![]() |
||
|
DECIMA
PUNTATA
|
||
|
Il
taccuino di Gabrielle era pieno di appunti. Quella serata al Country
Club si era rivelata un vero cofano dei tesori. Altro che pietre preziose,
oro e perle!!! |
||
![]() |
||
|
Roger
osservò mentre i due poliziotti portavano via Kyle e Lij. |
||
![]() |
||
|
Jessie
era ancora sconvolta per quanto era appena successo ma non gli impedì
di vedere Roger che stava per andarsene... Subito, decise di raggiungerlo...
Perché? Nemmeno lei lo sapeva ma sentiva il bisogno di parlargli...
Lo raggiunse e lo chiamò: "Roger, un momento. Per favore..." |
||
![]() |
||
|
Profumo
di guai nell'aria!... |
||
![]() |
||
|
"Allora
Virgie che hai? Questo fantasma?" chiese Harriet. |
||
![]() |
||
|
Era successo
tutto troppo in fretta perché potesse capirci qualcosa. |
||
![]() |
||
|
|
||
![]() |
||
|
Roger
aveva raggiunto il parcheggio del Country Club e si era fatto ridare
le chiavi dal giovane che sorvegliava le auto degli ospiti della festa. |
||
![]() |
||
|
Jessie
aveva un'aria triste e sconsolata. Da quando Roger era andato via, lei
non si era spostata di un centimetro e continuava a fissare l'uscita
dell'Aurora Country Club. La domanda che Roger le aveva fatto, le pesava
come un macigno sopra la testa e non riusciva a darsi una risposta.
"Per CHI dei due sei veramente preoccupata?... Per Elijah?! Oppure per il TUO Kyle?..." Lei non era pronta per rispondere... Alcune persone stavano uscendo dalla sala ma anche se passavano vicino alla ragazza, nessuno ci faceva caso... Solo Nichelle si avvicinò a Jessie e disse: "Quello che è appena successo ti dovrebbe far capire che è meglio se te ne stai al tuo posto! Non hai combinato abbastanza guai?" Le due ragazze si guardarono per un istante negli occhi senza dire nulla, poi Nichelle se ne andò lanciando come saluto un sorriso trionfante a Jessie. Lei iniziò a girare per la sala e adesso non erano solo la domanda di Roger a tormentarla ma anche le parole di Nichelle. "Quello che è appena successo ti dovrebbe far capire che è meglio se te ne stai al tuo posto! Non hai combinato abbastanza guai?" Aveva ragione lei... Era per colpa sua se Lij era stato preso a pugni da Kyle... Cosa fare allora? Sicuramente Lij era arrabbiato con lei e non avrebbe più voluto parlarle, e Kyle... Lei non voleva più vederlo... Ma che fare allora? Lei lavorava al Lighthouse con Lij e loro due non potevano non vedersi a meno che... Sì, quella era l'unica soluzione da prendere... In fondo anche Roger l'aveva trattata con durezza anche se dopo aveva cercato di rimediare... Ma lei lo aveva capito, anche lui le dava la colpa della rissa e lei non poteva continuare a lavorare nel suo locale... In questo modo avrebbe anche tenuto Kyle lontano da Lij e non avrebbe più avuto nessun motivo per picchiarlo di nuovo. "Sì Jessie... è l'unica soluzione." L'unica cosa era trovare subito un altro lavoro "Già, ma dove??" si domandò e proprio in quel momento vide Joanne Allard, proprietaria del Rebellion's House. I suoi occhi si illuminarono di speranza...!!!! Se Joanne l'avesse assunta come cameriera lei avrebbe potuto riavvicinarsi a Roger più sicura. Avrebbe chiesto scusa a Lij, e dopo avrebbe rinunciato alla loro amicizia, per non creargli altri problemi... Inoltre avrebbe iniziato il suo nuovo lavoro... Almeno, era questo ciò che sperava...!!!! |
||
![]() |
||
|
Jake
stava ripensando a quello che era successo... Non sapeva se andare anche
lui alla Centrale oppure se rimanere qui alla festa... Stava pensando
a questo quando si sentì chiamare...
"Jake...?" Si voltò e si trovò di fronte Klaudia...: "Scusami se ti ho lasciata sola così a lungo... non succederà di nuovo" Lei scosse leggermente il capo sorridendo. Si scusava per qualcosa di cui non aveva colpa. Era un vero gentiluomo. "Non preoccuparti... a dire la verità sono venuta a dirti che torno a casa..." A Jake bastò guardarla negli occhi per capire quanto era scossa e quindi decise di rispettare la sua decisione anche se un po' gli dispiaceva non poterla conoscere meglio, ma era sicuro che ci sarebbero state altre occasioni. "Va bene, Klaudia. È stato un piacere conoscerti di persona. Spero di poterti rivedere." "Mi continui a lusingare, il piacere è stato mio... grazie per l'ingresso clandestino e sono certa che ci rivedremo" Allungò la mano davanti a sé versodi lui. Jake prese la mano della ragazza e la baciò sul dorso... e poi disse: "Ora ti lascio andare... Alla prossima" disse facendogli l'occhiolino. Le venne istintivo fare un sospiro. Che gesto carino! "Allora al prossimo incontro e spero sia meno movimentato..." Si girò sui tacchi e si avviò verso l'uscita con passo elegante. Ma prima di sparire dietro il portone si voltò ancora una volta e alzò il braccio in un ultimo cenno di saluto. Jake continuò a guardarla fino a quando non scomparve completamente... In quel momento sapeva cosa fare... Sarebbe andato a cercare Jessie per vedere come stava... Non sapeva cosa era successo ma da come guardava la scena, aveva capito che lei poteva entrarci!!! |
||
![]() |
||
|
Dopo
aver lasciato Mabel al bagno delle signore, Harriet tornò al
tavolo come un gatto che ha appena preso un topo.
"Cara mia, anche stavolta avevi ragione... Ci ho messo un po' a capirlo!!!!" disse a Virgie. Mabel
era tornata in sala. La piccola orchestra aveva ripreso a suonare,
ancora qualche motivo jazz alternato a brani recentissimi, riscuotendo
molto successo tra i presenti, che, dimenticato il trambusto causato
dalla rissa e dal conseguente intervento della Polizia, avevano iniziato
a ballare. Poi i camerieri presero a servire la cena, con un ritardo
spaventoso, secondo i gusti di Mabel. |
||
![]() |
||
|
La
serata procedeva bene e l'umore di Tony era migliorato
grazie
anche ad Alicia. |
||
![]() |
||
|
Mentre
Roger guidava, senza parlare, anche Leo era rimasto in silenzio, così
che nell'auto regnava una strana atmosfera. |
||
![]() |
||
|
Nigel
osservava Joanne, seduta davanti a lui. I camerieri avevano appena
servito l'antipasto, crostini di salmone e pomodori, e Li Wei li aveva
raggiunti al tavolo. Ma lui stava cercando un argomento di conversazione
che non fosse la solita sfilza di complimenti sperticati. «Ah!
Fantastico!...» pensò. «La ragazza più bella
che io abbia mai visto è seduta al mio tavolo e la sola cosa
che riesco a fare è ....restare in silenzio?!» |
||
![]() |
||
|
Appena entrati nella Centrale di Polizia, Roger e Leo si rivolsero ad un Agente, chiedendo di parlare con l'Ispettore Capo, in servizio in quel momento. L'agente li condusse in un ufficio, dove c'era un uomo sulla quarantina, capelli rossi. "Sono l'Ispettore Carter. Quindi, voi siete qui per la rissa al Country Club?...." Roger fece un cenno affermativo. "Mi chiamo Roger Thorpe, e questo è il mio avvocato, il signor Flynn. Vorremmo vedere i due ragazzi se possibile..." L'Ispettore rimase in silenzio per un paio di secondi poi disse: "Seguitemi..." |
||
![]() |
||
|
L'Ispettore
Carter precedette Roger e Leo lungo un piccolo corridoio e poi aprì
la porta di una stanza. Dentro, seduto dietro un tavolo, e sorvegliato
da Michael, c'era Elijah.
"Ecco il suo turbolento soggetto, signor Thorpe. È questo il ragazzo che lavora per lei?" chiese l'Ispettore. Roger guardò Elijah in viso. "Sì, è lui. Ma... non lo definirei turbolento." "È stato coinvolto in una rissa, e c'è la denuncia del Direttore del Country Club." Leo si intromise. "Ma non è stata una rissa... Non esageriamo. I due ragazzi hanno solo avuto uno scambio di idee un po' vivaci." L'Ispettore guardò Leo in tralice. Avvocati!... Avrebbero definito la Rivoluzione del 1775 come un semplice pic-nic!!!... "Io devo fare il mio lavoro..." disse soltanto. Elijah fissava il tale che stava tentando di difenderlo. Non lo aveva mai visto prima, probabilmente era un amico di Thorpe. Poi ripensò alle parole dell'uomo che lo aveva portato lì. "Io turbolento? Figuriamoci..." "Scusate se mi intrometto ma non ho iniziato io, sono stato provocato " disse seccato guardando fisso a terra. Leo annuì. Ma uno sguardo di Roger gli fece capire che doveva muoversi con cautela. Roger voleva tirare fuori dai guai *entrambi* i ragazzi. Fece un respiro e disse rivolto a Elijah: "Mi chiamo Leo Flynn, sono l'avvocato del signor Thorpe. Immagino che tu e il tuo amico abbiate avuto una piccola discussione... ma poiché non è successo nulla di grave, sono certo che riusciremo a mettere a posto la faccenda." "Certo," intervenne Roger. "Il Country Club non ha riportato alcun danno. Parlerò io con il Direttore. E posso garantire per entrambi i ragazzi." Ma l'Ispettore non era dello stesso avviso. "Mi dispiace, ma fino a domani mattina, quando arriverà il Giudice, non posso fare altro che trattenere qui alla Centrale sia il signor Wood che il signor McBride!.." Elijah alzò improvvisamente il viso. Si voltò di scatto e guardò l'ispettore con un'espressione tiratissima. "Cooome? Ma questa è una cosa davvero assurda! Quel matto mi vuole ammazzare e voi dite che mi dovete trattenere alla centrale? Io non ho fatto nulla!" Leo si fece avanti prontamente. "Calmati, ragazzo. Questa è la prassi. Il Giudice deve valutare il caso perché c'è la denuncia del Direttore del Country Club." Lij ridacchiò. "Prassi un accidente! Non vedo perché devo restare qui per colpa di un altro, ho tentato in tutti i modi di calmarlo e lui mi ha aggredito alle spalle!" Fece una pausa "Momenti ci rimetto pure il setto nasale....!" "Ci sono testimoni?" chiese l'Ispettore. Michael disse: "Quando io e il detective Chandler siamo intervenuti, i due ragazzi erano già stati fermati. Era intervenuto il signor Thorpe, insieme ad un altro uomo... Ma naturalmente c'era anche molta altra gente." "Già... praticamente tutti... giornali compresi, finirò in prima pagina! Se lo viene a sapere mia madre le viene un colpo..." pensò Lij sconsolato. Scosse la testa e per un istante rivide Kyle che baciava Klaudia. Trattenne un moto di rabbia. Non era il momento opportuno aveva già abbastanza problemi. Proprio in quel momento, un agente in divisa bussò alla porta. "Chiedo scusa," disse guardando l'Ispettore. "C'è una donna che vuole parlare con lei. Per la rissa..." "Donna? Chi può essere... Nichelle forse ..oppure Klaudia..." Lij trattenne per un momento il fiato. |
||
![]() |
||
|
"E adesso che si fa?" chiese Leo a Roger. Lui rimase per un po' pensieroso. "Vorrei parlare con Kyle." "Immagino che anche lui avrà un diavolo per capello!.." Roger scosse la testa. "Conosco bene Kyle. Fa un po' il duro, ma in fondo è un bravo ragazzo. Sono sicuro che se ha fatto quello che ha fatto, aveva delle ragioni. Magari sbagliate, ma delle ragioni." Leo fissò Roger sorpreso. Sembrava che tra Kyle e Roger ci fosse un legame che non riusciva a capire. "Io sono qui per aiutarti. Dimmi solo cosa devo fare." "Cerchiamo di parlare con lui..." disse Roger. |
||
![]() |
||
|
Carter fece una smorfia che la diceva lunga su quanto fosse stufo di tutta quella faccenda. Neanche si trattasse di pericolosi terroristi. Aveva capito benissimo che erano solo due ragazzi che si erano presi a botte per questioni personali. Si grattò la testa. "Falla entrare!" disse. Ma sì! Trasformiamo la Centrale di Polizia in un circo!... Nichelle entrò nella stanza, il suo sguardo corse velocemente intorno soffermandosi per qualche istante su Roger e poi su Elijah. "Tesoro!..." E gli si avvicinò. "E lei chi è, signorina?" chiese l'Ispettore. Lij sollevò un sopracciglio. "Mi chiamo Nichelle Jefferson. Sono un'amica di Lij... di Elijah Wood.." Guardò il poliziotto negli occhi. "Voglio sapere cosa sta succedendo, e perché Lij è stato portato qui. Lui non ha fatto nulla!!... Roger... diglielo anche tu!" "Ah, voi due vi conoscete?" Carter spostò il suo sguardo su Thorpe. "La signorina Jefferson lavora per me. Anche lei, come il signor Wood, lavorano nel mio pub, il Lighthouse." Lij annuì con un impercettibile cenno del capo. "Lei era presente, al Country Club, questa sera?" chiese Carter a Nichelle. "Sì, certo che ero presente. E ho visto ogni cosa! Lij non ha fatto niente. Dovete lasciarlo andare!!" Incrociò le braccia, con aria di sfida. "È stato quell'altro... Kyle! Era ubriaco!..." Lij prese un lungo respiro. "Oh finalmente qualcuno che capisce!" e le sorrise. "Mhmm... Capisco..." disse Carter. Guardò Michael e scosse la testa. Possibile che queste cose capitassero sempre durante il suo turno? Tutte le peggiori gatte da pelare finivano a lui!... Sospirò. "Comunque, mi dispiace. Come ho già detto al signor Thorpe e all'avvocato Flynn, non possiamo fare altro che aspettare cosa deciderà il Giudice, domani mattina. Per questa notte, lei, signor Wood, dovrà rassegnarsi a restare ospite dello Stato!" Lij roteò gli occhi in alto. Sbuffò. "Bene... lo dicevo io che sarebbe stata una serata interessante..." pensò. "Oh perfetto! Mi mancava che mi si segnalasse all'autorità per qualcosa che non ho fatto ma addirittura vincere un soggiorno da voi proprio non me lo sarei mai aspettato..." disse con tono ironico. "Davvero fantastico! Credo che mi dovrete arrestare quando uscirò di qui perché io a quello lo ammazzo!" rifletté. Poi sospirò e fissò prima Nichelle e poi Thorpe sperando che uno di loro riuscisse a fare qualcosa per tirarlo fuori da quel pasticcio in cui era finito suo malgrado. Leo fece un ultimo tentativo. "Ma insomma, Capo!... Lo sa anche lei che in genere per queste cose non si arriva mai all'arresto!" "Non dipende da me! Non posso fare niente senza aver prima avuto ordini dal Giudice. Mi dispiace. Adesso, è meglio che andiate via. Fino a domattina non si può fare altro!..." disse Carter allargando le braccia. Nichelle protestò: "Ma come??? Lij deve restare qui?!... In prigione???" Roger la prese per un braccio. "Non peggiorare la situazione. A meno che tu non voglia finire in una cella a fianco a quella di Lij." "Meglio nella stessa..." pensò il neo detenuto con un accenno di sorriso. Nichelle guardò il ragazzo per un secondo, quasi valutando la possibilità. Avrebbe potuto essere divertente. E avrebbe potuto fare compagnia a Lij, che sembrava quasi sul punto di esplodere... Poi Elijah la guardò. Non era giusto che rischiasse così per lui. Provò per un istante un sincero moto di gratitudine per la sua amica. Era stata davvero carina a venire lì per lui. "Nichelle, signor Thorpe e Voi avvocato... credo di aver capito che non si possa fare nulla per stasera, cercherò di gustarmi questo imprevisto come meglio posso e spero che domani la situazione si risolva, perché come tutti voi sapete io non c'entro assolutamente nulla." Roger annuì a Elijah. Era davvero un ragazzo in gamba. Stava cercando di mostrarsi forte. Però era sicuro che non doveva essere facile per lui. "Stai tranquillo, Elijah. Ti prometto che domani mattina sarai fuori di qui!" disse seriamente. Fissò Thorpe. Lo aveva creduto molto più duro. E invece era lì deciso a dargli una mano. Ovviamente lo faceva anche per il buon nome del proprio locale, però in ogni caso lo stava aiutando e questo contava. "Allora non sei così terribile come sembri..." pensò. E per un momento avvertì quasi un comportamento paterno da parte sua. Allora l'unica cosa che fece fu sorridergli in modo schietto e sincero e lo sguardo che gli lanciò fu più eloquente di mille parole. Poi si voltò verso Nichelle. "Ci vediamo presto..." e le fece l'occhiolino. |
||
![]() |
||
|
Nichelle uscì dalla Centrale di Polizia con l'animo diviso tra
furia e dolore. Gli occhi lucidi.
Povero Lij!.... Avrebbe dovuto passare la notte in carcere!!! E tutto per colpa di Kyle e di Jessie!!!... Malcom vide Nichelle uscire dalla Centrale di Polizia. L'aveva già notata al Country Club, una bella figliola come quella non passa inosservata. Le si avvicinò e con un sorriso che lui intendeva affascinante, le chiese: "Mi scusi, signorina... Lei era all'Aurora Country Club, questa sera, vero?..." Nichelle lo fissò come se fosse una rara specie di ragno velenoso. "E lei chi sarebbe?..." "Mi chiamo Malcom Riggs. Sono un cronista del Midwest Gazette... Potrei fare due chiacchere con lei, a proposito di quello che è successo stasera?..." Un giornalista!... Nichelle trattenne una espressione di stizza. Non amava molto i giornalisti. "Pensavo che lei potesse aiutarmi... Raccontandomi la sua testimonianza!..." stava dicendo ancora Malcom. Lo sguardo di Nichelle si illuminò. Ma certo!... Quella poteva essere un'occasione per dire come erano andate le cose e spiegare che Lij era innocente!!! |
||
![]() |
||
|
Inutile.
Quella notte l'avrebbe passata in bianco. Non c'era verso. Continuava
rigirarsi nel letto. Aveva ancora in mente quegli occhi. Occhi così
rimpianti in tutti quegli anni. Che l'avevano accarezzata come se
fosse stata la cosa più preziosa al mondo e che ora invece
la guardavano gelidi, simili a schegge di un cielo in tempesta, saettando
odio. E forse era davvero quello che lui provava e che lei, in fondo,
si meritava. Era convinta di avere letto disprezzo in quello sguardo.
|
||
![]() |
||
|
Il giorno in cui Lij era entrato nell'agenzia. Lei stava conversando
con la sua amica Mary, e improvvisamente la sua attenzione era stata
calamitata da un ragazzo che era appena
entrato. Capelli scuri e indosso un paio di occhiali neri. Aveva l'aria un po' smarrita e si era guardato intorno nel tentativo di capire a chi rivolgersi. Allora lei, senza capire perché, visto che era solita non filarsi nessuno, "Miss Ice", si era alzata e gli si era avvicinata. "Hai bisogno di aiuto?" Lij l'aveva guardata un attimo perplesso, poi si era tolto gli occhiali da sole e Klaudia era rimasta per un istante senza fiato. Aveva gli occhi più belli che avesse mai visto. Grandi e di un blu così intenso che mettevano soggezione. "Veramente... cercavo il direttore Spencer, avevamo un appuntamento." Lo aveva fissato un attimo imbambolata ma poi ripreso il controllo sui propri pensieri, l'aveva condotto nello studio del direttore dell'agenzia. Lui l'aveva ringraziata regalandole il primo sorriso della loro storia e aveva chiuso la porta dietro di sé. "Ma chi era?" le aveva domandato l'amica avvicinandosi. Klaudia aveva scosso la testa "Non so... ha detto solo che cercava il direttore" con un filo di voce e lo sguardo assente. "Sbaglio o mi è parso di vedere che era decisamente carino?" "Non sbagli. Ma credo sia poco più che adolescente. Aveva un'espressione così candida, quasi intimidita" Mary l'aveva fissata incuriosita "Mhh... certo, un ragazzino, ma che vedo ti ha mandata in tilt o sbaglio?" Lei l'aveva guardata stizzita "Che dici? Non dimenticarti che sono fidanzata! E amo Sean!" "Va bene, ok come dici tu..."E si era messa a ridere in quel modo stridulo che Klaudia non sopportava. |
||
![]() |
||
|
Ora
davanti agli occhi aveva quell'immagine. Un Elijah 16enne, con i capelli
che gli arrivavano quasi alle spalle, e quell'espressione da cucciolo
smarrito che gli conferiva un certo fascino in contrasto con una bellezza
piuttosto evidente. Con quella T-shirt bianca con sopra disegnata un'aquila
e i jeans blu un po' scoloriti. E quello sguardo meravigliosamente blu.
Il caso aveva voluto che il suo primo servizio fotografico l'avesse fatto proprio con lei e Klaudia si era accorta che nonostante fosse molto giovane, era piuttosto sveglio ed acuto. Un ragazzo molto intelligente e sensibile. Si erano trovati subito in sintonia, anche se lei aveva 6 anni più di lui. Perché Elijah si era mostrato molto maturo e responsabile. E incredibilmente dolce. In quel momento si stava chiedendo quand'era stato che si era innamorata di lui. Probabilmente da subito. Tempo dopo, mentre stavano passeggiando per il centro mano nella mano, lui le aveva confessato che era rimasto colpito subito da lei. D'altronde non era difficile. Con quegli occhi azzurro chiaro, il fisico statuario e una bocca da baciare. Klaudia aveva sorriso compiaciuta. Camminavano tranquilli durante una giornata di primavera e forse agli occhi degli altri lui, nonostante fosse più alto di lei, appariva più piccolo della sua seppur giovane età. La gente in effetti li guardava strano. Ma a lei non importava. Allora non se ne era resa conto ma era innamorata persa di quel ragazzino. E lui la guardava con infinita tenerezza facendola sentire una bambina alla prima cotta. Facendole dimenticare che era fidanzata da due anni e quasi in procinto di sposarsi. Ma questo ovviamente a lui non lo aveva detto. Il fatto era che quando gli era accanto non riusciva più a ragionare. La passione con cui lui viveva, la sincerità del suo sguardo. La dolcezza delle sue labbra. Al diavolo il resto del mondo! Solo loro due contavano. |
||
![]() |
||
|
Quella sera il volto della luna era oscurato dalle nuvole. Guardando la sveglia vide che erano ormai le tre di notte. Si voltò su un fianco, voleva riposare, anche se con quell'ansia addosso non era per niente facile. Era preoccupata. Poi quella storia della rissa aveva aggiunto ulteriori emozioni ad una serata che ne era già stata piena. Sperò che Nichelle fosse riuscita a fare qualcosa. Perché lui non ne aveva colpa di quello che era successo. Non era colpevole di nulla. Neanche di quello che era successo tra di loro. Era lei l'unica responsabile. Come al solito. E lui in qualche modo finiva nei guai sempre per colpa sua. Ricordò il giorno in cui Dylan, uno dei più cari amici di Lij, era andato da lei e l'aveva trattata molto duramente accusandola di essere crudele e bugiarda. Sorrise amaramente. Era una bugiarda. Vero. Voleva ricominciare daccapo ed ecco che la vita tornava a chiederle il saldo delle proprie menzogne. Era ora di pagare e forse dopo questa catarsi tutto avrebbe finalmente cominciato ad andare per il verso giusto. Era una possibilità. In ogni caso era proprio assurdo. Il destino pareva prendersi gioco di lei. Cambiava città e si ritrovava nella stessa della sua amica Nichelle che guarda caso in quel periodo stava frequentando proprio Elijah. Il suo Elijah. Che tipo di rapporto c'era tra loro? La logica gli suggerì che forse stavano insieme o qualcosa di simile a giudicare dalla loro confidenza. Quella constatazione le fece improvvisamente provare una fitta di gelosia. Anche se non poteva assolutamente permetterselo. Quel sorriso cattivo sulle sue labbra era così diverso da come se lo ricordava. In effetti sembrava quasi un'altra persona. Dov'era finita la sua dolcezza? Un tempo era molto più riservato e meno spavaldo. E fumava. Da quando? Con lei non lo aveva mai fatto. Quella sera era stato freddo come il ghiaccio. Aveva evitato il contatto con la sua mano quando lei gliela aveva data. Offendendola. Facendola sentire colpevole. Aveva fatto finta di non conoscerla. L'aveva guardata con disprezzo. Poi però dal gelo aveva tirato fuori il fuoco quando l'aveva difesa da quel Kyle. Un controsenso. Lui che era sempre stato limpido come l'acqua ora era diventato una nebulosa di sentimenti contrastanti. Era forse lei l'artefice di quel cambiamento? Probabilmente sì. "Basta se continuo così domani starò a pezzi, e mio padre capirà che c'è qualcosa che non va, e in questo momento non posso dargli altre preoccupazioni. Proprio non posso" mormorò tra sé e sé. Frugò nei propri pensieri nel tentativo di richiamare alla mente qualcosa di piacevole che l'aiutasse a dormire. Poi lo trovò. O meglio fu quel ricordo che si insinuò a forza nel suo cuore. Lentamente la condusse in un sonno profondo. |
||
![]() |
||
|
Frugò nei propri pensieri nel tentativo di richiamare alla mente
qualcosa di piacevole che l'aiutasse a dormire.
Poi lo trovò. O meglio fu quel ricordo che si insinuò a forza nel suo cuore. Lentamente la condusse in un sonno profondo Era il
28 Gennaio. Il suo compleanno. Elijah aveva detto di no ai genitori
che volevano organizzargli una festa ed era partito con Klaudia verso
la campagna, lasciando la madre un po' delusa e vagamente preoccupata.
|
||
![]() |
||
|
Verso
le sei erano di nuovo sotto casa di lei e lui si apprestava ad andarsene
quando Klaudia l'aveva trattenuto.
"Ti va di salire da me? I miei genitori sono fuori per il fine settimana. Posso offrirti da bere qualcosa di caldo, che so un tè la temperatura è scesa così bruscamente...." Lij aveva abbozzato un sorriso accettando la palese scusa di lei. L'appartamento era molto grande. Arredato in modo semplice ma raffinato. Nel salone troneggiava un meraviglioso pianoforte a coda. Istintivamente si era seduto davanti allo strumento e le sue dita avevano iniziato a scivolare sui tasti, leggere ed eleganti. Klaudia si era limitata a guardarlo stupita. "Non sapevo sapessi suonare così bene." Elijah aveva sorriso continuando a tenere lo sguardo concentrato sulla tastiera. "Già quando ero piccolo ero considerato un giovane talento, ora invece sono solo uno abbastanza bravo." "Molto bravo direi!" Aveva suonato un po' e lei lo aveva ascoltato rapita da quella melodia, con gli occhi chiusi, seduta e con la testa appoggiata allo schienale della poltrona. Poi lui si era fermato. "Allora? Ci facciamo o no questo tè ?" A malincuore era uscita da quello stato di beatitudine e si era avviata in cucina. Dopo il tè, gustato con biscotti fatti in casa da sua madre, gli aveva fatto fare il giro della casa. Appena arrivati davanti alla camera di lei c'era stato un momento di imbarazzo. La sua stanza era una mansarda molto graziosa, permeata di un profumo dolce ma allo stesso tempo forte, lo stesso che emanava la sua pelle. Sul letto era buttata alla rinfusa una camicia da notte bianca con le spalline sottili, sulla specchiera era rovesciata una confezione di crema e da un pomello del comodino penzolava un perizoma. In generale la camera era un po' sottosopra. Klaudia si era messa istintivamente le mani nei capelli. "Santo cielo! Mi ero dimenticata di sistemare, che vergogna!" Ed Elijah era scoppiato in una fragorosa ristata che aveva riempito l'aria. Lei d'un tratto aveva dimenticato la baraonda della propria camera e si era voltata a guardarlo. Non lo aveva mai visto ridere in quel modo. Era così sensuale. Lui sentendosi osservato aveva smesso di ridere e l'aveva guardata a sua volta. Gli era spuntato un sorriso furbo. "Bene! Mi fa piacere constatare che sotto quell'aria da precisa sei una gran disordinata!" E le aveva puntato l'indice accusatore in viso. Ma lei per tutta risposta si era avvicinata con le labbra e gli aveva baciato la punta del dito. Lij aveva perso il sorriso che era stato sostituito da un'espressione di desiderio intenso. La stessa che leggeva negli occhi di lei. Klaudia lo sentiva scorrere nelle vene. Le si era avvicinato prendendola tra le braccia. Aveva distolto lo sguardo un secondo traendo un profondo respiro ed era tornato a specchiarsi con gli occhi in quelli di lei. "Klaudia... io devo dirti una cosa.." Lei lo aveva fissato in silenzio, sorridendo lievemente. "Cosa c'è? Che vuoi dirmi ?" Lui aveva sorriso "Io non sono mai stato con una donna" "Come?" "Hai capito. Non ho mai fatto l'amore in vita mia" Non era possibile. Un ragazzo così bello, pieno di qualità. Incontaminato. Ancora candido. Davvero incredibile. Aveva pensato che avesse avuto chissà quanti incontri con l'altro sesso, visto che ormai gli uomini era così precoci. E invece lui non aveva mai fatto l'amore con nessuna. Questo fatto che l'aveva inizialmente stupita, poi l'aveva resa felice. Molto felice. "Perché?" gli aveva istintivamente chiesto. "Non saprei forse aspettavo la persona giusta, magari sono un po' all'antica.." "Non credo, penso invece che tu sia stupendo " "No ti sbagli. Tu sei stupenda Klaudia, sei la cosa più bella che mi sia capitata finora nella vita." L'aveva abbracciata più forte e lei aveva sentito le sue mani scivolare lungo la sua schiena. Accarezzarla da sopra la soffice lana. Poi lentamente si erano insinuate sotto e risalendo le avevano sfilato il maglione lasciandola con una leggera camicia azzurra che si tendeva sui seni eretti. Si era sfilato la felpa a sua volta restando a torso nudo. Klaudia aveva scoperto che indossava le cose a pelle. Era rimasta a guardarlo affascinata. Era poco più che adolescente, un ragazzo agli occhi di tutti eppure il suo fisico era quello di un uomo. Solo l'espressione del viso e quella certa innocenza nello sguardo tradivano la sua età. Il petto ampio, le spalle forti, la carnagione chiara quasi priva di peluria. Sembrava la pelle di un bambino. Si accorse che le poche volte che lo aveva visto in quel modo era quando posavano. E non era di certo il momento adatto per perdersi dietro osservazioni troppo esplicite. Di cui si sarebbero accorti sicuramente tutti. E non poteva permetterselo. E mentre lei esplorava con lo sguardo quel corpo che desiderava così tanto, lui aveva preso a sbottonarle la camicia aprendola fino all'ultimo bottone. Aveva sentito il suo fiato caldo sul collo, la lingua scivolare furtiva e umida lungo la gola e indugiare all'attaccatura del seno. La camicia era planata lentamente a terra e la chiusura del reggiseno si era improvvisante slacciata. Lij per un momento era sembrato titubante e allora Klaudia gli aveva preso la mano e l'aveva poggiata sul proprio seno. Lui glielo aveva sfiorato delicatamente guardandola negli occhi e improvvisamente il reggiseno era caduto giù. Poi si era chinato su di lei. Le era sfuggito un gemito quando aveva sentito la sua bocca schiudersi sul suo capezzolo. E sentirlo mentre lo succhiava, mentre con l'altra mano accarezzava l'altro seno e arrivava alla spalla e riscendeva giù sul ventre. Le sue mani erano morbide e lisce, come velluto sulla pelle. Si sentiva il corpo in fiamme. Con Sean non era mai stato così. Il calore del corpo di Lij contro il proprio. Avvampava, mentre lui con naturalezza aveva aperto la lampo dei suoi jeans. Le erano scivolati lungo le gambe e istintivamente le proprie mani avevano preso ad aprire i bottoni dei pantaloni di lui con un gesto nervoso. Era in preda ad un'eccitazione che non riusciva più a contenere, mentre Lij si muoveva come se per tutta la vita non avesse fatto altro. "Sei proprio sicuro di non aver mai " gli aveva chiesto stupita. "Sicurissimo ma non capisco come mi riesca tutto così facile e naturale con te, sono confuso anch'io" con la voce che era poco più che un sussurro. |
||
![]() |
||
|
Era rimasta con solo gli slip davanti a lui, che aveva ancora indosso
i pantaloni slacciati. |
||
![]() |
||
|
La
mattina dopo si era svegliata alle prime luci dell'alba. E ancora intontita
dal sonno aveva realizzato che qualcuno dormiva appoggiato sul suo seno.
Era così bello. L'espressione del suo viso era distesa e serena.
La cingeva con le braccia quasi avesse avuto paura che scappasse durante la notte. Lei gli aveva accarezzato i capelli, con un tocco lievissimo, per paura di svegliarlo. D'altronde quella notte non avevano dormito molto. Aveva perso il conto di quante volte avevano fatto l'amore. Lij sembrava non averne mai abbastanza. E lei non si stancava mai di concederglisi, completamente persa tra le sue braccia, stordita dalle sue carezze e dai suoi baci. Mentre in quell'istante lo stava fissando sorridendo, d'improvviso aveva sentito la vibrazione del suo cellulare. Allungando un braccio ,ben attenta a non muoversi troppo per non destarlo, lo aveva preso, e guardando sul display il sorriso le era morto sulle labbra. Era Sean. Non poteva rispondere così aveva lasciato che continuasse a vibrare e poi lo aveva spento. Dopo avrebbe trovato una scusa. Non in quel momento. Ma ormai però quel nome le aveva riportato davanti agli occhi la realtà. Di lì a meno di un anno si sarebbe sposata. Avevano già iniziato con i preparativi. Cosa avrebbe dovuto fare? Non lo sapeva. Era confusa. Non si era mai sentita in quel modo. Non aveva mai fatto simili follie nella sua vita. Era dovuto succedere che arrivasse quel ragazzo con gli occhi azzurri a farle perdere il senno. Ma lei non era riuscita a rinunciarci. Non dopo tutto quello che sentiva e che era successo. Così era iniziata la sua doppia vita, fatta di menzogne. Non sapeva come era riuscita con mille scuse ad evitare di fargli incrociare i propri genitori ed amici. Davvero un gioco da funambola. Aveva camminato su un filo sottilissimo per più di un anno. Mentre la confusione aumentava in lei, e gli unici momenti in cui si sentiva al sicuro era quando era con Lij. Era diventata ancora più bella e se ne erano accorti tutti compreso Sean. I genitori erano convinti che fosse perché i mesi passavano e il matrimonio si avvicinava. Perché nonostante tutto non era riuscita a mettere un freno a quella farsa che ormai era diventata il suo rapporto con Sean. Lui era molto buono con lei, premuroso e affettuoso. Diverso da come si mostrava agli altri ai quali appariva un po' distaccato. Era dolce solo con la famiglia e con pochissime persone alle quali teneva davvero. E l'amava molto, Klaudia ne era certa. Fino a pochi mesi prima era stata convinta anche lei di amarlo. Fino al giorno in cui un 16enne titubante era entrato nell'agenzia. In quel momento era tutto diverso, eppure nulla in apparenza era cambiato agli occhi del mondo. Conosceva Sean da quando erano bambini. Erano praticamente cresciuti insieme e le loro famiglie erano sempre state convinte che avrebbero finito per stare insieme prima o poi. E in effetti un giorno era successo che lei poco più che ventenne aveva iniziato a guardarlo con occhi diversi. Era decisamente un uomo bello e affascinante. Alto con i capelli castani e gli occhi azzurri. Era stata invidiata da tutte per Sean. Lui era rinomato e amato da una buona fetta della popolazione femminile della loro città.. Peccato che il suo cuore però l'avesse rubato Klaudia. In quei mesi tutto era corso in avanti troppo in fretta e lei ne era stata travolta, trascinando con sé prima Lij e poi anche Sean. Anni di scelte sbagliate anni di confusione di nostalgia |
||
![]() |
||
|
|
||
|
FINE
DECIMA PUNTATA
|
||