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SESTA
PUNTATA
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Finalmente
era arrivato. L'aereo era stato puntuale e Jake ora si trovava su
un taxi diretto all'Hotel Johnson Plaza. |
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Ora
poteva uscire dall'hotel per visitare questa città...Voleva
vedere la"città delle luci" illuminata e non avrebbe
voluto perdere quello spettacolo per nulla al mondo. |
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Jessie
si trovava nel pub di Roger come tutte le sere del resto... e ovviamente
c'era anche lui...Kyle. |
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Dopo
aver pulito, Jessie raggiunse la sala e iniziò a servire i
clienti. Riusciva a mantenersi calma e a fingere come se nulla fosse
successo ma a lei non piaceva sbagliare e fare disastri sul lavoro.
Per di più c'era Kyle! La stava fissando con uno sguardo beffardo,
quasi come se la stesse prendendo in giro. E quando finalmente arrivò
l'ora della sua pausa, si rifugiò nel retro per riprendersi
un po'...!!!! |
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"Mi
domando quale, dico quale idea hai nella zucca: ti avevo detto niente
banalità, niente di fragoroso, niente esagerazioni per una
volta..." si lamentò Harriet. |
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Aveva
urgente bisogno di fumarsi una sigaretta. Ed era riuscito a prendersi
un istante di pausa grazie ad un sorriso sensuale sfoggiato alla persona
giusta. Nichelle. |
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Harriet
le aveva detto di non stupirsi di nulla e di ubbidire, senza fare
troppe domande, le aveva mandato un nuovo parrucchiere con ordini
precisi, ed una truccatrice, per l'abito scelto dopo tante lotte.
Bene, e sia, per una volta.. |
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Nichelle
era tornata al lavoro, tra i tavoli del pub dove alcuni clienti abituali
stavano facendo le loro ordinazioni. Bella e sorridente, come sempre
si aggirava nel locale, e ad ogni movimento delle sue braccia le decine
di braccialetti multicolori che indossava tintinnavano allegramente.
Roger le si avvicinò. "Ho sentito un po' di trambusto, dal retro. È successo qualcosa?" Nichelle fece una espressione a metà strada tra rassegnata e rassicurante. "Ma no... niente di mortale! Alcune bottiglie di bibite si sono rotte. Tutto sotto controllo, stai tranquillo!" Roger annuì sorridendo. "Sto diventando forse troppo rompiscatole?..." La ragazza ricambiò il sorriso. "Nooo! Sei il capo!... E tutti i capi sono un po'..." "...Un po' rompiscatole!!..." concluse Roger con una smorfia divertita. "Ma immagino che le bottiglie non si siano rotte da sole..." Nichelle sospirò. "Non prendertela con lei... Le è sfuggita una cassa dalle mani. Lo sai che non è stata bene, di recente, e..." Roger la interruppe. "Parli di Jessica?..." e Nichelle fece un cenno affermativo. "Ma dài, Chelley! Non sono un orco." Roger alzò gli occhi al cielo. "Non dirmi che la piccola ha paura di me?" Nichelle lo guardò ridendo leggermente. "Non paura... Terrore! Ma non è colpa tua, Roger." "No no! Lo so!" Roger scrollò le spalle. "È la mia pessima fama!..." Scherzava, perché dal tono di voce e dalla luce negli occhi scuri si capiva che non era davvero arrabbiato. "Forse è meglio che io parli con lei..." "Oh... allora devo procurarmi una boccetta di sali! Jessie avrà uno svenimento!..." Esclamò Nichelle strizzando l'occhio al suo capo. Roger non disse nulla ma le puntò contro il dito indice della mano destra, come scherzoso mònito. E poi finalmente parlò, stando al gioco. "Con te faremo i conti dopo, signorina Jefferson! Non è bello prendere in giro chi ti paga lo stipendio!... Ma per ora, mi accontenterò di *terrorizzare* Jessica Bradford!... E mi auguro che non svenga davvero!..." Cosa doveva aggiungere a quella famosa lista?!... Ah, sì!!! 'Roger Adam Thorpe, il terrore delle cameriere'!............ Si avvicinò a Jessie mentre lei stava raccogliendo su un vassoio i bicchieri sporchi lasciati da alcuni clienti che erano appena andati via. "Signorina Bradford?... Potrei parlarle un momento?..." le disse.
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Sentendo
la voce del capo, Jessie prese un colpo e si girò molto lentamente
verso di lui... Di solito non aveva paura delle persone ma quell'uomo
la metteva sempre in soggezione e non riusciva a capire il perché.
"S-sal-ve signor Tohrpe" riuscì finalmente a dire. |
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Kyle
dopo aver finito di leggere il giornale alzò lo sguardo e vide
Roger seduto poco distante da lui. Era curioso. Infatti, aveva visto
che Roger era andato da Jessie ma non sapeva cosa si erano detti e lui
voleva sapere. In quanto a Jessie aveva notato che era sparita ma di
lei si sarebbe occupato dopo, ora voleva assolutamente parlare con Roger.
Quindi si avvicinò e lo salutò: "Salve signor Thorpe,
posso sedermi?"
Roger sollevò lo sguardo sul ragazzo. "Ah, Kyle! Mi fa piacere vederti. Prego, siediti pure. Come sta tuo padre? È da un bel po' che non lo sento!..." "Mio padre sta bene grazie, e, sì, in questo periodo è molto impegnato. Lei invece come sta?" "Piuttosto bene e impegnato anche io, infatti non riesco a essere presente qui al pub molto spesso. Ho saputo che ora lavori con tuo padre. Complimenti, un bel traguardo per un giovane della tua età!" Kyle si illuminò in viso, a lui piacevano un sacco i complimenti e riceverli da un uomo importante come Roger era il massimo. "Sì, infatti sono molto soddisfatto di me, signore. Non commetto errori sul lavoro e mio padre non ha mai nessun motivo per rimproverarmi. Praticamente sono uno dei migliori, se mi è consentito dirlo." Roger sorrise furbescamente. Kyle era sempre stato un ragazzo ambizioso. Era intelligente, senza dubbio, e seguiva le orme paterne. Ma lui sapeva bene cosa voleva dire essere smisuratamente sicuri di sé. Era, quella, una strada che poteva anche portare alla rovina. Ma era compito di Kevin McBride occuparsi di suo figlio e della sua smania di successo, non certo di Roger. "Sono lieto per te, ragazzo. E per tuo padre, ovviamente, che sarà molto orgoglioso di te." E qui Roger non poté trattenersi dal provare la puntura di uno spillo doloroso nel cuore. Anche lui, un tempo, era stato fiero del proprio figlio. E Hart gli mancava terribilmente. Kyle questa frase non se l'aspettava... «Mio padre orgolioso di me?? Quando mai?» Ma non gli piaceva parlare di queste cose e quindi pensò bene di cambiare argomento. "Ma mi dica... anche qui nel locale vedo che ci sono dipendenti molto bravi." Chissà se con questa frase sarebbe riuscito a fargli dire qualcosa di Jessie. Un così repentino cambiamento del discorso fece suonare un campanello d'allarme nella testa di Roger. Sollevò leggermente un sopracciglio e studiò per un istante il ragazzo che aveva di fronte. Kyle voleva qualcosa. E Roger credeva di aver capito cos'era. "Scelgo sempre personalmente i miei dipendenti. È il sistema migliore per circondarsi di persone affidabili, e io cerco sempre il meglio." Fece una pausa per rafforzare le sue parole. "Bisogna poter contare su ottimi collaboratori per avere ottimi risultati." Kyle non sapeva più come fare... Era ovvio che per poter sapere quello che era successo doveva parlare chiaro: "Lei ha perfettamente ragione." Poi aggiunse: "Mi scusi signor Thorpe, ma prima ho sentito un forte rumore di bottiglie rotte. Spero vivamente che nessuno si sia fatto male. Ma cosa è successo esattamente?" "Qualche piccolo incidente può capitare, anche nei migliori locali. Per fortuna niente di grave. È tutto sotto controllo. Qualche bottiglia rotta non è certo un problema." Roger mantenne una espressione seria sul volto, ma nei suoi occhi vagò una luce divertita. Forse aveva trovato il bandolo della matassa. Kyle era interessato a qualcuno in particolare. Qualcuno dai lunghi capelli biondi. «Uhmmm accidenti non funziona. Devo proprio chiederglielo direttamente, anche se mi dà fastidio dovermi scoprire così facilmente.» E ad alta voce: "Capisco. Beh, certo, ha ragione anche su questo. Ma senta non ho potuto fare a meno di notare che lei era andato a parlare con Jessie... è stata lei a combinare il guaio?" «Ecco fatto! Contento, signor Thorpe??» pensò il ragazzo guardando Roger negli occhi con uno sguardo di sfida. «Bingo!» Davvero troppo facile!... Roger represse un sorriso, anzi, non mosse un muscolo. "Jessie?... Non mi risulta abbia combinato nessun guaio." Non stava mentendo. Qualche bibita perduta non lo considerava certo un 'guaio'! "Ti interessa quella ragazza?... Se non sbaglio, tuo padre ha sposato sua madre..." "Sì, ma hanno qualche problema... Credo che presto divorzieranno... Comunque, rispondendo alla sua domanda... Sì, un po' mi interessa." «Cavoli! Ma perché con lui non riesco a non dire la verità?? E' troppo bravo per me, non si lascia raggirare tanto facilmente.» pensò Kyle. Roger annuì. "Posso capirti. Jessica è davvero molto bella. Ma... Permettimi di darti un consiglio non richiesto, poi fai pure come vuoi. Considera che ho un po' di esperienza in questo genere di cose!... Vacci piano. È una brava ragazza." "Accetto il suo consiglio, signor Thorpe, ma non sarà facile seguirlo, dal momento che lei ha qualcosa che mi attira moltissimo e non riesco a capire cosa sia." Roger distolse lo sguardo e cercò nella sala il punto dove si trovava Jessica in quel momento. Lui sapeva che cos'era quello che attirava Kyle verso quella ragazza. Ci era passato anche lui, molti anni prima. Forse era vero che la storia si ripeteva, a volte. Dovette ripetersi mentalmente, e per la seconda volta nel giro di pochi minuti, che quelli non erano affari suoi, dopotutto. Ma non poté fare a meno di dire: "Una volta, anche io ho conosciuto una ragazza come Jessica. Ma ho capito quanto fosse importante per me solo quando era troppo tardi. Spero che tu non commetta il mio stesso errore, ragazzo." Kyle apparve spiazzato da quelle parole. Si alzò in piedi, a disagio. "Bene... signor Thorpe, è stato un piacere parlare con lei. Ora devo proprio andare." E così dicendo, salutò Roger con una stretta di mano e si avviò verso Jessie... Dopo tutto, quella chiacchierata era stata di grandissima importanza, perché aveva capito di avere ancora tante cose da imparare nella vita... |
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Jake
si trovava al locale di Joanne Allard... Un posticino molto carino
in stile hip hop. Il locale era frequentato soprattutto da giovani
universitari e furono loro, con le loro risate allegre, che fecero
prendere al signor Barnes |
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Dopo
la chiacchierata fatta con il signor Roger, Kyle si avvicinò
a Jessie. Aveva capito che doveva agire alla svelta se voleva averla
per sé, perché durante la chiacchierata ad un certo
punto l'aveva vista in compagnia di Elijah, e sembrava che avessero
fatto amicizia. |
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I
due uomini entrarono nel pub che ormai erano passate da un pezzo le
undici di sera. Nichelle gli andò incontro e loro chiesero
del signor Thorpe. |
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Jo
aveva ricevuto i complimenti da parte di un cliente mai visto prima...
un certo signor Barnes... lo aveva tenuto d'occhio durante la sua
permanenza al locale sperando che non fosse venute per combinare casini.
Fortunatamente non era successo niente e dopo aver bevuto se n'era
andato. |
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Si
era fatto molto tardi. Ormai il Lighthouse stava per chiudere, e c'erano
rimasti pochi clienti.
Roger salutò Nichelle e decise di andar via. Non aveva altro da fare lì. Fu poi, quando si trovò all'aperto, respirando a pieni polmoni l'aria fresca della notte, che si ricordò della telefonata di Joanne. Guardò l'orologio e si disse che era troppo tardi e che sicuramente lei non lo aspettava più. Ciò non di meno... Qualcosa lo spinse a prendere l'auto e a dirigersi non verso il Caprifoglio, ma verso il Rebellion's House. Dopo aver parcheggiato l'auto nelle vicinanze del locale di Joanne, Roger lo aveva raggiunto a piedi. Si rese subito conto che doveva essere più tardi di quello che aveva pensato. Il locale sembrava chiuso, le luci erano spente, non si sentiva nessuna musica. E ovviamente era deserto, o almeno così sembrava. Ma poi Roger si accorse che non era proprio deserto. Entrò e vide subito Joanne. Lei sentì che qualcuno stava entrando dalla porta, si rialzò e cercò di ricomporsi... sperando ardentemente che quel qualcuno fosse Tony. A Roger bastò un'occhiata per rendersi conto che qualcosa non andava per il verso giusto. Lei aveva gli occhi leggermente arrossati. "Joanne.... tutto bene?..." le chiese, scrutandola come se volesse leggerle dentro. Jo cercò di mascherare anche la sorpresa che aveva provato alla vista di Roger... "Sì.. -disse cercando di essere il più convincente possibile, cosa che non le riuscì molto bene- alla fine sei arrivato... tu come stai?" "Io bene." Rimase in silenzio per un paio di secondi. Era chiaro che lei non voleva parlare di qualsiasi cosa la tormentasse. Roger si disse che non erano affari suoi. Lei aveva diritto alla sua privacy. "Scusami, non sono riuscito a liberarmi prima. Vedo che sono già andati via tutti..." "Eh sì...tutti...." No, non doveva pensare a Tony. Così si sarebbe fatta soltanto del male... "Vuoi qualcosa da bere?" Si diresse dietro al bancone per prendere qualcosa di alcolico anche per lei... Roger la raggiunse. "Perché no?... Che ne dici di un bourbon, senza ghiaccio?..." La guardò di nuovo in volto. Doveva essere stata proprio una brutta serata. E sentiva che l'atmosfera era strana, intorno a loro. Forse avrebbe dovuto andarsene e lasciarla un po' da sola. Invece aveva accettato di bere con lei. Perché? "Allora per te un bourbon e io invece prendo un bel bicchiere di Bayles... e magari anche una bella sigaretta. Tu fumi?" "No, grazie...." E sorridendo aggiunse: "Gli altri vizi li ho tutti, ma quello no!" Jo accennò un sorriso... "Allora che mi dici, novità?" "Beh... è un periodo di intenso lavoro, e ho alcune faccende che mi stanno tenendo impegnato. Ma non ci sono molte novità... Ah, a parte la festa al Country Club!... E anche quella sarà sicuramente abbastanza noiosa!!..." Roger bevve un sorso del suo bourbon, con aria cinica. "Sinceramente non conosco molto bene il Country Club, ma dal nome.... di certo non è come qui..." Si versò un altro po' di Bayles e continuò... "Invece ho sentito parlare molto del Lighthouse, un giorno dovrei venire a visitare la concorrenza..." |
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"Mi
farebbe davvero piacere, vederti al Lighthouse. Passa pure quando vuoi,
e sarai mia ospite. Però... non aspettarti ballerini hip hop
o altre diavolerie moderne..." Roger fece un mezzo sorriso. "È
un pub di stile europeo... molto classico. Forse lo troverai un po'
retrò." Poi aggiunse: "E per il Country Club.... In
effetti, è un posto molto diverso. Strano, però, pensavo
che anche tu fossi socia del Club. Tutte le persone importanti della
città lo frequentano e passano il tempo libero a giocare a golf!"
Joanne, forse aiutata dall'alcool che iniziava a circolare, scoppiò a ridere "E secondo te io sono tipo da giocare a golf?" Roger si unì alla risata liberatoria di lei. "Neanche io gioco a golf!..." le confidò strizzandole l'occhio in maniera complice. "Ma sono costretto a frequentare il Country Club per mantenere i contatti con la buona società. Noblesse oblige!..." "Bè dovresti averlo capito che a me non importa molto della buona società... mia madre riteneva che avrei vissuto meglio in un ghetto che a casa con lei..." Quelle parole sorpresero Roger. Lasciavano trapelare molta amarezza. Quella ragazza doveva avere delle cicatrici molto profonde. E l'alcol non avrebbe aiutato a farle rimarginare. "Tu almeno hai avuto una madre. Io invece praticamente non ho conosciuto la mia. È morta quando ero bambino e la ricordo molto poco. E mio padre... beh... non ci rivolgiamo la parola da anni. Se ne infischia di me." Rimase silenzioso per un po' e poi disse ancora: "Ma che importanza hanno i nostri genitori? Conta solo quello che noi siamo, e non dobbiamo dimostrare niente a nessuno. Tu sei una donna in gamba, che ha saputo costruire tutto questo!... Non mi sembra che il Rebellion's House assomigli a un ghetto!... Non sei soddisfatta della tua vita, Joanne?" Soddisfatta.... Joanne ci riflettè un attimo, forse prima sì ma dopo quella sera non lo sapeva...."Soddisfatta? Non lo sarò mai pienamente e tutto grazie a mia madre; è per questo che ha importanza per me... Comunque hai ragione, sono riuscita a costruire il Rebellion's House anche se mi è costato molto... questo locale ormai fa parte di me. Ho già superato mille difficoltà e non mi spaventa l'idea che in futuro se ne possano presentare delle altre" Si accorse che stava abbassando la guardia e cercò di deviare l'argomento.. sperando di riuscirci.. "Difficoltà...? Ho idea che tu in questo momento non abbia molta fiducia in te stessa..." Roger la fissò. "Forse hai bevuto un po' troppo..." "Per favore Roger, non fare il moralista!! Non sono affari tuoi se bevo.... Parlami invece di questa *divertentissima* festa che ci sarà al Country Club.." "Okay, come vuoi tu!" Roger posò il bicchiere sul bancone. "La festa al Club, l'Easter Dinner, è la classica occasione annuale per mettere in mostra belle donne, abiti, gioielli, per fare nuove amicizie e parlare d'affari in un contesto raffinato e ......assolutamente snob! Ti attira?" Joanne aveva ragione, e aveva fatto bene a rimetterlo al suo posto. Se lei voleva annegare nell'alcol i suoi dispiaceri, dopotutto lui cosa poteva farci?... "Uhh fantastica... 'ambiente snob è quello più bello... quando ero in Australia ci sarò andata due tre volte giusto per fare un po' di scalpore... visto non indossavo abiti lunghi eleganti....." Roger rise. "Riesco a immaginare il risultato! Con la tua straordinaria bellezza devi aver provocato parecchi infarti e magari avrai infranto molti cuori." L'idea gli venne così. "Ti piacerebbe ripetere l'esperienza qui ad Aurora?" E le rivolse uno sguardo malizioso. "E saresti disposto a rovinare la tua reputazione con l'alta società?" L'idea la elettrizzava, le piaceva scandalizzare le signore della società perbene.. "Oh, cara, la mia reputazione ha sopportato ben di peggio!!!" Infatti l'essere stato processato e arrestato varie volte, non era proprio il massimo per una reputazione nell'alta società. Ma quello era il passato. "Però..." aggiunse "in effetti sarei io a guadagnarci. Avrei per dama la ragazza più bella della città... e tu invece saresti in compagnia di Roger Thorpe.... Il perfido Thorpe! Che ne dici?" "Ci sto! E comunque neanche io sono così *candida e gentile* come posso sembrare..." "Tu sei splendida!..." Disse Roger. Ed era assolutamente sincero. "Ti ringrazio..." Improvvisamente si ricordò che quella frase era stata pronunciata anche da Tony...doveva dimenticarlo. Almeno per una notte... "Anche tu non sei certo privo di fascino... mio caro Roger.." Roger la guardò per un lungo momento come se la vedesse per la prima volta. Negli occhi di lei c'era una profonda tristezza. Sollevò una mano e le accarezzò il viso. Quella era la prima volta che la toccava. Lasciò che la mano scivolasse sulla pelle.... forse accettando le avance di Roger non avrebbe pensato a Tony... Era cominciato per caso, quando lei gli si era avvicinata e allora lui si era chinato un po', quel tanto che bastava per far incontrare le loro labbra. Perché quel bacio era ciò che doveva accadere in quel momento. Ma poi non era stato più solo un bacio e lui l'aveva attirata a sé, stringendola forte. Era sceso ad esplorare con la bocca il collo di lei, la gola, l'attaccatura del seno che sporgeva dalla scollatura del suo top... Senza accorgersene, qualcosa di violento si era impadronito della sua mente, del suo corpo. Ma lei lo fermò. "Non credo sia il caso..... qui...." |
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Joanne
assaporò il sapore dei suoi baci, godette a fondo delle sensazioni
che si diffondevano per il suo corpo; era completamente in balia di
Roger.
Le carezze di lui si erano fatte più audaci ed esplicite, quando le sfilò il top e le slacciò il reggiseno. Le prese i seni nelle mani e li strinse, massaggiandoli eroticamente, fino a strapparle gemiti di piacere. Contemporaneamente, assalì di nuovo la sua bocca, senza lasciarle il tempo di respirare, esigendo da lei uguale passione nella risposta al suo bacio. Ma la foga con la quale la stava travolgendo era solo la punta dell'iceberg, e Roger lo sapeva. Si sforzava di tenere sotto controllo la forza delle sensazioni che lo stavano lentamente dominando, ma era sempre più difficile. Voleva qualcosa, stava cercando qualcosa. E lei era così giovane, così bella... Voleva di più. La spinse indietro, trascinandola sul letto. Joanne si lasciò cadere sul letto, all'improvviso si rese conto che voleva quell'uomo... lo voleva dentro di sé. Roger si era liberato in qualche modo dei vestiti. Il sangue scorreva più rapido nelle sue vene. Poi sentì una voce, da qualche parte dentro di sé... "Non dovrebbe accadere... non così... non con questa ragazza... non è lei... nessuna sarà mai lei......" Ma si rifiutò di ascoltare quella voce. Nella sua anima c'erano solo rabbia, dolore, e l'urgenza di possesso. Le sue mani scorrevano febbrilmente sulla pelle di Joanne. Entrambi erano stimolati da una passione che derivava dai sentimenti che si mescolavano nelle loro vite e Joanne quella sera voleva riuscire a dimenticare tutto. Dimenticare... cosa che non era mai riuscita a fare. Lui la toccava, la sfiorava, stimolandola, obbligandola a seguire il suo ritmo. Scendeva e saliva come una marea. Con le dita disegnava sul corpo della ragazza linee invisibili che erano come fuoco vivo per entrambi. Poi, all'improvviso sembrò che ogni cosa fosse diventata opaca, sbiadita, come osservata da dietro un vetro smerigliato. I loro respiri si rincorrevano, si intrecciavano, le bocche si sfioravano, i loro corpi si univano, e si separavano per poi unirsi di nuovo. Tutto come in una sorta di caleidoscopio impazzito. E a quel punto, lui non pensò più a darle piacere, ma solo a prendere, prendere tutto quello che poteva, con furia rapace. Perché aveva bisogno di lei, disperatamente. La schiacciò sui cuscini, imprigionandola con le braccia, godendo del calore della sua pelle, del battito frenetico del suo cuore. La baciò di nuovo, invadendola, e strappandole dei profondi sospiri mentre la prendeva. Non si fermò, fino a che non la sentì gemere ancora sotto la sua spinta, e allora attese, trattenendo il respiro, che il fuoco che ardeva in lui si placasse. La lasciò, infine, mentre i loro corpi, resi lucidi dal sudore, si rilassavano, cercando di distendere tutti i muscoli ancora tesi per lo sforzo. Roger si girò sulla schiena e fissò il soffitto, riprendendo contatto con la realtà. Si era specchiato negli occhi di Joanne, e aveva provato una profonda passione. In quei momenti le aveva detto parole dolci, tenere. Le aveva detto quanto era bella. Ma neppure una volta, durante quei minuti con lei, neanche una volta l'aveva chiamata per nome. |
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FINE
SESTA PUNTATA
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