QUINTA PUNTATA
Joey finalmente arrivò a casa... Era l'alba... Aveva passato la notte fuori...
Aveva freddo ed era stanca. Senza fare rumore se ne andò in bagno per farsi una doccia... Non voleva farsi vedere così mal ridotta da Jessie.
Dopo che aver indossato il pigiama, se ne andò a letto dimenticandosi di puntare la sveglia.

Erano le dieci quando Jessie si svegliò... Per fortuna lei aveva una lezione alle undici e poi al pomeriggio.
Si alzò dal letto e si diresse verso il bagno... Passò davanti alla camera di sua sorella e di sfuggita notò che lei era ancora a letto.
Si avvicinò per guardare meglio e decise di entrare... Era vicino al letto della sorella e si chinò verso di lei per chiamarla quando: "Bleah... che puzza di alcol. Hai bevuto vero?" domandò ma senza aspettarsi una risposta.
Jessie osservava la sorella... Joey diceva sempre che a lei non piaceva bere nessun tipo di bevanda alcolica ma solo acqua o tè, ma a quanto pareva non era così.
"Joey svegliati... Devi andare in palestra." Jessie cercò invano di svegliare Joey.
"Uhmmm lasciami in pace." rispose invece la sorella mentre con una mano cercava di parar via Jessie come se al suo posto ci fosse stato un insetto fastidioso.
Jessie delusa se ne andò in bagno...!!!!!

Ecco, era successo di nuovo. Ciò che non doveva succedere era avvenuto e così Jo si era ritrovata nel suo letto.... ancora una volta....
Lo aveva mandato via di casa per quello, aveva deciso di dare un taglio alle notti folli con lui perché iniziavano ad esserci incomprensioni che avrebbero solamente danneggiato la loro amicizia. E quel maledetto taglio non c'era stato....
La sera prima, quando tutte le persone erano ormai uscite dal Rebellion's House, aveva iniziato a riordinare e Tony si era offerto di aiutarla; alla fine delle pulizie si erano messi a scherzare e a fare i cretini finché lui non aveva iniziato a mettere le mani in luoghi nascosti. Subito Jo si era scansata, sicura della sua decisione, ma Tony sapeva come comportarsi con lei e così il resto della serata l'avevano passato nella stanza d'albergo...
Ora era lì, immersa nei suoi pensieri, mentre Tony dormiva... Da una parte voleva interrompere quella strana relazione e rimanergli solo amica ma non ci riusciva, quel ragazzo era come una calamita che l'attirava e dalla quale non poteva staccarsi. Doveva trovare una soluzione.... e doveva trovarla in fretta...

Faceva molto freddo quella mattina, e nonostante ormai si fosse quasi a Pasqua, c'era stata una leggera nevicata in tutta la regione. Anche Aurora, quella mattina, si era risvegliata sotto una trina bianca.
Mabel non amava il freddo, il suo carattere era troppo passionale, ma apprezzava poter sfoggiare le sue preziose pellicce, sempre autentiche e firmate, comprate nei più costosi atelier.
Entrò nel suo ufficio avvolta nella soffice pelliccia di candido ermellino, lasciando una scia profumata dall'aroma speziato.
La notte appena trascorsa era stata proficua. Aveva potuto mettere insieme un discreto numero di informazioni sull'uomo che in quel momento era diventato il suo avversario numero uno: Roger Thorpe.
E non aveva la minima importanza COME era arrivata ad avere quelle informazioni. In effetti, per Mabel, niente altro contava se non *Mabel Grahn*.
Sorrise tra sé, mentre pensava a quanto una buona notte di sesso potesse rendere ciarlieri certi uomini. Leo non era certo paragonabile ad altre sue precedenti esperienze, ma non si era rivelato poi così deludente a letto, come si era aspettata.
Meglio!... Perché quello era solo l'inizio. Il caro signor Flynn era un alleato troppo utile, soprattutto ora che aveva dovuto consolarlo, dato che era molto triste per la lite con il suo migliore amico Roger. Anzi, ex-miglior amico!...
In quel momento entrò la sua segretaria con la posta, e lei la ringraziò con un gesto condiscendente.
Tra le varie lettere, spiccava la busta dell'Aurora Country Club. Era l'invito all'annuale festa che il club organizzava in quel periodo, l'Easter Dinner.
Sicuramente sarebbe stato presente anche Thorpe.
Pensierosa, rigirò l'invito, valido per due persone, tra le dita ben curate.
Quella era un'ottima occasione per sfoggiare qualcos'altro, oltre alle pellicce: il suo nuovo accompagnatore!...

Quella mattina Roger si era svegliato all'alba, e -chiuso nel suo studio- aveva elaborato nuovi progetti, e fatto varie telefonate per definire alcune acquisizioni di diversi pacchetti azionari e anche altri affari.
Già da qualche tempo, da quando era tornato ad Aurora, non si sentiva tranquillo. Ma non erano i suoi molti nemici a preoccuparlo.
Il pericolo maggiore poteva arrivare da qualcuno molto vicino a lui e questo non poteva permetterlo.
Dopotutto, era consapevole che senza il solido muro delle proprietà della famiglia Spaulding alle spalle, la sua fortuna economica non sarebbe stata tanto grande.
Amanda lo aveva messo a capo di una piccola parte di quel grande impero finanziario, quello era il patto -e non era forse per quello che lui aveva accettato di sposarla?...
Certo, forse non era stato SOLO quello il motivo...
Per lei probabilmente era stato un capriccio, un modo come un altro per irritare la sua famiglia, in particolare Alan e Alexandra! E Roger era stato al gioco. Perché no, in fondo? La contropartita era allettante: anche lui godeva all'idea di quanto il proprio matrimonio con Amanda avesse dato fastidio al suo vecchio nemico, Alan Spaulding, in più -e non era affatto disprezzabile- aveva ottenuto una invidiabile posizione sociale e monetaria.
Contemporaneamente, da quella situazione, Roger aveva ricavato anche una donna attraente e passionale come moglie.
Non poteva certo lamentarsi!...
Ma tutto questo, appunto perché legato al capriccio di una donna, poteva anche finire. E lui rischiava di trovarsi ancora una volta senza niente.
Non era forse vero che sua moglie era partita per un lungo viaggio senza di lui? Una *vacanza* che durava da più di sei mesi.
Così, da diverso tempo ormai, aveva iniziato a costruirsi un piccolo *impero* personale.
Poco importava, ovviamente, che per farlo avesse usato -e in parte ancora usasse- il denaro che proveniva dalle Industrie Spaulding. Le proprietà acquisite con quel denaro (compreso il Lighthouse) figuravano ora a nome di una società che lui aveva creato per fargli da prestanome. Non potevano in alcun modo essere collegate con la Spaulding.
Di tutto questo solo poche persone erano al corrente, e -ovviamente- in particolare Amanda non sapeva nulla.
Sfortunatamente per Roger una delle persone a conoscenza dei suoi segreti, era Leo Flynn.

A Los Angeles, Jake Barnes, proprietario dell'emittente televisiva LANW stava controllando alcune pratiche nel suo ufficio. Era da diverso tempo che teneva sotto controllo la televisione di Aurora, la WTWR. Lui infatti ne possedeva il 50% e ultimamente le cose non stavano andando per il verso giusto. Ora stava vedendo che l'altra metà, prima suddivisa tra parecchi piccoli proprietari, era stata riunita e acquisita da un certo signor Thorpe. «Che diamine avrà in mente questo tizio?»
La cosa migliore da fare era affrontarlo direttamente! Per questo decise di telefonargli.

Quando il telefono squillò di nuovo, sulla linea privata, per l'ennesima volta in quella frenetica mattinata, Roger non rispose immediatamente. Prima terminò di richiudere alcuni documenti importanti nella cassaforte. Infine si decise ad avvicinarsi alla scrivania e sollevò la cornetta.
"Pronto?..."
"Parlo con il signor Thorpe?" si informò una voce maschile che Roger non aveva mai sentito prima.
"Questo è un numero riservato... Come ha fatto ad averlo? " disse dopo un momento di pausa, senza rispondere alla domanda. "E soprattutto, lei chi è?..."
"Mi chiamo Jake Barnes e sono riuscito ad avere il suo numero tramite un mio amico. Sono proprietario del 50% della WTWR di Aurora."
Roger era sorpreso. Tra tutte le persone che si aspettava di sentire al telefono, quell'uomo era l'ultimo della lista. "La conosco di fama, signor Barnes. E ha indovinato, sono Roger Thorpe. Per quale motivo si è dato tanto da fare per parlarmi?"
"Ho notato signor Thorpe che lei adesso possiede l'altra metà della WTWR e quindi volevo sapere quali fossero le sue intenzioni."
"Mi fa piacere che anche lei ami andare dritto al sodo." Roger non amava i giri di parole. "Sono interessato ad acquisire l'intero pacchetto azionario della WTWR. I miei procuratori hanno l'incarico di farle una generosa offerta per le sue azioni. Dopotutto, la WTWR non naviga in buone acque, e penso che lei lo sappia esattamente come lo so io!"
"Io invece avrei un'altra proposta signor Thorpe ma non mi piace parlare di affari per telefono. Infatti preferirei organizzare un incontro con lei."
"Sono a sua disposizione, signor Barnes. Domenica ci sarà una festa, qui al nostro Country Club. Potremmo incontrarci lì, se per lei va bene... Quindi, se decide di venire ad Aurora, mi faccia solo sapere in quale albergo alloggerà, e mi metterò io in contatto con lei."
"Bene la ringrazio signor Thorpe. Le farò sapere appena sarò ad Aurora."
"A presto, signor Barnes!..." disse Roger, e così concluse la telefonata.

Quando ebbe chiuso la comunicazione con il signor Thorpe, Jake chiamò la sua segretaria: "Ascolti, io dovrei assentarmi per qualche giorno. Mi prenoti un volo per Aurora, Illinois, il più presto possibile e dica a Lauren di telefonarmi appena avrà un momento libero sul mio cellulare."
"Sì" rispose la segretaria uscendo dall'ufficio.
«Aurora...» pensò Jake. E mentre pensava a quella città, dal portafoglio tirò fuori una fotografia che rappresentava una bella donna.
I suoi pensieri vennero interrotti dall'arrivo della sua segretaria... "E' tutto sistemato signore. Troverà il biglietto a suo nome in aeroporto. Il volo parte fra tre ore."
"Bene grazie. Ora può andare." Si alzò dalla sedia e dopo aver sistemato la ventiquattrore, uscì dall'ufficio. Prima di partire doveva pur fare le valigie no?

Harriet come sempre prese la posta per selezionare quella personale dalle fatture. Per un attimo il suo cuore perse un colpo.. poi vista bene l'intestazione, si calmò.
Era un invito alla Festa di Primavera, indirizzato a lei ma per due persone.
Una festa che le era sempre piaciuta, ma era il caso di sentire il parere del signor Roger; era in un luogo molto elegante, per di più ad invito. E lei non lo voleva mettere in imbarazzo.
Poco dopo, bussò Kay, probabilmente per sapere se c'erano ordini speciali per la giornata... ma la povera donna era letteralmente ricoperta di stampelle e buste di una nota casa di mode, ed ansimava, tanto che le scaricò direttamente
sul letto.
"Mrs Foxley -disse con voce affannata- nella tasca sinistra ho un biglietto per lei... personale, dal padrone. Posso sedermi due minuti mentre aspetto ordini per la giornata?"
"Certo," disse Harriet, "poi parliamo."
Harriet lesse: non c'erano dubbi che gli abiti erano per la festa, ma una cosa la mise in crisi. «Porti sua cugina, o una sua amica, io non potrò accompagnarla, ma le lascerò l'autista. Per favore prenda i vestiti che vuole, quelli che le piacciono, le serviranno anche in seguito. Per le sue altre esigenze, usi, e senza parsimonia la sua Card..... Grazie e buona scelta. R.T.»
Harriet sorrise, quell'uomo era un vero........ un vero.....
Poi di colpo, si ricordò di Mrs Kay ancora là, accaldata, in attesa di qualche ordine.
"Mrs Kay!!! Il fattorino non poteva portare su tutta questa roba? Perché si è accollata un peso simile?"
"Conosco il tipo e come guida il furgone, Signora Harriet....... meglio che me ne sia occupata io, la casa di mode è raffinatissima, non so perché tengano una persona così matta alle consegne, ecco perché sono qua io."
"Grazie," disse Harriet: "Ora che è qui mi dà una mano con le stampelle? Così guardiamo queste meraviglie......"
Mrs Kay si sentì appagata: la sua onesta curiosità era soddisfatta.
Controllati gli abiti, Harriet si diede alle riflessioni. Abiti stupendi, un invito inaspettato, ed il problema Virgie. Che forse non era un problema poi insormontabile, facendo leva sulla sua insaziabile curiosità, poteva essere solo una lotta, una gran fatica. Cavolo che fatica.
Ma una volta promesso.........

Jake Barnes si trovava sull'aereo... Avrebbe dovuto fermarsi prima a Chicago e lì prendere la coincidenza per Aurora.
Stava pensando a chi avrebbe incontrato in quella città quando sentì suonare il suo cellulare...: "Pronto?"
"Ciao Jake, sono Lauren."
"Ciao Lauren, grazie per aver chiamato. Volevo dirti che mi devo assentare per alcuni giorni da LANW e perciò ti dovresti occupare di tutto. Mi spiace dovertelo dire per telefono ma è successo tutto così velocemente che non ho
avuto il tempo di avvisarti di persona."
"Non ti preoccupare me la caverò."
"Ottimo, per qualsiasi cosa puoi chiamarmi in ogni momento ma so già che non avrai problemi perché sei la migliore collaboratrice del mondo." Era da tanto che non faceva un complimento a Lauren e qualche volta se lo meritava proprio.

Dopo aver salutato Lauren decise di chiamare la moglie... Non era a casa quando era rientrato per fare le valigie... Aveva lasciato un messaggio sulla bacheca ma era meglio dirglielo a voce.
"Pronto? Qui casa Barnes."
"Ciao tesoro sono Jake."
"Ciao caro ma dove sei?"
"Sono su un aereo. Hai letto il mio messaggio sulla bacheca?"
"Oddio no. Ma dimmi come mai sei su un aereo? Dove sei diretto?"
"Sto andando ad Aurora per lavoro e volevo avvisarti che starò via un paio di giorni. Tu puoi chiamarmi quando vuoi, ok?"
Dall'altra parte della cornetta... silenzio... Jake non capiva perché la moglie non rispondeva. "Pronto amore ci sei?"
"Sì scusami tesoro... Va bene, non ti preoccupare. Ehm buon lavoro."
"Ciao a presto cara."
"Ciao e salutami nostro figlio."
Dopo aver riattaccato, all'improvviso gli tornò in mente quell'attimo di silenzio che la moglie aveva avuto... Perché? Mah... «Jake non essere paranoico!»
Eppure qualcosa lo tormentava... Era sicuro che con quel silenzio, la moglie voleva avvisarlo di qualcosa e quella freddezza con cui lo aveva salutato? Lo aveva lasciato perplesso...!!!!

 

Appena entrato nel bar, Roger ordinò un caffè.
Era uscito dal Goatleaf Lodge piuttosto di fretta, perché aveva alcuni appuntamenti nel pomeriggio, il primo proprio in quel locale, e poi c'era una cosa che doveva fare, una persona che voleva incontrare.
Ma proprio in quel momento, Armand entrò nel bar, e vedendolo, si diresse verso di lui.
"Salve, signor..."
"No!" lo interruppe Roger, "Niente nomi!..."
Armand si irrigidì. "Certo, come vuole lei."
"Ho scelto questo bar fuori mano proprio perché non sono mai stato qui. Nessuno deve poterci collegare. Ne va della sua vita, e della mia!"
Il detective annuì.
"Allora," aggiunse Roger "Ha scoperto qualcosa?..."

Jo e Tony avevano fatto il tragitto assieme ed erano arrivati in orario al Rebellion's House... per tutto il tempo Jo non aveva proferito parola, immersa nelle sue riflessioni, e Tony sapeva che quando si comportava così era meglio lasciarla in pace...
Jo aprì il locale e impartì le solite raccomandazioni ai dipendenti, il discorso con Tony lo avrebbe affrontato all'ora di chiusura... sperando di non finire nuovamente nel suo letto...
Improvvisamente le venne in mente Roger, in quell'uomo c'era qualcosa di nascosto che non capiva e questo le dava fastidio anche perché non aveva la possibilità di comprendere se era un pericolo. Decise di chiamarlo, parlandogli
ancora un po' magari avrebbe risolto i suoi dubbi...

Armand trasse dalla tasca un taccuino nero e lo posò sul bancone del bar, davanti a Roger. "Qualcosa. Ma so che posso fare di meglio. Quella donna crede di essere astuta. Però io sono un osso duro."
"Non deve sottovalutare il nostro avversario." Roger prese il taccuino e lo infilò in tasca. Poi, al suo posto mise un assegno. "Questo è per lei. Una parte del compenso che avevamo pattuito. Mi aspetto grandi risultati."
Armand intascò l'assegno senza nascondere un sorriso. "Le garantisco che li avrà. O cambierò mestiere!"
Si salutarono scambiandosi dei cenni con la testa. Poi il detective uscì. Roger rimase per qualche minuto a finire di bere il suo caffè, poi pagò, e si diresse verso l'uscita.
Era quasi fuori quando il suo cellulare iniziò a squillare, nella tasca del cappotto...

"Pronto?"
"Ciao Roger sono Joanne..."
Roger aveva risposto meccanicamente, perché non aveva riconosciuto il numero apparso sul display. Si ricordò che il giorno prima lui e quella ragazza si erano scambiati i numeri di telefono - perché nella vita non si sa mai! - ma
onestamente se ne era dimenticato. Aveva troppe cose per la testa. Però, sentire quella voce risvegliò la sua curiosità. "Ciao Joanne. E' un piacere sentirti... Tutto bene?"
"Sì, tutto bene... e tu? Mi stavo domandando se anche oggi ti concederai la solita birra..."
Lui si prese una breve pausa prima di rispondere. Non si aspettava che lei gli telefonasse e praticamente lo invitasse ad andare al suo locale anche quel giorno. "Veramente... ho degli impegni di lavoro, oggi... Non credo che potrò
passare. Mi dispiace molto." Rimase un momento in silenzio. La saggezza avrebbe dovuto tenerlo lontano da lei. Chi aveva detto che non bisognava mischiare affari e rapporti personali?... "Però..." Però, irrazionalmente, si rese conto che non gli sarebbe affatto dispiaciuto rivedere Joanne. "Forse potrei cercare di liberarmi in serata... Se ti va... Il tuo locale di solito chiude tardi... Potrei trovare il tempo per una birra... e una chiacchierata con una *vecchia amica*!"
Perfetto... ogni tanto si stupiva di come riusciva ad accalappiare gli uomini... "Perfetto! Mi farebbe molto piacere parlare un po' di nuovo... e comunque vieni all'ora che vuoi, qui sei il benvenuto" «Per ora....» pensò tra sé e sé....

Harriet acchiappò il telefono e chiamò Virgie: era in casa....
"Virgie? Per favore stai calma, ti devo fare una domanda. Che fai per la Festa di Primavera?"
"Boh," rispose Virgie "...ancora non lo so..."
"Allora che ne dici di passarla con me?"
"Ma che diavolo succede ancora? Ora mi inviti.... certo che vengo."
"Bene -disse- se tu mi prometti di fare alcune cose a modo mio, sarai mia ospite....."
"Sainte Marie Margaret Alacoque........ il mondo è impazzito, a che ora vengo?"
"Cara Virgie: dobbiamo parlare a quattr'occhi, dopo pranzo passo da te, ci sei?"
"Ovvio che ci sono, cugina impazzita."

Erano le due del pomeriggio quando Joey si svegliò... Aveva un fortissimo mal di testa... "Cavoli che male. Ma quanto ho bevuto ieri?"
E mentre si massaggiava la testa, la ragazza diede un'occhiatina all'orologio e... "Cosaaa?!?!? Le due del pomeriggio?" Disse sobbalzando sul letto e prendendo in mano la sveglia. Invece di alzarsi si sdraiò di nuovo...!!!!
Aveva gli occhi persi nel vuoto... "Basta ora devo mettere in atto il mio piano" e così dicendo la ragazza si alzò e con in mano i vestiti andò in bagno.
Quando fu pronta raggiunse la cucina. Era vicino al frigo quando notò sulla bacheca un biglietto di Jessie:
«Ciao Joey, io sarò all'Università fino a tardi. Ho provato a svegliarti ma non ci sono riuscita. Hai bevuto bene l'altra sera? Jessie.»
Joey si offese per quella domanda... Anche se lei lo aveva capito non poteva tenerselo per sé e basta? E comunque Jessie non sapeva che la palestra era chiusa e che lei stava pensando di lasciare Aurora per sempre senza salutarla.
Avrebbe salutato solo la madre ma con una lettera. Comportarsi così era da vigliacchi ma non poteva farci nulla...!!!! La lettera era già stata scritta e spedita. Ora lei doveva uscire per fare le ultime commissioni prima di partire, verso le otto di sera.
Stava per uscire quando aprendo la porta d'entrata si trovò di fronte... Kyle!!!!

Sedute sul lettone di Virgie le due cugine parlarono, e parlano -non era un pranzetto a due -ma la Festa- e Virgie, dopo aver esaurito tutto il suo più colorito vocabolario, prima tacque, poi disse..........
"Accetto!!!! Alle tue condizioni, anche se non ho ancora capito quali siano veramente."
"Subito, cara mia, riassumo. Chi dovevo invitare? Te, ovviamente sei pure gradita. Quindi ti vesti per una volta come dico io, ovviamente come una regina, ma senza eccezioni. Nessuna."
"Ok -mi vesto come vuoi, mi pettino come vuoi tu, i gioielli li scegli tu.......... e soprattutto, non mi meraviglio di nulla e di nessuno. Ok?! C'e altro???" -urlò stravolta Virgie.
"Eh.... sì" disse Harriet: "Ho bisogno di due fili di perle, e gli orecchini, un prestito, intendo.. per la serata."
Ancora urlando, confusa al massimo, Virginie domandò se era cosa da chiedere!!
Ovvio che gliele prestava, gliele regalava! Rosa o grigie?...
Negli uffici della North Shore Wireless, Wendy, seduta alla propria scrivania, di guardia al regno di Mabel Grahn, sgranò gli occhi vedendo entrare Roger Thorpe dalla porta dell'anticamera.
Ma, da perfetta segretaria, riconquistò il controllo a tempo di record, e con tono formale gli si rivolse dicendo: "Buongiorno, cosa desidera?"
Roger -cappotto e giacca sbottonati, una mano in una tasca e un sorriso spietato sul volto- la guardò come avrebbe fatto con uno scarafaggio. "Ciò che desidero è affar mio, non suo. Sono qui per parlare con la sua *padrona*, non c'è nient'altro che lei debba sapere!"
Wendy affinò lo sguardo, gelida come una banchisa polare. "Temo che questo non sia possibile, senza appuntamento. La signora Grahn è molto impegnata..."
Lui la interruppe seccamente. "Mi risparmi le frasi fatte! La *signora* Grahn -ora- ha un impegno fuori programma. Con me!..."
E dopo aver detto questo, puntò dritto verso la porta dell'ufficio di Mabel. Wendy si alzò in piedi e tentò di sbarrargli il passo. "La signora non è in ufficio, e lei non può permettersi..."
"Ma davvero?!..." esclamò sardonico Roger. Con un braccio spinse da parte la segretaria e con l'altra mano aprì la porta davanti a sé.
Wendy si era letteralmente aggrappata al suo braccio, sempre nel tentativo di trattenerlo, e in quel modo entrarono entrambi nell'ufficio scarlatto della Vedova Nera.
La segretaria si ricompose come poté. Da dietro la sua scrivania, Mabel Grahn fissava la scena, un sopracciglio sollevato interrogativamente. Guardò il volto di Roger, e sentì l'irritazione crescere dentro di lei, ma si sforzò di non darlo a vedere. "Cosa succede?..."
Roger accentuò il sorriso, un sorriso che non prometteva nulla di buono, accompagnandolo con uno sguardo pungente. "Dovrebbe trovarsi dei collaboratori migliori, lo sa? La sua segretaria ha evidentemente preso un gigantesco abbaglio. Mi ha appena detto che lei non era in ufficio! Io non tollererei simili errori grossolani."
"I miei collaboratori sono estremamente efficienti, glielo garantisco. Eseguono scrupolosamente le mie direttive!" ribatté Mabel ignorando di proposito l'ironia nelle parole dell'uomo.
Wendy fissò il suo capo confusa, boccheggiando, e poi lanciò a Thorpe uno sguardo furente. "Signora Grahn, io... io... Ho cercato di trattenerlo." Fece una pausa, indecisa sul da farsi e su cosa dire, poi alla fine chiese: " Devo chiamare la sicurezza?..."
Mabel si appoggiò all'indietro, contro lo schienale della sua poltrona. "No, Wendy. Non credo sia necessario. Dato che il signor Thorpe ha così grande urgenza di parlarmi, deve trattarsi di qualcosa di molto importante. Ti ringrazio, torna pure alla tua scrivania."
Wendy esitò, pallida, ma non osò disobbedire a un ordine della signora. Annuì in silenzio e si ritirò, chiudendo la porta.
Quindi, Mabel dedicò tutta la sua attenzione a Roger. "Quanta foga, signor Thorpe." Sorrise, mettendo in mostra i denti candidi e perfetti e le labbra sensuali sapientemente truccate. "Non mi aspettavo di vederla qui, oggi."
Roger fece qualche passo verso il centro della stanza, andandosi a piazzare proprio di fronte alla scrivania di lei. "Ci sono alcune cose di cui dobbiamo parlare. E prima lo facciamo, meglio sarà per tutti."
Tardo pomeriggio in una boutique molto *in*, al centro di Aurora.
Virgie aveva scelto quel posto perché pensava di non essere riconosciuta.
Dopo essere entrata, con la scorta della cugina, si fece prendere le misure, storcendo il naso verso la commessa, molto deferente, forse troppo, per i suoi gusti.
"Pizzo? Sì, abbiamo qualcosa che può fare per lei. Dior, nero. Bellissimo."
Virgie si incupì.
"Signorina?" chiese piano Harriet, "Mia cugina odia il nero, vorrebbe essere così gentile di mandare all'indirizzo che le diamo il meglio del meglio, ma non nero. Dior, Gucci, Vartan... l'esperta è lei, mi sembra, quindi capirà che
vogliamo vederli con acconciatura e gioielli... qua c'è un congruo anticipo, per la sua disposizione.. l'indirizzo è Mrs.Virginie..... Main street,..."
Harriet che si aspettava i fuochi d'artificio, invece sentì chiamare.....
"Mrs Virgie!!! Che bello vederla qua..." esclamò la proprietaria, scesa da una scala. "Come?, non mi riconosce? Sono Lolly, la figlia di Lucy....."
"Oh my God........" urlò Virgie -come se fosse a casa sua- "Come sei bella! Eri pelle ed ossa!!!!!"
La giovane signora disse piano: "Vengo io da lei, la farò sentire una regina, e....... lo so, niente nero."
Harriet sopirò di sollievo, dopo una serie di saluti calorosi, e pensò che per l'abito era forse andata, salvo impuntamenti dell'ultima ora.
Kyle era davanti a Joey. Aveva il viso teso e si vedeva benissimo che era irritato... Con fare deciso entrò nell'appartamento di Joey senza chiedere il permesso.
"Ma prego accomodati pure..." Disse Joey divertita. Non sapeva il perché ma lei non aveva più paura di lui.
"Che diavolo hai combinato?" Urlò Kyle non appena lei ebbe chiuso la porta.
"Non so a cosa tu ti riferisca." rispose Joey semplicemente.
"Ah no??? Questa mattina sono andato in palestra. Era chiusa e aveva davanti un bel cartello con la scritta VENDUTO. Come hai osato farmi questo?"
"Ah sì ora ricordo... E' vero, ho ceduto la mia palestra."
Mentre Kyle stava diventando rosso dalla rabbia, Joey era tranquilla e rispondeva senza nessun problema.
"Lo sai che adesso la pagherai cara per quello che hai fatto? Sai, è molto bella tua sorella e ci sto facendo un pensierino."
A quelle parole Joey trasalì ma invece di rispondere male decise di mantenere la calma: "Lo so che ti sei innamorato di lei, ma a Jessica tu non interessi ed è capace di difendersi da sola."
Kyle era irritato e prima di uscire urlò: "Preparati a ricevere una visita da mio padre e ad avere sulla coscienza tua sorella." Così dicendo sbatté la porta con forza.
Joey era sicura che il ragazzo non avrebbe fatto del male a Jessie perché ne era innamorato e per quanto riguardava il padre di lui, quando sarebbe arrivato avrebbe trovato un'amara sorpresa.
Kyle nel frattempo era nero di rabbia, avrebbe voluto davvero fare del male a Jessie ma qualcosa gli impediva di torcere anche un capello a quella ragazza dai capelli biondi. Era più che altro deluso per il fatto che Joey riuscisse a
capirlo così bene.
Joey stava finalmente per uscire ma questa volta si trovò di fronte... sua madre.
Helen Bradford entrò senza salutare la figlia e non appena Joey si girò verso di lei dopo aver chiuso la porta, la madre le diede una sberla su una guancia.
Non era arrabbiata per il fatto che sua figlia fosse stata a letto con Kevin quando era in Italia visto che lo conosceva, ma per il fatto che lei si stava comportando da vigliacca e questo non poteva sopportarlo.
"Come osi partire così? Salutandomi semplicemente con una lettera? E Jessie? Non ti importa nulla di lei?"
"Non voglio leggere nei suoi occhi il disprezzo o la delusione nei miei confronti. Meglio così."
"Ma lei ti odierà se tu andrai via in questo modo."
"Non è vero. Con il tempo capirà."
La madre si arrese e s i lasciò cadere su una sedia. Dopo qualche minuto di silenzio... "Ho deciso di chiedere il divorzio."
Joey ne era contenta...
"E durante le pratiche del divorzio chiederò al tribunale di fare in modo che Kevin non possa più avvicinarsi a noi per nessuna ragione altrimenti lo farò arrestare."
Joey e la madre si scambiarono uno sguardo d'intesa... "Scusami mamma ma ora devo proprio andare. Devo fare alcune cose prima di partire." E dopo aver detto questo, Joey salutò la madre con un abbraccio. "Tu cosa farai adesso?"
"Beh... ho deciso di restare qui. Oggi per il negozio è giorno di chiusura e voglio essere a casa quando TUA SORELLA tornerà dall'Università."
Helen aveva calcato sulle parole 'tua sorella' per far capire a sua figlia che esisteva anche lei. Joey fece finta di niente perché ormai aveva preso la sua decisione.
"Allora io ora vado mamma."
"Ciao tesoro, e fatti viva qualche volta." Madre e figlia si abbracciarono di nuovo.
L'aveva vista.
Era tornata al lavoro.
Ma quella sera Lij era stato un po' assente con la testa e non aveva tentato neanche il minimo approccio. Anche perché Nichelle l'aveva marcato stretto e guardato insistentemente per tutto il tempo con una strana espressione che si sarebbe potuta tranquillamente definire gelosa. In quel momento non aveva voglia di discutere né di perdere tempo a farle notare che quell'atteggiamento da fidanzata possessiva era assolutamente fuori luogo. Quindi aveva svolto il suo lavoro in ombra, cercando di far notare la propria presenza il meno possibile. Anche perché Jessie gli era sembrata un po' nervosa. Andava di continuo in bagno. Una volta Nichelle l'aveva anche seguita. Tra donne ci si capisce giusto?
Poi si era accorto che c'era anche il ragazzo dell'accendino. E aveva realizzato che probabilmente era proprio lui la causa di tanta ansia nella graziosa ragazza. Praticamente non le aveva staccato gli occhi di dosso un attimo.
«Chissà cosa c'è tra quei due...» pensò in quell'istante al ricordo della sera precedente, fissando il soffitto del salone del suo appartamento.
La televisione continuava a trasmettere le immagini di quella che sembrava una soap opera.
Due uomini si stavano prendendo ad insulti e certamente nel giro di pochi minuti sarebbero venuti alle mani mentre una graziosa ragazza con i capelli biondi e gli occhi spaventati guardava atterrita la scena.
Lij osservava le loro facce mentre il proprio viso veniva nascosto da volute di fumo che salivano verso l'alto.
«Mmh... non credo di aver mai litigato con nessuno per una donna... non ne vale la pena, se mi vogliono, bene, altrimenti ciao!»
Chiuse gli occhi poggiando il dorso della mano destra sopra la fronte.
Capelli biondi.... una bocca sensuale che si chiudeva vogliosa su...
«Accidenti!» saltò letteralmente dal divano, lanciando la sigaretta per aria.
Sirio drizzò le orecchie e lo fissò attento emettendo un debole guaito.
"Nulla amico, sono un idiota, mi sono scordato della sigaretta e mi sono scottato con la cenere ..."
Ancora con quei pensieri. Non riusciva a spiegarsi perché in quei giorni fossero così insistenti.
Mabel giocherellò leziosamente con una penna. Prendeva tempo. E studiava il suo avversario.
"Io sono sempre disponibile... per parlare!" esclamò infine. Nei suoi begli occhi, di una incredibile tonalità d'azzurro, molto particolare e luminosa, passò un lampo divertito. Con un cenno della mano invitò Roger a sedersi, ma lui la ignorò. Rimasero così, lui in piedi davanti a lei e Mabel seduta, dall'altro lato della scrivania.
"Perfetto!... Allora possiamo mettere le carte in tavola." Roger infilò anche l'altra mano in tasca, dimostrandosi rilassato. "Sono convinto che lei tenga molto ai suoi progetti di espansione... La North Shore Wireless è ben considerata nell'ambiente e le sue azioni sono in netta salita, in borsa."
La donna strinse le labbra per un breve istante. "Sono soddisfatta dei risultati che sono riuscita a raggiungere. Ho faticato molto per tutto questo!"
"Lo immagino!..." Roger sorrise. "Sì, posso immaginare QUANTO abbia dovuto... faticare, per arrivare ad occupare il posto dov'è ora."
Aggiunse senza fare alcuno sforzo per nascondere l'ironia.
Lei intrecciò le dita e le serrò con forza. Nella sua voce c'era appena un velo di risentimento, quando parlò. "È di
questo che voleva parlarmi?... Di quanto la North Shore sia solida?"
"No, non esattamente. Diciamo che sono qui per valutare la possibilità di un accordo."
Se Mabel fu sorpresa dalle parole di Roger, certo non lo diede a vedere. "Un accordo? E di che genere?... Non mi sembra che lei fosse favorevole ad accordi di sorta, quando ci siamo visti l'altra volta. Cosa è cambiato?..."
"Ahhh... Ma è diverso. L'altra volta c'erano di mezzo le Industrie Spaulding" Roger fissò la donna negli occhi. "Io mi riferisco adesso ad un accordo... personale. Sempre che la cosa la possa interessare."
Mabel rimase in silenzio. "Prima di dire se mi interessa o meno, dovrei saperne qualcosa in più, non crede?" affermò infine.
"Giusto!..." convenne Roger. "Allora, le farò un nome. Conosce la Milligan & Co. Inc.?"
Un guizzo negli occhi di lei gli fece capire di aver colpito nel segno.
La Milligan & Co. era una ditta che si occupava di impianti elettronici. Le informazioni ottenute da Roger dicevano che Mabel Grahn aveva tentato di acquisire la Milligan & Co. ma senza riuscirci. I proprietari avevano rifiutato ostinatamente la fusione delle due società.
"Se mi fa questa domanda, signor Thorpe, è perché sa già la risposta. Sì, conosco la Milligan & Co. E allora?..."
"Ecco... Io POTREI essere in possesso di certi documenti. Documenti che i proprietari della Milligan & Co. hanno... beh, diciamo che li hanno *smarriti*. E sarebbero molto felici di poterli riavere. Tanto felici che sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa..." Roger tacque per un istante, poi chiese: "È abbastanza interessante, come discorso?..."
Mabel fissò Roger senza parlare per alcuni minuti. "Lei mi sottovaluta, signor Thorpe!..." esclamò poi, con affettazione.
"Come?!..."
"Davvero pensa che io possa credere che lei sia qui a farmi una proposta di questo genere?... Mi sta prendendo in giro?! Sono molto delusa. Dalla sua fama, la ritenevo più abile!..."
Roger non disse nulla, ma continuò a guardare Mabel, sornione.
"Mi spiace per lei, ma neanche un bambino cadrebbe nella sua trappola. È fin troppo scontata! Adesso, credo sia molto meglio che lei tolga il disturbo, altrimenti potrei davvero far chiamare la sicurezza..." disse la donna, in tono tirato.
Roger sollevò le mani, come in segno di resa. "Okay, se la faccenda non la interessa, d'accordo... Come vuole! Peggio per lei. Sta perdendo un'occasione. Ma in fondo non sono affari miei." Si volse. "Spero che non se ne debba pentire. Arrivederci, signora Grahn!"
Ma non aveva fatto neanche un passo che la voce di lei lo fermò. "Aspetti!!..."
Lui tornò a girarsi verso la donna, lentamente.
Mabel era combattuta. Non si fidava di quell'uomo. Ed era convinta che stesse cercando di ingannarla. Tuttavia, qualcosa nel tono di lui l'aveva incuriosita.
Inoltre, Thorpe non poteva sapere che lei era riuscita a portare dalla propria parte, COMPLETAMENTE, il suo ex-amico Leo Flynn. Quello era il suo asso nella manica.
E se lui avesse davvero avuto in mano dei documenti che potevano esserle utili per riuscire ad impadronirsi della Milligan & Co.?.....
Era un'occasione che non poteva lasciarsi sfuggire.
"Ammettiamo che io le creda..." disse respirando profondamente. "Lei cosa ne ricava? E perché non usa personalmente quei documenti?..."
Roger scosse la testa. "Li ho avuti per caso... Ma io non ho alcun interesse economico nella Milligan & Co. Quindi per me non fa differenza. Invece, per lei, potrebbe fare *molta* differenza. E, parlando di cosa ne ricavo io..." Roger sorrise, ammiccante. "Tutto dipende da quale sarà la sua offerta!..."
Il viso di Mabel si distese. "Oh! Adesso tutto diventa più chiaro. Come dicevano i latini: *do ut des*!..."
Forse aveva davvero sopravvalutato il famoso Roger Thorpe. Era un uomo come tutti gli altri!... Forse solo peggiore di tanti altri. "Certo, capisco... Però... non sono ancora convinta della sua... della sua *buonafede*! Chi mi dice che in realtà non sia proprio una trappola? Conosco il suo passato. So che ha collaborato con la CIA. Potrebbe benissimo avere addosso -che so?- un miniregistratore... Forse è stato mandato qui proprio dai proprietari della Milligan & Co., per incastrarmi..."
Roger scoppiò a ridere. Una risata limpida, di cuore. "Lei ha visto troppi film di James Bond!..." Esclamò. Poi allargò il cappotto. "Vorrebbe forse perquisirmi?... Se la fa sentire più tranquilla!..."
A quel punto, Mabel comprese che Thorpe la stava provocando.
Dopotutto, neanche lui era immune dal fascino femminile. Conosceva tutto della storia di quell'uomo. La lista delle sue mogli e delle sue amanti avrebbe potuto riempire un volume grosso come l'elenco telefonico di Chicago!... Forse era possibile tentare un'altra tattica con lui. Dopotutto, perché no?
Sorrise. "Questa potrebbe essere un'idea...." mormorò. Si alzò in piedi e fece il giro della scrivania, avvicinandosi a Roger. "Un'ottima idea!..."
Roger la guardava, vagamente divertito. "In una perquisizione è indispensabile il contatto fisico..." Le disse.
"È vero!..." E la Vedova Nera passò direttamente all'attacco.
Posò un braccio su una spalla di lui e poi ridusse al minimo la distanza tra loro.
Non fu un'offerta, ma una richiesta. La bocca socchiusa di Mabel si unì a quella di Roger, in un bacio avido e passionale. Lui le circondò la vita con un braccio, facendo in modo che i loro corpi aderissero. E rispose a quella richiesta imperiosa con altrettanta passione, iniziando una coscienziosa esplorazione della bocca di lei.
Si separarono lentamente. Mabel lo guardò pensierosa. "Credo che ci siano delle possibilità, per quell'accordo, signor Thorpe."
Lui sorrise. "Ne sono lieto!..."
"Il prossimo passo?..." Chiese Mabel.
"Beh... direi che potremmo parlarne a cena, questa sera."
"Ah!..." Mabel fece un'espressione maliziosa. "Purtroppo per stasera ho già un altro impegno, personale... che *non* posso disdire. Ma.... Perché invece non ci vediamo domani, a pranzo?"
Roger fece un cenno affermativo. "Sarebbe perfetto!..."
"Benissimo, allora, ci vediamo domani, alla Fairbanks Steakhouse, all'una!"
"D'accordo. A domani!" Roger le rivolse un mezzo sorriso, e poi uscì.
Gli occhi di Mabel brillarono.
"Sì!!! È mio!... Ce l'ho in pugno!" pensò.
Era stato fin troppo facile. Roger uscì dagli uffici della North Shore Wireless, e salì in macchina. Prima di mettere in moto però, rimase un momento pensieroso, poi si passò il dorso della mano sulla bocca.
Desiderava poter cancellare il sapore di quel bacio.
"Forse dovrei usare della trielina..." Pensò cupamente. "O cercare un potente antidoto contro il veleno dei ragni esotici!" Serrò la mascella.
Aveva fatto del suo meglio per riuscire a superare la diffidenza di Mabel Grahn. Dopotutto, era una donna. E per quanto astuta, anche lei non avrebbe resistito all'idea di aver fatto un'altra conquista.
Però era consapevole di stare giocando con un'avversaria molto pericolosa.
Respirò a fondo. In passato si era già trovato ad affrontare situazioni simili. Questa poteva essere solo ordinaria amministrazione.
"Inganna prima il tuo amico, se vuoi ingannare il tuo nemico!" Pensò ancora Roger.
"Mi dispiace molto, Leo" mormorò a mezza voce, parlando a sé stesso.
Poi mise in moto e si diresse verso il Lighthouse.
Erano le sei di sera quando Jessie arrivò a casa. Aprì la porta e si trovò di fronte sua madre. "Ciao mamma, che sopresa!"
"Ciao tesoro, tutto bene oggi?"
"Sì, abbastanza grazie. Ti fermi a cena con me e Joey?"
"Tesoro siediti, ti devo parlare."
A Jessie non piacque il tono che la madre aveva usato. Che fosse successo qualcosa a Joey?
"Dimmi, mamma, cosa c'è?"
"Vedi cara... Joey è partita per Los Angeles."
"Cosaaa?!?!? E perchè non mi ha detto nulla?"
"Beh ecco... è successo tutto così in fretta e non ha potuto aspettare il tuo ritorno."
"Ma perchè è andata via?"
"Sentiva la mancanza di suo padre e di suo nonno... Quindi è partita."

Jessie aveva intuito che la madre stava mentendo, ma cosa fare?
Insistere? Meglio di no...!!!
"E adesso?? Vivrò da sola con i miei cani, ma l'appartamento è troppo grande per me."
"Ecco io pensavo di trasferirmi qui tesoro."
"Perché? Cioè, ne sarei felice ma come farai con Kevin?"
"Ho deciso di chiedere il divorzio domani stesso." Jessie non riusciva credere a quello che la madre stava dicendo. Ne era felicissima ma quale era il motivo?
Cosa era successo tra loro?
"Ti ha fatto del male?" chiese Jessie con rabbia.
"No, ho solo capito che è stato un errore sposarlo."
Jessie felice abbracciò la madre... "Sei la benvenuta, mamma!"

Erano le sei e Jake si trovava sull'aereo, ancora tre ore e poi sarebbe arrivato. In quel lasso di tempo decise di tirar fuori una foto del signor Thorpe.
Ovviamente lui aveva preso informazioni sulla persona con cui avrebbe avuto a che fare. Quando lo aveva sentito per telefono, aveva intuito che il signor Thorpe era una persona sicura e determinata, e dalla fotografia, stava notando lo sguardo fiero che quell'uomo esprimeva. Insomma aveva capito già da subito che non sarebbe stato un tipo facile ma anche lui avrebbe trovato le sue belle difficoltà... Infatti anche Jake era un tipo deciso... Non era disposto a cedere la sua parte della WTWR tanto facilmente.
Il suo unico errore era stato quello di non seguirla abbastanza per evitare che arrivasse quasi sul punto del fallimento, ma aveva così tanti problemi con l'emittente di Los Angeles e non aveva certo il dono dell'ubiquità. Ma quella televisione era troppo importante per lui e forse il signor Thorpe era stata l'occasione che stava aspettando per decidersi sul da farsi, una volta per tutte.

FINE QUINTA PUNTATA