllo."
Roger si sedette su uno degli sgabelli, approfittando di quel momento di relativa calma. "Che ne dice di una birra insieme, e di quattro chiacchiere, ora che ha dimostrato di saper affrontare la clientela da serata di festa?"
"Molto volentieri" rispose Elijah, prendendo dal frigo sotto il bancone due bottiglie di Ceres e stappandole. 
Roger prese quella che il ragazzo gli porgeva e ne bevve un lungo sorso. "Come sta suo padre? Non lo sento da un po'..."
"Sta bene... L'ho sentito proprio questa mattina. È lieto che lei abbia acconsentito ad offrirmi questa possibilità."
Thorpe rimase per un attimo in silenzio. "Io le ho solo dato un'opportunità. Sta a lei riuscire a farla fruttare" disse 
infine. "Ma, da quello che ho visto fino ad ora... ci sono buone prospettive, sia per me, o meglio, per il mio locale, che per lei." 
Roger sorrise. Decise che il tono della conversazione poteva anche assumere una piega meno formale. Aggiunse quindi: "Ma ci vada piano con le cameriere! Ha rischiato di fare arrabbiare la nostra Nichelle. Davvero inedito!... Anche se mi è parso di capire che le sue attenzioni siano puntate in un'altra direzione." Aveva parlato in tono casuale, ma aveva colpito nel segno. "Peccato che la piccola Jessica abbia l'influenza, n'est pas?"
Lij sollevò le sopracciglia, sorpreso. 
«Ops........ Se vorrò mandare al diavolo quest'uomo, meglio che lo faccia tra me e me...»
"Touché!..." replicò poi ad alta voce, con un sorriso divertito.
Roger terminò la sua birra, sempre con il sorriso sulle labbra, e tornò al tavolo dove era rimasto ad aspettarlo Leo. 

La serata continuò senza intoppi. E tra un Martini con ghiaccio e un Bloody Mary, Lij riuscì a trangugiare abbastanza alcool da permettersi un ritorno a casa decisamente accaldato.
La musica era piacevole e la vista di tanta gente dall'aria divertita gli permise di trascorrere la sua prima serata in quel pub in modo decisamente piacevole. 
Peccato per la bionda. Se ci fosse stata anche lei sarebbe stata praticamente perfetta!
Mentre Nichelle continuava a passargli davanti camminando in modo decisamente provocatorio, Lij pensò che le cose erano due, o le veniva naturale, oppure cercava guai. Di quelli che a lui piacevano molto. E chissà che una di quelle sere non avrebbe esaudito quel capriccio. D'altronde aveva voglia di una donna. Anche se solo ed unicamente per un po' di sano sesso. E quella sensuale pantera sembrava di quelle esperte.
Erano ormai quasi le tre quando il locale chiuse i battenti. Si diresse verso il guardaroba per prendere il suo cappotto quando realizzò che per tornare a casa probabilmente avrebbe dovuto trovare un taxi. Il pensiero gli tornò al matto dell'aeroporto.
Rabbrividì al ricordo di quel tragitto in macchina. Si guardò intorno. Thorpe aveva lasciato il locale prima. Era libero di andarsene.
«Ok vediamo di ritornare al mio letto tutto intero..»
Poi udì una sensuale voce alle spalle. "Come torni a casa?"
Lij sorrise "Stavo giusto pensando a questo Nichelle. Credo prenderò un taxi"
Lei gli lanciò uno sguardo malizioso. "Se vuoi ti do un passaggio io.."
"Ti adorerei se lo facessi..." fissandola.
"Bene, allora indossa questo" e gli porse un casco.
"Oh ,vedo che sei una amante delle due ruote!"
"Già, vogliamo andare?" gli rispose Nichelle.
"Ti seguo senza indugio!"
E salirono sulla moto di lei.
E Lij pensò bene di aggrapparsi con molta cura alla guidatrice. 
Peccato che non poté vedere il sorriso di soddisfazione sul viso della sua accompagnatrice.
Arrivarono al civico 1002 di Garden Road in breve tempo. Lui scese dalla moto e si tolse il casco porgendoglielo.
"Sei stata davvero un tesoro, appena riesco a sistemare un po' il mio appartamento, una di queste sere ti invito per un caffè, che ne dici?"
"Dico che è un ottima idea..." e gli lanciò uno sguardo complice.
Lij si chinò verso di lei e le sussurrò un "Buonanotte" carico di significato. 

FINE SECONDA PUNTATA