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QUINTA
PUNTATA
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Joey
finalmente arrivò a casa... Era l'alba... Aveva passato la notte
fuori...
Aveva freddo ed era stanca. Senza fare rumore se ne andò in bagno per farsi una doccia... Non voleva farsi vedere così mal ridotta da Jessie. Dopo che aver indossato il pigiama, se ne andò a letto dimenticandosi di puntare la sveglia. Erano
le dieci quando Jessie si svegliò... Per fortuna lei aveva
una lezione alle undici e poi al pomeriggio. |
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Ecco,
era successo di nuovo. Ciò che non doveva succedere era avvenuto
e così Jo si era ritrovata nel suo letto.... ancora una volta.... |
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Faceva
molto freddo quella mattina, e nonostante ormai si fosse quasi a Pasqua,
c'era stata una leggera nevicata in tutta la regione. Anche Aurora,
quella mattina, si era risvegliata sotto una trina bianca. |
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Quella
mattina Roger si era svegliato all'alba, e -chiuso nel suo studio-
aveva elaborato nuovi progetti, e fatto varie telefonate per definire
alcune acquisizioni di diversi pacchetti azionari e anche altri affari.
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A
Los Angeles, Jake Barnes, proprietario dell'emittente televisiva LANW
stava controllando alcune pratiche nel suo ufficio. Era da diverso
tempo che teneva sotto controllo la televisione di Aurora, la WTWR.
Lui infatti ne possedeva il 50% e ultimamente le cose non stavano
andando per il verso giusto. Ora stava vedendo che l'altra metà,
prima suddivisa tra parecchi piccoli proprietari, era stata riunita
e acquisita da un certo signor Thorpe. «Che diamine avrà
in mente questo tizio?» |
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Quando
il telefono squillò di nuovo, sulla linea privata, per l'ennesima
volta in quella frenetica mattinata, Roger non rispose immediatamente.
Prima terminò di richiudere alcuni documenti importanti nella
cassaforte. Infine si decise ad avvicinarsi alla scrivania e sollevò
la cornetta. |
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Quando
ebbe chiuso la comunicazione con il signor Thorpe, Jake chiamò
la sua segretaria: "Ascolti, io dovrei assentarmi per qualche
giorno. Mi prenoti un volo per Aurora, Illinois, il più presto
possibile e dica a Lauren di telefonarmi appena avrà un momento
libero sul mio cellulare." |
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Harriet
come sempre prese la posta per selezionare quella personale dalle
fatture. Per un attimo il suo cuore perse un colpo.. poi vista bene
l'intestazione, si calmò. |
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Jake
Barnes si trovava sull'aereo... Avrebbe dovuto fermarsi prima a Chicago
e lì prendere la coincidenza per Aurora.
Stava pensando a chi avrebbe incontrato in quella città quando sentì suonare il suo cellulare...: "Pronto?" "Ciao Jake, sono Lauren." "Ciao Lauren, grazie per aver chiamato. Volevo dirti che mi devo assentare per alcuni giorni da LANW e perciò ti dovresti occupare di tutto. Mi spiace dovertelo dire per telefono ma è successo tutto così velocemente che non ho avuto il tempo di avvisarti di persona." "Non ti preoccupare me la caverò." "Ottimo, per qualsiasi cosa puoi chiamarmi in ogni momento ma so già che non avrai problemi perché sei la migliore collaboratrice del mondo." Era da tanto che non faceva un complimento a Lauren e qualche volta se lo meritava proprio. Dopo
aver salutato Lauren decise di chiamare la moglie... Non era a casa
quando era rientrato per fare le valigie... Aveva lasciato un messaggio
sulla bacheca ma era meglio dirglielo a voce.
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Appena
entrato nel bar, Roger ordinò un caffè. |
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Jo
e Tony avevano fatto il tragitto assieme ed erano arrivati in orario
al Rebellion's House... per tutto il tempo Jo non aveva proferito parola,
immersa nelle sue riflessioni, e Tony sapeva che quando si comportava
così era meglio lasciarla in pace...
Jo aprì il locale e impartì le solite raccomandazioni ai dipendenti, il discorso con Tony lo avrebbe affrontato all'ora di chiusura... sperando di non finire nuovamente nel suo letto... Improvvisamente le venne in mente Roger, in quell'uomo c'era qualcosa di nascosto che non capiva e questo le dava fastidio anche perché non aveva la possibilità di comprendere se era un pericolo. Decise di chiamarlo, parlandogli ancora un po' magari avrebbe risolto i suoi dubbi... |
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Armand
trasse dalla tasca un taccuino nero e lo posò sul bancone del
bar, davanti a Roger. "Qualcosa. Ma so che posso fare di meglio.
Quella donna crede di essere astuta. Però io sono un osso duro." |
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"Pronto?" |
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Harriet
acchiappò il telefono e chiamò Virgie: era in casa....
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Erano
le due del pomeriggio quando Joey si svegliò... Aveva un fortissimo
mal di testa... "Cavoli che male. Ma quanto ho bevuto ieri?" |
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Sedute
sul lettone di Virgie le due cugine parlarono, e parlano -non era un
pranzetto a due -ma la Festa- e Virgie, dopo aver esaurito tutto il
suo più colorito vocabolario, prima tacque, poi disse..........
"Accetto!!!! Alle tue condizioni, anche se non ho ancora capito quali siano veramente." "Subito, cara mia, riassumo. Chi dovevo invitare? Te, ovviamente sei pure gradita. Quindi ti vesti per una volta come dico io, ovviamente come una regina, ma senza eccezioni. Nessuna." "Ok -mi vesto come vuoi, mi pettino come vuoi tu, i gioielli li scegli tu.......... e soprattutto, non mi meraviglio di nulla e di nessuno. Ok?! C'e altro???" -urlò stravolta Virgie. "Eh.... sì" disse Harriet: "Ho bisogno di due fili di perle, e gli orecchini, un prestito, intendo.. per la serata." Ancora urlando, confusa al massimo, Virginie domandò se era cosa da chiedere!! Ovvio che gliele prestava, gliele regalava! Rosa o grigie?... |
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Negli
uffici della North Shore Wireless, Wendy, seduta alla propria scrivania,
di guardia al regno di Mabel Grahn, sgranò gli occhi vedendo
entrare Roger Thorpe dalla porta dell'anticamera.
Ma, da perfetta segretaria, riconquistò il controllo a tempo di record, e con tono formale gli si rivolse dicendo: "Buongiorno, cosa desidera?" Roger -cappotto e giacca sbottonati, una mano in una tasca e un sorriso spietato sul volto- la guardò come avrebbe fatto con uno scarafaggio. "Ciò che desidero è affar mio, non suo. Sono qui per parlare con la sua *padrona*, non c'è nient'altro che lei debba sapere!" Wendy affinò lo sguardo, gelida come una banchisa polare. "Temo che questo non sia possibile, senza appuntamento. La signora Grahn è molto impegnata..." Lui la interruppe seccamente. "Mi risparmi le frasi fatte! La *signora* Grahn -ora- ha un impegno fuori programma. Con me!..." E dopo aver detto questo, puntò dritto verso la porta dell'ufficio di Mabel. Wendy si alzò in piedi e tentò di sbarrargli il passo. "La signora non è in ufficio, e lei non può permettersi..." "Ma davvero?!..." esclamò sardonico Roger. Con un braccio spinse da parte la segretaria e con l'altra mano aprì la porta davanti a sé. Wendy si era letteralmente aggrappata al suo braccio, sempre nel tentativo di trattenerlo, e in quel modo entrarono entrambi nell'ufficio scarlatto della Vedova Nera. La segretaria si ricompose come poté. Da dietro la sua scrivania, Mabel Grahn fissava la scena, un sopracciglio sollevato interrogativamente. Guardò il volto di Roger, e sentì l'irritazione crescere dentro di lei, ma si sforzò di non darlo a vedere. "Cosa succede?..." Roger accentuò il sorriso, un sorriso che non prometteva nulla di buono, accompagnandolo con uno sguardo pungente. "Dovrebbe trovarsi dei collaboratori migliori, lo sa? La sua segretaria ha evidentemente preso un gigantesco abbaglio. Mi ha appena detto che lei non era in ufficio! Io non tollererei simili errori grossolani." "I miei collaboratori sono estremamente efficienti, glielo garantisco. Eseguono scrupolosamente le mie direttive!" ribatté Mabel ignorando di proposito l'ironia nelle parole dell'uomo. Wendy fissò il suo capo confusa, boccheggiando, e poi lanciò a Thorpe uno sguardo furente. "Signora Grahn, io... io... Ho cercato di trattenerlo." Fece una pausa, indecisa sul da farsi e su cosa dire, poi alla fine chiese: " Devo chiamare la sicurezza?..." Mabel si appoggiò all'indietro, contro lo schienale della sua poltrona. "No, Wendy. Non credo sia necessario. Dato che il signor Thorpe ha così grande urgenza di parlarmi, deve trattarsi di qualcosa di molto importante. Ti ringrazio, torna pure alla tua scrivania." Wendy esitò, pallida, ma non osò disobbedire a un ordine della signora. Annuì in silenzio e si ritirò, chiudendo la porta. Quindi, Mabel dedicò tutta la sua attenzione a Roger. "Quanta foga, signor Thorpe." Sorrise, mettendo in mostra i denti candidi e perfetti e le labbra sensuali sapientemente truccate. "Non mi aspettavo di vederla qui, oggi." Roger fece qualche passo verso il centro della stanza, andandosi a piazzare proprio di fronte alla scrivania di lei. "Ci sono alcune cose di cui dobbiamo parlare. E prima lo facciamo, meglio sarà per tutti." |
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Tardo
pomeriggio in una boutique molto *in*, al centro di Aurora.
Virgie aveva scelto quel posto perché pensava di non essere riconosciuta. Dopo essere entrata, con la scorta della cugina, si fece prendere le misure, storcendo il naso verso la commessa, molto deferente, forse troppo, per i suoi gusti. "Pizzo? Sì, abbiamo qualcosa che può fare per lei. Dior, nero. Bellissimo." Virgie si incupì. "Signorina?" chiese piano Harriet, "Mia cugina odia il nero, vorrebbe essere così gentile di mandare all'indirizzo che le diamo il meglio del meglio, ma non nero. Dior, Gucci, Vartan... l'esperta è lei, mi sembra, quindi capirà che vogliamo vederli con acconciatura e gioielli... qua c'è un congruo anticipo, per la sua disposizione.. l'indirizzo è Mrs.Virginie..... Main street,..." Harriet che si aspettava i fuochi d'artificio, invece sentì chiamare..... "Mrs Virgie!!! Che bello vederla qua..." esclamò la proprietaria, scesa da una scala. "Come?, non mi riconosce? Sono Lolly, la figlia di Lucy....." "Oh my God........" urlò Virgie -come se fosse a casa sua- "Come sei bella! Eri pelle ed ossa!!!!!" La giovane signora disse piano: "Vengo io da lei, la farò sentire una regina, e....... lo so, niente nero." Harriet sopirò di sollievo, dopo una serie di saluti calorosi, e pensò che per l'abito era forse andata, salvo impuntamenti dell'ultima ora. |
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Kyle
era davanti a Joey. Aveva il viso teso e si vedeva benissimo che era
irritato... Con fare deciso entrò nell'appartamento di Joey senza
chiedere il permesso.
"Ma prego accomodati pure..." Disse Joey divertita. Non sapeva il perché ma lei non aveva più paura di lui. "Che diavolo hai combinato?" Urlò Kyle non appena lei ebbe chiuso la porta. "Non so a cosa tu ti riferisca." rispose Joey semplicemente. "Ah no??? Questa mattina sono andato in palestra. Era chiusa e aveva davanti un bel cartello con la scritta VENDUTO. Come hai osato farmi questo?" "Ah sì ora ricordo... E' vero, ho ceduto la mia palestra." Mentre Kyle stava diventando rosso dalla rabbia, Joey era tranquilla e rispondeva senza nessun problema. "Lo sai che adesso la pagherai cara per quello che hai fatto? Sai, è molto bella tua sorella e ci sto facendo un pensierino." A quelle parole Joey trasalì ma invece di rispondere male decise di mantenere la calma: "Lo so che ti sei innamorato di lei, ma a Jessica tu non interessi ed è capace di difendersi da sola." Kyle era irritato e prima di uscire urlò: "Preparati a ricevere una visita da mio padre e ad avere sulla coscienza tua sorella." Così dicendo sbatté la porta con forza. |
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Joey
era sicura che il ragazzo non avrebbe fatto del male a Jessie perché
ne era innamorato e per quanto riguardava il padre di lui, quando sarebbe
arrivato avrebbe trovato un'amara sorpresa.
Kyle nel frattempo era nero di rabbia, avrebbe voluto davvero fare del male a Jessie ma qualcosa gli impediva di torcere anche un capello a quella ragazza dai capelli biondi. Era più che altro deluso per il fatto che Joey riuscisse a capirlo così bene. Joey stava finalmente per uscire ma questa volta si trovò di fronte... sua madre. |
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Helen
Bradford entrò senza salutare la figlia e non appena Joey si
girò verso di lei dopo aver chiuso la porta, la madre le diede
una sberla su una guancia.
Non era arrabbiata per il fatto che sua figlia fosse stata a letto con Kevin quando era in Italia visto che lo conosceva, ma per il fatto che lei si stava comportando da vigliacca e questo non poteva sopportarlo. "Come osi partire così? Salutandomi semplicemente con una lettera? E Jessie? Non ti importa nulla di lei?" "Non voglio leggere nei suoi occhi il disprezzo o la delusione nei miei confronti. Meglio così." "Ma lei ti odierà se tu andrai via in questo modo." "Non è vero. Con il tempo capirà." La madre si arrese e s i lasciò cadere su una sedia. Dopo qualche minuto di silenzio... "Ho deciso di chiedere il divorzio." Joey ne era contenta... "E durante le pratiche del divorzio chiederò al tribunale di fare in modo che Kevin non possa più avvicinarsi a noi per nessuna ragione altrimenti lo farò arrestare." Joey e la madre si scambiarono uno sguardo d'intesa... "Scusami mamma ma ora devo proprio andare. Devo fare alcune cose prima di partire." E dopo aver detto questo, Joey salutò la madre con un abbraccio. "Tu cosa farai adesso?" "Beh... ho deciso di restare qui. Oggi per il negozio è giorno di chiusura e voglio essere a casa quando TUA SORELLA tornerà dall'Università." Helen aveva calcato sulle parole 'tua sorella' per far capire a sua figlia che esisteva anche lei. Joey fece finta di niente perché ormai aveva preso la sua decisione. "Allora io ora vado mamma." "Ciao tesoro, e fatti viva qualche volta." Madre e figlia si abbracciarono di nuovo. |
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L'aveva
vista.
Era tornata al lavoro. Ma quella sera Lij era stato un po' assente con la testa e non aveva tentato neanche il minimo approccio. Anche perché Nichelle l'aveva marcato stretto e guardato insistentemente per tutto il tempo con una strana espressione che si sarebbe potuta tranquillamente definire gelosa. In quel momento non aveva voglia di discutere né di perdere tempo a farle notare che quell'atteggiamento da fidanzata possessiva era assolutamente fuori luogo. Quindi aveva svolto il suo lavoro in ombra, cercando di far notare la propria presenza il meno possibile. Anche perché Jessie gli era sembrata un po' nervosa. Andava di continuo in bagno. Una volta Nichelle l'aveva anche seguita. Tra donne ci si capisce giusto? Poi si era accorto che c'era anche il ragazzo dell'accendino. E aveva realizzato che probabilmente era proprio lui la causa di tanta ansia nella graziosa ragazza. Praticamente non le aveva staccato gli occhi di dosso un attimo. «Chissà cosa c'è tra quei due...» pensò in quell'istante al ricordo della sera precedente, fissando il soffitto del salone del suo appartamento. La televisione continuava a trasmettere le immagini di quella che sembrava una soap opera. Due uomini si stavano prendendo ad insulti e certamente nel giro di pochi minuti sarebbero venuti alle mani mentre una graziosa ragazza con i capelli biondi e gli occhi spaventati guardava atterrita la scena. Lij osservava le loro facce mentre il proprio viso veniva nascosto da volute di fumo che salivano verso l'alto. «Mmh... non credo di aver mai litigato con nessuno per una donna... non ne vale la pena, se mi vogliono, bene, altrimenti ciao!» Chiuse gli occhi poggiando il dorso della mano destra sopra la fronte. Capelli biondi.... una bocca sensuale che si chiudeva vogliosa su... «Accidenti!» saltò letteralmente dal divano, lanciando la sigaretta per aria. Sirio drizzò le orecchie e lo fissò attento emettendo un debole guaito. "Nulla amico, sono un idiota, mi sono scordato della sigaretta e mi sono scottato con la cenere ..." Ancora con quei pensieri. Non riusciva a spiegarsi perché in quei giorni fossero così insistenti. |
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Mabel
giocherellò leziosamente con una penna. Prendeva tempo. E studiava
il suo avversario.
"Io sono sempre disponibile... per parlare!" esclamò infine. Nei suoi begli occhi, di una incredibile tonalità d'azzurro, molto particolare e luminosa, passò un lampo divertito. Con un cenno della mano invitò Roger a sedersi, ma lui la ignorò. Rimasero così, lui in piedi davanti a lei e Mabel seduta, dall'altro lato della scrivania. "Perfetto!... Allora possiamo mettere le carte in tavola." Roger infilò anche l'altra mano in tasca, dimostrandosi rilassato. "Sono convinto che lei tenga molto ai suoi progetti di espansione... La North Shore Wireless è ben considerata nell'ambiente e le sue azioni sono in netta salita, in borsa." La donna strinse le labbra per un breve istante. "Sono soddisfatta dei risultati che sono riuscita a raggiungere. Ho faticato molto per tutto questo!" "Lo immagino!..." Roger sorrise. "Sì, posso immaginare QUANTO abbia dovuto... faticare, per arrivare ad occupare il posto dov'è ora." Aggiunse senza fare alcuno sforzo per nascondere l'ironia. Lei intrecciò le dita e le serrò con forza. Nella sua voce c'era appena un velo di risentimento, quando parlò. "È di questo che voleva parlarmi?... Di quanto la North Shore sia solida?" "No, non esattamente. Diciamo che sono qui per valutare la possibilità di un accordo." Se Mabel fu sorpresa dalle parole di Roger, certo non lo diede a vedere. "Un accordo? E di che genere?... Non mi sembra che lei fosse favorevole ad accordi di sorta, quando ci siamo visti l'altra volta. Cosa è cambiato?..." "Ahhh... Ma è diverso. L'altra volta c'erano di mezzo le Industrie Spaulding" Roger fissò la donna negli occhi. "Io mi riferisco adesso ad un accordo... personale. Sempre che la cosa la possa interessare." Mabel rimase in silenzio. "Prima di dire se mi interessa o meno, dovrei saperne qualcosa in più, non crede?" affermò infine. "Giusto!..." convenne Roger. "Allora, le farò un nome. Conosce la Milligan & Co. Inc.?" Un guizzo negli occhi di lei gli fece capire di aver colpito nel segno. La Milligan & Co. era una ditta che si occupava di impianti elettronici. Le informazioni ottenute da Roger dicevano che Mabel Grahn aveva tentato di acquisire la Milligan & Co. ma senza riuscirci. I proprietari avevano rifiutato ostinatamente la fusione delle due società. "Se mi fa questa domanda, signor Thorpe, è perché sa già la risposta. Sì, conosco la Milligan & Co. E allora?..." "Ecco... Io POTREI essere in possesso di certi documenti. Documenti che i proprietari della Milligan & Co. hanno... beh, diciamo che li hanno *smarriti*. E sarebbero molto felici di poterli riavere. Tanto felici che sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa..." Roger tacque per un istante, poi chiese: "È abbastanza interessante, come discorso?..." |
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Mabel
fissò Roger senza parlare per alcuni minuti. "Lei mi sottovaluta,
signor Thorpe!..." esclamò poi, con affettazione.
"Come?!..." "Davvero pensa che io possa credere che lei sia qui a farmi una proposta di questo genere?... Mi sta prendendo in giro?! Sono molto delusa. Dalla sua fama, la ritenevo più abile!..." Roger non disse nulla, ma continuò a guardare Mabel, sornione. "Mi spiace per lei, ma neanche un bambino cadrebbe nella sua trappola. È fin troppo scontata! Adesso, credo sia molto meglio che lei tolga il disturbo, altrimenti potrei davvero far chiamare la sicurezza..." disse la donna, in tono tirato. Roger sollevò le mani, come in segno di resa. "Okay, se la faccenda non la interessa, d'accordo... Come vuole! Peggio per lei. Sta perdendo un'occasione. Ma in fondo non sono affari miei." Si volse. "Spero che non se ne debba pentire. Arrivederci, signora Grahn!" Ma non aveva fatto neanche un passo che la voce di lei lo fermò. "Aspetti!!..." Lui tornò a girarsi verso la donna, lentamente. Mabel era combattuta. Non si fidava di quell'uomo. Ed era convinta che stesse cercando di ingannarla. Tuttavia, qualcosa nel tono di lui l'aveva incuriosita. Inoltre, Thorpe non poteva sapere che lei era riuscita a portare dalla propria parte, COMPLETAMENTE, il suo ex-amico Leo Flynn. Quello era il suo asso nella manica. E se lui avesse davvero avuto in mano dei documenti che potevano esserle utili per riuscire ad impadronirsi della Milligan & Co.?..... Era un'occasione che non poteva lasciarsi sfuggire. "Ammettiamo che io le creda..." disse respirando profondamente. "Lei cosa ne ricava? E perché non usa personalmente quei documenti?..." Roger scosse la testa. "Li ho avuti per caso... Ma io non ho alcun interesse economico nella Milligan & Co. Quindi per me non fa differenza. Invece, per lei, potrebbe fare *molta* differenza. E, parlando di cosa ne ricavo io..." Roger sorrise, ammiccante. "Tutto dipende da quale sarà la sua offerta!..." Il viso di Mabel si distese. "Oh! Adesso tutto diventa più chiaro. Come dicevano i latini: *do ut des*!..." Forse aveva davvero sopravvalutato il famoso Roger Thorpe. Era un uomo come tutti gli altri!... Forse solo peggiore di tanti altri. "Certo, capisco... Però... non sono ancora convinta della sua... della sua *buonafede*! Chi mi dice che in realtà non sia proprio una trappola? Conosco il suo passato. So che ha collaborato con la CIA. Potrebbe benissimo avere addosso -che so?- un miniregistratore... Forse è stato mandato qui proprio dai proprietari della Milligan & Co., per incastrarmi..." Roger scoppiò a ridere. Una risata limpida, di cuore. "Lei ha visto troppi film di James Bond!..." Esclamò. Poi allargò il cappotto. "Vorrebbe forse perquisirmi?... Se la fa sentire più tranquilla!..." A quel punto, Mabel comprese che Thorpe la stava provocando. Dopotutto, neanche lui era immune dal fascino femminile. Conosceva tutto della storia di quell'uomo. La lista delle sue mogli e delle sue amanti avrebbe potuto riempire un volume grosso come l'elenco telefonico di Chicago!... Forse era possibile tentare un'altra tattica con lui. Dopotutto, perché no? Sorrise. "Questa potrebbe essere un'idea...." mormorò. Si alzò in piedi e fece il giro della scrivania, avvicinandosi a Roger. "Un'ottima idea!..." Roger la guardava, vagamente divertito. "In una perquisizione è indispensabile il contatto fisico..." Le disse. "È vero!..." E la Vedova Nera passò direttamente all'attacco. Posò un braccio su una spalla di lui e poi ridusse al minimo la distanza tra loro. Non fu un'offerta, ma una richiesta. La bocca socchiusa di Mabel si unì a quella di Roger, in un bacio avido e passionale. Lui le circondò la vita con un braccio, facendo in modo che i loro corpi aderissero. E rispose a quella richiesta imperiosa con altrettanta passione, iniziando una coscienziosa esplorazione della bocca di lei. Si separarono lentamente. Mabel lo guardò pensierosa. "Credo che ci siano delle possibilità, per quell'accordo, signor Thorpe." Lui sorrise. "Ne sono lieto!..." "Il prossimo passo?..." Chiese Mabel. "Beh... direi che potremmo parlarne a cena, questa sera." "Ah!..." Mabel fece un'espressione maliziosa. "Purtroppo per stasera ho già un altro impegno, personale... che *non* posso disdire. Ma.... Perché invece non ci vediamo domani, a pranzo?" Roger fece un cenno affermativo. "Sarebbe perfetto!..." "Benissimo, allora, ci vediamo domani, alla Fairbanks Steakhouse, all'una!" "D'accordo. A domani!" Roger le rivolse un mezzo sorriso, e poi uscì. Gli occhi di Mabel brillarono. "Sì!!! È mio!... Ce l'ho in pugno!" pensò. |
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Era
stato fin troppo facile. Roger uscì dagli uffici della North
Shore Wireless, e salì in macchina. Prima di mettere in moto
però, rimase un momento pensieroso, poi si passò il dorso
della mano sulla bocca.
Desiderava poter cancellare il sapore di quel bacio. "Forse dovrei usare della trielina..." Pensò cupamente. "O cercare un potente antidoto contro il veleno dei ragni esotici!" Serrò la mascella. Aveva fatto del suo meglio per riuscire a superare la diffidenza di Mabel Grahn. Dopotutto, era una donna. E per quanto astuta, anche lei non avrebbe resistito all'idea di aver fatto un'altra conquista. Però era consapevole di stare giocando con un'avversaria molto pericolosa. Respirò a fondo. In passato si era già trovato ad affrontare situazioni simili. Questa poteva essere solo ordinaria amministrazione. "Inganna prima il tuo amico, se vuoi ingannare il tuo nemico!" Pensò ancora Roger. "Mi dispiace molto, Leo" mormorò a mezza voce, parlando a sé stesso. Poi mise in moto e si diresse verso il Lighthouse. |
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Erano
le sei di sera quando Jessie arrivò a casa. Aprì la porta
e si trovò di fronte sua madre. "Ciao mamma, che sopresa!"
"Ciao tesoro, tutto bene oggi?" "Sì, abbastanza grazie. Ti fermi a cena con me e Joey?" "Tesoro siediti, ti devo parlare." A Jessie non piacque il tono che la madre aveva usato. Che fosse successo qualcosa a Joey? "Dimmi, mamma, cosa c'è?" "Vedi cara... Joey è partita per Los Angeles." "Cosaaa?!?!? E perchè non mi ha detto nulla?" "Beh ecco... è successo tutto così in fretta e non ha potuto aspettare il tuo ritorno." "Ma perchè è andata via?" "Sentiva la mancanza di suo padre e di suo nonno... Quindi è partita." |
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Jessie
aveva intuito che la madre stava mentendo, ma cosa fare? |
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Erano
le sei e Jake si trovava sull'aereo, ancora tre ore e poi sarebbe arrivato.
In quel lasso di tempo decise di tirar fuori una foto del signor Thorpe.
Ovviamente lui aveva preso informazioni sulla persona con cui avrebbe avuto a che fare. Quando lo aveva sentito per telefono, aveva intuito che il signor Thorpe era una persona sicura e determinata, e dalla fotografia, stava notando lo sguardo fiero che quell'uomo esprimeva. Insomma aveva capito già da subito che non sarebbe stato un tipo facile ma anche lui avrebbe trovato le sue belle difficoltà... Infatti anche Jake era un tipo deciso... Non era disposto a cedere la sua parte della WTWR tanto facilmente. Il suo unico errore era stato quello di non seguirla abbastanza per evitare che arrivasse quasi sul punto del fallimento, ma aveva così tanti problemi con l'emittente di Los Angeles e non aveva certo il dono dell'ubiquità. Ma quella televisione era troppo importante per lui e forse il signor Thorpe era stata l'occasione che stava aspettando per decidersi sul da farsi, una volta per tutte. |
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FINE
QUINTA PUNTATA
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