SETTIMA PUNTATA

Jessie stava girando per la città già da qualche ora quando finalmente, entrando in un negozio di abbigliamento trovò quello che cercava: un abitino color celeste che non era per niente provocante ma allo stesso tempo era elegante...
Insomma...un abito adatto per la festa al Club.
Mentra lo stava provando, Jessie pensò a Kyle e si chiese come si sarebbe comportato con lei. «E se mi facesse del male?» pensò «A chi mi potrei rivolgere?»
Sarebbe stata una serata molto particolare, in un ambiente diverso da quello al quale era abituata... e soprattutto in mezzo a persone estranee.
Quasi quasi si stava pentendo di aver accettato il suo invito, ma lei voleva andare a quella festa e dopo tutto c'era qualcosa in quel ragazzo che non lo faceva apparire così cattivo.
«Coraggio, Jessie, devi dargli almeno una possibilità» si disse infine...
Si guardò allo specchio: «Chissà se ci sarà anche lui e se gli piacerò con questo vestito.» Solo per aver pensato questa frase divenne tutta rossa in viso. «Ma cosa vai a pensare? Tu sarai in compagnia di Kyle. Sarà lui il tuo cavaliere e non dovrai pensare a nessun altro. O potrebbe finire male...»
Tuttavia lei non riusciva a smettere di pensarci e soprattutto stava ricordando lo strano cambiamento di Nichelle. «Forse stanno insieme...?» si domandò e provò una morsa di gelosia allo stamaco. «Cosa ti succede?» con questa domanda in testa uscì dallo spogliatoio e si diresse alla cassa "Questo vestito va bene, lo compro. Quanto costa?"
Dopo aver pagato uscì e con la sua bici se ne tornò a casa.

Guardando la finestra, dal letto, Roger poteva vedere il cielo. Si stava facendo sempre più chiaro.
Si trovavano in una delle stanze per gli ospiti, al terzo piano del Goatleaf Lodge. Era lì che aveva portato Joanne, quella notte, quando era stato chiaro per entrambi cosa volevano.
Respirò piano, nel silenzio della stanza. Poi fissò la ragazza bruna addormentata al suo fianco. La invidiava un po', vedendola così serena nel sonno. Lui -invece- no, non aveva potuto dormire, e aveva trascorso le ore di quella notte perso dietro mille pensieri.
Scostò piano le lenzuola e scese dal letto. A terra vide i suoi vestiti; li raccolse e li indossò, lentamente, poi si avvicinò alla finestra e rimase a guardare la città che a poco a poco riprendeva vita sotto le prime luci del giorno.
Aprile aveva deciso per una mattina di Pasqua senza nuvole. Passò le mani fra i capelli, lentamente. Si sentiva calmo e tranquillo, in quel momento, come se vedesse tutto con estrema lucidità.
Quella notte era stata uno straordinario intermezzo. Qualcosa che non era stato programmato, che forse non avrebbe dovuto succedere e contemporaneamente qualcosa che lui -chissà per quale strana ragione- in fondo si aspettava. Ma non era un inizio.
Nessuno dei due aveva realmente diviso quel letto con la persona con cui desiderava essere, eppure si erano cercati, disperatamente, e trovati, senza speranza. Come naufraghi sballottati dalla corrente avevano trovato temporaneo rifugio su una spiaggia amica, un posto in cui fermarsi appena il tempo di ritemprare le forze e poi ripartire, ognuno per la propria strada.
«Una notte di passione non può cambiare nulla...» si disse Roger. «Perché non c'è nulla da cambiare.»
Ora non era più notte. Ma alla luce del giorno cosa sarebbe stato diverso?...

Helen non riusciva a crederci... Jessie, la sua bambina, la sua adorata bambina sarebbe andata alla festa con Kyle?? Quando lei aveva rinunciato alla festa al Club proprio per non vedere Kevin McBride, sua figlia cosa aveva in mente di fare? Uscire con il figlio. No, impossibile.
"Come hai fatto ad accettare il suo invito?" chiese a Jessie che stava dando da mangiare ai cani.
La ragazza sbuffò e alzò gli occhi al cielo... "Perché ti dà così fastidio che io esca con lui?"
"Lo sai bene il perché e sai anche che voglio una risposta precisa quando ti chiedo qualcosa."
"Davvero? E allora io cosa dovrei dire?"
La madre iniziò a guardare Jessie in un modo strano... "Cosa intendi scusa?" domandò anche se lei lo aveva capito benissimo a cosa Jessie si stava riferendo.
"No, niente lasciamo stare..."
"Eh no, ragazza mia. Adesso voglio sapere perché mi hai fatto quella domanda..."
"E dai, mamma, lasciamo perdere, che ti costa? Tanto io uscirò con lui, punto e basta."
La madre dopo aver lanciato un'occhiata di rimprovero a Jessie uscì di casa senza dire nulla...

«Accidenti a me e alla mia linguaccia... Per fortuna che non sono andata avanti... non è proprio l'ora di tirar fuori la storia di mio padre!»
Già, suo padre. Jessie non lo aveva mai conosciuto e a sentir la mamma, lui era morto prima che lei nascesse e non gli aveva detto altro. Ma lei voleva saperne di più.
Com'era? Cosa faceva? Aveva preso più da lui o dalla madre? A giudicare dai capelli biondi e dall'aspetto fisico sembrava più da lui... soprattutto gli occhi erano diversi da quelli della madre. Con questi pensieri in testa, Jessie mise il guinzaglio ai cani e uscì anche lei...!!!!

Jo si svegliò, non si realizzò subito dov'era ma quando vide Roger davanti alla finestra, si ricordò tutto.
Lo vide pensieroso e in quel momento avrebbe voluto sapere cosa attraversava la sua mente, sperava vivamente che ciò che era accaduto non avesse conseguenze.
Aveva creduto di poter dimenticare Tony, ma non ce l'aveva fatta... ora però aveva capito cosa provava per lui: lo amava. Ma questo non cambiava le cose, doveva tenerlo lontano... non voleva farlo soffrire come sua madre aveva fatto con suo padre. Perché in fondo, erano uguali.... glielo aveva sempre detto anche lei: "Joanne è inutile che fingi di essere come non sei! Anche se vivresti
meglio in un ghetto, in fondo sei come me..."
No. Doveva proteggere Tony, e doveva ricominciare tutto da capo. Al Rebellion's House c'erano un sacco di bei ragazzi e non avrebbe di certo fatto fatica a trovare qualcuno che sostituisse Tony nel suo cuore. Nuove amicizie, nuovi incontri e possibilmente nuovi amori... già, ma ci sarebbe riuscita?
Non lo sapeva e di certo non sapeva neanche come comportarsi con Roger.... finse di dormire, non aveva ancora voglia di affrontare l'argomento. Un pensiero fisso, nonostante gli sforzi, rimaneva nella sua testa: Tony.

Tony si era svegliato presto, in realtà non aveva dormito per niente.... era uscito per fare una passeggiata e calmarsi ma il pensiero della discussione con Joanne continuava a tormentarlo. Come aveva fatto a mentirgli così? Si erano sempre detti tutto...
Non sapeva se sarebbe andato al Rebellion's House e non sapeva neanche come sarebbe cambiata la sua vita senza quel legame che ormai sembrava incrinato irreparabilmente....

Quel giorno il tempo era bello. Il cielo era sereno. Non c'era una nuvola.
Sirio era più vispo del solito. Lij lo guardava felice ma un po' perplesso.
«Però.. il mio cane salta come un grillo stamani!» La sua mente ritornò alle colorate scatolette che gli comprava ogni giorno nel negozio davanti casa. Piene di scritte che ne lodavano le proprietà nutritive ed energetiche.
«Ma che accidenti ci metteranno dentro? Droga? Mah!»
Correva così forte ed era così su di giri che era scontato che avrebbe combinato qualche guaio.
Se lo sentiva. Non poteva essere altrimenti.
Aveva appena fatto in tempo ad elaborare tali 'drammatiche' considerazioni che dopo pochi secondi lo vide saettare verso una signora dall'aria molto distinta che camminava tranquillamente. Quella non si era minimamente resa conto di quello che le stava per succedere.
Lij sì.
La scena che gli si presentò davanti avrebbe potuto sembrare quasi divertente vista da occhi esterni. Ma per lui non lo era assolutamente. Sirio si infilò sotto la gonna della donna tentando di passare dall'altra parte forse pensando, erroneamente, di essere piccolo come un gatto. La sentì urlare e la vide vacillare come un sempreinpiedi e grazie ad uno scatto felino, che gli consentì di
coprire una distanza di circa 15 metri in una frazione di secondo, riuscì ad afferrarla evitandole di cadere rovinosamente in terra.
Per fortuna che aveva i riflessi pronti.
E per fortuna che quel giorno non pioveva. Altrimenti l'ombrello della signora se lo sarebbe ritrovato di sicuro sulla testa.
E probabilmente un altro bernoccolo sarebbe andato a far compagnia a quello che ancora aveva a causa del tassista matto.
"Santo cielo!" esclamò la donna tentando di rimettersi dritto il cappellino sulla testa, che le era scivolato davanti al volto coprendole la visuale.
"Mi perdoni, non so cosa gli è preso" rispose diventando rosso come un pomodoro.
Bugiardo! Si che lo sapeva. Il suo amico a quattro zampe si divertiva a metterlo in situazioni imbarazzanti o peggio pericolose!!!
Lo guardò di traverso e Sirio per tutta risposta scodinzolò e abbaiò festoso.
La anziana donna si sistemò la gonna, che si era tutta storta da un lato, e appena il suo baricentro fu di nuovo stabile, si voltò con un brusco movimento del corpo e lo fissò per un lungo istante.
Lij abbassò il capo modello 'mercoledì delle ceneri'.
La signora piegò la bocca in una smorfia di sdegno. Poi si girò dalla parte opposta e se ne andò non senza prima aver fulminato con lo sguardo cane e padrone, borbottando qualcosa sulla maleducazione dei giovani d'oggi.
Lij si voltò verso il colpevole "La vuoi smettere??" ringhiò.
Ma il suo cane non sembrava prestargli orecchio e aveva ripreso a trotterellare avanti.
«Meglio che non lo perda di vista!» e si mise a seguirlo con passo sostenuto.
«Devo stare più attento è che stamattina sono distratto...»
Ripensò alla sera precedente in cui aveva finalmente parlato con Jessie. Ricordò il sorriso dolce che lei gli aveva rivolto.
«Carina... molto carina...» si ritrovò a sorridere.
E perso in tali pensieri non si accorse che Sirio era sparito di nuovo.
D´un tratto lo squillo acuto del cellulare lo riportò con i piedi per terra.
«Cavolo! Devo cambiargli suoneria! O uno di questi giorni mi verrà un colpo!»
Guardò il display. Non conosceva quel numero... chissà chi era?
Decise allora per curiosità di rispondere.
"Pronto?"
"Ciao zucchero..."
Inconfondibile. Nichelle.
"Buongiorno dolcezza! Come stai?"
"Bè... diciamo che ieri mi hai fatto un po' arrabbiare... che stavi facendo con Jessie nel retro del pub?" con voce candida.
Davanti agli occhi di Lij passò l'immagine di Nichelle che lo guardava di traverso. Sorrise.
Era gelosa. Strano, non lo avrebbe detto di una come lei.
"Assolutamente nulla, scambiavamo due chiacchiere, cosa credi ero al lavoro..."
Dall'altro capo gli arrivò una risatina nervosa.
"Mi hai chiamato solo per questo?"
"No in realtà volevo chiederti se ti andava di farmi da accompagnatore questa sera"
"Per cosa?"
"C'è una festa al Country Club, quello vicino casa tua e mi farebbe molto piacere se ci andassimo insieme..."
Lij rifletté un secondo. Era una buona occasione per conoscere altra gente e la compagnia di Nichelle non gli era certo sgradita, a parte alcuni atteggiamenti. Doveva rimetterla nei ranghi. Ma non in
quel momento. La stava immaginando con indosso chissà quale abito sensuale che ne avrebbe esaltato tutta la naturale femminilità.
Era davvero un pensiero piacevole.
"Molto volentieri allora..."
Non riuscì a finire la frase che arrivò alle sue orecchie l'inconfondibile segnale di *guai-a-causa-di-Sirio*.
"Scusami Nichelle, ho un problema urgente, ti richiamo dopo ok?"
"Ahh... sì va bene..."
"Ciao!" e chiuse senza attendere oltre. Aveva chiaramente udito qualcuno urlare.
-Cosa altro sarà successo stavolta?- pensò mentre correva in direzione dell'*ennesimo danno*.

Roger si volse nuovamente verso Joanne e la fissò per un lungo istante. Poi tornò vicino al letto e si sedette accanto a lei.
Non dormiva, ma teneva gli occhi ostinatamente chiusi. Lui non la toccò, ma le disse piano: "Buongiorno..."
Ecco... come attrice non valeva niente... aprì gli occhi e rispose al saluto "Ciao..."
"Joanne... ci sono molte cose che vorrei dirti..." Roger esitò.
Poi sulle sue labbra comparve il fantasma di un sorriso. "Questa notte... io ti devo ringraziare per questa notte, sai? Mi hai aiutato molto, probabilmente più di quanto tu non immagini. Ma....." inghiottì amaro. "Non credo di averti fatto del bene. Tu... devi amarlo molto, quel ragazzo. È così?..."
Joanne fu sorpresa e contenta di quelle parole... non capiva come poteva averlo aiutato e si rese conto che era praticamente impossibile mantenere nascosto qualcosa a quell'uomo... "Sì, hai ragione... ma non ha importanza perché deve uscire dalla mia vita. Non capisco però come ho fatto ad aiutarti.."
Roger si chinò in avanti, e le sfiorò la fronte con un bacio tenero. "Vedi, la mia vita non è mai stata semplice. Ma in questi ultimi giorni... ho perso qualcuno... un amico... il solo vero amico che io abbia avuto. E ammetto che... non mi aspettavo che fosse così dura. Questa notte mi hai aiutato a non pensare. E te ne sono grato."
Le sorrise malizioso. "Questa notte non avrei potuto pensare ad altri che a te!..." Poi si alzò in piedi. "Perché dici che lui deve uscire dalla tua vita?... Non dovresti rinunciare all'amore. Potresti non avere una seconda occasione, e parlo per esperienza personale. Perdere il proprio amore è terribile. Ma.... Joanne, distruggerlo con le proprie mani... è la cosa più atroce che si possa fare."
Sorrise amaramente sentendo le parole di Roger, era la verità ma non aveva scelta. "Hai ragione ma se provassi a costruire qualcosa con lui... ne soffrirebbe e questo non posso permetterlo. Perciò meglio non cominciare neanche qualcosa che porterebbe solo dolore.."
Fece per alzarsi ma si ricordò che no aveva niente addosso...
"Perché non mi aspetti giù che così poi facciamo colazione?"
Roger fece un cenno affermativo. "Oh... Certo..." Fece per uscire, ma si girò a guardarla. "Non ho rimorsi, né rimpianti. Spero che non li abbia neanche tu." Poi, senza aspettare che lei dicesse qualcosa, lasciò la stanza.

Jessie si trovava seduta su una panchina e stava ammirando il Fox River, il fiume di Aurora.
Era una splendida giornata con poche nuvole in cielo... L'acqua del fiume scorreva lentamente sotto il ponte, baciata dai raggi del sole.
I suoi due cani si rincorrevano felici e ogni tanto sparivano per poi ritornare... Jessie prese carta e penna e inziò a scrivere. Voleva descrivere quel che vedeva e le emozioni che provava in quel momento...
Ad un certo punto venne interrotta dall'abbaiare dei suoi piccoli amici e con lo sguardo vide che stavano bloccando il passaggio ad una persona...
"Su, su buoni..." disse l'uomo.
"Oscar; André!!!" chiamò la ragazza... ma i due cani ignorarono quel richiamo. Allora la ragazza si avvicinò alla persona e si scusò, poi prese i cani in braccio e ritornò alla panchina ordinando loro di non muoversi.
Venne raggiunta da quel signore il quale chiese se poteva sedersi accanto a lei. Jessie annuì. Lui si sedette e accarezzò Oscar.
"Si chiamano Oscar e André?" chiese infine.
"Si, Oscar è quello bianco mentre André è quello nero," precisò la ragazza.
"Sono molto belli."
"Grazie." rispose la ragazza e si rimise a scrivere, ma non riusciva a restare concentrata per via di quella presenza.
"Cosa sta scrivendo, se posso saperlo...?"
"Sto solo cercando di descrivere il posto e le emozioni che provo in questo momento."
"Capisco. Anche a me verrebbe voglia di descrivere questo meraviglioso paesaggio" disse l'uomo e subito dopo guardò verso il fiume immergendosi in chissà quali pensieri.
La ragazza lo guardò e lo studiò attentamente... era un bell'uomo...
Aveva notato quando l'aveva salutata che aveva un bel sorriso smagliante, aperto e sincero e due occhi splendidi. Provava una piacevole sensazione stando vicina a quello sconosciuto ed era una cosa strana per lei, dal momento che con le persone estranee di solito aveva sensazioni completamente diverse.
Alla fine Oscar e André richiamarono l'attenzione della ragazza e distolsero l'uomo dai suoi pensieri... "Sì. ho capito... E' ora di andare." disse Jessie mentre rimetteva il guinzaglio ai cani.
"Arrivederla" disse poi rivolta all'uomo e lui ricambiò il saluto con un cenno di capo accompagnato da un sorriso.
Mentre osservava la ragazza allontanarsi, l'attenzione dell'uomo venne catturata dal quaderno degli appunti. «E' il suo...» pensò e difatti Jessie lo aveva dimenticato.
L'uomo lo prese in mano e dopo averlo sfogliato, iniziò a leggere...
Rimase sorpreso. Quella ragazza ci sapeva davvero fare. Aveva la stoffa della grande giornalista!!!

 

Tony stava camminando tranquillamente nel parco quando improvvisamente sentì l'abbaiare di un cane dietro di lui, non fece neanche in tempo a capire cosa stava succedendo che si ritrovò in terra... con il cane addosso...
"Dannato cane spostati!!" Solitamente amava gli animali, ma quella mattina non era dell'umore adatto per giocare con un cane... non vide il padrone e, alzandosi gridò "Di chi è questo cane?? Possibile che non sappia tenerlo al guinzaglio??" Non curante, il cane continuava a girargli in torno..."Basta!!
Cuccia!!"
Finalmente lo aveva individuato. Gironzolava intorno ad un ragazzo che stava tentando in tutti i modi di allontanarlo. Ma lui , cocciuto come il padrone non ne voleva sapere.
"Oh santo cielo!!!" pensò Lij e affrettò il passo. Nel frattempo Sirio si era accorto di lui e stava abbaiando dalla sua parte. "COSA COMBINI!" gli urlò. Il suo cane abbassò improvvisamente le orecchie e smise di circondare quel poveraccio che se lo era ritrovato sulla strada.
"Ti prego di scusarmi!" rivolto all'altro.
"Ah è tuo! Tenerlo al guinzaglio risulta troppo difficile?" era troppo nervoso per lasciar correre.
"Perdonami non so cosa gli sia preso oggi..." Lij non sapeva più come scusarsi.
Sembrava davvero in collera...
Tony decise comunque di non infierire più di tanto, il ragazzo sembrava sinceramente dispiaciuto.... gli venne in mente che avrebbe potuto chiedergli informazioni su qualche appartamento in affitto in città... "Vabbè senti lasciamo perdere, stai più attento... potrebbe far del male senza volerlo… comunque piacere, Tony" intanto si abbassò ad accarezzare l'animale che si era calmato dopo il rimprovero del padrone.
Lij si sentì improvvisamente sollevato. Si passò una mano sulla testa. E lasciò che i muscoli tesi dall'agitazione si sciogliessero "Io sono Elijah e grazie della comprensione..." sfoggiando uno dei suoi migliori sorrisi e continuando a scusarsi.
"Sto cercando una sistemazione e volevo chiederti se sai se c'è qualche appartamento in affitto, dove non ha importanza.. basta che sia economico.."
Lij aggrottò le sopracciglia.
«Appartamento?» pensò
In effetti.... poteva essere una buona idea per dividere le spese e per fare amicizia dal momento che non conosceva praticamente nessuno e quel ragazzo aveva l'aria simpatica e onesta.
"Non so dirti... in realtà... io abito da solo e in effetti per me l'appartamento è molto grande, non riesco mai a fare ordine..." e ridacchiò.
"Vuoi dire che mi potresti affittare una stanza??"
"Bè diciamo che potresti vivere con me, ma purtroppo c'è una stanza sola. Oltre a quella c'è il divano letto in salone... se a te può andare bene... per il resto la casa è luminosa e spaziosa, c'è anche il balcone e la padrona è una signora gentilissima"
"Mi accontento del divano. In albergo mi stanno spennando e non avrei resistito ancora per molto... allora ti ringrazio! In fondo questo cane così vivace mi ha fatto un piacere.... come rimaniamo d'accordo?"
Lij sorrise istintivamente.
"Mi fa molto piacere, in fondo è più piacevole vivere in due! Ci credo che in albergo impazzivi, chissà quanto avrai speso! Per quanto riguarda Sirio, bè... prometto che cercherò di insegnargli un po' di buone maniere!" e guardò il suo amico di traverso.
Quello guaì e poi drizzò di nuovo le orecchi e gli saltò in braccio. "Ti dovevo chiamare Tornado non Sirio!" disse accarezzando la testa pelosa del suo fedelissimo pasticcione.
"Se non hai nulla da fare posso farti vedere ora la casa, che ne dici?"
"Adesso?" guardò l'orologio, era ancora presto... "Ok!"
Si avviarono verso casa con Sirio che trotterellava davanti a loro.

Roger si era sbarbato e cambiato d'abito, poi era sceso in cucina, e trovò Kay intenta a preparare la colazione.
"Kay, abbiamo un'ospite, quindi per favore apparecchi un posto in più, gentilmente" le disse.
La cuoca lo fissò divorata dalla curiosità, ma si morse la lingua.
Non osava fare domande al padrone. Avrebbe torchiato suo marito Justin per sapere qualcosa. Rispose solo: "Certamente, ci penso io!"
E dopo aver riempito il carrello portavivande di ogni ben di Dio, sparì alla volta della sala da pranzo, mentre Roger, con l'aria più naturale del mondo andava a controllare la posta del mattino.

Joanne si preparò e uscì dalla stanza, voleva dire a Roger che neanche lei aveva rimorsi.
Scese lungo una scalinata di marmo al piano inferiore e si rese conto che non aveva la più pallida idea di dove si trovasse la sala da pranzo.. vagò per il corridoio e, non vedendo nessuno, scese al primo piano. Anche lì non vide anima viva e immaginò che la colazione si facesse al piano terra...
Infatti era così. Dopo un lungo peregrinaggio si ritrovò in una grande sala con un tavolo rettangolare al centro e con grandi vetrate sul giardino che la illuminavano. Era veramente bella, se non fosse stato per i mobili in stile classico e i quadri contemporanei appesi alle pareti...
Erano solo lei e Roger. Si chiedeva a cosa gli servisse una casa così immensa se stava da solo...
"Roger, volevo dirti che neanche io ho rimpianti per quello che è successo... mi ha aiutata a capire alcune cose.."
Lui la guardò stranamente, con intensità. "Ne sono molto lieto. Vuol dire che avremo un bel ricordo da condividere." Accennò un sorriso poi le indicò il posto che aveva fatto preparare a tavola per lei, alla propria destra. "Serviti pure, ci sono degli ottimi biscotti fatti in casa e una marmellata d'arance davvero speciale."
In quel momento, Harriet entrò nella sala e alla vista della ragazza si immobilizzò per qualche secondo. Kay le aveva sussurrato al volo, mentre tornava in cucina 'il padrone ha un'ospite... vedrà coi suoi occhi!!!'. E adesso Harriet capiva. Era lei. Ma non era sorpresa, in realtà, avendoli visti
la notte prima, mentre salivano insieme verso le camere del terzo piano.
"Buongiorno signor Roger..." salutò usando il solito tono.
Joanne guardò la anziana signora, forse era una parente di Roger....
"Buongiorno Harriet" Roger le sorrise, mentre l'anziana donna si sedeva e si versava una tazza di tè. I suoi occhi grigi si posarono sulla ragazza che le sedeva di fronte con aria interrogativa e Roger si affrettò a presentare le due donne.
"Come vede, Harriet, questa mattina abbiamo un'ospite con noi... Le presento Joanne Allard... Un'amica... Si è fermata a dormire qui... sa, per via della pioggia di ieri sera." Guardò poi la ragazza. "Joanne, ti presento la signora Harriet Foxley. Una mia preziosa collaboratrice. Senza di lei non riuscirei a gestire questa grande casa..."
Allora non era una sua parente. "Piacere Signora Foxley, Roger è stato veramente gentile ad ospitarmi.. con la pioggia di ieri non sarei arrivata integra a casa..."
Harriet fece un lieve sorriso. "Ma certo, cara, capisco... Capisco benissimo." Sorseggiò il tè, sbocconcellando distrattamente una ciambella al miele. "Purtroppo questo tempo indeciso, un po' bello, un po' brutto, non è piacevole, affatto! La primavera sembra volersi fare desiderare, anche quest'anno. Ehm.... lei vive qui ad Aurora, signorina Allard?"
"Sì mi sono trasferita qui poco più di un anno fa, possiedo un locale in centro che grazie a Dio va molto bene... Lei è di qua?"
Harriet accentuò il sorriso. "Sì.... io sono nata e vissuta qui. Aurora è una piccola grande città. Spero che lei ci si trovi bene..."
Roger si intromise nella conversazione dicendo: "Aurora è una città piena di sorprese.... "
Harriet lo fissò per un attimo, come se volesse dire qualcosa, poi si alzò in piedi e disse: "Chiedo scusa ma mi sono appena ricordata... Devo fare una telefonata... Allora, arrivederci, miss Allard!" e così dicendo uscì dalla sala a passo svelto.
-Strana donna- pensò Joanne e, rivolgendosi verso Roger "Simpatica signora... senti poi mi daresti un passaggio fino al Rebellion's House?"
Roger fece un cenno affermativo. "Nessun problema! Devo andare in città perché ho un impegno di lavoro a pranzo." Fece una pausa. "Joanne... vorrei farti una domanda......" E la guardò negli occhi.
"Dimmi pure..."
"Io spero che quello che è successo tra noi.... non ti crei dei problemi. Joanne... siamo ancora amici?"
"Certo! Te l'ho detto, questa notte ha aiutato pure me...."
Lui annuì. Era più tranquillo Non c'era posto, nella sua vita, in quel momento, per una relazione sentimentale. "Allora, ti rinnovo il mio invito ad accompagnarmi stasera alla festa al Country Club. Per me sarà un onore averti al mio fianco."

Harriet era uscita dalla sala da pranzo ma non si era affatto avvicinata al telefono. Era stata solo una scusa. Voleva pensare.
"Quest'uomo mi fa meravigliare ogni giorno..." si disse. "Eppure... Sua moglie è in cornice... nella biblioteca... Ma quante altre donne passano di qua?!..."
Sorrise. "Ma a me sta bene tutto... Sta bene tutto, pur di stare qui!... Anche se... Quella moglie vagante..."
E alla fine pensò che forse era davvero il caso di farla, quella famosa telefonata... E chiamare Virgie.

L'uomo prese il quaderno della ragazza e alzandosi decise di ritornare al suo hotel.
Appena arrivato, si avvicinò al direttore..."Salve, può darmi la chiave della mia stanza, la 422, per favore?..."
Il direttore gli porse la chiave e anche una busta... Jake lo ringraziò e si avviò verso l'ascensore. Una volta entrato in camera, si sedette sul letto e guardò attentamente la busta. Quando si decise ad aprirla, vide che si trattava di un invito per l'Easter Dinner all'Aurora Country Club.

Ovviamente Jake sarebbe stato presente, dal momento che aveva appuntamento con il signor Thorpe, però ci sarebbe andato da solo ma per lui non sarebbe stato un problema...!!!!
Invece, dopo aver posato sul letto l'invito, prese in mano il quaderno della ragazza e solo in quel momento lesse il suo nome che c'era scritto sopra... "Jessica Bradford"...
«Bradford??!!» Jake continuò a fissare il cognome della ragazza... «Possibile che sia la figlia di Helen Bradford?!?!» si domandò e un sorriso indecifrabile spuntò sul suo viso...

Kyle si trovava nel suo ufficio ma non per lavorare... Aveva bisogno di stare solo per riflettere e quel posto gli era sembrato il più adatto.
Non c'era nessuno perché erano tutti in vacanza. Stava pensando alla sua vita, alle donne che aveva avuto e a Jessie, a quanto lei fosse diversa dal tipo di donna che era solito frequentare... Ad un certo punto sentì entrare Kevin che con rabbia sbatté forte la porta.
"Cosa diavolo hai in mente di fare?" chiese al figlio che lo stava guardando con aria di menefreghismo totale. E questo fece infuriare ancora di più Kevin.
"Che fai non rispondi? Con chi hai deciso di andare alla festa stasera?"
"Lo sai già con chi..." rispose Kyle con una calma che non credeva di possedere.
"Allora è vero? Ma dico, sei impazzito?"
Kyle lo guardò per qualche secondo e poi si girò a guardare la parete.
Kevin stava perdendo la pazienza (non che abitualmente ne possedesse molta) e disse: "I capi dell'associazione sono molto arrabbiati e delusi da te... Non solo non hai portato a termine quella missione che ti avevano affidato ma ora vuoi anche frequentare con quella ragazzina
insignificante. Tu andrai alla festa con Kelly capito?" Sentendo quel nome Kyle fece una smorfia... «Già, Kelly. Un'altra vittima di quell'associazione...» Una delle tante regole era quella di dover frequentare solo con chi già ne faceva parte: e chi violava le regole veniva sempre punito. Continuando a guardare la parete e con un filo di voce Kyle disse: "Da questo momento non farò più parte dell'associazione."
"Cosa??!! Cosa hai detto?? Oh dannazione!!!... quella biondina ti ha fatto il lavaggio del cervello per caso? Dovrà starti lontana o sarà peggio per lei."
A quel punto Kyle scattò in piedi e disse: "Se oserete fare del male a Jessie dovrete vedervela con me chiaro?!?" e senza aspettare una risposta dal padre, si alzò e raggiunse la porta... Ma prima di uscire disse: "Ho deciso: mi cercherò un altro appartamento... non voglio più vivere con te." E se ne andò, lasciando Kevin pieno di rabbia, tanto che l'uomo prese in mano un portapenne dalla scrivania e lo gettò contro la porta ormai chiusa...
Mentre camminava, Kyle ripensò alle frasi che aveva scambiato con suo padre:
"Non farò più parte di quell'associazione!"
"Quella biondina ti ha fatto il lavaggio del cervello per caso?".

Ricordando quelle parole a Kyle venne da ridere perchè il padre non sapeva che Jessie, almeno fino a quel momento, non lo aveva mai preso in considerazione.
Certo, aveva accettato il suo invito, ma di sicuro non per lui. Quello che fece sorprendere di più Kyle era il fatto di come quella ragazzina dall'aria ingenua e innocente, stava cambiando la sua vita senza che lei neanche se ne rendesse conto.
Quel giorno il Lighthouse sarebbe rimasto chiuso, per via della festività. Roger aveva quindi tutto il pomeriggio libero, prima della lunga serata al Country Club.
Ma aveva anche un appuntamento a pranzo. Con la Vedova Nera.
Era arrivato al ristorante perfettamente puntuale. Sapeva però che Mabel si sarebbe fatta attendere. Prese posto al tavolo per due che aveva prenotato telefonicamente, ordinò una bottiglia di vino della California e antipasto di funghi e salmone -una delle specialità del posto- e si
apprestò ad attendere.
Aveva accompagnato Joanne al suo locale, e si erano separati dandosi appuntamento per la sera. Se si soffermava a pensare a quella ragazza... non poteva fare a meno di considerare quanto fosse giovane -troppo!... troppo giovane- ma era anche per molti versi simile a lui. Sebbene, probabilmente, sapere quella cosa non le avrebbe fatto piacere!...
Ora, comunque, tutta la sua concentrazione era destinata a quell'incontro con Mabel Grahn. Perché il minimo passo falso in quel gioco poteva essere fatale. E lui naturalmente non voleva perdere.


Lo vide appena entrata. Si diresse verso di lui camminando lentamente, e continuando a fissarlo negli occhi.
Roger si alzò in piedi quando lei si fermò al tavolo, e sorridendole la salutò con un complimento.
Mabel era come sempre bellissima. Vestita per non passare inosservata, indossava un tailleur di raso, blu notte, morbido e avvolgente. La giacca aperta sul davanti mostrava una camicetta di seta bianca,
vaporosa e dalla scollatura tutt'altro che casta. Piccoli orecchini di zaffiri brillavano ai lobi delle sue orecchie, ma non potevano competere con lo scintillante blu dei suoi occhi.
Mabel era sicura di sé. La sua bellezza era il suo maggior punto di forza. E ogni uomo era una sfida. Che lei vinceva regolarmente. Roger le interessava principalmente perché era *Roger Thorpe* e aveva sentito molto parlare di lui. E poi perché le aveva dato fastidio che al loro primo incontro lui non si fosse comportato con lei come tutti gli altri uomini. Gli altri uomini l'adoravano! Morivano per un solo suo bacio!
Lui no.
Thorpe si era comportato come se lei fosse una donnetta qualunque. E quella era una cosa che Mabel non poteva sopportare. Non solo! La cosa peggiore era che lui sembrava sapere molte cose su di lei.
E questo era pericoloso.
Ma sembrava che, in realtà, anche Thorpe avesse solo usato una tattica.
La prova era che ora si trovavano lì, in quel ristorante. Mabel era sicura che anche lui, come tutti gli altri, si sarebbe lasciato conquistare. La sola differenza era che quest'uomo voleva giocare con le
proprie regole. E lei era disposta a concederglielo. Tanto avrebbe vinto comunque lei.
E anche Thorpe, come altri uomini prima di lui, sarebbe morto.
Per lei.


Era davvero una bella città. La osservava con aria assorta dal balcone della sua nuova casa. C'era una leggera brezza nell'aria che sapeva di fiori anche se qua è la si vedevano ancora piccoli accumuli di neve candida che resistevano ostinati all'avanzare della primavera.
Un lieve venticello le fece ondulare i capelli. Erano come una cascata dorata.
Lunghi, ma ora, a differenza di qualche anno prima li portava scalati sul davanti. E quei ciuffi più corti danzavano intorno al suo viso ad ogni minimo spostamento d'aria.
Li scostò con un lento movimento della mano.
Il sole era forte ma non ancora insopportabile come d'estate. Poteva guardare la luce del giorno senza problemi.
Era una accanita fan degli occhiali scurissimi poiché l'azzurro chiaro dei suoi occhi non sopportava l'esposizione diretta ai raggi solari.
"Che bella temperatura che c'è oggi...." abbassò le palpebre e inspirò profondamente.
Era in quella città da neanche due settimane ma già ci si trovava a suo agio.
Anche se aveva trascorso praticamente tutto il tempo a sistemare casa e a prendersi cura dell'unico genitore rimastole.
La morte di sua madre l'aveva profondamente scossa e aveva letteralmente distrutto suo padre. Per questo, quando si era presentata l'occasione di una promozione con relativo trasferimento ad Aurora era stata lei stessa a consigliarlo di accettare. E d'altronde anche lei aveva bisogno di cambiare aria. Era ritornata in America, lasciando dietro di sé un ex marito e un matrimonio fallito miseramente.
E ora voleva ricominciare tutto daccapo. Soffriva terribilmente la perdita di sua madre, ma doveva essere forte, per se stessa , per suo fratello e per suo padre. Bryce era un ragazzo dolcissimo e pieno di risorse e avrebbe avuto meno problemi di lei a tirarsi su anche se pativa un grande dolore .
Si ricordò del giorno in cui era arrivata all'aeroporto. Era appena tornata dall'Italia. Lui le era corso incontro come un bambino e l 'aveva abbracciata stretta. Lei aveva risposto con enfasi a quel gesto. Suo fratello la adorava.
Era la sua bellissima sorellona come diceva spesso. La sera a casa l'aveva sentito piangere nella sua camera. Gli si era avvicinata e lui si era accoccolato contro di lei. Klaudia gli aveva accarezzato i capelli, biondissimi come i suoi, sospirando. Ma lui era anche un ragazzo forte. La sua vita era
sfrecciare nel cielo, sugli aerei e questa grande passione l'avrebbe sicuramente sostenuto. Mentre suo padre contava su di lei. Era diventato così silenzioso e trascorreva molte ore immerso nella lettura dei libri preferiti di sua moglie .
A Klaudia alle volte era capitato di guardarsi allo specchio e di rivederla.
Alta, snella, carnagione chiarissima, capelli biondi e un'espressione fiera negli occhi azzurri. Sembrava una divinità nordica. Erano quasi due gocce d'acqua.
Anche se profondamente diverse nel carattere. Ma lei adorava quella donna che le era stata strappata in modo così violento e improvviso solo pochi mesi prima. Proprio nello stesso istante in cui il suo matrimonio si disintegrava in mille pezzi.
"Ho davvero bisogno di distrarmi..." si ritrovò a pensare soffocando quei ricordi dolorosi.
Ancora non aveva avuto il tempo di uscire per socializzare un po' anche se ne aveva un gran bisogno.
Desiderava conoscere gente nuova, e ricominciare a lavorare soprattutto. Non poteva restare inattiva. Sapeva che lì ad Aurora c'era un'università. Presto ci sarebbe andata per vedere se riusciva a riprendere il suo lavoro di ricercatrice. Con la sua specializzazione in geofisica non avrebbe dovuto
essere un problema. Doveva fare qualcosa e tornare anche a fare sport. Sentiva addosso una pesantezza, come un senso di soffocamento, dovuto agli ultimi drammatici mesi.

In quel momento osservava il blu sopra di lei. Era da poco passata l'ora di pranzo e già la luna era visibile.
Il cielo era limpido. Sarebbe stata una bella serata.
Fu in quell'istante che squillò il suo cellulare.
Lo prese e rispose senza neanche pensarci.
"Pronto?" con un tono assonnato.
Dall'altra parte le rispose una voce squillante.
"Tesoro sei tu!"
Klaudia rimase perplessa un attimo... conosceva quella persona... ma certo!
"Nichelle!! Non ci credo!! Quanto tempo!"
"Già davvero tanto saranno almeno due anni che non ci sentiamo! Proprio ieri, ho visto una ragazza che ti somigliava molto e allora ho avuto il desiderio di risentirti! Come stai?"
Come stava? Uno schifo... Ma in quel momento non aveva davvero voglia di raccontare gli ultimi tristi avvenimenti della sua vita, per di più al telefono. Così si limitò a rispondere con una bugia.
"Non male e tu?"
"Benissimo!! Ma dimmi, dove ti trovi ora, ti ho per caso disturbato?"
"Oh no, anzi! Comunque sono nella mia nuova casa..."
"Nuova casa?"
"Sì, ad Aurora, nello Stato dell'Illinois..."
"COOSA??? Non ci credo!"
Klaudia rimase perplessa.
"Sei qui!! Nella mia stessa città! Oh bè certo che il mondo è davvero piccolo!!"
"Pazzesco..." fu l'unica parola che le uscì dalle labbra con un fil di voce.
"Ma perché ti sei trasferita? Scusa ma non vivevi in Italia col tuo affascinante marito?"
"Affascinante ex marito..."
"Non dirmi! Ma come..."
"E' una storia lunga... se ci vediamo te la racconto di persona che è meglio..." le rispose con un tono triste.
"Trovato! Ho la soluzione, facciamo così, tu questa sera vieni con me!"
"Come? E dove?"
"Ad una festa al Country club, se sei ancora lo schianto di donna che ricordo la tua presenza sarà molto apprezzata! E poi dobbiamo rivederci!"
A Klaudia venne da sorridere. Certo che era una incredibile coincidenza, ma in fondo era un colpo di fortuna. Nichelle così vitale era proprio la persona che ci voleva per inserirsi in quella nuova città. Per iniziare a vivere di nuovo e cercare di dimenticare. O almeno provarci...
" Sai che ti dico? Accetto molto volentieri!"
"Elegante mi raccomando anche se con te non c'è davvero bisogno di dirlo..."
"Troppo buona!"
"Oh no! Sono sincera! Sei sempre stata una donna di classe, e a che ricordo io non c'era un uomo che non si voltava a guardarti quando camminavi per la strada...a meno che tu non sia diventata improvvisamente brutta..." e rise.
No. Non lo era in effetti. Aveva 29 anni ma ne dimostrava molti meno e in ogni caso era ancora giovane. Le ferite del suo animo erano racchiuse dentro di sé e solo l'espressione dello sguardo le poteva rivelare a chi la conosceva. Era abituata a non mostrare esternamente il proprio dolore. Era fatta così. Raramente piangeva. Mentre dentro moriva.
"Sai dove si trova il Country Club?"
Klaudia rifletté un attimo.... sì aveva capito dov'era... "Sì, credo di sì.."
"Allora facciamo così ci vediamo lì davanti sempre alle 8:00, va bene?"
"Va benissimo"
"Ok."
"A dopo!" e chiuse la conversazione.
L'aspettava una serata fuori casa. L'idea le faceva molto piacere. Anche suo padre ne sarebbe stato contento dal momento che le aveva ripetuto più volte che doveva incominciare ad uscire un po'.
Alzò lo sguardo in alto e vide davanti a sé la scia sfumata che un aereo solitario lasciava dietro di sé nel cielo.

"...E allora, è vera tutta la faccenda?..." Mabel osservò piuttosto sorpresa i documenti che Roger le aveva portato.
Quei documenti erano inequivocabilmente di proprietà della Milligan & Co. Riguardavano un brevetto ancora segretissimo, un nuovo microchip che migliorava le prestazioni dei computer.
Roger sorrise. "Come puoi vedere, Mabel, non ti ho mentito!..."
Durante il corso del pranzo erano passati a darsi del tu e a chiamarsi per nome.
Mabel richiuse la cartellina dei documenti. "Scusa, Roger, ma... sai... la tua reputazione non è esattamente quella di un uomo integerrimo."
"Ah.... ma ti assicuro che io ho dei solidi princìpi!!..." ribatté lui.
La donna lo guardò socchiudendo gli occhi. "Non ne dubito... Ed immagino che siano dei princìpi molto costosi..."
"Mhmm... no. Il denaro, ora come ora, non è più il mio interesse primario."
"Oh, davvero?! E quale sarebbe allora, il tuo vero interesse?"
Roger non rispose subito, ma si prese il tempo di bere un sorso di vino. "Il mio interesse, Mabel, è lo stesso tuo. Il potere!..."
Lei sorrise furbescamente. "Già..." Rimase pensierosa, in silenzio per un po', e alla fine chiese: "Che cosa vuoi, in cambio, Roger?..."
"È molto semplice. Voglio un'alleata!..." rispose lui, con uno sguardo intenso.
Mabel ricambiò il suo sguardo, poi allungò il braccio destro sul tavolo, verso di lui e posò la mano su quella di Roger.
"Credo che tu abbia trovato quello che cercavi. Ma...." E i suoi occhioni azzurri si allargarono nel bel viso incorniciato dai capelli neri. "Ti accontenteresti davvero solo di questo? Solo di una semplice alleanza d'affari?..."
Roger non ritirò la sua mano. Anzi, prese la mano di Mabel e la strinse. "Ma io non ho mai detto nulla del genere. Sono sempre aperto ai suggerimenti. Se hai delle proposte... Sono qui per ascoltarle."
Mabel appoggiò il mento sulla mano libera, puntellandosi con il gomito sul tavolo. "Io sono una donna, Roger, e oltre agli affari mi piace anche... un po' di divertimento."
Lui sorrise di nuovo. "Non vedo impedimenti in proposito." E versò dell'altro vino nel bicchiere di Mabel, invitandola ad un brindisi.
"Allora, che ne dici?... Affare fatto?..."
Mabel prese il bicchiere e accettò il brindisi. I bicchieri tintinnarono. "Affare fatto!..." gli rispose.
La casa di Elijah era bella e luminosa... inoltre il suo nuovo coinquilino era simpatico ed era sicuro che sarebbero potuti diventare buoni amici. Ora si trovava di nuovo in strada, guardò l'ora e si accorse che sarebbe dovuto andare al Rebellion's House... ma non se la sentiva. Quel giorno sarebbe arrivato più tardi....
Improvvisamente il cellulare squillò, era Alicia la ragazza dell'hotel..
"Pronto?"
"Ciao Tony... come stai?"
"Bene tesoro... e tu?"
"Mi manchi.. .comunque per il resto, tutto bene. Ti ho chiamato per invitarti ad una festa al Country club, sono riuscita ad avere un invito per due persone. Che ne dici?"
Tony ci rifletté un momento.. sarebbe stata un'ottima occasione per divertirsi e distrarsi.. "Accetto molto volentieri!"
"Bene, però devi vestirti elegante mio caro..."
"Sarà fatto. Ti passo a prendere alle 8 ok? Ora ti saluto.. un bacio"
"Perfetto... Un bacio anche a te, a stasera.."
Anche se non ne aveva voglia, doveva dirigersi al Rebellion's House per dire a Joanne che quella sera non ci sarebbe stato... non sapeva ancora come si sarebbe comportato nei suoi confronti ma di sicuro non poteva perdonarla.. per ora...
Roger l'aveva accompagnata e le aveva dato appuntamento per la sera. Joanne avrebbe chiuso il locale per le sette e mezza così avrebbe avuto il tempo di prepararsi; tutti erano stati avvisati ad eccezione di Tony... la sola idea di rivolgergli la parola la metteva in agitazione. Ora che aveva capito cosa
provava per lui, avrebbe fatto molta fatica a trattarlo come un semplice amico... sempre che lo fosse ancora.
Non doveva più pensarci. Decise perciò di andare a fare due chiacchiere con un ragazzo che frequentava il Rebellion's House da un bel po' e a cui non era indifferente.. lo aveva sorpreso molte volte a guardarla. Quello sarebbe potuto essere il primo passo per ricominciare...
Quando lo vide entrare iniziò ad agitarsi... contò fino a tre sperando che il cuore riprendesse il suo normale ritmo e si avvicinò a Tony.
"Ciao... volevo dirti che stasera il locale chiude alle sette e mezza.."
"Bene, ero venuto giusto per dirti che stasera non ci sarei stato ma a questo punto... allora inizio a lavorare. Ciao."
Era stato peggio di quanto avesse pensato. Si erano trattati come due normali colleghi di lavoro e questo era stato come una pugnalata al cuore.... ma era meglio così. Lui non doveva più considerarla, almeno non avrebbe più sofferto.
E lei? Lei si sarebbe ripresa, come aveva sempre fatto fino a quel momento...
Klaudia era rientrata in casa e si era diretta verso la sua camera. La cosa curiosa era che anche lì, in quella nuova abitazione, stava in una mansarda. Doveva essere il suo destino, oppure le piaceva davvero
molto quel tipo di stanza.
Ripensò alla sua vecchia camera, quella in cui era cresciuta, nella casa dove aveva trascorso la sua vita fino al matrimonio, una mansarda.
Ad essa, era legato un ricordo, anzi il primo di molti ricordi meravigliosi.
C'era una fragorosa risata che echeggiava ancora nell'aria tra quelle pareti...
Le venne da sorridere.
Poi si voltò e si ritrovò di fronte all'armadio. Lo aprì e ne tirò fuori un lungo abito color avorio. Era sensuale ed estremamente elegante. Sorretto da una sola spallina aveva una scollatura in diagonale e fasciava il corpo fino ai piedi. Ma nel movimento uno spacco vertiginoso scopriva le gambe. Era uno dei suoi preferiti. Lo aveva indossato la sera in cui Sean le aveva chiesto di sposarlo. Quando ancora non...
Improvvisamente il trillo del cellulare catturò la sua attenzione.
Per sua fortuna. Poiché la riportò al tempo presente evitandole di rimettersi a ricordare. Gli fu quasi grata.
Rispose. Era di nuovo Nichelle.
"Oh ciao! Come mai mi hai richiamato?"
"Volevo dirti che purtroppo non posso passare a prenderti, ero così contenta di sentirti che mi sono completamente scordata del mio accompagnatore..." disse con un tono sommesso e di scusa.
"E dire che non è un tipo che si dimentica facilmente..."
"Ma davvero? Sono curiosa di conoscerlo... mah... dimmi quindi per stasera?"
"Allora siamo d'accordo, scusami per il malinteso..."
"Ma figurati! Non preoccuparti!"
"A stasera!"
"A stasera..."
E riattaccò. Rimase un attimo a fissare il display. Ovvio che Nichelle avesse un accompagnatore. Mentre lei era sola. Ma lo era per scelta. In quel momento non aveva davvero voglia di uscire con un
uomo. Aveva troppe cose per la testa.
"Bene, non è un problema! Prenderò la macchina di mio padre"
Poi si osservò per un lungo istante nello specchio che aveva dinnanzi. Con l'abito posato su un braccio e i capelli in disordine.

- Sei davvero un amore la mattina con questa testa sconvolta ...- un sorriso luminoso e sincero... un bacio lieve sulle labbra ...

Che accidenti le veniva in mente??? Scosse la testa a voler scacciare un ricordo di un passato lontano... uno dei tanti... ma mai dimenticato...
Buttò il vestito sul letto e si diresse verso il bagno. Riempì la vasca di acqua e bagnoschiuma .
Si spogliò lentamente e vi scivolò dentro. Il calore l'avvolse insieme ad un delicato profumo di rose. Chiuse gli occhi e poggiò la testa sul bordo.


La villa era silenziosa. Rientrando, Roger fu accolto da Justin, e poiché sapeva che non avrebbe avuto bisogno di lui per quella sera, lo lasciò in libertà. Dopotutto era festa.
Harriet non era in casa. Doveva essere già andata dalla cugina.
Roger entrò nel suo studio, e si versò da bere un goccio di Bourbon.
Nel suo terrario, Loki, il Boa Constrictor -il *cucciolo* che Roger aveva scelto come animaletto da compagnia- era ben sveglio e si muoveva tra le rocce e i ramoscelli che formavano il suo habitat.
Roger gli si avvicinò, e per un lungo attimo i due esseri, l'uomo e il serpente, si fissarono negli occhi, e parvero quasi capirsi.
Il cuore di Roger era in tempesta.
Ripensava alla situazione in cui si era venuto a trovare. Non avrebbe immaginato, quando aveva sentito parlare di Mabel Grahn per la prima volta, che gli avrebbe causato tanti fastidi. Ed era seccato, perché metterla fuori gioco poteva rivelarsi una faccenda più complicata del previsto.
Lui aveva molte cose di cui occuparsi, e sprecare energie con quella donna era qualcosa che gli dava realmente fastidio. Ma ormai era entrato in gioco e non poteva più tirarsi indietro.
Tuttavia, in quel momento, era preoccupato. Si chiedeva dove, fino a che punto, quel gioco lo avrebbe spinto.
Loki, silenzioso, batté leggermente la punta del muso contro il vetro del terrario, come se volesse dirgli che condivideva i suoi pensieri.
Roger sorrise cinicamente. Era possibile che la sola creatura al mondo che gli dimostrasse comprensione fosse un serpente?...
"Accidenti!!!... Lo sapevo!!.... Vedrai che arriveremo in ritardo!..." brontolò Katherine guardando di sbieco Michael, che seduto nel sedile al suo fianco sembrava piuttosto divertito dal suo malumore.
"Oh, dài, Kathie!!..." fece lui. "Non preoccuparti, è Pasqua! Cosa vuoi che succeda?! Vedrai che sarà una serata noiosissima."
Scosse la testa. "Ancora non capisco perché il Capo ha voluto mandare noi!... Jim e Martin sarebbero stati molto più adatti, se vuoi il mio parere."
Katherine sospirò: "Il tuo parere non interessa a nessuno, Mick! Mi dispiace per te. Ma poi, dico, ti costava tanto metterti la cravatta almeno per questa sera?...."
Lui la fissò scandalizzato. Indossava una giacca blu scuro su un paio di pantaloni neri e aveva messo una camicia celeste. Quello era il massimo che poteva concedere a una occasione mondana e noiosa come quella festa per ricconi all'Aurora Country Club! "Baby, guarda che io non sono uno dei figli di papà che sei stata abituata a frequentare." E mentre parlava osservò il modo elegante con il quale era vestita lei, un abito semplice, rosa pallido con un giacchino nero ravvivato da una piccola spilla a forma di rosa.
Kathie rise. "Oh, sì!... Certo, come no!..." Sospirò. "Okay, collega, ormai ci siamo. Ecco il Country Club!..." disse mentre l'auto imboccava il viale alberato che portava all'entrata del Club.
"E..... Mick?..."
"Dimmi..."
"Non azzardarti a chiamarmi ancora 'baby', chiaro???..."

Malcom scese dal taxi, pagò l'autista (tanto, poi avrebbe messo in conto al giornale!) e si diresse verso l'entrata del Country Club. Un uomo, con addosso la divisa del club lo fermò squadrandolo da capo a piedi e chiedendogli l'invito.
Per tutta risposta, Malcom trasse dalla giacca la sua tessera-stampa che lo qualificava come giornalista accreditato del 'Midwest Gazette', il lasciapassare che gli consentiva libero accesso a serate esclusive come quella.
Finalmente dentro alla grande sala, Malcom si guardò attorno, fregandosi le mani. Era proprio un bel posticino...
Gli invitati, la cosiddetta 'bella gente', non erano ancora arrivati, era presto. Ma mentre faceva scorrere avidamente lo sguardo in lungo e in largo per il salone, vide entrare un volto familiare e non
poté trattenere una smorfia di contrarietà.
"Gabrielle, tesoro!... Ci sei anche tu, stasera?..." disse, avvicinandosi alla bella donna appena entrata.
Lei lo guardò ironica. "Credevi che avrei lasciato tutto il lavoro per te, Riggs?... Il Beacon ha molte più motivazioni di essere presente a questa cena, di quante ne abbia la rivistucola per la quale lavori tu!..." E sorrise, amabile.
Malcom fece spallucce. "C'è spazio per tutti!..." commentò asciutto.
"Ecco, bravo." Gabrielle O'Connor, redattrice del 'Beacon News', il quotidiano di Aurora, si passò una mano sui bei capelli lunghi e ondulati, che portava sciolti sulle spalle. "Visto che c'è spazio... cerca di non starmi fra i piedi!" E gli voltò le spalle per andare verso il bancone del bar.
Malcom fece un mezzo sorriso furbo. "Non fare tanto la snob, principessina!... Se non fosse per tuo padre, tu saresti ancora agli annunci mortuari!..." pensò acidamente.

Harriet e Virgie sedevano impettite sul sedile posteriore dell'auto, con tanto di vetro separatorio dell'autista ben chiuso, per poter parlare liberamente.
In poche parole Harriet cercò di raccontare a Virgie quello che aveva visto per caso in casa, quasi all'alba. Mr Roger era rientrato con una bella ragazza, giovanissima, sui 25, o poco meno. Ovviamente se l'era portata a letto, non c'erano dubbi. Virgie sgranò gli occhi. Poi, continuò Harriet, la ragazza le era stata presentata a colazione, il nome non le diceva nulla.
"E, tu che hai fatto?" chiese Virgie.
"Niente," rispose Harriet, "la scusa che mi è stata data era così cretina, che ho mangiato in due minuti, e sono corsa al telefono a chiamare te, era una scusa anche la mia, mi spiace se ti ho svegliata......" Risero tutt'e due.
Virgie ci pensò su: "O abiti con uomo molto sicuro di sé, o con un vero tombeur de fammes... Dunque: ha una moglie, ma hai visto soltanto il quadro, ha una figlia, ma se così fosse, l'avrebbe detto, o è anche questa un mistero?"
"La figlia? No... non è quel tipo, ho visto la foto, ed è tutt'altro tipo... poi non sono troppo sicura che in questo momento vadano d'accordo..... Virgie, sei decisamente fuori strada, quella ragazza è una di qua.. Vuoi vedere che la porterà alla festa?"
"Uffa......." replicò Virgie, "ma quando lo potrò conoscere questo tipo?"
"Niente fretta: vedrai che alla festa ti vorrà conoscere, cara impicciona, e per favore, frena la tua fantasia, tranquilla e non sudare. Il tuo abito non merita che tu lo renda un groviglio di pieghe....."
"Ancora? -disse Virgie accaldata ed un tantino stretta dal bustino che portava sotto l'abito- c'è altro?"
"Sì, per favore non svenire se riconosci qualcuno..."
Virgie sospirando, a mezza voce chiese: "Che altro debbo sapere?"
Harriet, senza mezzi termini: "Boh, cugina cara, ricordati chi siamo.... e da che lombi discendiamo!!!!"
"Oh, certo," disse Virgie, "siamo le signore omicidi, o due jeunes filles del sud in cerca di marito?"
Harriet scoppiò in una risata che da tempo nessuno le sentiva fare, tanto forte da far cadere la borsetta sul parquet dell'auto.


FINE SETTIMA PUNTATA