DECIMA PUNTATA

Il taccuino di Gabrielle era pieno di appunti. Quella serata al Country Club si era rivelata un vero cofano dei tesori. Altro che pietre preziose, oro e perle!!!
Aveva materiale per almeno tre o quattro articoli, e già vedeva nel suo futuro una bella gratifica! Il suo capo, il direttore del Beacon News, sarebbe stato al settimo cielo.
Non solo l'intervista con Mabel Grahn, l'avvistamento di tanti personaggi famosi, il ritorno di Amanda Spaulding, e l'arrivo in città di Jake Barnes!.....
Ma persino una rissa!!!
Questa volta l'Easter Dinner si era rivelato una festa esplosiva. E non solo nel senso metaforico del termine!...

Roger osservò mentre i due poliziotti portavano via Kyle e Lij.
Scosse la testa. Era una cosa assurda! In fondo non era successo niente di grave. Forse doveva parlare con Kevin McBride, il padre di Kyle. Ma il fatto di non averlo visto accorrere subito al fianco del figlio, era un indizio che non prometteva nulla di buono.
Comunque, Elijah Wood era un suo dipendente, e gli era simpatico.
E Kyle... Beh, conosceva Kyle praticamente da quando era bambino...
Per questo motivo si sentiva in dovere di fare qualcosa. Rapidamente, si avvicinò ad Amanda e la avvertì che sarebbe andato alla Centrale di Polizia per dare una mano ai due ragazzi. Non era sicuro che sarebbe tornato al Country Club, e aggiunse dunque che si sarebbero rivisti sicuramente a casa. Sempre che lei volesse tornare al Caprifoglio, quella sera.
Certo che sarebbe tornata a casa, quella sera! Non vedeva l'ora di poter passare del tempo fra le _amatissime_ mura domestiche!! In ogni caso non capiva perché lui volesse immischiarsi in quella faccenda!!!! Se la polizia aveva portato via quei due ragazzi, erano affari loro!!!! Sbuffò.
"Ti aspetto a casa, Roger!..." disse al marito.
Poi lui prese il soprabito, dirigendosi verso l'uscita, e incontrò Joanne che stava in compagnia di Nigel. Quella vista lo sorprese un po', ma allo stesso tempo gli fece provare del sollievo. Era contento che lei avesse trovato qualcuno con cui passare la serata. Proprio Nigel, poi!... Ma anche lei si meritava una spiegazione, visto che era arrivata alla festa in sua compagnia. Quindi disse a Joanne la stessa cosa che aveva detto ad Amanda, e poi, rivolto a Nigel, gli chiese il favore di riaccompagnare lui Joanne a casa, alla fine della serata.
Nigel accettò con entusiasmo, sempre che alla ragazza la cosa fosse gradita...
Jo aveva osservato la scena ricordandosi un episodio durante la sua permanenza a Boston…
Le dispiaceva che Roger se ne andasse ma era sicura che avrebbe potuto fare qualcosa per i due alla Centrale perciò gli disse che non c'era problema e che era felice di tornare a casa con Nigel.
A quel punto, Roger si mosse per uscire...
Mentre guardava suo marito allontanarsi e poi fermarsi a parlare anche con quella ragazza, Joanne Allard, Amanda pensò che lei e Roger dovevano fare una lunga chiacchierata. Oh, sì!!!!!!!! C'erano _tantissime_ cose di cui doveva parlare con lui. Ma se Roger si aspettava che lei tollerasse di vederlo insieme alla sua ultima,
giovanissima amante, allora si sbagliava di grosso. Prima che la serata finisse, aveva in mente di fare un bel discorsetto anche a quella brunetta...
Ma non ora!!! Visto che Roger era andato via, lei voleva approfittarne per parlare con una vecchia amica. Si guardò intorno, cercandola, ma non la vide.........

Jessie era ancora sconvolta per quanto era appena successo ma non gli impedì di vedere Roger che stava per andarsene... Subito, decise di raggiungerlo... Perché? Nemmeno lei lo sapeva ma sentiva il bisogno di parlargli... Lo raggiunse e lo chiamò: "Roger, un momento. Per favore..."
Lui si voltò verso la ragazza. "Jessica..." la guardò interrogativamente. Non aveva visto come si erano svolti i fatti, ma aveva una fervida immaginazione, e sospettò che lei fosse stata coinvolta nella lite dei due ragazzi.
"Ecco... Roger, io... La prego, può fare qualcosa? Lo aiuti... Per favore!" disse con voce ancora tremante. Era nervosa e preoccupata, lo si capiva benissimo perché con una mano, non smetteva mai di arricciare una ciocca di capelli...
Roger la guardò negli occhi, come sapeva fare molto bene lui, in quel modo che sembrava quasi voler scandagliare il profondo dell'anima. "Sto andando alla Centrale proprio per questo... Ma, Jessie, dimmi.... Per quale dei due ragazzi vuoi che io faccia qualcosa? Per CHI dei due sei veramente preoccupata?... Per Elijah?! Oppure per il TUO Kyle?..." Poi, per mitigare la severità delle sue parole, le posò una mano su una spalla, in un gesto rassicurante e protettivo. "Vedrai che tutto andrà bene!" E senza aspettare una risposta dalla ragazza, uscì dalla sala.

 

Profumo di guai nell'aria!...
Era l'odore che Malcom preferiva in assoluto. Quei due ragazzi che si erano presi a pugni avevano attirato immediatamente la sua attenzione.
Uno dei due gli era assolutamente sconosciuto, ma l'altro... l'altro lo conosceva bene: Kyle McBride! Il figlio del noto avvocato Kevin McBride. Noto per essere assolutamente un vero squalo, in tribunale. Un tipo che aveva pochissimi scrupoli.
All'improvviso, la festa al Country Club aveva perso interesse per Riggs. Uscì dalla sala in fretta: doveva trovare immediatamente un taxi, e andare subito alla Centrale di Polizia. Quella notizia era roba che scottava come lava incandescente!!
Sarebbe stato il più bello dei suoi articoli!!.....

"Allora Virgie che hai? Questo fantasma?" chiese Harriet.
"Forse sì, l'ho visto, ma non era un fantasma. Se per una volta mi riuscisse farti capire che non ho le visioni, a casa mia, da sole, ricorderesti anche tu, ora non farmi un predicozzo."
Intanto Leo e la bella, con una strana giravolta tornarono verso il loro tavolino e la bella ragazza, chiese di potersi sedere un attimo da loro, per avere una vista migliore sulla sala ma soprattutto chi entrava ancora. Niente di meglio che accamparsi presso due carampane dall'aria molto perbene.
Leo ne approfittò per scusarsi e disse che si allontanava per parlare con qualcuno.
Appena la ragazza si fu seduta, Virgie tirò fuori dalla sua borsettona il ventaglio, un pacchetto di sigarette sottilissime, ed un enorme accendino.
Con calma accese una sigaretta sotto gli occhi divertiti di Harriet, ed aspirò come un mantice per un paio di volte, soffiando dritta verso la faccia della ragazza, poi, chiese scusa....... e spiaccicò la sigaretta malamente, in modo che il fumo andasse direttamente verso Mabel.
Chiese scusa ancora ed agitò violentemente il ventaglio verso la ragazza, che sbatteva le palpebre infastidita.
Mabel rivolgendosi ad Harriet, chiese dove fosse la toilette delle signore.
"Ma certo - disse Harriet colpita da una ginocchiata di Virgie- l'accompagno io."
"Ahah," pensò Virgie, "troppo bello quell'azzurro, per essere vero. Guarda un po' che ho ragione!!!! Speriamo che la mia dolce cugina si svegli e sorvegli!!!!"

Era successo tutto troppo in fretta perché potesse capirci qualcosa.
Ma aveva ancora davanti chiaramente l'immagine di Lij che si avventava addosso a quel tipo con una rabbia omicida negli occhi.
Perché aveva reagito così? Un istante prima aveva fatto finta di non conoscerla e poi....
Era davvero raro vederlo in quello stato... era sempre stato una persona che sapeva controllarsi e reagiva alle mani molto difficilmente.
In ogni caso non era giusto che venisse portato in centrale. Non aveva fatto nulla di male, aveva solo cercato di difenderla, forse con un po' troppo ardore... ma in fondo era stato provocato...
Stranamente questo pensiero le fece quasi piacere anche se in una tale situazione c'era ben poco da rallegrarsi!
Inoltre quando Lij era stato afferrato da quel poliziotto Klaudia aveva notato una cosa a cui prima non aveva fatto caso.
Improvvisamente aveva visto un bagliore. Aveva cercato di capire cosa provocasse quel luccichio al suo collo, e aveva dedotto che sicuramente era una collana o qualcosa di simile. Però era strano perché lui non indossava mai gioielli, odiava i gingilli addosso.
Tutti tranne uno. Ma non poteva essere lo stesso. Quel regalo sicuramente era finito nel cassonetto o era stato messo da qualche parte per non rivederlo e non ricordare. Ma nonostante simili constatazioni Klaudia aveva continuato a guardare quel brillare e il suo cuore aveva saltato un battito quando quella collanina si era tesa, mentre Lij si curvava leggermente in avanti a causa della presa del poliziotto, sfuggendo al controllo del colletto della camicia, per penzolare nel vuoto pochi istanti prima di tornare a posto.
L'aveva visto.
Un ciondolo a forma di gabbiano con dei piccoli brillanti incastonati negli occhi. Quello che lei gli aveva regalato per il suo diciassettesimo compleanno. Era incredibile ma era proprio così. Non poteva averne un altro così simile.
Lo indossava ancora.
Nonostante tutto.
In quel trambusto Klaudia aveva continuato a fissarlo senza staccargli gli occhi di dosso un solo istante.
Mentre lui, senza opporre la minima resistenza e guardando ostinatamente davanti a sé era stato portato fuori.
Un frase riecheggiò improvvisamente nella sua memoria: "Il tuo spirito vola libero come le ali di questo gabbiano...."
Un sole al tramonto in riva ad un lago...



Scosse la testa. In quel momento non poteva perdersi dietro a quei ricordi. Accanto a lei Nichelle la stava osservando con un'espressione interrogativa dipinta sul volto.
"Fai sempre lo stesso effetto agli uomini tu, eh?" le disse e sorrise in modo strano.
Ma lei capì che non era ciò che le voleva realmente dire.
Avrebbe voluto chiederle perché un ragazzo che aveva conosciuto pochi istanti prima si fosse gettato in quel modo addosso ad un altro nel tentativo di difenderla, urlando come un pazzo.
Klaudia sapeva benissimo che era quello che la sua amica desiderava sapere. Ma quello non era di certo il momento giusto per le confessioni.
Nichelle nel frattempo aveva deciso di seguire la truppa verso la centrale per vedere cosa succedeva.
"Nichelle..?"
Lei era già arrivata all'uscita ma si fermò e si voltò.
"Scusami ma visto che Lij è il mio accompagnatore mi sembra doveroso andare con lui" la guardò con una strana espressione negli occhi "Tu cerca di goderti la serata se ci riesci, vedrai che si sistemerà tutto!" detto ciò uscì dal club.
Klaudia sospirò.
Godersi la serata? Aveva avuto più emozioni nel giro di un'ora che in un mese intero!
No. Non sarebbe riuscita a stare lì dopo tutto quello che era accaduto.
Le era anche definitivamente passato l'appetito.
Aveva bisogno di tornarsene a casa nel tentativo di riordinare le idee.
Trovare una soluzione a quella storia che non si era mai chiusa.
Cercò Jake con lo sguardo. Doveva avvertirlo che intendeva andare via. D'altronde era grazie a lui se era riuscita ad entrare.
Anche se in quel momento si stava chiedendo se davvero non fosse stato meglio che non ci fosse andata per niente a quella movimentata festa. Ma in fondo non era sicura neanche di questo pensiero. In ogni caso i nodi stavano venendo al pettine e per un breve istante nel suo cuore si fece spazio la speranza che potesse finalmente cambiare qualcosa.
Forse avrebbe potuto riparare agli errori del passato. E davvero ricominciare una nuova vita.
Si osservò intorno e lo vide fermo nel punto in cui un attimo prima Lij si stava azzuffando con quel Kyle che le era saltato addosso.
Si mosse nella sua direzione e non appena gli fu vicina disse: "Jake...?"


Roger aveva raggiunto il parcheggio del Country Club e si era fatto ridare le chiavi dal giovane che sorvegliava le auto degli ospiti della festa.
Aveva appena aperto la portiera della sua Dodge Stratus Coupe nera, quando una voce lo fece voltare.
"Roger!"
"Leo..." Roger guardò l'altro uomo freddamente. Lo aveva appena intravisto, quando era entrato al Country Club al fianco di Mabel. Ma naturalmente aveva finto di non vederlo fino a quel momento. "Cosa vuoi?"
Leo non si lasciò smontare dal tono brusco di Roger. Dopotutto lo conosceva bene. E tutto quello che voleva era poter superare le cose che li avevano divisi.
"Ecco... io... ho visto quello che è successo. Quei due ragazzi... So che li conosci. Stai... stai andando alla Centrale di Polizia per cercare di aiutarli?..."
"Sì." Una risposta secca. Roger non aveva intenzione di rendere le cose più facili a Leo.
"Allora... beh, pensavo che forse... Potrei esserti utile, come avvocato. Se... Se... Se tu credi che ci sia bisogno..." Leo fece un profondo respiro, a disagio. "Lo faccio volentieri."
Roger rimase in silenzio, pensieroso. Leo aveva ovviamente dovuto chiamare a raccolta tutto il suo coraggio per affrontarlo. E Leo, di solito, non era molto coraggioso. Quello era il suo modo per cercare di ricucire lo strappo.
Ma visto che Roger non parlava, Leo sentiva la sua determinazione vacillare. Abbassò lo sguardo, cupamente. "Immagino che tu non voglia... Servirti ancora della mia opera."
Roger si mise al volante dell'auto e poi si rivolse al suo amico. "Smettila di perdere tempo in chiacchiere, e sali in macchina. Dobbiamo fare presto, prima che quei due ragazzi finiscano in guai ancora più grossi!"
Gli occhi di Leo si illuminarono, neanche Roger gli avesse comunicato che aveva vinto un milione di dollari alla lotteria nazionale. Senza farselo ripetere due volte si sedette accanto al posto di guida, mentre Roger metteva in moto e partiva sgommando.

Jessie aveva un'aria triste e sconsolata. Da quando Roger era andato via, lei non si era spostata di un centimetro e continuava a fissare l'uscita dell'Aurora Country Club. La domanda che Roger le aveva fatto, le pesava come un macigno sopra la testa e non riusciva a darsi una risposta.
"Per CHI dei due sei veramente preoccupata?... Per Elijah?! Oppure per il TUO Kyle?..."
Lei non era pronta per rispondere... Alcune persone stavano uscendo dalla sala ma anche se passavano vicino alla ragazza, nessuno ci faceva caso...
Solo Nichelle si avvicinò a Jessie e disse: "Quello che è appena successo ti dovrebbe far capire che è meglio se te ne stai al tuo posto! Non hai combinato abbastanza guai?" Le due ragazze si guardarono per un istante negli occhi senza dire nulla, poi Nichelle se ne andò
lanciando come saluto un sorriso trionfante a Jessie. Lei iniziò a girare per la sala e adesso non erano solo la domanda di Roger a tormentarla ma anche le parole di Nichelle.
"Quello che è appena successo ti dovrebbe far capire che è meglio se te ne stai al tuo posto! Non hai combinato abbastanza guai?"
Aveva ragione lei... Era per colpa sua se Lij era stato preso a pugni da Kyle... Cosa fare allora? Sicuramente Lij era arrabbiato con lei e non avrebbe più voluto parlarle, e Kyle... Lei non voleva più vederlo... Ma che fare allora?
Lei lavorava al Lighthouse con Lij e loro due non potevano non vedersi a meno che... Sì, quella era l'unica soluzione da prendere... In fondo anche Roger l'aveva trattata con durezza anche se dopo aveva cercato di rimediare... Ma lei lo aveva capito, anche lui le dava la colpa della rissa e lei non poteva continuare a lavorare nel suo locale... In questo modo avrebbe anche tenuto Kyle lontano da Lij e non avrebbe più avuto nessun motivo per picchiarlo di nuovo.
"Sì Jessie... è l'unica soluzione." L'unica cosa era trovare subito un altro lavoro "Già, ma dove??" si domandò e proprio in quel momento vide Joanne Allard, proprietaria del Rebellion's House.
I suoi occhi si illuminarono di speranza...!!!! Se Joanne l'avesse assunta come cameriera lei avrebbe potuto riavvicinarsi a Roger più sicura.
Avrebbe chiesto scusa a Lij, e dopo avrebbe rinunciato alla loro amicizia, per non creargli altri problemi...
Inoltre avrebbe iniziato il suo nuovo lavoro... Almeno, era questo ciò che sperava...!!!!
Jake stava ripensando a quello che era successo... Non sapeva se andare anche lui alla Centrale oppure se rimanere qui alla festa... Stava pensando a questo quando si sentì chiamare...
"Jake...?"
Si voltò e si trovò di fronte Klaudia...: "Scusami se ti ho lasciata sola così a lungo... non succederà di nuovo"
Lei scosse leggermente il capo sorridendo. Si scusava per qualcosa di cui non aveva colpa. Era un vero gentiluomo. "Non preoccuparti... a dire la verità sono venuta a dirti che torno a casa..."
A Jake bastò guardarla negli occhi per capire quanto era scossa e quindi decise di rispettare la sua decisione anche se un po' gli dispiaceva non poterla conoscere meglio, ma era sicuro che ci sarebbero state altre occasioni. "Va bene, Klaudia. È stato un piacere conoscerti di persona. Spero di poterti rivedere."
"Mi continui a lusingare, il piacere è stato mio... grazie per l'ingresso clandestino e sono certa che ci rivedremo" Allungò la mano davanti a sé versodi lui.
Jake prese la mano della ragazza e la baciò sul dorso... e poi disse: "Ora ti lascio andare... Alla prossima" disse facendogli l'occhiolino.
Le venne istintivo fare un sospiro. Che gesto carino! "Allora al prossimo incontro e spero sia meno movimentato..." Si girò sui tacchi e si avviò verso l'uscita con passo elegante. Ma prima di sparire dietro il portone si voltò ancora una volta e alzò il braccio in un ultimo
cenno di saluto.
Jake continuò a guardarla fino a quando non scomparve completamente... In quel
momento sapeva cosa fare... Sarebbe andato a cercare Jessie per vedere come stava... Non sapeva cosa era successo ma da come guardava la scena, aveva capito che lei poteva entrarci!!!

Dopo aver lasciato Mabel al bagno delle signore, Harriet tornò al tavolo come un gatto che ha appena preso un topo.
"Cara mia, anche stavolta avevi ragione... Ci ho messo un po' a capirlo!!!!" disse a Virgie.

Mabel era tornata in sala. La piccola orchestra aveva ripreso a suonare, ancora qualche motivo jazz alternato a brani recentissimi, riscuotendo molto successo tra i presenti, che, dimenticato il trambusto causato dalla rissa e dal conseguente intervento della Polizia, avevano iniziato a ballare. Poi i camerieri presero a servire la cena, con un ritardo spaventoso, secondo i gusti di Mabel.
Cercò intorno con gli occhi che lampeggiavano, ma non vide traccia di Leo. La cosa la fece innervosire. Come si permetteva?!… Era sparito senza una spiegazione e aveva osato lasciarla sola a una occasione mondana come quella!!
Correva il rischio che tutta la città ridesse di lei. E questo Mabel non lo avrebbe tollerato. Aveva faticato troppo per arrivare dove era ora, e quello era solo l'inizio, perché lei voleva di più. Molto di più.
Mentre questi pensieri le attraversavano la mente, e stava cercando un modo di mettere le mani su un altro possibile compagno per la serata, si trovò davanti una donna alta, vestita in maniera sofisticata che la guardava con un sorrisetto compiaciuto sulle labbra.
"Complimenti per lo splendido abito, cara Mabel! Il rosso ti dona!..." disse Amanda Spaulding Thorpe.
Mabel osservò il corpo dell'altra bruna, fasciato in un abito nero di velluto e seta, senza maniche che faceva risaltare il suo fisico slanciato e provocante, e le continuava ad attirare sguardi ammirati dai signori presenti.
"Amanda!.. Che bella sorpresa!.. Non sapevo che tu fossi qui." Le sue labbra si piegarono in un sorriso da copertina. "Ti trovo in splendida forma. E anche il tuo abito è splendido. Moda italiana, immagino."
Amanda scosse la testa. "No, cara. In verità è un modello Eric Forrester originale!.." Poi, dopo un'occhiata guardinga alle persone nelle vicinanze, abbassò il tono di voce, in modo che solo Mabel potesse sentirla. "Ti ho cercata tutta la sera. Dove eri finita?!.."
"Sono stata affumicata da una vecchia pazza e ho quasi rischiato di rimanere accecata!" Rispose Mabel usando lo stesso tono, quasi un sussurro. "E tuo marito? Dov'è?.."
Amanda scrollò le spalle in segno di fastidio. "Non ci crederai, ma se n'è andato! Ha lasciato la festa per andare alla Centrale di Polizia!... Non ti sembra una cosa assurda? Cosa gli può interessare di quei due idioti che si sono presi a pugni?" sbuffò.
Mabel ridacchiò canzonatoria. "Di cosa ti lamenti? Sei tu che lo hai sposato!… Posso capire che tu volessi portartelo a letto, posso capire che tu volessi fare schiumare di rabbia tuo fratello e soprattutto tua sorella, ma addirittura sposarlo!.. Ci sono altri modi per tenere legato un uomo!"
"Roger è un uomo molto particolare" disse Amanda scuotendo la testa, e per qualche secondo nei suoi occhi passò una luce seria. "E... ha fatto molto per me! Non avrei il potere della Spaulding, oggi, se non fosse stato per lui. Gli devo molto! Ovviamente..... Questo non vuol dire che io possa accettare che lui mi sventoli sotto il naso le sue puttanelle!" Amanda indicò un punto della sala con un piccolo cenno di una spalla. "Guarda laggiù! Quella ragazza vestita in quel modo assolutamente privo di gusto! Ecco.. non ricordo bene il suo nome,
Joanna o Joanne, mi pare.. Be', quella è l'ultima conquista di Roger! E ha osato farsi vedere in pubblico con lei!.. Sai cosa significa? Che domani tutti i giornali parleranno di noi!" Rise. "Ma adesso che sono tornata, ci penserò io a MIO marito. Ho i miei metodi, per scoprire i suoi segreti."
Mabel sollevò leggermente un sopracciglio, senza smettere di sorridere. "Tienitelo stretto, il TUO Roger, o ti sfuggirà dalla rete! Per finire nella MIA!…" pensò. Poi, ad alta voce: "La cosa importante, amica mia, è che tuo marito non intralci i miei piani!.."
"Oh!.. Te l'ho detto! Ci penserò io a tenere occupato Roger. Molto, molto occupato!" Amanda sorrise. "Adesso andiamo a prendere qualcosa da bere, ho una sete terribile. Che ne dici di un Bloody Mary?..."
"Mhm.. Sì!" Mabel approvò con un cenno della testa che fece ondeggiare i suoi riccioli neri e i rubini che pendevano dalle sue orecchie. "Maria la sanguinaria! Proprio adatto alla serata!"



La serata procedeva bene e l'umore di Tony era migliorato… grazie anche ad Alicia.
Si era divertito a guardare i due contendenti che litigavano ma si era divertito ancora di più ad osservare Joanne alle prese con un essere viscido, poi era stata salvata da un ragazzo… forse il suo accompagnatore… Il rancore verso di lei stava quasi svanendo, non ce la faceva a rimanere arrabbiato con lei più di tanto e per di più da un lato capiva anche il motivo per cui non gli aveva detto di avere un altra storia: non voleva ferirlo più di tanto.
Magari con il tempo sarebbero tornati amici… ed era sicuro che fosse un desiderio comune.

Mentre Roger guidava, senza parlare, anche Leo era rimasto in silenzio, così che nell'auto regnava una strana atmosfera.
Leo -rigido e impettito- lanciava di sottecchi delle occhiate al suo vecchio amico, come se temesse di vederlo esplodere da un momento all'altro.
Alla fine, Roger non riuscì a trattenersi.
"Per l'amor del Cielo! Leo!..." esclamò. "Non ho intenzione di buttarti fuori dalla macchina in corsa! Rilassati."
"Roger!..." Leo si decise a parlare. "Io mi chiedevo... Se esiste la possibilità che i nostri rapporti... Voglio dire... La nostra... La nostra amicizia..." Si interruppe, perché non sapeva come continuare.
"Leo," riprese Roger. "Lo sai da quanti anni ci conosciamo?"
L'avvocato ci pensò su appena un attimo. "Dal tuo ritorno a Springfield..."
"Esatto!! Sono più di dieci anni, ormai!..."
Leo ebbe come la sensazione che si fosse squarciato un velo. Ma non era sicuro di aver capito bene. "È vero..."
"E allora, ormai dovresti sapere bene come sono fatto!..."
"Roger, io..." Leo esitò. "Mi dispiace. Non avrei dovuto permettere che quella donna si mettesse fra noi due."
Roger lo guardò per un istante, senza fare commenti. Poi rallentò.
"Siamo arrivati, ecco la Centrale di Polizia di Aurora" disse.

Nigel osservava Joanne, seduta davanti a lui. I camerieri avevano appena servito l'antipasto, crostini di salmone e pomodori, e Li Wei li aveva raggiunti al tavolo. Ma lui stava cercando un argomento di conversazione che non fosse la solita sfilza di complimenti sperticati. «Ah! Fantastico!...» pensò. «La ragazza più bella che io abbia mai visto è seduta al mio tavolo e la sola cosa che riesco a fare è ....restare in silenzio?!»
Sospirò impercettibilmente. Alla fine aprì la bocca e disse: "Ti ho già detto che sei davvero molto elegante, Joanne?.."
E subito dopo aver pronunciato quelle parole si sarebbe voluto tagliare la lingua. "Perfetto, Nigel! Adesso il tuo cervello è comandato dagli ormoni impazziti...." si disse mentalmente, mentre coglieva lo sguardo divertito di Li Wei.
Joanne non sapeva cosa rispondergli, non era proprio l'effetto che avrebbe voluto dare quella sera... "Elegante? - disse quasi ridendo - A parte che sei la prima persona che me lo dice, non mi sembra di avere il look adatto ad una serata di questo tipo come il resto della sala... comunque ti ringrazio per aver apprezzato! Anche tu stai bene vestito così, però credo che il tuo modo di vestire sia totalmente diverso... o sbaglio?" aveva notato che Nigel era un po' in difficoltà e così voleva cercare di parlare per farlo rilassare..
Lui fece un respiro profondo, come se riemergesse da un'immersione in apnea. Sorrise. "Sai che hai indovinato?... Per la verità non sapevo proprio come vestirmi per questa serata. E a dirla tutta, non ci volevo neanche venire!! Ma ora....... sono davvero felice che Li abbia tanto insistito per portarmi a questa festa!" "...così ho potuto conoscerti, Joanne!" aggiunse mentalmente. "E tu, ti stai divertendo?"
"Io... sì diciamo di sì. Non è proprio il mio ambiente ma la festa non è poi così male... devo dire, però, che una persona non apprezza la mia presenza - indicò con lo sguardo Amanda Spaulding Thorpe - la mogliettina di Roger mi ha lanciato alcune occhiate che forse avrebbero dovuto intimorirmi..."
Nigel guardò nella direzione indicata da Joanne e vide una donna completamente vestita di nero, e indubbiamente molto sexy, nonostante avesse chiaramente superato i 40anni. "Quella?... È la moglie di Thorpe?!... Però!... Chi lo avrebbe mai detto?..." Guardò di nuovo la ragazza davanti a sé. "Probabilmente è gelosa... vedendo suo marito insieme a te..." E mentre diceva quelle parole fu colpito anche lui da una fitta improvvisa. Era geloso?.....
"E' lei che se ne va in giro per il mondo lasciando il marito qua… e comunque più che di me, dovrebbe essere gelosa di altre donne che ambiscono a conquistare Roger... Io e lui siamo solo amici.." Aveva calcato bene l'ultima frase, giusto per non far capire strane cose a Nigel..
Lui non disse niente e dedicò finalmente un minimo di attenzione ai poveri crostini di salmone che stavano per suicidarsi dalla noia nel suo piatto...
"Solo amici, Joanne... Ma io non sono Thorpe... E non voglio soltanto la tua amicizia!" pensò.



Appena entrati nella Centrale di Polizia, Roger e Leo si rivolsero ad un Agente, chiedendo di parlare con l'Ispettore Capo, in servizio in quel momento.
L'agente li condusse in un ufficio, dove c'era un uomo sulla quarantina, capelli rossi. "Sono l'Ispettore Carter. Quindi, voi siete qui per la rissa al Country Club?...."
Roger fece un cenno affermativo. "Mi chiamo Roger Thorpe, e questo è il mio avvocato, il signor Flynn. Vorremmo vedere i due ragazzi se possibile..."
L'Ispettore rimase in silenzio per un paio di secondi poi disse: "Seguitemi..."


L'Ispettore Carter precedette Roger e Leo lungo un piccolo corridoio e poi aprì la porta di una stanza. Dentro, seduto dietro un tavolo, e sorvegliato da Michael, c'era Elijah.
"Ecco il suo turbolento soggetto, signor Thorpe. È questo il ragazzo che lavora per lei?" chiese l'Ispettore.
Roger guardò Elijah in viso. "Sì, è lui. Ma... non lo definirei turbolento."
"È stato coinvolto in una rissa, e c'è la denuncia del Direttore del Country Club."
Leo si intromise. "Ma non è stata una rissa... Non esageriamo. I due ragazzi hanno solo avuto uno scambio di idee un po' vivaci."
L'Ispettore guardò Leo in tralice. Avvocati!... Avrebbero definito la Rivoluzione del 1775 come un semplice pic-nic!!!... "Io devo fare il mio lavoro..." disse soltanto.
Elijah fissava il tale che stava tentando di difenderlo. Non lo aveva mai visto prima, probabilmente era un amico di Thorpe.
Poi ripensò alle parole dell'uomo che lo aveva portato lì. "Io turbolento? Figuriamoci..."
"Scusate se mi intrometto ma non ho iniziato io, sono stato provocato " disse seccato guardando fisso a terra.
Leo annuì. Ma uno sguardo di Roger gli fece capire che doveva muoversi con cautela. Roger voleva tirare fuori dai guai *entrambi* i ragazzi. Fece un respiro e disse rivolto a Elijah: "Mi chiamo Leo Flynn, sono l'avvocato del signor Thorpe. Immagino che tu e il tuo amico abbiate avuto una piccola discussione... ma poiché non è successo nulla di grave, sono certo che riusciremo a mettere a posto la faccenda."
"Certo," intervenne Roger. "Il Country Club non ha riportato alcun danno. Parlerò io con il Direttore. E posso garantire per entrambi i ragazzi."
Ma l'Ispettore non era dello stesso avviso. "Mi dispiace, ma fino a domani mattina, quando arriverà il Giudice, non posso fare altro che trattenere qui alla Centrale sia il signor Wood che il signor McBride!.."
Elijah alzò improvvisamente il viso. Si voltò di scatto e guardò l'ispettore con un'espressione tiratissima.
"Cooome? Ma questa è una cosa davvero assurda! Quel matto mi vuole ammazzare e voi dite che mi dovete trattenere alla centrale? Io non ho fatto nulla!"
Leo si fece avanti prontamente. "Calmati, ragazzo. Questa è la prassi. Il Giudice deve valutare il caso perché c'è la denuncia del Direttore del Country Club."
Lij ridacchiò. "Prassi un accidente! Non vedo perché devo restare qui per colpa di un altro, ho tentato in tutti i modi di calmarlo e lui mi ha aggredito alle spalle!"
Fece una pausa "Momenti ci rimetto pure il setto nasale....!"
"Ci sono testimoni?" chiese l'Ispettore.
Michael disse: "Quando io e il detective Chandler siamo intervenuti, i due ragazzi erano già stati fermati. Era intervenuto il signor Thorpe, insieme ad un altro uomo... Ma naturalmente c'era anche molta altra gente."
"Già... praticamente tutti... giornali compresi, finirò in prima pagina! Se lo viene a sapere mia madre le viene un colpo..." pensò Lij sconsolato.
Scosse la testa e per un istante rivide Kyle che baciava Klaudia. Trattenne un moto di rabbia. Non era il momento opportuno aveva già abbastanza problemi.
Proprio in quel momento, un agente in divisa bussò alla porta. "Chiedo scusa," disse guardando l'Ispettore. "C'è una donna che vuole parlare con lei. Per la rissa..."
"Donna? Chi può essere... Nichelle forse ..oppure Klaudia..." Lij trattenne per un momento il fiato.



"E adesso che si fa?" chiese Leo a Roger.
Lui rimase per un po' pensieroso. "Vorrei parlare con Kyle."
"Immagino che anche lui avrà un diavolo per capello!.."
Roger scosse la testa. "Conosco bene Kyle. Fa un po' il duro, ma in fondo è un bravo ragazzo. Sono sicuro che se ha fatto quello che ha fatto, aveva delle ragioni. Magari sbagliate, ma delle ragioni."
Leo fissò Roger sorpreso. Sembrava che tra Kyle e Roger ci fosse un legame che non riusciva a capire.
"Io sono qui per aiutarti. Dimmi solo cosa devo fare."
"Cerchiamo di parlare con lui..." disse Roger.



Carter fece una smorfia che la diceva lunga su quanto fosse stufo di tutta quella faccenda. Neanche si trattasse di pericolosi terroristi.
Aveva capito benissimo che erano solo due ragazzi che si erano presi a botte per questioni personali. Si grattò la testa. "Falla entrare!" disse. Ma sì! Trasformiamo la Centrale di Polizia in un circo!...
Nichelle entrò nella stanza, il suo sguardo corse velocemente intorno soffermandosi per qualche istante su Roger e poi su Elijah. "Tesoro!..." E gli si avvicinò.
"E lei chi è, signorina?" chiese l'Ispettore.
Lij sollevò un sopracciglio.
"Mi chiamo Nichelle Jefferson. Sono un'amica di Lij... di Elijah Wood.."
Guardò il poliziotto negli occhi. "Voglio sapere cosa sta succedendo, e perché Lij è stato portato qui. Lui non ha fatto nulla!!... Roger... diglielo anche tu!"
"Ah, voi due vi conoscete?" Carter spostò il suo sguardo su Thorpe.
"La signorina Jefferson lavora per me. Anche lei, come il signor Wood, lavorano nel mio pub, il Lighthouse."
Lij annuì con un impercettibile cenno del capo.
"Lei era presente, al Country Club, questa sera?" chiese Carter a Nichelle.
"Sì, certo che ero presente. E ho visto ogni cosa! Lij non ha fatto niente. Dovete lasciarlo andare!!" Incrociò le braccia, con aria di sfida. "È stato quell'altro... Kyle! Era ubriaco!..."
Lij prese un lungo respiro. "Oh finalmente qualcuno che capisce!" e le sorrise.
"Mhmm... Capisco..." disse Carter. Guardò Michael e scosse la testa. Possibile che queste cose capitassero sempre durante il suo turno? Tutte le peggiori gatte da pelare finivano a lui!... Sospirò. "Comunque, mi dispiace. Come ho già detto al signor Thorpe e all'avvocato Flynn, non possiamo fare altro che aspettare cosa deciderà il Giudice, domani mattina. Per questa notte, lei, signor Wood, dovrà rassegnarsi a restare ospite dello Stato!"
Lij roteò gli occhi in alto. Sbuffò.
"Bene... lo dicevo io che sarebbe stata una serata interessante..." pensò.
"Oh perfetto! Mi mancava che mi si segnalasse all'autorità per qualcosa che non ho fatto ma addirittura vincere un soggiorno da voi proprio non me lo sarei mai aspettato..." disse con tono ironico. "Davvero fantastico! Credo che mi dovrete arrestare quando uscirò di qui perché io a quello lo ammazzo!" rifletté. Poi sospirò e fissò prima Nichelle e poi Thorpe sperando che uno di loro riuscisse a fare qualcosa per tirarlo fuori da quel pasticcio in cui era finito suo malgrado.
Leo fece un ultimo tentativo. "Ma insomma, Capo!... Lo sa anche lei che in genere per queste cose non si arriva mai all'arresto!"
"Non dipende da me! Non posso fare niente senza aver prima avuto ordini dal Giudice. Mi dispiace. Adesso, è meglio che andiate via. Fino a domattina non si può fare altro!..." disse Carter allargando le braccia.
Nichelle protestò: "Ma come??? Lij deve restare qui?!... In prigione???"
Roger la prese per un braccio. "Non peggiorare la situazione. A meno che tu non voglia finire in una cella a fianco a quella di Lij."
"Meglio nella stessa..." pensò il neo detenuto con un accenno di sorriso.
Nichelle guardò il ragazzo per un secondo, quasi valutando la possibilità. Avrebbe potuto essere divertente. E avrebbe potuto fare compagnia a Lij, che sembrava quasi sul punto di esplodere...
Poi Elijah la guardò. Non era giusto che rischiasse così per lui. Provò per un istante un sincero moto di gratitudine per la sua amica. Era stata davvero carina a venire lì per lui.
"Nichelle, signor Thorpe e Voi avvocato... credo di aver capito che non si possa fare nulla per stasera, cercherò di gustarmi questo imprevisto come meglio posso e spero che domani la situazione si risolva, perché come tutti voi sapete io non c'entro assolutamente nulla."
Roger annuì a Elijah. Era davvero un ragazzo in gamba. Stava cercando di mostrarsi forte. Però era sicuro che non doveva essere facile per lui.
"Stai tranquillo, Elijah. Ti prometto che domani mattina sarai fuori di qui!" disse seriamente.
Fissò Thorpe. Lo aveva creduto molto più duro. E invece era lì deciso a dargli una mano. Ovviamente lo faceva anche per il buon nome del proprio locale, però in ogni caso lo stava aiutando e questo contava.
"Allora non sei così terribile come sembri..." pensò.
E per un momento avvertì quasi un comportamento paterno da parte sua. Allora l'unica cosa che fece fu sorridergli in modo schietto e sincero e lo sguardo che gli lanciò fu più eloquente di mille parole.
Poi si voltò verso Nichelle. "Ci vediamo presto..." e le fece l'occhiolino.

Nichelle uscì dalla Centrale di Polizia con l'animo diviso tra furia e dolore. Gli occhi lucidi.
Povero Lij!.... Avrebbe dovuto passare la notte in carcere!!! E tutto per colpa di Kyle e di Jessie!!!...
Malcom vide Nichelle uscire dalla Centrale di Polizia. L'aveva già notata al Country Club, una bella figliola come quella non passa inosservata.
Le si avvicinò e con un sorriso che lui intendeva affascinante, le chiese: "Mi scusi, signorina... Lei era all'Aurora Country Club, questa sera, vero?..."
Nichelle lo fissò come se fosse una rara specie di ragno velenoso. "E lei chi sarebbe?..."
"Mi chiamo Malcom Riggs. Sono un cronista del Midwest Gazette... Potrei fare due chiacchere con lei, a proposito di quello che è successo stasera?..."
Un giornalista!... Nichelle trattenne una espressione di stizza. Non amava molto i giornalisti.
"Pensavo che lei potesse aiutarmi... Raccontandomi la sua testimonianza!..." stava dicendo ancora Malcom.
Lo sguardo di Nichelle si illuminò. Ma certo!... Quella poteva essere un'occasione per dire come erano andate le cose e spiegare che Lij era innocente!!!

Inutile. Quella notte l'avrebbe passata in bianco. Non c'era verso. Continuava rigirarsi nel letto. Aveva ancora in mente quegli occhi. Occhi così rimpianti in tutti quegli anni. Che l'avevano accarezzata come se fosse stata la cosa più preziosa al mondo e che ora invece la guardavano gelidi, simili a schegge di un cielo in tempesta, saettando odio. E forse era davvero quello che lui provava e che lei, in fondo, si meritava. Era convinta di avere letto disprezzo in quello sguardo.
Ne era stata quasi spaventata, non riusciva a vederci la stessa anima di quel dolce ragazzo di tanti anni prima.
Quegli occhi erano sottili e taglienti come lame e l'avevano trapassata con dolore nell'istante in cui l'avevano guardata. Ma poi… aveva visto quel ciondolo.
E in quell'istante aveva capito che non tutto era perduto. Che forse una speranza c'era ancora e che lui forse in realtà non la odiava anche se era ferito nel profondo.
Aveva deciso di abbandonare la festa senza neanche cenare. D'altronde dopo tutto quello che era successo non aveva nessuna voglia né di mangiare né di fare finta di divertirsi mentre Lij stava alla Centrale di Polizia per colpa di quell'altro matto. Aveva lasciato il locale ostentando una certa tranquillità ma in realtà aveva il cuore in tumulto.
Perché nonostante fossero trascorsi 7 anni Klaudia lo amava ancora. In realtà non aveva mai smesso. Era stata forse proprio la grandezza di quel sentimento a farla fuggire da lui tanto tempo prima. Ma quella fuga aveva innestato una serie di sbagli a catena, che lei in quel momento non aveva potuto neanche lontanamente immaginare. In quell'istante, in cui se ne stava a fissare il soffitto della propria camera senza riuscire a prendere sonno, la sua mente ritornò a tanti dolcissimi ricordi del passato.


In quell'istante, in cui se ne stava a fissare il soffitto della propria camera senza riuscire a prendere sonno, la sua mente ritornava a tanti dolcissimi ricordi del passato…

Il giorno in cui Lij era entrato nell'agenzia. Lei stava conversando con la sua amica Mary, e improvvisamente la sua attenzione era stata calamitata da un ragazzo che era appena
entrato. Capelli scuri e indosso un paio di occhiali neri. Aveva l'aria un po' smarrita e si era guardato intorno nel tentativo di capire a chi rivolgersi.
Allora lei, senza capire perché, visto che era solita non filarsi nessuno, "Miss Ice", si era alzata e gli si era avvicinata.
"Hai bisogno di aiuto?"
Lij l'aveva guardata un attimo perplesso, poi si era tolto gli occhiali da sole e Klaudia era rimasta per un istante senza fiato. Aveva gli occhi più belli che avesse mai visto. Grandi e di un blu così intenso che mettevano soggezione.
"Veramente... cercavo il direttore Spencer, avevamo un appuntamento."
Lo aveva fissato un attimo imbambolata ma poi ripreso il controllo sui propri pensieri, l'aveva condotto nello studio del direttore dell'agenzia.
Lui l'aveva ringraziata regalandole il primo sorriso della loro storia e aveva chiuso la porta dietro di sé.
"Ma chi era?" le aveva domandato l'amica avvicinandosi.
Klaudia aveva scosso la testa "Non so... ha detto solo che cercava il direttore" con un filo di voce e lo sguardo assente.
"Sbaglio o mi è parso di vedere che era decisamente carino?"
"Non sbagli. Ma credo sia poco più che adolescente. Aveva un'espressione così candida, quasi intimidita"
Mary l'aveva fissata incuriosita "Mhh... certo, un ragazzino, ma che vedo ti ha mandata in tilt o sbaglio?"
Lei l'aveva guardata stizzita "Che dici? Non dimenticarti che sono fidanzata! E amo Sean!"
"Va bene, ok come dici tu..."E si era messa a ridere in quel modo stridulo che Klaudia non sopportava.


Ora davanti agli occhi aveva quell'immagine. Un Elijah 16enne, con i capelli che gli arrivavano quasi alle spalle, e quell'espressione da cucciolo smarrito che gli conferiva un certo fascino in contrasto con una bellezza piuttosto evidente. Con quella T-shirt bianca con sopra disegnata un'aquila e i jeans blu un po' scoloriti. E quello sguardo meravigliosamente blu.
Il caso aveva voluto che il suo primo servizio fotografico l'avesse fatto proprio con lei e Klaudia si era accorta che nonostante fosse molto giovane, era piuttosto sveglio ed acuto. Un ragazzo molto intelligente e sensibile.
Si erano trovati subito in sintonia, anche se lei aveva 6 anni più di lui.
Perché Elijah si era mostrato molto maturo e responsabile. E incredibilmente dolce.
In quel momento si stava chiedendo quand'era stato che si era innamorata di lui.
Probabilmente da subito.
Tempo dopo, mentre stavano passeggiando per il centro mano nella mano, lui le aveva confessato che era rimasto colpito subito da lei.
D'altronde non era difficile. Con quegli occhi azzurro chiaro, il fisico statuario e una bocca da baciare.
Klaudia aveva sorriso compiaciuta. Camminavano tranquilli durante una giornata di primavera e forse agli occhi degli altri lui, nonostante fosse più alto di lei, appariva più piccolo della sua seppur giovane età. La gente in effetti li guardava strano. Ma a lei non importava. Allora non se ne era resa conto ma era innamorata persa di quel ragazzino. E lui la guardava con infinita tenerezza facendola sentire una bambina alla prima cotta. Facendole dimenticare che era fidanzata da due anni e quasi in procinto di sposarsi. Ma questo ovviamente a lui non lo aveva detto. Il fatto era che quando gli era accanto non riusciva più a ragionare.
La passione con cui lui viveva, la sincerità del suo sguardo.
La dolcezza delle sue labbra.
Al diavolo il resto del mondo! Solo loro due contavano.

Quella sera il volto della luna era oscurato dalle nuvole. Guardando la sveglia vide che erano ormai le tre di notte. Si voltò su un fianco, voleva riposare, anche se con quell'ansia addosso non era per niente facile. Era preoccupata. Poi quella storia della rissa aveva aggiunto ulteriori emozioni ad una serata che ne era già stata piena. Sperò che Nichelle fosse riuscita a fare qualcosa.
Perché lui non ne aveva colpa di quello che era successo. Non era colpevole di nulla. Neanche di quello che era successo tra di loro.
Era lei l'unica responsabile. Come al solito. E lui in qualche modo finiva nei guai sempre per colpa sua.
Ricordò il giorno in cui Dylan, uno dei più cari amici di Lij, era andato da lei e l'aveva trattata molto duramente accusandola di essere crudele e bugiarda.
Sorrise amaramente.
Era una bugiarda. Vero. Voleva ricominciare daccapo ed ecco che la vita tornava a chiederle il saldo delle proprie menzogne. Era ora di pagare e forse dopo questa catarsi tutto avrebbe finalmente cominciato ad andare per il verso giusto. Era una possibilità.
In ogni caso era proprio assurdo. Il destino pareva prendersi gioco di lei.
Cambiava città e si ritrovava nella stessa della sua amica Nichelle che guarda caso in quel periodo stava frequentando proprio Elijah.
Il suo Elijah. Che tipo di rapporto c'era tra loro?
La logica gli suggerì che forse stavano insieme o qualcosa di simile a giudicare dalla loro confidenza. Quella constatazione le fece improvvisamente provare una fitta di gelosia.
Anche se non poteva assolutamente permetterselo.
Quel sorriso cattivo sulle sue labbra… era così diverso da come se lo ricordava. In effetti sembrava quasi un'altra persona.
Dov'era finita la sua dolcezza? Un tempo era molto più riservato e meno spavaldo.
E fumava.
Da quando? Con lei non lo aveva mai fatto.
Quella sera era stato freddo come il ghiaccio.
Aveva evitato il contatto con la sua mano quando lei gliela aveva data. Offendendola. Facendola sentire colpevole.
Aveva fatto finta di non conoscerla. L'aveva guardata con disprezzo. Poi però dal gelo aveva tirato fuori il fuoco quando l'aveva difesa da quel Kyle.
Un controsenso.
Lui che era sempre stato limpido come l'acqua ora era diventato una nebulosa di sentimenti contrastanti. Era forse lei l'artefice di quel cambiamento? Probabilmente sì.
"Basta… se continuo così domani starò a pezzi, e mio padre capirà che c'è qualcosa che non va, e in questo momento non posso dargli altre preoccupazioni. Proprio non posso" mormorò tra sé e sé.
Frugò nei propri pensieri nel tentativo di richiamare alla mente qualcosa di piacevole che l'aiutasse a dormire.
Poi lo trovò. O meglio fu quel ricordo che si insinuò a forza nel suo cuore. Lentamente la condusse in un sonno profondo.

Frugò nei propri pensieri nel tentativo di richiamare alla mente qualcosa di piacevole che l'aiutasse a dormire.
Poi lo trovò. O meglio fu quel ricordo che si insinuò a forza nel suo cuore. Lentamente la condusse in un sonno profondo…

Era il 28 Gennaio. Il suo compleanno. Elijah aveva detto di no ai genitori che volevano organizzargli una festa ed era partito con Klaudia verso la campagna, lasciando la madre un po' delusa e vagamente preoccupata.
Ultimamente il suo ragazzo era strano. Sembrava sempre con la testa tra le nuvole.
Quel giorno il sole era brillante e spirava un leggero venticello. La giornata si preannunciava serena. Lei si era raccolta i capelli in una lunga treccia. Mentre Lij portava piantato in testa un berretto con la visiera. Avevano deciso di festeggiare il suo compleanno da soli, senza rendersi conto di ciò che significava quella cosa. Erano due mesi che si conoscevano ma tra loro non era mai successo nulla. Si nascondevano dietro l'apparenza di una affettuosa amicizia. Mentendo a se stessi.
Erano dunque arrivati nei pressi di un piccolo lago. Elijah aveva parcheggiato l'auto vicino la strada e insieme si erano addentrati in una fitta boscaglia. Non c'era nessuno in giro.
Solo loro due.
Avevano pranzato con dei tramezzini preparati da Klaudia e poi si erano addormentati su un plaid sotto il sole che quel giorno riscaldava l'aria fredda di gennaio. Intorno a loro tutto era silenzio.
Poi lei si era svegliata d'improvviso, urlando il nome di Sean. Lij era letteralmente saltato per aria. Si era girato su un fianco appoggiandosi ad un braccio per stare un po' sollevato e aveva squadrato Klaudia che era rimasta sdraiata con gli occhi fissi davanti a sé.
"Che succede?"
Lei aveva scosso la testa adducendo come scusa che aveva avuto un incubo.
"Chi è Sean?" aveva poi chiesto lui incuriosito.
"Oh… solo un amico.." e aveva sorriso. La realtà era un'altra ma in quel momento si era trovata spiazzata e non sapendo che cosa dire era stata costretta a mentire. Ma d'altronde ormai erano due mesi che gli raccontava frottole. E non solo a lui. A Sean, spesso fuori per lavoro. Ai suoi genitori. E anche a se stessa. In quel momento sapeva solo che sentiva qualcosa nel cuore che non aveva mai provato in vita sua. E quel qualcosa aveva gli occhi di Lij.
Lui le aveva creduto e istintivamente come per consolarla, dal momento che sembrava un po' scossa, le si era avvicinato lentamente e le aveva sfiorato le labbra con un lieve bacio. Lei aveva sgranato gli occhi.
Ma poi si era accorto di avere osato troppo e si era immediatamente allontanato. Klaudia era rimasta imbambolata e l'aveva fissato sorpresa.
Non erano riusciti a smettere di guardarsi...
"Perdonami, non volevo..."
"Davvero?"
"Cioè... non dovevo... ma tu sei così bella, e... e meravigliosa e mi piaci, anzi direi che forse questo non è il termine più esatto."
Lei lo ascoltava in silenzio mentre il cuore le andava a mille.
Elijah si era nuovamente ravvicinato con il viso e ora la fissava intensamente.
E mentre Klaudia aveva visto le sue labbra avvicinarsi pericolosamente alle proprie, quando tra le loro bocche c'era rimasto poco più che lo spazio per un alito di vento l'aveva sentito sussurrare: "Io mi sono innamorato di te.."
Allora era stata lei che lo aveva baciato con tutta la foga che aveva in corpo, lasciandolo stupito. Ma subito Lij aveva risposto con passione a quel bacio che aveva desiderato darle dal primo momento che l'aveva vista.
Si era adagiato sopra di lei, continuando a baciarle le labbra, a mordergliele, a perdersi in quel sapore. Poi si erano sciolti da quell'abbraccio e Klaudia non aveva avuto il coraggio di
guardarlo negli occhi. Aveva chinato la testa. Ma lui le aveva sollevato il mento e l'aveva guardata fisso in quel modo che riusciva sempre a metterla in imbarazzo. Le aveva preso il viso tra le mani e le aveva stampato un bacio sulla fronte.
Poi si era alzato in piedi e si era stirato la schiena stagliandosi con il corpo contro la luce del sole, distendendo le braccia in fuori.
Lei era rimasta seduta e lo guardava da dietro incapace di parlare. Erano entrambi frastornati da quello che era appena successo.
Così per superare un certo imbarazzo che si era creato, Klaudia si era alzata di scatto e l'aveva sfidato a prenderla. Aveva iniziato a correre e Lij, divertito, si era subito lanciato nella caccia. Il pomeriggio era trascorso così, tra inseguimenti e baci rubati.
Verso le quattro quando l'aria si stava raffreddando e il sole declinava all'orizzonte, lei aveva tirato fuori dalla borsa un piccolo pacchetto.
"Questo è per te.. il tuo regalo.."
Lui aveva sorriso "Non dovevi, e poi non ci può essere regalo più bello dei tuoi baci"
Klaudia aveva sentito avvampare le guance mentre con una mano gli porgeva il dono.
Lij incuriosito l'aveva aperto. Era un ciondolo a forma di gabbiano con due brillanti incastonati negli occhi.
"Non so perché ma quando l'ho visto nella vetrina, bè mi ha ricordato te, il tuo spirito che vola libero come queste ali."
Elijah per tutta risposta l'aveva abbracciata tenendola stretta a sé e lei gli si era aggrappata con tutta la propria forza in una stretta che avrebbe voluto non finisse mai.



Verso le sei erano di nuovo sotto casa di lei e lui si apprestava ad andarsene quando Klaudia l'aveva trattenuto.
"Ti va di salire da me? I miei genitori sono fuori per il fine settimana. Posso offrirti da bere qualcosa di caldo, che so un tè… la temperatura è scesa così bruscamente...."
Lij aveva abbozzato un sorriso accettando la palese scusa di lei.
L'appartamento era molto grande. Arredato in modo semplice ma raffinato. Nel salone troneggiava un meraviglioso pianoforte a coda.
Istintivamente si era seduto davanti allo strumento e le sue dita avevano iniziato a scivolare sui tasti, leggere ed eleganti. Klaudia si era limitata a guardarlo stupita.
"Non sapevo sapessi suonare così bene."
Elijah aveva sorriso continuando a tenere lo sguardo concentrato sulla tastiera.
"Già… quando ero piccolo ero considerato un giovane talento, ora invece sono solo uno abbastanza bravo."
"Molto bravo direi!"
Aveva suonato un po' e lei lo aveva ascoltato rapita da quella melodia, con gli occhi chiusi, seduta e con la testa appoggiata allo schienale della poltrona. Poi lui si era fermato.
"Allora? Ci facciamo o no questo tè ?"
A malincuore era uscita da quello stato di beatitudine e si era avviata in cucina. Dopo il tè, gustato con biscotti fatti in casa da sua madre, gli aveva fatto fare il giro della casa. Appena arrivati davanti alla camera di lei c'era stato un momento di imbarazzo.
La sua stanza era una mansarda molto graziosa, permeata di un profumo dolce ma allo stesso tempo forte, lo stesso che emanava la sua pelle. Sul letto era buttata alla rinfusa una camicia da notte bianca con le spalline sottili, sulla specchiera era rovesciata una confezione di crema e da un pomello del comodino penzolava un perizoma. In generale la camera era un po' sottosopra.
Klaudia si era messa istintivamente le mani nei capelli.
"Santo cielo! Mi ero dimenticata di sistemare, che vergogna!"
Ed Elijah era scoppiato in una fragorosa ristata che aveva riempito l'aria.
Lei d'un tratto aveva dimenticato la baraonda della propria camera e si era voltata a guardarlo. Non lo aveva mai visto ridere in quel modo. Era così sensuale. Lui sentendosi osservato aveva smesso di ridere e l'aveva guardata a sua volta. Gli era spuntato un sorriso furbo.
"Bene! Mi fa piacere constatare che sotto quell'aria da precisa sei una gran disordinata!"
E le aveva puntato l'indice accusatore in viso. Ma lei per tutta risposta si era avvicinata con le labbra e gli aveva baciato la punta del dito. Lij aveva perso il sorriso che era stato sostituito da un'espressione di desiderio intenso. La stessa che leggeva negli occhi di lei. Klaudia lo sentiva scorrere nelle vene.
Le si era avvicinato prendendola tra le braccia. Aveva distolto lo sguardo un secondo traendo un profondo respiro ed era tornato a specchiarsi con gli occhi in quelli di lei.
"Klaudia... io devo dirti una cosa.."
Lei lo aveva fissato in silenzio, sorridendo lievemente.
"Cosa c'è? Che vuoi dirmi…?"
Lui aveva sorriso "Io non sono mai stato con una donna"
"Come?"
"Hai capito. Non ho mai fatto l'amore in vita mia"
Non era possibile. Un ragazzo così bello, pieno di qualità.
Incontaminato. Ancora candido. Davvero incredibile. Aveva pensato che avesse avuto chissà quanti incontri con l'altro sesso, visto che ormai gli uomini era così precoci. E invece lui non
aveva mai fatto l'amore con nessuna.
Questo fatto che l'aveva inizialmente stupita, poi l'aveva resa felice.
Molto felice.
"Perché?" gli aveva istintivamente chiesto.
"Non saprei… forse aspettavo la persona giusta, magari sono un po' all'antica.."
"Non credo, penso invece che tu sia stupendo…"
"No ti sbagli. Tu sei stupenda Klaudia, sei la cosa più bella che mi sia capitata finora nella vita."
L'aveva abbracciata più forte e lei aveva sentito le sue mani scivolare lungo la sua schiena. Accarezzarla da sopra la soffice lana. Poi lentamente si erano insinuate sotto e risalendo le avevano sfilato il maglione lasciandola con una leggera camicia azzurra che si tendeva sui seni eretti.
Si era sfilato la felpa a sua volta restando a torso nudo. Klaudia aveva scoperto che indossava le cose a pelle. Era rimasta a guardarlo affascinata. Era poco più che adolescente, un ragazzo agli occhi di tutti eppure il suo fisico era quello di un uomo. Solo l'espressione del viso e quella certa innocenza nello sguardo tradivano la sua età. Il petto ampio, le spalle forti, la carnagione chiara quasi priva di peluria. Sembrava la pelle di un bambino. Si accorse che le poche volte che lo aveva visto in quel modo era quando posavano. E non era di certo il momento adatto per perdersi dietro osservazioni troppo esplicite. Di cui si sarebbero accorti sicuramente tutti. E non poteva permetterselo.
E mentre lei esplorava con lo sguardo quel corpo che desiderava così tanto, lui aveva preso a sbottonarle la camicia aprendola fino all'ultimo bottone.
Aveva sentito il suo fiato caldo sul collo, la lingua scivolare furtiva e umida lungo la gola e indugiare all'attaccatura del seno.
La camicia era planata lentamente a terra e la chiusura del reggiseno si era improvvisante slacciata. Lij per un momento era sembrato titubante e allora Klaudia gli aveva preso la mano e l'aveva poggiata sul proprio seno.
Lui glielo aveva sfiorato delicatamente guardandola negli occhi e improvvisamente il reggiseno era caduto giù. Poi si era chinato su di lei. Le era sfuggito un gemito quando aveva sentito la sua bocca schiudersi sul suo capezzolo. E sentirlo mentre lo succhiava, mentre con l'altra mano accarezzava l'altro seno e arrivava alla spalla e riscendeva giù sul ventre. Le sue mani erano morbide e lisce, come velluto sulla pelle.
Si sentiva il corpo in fiamme. Con Sean non era mai stato così. Il calore del corpo di Lij contro il proprio. Avvampava, mentre lui con naturalezza aveva aperto la lampo dei suoi jeans. Le erano scivolati lungo le gambe e istintivamente le proprie mani avevano preso ad aprire i bottoni dei pantaloni di lui con un gesto nervoso.
Era in preda ad un'eccitazione che non riusciva più a contenere, mentre Lij si muoveva come se per tutta la vita non avesse fatto altro.
"Sei proprio sicuro di non aver mai…" gli aveva chiesto stupita.
"Sicurissimo… ma non capisco come mi riesca tutto così facile e naturale con te, sono confuso anch'io" con la voce che era poco più che un sussurro.

Era rimasta con solo gli slip davanti a lui, che aveva ancora indosso i pantaloni slacciati.
La guardava come se stesse vedendo un angelo. Con un sorriso bellissimo sulle labbra che gli illuminava lo sguardo nella penombra di quella stanza.
"Dio come sei bella…"
Klaudia era arrossita, portandosi le braccia a coprire pudicamente il seno scoperto, lei che non era mai stata in imbarazzo di fronte ad un uomo. E lui per tutta risposta l'aveva baciata con passione sulla bocca, sciogliendole i capelli, che erano ricaduti liberi sulle spalle. Poi si era allungata sul morbido tappeto sotto di loro e Lij si era disteso su di lei, continuando a baciarla, sul seno facendole mordere il labbro per non urlare, sul ventre facendola sospirare, andando giù e ritraendosi in una dolce tortura, impazzendo al sentire il suo respiro che si faceva man mano più veloce. Era incredibile. Accadeva tutto con una naturalezza che aveva del magico. Era come se i loro corpi fossero stati fatti per unirsi, combaciando alla perfezione.
E quando infine anche le ultime barriere tra loro erano svanite si erano ritrovati nudi abbracciati e febbricitanti dall'eccitazione.
Ma Lij improvvisamente si era fermato.
Klaudia l'aveva accarezzato dolcemente su una guancia.
"Cosa c'è?"
"L'inesperienza gioca contro di me ...sto cercando di mantenere un minimo di lucidità, ma non credo ci riuscirò… Klaudia io ti amo."
Lo guardò commossa e pensò che era davvero stupefacente come sapesse muoversi su di lei, facendole provare sensazioni sconosciute e nuove. Aveva pensato per un attimo che avrebbe dovuto guidarlo, visto che era la sua prima volta, ma lui aveva dimostrato di sapersela cavare benissimo da sé.
Lentamente aveva schiuso le gambe per permettergli di unirsi a lei per la prima volta nella sua vita. Non riusciva a crederci. Stava facendo l'amore con un ragazzo di 17 anni, a dispetto del suo legame con Sean e della logica. In fondo lui aveva 6 anni meno di lei, ma questo non aveva importanza. Anche se non aveva neanche 18 anni, non aveva avuto bisogno della maggiore età per rubarle il cuore. E in quel momento gli stava donando tutta se stessa fino in fondo. Aveva chiuso gli occhi e aveva sentito Lij con molta delicatezza scivolare dentro di lei. A stento aveva trattenuto un grido. Poi si era fermato come per prendere fiato e aveva iniziato a muoversi prima leggermente incerto, poi con sempre maggiore foga,
mentre aveva ripreso a baciarla in preda ad una passione incontenibile. E Klaudia aveva seguito il suo ritmo alla perfezione mentre lui la teneva per i fianchi e lei gli aveva serrato le gambe intorno alla vita, per spingerlo sempre più in profondità dentro di sé. Sentiva il proprio cuore battere furiosamente nel petto, e per un istante aveva temuto potesse schizzarle fuori tanto andava veloce. E piano piano quella sensazione le era risalita lungo il corpo, e si era fatta sempre più intensa, e aveva capito che anche lui non avrebbe retto ancora per molto. Era teso e concentrato in una lotta contro le sue stesse emozioni.
Lasciarsi andare totalmente. Sembrava volerlo e allo stesso tempo temerlo.
Lo aveva stretto forte a sé e si era trovata i suo occhi blu puntati nei propri nell'istante in cui lui cedeva e con un ultimo gemito veniva dentro di lei nello stesso momento in cui anche i propri sensi esplodevano nel centro più intimo del suo essere.

La mattina dopo si era svegliata alle prime luci dell'alba. E ancora intontita dal sonno aveva realizzato che qualcuno dormiva appoggiato sul suo seno. Era così bello. L'espressione del suo viso era distesa e serena.
La cingeva con le braccia quasi avesse avuto paura che scappasse durante la notte. Lei gli aveva accarezzato i capelli, con un tocco lievissimo, per paura di svegliarlo. D'altronde quella notte non avevano dormito molto.
Aveva perso il conto di quante volte avevano fatto l'amore. Lij sembrava non averne mai abbastanza. E lei non si stancava mai di concederglisi, completamente persa tra le sue braccia, stordita dalle sue carezze e dai suoi baci. Mentre in quell'istante lo stava fissando sorridendo, d'improvviso aveva sentito la vibrazione del suo cellulare.
Allungando un braccio ,ben attenta a non muoversi troppo per non destarlo, lo aveva preso, e guardando sul display il sorriso le era morto sulle labbra.
Era Sean. Non poteva rispondere così aveva lasciato che continuasse a vibrare e poi lo aveva spento. Dopo avrebbe trovato una scusa.
Non in quel momento.
Ma ormai però quel nome le aveva riportato davanti agli occhi la realtà. Di lì a meno di un anno si sarebbe sposata. Avevano già iniziato con i preparativi. Cosa avrebbe dovuto fare?
Non lo sapeva. Era confusa. Non si era mai sentita in quel modo. Non aveva mai fatto simili follie nella sua vita. Era dovuto succedere che arrivasse quel ragazzo con gli occhi azzurri a farle perdere il senno.
Ma lei non era riuscita a rinunciarci. Non dopo tutto quello che sentiva e che era successo. Così era iniziata la sua doppia vita, fatta di menzogne.
Non sapeva come era riuscita con mille scuse ad evitare di fargli incrociare i propri genitori ed amici. Davvero un gioco da funambola. Aveva camminato su un filo sottilissimo per più di un anno. Mentre la confusione aumentava in lei, e gli unici momenti in cui si sentiva al sicuro era quando era con Lij. Era diventata ancora più bella e se ne erano accorti tutti compreso Sean. I genitori erano convinti che fosse perché i mesi passavano e il matrimonio si avvicinava. Perché nonostante tutto non era riuscita a mettere un freno a quella farsa che ormai era diventata il suo rapporto con Sean. Lui era molto buono con lei, premuroso e affettuoso.
Diverso da come si mostrava agli altri ai quali appariva un po' distaccato.
Era dolce solo con la famiglia e con pochissime persone alle quali teneva davvero. E l'amava molto, Klaudia ne era certa. Fino a pochi mesi prima era stata convinta anche lei di amarlo. Fino al giorno in cui un 16enne titubante era entrato nell'agenzia. In quel momento era tutto diverso, eppure nulla in apparenza era cambiato agli occhi del mondo. Conosceva Sean da quando erano bambini. Erano praticamente cresciuti insieme e le loro famiglie erano sempre state convinte che avrebbero finito per stare insieme prima o poi. E in effetti un giorno era successo che lei poco più che ventenne aveva iniziato a guardarlo con occhi diversi. Era decisamente un uomo bello e affascinante. Alto con i capelli castani e gli occhi azzurri.
Era stata invidiata da tutte per Sean. Lui era rinomato e amato da una buona fetta della popolazione femminile della loro città..
Peccato che il suo cuore però l'avesse rubato Klaudia.
In quei mesi tutto era corso in avanti troppo in fretta e lei ne era stata travolta, trascinando con sé prima Lij e poi anche Sean.
Anni di scelte sbagliate… anni di confusione… di nostalgia…

FINE DECIMA PUNTATA