NONA PUNTATA

Kyle si mise a ridere. Era una risata carica di rabbia e quando ebbe finito.... aveva osservato Jessie con la disperazione negli occhi... Con uno scatto di nervi si alzò e andò fuori... aveva bisogno di una boccata d'aria e di fumare...
Una volta fuori respirò profondamente prima l'aria fresca della sera e poi il fumo della sigaretta... Guardava nel vuoto della notte con occhi spenti e malinconici.
I suoi capi erano stati chiari... Lui non aveva saputo concludere un affare e inoltre si era messo in testa di uscire con quella ragazzina e questo loro non lo avevano accettato. Per non parlare della sua
richiesta di staccarsi da quell'associazione... Neanche per idea! I capi lo avevano minacciato e gli avevano fatto capire a chiare lettere che non si sarebbe liberato di loro. Non erano gente da lasciarsi prendere in giro da un mocciosetto come lui. Cosa doveva fare per riconquistare la loro fiducia?? Doveva violentare Jessie...
Ma lui non l'avrebbe fatto... no!!! Ci teneva troppo a quella ragazza e se l'aveva trattata così male pochi minuti prima era stato per il suo bene...
Lui doveva dimenticarla e fare in modo che lei stesse ben lontana da lui, al sicuro!
Per quanto riguardava l'associazione... Beh, avrebbe risolto in qualche maniera!!!

Era stata come una fucilata in pieno petto.
E per un istante, Lij, aveva chiaramente avvertito il mondo intorno a lui iniziare a girare.
I colori si erano distorti.
La musica suonava improvvisamente troppo alta e le persone parlavano troppo forte.
L'aveva vista. Vicino al bancone intenta a conversare con uno sconosciuto.
Era proprio lei. Non poteva essersi sbagliato. Anche se l'aveva guardata solo per un attimo.
Bellissima in un abito color avorio che ne risaltava il fisico perfetto. I capelli tirati su in un morbido chignon che lasciava ricadere alcuni ciuffi biondi intorno al viso e un trucco lieve ma d'effetto.
Per un attimo Lij non aveva capito più nulla.
Mentre la voce di Nichelle che gli sussurrava qualcosa all'orecchio arrivava come criptata. Parlava forse arabo?
Si voltò e la fissò. Aveva lo sguardo da pazzo e gli occhi sembravano voler uscire fuori dalle orbite.
Lei lo guardò preoccupata. "Elijah...?" e gli posò una mano su un braccio.
Lui scosse la testa per riprendere il controllo. Trasse un profondo respiro.
"Sì...?" sudava freddo.
"Cosa c'è?" gli chiese.
"Oh...nulla..." la voce non gli uscì molto ferma nonostante cercasse di mantenere il controllo e con la scusa che andava a prendere da bere si allontanò da Nichelle.
"Non metterci troppo tesoro...."gli disse e ammiccò provocatoria.
Lui le fece un cenno con la testa e sparì tra la gente.
Ma lei lo seguì comunque con lo sguardo mentre si allontanava. Sul viso un'espressione interrogativa.
«Chissà cosa gli è preso....» si chiese mentalmente.
Intanto Lij si era fatto strada tra gli invitati e aveva raggiunto la grande porta finestra.
Arrivava una brezza fresca da fuori. Era ciò di cui aveva bisogno.
Prendere una grossa boccata d'aria.
E fumarsi urgentemente una sigaretta.

Erano appena entrati al Country club.
Jake si era allontanato un attimo per andare incontro ad una giovane ragazza bionda dall'aria un po' spaurita. La osservò un attimo. Era graziosa. Come un fiore di primavera. Sì, quello era un paragone adeguato. Era così diversa da lei, Klaudia la donna tutta d'un pezzo! Non aveva mai dato nella sua vita l'impressione di essere fragile o spaventata da qualcosa. A nessuno. Tranne una volta.
E l'unica testimone era stata sua madre. Che ora non c'era più.
Poi Jake era tornato. Interrompendo quel filo di pensieri.
Avevano preso da bere al bancone. Tanto per gradire.
Klaudia era un amante degli alcolici e un buon aperitivo gustato in compagnia di Jake Barnes era molto piacevole. Era un uomo interessante e si parlava bene davvero bene con lui.
Ma si stava chiedendo dove fosse Nichelle. Si guardava intorno ma inutilmente. Doveva trovarla.
Magari era fuori sulla terrazza.
D'un tratto la vista le si annebbiò. Si appoggiò al bancone.
Jake la guardò.
"Tutto a posto?"
"Sì non si preoccupi, ma ora mi deve scusare Jake, mi devo allontanare un attimo..."
"Faccia con comodo... io l'aspetto al tavolo."
"Grazie torno subito..."
Avvertiva un leggero capogiro e aveva bisogno di un po' d'aria.
Uscì sulla terrazza e fu investita da un sottile venticello. Non era freddo ma neanche caldo. Si strinse di più nel cappotto. Poi alzò lo sguardo davanti a sé. Il parco intorno al club era illuminato da molti lampioni.
Da lì si potevano intravedere tanti piccoli puntini luminosi.
"Quasi come una mappa stellare..." pensò "Accidenti, questa è deformazione professionale!" e istintivamente sorrise.
"La città delle luci..." mormorò.
Una brezza sottilmente gelida le sfiorò il viso. Rabbrividì.
E non si accorse che non era sola...

 

Si era poggiata con i gomiti sulla balaustra e scrutava il cielo sopra di sé. La serata era peggiorata, cumuli di nubi stratificate avevano coperto la luna fino a poche ore prima perfettamente visibile. Ma quel punto luminoso era lì. Forse un po' offuscata ma inconfondibile per lei.
La direzione era quella giusta, non poteva sbagliarsi. D'altronde era il suo mestiere. Lo studio del cielo e della terra. Quasi come paradiso e inferno.
Che strana associazione le era venuta in mente.
Sorrise. Forse avrebbe dovuto studiare poesia e non geofisica...
Comunque era lei. La stella più luminosa del firmamento, Sirio.
Improvvisamente le venne voglia di fumarsi una sigaretta. Si alzò dalla balaustra e cercò nella borsa il pacchetto. Lo trovò e ne sfilò una. Ma quando andò per accenderla si accorse che non aveva l'accendino.
La fissò, sospesa tra le sue dita sottili, perplessa.
"Questa sera non me ne va dritta una... e ora...?" sussurrò con lo sguardo abbassato mentre continuava a cercare meglio nella borsa.
"Magari non l'ho visto sarà qui da qualche parte..." pensò.
E improvvisamente una fiammella si illuminò davanti ai suoi occhi.
"Permette?" le chiese una voce suadente.
Sentì come se il cuore le si fosse fermato. Rimase a fissare il pavimento per un istante che le sembrò eterno.
E vide solo il nulla. La mente le si riempì di tante, troppe immagini per poterle sopportare tutte insieme.
E alle sue orecchie giunse fortissimo il rumore di un vetro che finiva in mille pezzi.
L'eco di uno schianto che giungeva da un passato lontano... il dolore di un errore che tornava a tormentarla...
Avvertì chiaramente la testa girare ancora di più.
Non poteva essere... eppure quella voce... l'avrebbe riconosciuta tra mille altre.
Alzò lo sguardo in preda al panico.
E se lo ritrovò davanti.
Elijah.
La fissava con una strana espressione. Non si capiva se fosse irritato o contento.
Ostentava un sorriso che non gli aveva mai visto prima. Sarcastico fino a sembrare quasi crudele. Mentre la fiamma dell'accendino continuava ad ardere davanti ai loro visi vicinissimi.
Lui la teneva fissa davanti al volto. E cercava di restare calmo. Anche se aveva una voglia matta di urlare. Mentre Klaudia non riusciva a spiccicare una parola. Riusciva solo a guardarlo negli occhi.
Quegli stessi che non aveva mai dimenticato.

Virgie era ormai senza respiro, anche se la sosta sotto il tavolo le aveva dato un po' di tregua, quando si accorse che Mr. Thorpe era altrove, ma sua cugina era là bella calma, seduta in punta di sedia a salutare cordialmente una signora.. dopo due grossi bicchieri d'acqua e molti sospiri, vide che la cugina le porgeva il ventaglio, sorridendo tranquilla, ma lei stava tremando ormai.
"Ecco qua Virgie, hai conosciuto il mio datore di lavoro.... Noooooooooo! Virgie che succede?... Stai calma, per favore, non sono impazzita e tu non hai le visioni...... Ricordi? Niente domande, almeno qua." Pausa. "Virgieeeeeeeee, stai male?...... Sei pallida come....."
E Virgie si accasciò sulla poltrona, a bocca splancata.
Prontamente corsero due ragazzoni e alcune persone della ditta di catering e..
qualche curioso. Harriet pian piano le allentò il dietro dell'abito, continuando a sventolarle sulla faccia, mentre qualcuno le spruzzava un po' d'acqua sul viso. Presto, amorevolmente schiaffeggiata da sua cugina, la povera donna rinvenne e vedendosi circondata da tante persone, domandò che cosa le stava succedendo, ma mentre diceva queste tre parole il suo finissimo cervello riprese la via della conoscenza e per stornare da se tutta quella gente, usò una sua piccola vendetta contro Harriet che le aveva imposto il busto...
"Oh -dichiarò- che abito stretto... Ho seminato lo scompiglio per niente, non svenivo da quando avevo 20 anni...... di solito io vesto più comodamente."
Considerato che la signora sembrava star bene, la piccola folla si allontanò.
Finalmente Harriet sorrise, quella carogna di sua cugina aveva un gran carattere ancora, era capace di fare battutine su tutto, cosa che le aveva permesso di sopravvivere ai molti impatti violenti che aveva avuto nella sua vita.
"Andiamo un pochino nella saletta riservata, Virgie" chiese Harriet preoccupata che Virginie sbottasse in una delle sue frasi solite, ora forse fuori luogo...

Bagno delle signore, salottino rosa.
Oramai Virgie stava bene, il tranquillante che Harriet le aveva cacciato in bocca con un po' di succo di frutta faceva il suo effetto, spaparanzata sulla poltroncina aveva ripreso colore e parola.
Harriet si aspettava una scarica di domande, invece Virgie disse soltanto: "Ma come hai fatto, mi spieghi come hai fatto?"
E a questa domanda era molto preparata; Harriet sorrise e rispose: "Il caso, soltanto il caso."
"E Lui, sai nulla di Lui?"
Harriet arricciò la bocca, altra domanda prevista: "So solo che è vivo, non posso chiedere nulla, non chiedo nulla, io......"
"Sarà stato un colpo per te vecchia pazza!"
"Sì, puoi ben dirlo -disse Harriet- ma ora sto bene così, sono Mrs. Foxley, la
governante rispettata di un uomo che mi ha conosciuto in giardino, un uomo
discutibile che potrebbe essere mio figlio, che con me è assolutamente gentile
e qualche volta mi usa come paravento per le sue boh.... lui direbbe affari, ma
più che altro sono la sua memoria storica della casa, e chi meglio di me
conosce quella casa?"
"Harriet, non piangere -disse Virgie- non è mai stata colpa tua, mai."
"Sì, oramai ne sono convinta, Virgie, ma lasciami godere di queste giornate. Niente *ma* o *se*; lui non ne ha la minima idea, ed io penso che vada bene così almeno per ora, ho rischiato di peggio nella mia vita lo sai..."
La povera Virgie, che nell'ultima ora aveva alternato caldo e freddo a terribili pensieri e ricordi, si alzò e diede il via alle danze a modo suo.
Tirò su la sua maestosa figura e disse, decisa: "Bene cara, siamo tornate in prima linea, a noi la società benpensante, e morte al drago!!!"


L'entrata in scena della Regina Cleopatra, ai suoi tempi, non doveva essere stata meno d'effetto!...
Mabel fece il suo ingresso nella sala del Country Club con uno dei suoi sorrisi smaglianti stampato sul volto, i suoi occhi blu splendevano come zaffiri stellati e i neri capelli erano tirati su e tenuti fermi da un diadema di brillanti e rubini, che lasciava però alcuni riccioli liberi di ricadere ai lati del volto incorniciandolo in maniera accattivante. Dai lobi delle orecchie pendevano due gocce di rubino che mandavano bagliori rossastri ad ogni più lieve movimento.
Indossava un abito di lamé rosso fuoco, aderente e scollato, tenuto su da due spalline, una di stoffa e l'altra formata da una catenella dorata. Lungo fino ai piedi, leggermente svasato dalla vita in giù, aveva due spacchi laterali dai quali, mentre camminava, si intravedevano le sue splendide gambe. Sulle spalle aveva una mantella di volpe argentata. E, letteralmente appeso al suo braccio, c'era Leo Flynn, elegante in un completo da sera nero con i risvolti della giacca in raso lucido.
La coppia si diresse senza esitazione verso un tavolo e si accomodò.
Al cameriere la bella vedova in rosso ordinò due Daiquiri, uno per sé e uno per il suo partner.
Leo non ebbe il coraggio di dire che lui non amava il gusto del Rum e avrebbe invece preferito un Martini....

"Bingo!..." si disse Gabrielle mentre si dirigeva verso il tavolo al quale si era appena seduta Mabel.
Quello era il momento che aspettava!
Era finalmente arrivata, la donna che mirava a diventare la *Regina di Aurora*... Era lì per dimostrare alla buona società e agli snob come le chiacchiere che circolavano su di lei erano solo maldicenze degli invidiosi. Come no?!...
"Adesso, vediamo di farci concedere un'intervista esclusiva!..." pensò la giornalista, mentre lanciava uno sguardo in giro per controllare cosa stesse facendo quella sottospecie di reporter che rispondeva al nome di Malcom Riggs, sperando che non le venisse di nuovo tra i piedi.
Ma Riggs aveva adocchiato un'altra preda...

Aveva tenuto d'occhio la persona giusta. Roger Thorpe.
Dopo aver scambiato quattro chiacchiere con Li Wei aveva saputo alcune cose salienti, nonostante la bella cinese non fosse stata esattamente munifica di parole, anzi aveva quasi rasentato la reticenza!
Ma Riggs era riuscito a captare mezze frasi tra lei e il 'cucciolo' che rispondeva al nome di Nigel Townsend...
Le notizie che aveva avuto nei giorni precedenti dai suoi informatori avevano così trovato conferma. Thorpe era diventato proprietario di metà della WTWR. E la presenza ad Aurora di Jake Barnes non poteva essere casuale. I due uomini si erano sicuramente dati appuntamento per trattare di affari che riguardavano proprio
l'emittente televisiva.
Ora però, Malcom voleva saperne di più su Thorpe. E non le solite cose che erano di dominio pubblico.
Quando era entrata in scena a sorpresa Amanda Spaulding, Malcom non aveva potuto trattenere un brivido eccitato. Stava per succedere sicuramente qualcosa! E la chiave... la chiave poteva essere nelle mani della brunetta tutto pepe che Thorpe, il quale evidentemente non si aspettava l'arrivo della moglie, si era portato appresso quella sera.
Malcom, sorriso e sguardo melenso, si avvicinò alla ragazza.
Jo stava assaporando il bayles che si era fatta portare quando notò che un uomo
si stava dirigendo nella sua direzione.. le dava l'impressione di un essere alquanto viscido e sperò ardentemente che non le chiedesse di riservare un posto per lui quando si sarebbero aperte le danze.
Malcom, sorriso e sguardo melenso, si avvicinò alla ragazza.
"Buonasera, signorina! Mi permette?... Sono Malcom Riggs, giornalista del 'Midwest Gazette'. Lei ha davvero uno splendido look! Molto, molto originale, in questo ambiente così snob. Sarei davvero lieto se lei mi volesse concedere una breve intervista per il mio giornale... E per cominciare... Qual è il suo nome?..."
Jo immaginò che quel giornalista avrebbe voluto sapere qualcosa riguardo a lei e Roger, vista l'apparizione improvvisa della moglie... ma se credeva di ingannarla e rabbonirla con dei complimenti, si sbagliava di grosso...
"Grazie per i complimenti signor Riggs.. mi chiamo Joanne Allard e mi dica...cosa vuole sapere da me? Io non appartengo a questo ambiente e non so proprio cosa le potrei dire di interessante.."
Interviste non ne aveva fatte molte... non le piaceva mettersi in mostra facendo
sapere a tutti chi era, con chi si trovava alla festa, perché e tutte queste altre domande che facevano i giornalisti, ma decise comunque di stare al gioco..
"Ohhh... bambina!! Non scherzare!... Sono sicuro che sai un mucchio di cose interessanti!!! E io farò del mio meglio per fartele dire..." pensò Malcom gongolando.
Ma subito assunse una espressione seria. "Joanne Allard... È un nome davvero nuovo nell'ambiente. Ma immagino che lei abbia degli amici, qui... Non si entra in queste feste al Country Club senza avere buoni agganci!" Si riempì i polmoni d'aria, e fissò
Joanne da dietro le lenti colorate dei suoi occhiali. "Lei non è originaria dell'Illinois, vero?... La sua è la tipica bellezza del Sud. Florida?... Mhmm, no! Alabama? O forse... Louisiana?!..."
"Già....ho avuto dei buoni agganci e così mi trovo qui; comunque ha ragione, non sono dell'Illinois: vengo dall'Australia..."
"Ah!... E cosa l'ha portata qui, da tanto lontano? Magari una bella storia d'amore?!..." chiese allora Malcom, suadente.
Quell'omuncolo la disgustava alquanto. "No no...mi sono trasferita soltanto perché avevo voglia di cambiare aria.."
"Ma lei è così bella che potrebbe fare carriera nel rutilante mondo dello spettacolo!!!... Scommetto che è un'aspirante attrice? O forse vuole lavorare in televisione, come tutte le ragazze d'oggi... Dica, è per questo motivo che ha accalappiato il signor Roger Thorpe? Lui adesso è il nuovo proprietario del 50% della WTWR, una delle televisioni di Aurora. E anche se è sposato, si sa che non è indifferente al fascino femminile!..."
Touché! Finalmente aveva pronunciato quel nome... e per di più la riteneva una di quelle oche che in tv vanno solo per mostrare tutte le loro grazie...
"E' completamente fuori strada! Io possiedo un locale che va molto bene fortunatamente… e non ho bisogno di andare in tv. E, giusto per la cronaca, non ho accalappiato il signor Thorpe... pure lui possiede un locale e, da come ho sentito dire, è un uomo molto astuto... perciò è meglio portare i *nemici* pericolosi dalla propria parte per evitare problemi. Non so se sono anche stata aiutata dal mio aspetto, come lei ha insinuato, ma il rapporto che lega me e il signor Thorpe è la stima reciproca nel campo dell'imprenditoria.."
Jo stava continuando l'intervista quando, girandosi per prendere il bicchiere, lo vide.... non era possibile... anche quella sera Tony era comparso. Si chiese come diavolo aveva fatto quella sciacquetta ad avere l'invito... doveva trovare una soluzione. Visto l'arrivo di Amanda non poteva spacciare Roger per suo compagno: doveva trovare il modo di conoscere il ragazzo che aveva notato poco prima...

Tony e Alicia si erano accomodati al tavolo riservato e aveva ordinato qualcosa da bere. Appena si sedette, Tony vide colei che non avrebbe voluto vedere: Joanne. Stava parlando con un tizio che aveva già visto… un giornalista piattola... dallo sguardo di lei si notava che non vedeva l'ora di toglierselo dai piedi. Come aveva fatto ad avere l'invito?
Tony pensò che molto probabilmente il suo nuovo uomo l'aveva portata lì... allora era un personaggio importante... osservò tutti gli ospiti presenti alla ricerca di qualcuno che potesse piacere a Joanne ma non vide nessuno.
Inoltre lei non era proprio tipo da mettersi con un uomo d'affari e l'abbigliamento di quella sera lo evidenziava...
S'impose di non pensare più a lei. Ormai si stava costruendo una vita con un altro e, nonostante tutto, un po' era felice per lei... quella sera si sarebbe divertito con Alicia che pendeva letteralmente dalle sue labbra...
"Oh-oh....." fece Li mentre stava finendo di bere il suo Margarita.
Nigel la guardò incuriosito. "E adesso cosa succede?... Sono atterrati gli alieni?!" e sorrise.
"Gli alieni vivono in mezzo a noi... Basta guardare Malcom Riggs!"
"Oh, no!!! Non di nuovo quell'essere viscido..."
"Invece sì... e ha preso di mira una povera ragazza."
Nigel seguì lo sguardo di Li Wei e vide Riggs insieme a una bella ragazza dai capelli neri e...... dal fisico più ... più...
Li agitò la mano davanti agli occhi di Nigel. "Ehi... dico a te! Torna sulla Terra!!!"
Nigel arrossì leggermente. "Ehm... è carina!..." disse come per giustificarsi.
Li sorrise. "Sì, sì... è molto carina." Dall'alto dei suoi 39 anni Li Wei sapeva come ci si sentiva all'età di Nigel. "Un uomo intelligente parla spesso con gli occhi, un uomo vuoto ingoia spesso con le orecchie."
"Eh???"
"No, niente... è solo un proverbio cinese!... Che ne dici di attuare una manovra diversiva e di *salvare* quella ragazza dalle torture di Riggs?? Le starà facendo sicuramente un terzo grado e mi sembra che lei abbia bisogno di aiuto."
"Beh... volentieri... Ma... Cosa hai in mente?"
"Semplicissimo!" Nello sguardo di Li brillò una luce furba. "Mossa diversiva. Io mi occupo di Riggs e tu della brunetta! Andiamo!..."

Con un sorriso sulle labbra Li si diresse dritta dritta verso il punto dove Malcom stava ancora torchiando Joanne. Quando fu sicura di essere a portata d'orecchie del giornalista disse a Nigel, con aria da cospiratrice: "...Te lo assicuro... Me lo ha detto proprio il signor Barnes! Però non posso dirti altro... Mi ha chiesto di non parlarne a nessuno! È un segreto..."
Le *antenne* di Riggs captarono la frase e lui volse immediatamente la testa nella loro direzione. Li fece un movimento come per allontanarsi, e Malcom ingoiò l'esca con tutto l'amo.
"Mi scusi un momento, signorina Allard!..." disse a Joanne.
Un segreto?!... Il signor Barnes aveva un segreto? Qualcosa che riguardava sicuramente la WTWR, dove Li Wei lavorava. E forse c'entrava anche Thorpe. Doveva assolutamente scoprirne di più!!! O non si chiamava più Malcom Riggs!!!.....
Con una mossa fulminea si avvicinò alla donna orientale. "Li!!!... Tesoro, sono stato molto maleducato, prima!.... Mi sono reso conto che non ti ho offerto nulla!... Che ne diresti di bere un... Paradise??!! Gin e succo d'arancia!!! Cosa si può desiderare di
meglio dalla vita???"
"Che tu scompaia nella fossa delle Marianne, Riggs!!!" pensò Li, ma sorrise e accettò l'invito di Malcom.
Nigel, approfittando dell'eclissarsi del giornalista, si avvicinò alla ragazza che lo aveva colpito. Da vicino era ancora più bella!
E che occhi stupendi.
"Tutto bene?..." le chiese con un sorriso. "La mia collega è riuscita a far allontanare quel noioso di Riggs. Avevamo notato che lei era un po' in difficoltà...." Poi, pensando di essere frainteso, aggiunse: "Non che pensassimo che lei non avrebbe saputo cavarsela da sola.. ops!" Arrossì e sorrise di nuovo. "Temo di non stare dando una
buona impressione... Ma ti assicuro che sono un po' meglio di come sembro!" Era passato a un tono più familiare e le tese la mano. "Mi chiamo Nigel... Nigel Townsend!... E tu?"

Joanne sorrise, era proprio un bel ragazzo... aveva cominciato un po' male ma per lo meno l'aveva liberata da Riggs...
"Joanne Allard... non ti preoccupare, mi avete liberato da quella piattola di Riggs e vi ringrazio moltissimo!"
Joanne!.... Un nome dolcissimo... E quando sorrideva era ancora più bella, se possibile!....Nigel sentì il cuore accelerare i battiti, eccitato. "No... non devi ringraziarci... Riggs aveva già dato fastidio anche a noi, prima. Ma... tu sei qui da sola?..." Tum-tum... faceva il cuore di Nigel in attesa di una risposta. Una ragazza così bella, era impossibile che non avesse un accompagnatore!
"Sono qui con un amico... più che altro un collega di lavoro.." Non voleva che Nigel capisse male... magari avrebbe inteso *amico = fidanzato* "Tu invece vedo che se in buona compagnia - indicò con lo sguardo la ragazza orientale - ...ringrazia poi anche lei da parte mia. Sta subendo Riggs al posto mio!" Nella sua testa comparve una frase che si ripeteva continuamente: "Dimmi che è tua sorella o solo un'amica.. ti prego"
"Ahhhhh... che coincidenza!!!!!" Nigel quasi scoppiava dalla gioia. "Anche io sono qui con una collega di lavoro." Indicò Li e Malcom con un breve cenno della mano. "Dopo te la presento. È una donna molto simpatica, anche se non la conosco proprio benissimo, ma lavorerò con lei alla WTWR.... E non ti preoccupare, lei sa come prenderlo, quell'impiccione di Riggs... Senti... pensavo... Ti va di bere qualcosa?.... Potresti sederti al nostro tavolo."
E Roger? Joanne lo aveva perso di vista... ma d'altronde, non poteva mica
aspettarlo per tutta la sera! Inoltre Nigel era proprio carino... no, non avrebbe aspettato. "Volentieri! Tanto Roger starà intrattenendo qualche collega d'affari..." Jo pensò che al RH un altro bel barista non sarebbe stato male.. "E così lavorerai alla WTWR.. Prima cosa facevi?"
"Più o meno la stessa cosa... lavoravo in una stazione televisiva. Ma non qui, a Springfield. Lavoravo per la WSPR. Ora invece, sono stato presentato al signor Thorpe, che recentemente ha acquistato metà della WTWR, un'emittente di questa città. Sai, io sono nato qui, ad Aurora..." il viso di Nigel si rabbuiò per un momento. "Ho dovuto lasciare Springfield e tornare qui..."
Ecco. Complimenti Joanne! Lo aveva fatto intristire... "Scusa ho detto qualcosa che non dovevo dire... - cercò di risollevare la situazione - sai anche io mi sono trasferita qui da poco più di un anno. Sono nata a Sidney... ci sei mai stato? E' una bellissima città.." Si fermò o si sarebbe intristita pure lei..
"Davvero??? Sei nata a Sidney?..." Nigel la guardò con gli occhi che brillavano. "Non sono mai stato in Australia, ma ho degli amici australiani. Sai, ho fatto delle gare di surf e immagino che saprai che molti dei campioni del mondo di surf sono originari del tuo Paese!" La tristezza che aveva provato pensando alla malattia della madre, che lo aveva costretto a tornare ad Aurora, si era momentaneamente addolcita. Era impossibile stare vicino a Joanne e non essere contagiati dalla sua incredibile personalità. "Allora, ti piace stare qui? E cosa fai di bello? Studi? Lavori?..."
Joanne lo immaginò un momento in costume... doveva essere veramente uno schianto. "Io… lavoro... ho un locale. Si chiama Rebellion's House, di giorno è un bar e di notte discoteca hip hop.. secondo me ti potrebbe piacere... Potrei anche sbagliarmi visto che molti non apprezzano il genere.."
"Oh! Ma no!" Nigel scosse la testa. "Non sapevo di questo locale, ovviamente. Sono appena tornato ad Aurora dopo tre anni di lontananza... ti confesso che mi sento un po'... strano! Non so come spiegarmi... Mi sembra allo stesso tempo di essere in un luogo familiare, però... è tutto molto diverso da come me lo ricordavo." Fece una smorfia che lo fece sembrare un ragazzino. "Mi piacerebbe moltissimo vedere il Rebellion's House!!! Dal nome sembra proprio un bel posto!" e la guardò sorridendo con gli occhi grigi piantati negli occhi di lei.
Aveva anche un bellissimo sorriso e degli occhi profondi. "Sei il benvenuto! Dalle 14 in poi sarò a tua disposizione..." sperò che non la interpretasse in un modo strano… anche se sarebbe stata la verità...
Nigel era letteralmente rapito. «Controllati!!!» si disse mentalmente. «Però... se lei mi sorride di nuovo in quel modo..... non so se riuscirò a trattenermi... ma si rende conto dell'effetto che fa sui ragazzi???» Sospirò. "Stai sicura che non mancherò, neanche per sogno!!!"

Klaudia era sobbalzata quando aveva sentito una mano poggiarsi sulla sua spalla.
"Tesoro, sei tu! Non ti è passato un giorno, sei bellissima!" con voce squillante.
Lei aveva distolto bruscamente lo sguardo da Lij facendo ondeggiare gli orecchini e ora fissava il buio alle sue spalle mentre lui aveva abbassato l'accendino sorridendo a Nichelle.
"Oh eccoti ti stavo cercando..." le disse Lij con una voce melliflua e decisamente falsa.
Nichelle li guardò entrambi perplessa.
La situazione era quantomeno strana vista da fuori. C'era una tale tensione nell'aria che si poteva tagliare col coltello.
Abbandonò l'espressione allegra e senza rispondergli si rivolse all'amica che era bianca come un cencio e teneva lo sguardo fisso nel vuoto. Stava tremando ne era certa.
"Klaudia... ma ti senti bene... sei così pallida... cosa c'è?"
Finalmente lei si scosse dal torpore e si voltò. "Oh non ti preoccupare solo un capogiro... sono davvero contenta di rivederti..."
Nichelle abbozzò un sorriso non troppo convinto. "Anch'io.." e poi si rivolse a Lij.
"Vedo che vi siete già conosciuti o sbaglio?" ma il suo tono gentile fu subito stroncato da lui.
"No" lapidario.
Lei lo guardò stranita. Cosa voleva dire quella risposta secca e al limite della scortesia?
"Cioè... semplicemente le avevo offerto da accendere e..." Lij tentò di riprendersi avvertendo che stava pestando i piedi troppo pesantemente su un terreno minato.
"Ah..."
Ci fu un attimo di silenzio.
Lui si accese un'altra sigaretta con fare distratto e Nichelle cercò di capirci qualcosa, senza riuscirci. Poi, per spezzare quell'atmosfera imbarazzante che avvertiva chiaramente intorno a loro disse: "Allora è il caso che ti presenti Klaudia McKellen, una mia vecchia amica trasferitasi da poco qui ad Aurora..."
Lij si mise la sigaretta tra le labbra, socchiudendo un occhio a causa del fumo che gli saliva al viso, e allungò un mano verso Klaudia mentre la bocca si atteggiava ad un sorriso tiratissimo.
"Piacere Elijah Jordan Wood"
Lei fissò un istante quella mano bianca e poi con un po' di titubanza lasciò che la propria vi scivolasse dentro. Ma non appena lo sfiorò lui si ritrasse come se fosse venuto a contatto col fuoco.
Si guardarono negli occhi un istante ancora.
Lampi in quelli di lui.
Lacrime in quelli di lei.
Nichelle non si accorse di quello strano movimento. Era intenta a pensare al nome del proprio accompagnatore.
"Elijah Jordan Wood?" Così quello era il suo nome per intero, non lo sapeva. Curioso però era il fatto che si fosse presentato con tanta precisione. C'era qualcosa di molto strano nel suo comportamento quella sera. Non era spontaneo e i suoi modi generalmente cortesi e gentili sembravano svaniti nel nulla. Era gelido. Come non lo aveva mai visto. E i suoi occhi avevano un'espressione indecifrabile. Mettevano inquietudine, quasi paura. E poi ora che ci rifletteva un attimo anche poco prima si era comportato in modo un po' bizzarro. Cosa gli stava succedendo? Forse era a causa di Klaudia? No, non era possibile, si erano appena conosciuti. Eppure...
"Perdonami ma ora mi devi concedere almeno 10 minuti ..." e afferrò l'amica per il braccio.
Lei non reagiva sembrava come imbambolata. E si lasciava trascinare.
"E' da tanto che non ci vediamo ed è il caso di fare quattro chiacchiere fra donne, tu capisci..."
Lij inspirò una profonda boccata di fumo. "Ovviamente, fai con comodo, io finisco la sigaretta" e le sorrise.
Poi si rivolse a Klaudia. "E' stato un vero piacere signorina McKellen"
Lei lo fissò con uno sguardo sconvolto e profondamente triste. Cercò in tutti i modi di trattenere le lacrime che sentiva prepotenti salirle agli occhi poi si voltò di scatto e seguì Nichelle dentro lasciando Lij solo sulla terrazza.
Avvertì il suo sguardo dietro di sé che la seguiva come il mirino di un cecchino per trovare il punto più doloroso dove colpire.


Roger aveva condotto Amanda dall'altra parte del salone, e l'aveva presentata al Sindaco di Aurora, David L. Stover, un uomo con i capelli bianchi e gli occhiali, dalla faccia bonaria e i modi gentili.
Dopo aver parlato un po' con alcune delle personalità più in vista della città, Amanda aveva chiesto scusa e si era allontanata.
Il Sindaco sorrise a Roger e gli fece i suoi complimenti per la sua affascinante consorte.
Roger aveva sorriso, ovviamente solo per cortesia. Amanda era indubbiamente una bella donna, e sapeva attirare gli sguardi degli uomini. Ma la sua presenza inattesa a quella serata aveva
praticamente scombussolato tutti i suoi piani.
Fu in quel momento che si accorse di uno strano movimento dalle parti del bancone del bar. Jessica e Kyle. Sembrava che stessero litigando.
Ad un tratto, la ragazza era scappata via, mentre Kyle era rimasto lì, a ridere! Una risata che a Roger parve molto strana.
Si scusò con il gruppo di persone con le quali si era intrattenuto fino a quel momento, e si diresse verso il punto in cui era corsa Jessica. Voleva vederci chiaro.
Ma era destino che quella sera ci fossero continui cambiamenti di programma per Roger.
Infatti, prima di poter raggiungere Jessie la sua strada fu interrotta da qualcuno che voleva parlargli.

Jake aveva tenuto d'occhio Roger per tutta la serata... Non lo aveva mai visto solo e adesso che aveva l'opportunità, non voleva lasciarsela sfuggire. Si avvicinò a lui e disse: "Signor Thorpe mi scusi..."
Roger si irrigidì. Quell'uomo lo aveva fermato mentre stava cercando di raggiungere la piccola Jessica. Lo fissò, sollevando un sopracciglio, e alla fine lo riconobbe dalle foto che i suoi procuratori legali avevano allegato ai documenti della WTWR. Quell'uomo era Jake Barnes.
"Buonasera, signor Barnes.... Vedo che non ha disertato il nostro appuntamento. Poi aggiunse: "Mi fa piacere...."
"Piacere mio..." e si strinsero la mano..."Senta, è ovvio che non mi sembra il caso di parlarne adesso e quindi volevo solo sapere quando e dove possiamo trovarci per parlare della questione con calma..."
Roger accennò un sorriso formale. "Direi che potremmo vederci domani pomeriggio a casa mia" e così dicendo prese dalla tasca interna della giacca un biglietto da visita e lo porse a Jake. "Questo è l'indirizzo. Allora, l'aspetto per le quattro, se per lei va bene."
"Perfetto..." disse Jake mettendo nel suo portafoglio il biglietto da visita di Roger. "Bene signor Thorpe... La ringrazio per l'invito di stasera..." Jake voleva chiudere quella chiacchierata perché aveva intravisto una sua vecchia amica e voleva andare a parlare con lei. In più aveva notato che anche Roger era ansioso di terminare la conversazione.
I due uomini si salutarono con una stretta di mano vigorosa.

Jessie si era rintanata in un angolino della sala e stava soffocando i singhiozzi per non farsi sentire. Per fortuna quell'angolino era anche al buio e anche se le persone passavano davanti, difficilmente notavano la presenza della ragazza. Era rimasta troppo delusa dalla reazione inaspettata di Kyle. Stavano così bene prima che gli amici del padre lo chiamassero... «Già... gli amici del padre... Cosa vorranno mai da lui e chi sono in realtà??» Sì, perché Jessie aveva capito che qualcosa non
quadrava ma non sapeva cosa oppure semplicemente non era vero che lui provava qualcosa per lei dal momento che l'aveva trattata così male.
Perché prendersela con lei se il motivo era un altro?? Non sapeva più cosa pensare e senza un motivo valido le lacrime continuavano a scendere lungo le guance della ragazza...!!!
Era girata di spalle e rivolta verso il muro quando sentì che una mano si appoggiava molto delicatamente sulla sua spalla... Si girò e si trovò di fronte Roger Thorpe, il suo capo... Si volse verso di lui e con il fazzoletto si asciugò le lacrime.
"Jessica..... ti senti bene?..." Roger si era chinato verso di lei e le si stava rivolgendo in modo calmo, rassicurante. E gli era venuto spontaneo darle del tu, per la prima volta. Ma quella ragazzina era tanto giovane... avrebbe davvero potuto essere sua figlia. E poi, lì non si trovavano sul posto di lavoro. "Posso fare qualcosa per aiutarti?..."
Fece quella domanda con tono dubbioso, perché sapeva che lei era molto timida e riservata, e tra loro non c'era assolutamente nessun tipo di confidenza. Roger era sicuro che lei non avrebbe mai chiesto aiuto proprio a lui, sebbene fosse il suo capo. E allora....? Allora perché si era sentito spinto a offrirle... protezione?... Forse perché l'istinto di Roger aveva capito che lei ne aveva bisogno, anche se probabilmente non lo avrebbe mai ammesso.
Nonostante la ragazza stesse piangendo, Roger riuscì a sorprenderla di nuovo per la domanda che aveva appena fatto... Anche questa volta Jessie riceveva le attenzioni dalla persona che gli faceva più paura... Lo guardò per un istante e non sapeva cosa fare. Lei aveva bisogno di confidarsi con qualcuno ma... Poteva fidarsi del signor Roger Thorpe?
Inoltre anche lui come Jake era passato con naturalezza dal *lei*al *tu* ma lei non si sentiva ancora pronta per rispondere con altrettanta confidenza.
Alla fine Jessie rispose: "La ringrazio signor Thorpe per l'interessamento ma non ho bisogno di aiuto..." disse ma subito dopo aggiunse: "Posso farle una domanda?"
"Ma certamente.... Dimmi pure..."
"Perché voi uomini siete così complicati da capire?"

Lui la fissò sorpreso. Sorrise, divertito. Quella ragazza era davvero ... come definirla? Tenerissima! Non sapeva molto di lei, ma sapeva che non aveva conosciuto suo padre. Se Kevin McBride era la sola cosa simile a una figura paterna che Jessica aveva visto negli ultimi tempi... la cosa non era incoraggiante. Conosceva Kevin e sapeva che non era il tipo dell'affettuoso papà.
"Sai," disse dopo aver riflettuto qualche secondo su come rispondere. "Anche noi uomini, spesso, pensiamo la stessa cosa di..... voi donne!" aveva sorriso di nuovo, perché era molto difficile -per lui- considerare Jessica una *donna*! Era ancora una *bambina*!... "Lo so, nella vita non è facile capirsi... Anzi, molte volte avvengono delle incomprensioni... Ma, credimi... Succede soprattutto quando teniamo molto a qualcuno."
Jessie si stupì per quella risposta. «Ma che dice? A Kyle non ci tengo...» pensò. «Oh sì? Se non mi interessava non me la sarei presa così tanto, giusto...??» concluse tra sè e ritornò a guardare Roger. Lei non era il tipo di tanta confidenza ma in quell'uomo c'era qualcosa faceva venire la voglia di aprirsi.
"Mi scusi per la domanda di prima, signore, è che... vede... Sono venuta alla festa con un ragazzo che è stato gentilissimo con me ma poi improvvisamente è cambiato... e dunque ci sono rimasta un po' male... ma forse la sto annoiando... mi scusi ancora," disse arrossendo e abbassando gli occhi.
"Ma no, Jessica... Non mi annoi, stai tranquilla. So che stasera sei venuta alla festa con Kyle McBride. Io conosco quel ragazzo... da un bel po' di tempo. E so che lui... tiene molto a te. Non sono affari miei... però ho dei figli anch'io e capisco quando qualcosa non va." Tacque per qualche istante, poi aggiunse: "Ascolta, Kyle non è un cattivo ragazzo... Ma penso che potrebbe anche.... farti del male, pur non volendolo. Vorrei che tu stessi molto, molto attenta. E, se avrai bisogno di qualcosa... Beh, puoi rivolgerti a me. Ricordalo sempre. Okay?......"
"Grazie Roger" si era sentita stranamente portata a chiamarlo per nome... "Ma ora... con Kyle adesso come mi devo comportare?"
"Tu gli vuoi bene, non è vero?..." Roger inclinò la testa da un lato, guardando la ragazza negli occhi. Non era necessario aspettare una risposta. Quell'uomo sapeva leggerle nel profondo e anche se cercava disperatamente di non pensare a Kyle ma non poteva ... Comunque Roger aspettava ancora una risposta e quindi disse: "Io vorrei parlargli ma ho paura..."
Avere paura di un ragazzo non era un buon inizio. Roger lo sapeva. Come un flash ritornò alla sua memoria una scena vissuta molti anni prima. E rivide lo sguardo pieno di terrore di Holly, quando lei aveva paura di lui. "Credo che per il momento sia meglio che tu lo lasci sbollire il suo malumore da solo. Lascialo tranquillo. Cerca di divertirti, dopotutto sei a una festa molto importante. Non pensare a lui ora. Se vuoi posso parlare io con Kyle, e cercare di capire cosa gli sta succedendo... ma tu promettimi una cosa: non avvicinarti a lui, finché ne avrai paura. Faresti del male sia a quel ragazzo che a te stessa."
A Jessie piacque la risposta di Roger e aveva ragione... Quella sera si sarebbe divertita anche senza Kyle... Non sapeva se ne sarebbe stata capace ma ci avrebbe provato. "E' vero, Roger, stasera mi divertirò anche senza Kyle e forse parlare con lui può essere una buona idea... Ma..."
"Cosa?"
"Ehm, forse è meglio parlare con Kyle in un altro momento... Stasera ci sono dei tipi strani che non mi piacciono e credo che siano loro la causa del cambiamento di Kyle. Non vorrei che... Magari, sì insomma... la situazione potrebbe peggiorare..." e guardò alcuni tipi che stavano osservando proprio lei...
"Non ti preoccupare..." Roger guardò verso gli uomini che preoccupavano Jessie. "Credo di poter gestire questa faccenda."

Kyle era rimasto fuori, sulla terrazza a fumare per calmarsi i nervi. Si era scelto un angolo dietro una siepe dove nessuno poteva rendersi conto della sua presenza e quindi dargli fastidio. Aveva così avuto modo di vedere e sentire, non visto, la strana scena che si era svolta tra Elijah e quella ragazza bionda, prima dell'entrata in scena di Nichelle.
«Chissà chi sarà quella bionda da sballo... Ecco un modo per poter dimenticare Jessie, potrei chiedere a quella tipa di passare la serata con me» pensò... «Non ti preoccupare Lij, mi occuperò io della tua amichetta!»
Kyle stava per uscire allo scoperto quando sentì che stava arrivando qualcun altro ... Ritornò alla posizione di prima e rimase in silenzio ad osservare cosa accadeva...
Jessie guardò Roger allontanarsi da lei con sguardo pieno di ammirazione... Quell'uomo era riuscito a conquistare la sua fiducia e l'aveva anche capita. Adesso poteva parlare con lui senza timore e ne era stranamente contenta. Pensava a come sarebbe stato bello se lui fosse suo padre, quando sentì ancora quella sensazione di essere osservata. Si guardò intorno e li vide... I cosiddetti amici del padre di Kyle... Uno di loro si avvicinò alla ragazza e appoggiandosi al muro disse: "Se vuoi vivere lascia in pace Kyle... Smettila di fargli il lavaggio del cervello ... Hai capito ragazzina?" e se ne andò lasciando una Jessie pallida e terrorizzata dalla paura. All'improvviso sentì aumentare la temperatura e le gambe cominciarono a tremare... Aveva la sensazione di soffocare in quell'angolino al buio e quindi decise di raggiungere la terrazza. Anche se con fatica riuscì ad uscire e appena fuori respirò profondamente. Faceva freddo ma a Jessie non importava, lei stava bene così.
Stava osservando il cielo ma purtroppo le nuvole impedivano a Jessie di vedere le stelle... Delusa stava per entrare quando qualcuno disse: "È un peccato non poter vedere le stelle vero?"
Dallo spavento, la ragazza si fermò e si girò verso la persona che aveva appena parlato... Jessie non poteva crederci, era lui... Il barista del Lighthouse: Lij Wood... Per un'istante che parve infinito si guardarono negli occhi e Jessie provò una piacevole e rassicurante sensazione... !!!

Kyle osservò tutta la scena in silenzio... Non solo quel bastardo poteva fare quello che voleva ma poteva anche stare con chi voleva... Prima stava parlando con quella biondona e ora si permetteva di fare il galante con la sua Jessie mentre lui non poteva nemmeno salutarla... «Chi si crede di essere?»
Rabbia e invidia incominciarono a farsi strada nel cuore del ragazzo e lui senza pensarci troppo si avvicinò ai due ragazzi applaudendoli ... "Bene, bene, bene."
Jessie e Lij lo guardarono e non sapevano cosa fare ... "Ma guarda qua, i due piccioncini... Jessie non hai nessuna vergogna? Sei venuta con me ma questo non ti vieta di fare la stupida con lui?" Kyle parlava senza pensare ... L'alcol, il fumo e i sentimenti negativi che avevano preso il sopravvento lo avevano reso incapace di ragionare ... "Mi hai deluso bambina ... e anche tu *barista*! ... " disse infine riferendosi a Lij ... "Non si fa così. Prima metti gli occhi su una bionda e poi te ne stai tranquillo con la mia fidanzata??"
Jessie guardò Lij e gli fece capire che lei non era la fidanzata del ragazzo.
Kyle si avvicinò a Jessie e cercò di baciarla "Kyle, no." disse Jessie ma lui insisteva ...

Jake stava con Li, sua amica e collega di lavoro da sempre. Avevano un buon rapporto basato sulla fiducia e sincerità. "Allora Li, parlami un po' di come stanno andando le cose alla WTWR."
"Beh Jake, il 50% della WTWR è in mano al signor Thorpe e mi pare di aver capito che vuole comprare anche la tua parte. Hai fatto l'errore di trascurarla e quindi lui ne ha approfittato," disse con naturalezza.
"Eh sì, è stato un errore imperdonabile il mio, ma non posso cedere la mia parte, non posso." Disse fissando il vuoto. Li lo aveva capito, sapeva perché quella proprietà era molto importante per lui.
"Secondo me, il signor Thorpe si metterà d'accordo con te e diventerete soci d'affari. Sono sicura che non mollerai tanto facilmente e farai capire che sei una persona in gamba."
Jake sorrise a Li... Sapeva sempre come prenderlo, era proprio in gamba. Non aveva nemmeno bisogno di chiederle da che parte stava, perché tanto lo sapeva già e bastava guardarla negli occhi.
"Senti Li, mi sai dire qualcosa su Jessica Bradford?"
"Jessica Bradford dici? Ah sì, so chi è... E' figlia di Helen Bradford, una ex-modella che adesso possiede un negozio di abbigliamento maschile..."
Gli occhi di Jake si illuminarono e questo Li lo aveva notato, lei sapeva che lui conosceva Helen.
"E dove si trova questo negozio?" chiese Jake.
"Posso darti l'indirizzo, se proprio vuoi..." E poi sorrise, perché era evidente che lui lo voleva.
Jake segnò l'indirizzo su un pezzetto di carta. "Grazie Li sei un tesoro."
"Di nulla caro, per te questo e altro. Hai intenzione di vederla?"
Jake non rispose ma guardò negli occhi la donna come se volesse dirle: "Ma che domande fai? Certo che sì..."
Li Wei lo aveva capito da un pezzo e non andò oltre... In fondo non erano fatti suoi.

«Ecco mi ci mancava solo questo tipo mezzo ubriaco… che serata fantastica!» pensò Lij e con un gesto secco si frappose tra lui e Jessie.
"Amico ti consiglio di darti una calmata, mi sembra che lei non voglia averti così vicino…" e alzò un mano davanti a sé.
Kyle si innervosì ancora di più. "Che accidenti vuoi tu… quante te ne vorresti fare stasera eh?" gli ringhiò contro.
Lij gli lanciò uno sguardo severo. Poi si girò per un breve istante alla sua sinistra e incrociò nuovamente gli occhi con Klaudia che stava seguendo la scena da dentro.
Nichelle aveva assunto un'espressione infastidita mentre lei era sempre pallida e lo fissava preoccupata.
Jessie dietro di lui tremava come una foglia. Dentro il salone era sceso un silenzio carico di attesa spezzato solo da qualche brusio sommesso. Tutti si erano voltati in direzione della terrazza.
Mentre Kyle restava davanti a lui guardandolo ferocemente. Era preda di una gelosia galoppante nonché di una quantità eccessiva di alcool nel sangue.
Lij l'aveva intuito anche se non capiva il perché di una reazione tanto spropositata, in fondo lui e Jessie stavano solo parlando.
«Devo cercare di raddrizzare questa situazione o ho paura che degenererà…» pensò innervosito.
"Jessie vieni con me tesoro… e lascia stare questa sottospecie di barista…" sussurrò con un'espressione equivoca.
"Kyle smettila sei ubriaco…" lei cercava debolmente di opporsi. Non lo aveva mai visto in quello stato. Era fuori di sé e le faceva paura. Cosa gli stava accadendo?
"Ha ragione dovresti cercare di riprendere il controllo ci stanno guardando tutti…" si intromise Lij.
"Stai zitto tu! Sai cosa me ne frega che ci guardano? Hai qualcosa da nascondere per caso…?"
Era carico di rabbia, i suoi occhi scuri mandavano lampi e sembrava davvero intenzionato a passargli sopra pur di riprendersi quella innocente ragazza.
"Sto solo dicendo che non è il modo di comportarsi… ad una festa e con Jessie soprattutto…"
"Ah! Ma senti! Abbiamo qui il profondo conoscitore dell'animo femminile… già tu sei un vero esperto… te la fai con Nichelle e ora vuoi Jessie e scommetto che ci impiegherai un secondo a portarti a letto anche quella bionda mozzafiato con cui parlottavi prima…"
Lij sentì il sangue salirgli alla testa… Cercò in tutti i modi di mantenere il controllo e si voltò
verso Jessie che lo guardava con occhi pieni di ansia. "Meglio che ce ne andiamo, è impossibile ragionare con lui ora…"
Lei annuì guardando in direzione di Kyle ma non fece in tempo ad impedire quello che successe subito dopo.
Lo vide posare un mano sulla spalla di Lij. Lo vide avvicinarsi pericolosamente.
Elijah si voltò e fu investito da un pugno in pieno viso. Vacillò e cadde pesantemente a terra mentre dal naso gli uscì un rivolo di sangue.
Jessie urlò e si precipitò su di lui. "Oddio! Stai bene…?"
Lui fissò davanti a sé stordito poi la guardò per un istante senza capire bene cosa fosse successo. Era stato preso alla sprovvista.
"Niente di grave…" scosse la testa per riprendere il controllo e le sorrise per tranquillizzarla.
Jessie istintivamente contraccambiò.
Lui si rialzò e si rivolse a Kyle che troneggiava davanti a lui con l'atteggiamento da cavaliere dell'apocalisse.
"Sei impazzito?" alzando la voce.
"Ho solo iniziato con te…" e gli sorrise in modo diabolico.
"Jessie allontanati da qui, vai vicino a Nichelle per favore…"
"Ma io…" balbettò lei.
"Fai come ti ho detto per piacere " le sussurrò senza smettere di fissare Kyle davanti a sé.
Jessie allora si allontanò.
Mentre Lij si asciugò il sangue con il dorso della mano. "Allora la vuoi piantare?" si rese conto che faticava a mantenere la calma. Quel tizio si meritava davvero una bella lezione. Ma lui odiava venire alle mani. Aveva sempre pensato che fosse un modo davvero stupido di risolvere i problemi. Ma con Kyle sembrava inutile parlare. Era carico come una bomba ad orologeria.
"Non mi venire a dire quello che devo fare sai? Non reagisci… devo pensare che sei un codardo?"
"Sei solo tu che sei un manesco e pure ubriaco…" gli rispose con voce ferma.
"Ah ma davvero sentitelo il signor perfettino! Non si sporca le mani lui, eh? Bene, vediamo se così reagisci!"
Lij lo guardò perplesso. Cosa intendeva dire?
Kyle si mosse fulmineo dalla terrazza in direzione di Nichelle. Ma non era lei che aveva puntato.
Klaudia era rimasta paralizzata di fronte a quella scena e non riuscì a capire in tempo quello che stava per succedere. Sentì solo una mano che l'afferrava per il braccio e due labbra roventi che si posavano violentemente sulle sue.
Per una frazione di secondo Lij non capì più nulla. Non si rese neanche conto di come fu che si ritrovò addosso a Kyle mollandogli un pugno in pieno stomaco.
"Toglile subito le mani di dosso!" urlò accecato dall'ira.
L'altro si piegò per il colpo ricevuto e per un istante sembrò che l'aria si fermasse intorno a loro.
Nessuno si mosse. Né si udì alcuno dei presenti fiatare.
Klaudia era impietrita e dietro di lei immobile stava una stupita Jessie. Mentre una ancora più sconcertata Nichelle aveva perso la parola. Stava cercando di far ragionare il suo cervello più velocemente che poteva, ma non riusciva ad approdare da nessuna parte. La situazione era troppo paradossale.
Di nuovo quello sguardo da pazzo. Lij aveva perso le staffe proprio nell'istante in cui Kyle si era buttato addosso a Klaudia.
C'era qualcosa che non quadrava affatto in quella storia.

Lij era rimasto a guardarlo stavolta lui dall'alto in basso.
"Allora ce le hai le palle! Bravo barista…te la cavi" gli rispose con voce rotta Kyle.
Lij fumava letteralmente, mentre teneva il pugno chiuso alzato sopra la propria testa.
Poi improvvisamente si rese conto di aver esagerato. Chiuse un istante gli occhi e prendendo una boccata di ossigeno abbassò il braccio. Si voltò in direzione di Klaudia.
Lei lo fissava con uno sguardo sconvolto.
Capì di aver avuto la stessa identica reazione di tanti anni prima quando un suo amico aveva tentato di baciare la sua ragazza di allora… proprio lui che non era un tipo che veniva alle mani se non per strettissima necessità.
Ma non poté fermarsi a riflettere sulle conseguenze del proprio gesto che Kyle, ripresosi dal colpo subito gli si gettò addosso.
Roger, dopo aver lasciato Jessie, aveva pensato di andare a parlare con Kevin McBride, ma non era riuscito a vederlo, in mezzo alla folla della sala.
E proprio in quel momento accadde qualcosa che cambiò completamente i suoi piani per la serata. Kyle e Lij avevano cominciato a litigare, e ad un certo punto si erano presi a pugni!
Senza neanche pensarci, Roger si avvicinò ai due galletti da combattimento.
Jake stava ancora parlando con Li quando si accorse che i due ragazzi si stavano picchiando e nessuno aveva ancora fatto nulla per fermarli. Lasciò la sua amica e accorse nel punto della rissa. Si intromise tra di loro e disse: "Ragazzi basta. State calmi... ma che vi prende?" e nel frattempo aveva
allungato le braccia cercando di tenerli lontani l'uno dall'altro.
Roger intervenne in quel momento: afferrò Kyle per le braccia, esclamando: "Insomma! Che state combinando, voi due?! Questo non è un ring!"
"Lasciatemi stare!!... è una questione personale." esclamò il ragazzo tentando di gettarsi nuovamente su Lij, ma Jake gli si mise davanti.
"No, ragazzo. Non è una questione personale. Non ti sei accorto che vi stanno guardando tutti. Ora basta." disse Jake.
Kyle tentò di piacchiare anche Jake ma Roger lo tenne fermo. "Kyle!!! Cerca di ragionare!!!...." gli disse.
Nel frattempo, gli amici di Kevin stavano guardando la scena schifati... Uno di loro prese in mano il cellulare e digitò un numero...


Harriet e Virgie erano ancora sedute al loro tavolo, per lo più sgranocchiando stuzzichini e bevendo sorsi di aperitivi, ma soprattutto commentando ciò che avevano visto.
Prima l'apparizione della signora Thorpe, che le aveva lasciate un po' di stucco, per la strana maniera di comportarsi con il marito. Sembrava gelosa, ma qualcosa non era chiaro per nessuna delle due.
Virgie aveva già esposto i suoi commenti in poche parole sulla figura di Amanda senza lasciare fuori nulla, le sue parole non erano state certo benevole, anzi...
Qualunque cosa di male avesse fatto Mr. Thorpe, il matrimonio con quella vacca di donna là lo ammetteva in paradiso, secondo i suoi parametri, e non solo: se.. buon sangue non mente.... Decisamente sapeva chi era, e conosceva pure un po' della sua storia, tanto per dirne una sola, nessuno sapeva con chi era stata concepita sua figlia, magari non lo sapeva neppure lei.
La figlia era la giovane Jen, che Harriet aveva intravisto qualche volta nei primi tempi in cui abitava alla villa.
"Esattamente -replicò Virgie- una fotocopia della madre, forse in peggio, bene che non ci sia."
Pure Harriet pensava: si domandava se la sua presenza nella villa sarebbe stata ancora gradita, o meglio accettata dalla moglie di Roger.
Boh.... poco male se la signora dall'Austria appare di colpo ad Aurora, il padrone ne sarà stato avvisato prima, quindi perché non avvertire pure lei se la cosa non era più gradita? Boh..... in fondo l'aveva assunta lui, e se la moglie non gradiva, pazienza.
Anticipando il suo pensiero Virgie tuonò: "Stasera vieni a casa mia!" Ma dopo aver ancora riflettuto, Harriet decise che lei la mattina dopo sarebbe stata al suo posto, come una normale governante.
"Lo deve spiegare lui, se non sono gradita" esclamò.
"Ma proprio stasera doveva arrivare quella specie di moglie vagante, brutta razza" -disse Virgie e poi aggiunse allungando il collo più che poteva: "È la serata delle sorprese... Guarda quella bella ragazza dagli occhi azzurri incredibili che si trascina quell'ometto."
"Quale ragazza -disse Harriet- mettiti gli occhiali, cara, per favore.."
"Mettili tu, io li ho già... e guarda là, la bella bruna -secondo te è un azzurro normale?"
"A proposito, è insieme all'amico avvocato di Mr. Roger, bella donna, un po' giovane per lui e che bei rubini!!! Un tantino volgare, mi pare....... ma niente di strano, anche lui è un inguaribile donnaiolo.."
"Harriet!!!! Guardala meglio, l'hai mai vista qua? Guardale la faccia..."
"No, mai vista, -chiese Harriet- dovrei?"
"Uhhhhhhhhhhffffffff!" sbottò Virgie, "ancora non mi vuoi capire, potessi scattare una foto ora, a casa capiresti cosa voglio dire."
Harriet scosse la testa. "Ok, guardala bene, ora vengono verso di noi, vuoi conoscere l'avvocato amico di Roger?…"
"Ufffff........ uno che va in giro con una così deve costare una bella cifra...s arà mica sua moglie, per caso?"
"Ma dai, Virgie! Quelli sono sposati come noi due!!" Scoppiarono entrambe a ridere.
Proprio in quell'istante, Leo la riconobbe. "Oh, Mrs. Harriet... È un piacere vederla qui. Le presento la signora Mabel Grahn."
"Mia cugina Virginie Lovely, avvocato......"
Intanto Virgie non toglieva gli occhi dalla faccia della donna, sempre più sicura di aver visto giusto.
I due poi si allontanarono, ed Harriet chiese alla cugina se avesse visto un fantasma........

Il Direttore del Country Club era andato a chiamarli personalmente, mentre lui e Katherine stavano bevendo delle bibite analcoliche (mai bere in servizio!...).
Da quanto avevano capito, perché loro in quel momento si trovavano dall'altra parte della sala, era scoppiata una piccola rissa tra due ospiti del Club.
Kathie e Mick si scambiarono uno sguardo. Avevano sperato che la serata scorresse liscia, e che non fosse necessario un loro intervento.
Ma non potevano fare altro che il loro dovere.
Si fecero largo tra la gente e raggiunsero il gruppetto con i due litiganti. Le cose sembravano più tranquille.
Ma il Direttore era stato esplicito. Aveva deciso di sporgere denuncia contro i due ragazzi.
"Polizia!" disse Michael mostrando il proprio distintivo, mentre anche Katherine faceva lo stesso.
"Cosa è successo?" Michael si era rivolto ai due uomini che erano intervenuti per dividere i ragazzi che si erano picchiati.
Roger, sempre tenendo stretto Kyle, cercò di minimizzare. "Ma.... Niente, davvero. Questi due giovanotti hanno avuto uno scambio di idee... con un eccesso di vivacità. Ma ora è tutto sotto controllo."
"Così sembra," disse Kathie. "Ma purtroppo il Direttore del Country Club ha intenzione di sporgere denuncia. Siamo spiacenti. Dobbiamo portare i due ragazzi alla Centrale di Polizia. Questa è la prassi."
Michael prese Elijah per un braccio, togliendolo alla stretta protettiva di Jake Barnes. "Vieni con noi, ragazzo!" disse.
Katherine si volse verso Kyle, e gli posò una mano su una spalla. "Anche tu devi seguirci."
Roger non poté trattenere una smorfia di disappunto. "Non vorrete arrestarli?!..." chiese.
"No, certo! Non sono ancora in stato di arresto, a meno che non facciano resistenza." disse Michael.
"Come ho già detto prima," aggiunse Katherine "li portiamo alla Centrale solo per accertamenti. Ma tutto dipenderà dal loro comportamento e da cosa deciderà il Giudice, vista la denuncia del Direttore del Country Club."
"Forse è il caso che cerchiate un avvocato......" disse ancora Michael ai due ragazzi.


FINE NONA PUNTATA