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SETTIMA
PUNTATA
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Jessie
stava girando per la città già da qualche ora quando
finalmente, entrando in un negozio di abbigliamento trovò quello
che cercava: un abitino color celeste che non era per niente provocante
ma allo stesso tempo era elegante... |
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Guardando
la finestra, dal letto, Roger poteva vedere il cielo. Si stava facendo
sempre più chiaro. |
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Helen
non riusciva a crederci... Jessie, la sua bambina, la sua adorata
bambina sarebbe andata alla festa con Kyle?? Quando lei aveva rinunciato
alla festa al Club proprio per non vedere Kevin McBride, sua figlia
cosa aveva in mente di fare? Uscire con il figlio. No, impossibile. |
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«Accidenti
a me e alla mia linguaccia... Per fortuna che non sono andata avanti...
non è proprio l'ora di tirar fuori la storia di mio padre!» |
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Jo
si svegliò, non si realizzò subito dov'era ma quando
vide Roger davanti alla finestra, si ricordò tutto. |
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Tony
si era svegliato presto, in realtà non aveva dormito per niente....
era uscito per fare una passeggiata e calmarsi ma il pensiero della
discussione con Joanne continuava a tormentarlo. Come aveva fatto
a mentirgli così? Si erano sempre detti tutto... |
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Quel
giorno il tempo era bello. Il cielo era sereno. Non c'era una nuvola. |
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Roger si volse
nuovamente verso Joanne e la fissò per un lungo istante. Poi
tornò vicino al letto e si sedette accanto a lei. |
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Jessie
si trovava seduta su una panchina e stava ammirando il Fox River, il
fiume di Aurora.
Era una splendida giornata con poche nuvole in cielo... L'acqua del fiume scorreva lentamente sotto il ponte, baciata dai raggi del sole. I suoi due cani si rincorrevano felici e ogni tanto sparivano per poi ritornare... Jessie prese carta e penna e inziò a scrivere. Voleva descrivere quel che vedeva e le emozioni che provava in quel momento... Ad un certo punto venne interrotta dall'abbaiare dei suoi piccoli amici e con lo sguardo vide che stavano bloccando il passaggio ad una persona... "Su, su buoni..." disse l'uomo. "Oscar; André!!!" chiamò la ragazza... ma i due cani ignorarono quel richiamo. Allora la ragazza si avvicinò alla persona e si scusò, poi prese i cani in braccio e ritornò alla panchina ordinando loro di non muoversi. Venne raggiunta da quel signore il quale chiese se poteva sedersi accanto a lei. Jessie annuì. Lui si sedette e accarezzò Oscar. "Si chiamano Oscar e André?" chiese infine. "Si, Oscar è quello bianco mentre André è quello nero," precisò la ragazza. "Sono molto belli." "Grazie." rispose la ragazza e si rimise a scrivere, ma non riusciva a restare concentrata per via di quella presenza. "Cosa sta scrivendo, se posso saperlo...?" "Sto solo cercando di descrivere il posto e le emozioni che provo in questo momento." "Capisco. Anche a me verrebbe voglia di descrivere questo meraviglioso paesaggio" disse l'uomo e subito dopo guardò verso il fiume immergendosi in chissà quali pensieri. La ragazza lo guardò e lo studiò attentamente... era un bell'uomo... Aveva notato quando l'aveva salutata che aveva un bel sorriso smagliante, aperto e sincero e due occhi splendidi. Provava una piacevole sensazione stando vicina a quello sconosciuto ed era una cosa strana per lei, dal momento che con le persone estranee di solito aveva sensazioni completamente diverse. Alla fine Oscar e André richiamarono l'attenzione della ragazza e distolsero l'uomo dai suoi pensieri... "Sì. ho capito... E' ora di andare." disse Jessie mentre rimetteva il guinzaglio ai cani. "Arrivederla" disse poi rivolta all'uomo e lui ricambiò il saluto con un cenno di capo accompagnato da un sorriso. Mentre osservava la ragazza allontanarsi, l'attenzione dell'uomo venne catturata dal quaderno degli appunti. «E' il suo...» pensò e difatti Jessie lo aveva dimenticato. L'uomo lo prese in mano e dopo averlo sfogliato, iniziò a leggere... Rimase sorpreso. Quella ragazza ci sapeva davvero fare. Aveva la stoffa della grande giornalista!!!
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Tony
stava camminando tranquillamente nel parco quando improvvisamente
sentì l'abbaiare di un cane dietro di lui, non fece neanche
in tempo a capire cosa stava succedendo che si ritrovò in terra...
con il cane addosso... |
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Roger
si era sbarbato e cambiato d'abito, poi era sceso in cucina, e trovò
Kay intenta a preparare la colazione.
"Kay, abbiamo un'ospite, quindi per favore apparecchi un posto in più, gentilmente" le disse. La cuoca lo fissò divorata dalla curiosità, ma si morse la lingua. Non osava fare domande al padrone. Avrebbe torchiato suo marito Justin per sapere qualcosa. Rispose solo: "Certamente, ci penso io!" E dopo aver riempito il carrello portavivande di ogni ben di Dio, sparì alla volta della sala da pranzo, mentre Roger, con l'aria più naturale del mondo andava a controllare la posta del mattino. |
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Joanne
si preparò e uscì dalla stanza, voleva dire a Roger
che neanche lei aveva rimorsi. |
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Harriet
era uscita dalla sala da pranzo ma non si era affatto avvicinata al
telefono. Era stata solo una scusa. Voleva pensare. |
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L'uomo
prese il quaderno della ragazza e alzandosi decise di ritornare al
suo hotel. Ovviamente
Jake sarebbe stato presente, dal momento che aveva appuntamento con
il signor Thorpe, però ci sarebbe andato da solo ma per lui
non sarebbe stato un problema...!!!! |
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Kyle
si trovava nel suo ufficio ma non per lavorare... Aveva bisogno di stare
solo per riflettere e quel posto gli era sembrato il più adatto.
Non c'era nessuno perché erano tutti in vacanza. Stava pensando alla sua vita, alle donne che aveva avuto e a Jessie, a quanto lei fosse diversa dal tipo di donna che era solito frequentare... Ad un certo punto sentì entrare Kevin che con rabbia sbatté forte la porta. "Cosa diavolo hai in mente di fare?" chiese al figlio che lo stava guardando con aria di menefreghismo totale. E questo fece infuriare ancora di più Kevin. "Che fai non rispondi? Con chi hai deciso di andare alla festa stasera?" "Lo sai già con chi..." rispose Kyle con una calma che non credeva di possedere. "Allora è vero? Ma dico, sei impazzito?" Kyle lo guardò per qualche secondo e poi si girò a guardare la parete. Kevin stava perdendo la pazienza (non che abitualmente ne possedesse molta) e disse: "I capi dell'associazione sono molto arrabbiati e delusi da te... Non solo non hai portato a termine quella missione che ti avevano affidato ma ora vuoi anche frequentare con quella ragazzina insignificante. Tu andrai alla festa con Kelly capito?" Sentendo quel nome Kyle fece una smorfia... «Già, Kelly. Un'altra vittima di quell'associazione...» Una delle tante regole era quella di dover frequentare solo con chi già ne faceva parte: e chi violava le regole veniva sempre punito. Continuando a guardare la parete e con un filo di voce Kyle disse: "Da questo momento non farò più parte dell'associazione." "Cosa??!! Cosa hai detto?? Oh dannazione!!!... quella biondina ti ha fatto il lavaggio del cervello per caso? Dovrà starti lontana o sarà peggio per lei." A quel punto Kyle scattò in piedi e disse: "Se oserete fare del male a Jessie dovrete vedervela con me chiaro?!?" e senza aspettare una risposta dal padre, si alzò e raggiunse la porta... Ma prima di uscire disse: "Ho deciso: mi cercherò un altro appartamento... non voglio più vivere con te." E se ne andò, lasciando Kevin pieno di rabbia, tanto che l'uomo prese in mano un portapenne dalla scrivania e lo gettò contro la porta ormai chiusa... Mentre camminava, Kyle ripensò alle frasi che aveva scambiato con suo padre: "Non farò più parte di quell'associazione!" "Quella biondina ti ha fatto il lavaggio del cervello per caso?". Ricordando quelle parole a Kyle venne da ridere perchè il padre non sapeva che Jessie, almeno fino a quel momento, non lo aveva mai preso in considerazione. Certo, aveva accettato il suo invito, ma di sicuro non per lui. Quello che fece sorprendere di più Kyle era il fatto di come quella ragazzina dall'aria ingenua e innocente, stava cambiando la sua vita senza che lei neanche se ne rendesse conto. |
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Quel
giorno il Lighthouse sarebbe rimasto chiuso, per via della festività.
Roger aveva quindi tutto il pomeriggio libero, prima della lunga serata
al Country Club.
Ma aveva anche un appuntamento a pranzo. Con la Vedova Nera. Era arrivato al ristorante perfettamente puntuale. Sapeva però che Mabel si sarebbe fatta attendere. Prese posto al tavolo per due che aveva prenotato telefonicamente, ordinò una bottiglia di vino della California e antipasto di funghi e salmone -una delle specialità del posto- e si apprestò ad attendere. Aveva accompagnato Joanne al suo locale, e si erano separati dandosi appuntamento per la sera. Se si soffermava a pensare a quella ragazza... non poteva fare a meno di considerare quanto fosse giovane -troppo!... troppo giovane- ma era anche per molti versi simile a lui. Sebbene, probabilmente, sapere quella cosa non le avrebbe fatto piacere!... Ora, comunque, tutta la sua concentrazione era destinata a quell'incontro con Mabel Grahn. Perché il minimo passo falso in quel gioco poteva essere fatale. E lui naturalmente non voleva perdere. |
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Lo
vide appena entrata. Si diresse verso di lui camminando lentamente,
e continuando a fissarlo negli occhi.
Roger si alzò in piedi quando lei si fermò al tavolo, e sorridendole la salutò con un complimento. Mabel era come sempre bellissima. Vestita per non passare inosservata, indossava un tailleur di raso, blu notte, morbido e avvolgente. La giacca aperta sul davanti mostrava una camicetta di seta bianca, vaporosa e dalla scollatura tutt'altro che casta. Piccoli orecchini di zaffiri brillavano ai lobi delle sue orecchie, ma non potevano competere con lo scintillante blu dei suoi occhi. Mabel era sicura di sé. La sua bellezza era il suo maggior punto di forza. E ogni uomo era una sfida. Che lei vinceva regolarmente. Roger le interessava principalmente perché era *Roger Thorpe* e aveva sentito molto parlare di lui. E poi perché le aveva dato fastidio che al loro primo incontro lui non si fosse comportato con lei come tutti gli altri uomini. Gli altri uomini l'adoravano! Morivano per un solo suo bacio! Lui no. Thorpe si era comportato come se lei fosse una donnetta qualunque. E quella era una cosa che Mabel non poteva sopportare. Non solo! La cosa peggiore era che lui sembrava sapere molte cose su di lei. E questo era pericoloso. Ma sembrava che, in realtà, anche Thorpe avesse solo usato una tattica. La prova era che ora si trovavano lì, in quel ristorante. Mabel era sicura che anche lui, come tutti gli altri, si sarebbe lasciato conquistare. La sola differenza era che quest'uomo voleva giocare con le proprie regole. E lei era disposta a concederglielo. Tanto avrebbe vinto comunque lei. E anche Thorpe, come altri uomini prima di lui, sarebbe morto. Per lei. |
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Era davvero una bella città. La osservava con aria assorta dal balcone della sua nuova casa. C'era una leggera brezza nell'aria che sapeva di fiori anche se qua è la si vedevano ancora piccoli accumuli di neve candida che resistevano ostinati all'avanzare della primavera. Un lieve venticello le fece ondulare i capelli. Erano come una cascata dorata. Lunghi, ma ora, a differenza di qualche anno prima li portava scalati sul davanti. E quei ciuffi più corti danzavano intorno al suo viso ad ogni minimo spostamento d'aria. Li scostò con un lento movimento della mano. Il sole era forte ma non ancora insopportabile come d'estate. Poteva guardare la luce del giorno senza problemi. Era una accanita fan degli occhiali scurissimi poiché l'azzurro chiaro dei suoi occhi non sopportava l'esposizione diretta ai raggi solari. "Che bella temperatura che c'è oggi...." abbassò le palpebre e inspirò profondamente. Era in quella città da neanche due settimane ma già ci si trovava a suo agio. Anche se aveva trascorso praticamente tutto il tempo a sistemare casa e a prendersi cura dell'unico genitore rimastole. La morte di sua madre l'aveva profondamente scossa e aveva letteralmente distrutto suo padre. Per questo, quando si era presentata l'occasione di una promozione con relativo trasferimento ad Aurora era stata lei stessa a consigliarlo di accettare. E d'altronde anche lei aveva bisogno di cambiare aria. Era ritornata in America, lasciando dietro di sé un ex marito e un matrimonio fallito miseramente. E ora voleva ricominciare tutto daccapo. Soffriva terribilmente la perdita di sua madre, ma doveva essere forte, per se stessa , per suo fratello e per suo padre. Bryce era un ragazzo dolcissimo e pieno di risorse e avrebbe avuto meno problemi di lei a tirarsi su anche se pativa un grande dolore . Si ricordò del giorno in cui era arrivata all'aeroporto. Era appena tornata dall'Italia. Lui le era corso incontro come un bambino e l 'aveva abbracciata stretta. Lei aveva risposto con enfasi a quel gesto. Suo fratello la adorava. Era la sua bellissima sorellona come diceva spesso. La sera a casa l'aveva sentito piangere nella sua camera. Gli si era avvicinata e lui si era accoccolato contro di lei. Klaudia gli aveva accarezzato i capelli, biondissimi come i suoi, sospirando. Ma lui era anche un ragazzo forte. La sua vita era sfrecciare nel cielo, sugli aerei e questa grande passione l'avrebbe sicuramente sostenuto. Mentre suo padre contava su di lei. Era diventato così silenzioso e trascorreva molte ore immerso nella lettura dei libri preferiti di sua moglie . A Klaudia alle volte era capitato di guardarsi allo specchio e di rivederla. Alta, snella, carnagione chiarissima, capelli biondi e un'espressione fiera negli occhi azzurri. Sembrava una divinità nordica. Erano quasi due gocce d'acqua. Anche se profondamente diverse nel carattere. Ma lei adorava quella donna che le era stata strappata in modo così violento e improvviso solo pochi mesi prima. Proprio nello stesso istante in cui il suo matrimonio si disintegrava in mille pezzi. "Ho davvero bisogno di distrarmi..." si ritrovò a pensare soffocando quei ricordi dolorosi. Ancora non aveva avuto il tempo di uscire per socializzare un po' anche se ne aveva un gran bisogno. Desiderava conoscere gente nuova, e ricominciare a lavorare soprattutto. Non poteva restare inattiva. Sapeva che lì ad Aurora c'era un'università. Presto ci sarebbe andata per vedere se riusciva a riprendere il suo lavoro di ricercatrice. Con la sua specializzazione in geofisica non avrebbe dovuto essere un problema. Doveva fare qualcosa e tornare anche a fare sport. Sentiva addosso una pesantezza, come un senso di soffocamento, dovuto agli ultimi drammatici mesi. |
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In
quel momento osservava il blu sopra di lei. Era da poco passata l'ora
di pranzo e già la luna era visibile.
Il cielo era limpido. Sarebbe stata una bella serata. Fu in quell'istante che squillò il suo cellulare. Lo prese e rispose senza neanche pensarci. "Pronto?" con un tono assonnato. Dall'altra parte le rispose una voce squillante. "Tesoro sei tu!" Klaudia rimase perplessa un attimo... conosceva quella persona... ma certo! "Nichelle!! Non ci credo!! Quanto tempo!" "Già davvero tanto saranno almeno due anni che non ci sentiamo! Proprio ieri, ho visto una ragazza che ti somigliava molto e allora ho avuto il desiderio di risentirti! Come stai?" Come stava? Uno schifo... Ma in quel momento non aveva davvero voglia di raccontare gli ultimi tristi avvenimenti della sua vita, per di più al telefono. Così si limitò a rispondere con una bugia. "Non male e tu?" "Benissimo!! Ma dimmi, dove ti trovi ora, ti ho per caso disturbato?" "Oh no, anzi! Comunque sono nella mia nuova casa..." "Nuova casa?" "Sì, ad Aurora, nello Stato dell'Illinois..." "COOSA??? Non ci credo!" Klaudia rimase perplessa. "Sei qui!! Nella mia stessa città! Oh bè certo che il mondo è davvero piccolo!!" "Pazzesco..." fu l'unica parola che le uscì dalle labbra con un fil di voce. "Ma perché ti sei trasferita? Scusa ma non vivevi in Italia col tuo affascinante marito?" "Affascinante ex marito..." "Non dirmi! Ma come..." "E' una storia lunga... se ci vediamo te la racconto di persona che è meglio..." le rispose con un tono triste. "Trovato! Ho la soluzione, facciamo così, tu questa sera vieni con me!" "Come? E dove?" "Ad una festa al Country club, se sei ancora lo schianto di donna che ricordo la tua presenza sarà molto apprezzata! E poi dobbiamo rivederci!" A Klaudia venne da sorridere. Certo che era una incredibile coincidenza, ma in fondo era un colpo di fortuna. Nichelle così vitale era proprio la persona che ci voleva per inserirsi in quella nuova città. Per iniziare a vivere di nuovo e cercare di dimenticare. O almeno provarci... " Sai che ti dico? Accetto molto volentieri!" "Elegante mi raccomando anche se con te non c'è davvero bisogno di dirlo..." "Troppo buona!" "Oh no! Sono sincera! Sei sempre stata una donna di classe, e a che ricordo io non c'era un uomo che non si voltava a guardarti quando camminavi per la strada...a meno che tu non sia diventata improvvisamente brutta..." e rise. No. Non lo era in effetti. Aveva 29 anni ma ne dimostrava molti meno e in ogni caso era ancora giovane. Le ferite del suo animo erano racchiuse dentro di sé e solo l'espressione dello sguardo le poteva rivelare a chi la conosceva. Era abituata a non mostrare esternamente il proprio dolore. Era fatta così. Raramente piangeva. Mentre dentro moriva. "Sai dove si trova il Country Club?" Klaudia rifletté un attimo.... sì aveva capito dov'era... "Sì, credo di sì.." "Allora facciamo così ci vediamo lì davanti sempre alle 8:00, va bene?" "Va benissimo" "Ok." "A dopo!" e chiuse la conversazione. L'aspettava una serata fuori casa. L'idea le faceva molto piacere. Anche suo padre ne sarebbe stato contento dal momento che le aveva ripetuto più volte che doveva incominciare ad uscire un po'. Alzò lo sguardo in alto e vide davanti a sé la scia sfumata che un aereo solitario lasciava dietro di sé nel cielo. |
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"...E
allora, è vera tutta la faccenda?..." Mabel osservò
piuttosto sorpresa i documenti che Roger le aveva portato.
Quei documenti erano inequivocabilmente di proprietà della Milligan & Co. Riguardavano un brevetto ancora segretissimo, un nuovo microchip che migliorava le prestazioni dei computer. Roger sorrise. "Come puoi vedere, Mabel, non ti ho mentito!..." Durante il corso del pranzo erano passati a darsi del tu e a chiamarsi per nome. Mabel richiuse la cartellina dei documenti. "Scusa, Roger, ma... sai... la tua reputazione non è esattamente quella di un uomo integerrimo." "Ah.... ma ti assicuro che io ho dei solidi princìpi!!..." ribatté lui. La donna lo guardò socchiudendo gli occhi. "Non ne dubito... Ed immagino che siano dei princìpi molto costosi..." "Mhmm... no. Il denaro, ora come ora, non è più il mio interesse primario." "Oh, davvero?! E quale sarebbe allora, il tuo vero interesse?" Roger non rispose subito, ma si prese il tempo di bere un sorso di vino. "Il mio interesse, Mabel, è lo stesso tuo. Il potere!..." Lei sorrise furbescamente. "Già..." Rimase pensierosa, in silenzio per un po', e alla fine chiese: "Che cosa vuoi, in cambio, Roger?..." "È molto semplice. Voglio un'alleata!..." rispose lui, con uno sguardo intenso. Mabel ricambiò il suo sguardo, poi allungò il braccio destro sul tavolo, verso di lui e posò la mano su quella di Roger. "Credo che tu abbia trovato quello che cercavi. Ma...." E i suoi occhioni azzurri si allargarono nel bel viso incorniciato dai capelli neri. "Ti accontenteresti davvero solo di questo? Solo di una semplice alleanza d'affari?..." Roger non ritirò la sua mano. Anzi, prese la mano di Mabel e la strinse. "Ma io non ho mai detto nulla del genere. Sono sempre aperto ai suggerimenti. Se hai delle proposte... Sono qui per ascoltarle." Mabel appoggiò il mento sulla mano libera, puntellandosi con il gomito sul tavolo. "Io sono una donna, Roger, e oltre agli affari mi piace anche... un po' di divertimento." Lui sorrise di nuovo. "Non vedo impedimenti in proposito." E versò dell'altro vino nel bicchiere di Mabel, invitandola ad un brindisi. "Allora, che ne dici?... Affare fatto?..." Mabel prese il bicchiere e accettò il brindisi. I bicchieri tintinnarono. "Affare fatto!..." gli rispose. |
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La
casa di Elijah era bella e luminosa... inoltre il suo nuovo coinquilino
era simpatico ed era sicuro che sarebbero potuti diventare buoni amici.
Ora si trovava di nuovo in strada, guardò l'ora e si accorse
che sarebbe dovuto andare al Rebellion's House... ma non se la sentiva.
Quel giorno sarebbe arrivato più tardi....
Improvvisamente il cellulare squillò, era Alicia la ragazza dell'hotel.. "Pronto?" "Ciao Tony... come stai?" "Bene tesoro... e tu?" "Mi manchi.. .comunque per il resto, tutto bene. Ti ho chiamato per invitarti ad una festa al Country club, sono riuscita ad avere un invito per due persone. Che ne dici?" Tony ci rifletté un momento.. sarebbe stata un'ottima occasione per divertirsi e distrarsi.. "Accetto molto volentieri!" "Bene, però devi vestirti elegante mio caro..." "Sarà fatto. Ti passo a prendere alle 8 ok? Ora ti saluto.. un bacio" "Perfetto... Un bacio anche a te, a stasera.." Anche se non ne aveva voglia, doveva dirigersi al Rebellion's House per dire a Joanne che quella sera non ci sarebbe stato... non sapeva ancora come si sarebbe comportato nei suoi confronti ma di sicuro non poteva perdonarla.. per ora... |
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Roger
l'aveva accompagnata e le aveva dato appuntamento per la sera. Joanne
avrebbe chiuso il locale per le sette e mezza così avrebbe avuto
il tempo di prepararsi; tutti erano stati avvisati ad eccezione di Tony...
la sola idea di rivolgergli la parola la metteva in agitazione. Ora
che aveva capito cosa
provava per lui, avrebbe fatto molta fatica a trattarlo come un semplice amico... sempre che lo fosse ancora. Non doveva più pensarci. Decise perciò di andare a fare due chiacchiere con un ragazzo che frequentava il Rebellion's House da un bel po' e a cui non era indifferente.. lo aveva sorpreso molte volte a guardarla. Quello sarebbe potuto essere il primo passo per ricominciare... Quando lo vide entrare iniziò ad agitarsi... contò fino a tre sperando che il cuore riprendesse il suo normale ritmo e si avvicinò a Tony. "Ciao... volevo dirti che stasera il locale chiude alle sette e mezza.." "Bene, ero venuto giusto per dirti che stasera non ci sarei stato ma a questo punto... allora inizio a lavorare. Ciao." Era stato peggio di quanto avesse pensato. Si erano trattati come due normali colleghi di lavoro e questo era stato come una pugnalata al cuore.... ma era meglio così. Lui non doveva più considerarla, almeno non avrebbe più sofferto. E lei? Lei si sarebbe ripresa, come aveva sempre fatto fino a quel momento... |
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Klaudia
era
rientrata in casa e si era diretta verso la sua camera. La cosa curiosa
era che anche lì, in quella nuova abitazione, stava in una mansarda.
Doveva essere il suo destino, oppure le piaceva davvero
molto quel tipo di stanza. Ripensò alla sua vecchia camera, quella in cui era cresciuta, nella casa dove aveva trascorso la sua vita fino al matrimonio, una mansarda. Ad essa, era legato un ricordo, anzi il primo di molti ricordi meravigliosi. C'era una fragorosa risata che echeggiava ancora nell'aria tra quelle pareti... Le venne da sorridere. Poi si voltò e si ritrovò di fronte all'armadio. Lo aprì e ne tirò fuori un lungo abito color avorio. Era sensuale ed estremamente elegante. Sorretto da una sola spallina aveva una scollatura in diagonale e fasciava il corpo fino ai piedi. Ma nel movimento uno spacco vertiginoso scopriva le gambe. Era uno dei suoi preferiti. Lo aveva indossato la sera in cui Sean le aveva chiesto di sposarlo. Quando ancora non... Improvvisamente il trillo del cellulare catturò la sua attenzione. Per sua fortuna. Poiché la riportò al tempo presente evitandole di rimettersi a ricordare. Gli fu quasi grata. Rispose. Era di nuovo Nichelle. "Oh ciao! Come mai mi hai richiamato?" "Volevo dirti che purtroppo non posso passare a prenderti, ero così contenta di sentirti che mi sono completamente scordata del mio accompagnatore..." disse con un tono sommesso e di scusa. "E dire che non è un tipo che si dimentica facilmente..." "Ma davvero? Sono curiosa di conoscerlo... mah... dimmi quindi per stasera?" "Allora siamo d'accordo, scusami per il malinteso..." "Ma figurati! Non preoccuparti!" "A stasera!" "A stasera..." E riattaccò. Rimase un attimo a fissare il display. Ovvio che Nichelle avesse un accompagnatore. Mentre lei era sola. Ma lo era per scelta. In quel momento non aveva davvero voglia di uscire con un uomo. Aveva troppe cose per la testa. "Bene, non è un problema! Prenderò la macchina di mio padre" Poi si osservò per un lungo istante nello specchio che aveva dinnanzi. Con l'abito posato su un braccio e i capelli in disordine. - Sei davvero un amore la mattina con questa testa sconvolta ...- un sorriso luminoso e sincero... un bacio lieve sulle labbra ... Che
accidenti le veniva in mente??? Scosse la testa a voler scacciare
un ricordo di un passato lontano... uno dei tanti... ma mai dimenticato... |
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La villa era silenziosa. Rientrando, Roger fu accolto da Justin, e poiché sapeva che non avrebbe avuto bisogno di lui per quella sera, lo lasciò in libertà. Dopotutto era festa. Harriet non era in casa. Doveva essere già andata dalla cugina. Roger entrò nel suo studio, e si versò da bere un goccio di Bourbon. Nel suo terrario, Loki, il Boa Constrictor -il *cucciolo* che Roger aveva scelto come animaletto da compagnia- era ben sveglio e si muoveva tra le rocce e i ramoscelli che formavano il suo habitat. Roger gli si avvicinò, e per un lungo attimo i due esseri, l'uomo e il serpente, si fissarono negli occhi, e parvero quasi capirsi. Il cuore di Roger era in tempesta. Ripensava alla situazione in cui si era venuto a trovare. Non avrebbe immaginato, quando aveva sentito parlare di Mabel Grahn per la prima volta, che gli avrebbe causato tanti fastidi. Ed era seccato, perché metterla fuori gioco poteva rivelarsi una faccenda più complicata del previsto. Lui aveva molte cose di cui occuparsi, e sprecare energie con quella donna era qualcosa che gli dava realmente fastidio. Ma ormai era entrato in gioco e non poteva più tirarsi indietro. Tuttavia, in quel momento, era preoccupato. Si chiedeva dove, fino a che punto, quel gioco lo avrebbe spinto. Loki, silenzioso, batté leggermente la punta del muso contro il vetro del terrario, come se volesse dirgli che condivideva i suoi pensieri. Roger sorrise cinicamente. Era possibile che la sola creatura al mondo che gli dimostrasse comprensione fosse un serpente?... |
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"Accidenti!!!...
Lo sapevo!!.... Vedrai che arriveremo in ritardo!..." brontolò
Katherine guardando di sbieco Michael, che seduto nel sedile al suo
fianco sembrava piuttosto divertito dal suo malumore.
"Oh, dài, Kathie!!..." fece lui. "Non preoccuparti, è Pasqua! Cosa vuoi che succeda?! Vedrai che sarà una serata noiosissima." Scosse la testa. "Ancora non capisco perché il Capo ha voluto mandare noi!... Jim e Martin sarebbero stati molto più adatti, se vuoi il mio parere." Katherine sospirò: "Il tuo parere non interessa a nessuno, Mick! Mi dispiace per te. Ma poi, dico, ti costava tanto metterti la cravatta almeno per questa sera?...." Lui la fissò scandalizzato. Indossava una giacca blu scuro su un paio di pantaloni neri e aveva messo una camicia celeste. Quello era il massimo che poteva concedere a una occasione mondana e noiosa come quella festa per ricconi all'Aurora Country Club! "Baby, guarda che io non sono uno dei figli di papà che sei stata abituata a frequentare." E mentre parlava osservò il modo elegante con il quale era vestita lei, un abito semplice, rosa pallido con un giacchino nero ravvivato da una piccola spilla a forma di rosa. Kathie rise. "Oh, sì!... Certo, come no!..." Sospirò. "Okay, collega, ormai ci siamo. Ecco il Country Club!..." disse mentre l'auto imboccava il viale alberato che portava all'entrata del Club. "E..... Mick?..." "Dimmi..." "Non azzardarti a chiamarmi ancora 'baby', chiaro???..." |
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Malcom
scese dal taxi, pagò l'autista (tanto, poi avrebbe messo in conto
al giornale!) e si diresse verso l'entrata del Country Club. Un uomo,
con addosso la divisa del club lo fermò squadrandolo da capo
a piedi e chiedendogli l'invito.
Per tutta risposta, Malcom trasse dalla giacca la sua tessera-stampa che lo qualificava come giornalista accreditato del 'Midwest Gazette', il lasciapassare che gli consentiva libero accesso a serate esclusive come quella. Finalmente dentro alla grande sala, Malcom si guardò attorno, fregandosi le mani. Era proprio un bel posticino... Gli invitati, la cosiddetta 'bella gente', non erano ancora arrivati, era presto. Ma mentre faceva scorrere avidamente lo sguardo in lungo e in largo per il salone, vide entrare un volto familiare e non poté trattenere una smorfia di contrarietà. "Gabrielle, tesoro!... Ci sei anche tu, stasera?..." disse, avvicinandosi alla bella donna appena entrata. Lei lo guardò ironica. "Credevi che avrei lasciato tutto il lavoro per te, Riggs?... Il Beacon ha molte più motivazioni di essere presente a questa cena, di quante ne abbia la rivistucola per la quale lavori tu!..." E sorrise, amabile. Malcom fece spallucce. "C'è spazio per tutti!..." commentò asciutto. "Ecco, bravo." Gabrielle O'Connor, redattrice del 'Beacon News', il quotidiano di Aurora, si passò una mano sui bei capelli lunghi e ondulati, che portava sciolti sulle spalle. "Visto che c'è spazio... cerca di non starmi fra i piedi!" E gli voltò le spalle per andare verso il bancone del bar. Malcom fece un mezzo sorriso furbo. "Non fare tanto la snob, principessina!... Se non fosse per tuo padre, tu saresti ancora agli annunci mortuari!..." pensò acidamente. |
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Harriet
e Virgie sedevano impettite sul sedile posteriore dell'auto, con tanto
di vetro separatorio dell'autista ben chiuso, per poter parlare liberamente.
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FINE
SETTIMA PUNTATA
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