OTTAVA PUNTATA

Aveva indossato lo smoking, nero, e aveva messo un garofano bianco all'occhiello, un vezzo che richiamava serate mondane d'altri tempi.
Ma Roger non voleva assolutamente essere accomunato alla massa. In un modo o nell'altro voleva distinguersi. E ci riusciva, sempre.
Indossò anche il soprabito, anch'esso nero -ovviamente- e una sciarpa bianca. Anche se le giornate erano già primaverili, le notti la temperatura scendeva ancora molto.
Ecco! Era pronto ad affrontare la buona società di Aurora!...
Sorrise senza allegria alla propria immagine riflessa nello specchio, poi le voltò le spalle. Il cattivo soggetto, Roger Thorpe!... Oggi era invitato alle feste mondane, riverito, temuto, rispettato.
Ma c'era stato un tempo, e lui non lo dimenticava, in cui era considerato poco più che un rifiuto della società, e il suo nome era quasi sinonimo delle peggiori cose.
Passando vicino al telefono, si soffermò per un secondo. La tentazione di sollevare la cornetta e di telefonare era forte.
Avrebbe voluto sentire la voce di alcune persone care. Ma sarebbe stato inutile....
Suo padre?... Non avrebbe apprezzato il gesto!!
Holly??... Probabilmente in quello stesso istante lei era insieme al suo caro Ed Bauer, dal momento che lui era di nuovo a Springfield.
Blake?!... Forse lei sarebbe stata la sola a provare una genuina gioia nel sentirlo...
Però, no. Non avrebbe avuto senso. Ognuno aveva la propria vita.
Lui aveva scelto la sua strada. E doveva pensare solo a quello che aveva in quel momento e in quella città.
Uscì dalla villa e si mise al volante della propria auto.
Già... Che cosa aveva?...
Beh.... Ora come ora, aveva un appuntamento con una splendida ragazza. E doveva anche sbrigarsi, se non voleva arrivare tardi, anche se in genere non correva mai questo pericolo.
Una rapida occhiata all'orologio gli confermò che era in perfetto orario.
Presto sarebbe stato sotto casa di Joanne!...

Harriet, era appena scesa dall'auto. Entrando nel salone si chiese dove avrebbero dovuto prendere posto, ma quasi precedendo il suo pensiero, un bel giovanotto porse loro un bouquet di fiori
primaverili, e le accompagnò al loro tavolo, dove erano in bella mostra i loro nomi...
Bene, era un buon posto: abbastanza lontano dall'orchestra, quindi avrebbero potuto parlare senza doversi sgolare.
E.... decisamente il parrucchiere aveva fatto un ottimo lavoro per Virgie, lisciandole i riccioletti, ed allo stesso tempo trovando una maniera per coprirle elegantemente l'apparecchio acustico, era veramente una bella signora la sua bislacca ed adorata cugina. Era stata una gran fatica, ma ora si
rivelava ben premiata.

Virgie si guardò intorno, con aria svagata, non tanto per l'ambiente che conosceva bene, anche se da anni disertava le feste per mancanza di compagnia, esattamente quelle feste che aveva vissuto intensamente prima del matrimonio di sua figlia, ma per il cambiamento radicale che vedeva in sua cugina, tornata quella dei tempi del povero Foxie, che tranquilla e padrona del mondo salutava
le poche persone che erano già là.. girandosi pian piano con l'abito nero di pizzo tagliato in diagonale da strisce in velluto nero.
Ma in fondo "quella" era Harriet, era così anche da ragazzina, Virgie l'aveva sempre ammirata per la sua disinvoltura, cosa che non sempre le aveva portato cose buone....
Mah, forse erano arrivate un tantino presto rispetto alla consuetudine, ma forse era solo una necessità dell'autista, o una regia di sua cugina?
Non sapeva quanta ragione avesse!!!
Da là vedevano l'ingresso delle persone, e dietro di loro a pochi metri stava un vero piano a coda, un autentico Steinway ........

 

Jessie si trovava davanti allo specchio della sua camera. Si stava preparando per la grande serata e aveva appena indossato il vestito nuovo. Le stava d'incanto e la faceva apparire come una fata dei fiori.
Era davvero molto emozionata e spaventata allo stesso tempo.
Kyle sarebbe stato il suo cavaliere e anche se lei sentiva che in fondo era un bravo ragazzo, sapeva anche che purtroppo in lui predominava il suo pessimo carattere.
Da lui aveva ricevuto un mazzo di fiori splendido e quando aveva letto il biglietto si era sentita diventare tutta rossa in viso. Jessie aveva un bel carattere: aperto, solare, ed era ben voluta da tutti ma era anche terribilmente timida nelle questioni amorose e se riceveva un complimento beh... arrossiva facilmente.
«Povera me, speriamo che Kyle non continui con i complimenti per tutta la serata o il rossore non andrà mai via!» pensò.
Si sedette sul lettò e si mise le scarpe. Poi prese uno scialle e raggiunse la madre in cucina. Jessie si accomodò di fronte alla madre e le due donne si guardarono negli occhi.
Non si dissero nulla e quando il campanello suonò, Jessie andò ad aprire la porta e rimase incantata dalla bellezza del ragazzo. Kyle infatti si era vestito elegante per l'occasione e aveva indossato uno smoking.
I due ragazzi salutarono Helen e si avviarono verso la macchina... Helen tenne d'occhio Kyle fino a quando i due giovani non si furono allontanati e poi rientrò.
«In fondo è un bravo ragazzo,» pensò... Lo aveva visto comportarsi bene con sua figlia e questo le era bastato per farla sentire un po' più tranquilla...!!!

Kyle scese dalla macchina e andò ad aprire la portiera per fare uscire Jessie che guardava preoccupata l'ingresso del Country Club.
"Mi sono dimenticato che tu non sei abituata a tanto lusso, ma non ti preoccupare... Andrà tutto bene! Tu sei bellissima!" Sorrise e le fece l'occhiolino. "E le persone presenti non ti toccheranno neanche con un dito perché ci sarò a difenderti."
Adesso toccava a Jessie ridere di gusto.
"Hey, che c'è?" chiese Kyle con aria divertita...
"Tranquillo, io sono capace di difendermi anche da sola," affermò lei.
"Ah, bene! Allora sarai tu a difendere me!" e i due ragazzi scoppiarono a ridere insieme. "Andiamo? Sei pronta adesso ad entrare là dentro?"
Jessie sorrise e rispose di sì con un cenno di capo.
Quella sera, lui si era impegnato e aveva tutta l'intenzione di comportarsi da vero cavaliere. Lei guardò di nuovo l'entrata dell'Aurora Country Club e fece un respiro profondo...
Kyle la stava osservando «Sei bellissima Jessie!» pensò in quel momento.
Poi la prese sottobraccio e la guidò verso la festa. Fecero vedere l'invito ed entrarono.
Jessie rimase piacevolmente sorpresa: aveva fatto bene ad accettare quell'invito. Kyle l'accompagnò al bar e ordinarono da bere. I due ragazzi stavano parlando tra loro quando Kyle notò che il padre non era da solo. Con lui c'erano i capi dell'associazione e stavano guardando proprio lui con aria severa e astiosa. Ad un certo punto sentì qualcosa dentro e non riuscì più a seguire quel che diceva Jessie... La vista gli si annebbiò e divenne tutto scuro... Allora si spaventò e afferrò la ragazza per un braccio...
Anche Jessie ebbe paura e chiese a Kyle se stesse bene.
"Sì, sì.. scusami è solo che..." Kyle fu scosso da un brivido.
Proprio lui che non aveva mai paura e anzi di solito incuteva paura agli altri... Non gli era mai successa una cosa simile e questo fece comprendere a Kyle che era una persona come le altre e non una specie di 'uomo imbattibile e temibile' come credeva di essere... Era un ragazzo come tutti gli altri! Per la prima volta Kyle si trovò a fare i conti con la sua parte più vera che aveva disperatamente cercato di tenere rinchiusa in un angolo del suo animo.
Ma questa trasformazione lui sapeva già da quando era iniziata... da quando aveva conosciuto quella dolce ragazza dagli occhi azzurri come il cielo. Ed era soprattutto per lei che aveva avuto paura in quel momento; quando aveva visto quegli uomini. Sapeva che l'avrebbero presa di mira... Era stato incosciente a sfidarli senza pensare alle conseguenze.
"Kyle ci sei?? Torna sulla terra." Disse Jessie con un sorriso e facendo così distogliere Kyle dai suoi pensieri.
"Scusami Jessie stavi dicendo...??" ma lui non riusciva a smettere di guardare i capi dell'organizzazione.
La ragazza seguì con lo sguardo gli occhi di Kyle e si soffermò sulle persone che lui stava guardando. "Chi sono?" chiese e Kyle rispose... "Come scusa? Chi sono chi?"...
"Quelle persone che stai osservando..."
I due ragazzi si guardarono e lui non sapeva cosa rispondere... "Ehm, ecco..." «Cavoli che mi invento adesso?» "Sono amici di mio padre. Sai, non mi sono affatto simpatici e la loro presenza qui mi dà fastidio..."
Jessie fece uno strano sorriso che Kyle non riuscì a decifrare. L'aveva bevuta oppure no?

Roger, era arrivato sotto casa di Joanne. La sua mente era stata oppressa dal pensiero di Mabel, per tutto il tragitto, sotto il ricordo del loro incontro, quel giorno, a pranzo. Avrebbe volentieri strangolato quella donna! E doveva esercitare un forte autocontrollo per sopportare l'idea di doverla incontrare anche al Country Club, quella sera.
Ahhh... La serata però prometteva di rivelarsi abbastanza interessante, grazie proprio alla presenza di Joanne. Lei poteva essere un soffio di aria fresca e vitale. Anche se.......
Roger era consapevole che Joanne non era felice, in quel momento. E soffriva. Lui non poteva aiutarla. E del resto, forse neanche Jo avrebbe voluto o accettato il suo aiuto. Ma lui si era reso conto che dentro quella ragazza c'era una grande forza. E l'ammirava per questo. Suonò alla porta di lei ancora con queste considerazioni in mente...
Joanne aveva scelto per la serata un abito nero con una scollatura a V e due sottili spalline che lasciavano scoperto il serpente tatuato sulla spalla. L'abito non era proprio adatto per una festa mondana dell'alta società ed era proprio quello che voleva... era lungo -o forse era meglio dire corto- fino a un poco sopra le ginocchia e Joanne vi aveva abbinato un paio di stivali neri a cui teneva molto, glieli aveva regalati suo fratello poco prima che partisse...
Indossò inoltre un paio di guanti lunghi fino ai gomiti che lasciavano però scoperte le dita delle mani; anch'essi erano rigorosamente neri..
Per quanto riguardava il trucco, si limitò a mettere un po' di matita nera agli occhi e un leggero rossetto. Al collo un collarino con un ciondolo a forma di stella.. Si guardò allo specchio: faceva decisamente una bella figura..
Quella sera avrebbe pensato a tutto tranne che a Tony. Prese la giacca e in quel momento il campanello suonò...
Andò ad aprire, era Roger. "Ciao.. sono pronta possiamo andare"
Roger la guardò ammirato. "Sei davvero bellissima, Joanne! Li lascerai tutti senza fiato!... Beh...... Me compreso, intendo!" Le porse la camelia bianca che aveva comprato per lei. "Un piccolo omaggio floreale... Dicono che la camelia sia un fiore freddo e superbo. Ma è un fiore forte e tenace. Come sei tu, Joanne." E le sorrise.
"Grazie... tutti questi complimenti mi lusingano.. be', però neanche io mi posso lamentare del mio accompagnatore!" In effetti Roger era molto affascinante in smoking e il garofano bianco che portava all'occhiello risaltava molto... "Spero piuttosto di scandalizzare un po' di vecchiette snob tutte ingioiellate.."

Salirono in auto e in pochi minuti furono all'ingresso dell'Aurora Country Club. Il grande parco era illuminato a festa e si sentiva una musica discreta ma allegra provenire dall'edificio centrale, anch'esso pieno di luci. Un ragazzo con la divisa del Club si avvicinò, riconobbe Roger e lo salutò con deferenza. Thorpe gli diede le chiavi dell'auto perché il ragazzo pensasse al parcheggio e gli lasciò anche una generosa mancia. Poi, prendendo Joanne sotto braccio, la guidò verso l'entrata principale, dove altri impiegati del Club accoglievano gli invitati e controllavano i loro inviti. Era una festa esclusiva e riservata solo ai soci del Club e ai loro accompagnatori. Per questo le misure di
sicurezza erano molto severe.
Finalmente entrarono.
Jo osservò con attenzione.. Le mura interne erano di mattoni e rendevano l'ambiente rustico, ma si notava che era creato ad arte, molto raffinato...
I mobili di classe,i tavoli rotondi con tovaglie bianche di fiandra e candelieri sui tavoli con candele accese e decorazioni floreali di rose bianche e rosa rendevano l'ambiente piacevole e in un qual modo
fiabesco.
Inoltre sopra ad un grande camino c'era lo stemma dell'Aurora Country... ma tutto ciò a Jo non piaceva. Non era nel suo stile...
Soprattutto la musica, un piccolo gruppo *allietava* gli ospiti e la pista da ballo al centro della sala li *attendeva*...
Jo sperava vivamente di non finire a ballare una mazurka con un vecchio nababbo..
Un cameriere del Club si avvicinò alla coppia e li condusse al tavolo prenotato per loro. Ogni tavolo infatti aveva sopra un cartellino con il nome del socio invitato. Il loro tavolo era vicino a una delle grandi porte finestre che davano sul patio. C'erano già altri invitati, ma la sala non era ancora piena.

Gabrielle era al bancone del bar e stava sorseggiando un bicchiere di ottimo Cointreau. L'incontro con Riggs l'aveva messa di malumore, ma per fortuna lo aveva subito dimenticato.
Non aveva un'alta opinione di quello scribacchino! E poi lei era lì per un completo reportage dell'Easter Dinner.
E mentre si guardava attorno, il suo sguardo fu attratto da una coppia che si stava sedendo ad un tavolo proprio in quel momento.
"Ma guarda guarda!... Quello è Roger Thorpe, delle Industrie Spaulding!... E sono pronta a scommettere che la bella ragazza che è con lui non è sua moglie!!!..." mormorò Gabrielle con sulle labbra un sorrisetto compiaciuto. "Bravissimo Thorpe! Così mi darai un ottimo spunto per il mio articolo di domani!..."

Riggs gironzolava per la sala, tenendo in mano un bicchiere di Piña Colada, che però aveva appena assaggiato. Le sue labbra erano atteggiate a un sorrisetto insipido, la sua espressione tipica. Aveva tutta l'aria di un furetto. Ed era in cerca di prede!
In quel momento, dall'ingresso del salone entrarono una donna orientale con addosso un bellissimo abito di foggia cinese, di seta nera con ricamati in argento dei rami di ciliegio in fiore, accompagnata da un giovanotto di bell'aspetto, infilato in un abito da sera blu notte che lo faceva apparire un po' spaesato. In effetti, con il suo fisico, il ragazzo sarebbe stato meglio con addosso una divisa da bagnino.
Le antenne di Riggs cominciarono a vibrare freneticamente e si diresse verso la coppia come un'ape verso il miele.
«Vediamo cosa bolle in pentola alla WTWR...» si disse. «E magari scopro che Mr. Baywatch è il nuovo amore di Li Wei!...»
Li sorrideva mentre entrava nella sala del Country Club. Al suo fianco, Nigel Townsend sembrava leggermente nervoso.
"Calmati..." gli sussurrò. "Nessuno ha intenzione di ghigliottinarti!"
Nigel fece una smorfia divertita, quasi comica. "Non so come ho fatto a farmi convincere..."
"Beh, se verrai a lavorare alla WTWR dovrai partecipare a molte di queste feste!!..."
"Okay! Ma.... Li, un conto è partecipare per lavoro, e un conto è partecipare come invitato!"
Lei gli posò una mano su una spalla. "Considera anche questa una serata di lavoro, Nigel. Se pensavi che ti saresti solo divertito, mi dispiace per te. Guarda... laggiù c'è il signor Thorpe. E... fonti
sicure mi hanno informato del fatto che stasera ci sarà anche il signor Barnes. Però..." Li scrutò nella sala che si era ormai quasi riempita. "Non lo vedo. Forse non è ancora arrivato... Oh, no!!!"
"Cosa?!... Che succede?.... Qualcosa non va?" chiese Nigel sgranando un po' gli occhi grigi.
Li sbuffò. "Sta arrivando un autentico piantagrane! Malcom Riggs!..."
disse indicando con un lieve cenno del capo un uomo con uno strano copricapo in testa che si dirigeva chiaramente nella loro direzione.
"Mai sentito nominare!..." fece il ragazzo.
La donna rise. "Non dirglielo assolutamente! Lui è convinto di essere famoso!... E, Nigel, mi raccomando! Non dargli troppa confidenza!..."
Roger e Joanne si sedettero al tavolo e ordinarono degli aperitivi al cameriere.
"Cominciamo pure la tortura..." disse Roger a bassa voce, strizzando l'occhio a Joanne.
Il gruppo di musici che fungeva da orchestra aveva intonato 'When The Saints Go Marching In'. Roger dissimulò un sorriso a denti stretti.
"Oh... Non ci mancava che questa!..." e canticchiò a mezza voce: "I am just a lonesome traveller, through this big wide world of sin..."
Guardò la sua compagna e le disse: "Spero che non ti annoierai troppo! Comunque, vedrai che suoneranno anche dei pezzi più moderni, fra poco. So che qui stasera si esibirà un popolare cantante,
attualmente in testa alle classifiche..." Si interruppe. Aveva visto Harriet seduta ad un tavolo insieme ad un'altra donna. "Scusami un momento, Joanne, devo andare a salutare una persona... Torno subito, ma... se nel frattempo vuoi fare un giro della sala, e magari vedere di... come dire? Metterti in mostra, fai pure!!..." le disse in tono complice, alzandosi in piedi.

Amanda entrò nella sala mescolandosi agli altri invitati. La musica non era alta, e l'ambiente sembrava abbastanza passabile.
Certo, era niente in confronto alle serate mondane a Parigi.
Ma del resto, anche se Aurora si era soprannominata *la città delle luci*, non poteva neanche lontanamente paragonarsi alla Ville Lumiére!!!!!!!!!..
Un cameriere stava portando un vassoio con dei bicchieri di champagne, e lei ne prese uno al volo, sorridendo al povero ragazzo che aveva tentato di protestare, dicendo che quei bicchieri erano stati ordinati da altri invitati.
Cosa le importava????...... Peggio per loro!
Poi lo vide. Roger era in compagnia di una ragazza dai capelli neri, vestita....... oh, meglio, *svestita* in maniera provocante.
Mandò giù lo champagne tutto d'un fiato!!!!!! La serata cominciava a farsi interessante, finalmente!!!!!!!!..

Virgie stava parlando dell'abito di una signora che aveva appena fatto ingresso quando Roger si avvicinò ad Harriet..
"Mia cara Harriet, è davvero elegante stasera" disse ridendo Roger "e... non mi presenta la sua affascinate amica?"
"Signor Roger Thorpe, la mia cara cugina Virginie, la signora che si preoccupava tanto per me!"
Lui fece un mezzo inchino e prese la mano della donna accennando un baciamano.
"Veramente molto lieto, signora!"
"Oh..... che piacere," disse Virgie, dimenticando per un momento persino il suo nome e il busto che le stava stretto.
Era completamente nel pallone, ora veramente cominciava a capire, anzi no, capiva sempre meno in che situazione si fosse cacciata Harriet, fortunatamente c'era la musica adesso e la sua borsetta fu facilmente fatta scivolare sotto la tavola, giusto il tempo per riprendere fiato..... Era uno scherzo?

Amanda lo aveva visto allontanarsi per andare a parlare con due vecchie incartapecorite e ne fu parecchio incuriosita!! Ora Roger se la faceva anche con le centenarie?????..... Be'....... Dopo aver sposato Alexandra.........!!!!!!
Ma lo conosceva troppo bene e sapeva che con lui non bisognava mai dare nulla per scontato!!!!!!
Aspettò, sorseggiando un cocktail, che l'uomo tornasse indietro. E la sua attesa non fu lunga. Roger era ritornato dopo pochissimi minuti e ora parlava di nuovo con la ragazza bruna dal vestito-shock, che aveva attirato parecchi sguardi tra gli invitati.
Allora pensò che era il momento giusto per fare la sua mossa. Del resto, aveva aspettato anche troppo!!!!!!!!
Si avvicinò. Lui le stava dando le spalle e non si era accorto della sua presenza!


Jessie si era trovata un posticino appartato dove poter tranquillamente osservare le persone senza essere disturbata. Kyle l'aveva lasciata sola perché era stato chiamato dagli amici del padre... Così lei stava osservando le persone che si trovavano nella sala del club e tra gli invitati c'era il signore che aveva visto al parco assieme ad una bellissima bionda... e anche lui: Roger Thorpe, il suo capo... Ad un certo punto si sentì arrossire... «Cavoli, non sono abituata a farmi vedere dal mio capo così elegante!» e si guardò il vestito che aveva indossato per l'occasione... Poi ritornò ad osservare lui e la ragazza che lo accompagnava e si sentì piccola piccola, quasi trasparente...
«Però... Mica male i gusti del mio capo in fatto di donne.» Quella ragazza era molto carina e aveva uno stile tutto suo in fatto di abbigliamento che faceva invidiare tutte le altre donne presenti nella sala. Jessie aveva notato che era anche molto disinvolta e perfettamente a suo agio... «Ma come fa?» Pensò tra sé... «Beata lei che non è timida ed è riuscita ad accalappiare un bell'uomo come il signor Thorpe!»
La timidezza di Jessie si faceva sentire di nuovo. Pensava che ce la stava mettendo tutta per essere disinvolta, ma dentro aveva una paura del diavolo e tremava al solo pensiero che Kyle la potesse prima o poi baciare... «Va beh, dài, non ci pensare. Lui si sta comportando benissimo e non hai nulla di cui preoccuparti. Sei timida?? Che t'importa?? Devi solo essere più sicura.»...
Già, ma tra il dire e il fare si sa che c'è di mezzo il mare. Concluse Jessie sconsolata mentre continuava ad osservare la ragazza che stava vicino al suo capo.

Roger trattenne un'espressione di derisione. Sembrava che la cugina di Harriet fosse proprio un tipo particolare. Se l'era immaginata un po' diversa. Ma in fondo, aveva forse importanza?
"Gentili signore, vi lascio al vostro divertimento, e torno al mio tavolo. Ma sicuramente ci vedremo di nuovo più tardi. Buona serata!..."
E con un cenno del capo, Roger si accomiatò dalle due donne -che parevano quasi uscite da un film di Frank Capra!
Ritornò da Joanne, sorridente. "Scusami, Jo, ho voluto salutare Harriet, ti ricordi di lei, immagino?..." Vide che durante la sua breve assenza erano state portate le loro ordinazioni e prese il proprio bicchiere. "Questo è l'inizio!... Ma forse avremmo dovuto ordinare qualcosa di più forte!..."
Non aveva neanche portato il bicchiere alle labbra, che si sentì toccare alla schiena da una mano, mentre una voce femminile, inconfondibile, lo colpì come una freccia: "Sorpresa, Roger!..."
Lui si girò, quasi incredulo, ma ormai consapevole di chi avrebbe visto.
"Amanda!..." Fu tutto quello che riuscì a dire nei primi minuti.....
"Amore mio!!!" Amanda gli si avvicinò con slancio e gli circondò il collo con le braccia. "Quanto mi sei mancato!!!!!" E così dicendo lo baciò sulla bocca in maniera appassionata, incurante degli sguardi ardenti di curiosità degli altri invitati.

Lei gli si era praticamente gettata tra le braccia e lo aveva baciato con la possessività che le era propria. La mente di Roger fu costretta a pensare rapidamente, analizzando quella situazione inaspettata. Accettò il bacio ma dopo qualche istante si staccò dalla donna e la fissò in volto. Sua moglie Amanda sorrideva con gli occhi.
"Tesoro...!" iniziò Roger, riuscendo chissà come a sorridere. "Non mi aspettavo di vederti qui..." Fece una pausa, mentre sentiva i mormorii di curiosità delle persone nelle immediate vicinanze. "Le tue ultime notizie provenivano, se non ricordo male, dall'Austria..."
Lei gli regalò il più malizioso dei suoi sorrisi. "Ah........ sì!!!!! Vienna, Schönbrunn...... Bellissimi luoghi." Gli accarezzò il viso. "Ma per quanto sia bella l'Europa, avevo troppa nostalgia... della mia patria... di mio marito!... E così eccomi qui!!!!! Non sei contento, amore mio?....."
Gli occhi di Roger mandarono un lampo, simile al luccichio della lama di una spada affilata. "Naturalmente, tesoro!!! Come potrei non esserlo?!..." La baciò su una guancia. "È la sorpresa più bella che tu potessi farmi!! Anche tu mi sei mancata moltissimo..." aggiunse, mascherando abilmente l'ironia delle parole con un tono di voce pieno di calore. Nessuno avrebbe detto che non fosse sincero.
Amanda prese Roger a braccetto, stringendolo forte, e con quel gesto sembrava voler dire a tutti 'quest'uomo è mio!'. Poi -finalmente!- dedicò la sua attenzione alla ragazza bruna che era rimasta per tutto quel tempo poco distante da loro. "Oh, caro! Ma non mi presenti alla signorina?... È forse un'amica di Jen?... Deve avere più o meno la sua età..."
Roger esitò per una frazione di secondo, accusando il colpo. Poi disse: "No... No, lei non è un'amica... di Jen! Ti presento Joanne Allard... Stiamo trattando degli affari insieme!" Guardò verso l'altra donna, incrociando il suo sguardo. "Joanne, ho il piacere di presentarti mia moglie, Amanda."
"Non mi sento benissimo questa sera… mi gira un po' la testa…" pensò mentre finiva di sistemarsi le ciocche sulla nuca.
Ma questo non le avrebbe di certo impedito di partecipare alla festa. La prima occasione per riprendere i contatti col mondo. Si portò una mano alla fronte.
Effettivamente avvertiva un leggero capogiro. Doveva essere lo stress senz'altro, d'altronde quegli ultimi mesi erano stati tutt'altro che facili.
Si guardò allo specchio. Era sempre bella anche se un po' pallida.
Sulle labbra aveva passato un gloss luminoso. Il trucco era lieve ma perfetto per l'occasione e lo sguardo era incorniciato da un mascara scurissimo che le allungava le ciglia più di quanto già non lo fossero.
Si era tirata su i capelli, e ai lobi spiccavano dei pendenti di diamante, una fila di luminosi brillanti che scintillavano ad ogni movimento del capo. Erano appartenuti a sua madre, il primo regalo di suo padre quando erano ancora solamente fidanzati. Lui le aveva spesso raccontato che a suo tempo aveva speso tutto quello che aveva per regalarli a Lidya. E quella sera era stato sempre lui a suggerirle di indossarli.
"Sei uguale a lei…" le aveva mormorato.
Klaudia si era commossa e aveva abbracciato stretto suo padre.
"Ora vai altrimenti farai tardi!" l'aveva incalzata.
Lei gli aveva rivolto un ultimo sguardo e con le labbra gli aveva mimato un "ti voglio bene papà."
Ora si trovava in strada e scrutava il cielo. Il tempo era leggermente peggiorato. Era aumentata la foschia e il vento si era alzato. Ma la città era illuminata come sempre. Per le strade però non c'era quasi anima viva. Avevano avuto tutti probabilmente la stessa idea. Festeggiare in casa con gli amici.
Mentre lei si dirigeva in un posto dove non conosceva nessuno e l'unico suo contatto era un'amica che non vedeva da due anni o forse di più. Si strinse di più nel lungo cappotto nero. Poi si infilò in macchina e partì.
"Oh!!!! Povero caro" Amanda guardò Roger con aria di scherzoso rimprovero. "Tu pensi sempre al lavoro! Ma qualche volta dovresti pensare anche a divertirti. Be', non importa...... Ora che sono tornata ci penserò io a farti distrarre un po'!" Poi si volse verso la ragazza. "Mi perdoni, sa........ Davvero credevo che lei fosse un'amica di nostra figlia Jen." E calcò volutamente sulle parole
'nostra figlia'. "Joanne, vero? Ho capito bene?... Io sono Amanda Spaulding Thorpe. Sa che lei ha un nome davvero molto bello? E... anche lei è molto bella!" Le sorrise. "Dunque, sta facendo affari con mio marito! Roger è una vecchia volpe!... E ha sempre avuto un ottimo gusto per i soci in affari...
pardòn... per le socie in affari!!!" Strinse di più il braccio di Roger. "Sono davvero lieta di averla conosciuta, Joanne."
Poi Amanda tornò a guardare Roger: "Ma..... a proposito di Jen..... Dov'è??... Mi aspettavo di trovarla qui."
Roger scosse la testa. "No, mi spiace. Jen non è qui ad Aurora... È via per lavoro... sai com'è fatta lei..." Ma il ricordo di Jen era ancora abbastanza scottante per Roger. Cercò di cambiare argomento. "Vieni, tesoro, vorrei presentarti alcune persone..."
Era arrivata a destinazione senza nessun problema.
«Devo ammettere che ho un ottimo senso dell'orientamento!»
Non c'era ancora molta gente, ma già vi erano alcune macchine parcheggiate. E molte non erano proprio utilitarie…
L'atmosfera era discreta ed elegante ed in lontananza giungevano tenui le note di una canzone.
Quello che sembrava un addetto al parcheggio si avvicinò.
Klaudia sorrise e scese dalla macchina. Con un movimento distratto e con lo sguardo per metà verso l'entrata del Club allungò un braccio verso quel ragazzo porgendogli le chiavi.
Poi si avviò verso l'ingresso.
Ma nell'istante in cui si apprestava ad entrare fu fermata da un addetto. "Il suo invito prego"
«Invito?»
Klaudia gli rivolse uno sguardo perplesso.
Ovviamente! Era una festa esclusiva! Ma lei l'invito non lo aveva, perché avrebbe dovuto entrare con Nichelle… Si guardò intorno.
Quello poteva essere un problema.
«E ora come faccio?» pensò.
Jake Barnes si stava preparando per la festa...Si trovava davanti allo specchio e stava cercando di sistemare al meglio il nodo della cravatta... A Jake piacevano molto quel tipo di feste e passare una serata in compagnia di persone importanti era quello che ci voleva... Lui era tranquillo, era abituato a
questo tipo di incontri e sapeva parlare di tutto e con tutti... Inoltre ogni volta faceva sempre colpo su qualche bella donna... Donna... «Ci sarà anche lei?» pensò mentre si stava dando un'ultima occhiatina allo specchio...
«Uhmmm niente male. Vecchio mio non hai nulla di cui lamentarti!» pensò... Era pronto.
Uscì dalla camera, consegnò le chiavi e salì in macchina... Per l'occasione aveva noleggiato una bella automobile. Voleva fare bella figura. Sapeva che ci sarebbe stato anche Roger Thorpe ed era curioso di vederlo di persona... «Non vedo l'ora di avere l'occasione di scambiare quattro chiacchiere. con lui..»
Era arrivato. Scese dalla macchina e si avviò verso l'entrata. Mentre si stava avvicinando aveva notato che una bellissima bionda stava discutendo con un signore perché lei aveva "dimenticato" l'invito.
Doveva trovare una soluzione.
"Le sto dicendo che l'ho dimenticato a casa ma se lei mi fa entrare dentro dovrebbe esserci una mia amica che le può provare che sono stata invitata."
"Mi dispiace madame ma ho il divieto tassativo di non fare passare nessuno senza invito, è una festa riservata."
Klaudia iniziava a perdere la pazienza.
Ma non poteva sapere che era in arrivo la soluzione la suo problema. E non era decisamente niente male come excamotage.
Quella situazione sembrava molto divertente, e poteva essere un segno del Destino. Jake non perse molto tempo a pensare. Si avvicinò e le posò una mano intorno alla vita.
Klaudia sobbalzò. Chi accidenti si permetteva tanta confidenza??
Si voltò di scatto e si trovò davanti un uomo alto e decisamente affascinante che le sorrideva con fare d'intesa. «Ma cosa…?»
"Eccomi cara, ti sei dimenticata l'invito..." disse facendole l'occhiolino per farle capire che doveva stare al gioco...
Lei gli rivolse uno sguardo perplesso e discretamente si sottrasse alla mano che ancora indugiava sulla propria vita.
Nichelle non si vedeva e le cose erano due, o era già dentro oppure non era ancora arrivata. In ogni caso non poteva neanche cercarla perché aveva dimenticato il cellulare a casa.
Poi realizzò. Quel tipo poteva essere il suo biglietto d'ingresso. Abbozzò un sorriso e portandosi una mano vicino alla bocca sussurrò con voce soft: "Sono davvero distratta. per fortuna che alla fine hai deciso di venire, caro."
Jake sorrise a sua volta compiaciuto. Poi disse rivolgendosi al signore... "La signora è con me, ecco il nostro invito."
Il tipo li guardò e parve molto scocciato perché aveva la sensazione di essere preso in giro...
Ma si riprese subito e li lasciò passare senza replicare oltre. Fece un leggero inchino a Klaudia. "Mi scusi per il malinteso..."
Lei lo guardò di traverso con un mezzo sorriso sulle labbra.
Finalmente riuscì ad entrare lasciando il pignolo usciere a chiedersi se davvero fossero insieme oppure no.
Joanne guardò incuriosita Amanda e si ricordò di averla vista in un quadro appeso nella casa la sera prima... e così Roger si dava alla bella vita quando la moglie non c'era! Chissà se la bella mogliettina lo sapeva...anche perché tutte quelle moine erano sembrate a Joanne una recita che forse aveva ingannato tutti gli ospiti... tranne lei...
Mentre si allontanavano, sorrise divertita al pensiero dei suoi *affari* con Roger...
Osservò le persone presenti in sala: c'era la signora Harriet con un'amica, varia gente che aveva già visto al Rebellion's House e molti uomini d'affari che avevano posato lo sguardo su di lei... ma non andavano bene. Poi, notò un ragazzo in compagnia di una donna orientale...
Si vedeva che era nervoso e che con quell'abito blu notte non era a suo agio.
Lo squadrò: aveva proprio un bel fisico! Poteva essere l'occasione giusta per cominciare una nuova amicizia che l'avrebbe aiutata a dimenticare.... quel ragazzo sarebbe stato la sua prossima preda. Doveva solo trovare il modo di liberarlo dalla cinesina...
L'accolse un ambiente molto soft ed elegante. Si voltò verso il suo sconosciuto salvatore.
"Suppongo di doverla ringraziare…" disse chinando leggermente la testa di lato guardandolo negli occhi.
Jake la guardò sorridendo e disse: "No, non serve che mi ringrazi... Anzi dovrei essere io a ringraziarla..."
"E perché mai? Non credo sarei riuscita da entrare se lei non fosse intervenuto, purtroppo la mia amica non è ancora arrivata a quanto vedo..."
"Capisco... Comunque, come le avevo già detto... Per me è stato un piacere averla aiutata... Mi sono divertito molto giocare con lei, signorina Klaudia McKellen." disse facendole l'occhiolino.
Lei sollevò un sopracciglio sorpresa.
"Vedo che conosce il mio nome…come è possibile? Sono nuova di questa città…"
Jake la guardò e sorrise con fare misterioso: "Beh sa signorina... Io non mi dimentico tanto facilmente quando una persona mi colpisce molto... Soprattutto se questa persona è una bellissima modella... Infatti l'ho riconosciuta subito."
Klaudia si sentì ancora più stupita. "Accidenti lei ha davvero una memoria incredibile… ho fatto la modella 6 anni fa e lei si ricorda anche come mi chiamo… non posso che esserne lusingata…" abbozzò un 'espressione compiaciuta e per un secondo le tornò in mente un'immagine.
Lei seduta su una bicicletta con indosso un vestito bianco di lino con le spalline sottili che lanciava baci al fotografo mentre un vento artificiale le scompigliava i capelli…
La scacciò. Non era il momento di malinconici tuffi indietro nel passato. Non aveva forse deciso di cominciare una nuova vita?
"Mi dica e potrei conoscere il suo di nome dal momento che lei sa già il mio?" e il sorriso si distese ancora di più sul suo volto.
"Ma certo signorina, sono Jake Barnes... giornalista e proprietario dell'emittente televisiva LANW." sorrise soddisfatto di sé... "Sa, non avrei mai immaginato che un giorno l'avrei incontrata... Infatti, era da anni che non faceva più avere sue notizie e l'ultima notizia che ho saputo riguardava il fatto che lei si era sposata..."
"Un giornalista dunque? E anche rinomato, ho già sentito parlare di lei signor Barnes, in ogni caso non sono più sposata…"
"Mi spiace e mi scusi se senza volerlo, le ho fatto ricordare cose spiacevoli..." Disse e stava per aggiungere qualcosa d'altro quando notò in un angolo appartato la ragazza che aveva incontrato al parco e disse rivolgendosi a Klaudia: "Senta, io adesso dovrei salutare una persona, perché intanto non mi aspetta al bar e ordina qualcosa per tutti e due? Offro io... Per me un bicchiere di vino rosso..."
"Oh ma certamente, non si preoccupi..." e sorrise amabilmente.
Lo seguì con lo sguardo mentre si allontanava per raggiungere una graziosa ragazza vestita di celeste e poi si voltò in direzione del bancone.
Aveva bisogno di bere qualcosa.
Ad un certo punto, Jessie notò che il signore del parco aveva lasciato sola la sua accompagnatrice e si stava avvicinando a lei... "Salve, anche lei qui?"
"Salve... sì," rispose Jessie.
"L'altra volta non ci siamo neppure presentati... Mi chiamo Jake Barnes mentre lei si chiama Jessica Bradford vero?"
Jessie rimase sorpresa «Come fa a sapere il mio nome?»
Jake scoppiò a ridere quando osservò la faccia sorpresa della ragazza... "Ho letto il tuo nome sul quaderno che hai dimenticato al parco sulla panchina."
"Quindi il mio quaderno lo ha lei? Meno male... Sa temevo di averlo perso e non mi stavo perdonando per questo perché quelle cose che ho scritto mi servono per la scuola."
Jessie aveva notato che Jake era passato dal *lei* al *tu* con naturalezza.... ma tanta confidenza per lei era troppo!... Così presto, almeno...
"Beh se mi dà il suo indirizzo, posso farglielo avere..." Jake da bravo osservatore, aveva notato che Jessie non gli aveva restituito il *tu*...
Stava per dirgli che se voleva si potevano chiamare per nome, ma era meglio aspettare... L'importante era il rispetto...
"Mah, guardi... io lavoro al LightHouse e se vuole potrebbe portarmelo lei personalmente." «Mi spiace signore ma non mi fido... Io non dò mai il mio indirizzo al primo che passa anche se so chi sei!» pensò Jessie osservandolo con uno sguardo di sfida.
Jake annuì. "Va bene signorina... Allora ci vedremo al Lighthouse, ok?"
Jessie fece di sì con un cenno del capo e lui la salutò con una mano.
Lo osservò mentre lui stava ritornando dalla sua bionda e pensò al fatto che lui aveva modificato il proprio atteggiamento, e non aveva insistito con l'eccessiva confidenza.
«Un punto a suo favore Jake Barnes!»
Del resto, aveva sempre saputo chi era quell'uomo, ma quando lo aveva visto al parco aveva fatto fatica a credere che fosse proprio lui... Il giornalista più famoso d'America e proprietario dell'emittente televisiva LANW... Praticamente lavorare per quella emittente era il sogno di Jessie!...

Erano le otto passate. Nichelle sarebbe stata lì a momenti.
Chissà cosa lo aspettava. Stava cercando di immaginarla quando suonò il citofono. Doveva essere lei di sicuro. "Si, chi è?"
"Io, zucchero…"
"Scendo subito va bene?"
"Ti aspetto…"
Aveva la voce piena di intenzioni… quella sarebbe stata una serata interessante.
Si sistemò ancora i capelli davanti allo specchio in salone. Aveva usato un po' di gel. Ultimamente erano cresciuti e non essendo lisci faticava a tenerli a bada.
«Uno di questi giorni li taglio un po', perché se continuo così ritorno ad essere un capellone come a 17 anni…»
Lo specchio gli rimandò la sua immagine. E rifletté quel ciondolo. Lij lo sfiorò con le dita.
«Prima o poi dovrò toglierlo, non ha senso che continui a tenerlo, è ora di voltare pagina in modo definitivo…»
Si soffermò con lo sguardo sul proprio abbigliamento controllando che fosse tutto in ordine.
Indossava un completo nero e sotto una camicia bianca di rigore. Niente cravatta. Quella se l'era risparmiata, aveva preferito lasciare il colletto leggermente aperto.
"Non sono male, che ne dici amico mio?"
Sirio annuì abbaiando felice.
Era perfettamente sbarbato e sembrava ancora più giovane di quanto già non lo fosse.
«Chissà perché le donne adulte sono attratte da quest'aria da bambino che mi ritrovo ad avere…» pensò.
Ma in fondo per lui era un vantaggio.
«Forse stimolo l'istinto materno…» sorrise.
Poi si rivolse a Sirio. "Stammi a sentire tu… non voglio trovare casa come se fosse scoppiata una bomba, quindi ora che ti sei abituato al nuovo ambiente, vedi di comportarti bene in mia assenza…"
Il suo cane lo ascoltava serio con le orecchie dritte.
Lij alzò gli occhi al cielo e sospirò.
"Speriamo bene…"mormorò.
Dalla finestra giunse il suono di un clacson.
"Arrivo, arrivo…." borbottò mentre chiudeva la porta di casa dietro di sé.

Nichelle aveva parcheggiato sotto casa sua e insieme si erano avviati.
Durante la strada lei gli si era stretta contro. Elijah la osservò. Sotto la mantella verde si intravedeva il vestito nero che le arrivava fino ai piedi e a giudicare da quello che scorgeva, non indossava il reggiseno dal momento che si notavano i capezzoli eretti sotto la stoffa. Quasi quasi si pentì di non averla fatta salire prima su a casa sua... ma ci sarebbe stato il tempo anche dopo...
"Non posso che complimentarmi, sei splendida... " le disse con voce suadente.
"Mi sono fatta bella per te, sono lieta che lo apprezzi..." Lanciava sguardi di fuoco quella sera e chissà perché Lij aveva l'impressione che fosse sul sentiero di guerra. Di quelli positivi ovviamente. E ne fu lieto.
Nichelle lo fissava insistentemente. Correva con lo sguardo sul bel profilo del viso suo giovane accompagnatore.
«Certo che sei davvero carino bambino... questa sera non permetterò che tu venga distratto da chiome bionde che svolazzano, farò tutto quello che posso per impedirlo...» pensò determinata.
Lij si voltò a guardarla. "Cosa ti passa per la testa? Mh...?"
Ma lei per tutta risposta sorrise. "Oh nulla di particolare..."
Poi improvvisamente si ricordò di Klaudia. «Santo cielo, mi sono dimenticata che lei non ha l'invito! Come farà ad entrare?» Affrettò il passo.
"Ehi, che vuoi fare la maratona?"
"No... è che mi sono ricordata o meglio scordata di una cosa che non avrei dovuto!"
"Come?" chiese Lij perplesso.
"Ho invitato una persona, ma mi è venuto in mente ora che non ha l'invito, probabilmente mi starà aspettando fuori"
"Ah bè allora è meglio sbrigarci..."
"Appunto!"e lo tirò per il braccio.
Arrivarono in breve tempo, dal momento che Lij abitava a due passi dal Club.
Nichelle si guardò intorno. Di Klaudia neanche l'ombra. Probabilmente era riuscita ad entrare in qualche maniera.. «Avrà trovato una soluzione» sperò «comunque se è entrata la troverò dentro...»
Lui la osservava. Chissà chi era la persona che aveva invitato... Si avvicinarono all'entrata. Nichelle mostrò i due inviti e passarono senza problemi.

Kyle ritornò e avvicinandosi al bar, ordinò da bere un bicchiere di whisky e poi un altro e un altro ancora... Quando Jessie lo vide, lui ne aveva già bevuti tre.
"Oh, Kyle... ben tornato."
"Sta' zitta e lasciami in pace..."
"Kyle, ma cosa stai dicendo?" chiese la ragazza sorpresa dal suo modo di fare. "Sei ubriaco?" chiese e nel frattempo si era avvicinata e aveva posato le sue mani sulle spalle del ragazzo.
"LASCIAMI STARE!!!" Urlò lui e con un braccio respinse le braccia della ragazza per poi ritornare alla posizione di prima.
Jessie non si arrese e così tentò di avvicinarsi ancora.
Kyle era arrabbiato perché non lo lasciava in pace. Così l'afferrò per il polso e l'attirò a sé...: "Allora mi vuoi? Vieni piccola... vieni da papà e dagli un bel bacio..." disse Kyle facendo spaventare la ragazza.
Lei cercò di liberarsi... "Kyle lasciami, mi fai male..."
"Ma come?!?! Non era questo che volevi??? Dai dammi un bacio, piccolina..." e lui fece per baciarla ma lei riuscì a liberarsi e così poté accontentarlo con uno bello schiaffone in pieno viso: "Kyle McBride, ti odio e ti disprezzo..." urlò quasi e poi scappò via...

FINE OTTAVA PUNTATA