SESTA PUNTATA

Finalmente era arrivato. L'aereo era stato puntuale e Jake ora si trovava su un taxi diretto all'Hotel Johnson Plaza.
Appena arrivato, pagò il taxista e dopo aver preso le sue valigie entrò nella hall. L'albergo era molto bello, grande e luminoso.
Jake si avvicinò a quello che gli parve essere il direttore dell'hotel: "Buona sera, sono il signor Barnes e ci dovrebbe essere una stanza prenotata a mio nome."
"Un attimo che controllo..." il direttore fece un rapido controllo sul computer e... "Sì, c'è...la sua stanza è la numero 422. Aspetti che le chiamo qualcuno per le valigie."
"Grazie"
Pochi minuti dopo si trovava nella sua camera... La stanza era una delle più belle... Un bagno enorme con idromassaggio, la tv, un letto matrimoniale e un balcone.
Subito dopo aver fatto la doccia ed essersi cambiato con qualcosa di più comodo, prese in mano il cellulare e digitò un numero...
Primo squillo, secondo squillo, terzo squillo, niente... Ad un certo punto
scattò la segreteria telefonica...: "Potete lasciare un messaggio dopo il segnale acustico".
"Signor Thorpe, buona sera. Sono Jake Barnes e volevo solo avvisarla che sono arrivato ad Aurora. Mi può trovare al Johnson Plaza-Hotel e la mia stanza è la numero 422. Aspetterò sue notizie. Grazie e arrivederla."

Ora poteva uscire dall'hotel per visitare questa città...Voleva vedere la"città delle luci" illuminata e non avrebbe voluto perdere quello spettacolo per nulla al mondo.
Non era affatto stanco e per prima cosa sarebbe entrato in un locale per bersi una birra.
Dopo alcune ora che girava a piedi, si trovò davanti al "Rebellion's House"...
«Però... nome interessante e sembra che ci si diverta parecchio!» osservò Jake sentendo le risate delle persone dal di fuori del locale... Quindi si decise, e fu così che entrò nel locale di Joanne Allard.


Era il giorno in cui arrivavano i fornitori al pub, e Roger doveva essere presente prima dell'apertura, per controllare la contabilità insieme al ragioniere, e firmare le ricevute.
Appena arrivato si era chiuso nel suo ufficio con il ragioniere e aveva sbrigato le cose più urgenti. Nichelle era passata a salutarlo un momento, quando era arrivata.
Nel frattempo si era fatta l'ora d'apertura e i clienti avevano cominciato ad arrivare alla spicciolata. Il ragioniere era andato via e Roger era sceso in sala. Aspettava delle persone e quindi decise che non sarebbe tornato subito a casa, ma avrebbe cenato lì.

Jessie si trovava nel pub di Roger come tutte le sere del resto... e ovviamente c'era anche lui...Kyle.
La ragazza stava prendendo delle altre bibite, nel retro del locale, ma alzandosi da terra con la scatola, per poco non cadde... Riuscì a tenersi con una mano ma purtroppo la scatola le scivolò e... si sentì un forte rumore di bottiglie rotte.
Venne subito raggiunta da Nichelle che preoccupata domandò a Jessie cosa fosse successo.
"Mi spiace io..." Jessie non riusciva a finire la frase, poverina! Era rossa in viso dalla vergogna e aveva paura che appena il signor Thorpe lo avesse saputo, l'avrebbe licenziata in tronco! "Ecco io... ho perso l'equilibrio. Ho cercato di reggermi con una mano per non cadere... ma non sono riuscita a trattenere la scatola e quindi... lo vedi, è caduta. Guarda che disastro!"
"Non ti preoccupare... Sono cose che succedono. Pulisci tutto e ritorna tranquillamente al tuo lavoro. Prendi pure un'altra scatola."
"Ok, grazie Nichelle." Jessie avrebbe tanto voluto chiedergli del padrone ma aveva preferito tacere per non complicare ulteriormente la situazione. In fondo se doveva essere licenziata lo avrebbe saputo presto, no?? Adesso era meglio concentrarsi sul danno fatto e ritornare al più presto al lavoro.

Dopo aver pulito, Jessie raggiunse la sala e iniziò a servire i clienti. Riusciva a mantenersi calma e a fingere come se nulla fosse successo ma a lei non piaceva sbagliare e fare disastri sul lavoro. Per di più c'era Kyle! La stava fissando con uno sguardo beffardo, quasi come se la stesse prendendo in giro. E quando finalmente arrivò l'ora della sua pausa, si rifugiò nel retro per riprendersi un po'...!!!!
Stava riflettendo su Kyle e a come poteva cercare di mantenere la calma quando c'era lui... Perché quel ragazzo la metteva sempre in uno stato di agitazione che non le permetteva di mantenersi concentrata sul lavoro...!!!
Ad un certo punto la porta si aprì e....

"Mi domando quale, dico quale idea hai nella zucca: ti avevo detto niente banalità, niente di fragoroso, niente esagerazioni per una volta..." si lamentò Harriet.
"Ma quali fragori, quali banalità: una bella collana da 20.000 $, guadagnata onestamente, due braccialini identici, niente orecchini lunghi. Vuoi presentarmi come la parente povera? Ho dei bellissimi gioielli, una cassa piena.."
"Ahio!........ Caccia tutta la tua gioielleria fuori e vediamo -ferma, non toglierti l'abito di dosso!" (Harriet non sapeva più come fare, per non offendere la cugina non sapeva più che inventarsi)
Pian piano districò dalla massa di catene cetenine catenone, un'antica collana di smeraldi, con tanti brillanti di taglio antico.. A questa Virgie non poteva dire di no, era una cosa ereditata da sua madre, dei primi del novecento, di
squisita fattura francese....
"Ecco qua, Virgie! Questa da sola basta a far di te la donna di classe che sei, un bel Dior, una collana Dubarriere.. hai ancora gli orecchini di smeraldi?"
Virgie basita, rispose un flebile 'sì, no, non lo so...... sì certo che li ho!!!!!'
"Harriet," disse appena ripreso fiato "sei sicura di quello che fai?"
L'altra rispose che ne era certa. Anzi certissima, una regina moderna, non una neo-ricca, come tante che avrebbe visto alla festa.
"Hai presente le donne di Brandon Spaulding? Vuoi essere come loro? Caccia fuori gli orecchini ed il bracciale della nonna, se l'hai ancora....... Lascia stare il resto, quello avrai tempo per metterlo..."
Virgie era decisamente fuori dalla sua mentalità e stava quasi per piangere, ma vedendo Harriet così impuntata ma anche soddisfatta, disse timidamente: "Un altro braccialetto no? Uno solo?"
Harriet rise: "Sì, ma che sia bello e decisamente costoso.. e non dimenticare i tuoi occhiali con gli strass..... E le perle per me? Già dimenticata! -poi dici che sei sempre in pensiero per me....."
Di colpo ripresa, Virgie, pensò che se Harriet parlava di perle, era sicuramente rinsavita, e la cosa le interessava di più. Minuto minuto......
"Ok -cugina! Guarda le ultime che ho comprato, nere -favolose!" disse con uno sguardo di sfida che diceva: 'mi hai imposto tutto, l'abito, il mantello che non mi piace per niente, ora decido io!' "Ecco!! Tre fili a scalare, rosate, ed orecchini a goccia, secondo la teoria di Maman."
"Accetto, un grazie a te!! sei un genio Virgie." esclamò Harriet.
Era fatta, -quasi- sospirò Harriet... almeno per portare Virgie alla festa. Ora di corsa a comperarsi una borsetta da sera abbastanza capiente per tenere dentro calmanti, soluzione anti-panico ed.. un grosso ventaglio.

Aveva urgente bisogno di fumarsi una sigaretta. Ed era riuscito a prendersi un istante di pausa grazie ad un sorriso sensuale sfoggiato alla persona giusta. Nichelle.
Così era andato nel retro del pub.
Appena schiusa la porta si rese subito conto che qualcun altro aveva avuto la sua stessa idea. Sperò che non fosse Nichelle, desiderosa di fargli una *sorpresa*, perché altrimenti avrebbe avuto serie difficoltà a ritornare in
sala. Ma non era lei.
Era Jessie. Camminava avanti e indietro seguendo una immaginaria linea retta, con precisione millimetrica neanche stesse facendo il test etilico, agitando le mani e borbottando qualcosa.
Non appena si rese conto di non essere più sola la ragazza si fermò e si voltò di scatto. I loro sguardi si incrociarono. Finalmente.
"Ciao, scusami non volevo disturbare..." sussurrò Lij.
Lei sembrava in imbarazzo. Chi era quel ragazzo? »Oddio, penserà che sono matta che me ne sto qui a parlare da sola...» realizzò Jessie.
Ma lui non sembrava sorpreso, semmai vagamente compiaciuto.
"Non ci siamo ancora presentati, io mi chiamo Elijah, Lij per gli amici, e sono fresco di assunzione" e le porse la mano.
Lei tentennò alcuni secondi e poi rispose. "Io sono Jessie."
Lij sorrise. "Lo so" mormorò e le prese la mano nella propria. Jessie avvertì un calore rassicurante in quella stretta.
«Meno male, non sembra che mi abbia scambiata per una nevrotica... dunque sa come mi chiamo, chi glielo ha detto?» pensò.
"Posso essere utile in qualche modo?"
"Come...?"
Lij continuava a sorridere e sembrava che stesse sortendo l'effetto desiderato. "Mi era sembrato che avessi qualche problema, l'ho notato anche ieri, sei un po' nervosa, scusami se mi impiccio, ma se posso far qualcosa per te..."
Jessie lo squadrò.
Qualcosa per lei? Allora la sua agitazione per causa di Kyle si notava tantissimo se anche quel ragazzo, mai visto prima, se ne era accorto. No, così non andava per niente bene.
"Non ti preoccupare, mi sono cadute alcune bottiglie per errore, niente di irreparabile!" cercando di sembrare disinvolta.
Lui le rivolse uno sguardo comprensivo.
Le loro mani si erano staccate e ora quelle di Lij armeggiavano con l'accendino che sembrava non volere mandare neanche un barlume di scintilla.
"Scusami ti do fastidio se fumo? Ma sai, dentro è vietato e ogni tanto ne ho bisogno..." e abbozzò un'espressione tipica di un bambino che è stato appena preso con le mani nella nutella.
Lei lo guardò con l'aria severa da maestrina, che rimprovera un alunno indisciplinato
"Non è un bel vizio... ma non ti preoccupare non mi dà fastidio..."
Era carino. Molto carino. Sembrava anche un tipo gentile.
Lij chiuse gli occhi per un istante alzando il mento ed espirando una nuvola di fumo e poi tornò a fissarli in quelli di lei. "Allora è da molto che lavori qui?" le chiese.
Jessie non poté fare a meno di notare quanto fossero grandi e blu. Erano quasi inquietanti.
Lui chinò la testa leggermente da un lato continuando a guardarla facendola arrossire leggermente. «Sei deliziosa Jessie...» si ritrovò a pensare e sentì un sincero moto di simpatia per quella ragazza dall'aria candida.
"Da qualche mese, mi serve per pagarmi casa e università."
"Una studentessa! E cosa studi?"
"Bè… mi piacerebbe fare la giornalista"
"Fantastico, quindi scrivi. Sai anche io a tempo perso lo faccio…"
Si trovarono subito in sintonia. Ed era curioso dal momento che lei era sempre diffidente con chi non conosceva. Ma questo ragazzo aveva un sorriso disarmante.
Subito le venne in mente qualcun altro. Kyle.
Era così diverso da lui. Non aveva quell'aria da sbruffone e presuntuoso. Anzi era tutto il contrario.
Rimaneva simpatico a pelle.
Mentre lo osservava vide luccicare, dall'apertura della camicia sul collo, una collana d'oro finissima a cui era appeso un ciondolo.
Notò che lui lo tormentava con le dita tra un inspirazione e l'altra di fumo. E si accorse anche che aveva un brutto taglio sul dorso della mano destra. Una lunga cicatrice che aveva l'aria di non essere molto recente.
"Cosa ti è successo alla mano?" gli chiese istintivamente.
Lij si irrigidì un attimo e abbassò il braccio. "Un incidente da piccolo. Niente di importante."
Ma l'aria con cui lo disse e la velocità con cui liquidò l'argomento le fecero capire che stava mentendo. Probabilmente era legato a qualche ricordo spiacevole.
Ma in fondo non erano affari suoi. Si conoscevano appena.
"Io sono nuovo di qui, ma mi piace molto questa città, così luminosa..."
"Da dove vieni?" gli domandò.
"Da Cedar Rapids, conosci?"
"No."
"E' una città molto graziosa e tranquilla."
Improvvisamente la porta si aprì di scatto. Nichelle entrò e li fissò con espressione severa.
"Allora? Finita la pausa per il tè?"
Jessie si stupì del tono acido con cui aveva parlato. Poco prima era stata così gentile....
Ma poi si accorse che gli occhi scuri dell'amica stavano saettando contro Lij. Era forse gelosa?
Lui si voltò verso di lei e le sorrise in modo strano, sollevò le spalle e inspirò l'ultima boccata di fumo.
"Agli ordini!" e passò accanto a Nichelle, che era rimasta ferma sull'uscio con la mano sulla maniglia, con passo svelto seguito a ruota da Jessie.
La ragazza si sentiva di troppo in quel momento. Non riusciva a capire il perché anche se una mezza idea ce l'aveva.

Harriet le aveva detto di non stupirsi di nulla e di ubbidire, senza fare troppe domande, le aveva mandato un nuovo parrucchiere con ordini precisi, ed una truccatrice, per l'abito scelto dopo tante lotte. Bene, e sia, per una volta..
La sua curiosità era talmente grande che si sarebbe presentata anche con un lenzuolo da KKK.
L'abito in fondo non era male, un bel pizzo color oro spento, la snelliva.. e caspita, quando Dior ci si metteva...
Il mantello di raso in tinta le piaceva poco, ma se Harriet di solito tanto poco attenta al suo abbigliamento aveva detto così, evidentemente il gioco valeva la candela e... 3000 $.
Da donna pratica, pensò che forse il giovane amico di sua cugina era ben introdotto nell'ambiente degli avvocati, forse se ne poteva far consigliare uno decente, i precedenti erano stati degli idioti, uno aveva perfino tentato di fregarla -pfui..... Ma ora il suo problema era un tantino più serio del solito: era necessario uno senza paura. Era in gioco la sua reputazione di donna d'affari seria ed onesta, e prima di avvisare la polizia di quello che sospettava, era meglio avere qualcuno alle spalle.
"Ok, Harriet -vecchia pazza- facciamo anche questa," ridacchiò Virgie, andando indietro con la memoria ad altri tempi, quando lei era una giovane ragazza magrissima, ed Harriet sposa novella le lanciava il Bouquet.... rise di cuore, Virgie... contenta in fondo del nuovo corso delle cose. Anche avere settant'anni, ops, facciamo di più, ha un certo divertimento....

Nichelle era tornata al lavoro, tra i tavoli del pub dove alcuni clienti abituali stavano facendo le loro ordinazioni. Bella e sorridente, come sempre si aggirava nel locale, e ad ogni movimento delle sue braccia le decine di braccialetti multicolori che indossava tintinnavano allegramente.
Roger le si avvicinò.
"Ho sentito un po' di trambusto, dal retro. È successo qualcosa?"
Nichelle fece una espressione a metà strada tra rassegnata e rassicurante. "Ma no... niente di mortale! Alcune bottiglie di bibite si sono rotte. Tutto sotto controllo, stai tranquillo!"
Roger annuì sorridendo. "Sto diventando forse troppo rompiscatole?..."
La ragazza ricambiò il sorriso. "Nooo! Sei il capo!... E tutti i capi sono un po'..."
"...Un po' rompiscatole!!..." concluse Roger con una smorfia divertita. "Ma immagino che le bottiglie non si siano rotte da sole..."
Nichelle sospirò. "Non prendertela con lei... Le è sfuggita una cassa dalle mani. Lo sai che non è stata bene, di recente, e..."
Roger la interruppe. "Parli di Jessica?..." e Nichelle fece un cenno affermativo.
"Ma dài, Chelley! Non sono un orco." Roger alzò gli occhi al cielo. "Non dirmi che la piccola ha paura di me?"
Nichelle lo guardò ridendo leggermente. "Non paura... Terrore! Ma non è colpa tua, Roger."
"No no! Lo so!" Roger scrollò le spalle. "È la mia pessima fama!..."
Scherzava, perché dal tono di voce e dalla luce negli occhi scuri si capiva che non era davvero arrabbiato. "Forse è meglio che io parli con lei..."
"Oh... allora devo procurarmi una boccetta di sali! Jessie avrà uno svenimento!..." Esclamò Nichelle strizzando l'occhio al suo capo.
Roger non disse nulla ma le puntò contro il dito indice della mano destra, come scherzoso mònito. E poi finalmente parlò, stando al gioco. "Con te faremo i conti dopo, signorina Jefferson! Non è bello prendere in giro chi ti paga lo stipendio!... Ma per ora, mi accontenterò di *terrorizzare* Jessica Bradford!... E mi auguro che non svenga davvero!..."
Cosa doveva aggiungere a quella famosa lista?!... Ah, sì!!! 'Roger Adam Thorpe, il terrore delle cameriere'!............
Si avvicinò a Jessie mentre lei stava raccogliendo su un vassoio i bicchieri sporchi lasciati da alcuni clienti che erano appena andati via.
"Signorina Bradford?... Potrei parlarle un momento?..." le disse.

 

Sentendo la voce del capo, Jessie prese un colpo e si girò molto lentamente verso di lui... Di solito non aveva paura delle persone ma quell'uomo la metteva sempre in soggezione e non riusciva a capire il perché. "S-sal-ve signor Tohrpe" riuscì finalmente a dire.
Roger sollevò un sopracciglio. Era incredibile, ma vero! Quella ragazza stava praticamente tremando!... Forse Nichelle non scherzava a proposito di quei sali... Decise di usare molto tatto. In fondo, Jessica era tanto giovane e lui sapeva che quello era il suo primo impiego. "Ho saputo che ha avuto un piccolo incidente nel retro del locale. Spero che non si sia fatta male. Tutto a posto?"
Jessica rimase sorpresa dalla domanda del suo capo, tutto si aspettava tranne che il signor Thorpe le chiedesse come stava...
"Sì, signor Thorpe. Non mi sono fatta nulla, mi spiace solo per le bibite" rispose con aria veramente dispiaciuta.
"Oh... no, non si preoccupi delle bibite!! Ne abbiamo altre, sa?... Invece," Roger sorrise. "Di brave cameriere non se ne trovano molte. Spero che le piaccia lavorare qui, al Lighthouse, signorina Bradford. So che i clienti sono contenti di lei, e... anch'io!"
Jessie non riusciva a crederci... Ma era lo stesso uomo di cui lei aveva paura? Uhmmm le suonava strana tutta quella gentilezza nei suoi confronti dopo tutto quello che lei aveva sentito su di lui... Però, chi se ne importava?? Questo stava a significare solo una cosa, e cioè che lei -almeno per ora- non avrebbe perso il lavoro. "La ringrazio signor Thorpe!"
Roger sorrise alla ragazza e si allontanò.

Kyle dopo aver finito di leggere il giornale alzò lo sguardo e vide Roger seduto poco distante da lui. Era curioso. Infatti, aveva visto che Roger era andato da Jessie ma non sapeva cosa si erano detti e lui voleva sapere. In quanto a Jessie aveva notato che era sparita ma di lei si sarebbe occupato dopo, ora voleva assolutamente parlare con Roger. Quindi si avvicinò e lo salutò: "Salve signor Thorpe, posso sedermi?"
Roger sollevò lo sguardo sul ragazzo. "Ah, Kyle! Mi fa piacere vederti. Prego, siediti pure. Come sta tuo padre? È da un bel po' che non lo sento!..."
"Mio padre sta bene grazie, e, sì, in questo periodo è molto impegnato. Lei invece come sta?"
"Piuttosto bene e impegnato anche io, infatti non riesco a essere presente qui al pub molto spesso. Ho saputo che ora lavori con tuo padre. Complimenti, un bel traguardo per un giovane della tua età!"
Kyle si illuminò in viso, a lui piacevano un sacco i complimenti e riceverli da un uomo importante come Roger era il massimo. "Sì, infatti sono molto soddisfatto di me, signore. Non commetto errori sul lavoro e mio padre non ha mai nessun motivo per rimproverarmi. Praticamente sono uno dei migliori, se mi è consentito dirlo."
Roger sorrise furbescamente. Kyle era sempre stato un ragazzo ambizioso. Era intelligente, senza dubbio, e seguiva le orme paterne.
Ma lui sapeva bene cosa voleva dire essere smisuratamente sicuri di sé. Era, quella, una strada che poteva anche portare alla rovina.
Ma era compito di Kevin McBride occuparsi di suo figlio e della sua smania di successo, non certo di Roger. "Sono lieto per te, ragazzo. E per tuo padre, ovviamente, che sarà molto orgoglioso di te." E qui Roger non poté trattenersi dal provare la puntura di uno spillo doloroso nel cuore. Anche lui, un tempo, era stato fiero del proprio figlio. E Hart gli mancava terribilmente.
Kyle questa frase non se l'aspettava... «Mio padre orgolioso di me?? Quando mai?» Ma non gli piaceva parlare di queste cose e quindi pensò bene di cambiare argomento. "Ma mi dica... anche qui nel locale vedo che ci sono dipendenti molto bravi." Chissà se con questa frase sarebbe riuscito a fargli dire qualcosa di Jessie.
Un così repentino cambiamento del discorso fece suonare un campanello d'allarme nella testa di Roger. Sollevò leggermente un sopracciglio e studiò per un istante il ragazzo che aveva di fronte. Kyle voleva qualcosa. E Roger credeva di aver capito cos'era. "Scelgo sempre personalmente i miei dipendenti. È il sistema migliore per circondarsi di persone affidabili, e io cerco sempre il meglio." Fece una pausa per rafforzare le sue parole. "Bisogna poter contare su ottimi collaboratori per avere ottimi risultati."
Kyle non sapeva più come fare... Era ovvio che per poter sapere quello che era successo doveva parlare chiaro: "Lei ha perfettamente ragione." Poi aggiunse: "Mi scusi signor Thorpe, ma prima ho sentito un forte rumore di bottiglie rotte. Spero vivamente che nessuno si sia fatto male. Ma cosa è successo esattamente?"
"Qualche piccolo incidente può capitare, anche nei migliori locali. Per fortuna niente di grave. È tutto sotto controllo. Qualche bottiglia rotta non è certo un problema." Roger mantenne una espressione seria sul volto, ma nei suoi occhi vagò una luce divertita. Forse aveva trovato il bandolo della matassa. Kyle era interessato a qualcuno in particolare. Qualcuno dai lunghi capelli biondi.
«Uhmmm accidenti non funziona. Devo proprio chiederglielo direttamente, anche se mi dà fastidio dovermi scoprire così facilmente.» E ad alta voce: "Capisco. Beh, certo, ha ragione anche su questo. Ma senta non ho potuto fare a meno di notare che lei era andato a parlare con Jessie... è stata lei a combinare il guaio?" «Ecco fatto! Contento, signor Thorpe??» pensò il ragazzo guardando Roger negli occhi con uno sguardo di sfida.
«Bingo!» Davvero troppo facile!... Roger represse un sorriso, anzi, non mosse un muscolo. "Jessie?... Non mi risulta abbia combinato nessun guaio." Non stava mentendo. Qualche bibita perduta non lo considerava certo un 'guaio'! "Ti interessa quella ragazza?... Se non sbaglio, tuo padre ha sposato sua madre..."
"Sì, ma hanno qualche problema... Credo che presto divorzieranno... Comunque, rispondendo alla sua domanda... Sì, un po' mi interessa." «Cavoli! Ma perché con lui non riesco a non dire la verità?? E' troppo bravo per me, non si lascia raggirare tanto facilmente.» pensò Kyle.
Roger annuì. "Posso capirti. Jessica è davvero molto bella. Ma... Permettimi di darti un consiglio non richiesto, poi fai pure come vuoi. Considera che ho un po' di esperienza in questo genere di cose!... Vacci piano. È una brava ragazza."
"Accetto il suo consiglio, signor Thorpe, ma non sarà facile seguirlo, dal momento che lei ha qualcosa che mi attira moltissimo e non riesco a capire cosa sia."
Roger distolse lo sguardo e cercò nella sala il punto dove si trovava Jessica in quel momento. Lui sapeva che cos'era quello che attirava Kyle verso quella ragazza. Ci era passato anche lui, molti anni prima. Forse era vero che la storia si ripeteva, a volte.
Dovette ripetersi mentalmente, e per la seconda volta nel giro di pochi minuti, che quelli non erano affari suoi, dopotutto. Ma non poté fare a meno di dire: "Una volta, anche io ho conosciuto una ragazza come Jessica. Ma ho capito quanto fosse importante per me solo quando era troppo tardi. Spero che tu non commetta il mio stesso errore, ragazzo."
Kyle apparve spiazzato da quelle parole. Si alzò in piedi, a disagio. "Bene... signor Thorpe, è stato un piacere parlare con lei. Ora devo proprio andare." E così dicendo, salutò Roger con una stretta di mano e si avviò verso Jessie... Dopo tutto, quella chiacchierata era stata di grandissima importanza, perché aveva capito di avere ancora tante cose da imparare nella vita...

Jake si trovava al locale di Joanne Allard... Un posticino molto carino in stile hip hop. Il locale era frequentato soprattutto da giovani universitari e furono loro, con le loro risate allegre, che fecero prendere al signor Barnes
la decisione di restare. Anche se lui non era più ormai da tanto tempo un ragazzo giovane come loro, non si sentiva per niente a disagio e fuori posto.
Quell'atmosfera era proprio quello che ci voleva.
Si era appartato in angolo del locale da dove godeva di un'ottima visuale.
Una cameriera lo raggiunse e lui ordinò una limonata fresca. Non aveva voglia di birra quella sera. Dopo che la cameriera se ne fu andata, prese il giornale da un tavolo vicino ed iniziò a leggerlo.
Nonostante tutta la voglia che aveva di sapere le ultime novità del giorno, Jake non riusciva a concentrarsi perché si sentiva osservato.
Quindi sospese la lettura e cercò di scoprire chi lo stesse fissando. Ad un certo punto i suoi occhi incrociarono quelli di una ragazza molto graziosa.
Jake la fissò a sua volta e dopo qualche secondo la ragazza si voltò dall'altra parte... La ragazza era vestita in tono con lo stile del locale, aveva i capelli castani e due occhi meravigliosi. Che fosse lei la padrona del locale?
La stessa cameriera di prima era ritornata per pulire un tavolo vicino al suo e così ne approfittò. "Mi scusi signorina."
La cameriera si voltò di scatto. "Sì!!! Desidera?"
"No, niente... volevo solo fare i miei complimenti per questo bellissimo posto. Il padrone deve esserne proprio orgoglioso."
"Uhmmm sì è proprio bello questo locale. Il padrone però non è un lui, ma una lei e si chiama Joanne Allard." Rispose mentre con gli occhi faceva capire a Jake chi era la padrona del locale. E difatti era come lui supponeva... Il locale apparteneva a quella giovane donna che lo aveva osservato poco prima.
"Capisco. Beh le faccia i complimenti da parte del signor Barnes." E così dicendo l'uomo si alzò e pagò la sua limonata lasciando i soldi sul tavolo. Poi uscì dal locale per ritornare al proprio hotel.

Dopo la chiacchierata fatta con il signor Roger, Kyle si avvicinò a Jessie. Aveva capito che doveva agire alla svelta se voleva averla per sé, perché durante la chiacchierata ad un certo punto l'aveva vista in compagnia di Elijah, e sembrava che avessero fatto amicizia.
"Ciao bellezza" la salutò.
Jessie si voltò di scatto..."Kyle?..."
"Sorpresa?" chiese il ragazzo.
"No, no è che... non posso parlare perché devo lavorare." Jessie era turbata e lo si vedeva benissimo.
"Non ti preoccupare, ti ruberò solo un minuto... Devo chiederti una cosa."
«Cosa può mai essere?» si domandò Jessie.
"Domani ci sarà una festa all'Aurora Country Club e mi farebbe piacere andarci con te."
«Incredibile... il signorino McBride mi sta invitando ad andare con lui ad una festa?» pensò Jessie «Bella questa, anche se me lo aspettavo ormai da tempo un suo invito.»
Kyle osservava Jessie ma non riusciva a capire a cosa stesse pensando... «Accetterà o no? Questo è il problema.»
Jessie era sorpresa e combattuta. «Uhmmm io credo che Kyle in fondo non sia cattivo ma ...non sono sicura di potermi fidare di lui. Cavoli, una festa all'Aurora Country Club!! Sarebbe una serata stupenda. E lui sarebbe il mio cavaliere?!.... Non sono mai stata al Club, dicono che sia un posto molto raffinato...» pensò.
Alla fine Jessie accettò l'invito del ragazzo... e tutto sotto lo sguardo
divertito di Roger che stava osservando la scena da lontano... «Ah, Kyle, sei proprio un ragazzo intraprendente. Bel colpo!...» pensò.

I due uomini entrarono nel pub che ormai erano passate da un pezzo le undici di sera. Nichelle gli andò incontro e loro chiesero del signor Thorpe.
La ragazza allora li accompagnò nell'ufficio di Roger, a cui si accedeva da una scala sul retro del locale, e poi tornò al proprio lavoro.
Quando i due entrarono nell'ufficio, Roger dissimulò il malumore che provava per quel forte ritardo e assunse sul viso una espressione cordiale, che però era ben lungi dal provare.
"Signor Stewart," disse tendendo la mano al più anziano dei due, un uomo corpulento, basso e tarchiato, con uno sguardo servile. "Lieto di rivederla." Ovviamente, era solo una frase di circostanza.
L'uomo strinse la mano di Thorpe, imbarazzato. "Sono davvero mortificato per il ritardo. Non so come scusarmi..."
Gli occhi di Roger lampeggiarono, ma lui disse, affabile: "Non deve preoccuparsi. Piuttosto, direi di venire al sodo, visto che è piuttosto tardi..."
"Ehm.. sì!... Sì, certo..." Victor Stewart si volse a guardare il ragazzo che era al suo fianco. "Signor Thorpe, vorrei presentarle Nigel Townsend, il giovane di cui le ho parlato..."
Roger distolse lo sguardo dal vecchio barbagianni e spostò la sua attenzione sul giovanotto.
Alto circa un metro e ottanta, corporatura atletica, sguardo franco. Nigel Townsend si presentava decisamente bene.
"Molto piacere di conoscerla, signor Thorpe" disse il ragazzo.
Roger e Nigel si strinsero la mano.
"Altrettanto" replicò Thorpe. "Quindi, lei ha lavorato alla WSPR di Springfield..."
"Sì," rispose Nigel. "Negli ultimi tre anni ho lavorato come conduttore televisivo. Niente di speciale, programmi per giovani e di intrattenimento, ma mi è servito a fare esperienza. Mi sono trovato molto bene. La signora Reade, il Manager dell'emittente è un ottimo capo." Fece una pausa e aggiunse: "Purtroppo, mia madre, che vive qui ad Aurora, ha dei problemi di salute, e ho deciso di lasciare Springfield e tornare a casa."
La signora Reade. Cioé Holly. Portava ancora il nome del suo ultimo marito, Fletcher!... Come lo detestava!! Ma Roger non volle soffermarsi su quel dettaglio. Altrimenti dei ricordi dolorosi lo avrebbero assalito.
"Ho letto il suo curriculum. E sono positivamente colpito." Respirò a fondo. "Ho dei progetti, per l'emittente locale, la WTWR. Ma ovviamente, prima di fare qualunque passo, dovrò definire alcune questioni."
Già, come per esempio acquisire il completo controllo dell'emittente. E quindi riuscire a convincere Jake Barnes a cedere la sua parte di proprietà. Ma quello lo avrebbe saputo presto.
"Però..." disse ancora Roger "La WTWR non è certo come la WSPR. Dovremo rimetterla in sesto. E ci sarà molto da lavorare!"
Nigel sorrise. "Non mi spaventa il lavoro!..."
La risposta piacque a Roger. "Molto bene, signor Townsend. Direi che ci sono ottime prospettive per lei, qui ad Aurora. La richiamerò fra qualche giorno. Sono sicuro che si troverà bene anche alla WTWR."
E in questo modo, i tre uomini si salutarono.

Jo aveva ricevuto i complimenti da parte di un cliente mai visto prima... un certo signor Barnes... lo aveva tenuto d'occhio durante la sua permanenza al locale sperando che non fosse venute per combinare casini. Fortunatamente non era successo niente e dopo aver bevuto se n'era andato.
Chiuse il locale, Roger non era passato e cominciava a pensare che non ci si potesse fidare di quell'uomo...
Ora si trovava da sola con Tony.... era il momento giusto per parlargli.
"Calma e sangue freddo" si disse prima di cominciare... "Tony, ho bisogno di parlarti."
"Dimmi... ma non possiamo parlare da te? O anche da me se vuoi..."
"No. Si tratta di questo... penso che non sia una buona idea quella di continuare così..."
"Così come?"
"Noi due, la nostra situazione... ecco vedi, credo che continuare ad andare a letto insieme comporterebbe troppe incomprensioni..."
"...?...Ma è da quasi un anno che ci comportiamo così! Di quali incomprensioni stai parlando?"
"Non ti ricordi l'altro giorno? Tu, la tua amica, la mia presunta gelosia..."
"E' successo solo quel giorno!! Quando mai abbiamo avuto una discussione simile???"
"Appunto!! Non voglio che inizino ad essercene delle altre..."
"Ti conosco troppo bene, qui c'è sotto qualcos'altro... non può essere solo questo il motivo. Avanti parla..."
"Sai benissimo che se il motivo fosse stato un altro, te lo avrei detto!! Comunque deduco che tu non sia d'accordo con me..."
"E no che non sono d'accordo!!! Hai cambiato idea dalla notte al giorno! Eppure stanotte non ero solo nel letto..."
"No.... è stato un errore." L'aveva detto... ma non lo pensava per niente...
"Un errore?? Vuol dire che tu consideri tutte le volte che siamo andati a letto insieme degli *errori*??"
"Oh Tony non volevo dire in quel senso!"
"E allora in che senso?? Il tuo ragionamento non ha senso! O almeno lo avrebbe se ti decidessi ad ammettere che fai tutto questo perché sei gelosa"
"Di nuovo? Ti ho già detto che *non* sono gelosa!"
"Va be' ho capito...dai smettiamola qua..." si avvicinò a lei con la stessa intenzione della sera precedente. "Dimentichiamo questa discussione... stanotte era tutto così bello..."
"No! Ho detto che voglio troncare e così farò!"
"Ma perché??"
"Te l'ho già detto!"
"Voglio la verità! La *verità*!"
"La verità? La verità è che c'è un altro e questa volta è una cosa seria! Ecco la tua amata verità!" Come diavolo le era venuto in mente di dire una cosa del genere?
"Bene, visto che avevo ragione? Il motivo era un altro... comunque, visto che è una cosa seria avresti potuto dirmelo prima... o forse era troppo difficile? Mi hai deluso Joanne...veramente."
Tony prese la giacca senza aggiungere altro e se ne andò...Jo non sapeva che fare, voleva rincorrerlo ma il suo orgoglio non glielo permetteva. Ormai non sapeva più cosa provava per lui... non era più sicura che fosse *solo* un
amico... Si appoggiò al bancone e scivolò a terra sedendosi... una lacrima le rigò il volto, seguita da molte altre...

Si era fatto molto tardi. Ormai il Lighthouse stava per chiudere, e c'erano rimasti pochi clienti.
Roger salutò Nichelle e decise di andar via. Non aveva altro da fare lì.
Fu poi, quando si trovò all'aperto, respirando a pieni polmoni l'aria fresca della notte, che si ricordò della telefonata di Joanne.
Guardò l'orologio e si disse che era troppo tardi e che sicuramente lei non lo aspettava più. Ciò non di meno...
Qualcosa lo spinse a prendere l'auto e a dirigersi non verso il Caprifoglio, ma verso il Rebellion's House.
Dopo aver parcheggiato l'auto nelle vicinanze del locale di Joanne, Roger lo aveva raggiunto a piedi. Si rese subito conto che doveva essere più tardi di quello che aveva pensato. Il locale sembrava chiuso, le luci erano spente, non
si sentiva nessuna musica. E ovviamente era deserto, o almeno così sembrava. Ma poi Roger si accorse che non era proprio deserto. Entrò e vide subito Joanne.
Lei sentì che qualcuno stava entrando dalla porta, si rialzò e cercò di ricomporsi... sperando ardentemente che quel qualcuno fosse Tony.
A Roger bastò un'occhiata per rendersi conto che qualcosa non andava per il verso giusto. Lei aveva gli occhi leggermente arrossati.
"Joanne.... tutto bene?..." le chiese, scrutandola come se volesse leggerle dentro.
Jo cercò di mascherare anche la sorpresa che aveva provato alla vista di Roger... "Sì.. -disse cercando di essere il più convincente possibile, cosa che non le riuscì molto bene- alla fine sei arrivato... tu come stai?"
"Io bene." Rimase in silenzio per un paio di secondi. Era chiaro che lei non voleva parlare di qualsiasi cosa la tormentasse. Roger si disse che non erano affari suoi. Lei aveva diritto alla sua privacy. "Scusami, non sono riuscito a liberarmi prima. Vedo che sono già andati via tutti..."
"Eh sì...tutti...." No, non doveva pensare a Tony. Così si sarebbe fatta soltanto del male... "Vuoi qualcosa da bere?" Si diresse dietro al bancone per prendere qualcosa di alcolico anche per lei...
Roger la raggiunse. "Perché no?... Che ne dici di un bourbon, senza ghiaccio?..." La guardò di nuovo in volto. Doveva essere stata proprio una brutta serata. E sentiva che l'atmosfera era strana, intorno a loro. Forse avrebbe dovuto andarsene e lasciarla un po' da sola. Invece aveva accettato di bere con lei. Perché?
"Allora per te un bourbon e io invece prendo un bel bicchiere di Bayles... e magari anche una bella sigaretta. Tu fumi?"
"No, grazie...." E sorridendo aggiunse: "Gli altri vizi li ho tutti, ma quello no!"
Jo accennò un sorriso... "Allora che mi dici, novità?"
"Beh... è un periodo di intenso lavoro, e ho alcune faccende che mi stanno tenendo impegnato. Ma non ci sono molte novità... Ah, a parte la festa al Country Club!... E anche quella sarà sicuramente abbastanza noiosa!!..." Roger
bevve un sorso del suo bourbon, con aria cinica.
"Sinceramente non conosco molto bene il Country Club, ma dal nome.... di certo non è come qui..."
Si versò un altro po' di Bayles e continuò... "Invece ho sentito parlare molto del Lighthouse, un giorno dovrei venire a visitare la concorrenza..."
"Mi farebbe davvero piacere, vederti al Lighthouse. Passa pure quando vuoi, e sarai mia ospite. Però... non aspettarti ballerini hip hop o altre diavolerie moderne..." Roger fece un mezzo sorriso. "È un pub di stile europeo... molto classico. Forse lo troverai un po' retrò." Poi aggiunse: "E per il Country Club.... In effetti, è un posto molto diverso. Strano, però, pensavo che anche tu fossi socia del Club. Tutte le persone importanti della città lo frequentano e passano il tempo libero a giocare a golf!"
Joanne, forse aiutata dall'alcool che iniziava a circolare, scoppiò a ridere "E secondo te io sono tipo da giocare a golf?"
Roger si unì alla risata liberatoria di lei. "Neanche io gioco a golf!..." le confidò strizzandole l'occhio in maniera complice. "Ma sono costretto a frequentare il Country Club per mantenere i contatti con la buona società. Noblesse oblige!..."
"Bè dovresti averlo capito che a me non importa molto della buona società... mia madre riteneva che avrei vissuto meglio in un ghetto che a casa con lei..."
Quelle parole sorpresero Roger. Lasciavano trapelare molta amarezza. Quella ragazza doveva avere delle cicatrici molto profonde. E l'alcol non avrebbe aiutato a farle rimarginare. "Tu almeno hai avuto una madre. Io invece praticamente non ho conosciuto la mia. È morta quando ero bambino e la ricordo molto poco. E mio padre... beh... non ci rivolgiamo la parola da anni. Se ne infischia di me." Rimase silenzioso per un po' e poi disse ancora: "Ma che importanza hanno i nostri genitori? Conta solo quello che noi siamo, e non dobbiamo dimostrare niente a nessuno. Tu sei una donna in gamba, che ha saputo costruire tutto questo!... Non mi sembra che il Rebellion's House assomigli a un ghetto!... Non sei soddisfatta della tua vita, Joanne?"
Soddisfatta.... Joanne ci riflettè un attimo, forse prima sì ma dopo quella sera non lo sapeva...."Soddisfatta? Non lo sarò mai pienamente e tutto grazie a mia madre; è per questo che ha importanza per me... Comunque hai ragione, sono riuscita a costruire il Rebellion's House anche se mi è costato molto... questo locale ormai fa parte di me. Ho già superato mille difficoltà e non mi spaventa l'idea che in futuro se ne possano presentare delle altre" Si accorse che stava abbassando la guardia e cercò di deviare l'argomento.. sperando di riuscirci..
"Difficoltà...? Ho idea che tu in questo momento non abbia molta fiducia in te stessa..." Roger la fissò. "Forse hai bevuto un po' troppo..."
"Per favore Roger, non fare il moralista!! Non sono affari tuoi se bevo.... Parlami invece di questa *divertentissima* festa che ci sarà al Country Club.."
"Okay, come vuoi tu!" Roger posò il bicchiere sul bancone. "La festa al Club, l'Easter Dinner, è la classica occasione annuale per mettere in mostra belle donne, abiti, gioielli, per fare nuove amicizie e parlare d'affari in un
contesto raffinato e ......assolutamente snob! Ti attira?"
Joanne aveva ragione, e aveva fatto bene a rimetterlo al suo posto. Se lei voleva annegare nell'alcol i suoi dispiaceri, dopotutto lui cosa poteva farci?...
"Uhh fantastica... 'ambiente snob è quello più bello... quando ero in Australia ci sarò andata due tre volte giusto per fare un po' di scalpore... visto non indossavo abiti lunghi eleganti....."
Roger rise. "Riesco a immaginare il risultato! Con la tua straordinaria bellezza devi aver provocato parecchi infarti e magari avrai infranto molti cuori." L'idea gli venne così. "Ti piacerebbe ripetere l'esperienza qui ad Aurora?" E le rivolse uno sguardo malizioso.
"E saresti disposto a rovinare la tua reputazione con l'alta società?"
L'idea la elettrizzava, le piaceva scandalizzare le signore della società perbene..
"Oh, cara, la mia reputazione ha sopportato ben di peggio!!!" Infatti l'essere stato processato e arrestato varie volte, non era proprio il massimo per una reputazione nell'alta società. Ma quello era il passato. "Però..." aggiunse "in effetti sarei io a guadagnarci. Avrei per dama la ragazza più bella della città... e tu invece saresti in compagnia di Roger Thorpe.... Il perfido Thorpe! Che ne dici?"
"Ci sto! E comunque neanche io sono così *candida e gentile* come posso sembrare..."
"Tu sei splendida!..." Disse Roger. Ed era assolutamente sincero.
"Ti ringrazio..." Improvvisamente si ricordò che quella frase era stata pronunciata anche da Tony...doveva dimenticarlo. Almeno per una notte...
"Anche tu non sei certo privo di fascino... mio caro Roger.."
Roger la guardò per un lungo momento come se la vedesse per la prima volta. Negli occhi di lei c'era una profonda tristezza. Sollevò una mano e le accarezzò il viso. Quella era la prima volta che la toccava.
Lasciò che la mano scivolasse sulla pelle.... forse accettando le avance di Roger non avrebbe pensato a Tony...
Era cominciato per caso, quando lei gli si era avvicinata e allora lui si era chinato un po', quel tanto che bastava per far incontrare le loro labbra.
Perché quel bacio era ciò che doveva accadere in quel momento. Ma poi non era stato più solo un bacio e lui l'aveva attirata a sé, stringendola forte. Era sceso ad esplorare con la bocca il collo di lei, la gola, l'attaccatura del
seno che sporgeva dalla scollatura del suo top... Senza accorgersene, qualcosa di violento si era impadronito della sua mente, del suo corpo.
Ma lei lo fermò. "Non credo sia il caso..... qui...."

Joanne assaporò il sapore dei suoi baci, godette a fondo delle sensazioni che si diffondevano per il suo corpo; era completamente in balia di Roger.
Le carezze di lui si erano fatte più audaci ed esplicite, quando le sfilò il top e le slacciò il reggiseno. Le prese i seni nelle mani e li strinse, massaggiandoli eroticamente, fino a strapparle gemiti di piacere.
Contemporaneamente, assalì di nuovo la sua bocca, senza lasciarle il tempo di respirare, esigendo da lei uguale passione nella risposta al suo bacio.
Ma la foga con la quale la stava travolgendo era solo la punta dell'iceberg, e Roger lo sapeva. Si sforzava di tenere sotto controllo la forza delle sensazioni che lo stavano lentamente dominando, ma era sempre più difficile.
Voleva qualcosa, stava cercando qualcosa. E lei era così giovane, così bella... Voleva di più.
La spinse indietro, trascinandola sul letto.
Joanne si lasciò cadere sul letto, all'improvviso si rese conto che voleva quell'uomo... lo voleva dentro di sé.
Roger si era liberato in qualche modo dei vestiti. Il sangue scorreva più rapido nelle sue vene. Poi sentì una voce, da qualche parte dentro di sé...
"Non dovrebbe accadere... non così... non con questa ragazza... non è lei... nessuna sarà mai lei......" Ma si rifiutò di ascoltare quella voce. Nella sua anima c'erano solo rabbia, dolore, e l'urgenza di possesso. Le sue mani scorrevano febbrilmente sulla pelle di Joanne.
Entrambi erano stimolati da una passione che derivava dai sentimenti che si mescolavano nelle loro vite e Joanne quella sera voleva riuscire a dimenticare tutto. Dimenticare... cosa che non era mai riuscita a fare.
Lui la toccava, la sfiorava, stimolandola, obbligandola a seguire il suo ritmo. Scendeva e saliva come una marea.
Con le dita disegnava sul corpo della ragazza linee invisibili che erano come fuoco vivo per entrambi.
Poi, all'improvviso sembrò che ogni cosa fosse diventata opaca, sbiadita, come osservata da dietro un vetro smerigliato. I loro respiri si rincorrevano, si intrecciavano, le bocche si sfioravano, i loro corpi si univano, e si separavano per poi unirsi di nuovo. Tutto come in una sorta di caleidoscopio impazzito. E a quel punto, lui non pensò più a darle piacere, ma solo a prendere, prendere tutto quello che poteva, con furia rapace. Perché aveva bisogno di lei, disperatamente. La schiacciò sui cuscini, imprigionandola con le braccia, godendo del calore della sua pelle, del battito frenetico del suo cuore. La baciò di nuovo, invadendola, e strappandole dei profondi sospiri mentre la prendeva. Non si fermò, fino a che non la sentì gemere ancora sotto la sua spinta, e allora attese, trattenendo il respiro, che il fuoco che ardeva in lui si placasse. La lasciò, infine, mentre i loro corpi, resi lucidi dal sudore, si rilassavano, cercando di distendere tutti i muscoli ancora tesi per lo sforzo.
Roger si girò sulla schiena e fissò il soffitto, riprendendo contatto con la realtà. Si era specchiato negli occhi di Joanne, e aveva provato una profonda passione. In quei momenti le aveva detto parole dolci, tenere. Le aveva detto quanto era bella. Ma neppure una volta, durante quei minuti con lei, neanche una volta l'aveva chiamata per nome.


FINE SESTA PUNTATA