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UNDICESIMA
PUNTATA
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I camerieri
avevano ritardato un po' la consegna della cena e Tony decise di approfittare
dell'occasione per andare a salutare Joanne, cercando di sotterrare
l'ascia di guerra... |
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Quando
la musica terminò, e Joanne concluse la sua esibizione estemporanea
-che aveva lasciato gli altri ospiti del Country Club divisi a metà
fra ammirazione e stupore- Nigel le andò incontro. "So
di non essere molto originale, ma... Sei stata fantastica!!!.... Hai
una voce bellissima. Io lavoro in televisione da alcuni anni, ma non
conosco molte persone con il tuo talento. Lo sai che potresti... Potresti
diventare famosa! Veramente famosa!..." |
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.........E
così, alla brunetta piaceva cantare!!!!!!! |
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Bene,
Jessie era contenta perché aveva ottenuto un appuntamento di
lavoro da Joanne Allard... Appena l'avrebbe assunta sarebbe andata
da Roger con una sua lettera di dimissione e si sarebbe scusata con
Lij. |
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Kyle
era stato messo in una stanza come già era stato per Elijah.
Aveva sbollito tutta la sua rabbia urlando come un pazzo che non avevano
diritto di fare questo a lui e che la colpa era di quell'altro imbecille...
Ma nessuno gli aveva dato retta e lo avevano lasciato solo... Sorvegliato
però dall'agente Katherine Chandler, che quando vide il ragazzo
un po' più calmo, decise di portargli una bella tazza di caffè.
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Jessie
era rientrata a casa e appena aveva raggiunto la sua camera si gettò
sul letto... |
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Jessie
e Nichelle si guardarono negli occhi per un istante e subito dopo Nichelle
chiese: "Posso entrare?" ma Jessie non ebbe neanche il tempo
di rispondere che lei era già entrata.
"Prego accomodati pure..." rispose Jessie con tono scherzoso mentre chiudeva la porta...!!!! Jessie ormai si era ripresa e non avrebbe permesso a Nichelle di trattarla male. "Che cosa vuoi Nichelle?? Non voglio perdere tempo con te" le disse. "Ma come?!?!?! Non sei curiosa di sapere come è andata a finire tra il MIO Lij e il TUO Kyle?" disse l'altra con aria di sfida. "Accidenti, come ti permetti?? Il TUO Lij?? Da quando??" "Dimmi cara, non posso certo mandarti via dopo tutta la strada che hai fatto per questa tua piccola gentilezza...." rispose Jessie e subito dopo aggiunse: "Anzi, perché non ti siedi?? Posso offrirti qualcosa?? Un succo di frutta va bene?" chiese mentre si stava avvicinando al frigo... Nichelle reagì con rabbia, trattenuta a stento, e tornò verso la porta...: "No grazie *tesoro*, ero solo di passaggio... Volevo soltanto dirti che per colpa vostra, TUA e di Kyle, Lij dovrà passare la notte in prigione... CONTENTA??" e così dicendo, dopo aver guardato Jessie con uno sguardo gelido, se ne andò sbattendo la porta...!!!! Jessie rimasta sola, continuò a osservare la porta... "Oddio no... povero Lij..." pensò ed era ormai certa... La soluzione che aveva preso era la più giusta e i fatti lo stavano dimostrando. Il giorno dopo si sarebbe fatta assumere da Joanne ma prima sarebbe dovuta andare da Roger con la lettera... Quindi era meglio andare a dormire perché l'indomani sarebbe stata un'altra giornata piena di emozioni. |
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"Che serata " pensò sdraiato sul letto dentro quella cella. Si era messo addosso una coperta che gli avevano dato lì dentro e ora fissava fuori. "Ma guarda tu che roba sono qui per colpa di un altro e oltretutto non mi posso neanche cambiare, domani mattina puzzerò come un animale " I muri intorno erano spogli, attraverso le sbarre, che formavano una parete di lunghi tubi di ferro verticali davanti a lui, il corridoio si mostrava buio e silenzioso. Dalla finestra si vedeva il cielo scuro di quella notte. Le stelle erano nascoste. Quella sera le nubi avevano deciso di oscurarle tutte tranne una. Etoile. Lei era riapparsa davanti ai suoi occhi come un fulmine a ciel sereno. Una scarica elettrica che aveva mandato in corto i suoi circuiti. Non se lo sarebbe mai aspettato. Che accidenti ci faceva lì? E perché mai si trovava in America? Davvero fantastico! Uno di quei giorni avrebbe rivisto il marito, Sean. Però alla festa non c'era. "Meglio!" pensò. E lei lei era come l'ultima volta che l'aveva vista. Bella e irraggiungibile. Ma era rimasta di sasso quando l'aveva visto. La sua sicurezza e freddezza avevano vacillato. D'altronde era stata una sorpresa per entrambi. E guarda il caso, era amica di Nichelle. "Com'è piccolo il mondo " sussurrò. Chiuse un istante gli occhi e la rivide. Sorrideva amabilmente ad un tipo che non aveva mai visto e sembrava perfettamente a suo agio. Non era mai stata una donna timida. "Sarà la sua prossima vittima " Certo che era davvero pazzesco che dopo tutto quel tempo in cui non si erano visti e proprio ora che iniziava a costruirsi la sua vita lei tornasse a scombussolargliela. Non poteva però negare che gli aveva fatto un certo effetto. Nei suoi occhi chiari aveva letto tristezza mista alla più che evidente sorpresa. Era impallidita violentemente. Lui aveva sentito il sangue andargli alla testa e per un brevissimo istante aveva desiderato abbracciarla, ma poi la rabbia aveva preso il sopravvento. Cosa aveva fatto di male per non avere il diritto di dimenticare? Cancellare dalla sua mente lei e tutte le frottole che gli aveva raccontato in più di un anno. Lo desiderava davvero eppure perché continuava a tenere quel ciondolo al collo? "Lo dicevo io che dovevo toglierlo chissà perché non l'ho mai fatto," rifletté. E una vocina maligna gli sussurrò all'orecchio che lo sapeva benissimo il perché. Perché i suoi sentimenti per Klaudia in tutti quegli anni non erano mai morti davvero. Ma era finita e non sarebbe ricominciata. Perché lei era sposata e perché in ogni caso l'aveva trattato come se non valesse nulla, prendendolo in giro, burlandosi dei suoi sentimenti. E non era una cosa che sarebbe riuscito a perdonare mai. E dulcis in fondo perché lei non lo amava e non lo aveva mai amato neanche in passato. Klaudia era stata molto chiara quel giorno. Aveva parlato con voce sicura e tranquilla . Lui era stato un capriccio, un diversivo, forse una sfida. Un ragazzino così giovane. Così inesperto.... 1000 punti a Klaudia McKellen! Bel colpo! Centro perfetto al cuore! E mi raccomando torni a trovarci! E infatti... Poi gli venne improvvisamente in mente Jessie. Chissà come stava Kyle era un pazzo mentre lei era così dolce una ragazza adorabile. Si fermò un istante a riflettere su se stesso. Forse era ora che la smettesse di fare l'anima inquieta. "Magari dovrei cercarmi una moglie " ma il pensiero lo fece rabbrividire. Non si sentiva tagliato per il matrimonio. Solo una volta ci aveva pensato seriamente. Con Klaudia. Certo lui pure era stato folle. Che idee assurde... e meno male che non aveva avuto il tempo di dirglielo. Gli avrebbe dato un motivo in più di soddisfazione. Che gli diceva la testa allora... Ma forse nulla di particolarmente strano, era semplicemente innamorato perso. Voleva crearsi una famiglia con lei, avere dei figli... ma erano tutti progetti andati in fumo nel giro di pochi istanti di verità. E ora una cosa simile era lontana anni luce dai suoi obbiettivi futuri. Davvero non ci pensava minimamente. Ma aveva bisogno di stabilità. Forse per questo gli piaceva Jessie. Lei era la dolcezza, la sincerità. Era così carina una bellezza delicata in contrasto netto con Klaudia così glaciale. |
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D'un
tratto la memoria iniziò a correre indietro senza che lui riuscisse
ad impedirlo. Quella giornata sulla riva del lago. Quel primo bacio
che si erano scambiati. O meglio che lui le aveva rubato. La reazione
di lei, così passionale. E poi la sera ...quando l'aveva riaccompagnata
a casa e lei lo aveva invitato a salire. |
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Era da
poco arrivata la primavera. Era una giornata serena e dalla temperatura
mite. |
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Lo sguardo
si posò nuovamente sul dorso della sua mano destra. |
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Era un pianto di un bambino. Giungeva chiaro e forte. Da dove non sapeva. Era come se tutta l'aria intorno ne fosse pregna. Era straziante e disperato. Era un lamento che proveniva dal passato Stava camminando lungo la riva del mare. A piedi nudi. Il sole era una massa incandescente che si avvicinava sempre più all'orizzonte. Ma l'aria era fredda. E quel gemito continuava. "Chi c'è! Cosa succede!!" ma nessuno rispondeva. La sua voce si disperdeva nel vento come sabbia. Era solo. E si sentiva preda di un'angoscia indefinibile. Le onde urlavano mentre si schiantavano contro gli scogli. E il mare ondeggiava davanti ai suoi occhi. In una lenta e ipnotica danza. Poi trasportata dal vento era giunta alle sue orecchie la voce di una donna. Era come distorta. Mormorava frasi sconnesse e senza senso e chiedeva perdono, perdono, perdono..... ".... ho sbagliato lo so... perdonami... ti prego...." Si era portato le mani alla testa. Era come se quella voce lo ferisse nel profondo. Come se gli strappasse qualcosa della propria anima. Qualcosa che apparteneva al suo stesso sangue. Improvvisamente attanagliato da una sensazione di soffocamento si era gettato in mare. Ma quando era riemerso alla superficie aveva visto l'acqua intorno a lui assumere un drammatico colore rosso scuro. Era rimasto paralizzato incapace di qualunque movimento. Mentre quella angoscia aveva stretto il suo cuore in una morsa sempre più forte. |
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Aveva
riaperto di scatto gli occhi e per un lunghissimo istante aveva fissato
il soffitto sopra la sua testa. Era ancora notte fonda.
Il respiro era affannoso. Mentre il suo corpo era teso in uno spasmo nevrotico. "Che cavolo di sogno...." Udiva ancora distintamente nella propria testa l'eco di quel pianto. Un brivido freddo gli corse improvviso lungo la schiena. Deglutì. In quel momento non capì il motivo di tanta angoscia ma sperò solo con tutto se stesso che il giorno arrivasse presto. Che i raggi del sole tornassero ad illuminare il mondo ancora una volta. Si sentiva nervoso. Erano accadute davvero troppe cose in una sola serata. E purtroppo sentiva chiaramente dentro di sé che molte altre sarebbero successe di lì a poco. |
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Fuori..... Nel patio...... L'aria fresca della notte...... E due donne............ "Ecco......" disse Amanda. "Mi rendo conto che il mio arrivo in città, stasera, è stata una vera sorpresa per tutti. Anche per Roger, povero caro, mi ha confessato che gli sono mancata molto!! Ma io lo conosco, anche lui è come tutti gli altri uomini..... quando si sentono soli tendono a cercare la compagnia femminile..... specie se si tratta di una ragazza bella e giovane...!" Lo sguardo di Amanda si fece di ghiaccio. "E Roger, lo so, attira le donne anche per il suo potere e i suoi soldi...!" Era come pensava, secondo Amanda lei era l'amante di Roger. "Se sta dicendo che io ho cercato di sedurre Roger per i soldi si sbaglia..." "Quello che sto cercando di dire è che ora che sono tornata..... Roger non avrà bisogno di altri... divertimenti!! Io sono sua moglie....... E lui ha bisogno solo di me!" "Signora Thorpe... lei mi sembra alquanto gelosa, o no? Comunque non può mica pretendere che un uomo del calibro di Roger se ne stia buono buono mentre lei va in giro per il mondo! Credo che dovrebbe dargli più attenzioni..." Quelle parole irritarono Amanda! Gelosa?!... No, lei non era gelosa. Ma Roger era SUO marito, e fintanto che sarebbe restato tale, lei non avrebbe permesso che lui la rendesse ridicola. Inoltre, come si permetteva quella RAGAZZINA che probabilmente non aveva neanche 25 anni di dire a LEI cosa doveva fare e come doveva comportarsi con Roger???? Ma chi credeva di essere?!?!?! "Lei si sbaglia, mia cara, io non pretendo nulla! Ma........ conosco Roger molto meglio di lei! E so che le sue molte amanti non contano niente per lui!" Sollevò un sopracciglio, e guardando la ragazza in faccia disse ancora: "Non credo abbiamo altro da dirci." "Un'ultima cosa..." disse Joanne: "prima di giudicare le persone veda di sapere come sono le cose in realtà. Detto chiaro chiaro: io non sono l'amante di suo marito...." |
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Jessie era entrata al Country Club con Kyle... Era bellissimo e gentilissimo... I due ragazzi si avvicinarono al bancone chiacchierando. Ad un certo punto Kyle si fermò... "Che succede?" chiese Jessie d'impulso mentre stava osservando l'aria preoccupata del suo accompagnatore. "Kyle?" e gli posò una mano su un braccio... Kyle si ricompose e disse "Oh scusami Jessie... stavi dicendo?" "Beh... ti ho visto preoccupato e ti ho chiesto cosa avevi ma non mi hai neanche sentito..." Da come la guardava, Jessie arrossì violentemente e disse: "Kyle?" "Beh sai, ci sono alcuni amici di mio padre che mi danno proprio fastidio... Avevo sperato fino all'ultimo di non trovarli." disse riprendendosi. Ad un certo punto Kyle era sparito. Lei era sola e poi qualcuno le si avvicinò. "Se vuoi vivere, lascia in pace Kyle mi hai capito? Smettila di fargli il lavaggio del cervello o te ne pentirai ragazzina!" <te ne pentirai> <te ne pentirai> <te ne pentirai> <te ne pentirai> Jessie incominciò a star male, all'improvviso si sentì soffocare in quell'angolino buio e... "Noooooooooooooooooooooo" La ragazza si svegliò. Le coperte si trovavano per terra e lei era seduta sul letto tutta sudata. Si alzò di scattò e accese la luce. Disperata, si prese la testa fra le mani e si sedette di nuovo sul letto... Dopo tutto quello che era successo si era dimenticata della minaccia di quell'uomo ma adesso, che si trovava da sola nella sua camera, quel brutto momento era tornato a galla sotto forma di incubo. Solo che non era un incubo... era realtà e nessuno poteva aiutarla... Cosa fare allora? Non riuscì più a dormire; quando tentava di addormentarsi, non appena chiudeva gli occhi le appariva l'immagine di quell'uomo e le sue parole risuonavano forti e minacciose nelle orecchie... Così rimase sveglia, con gli occhi aperti. All'improvviso due occhi azzurri la guardarono e un sorriso dolcissimo la fece sentire subito meglio... Lij... Elijah Wood... L'immagine di ui tranquillizzò Jessie, anche se sapeva che lui adesso era in prigione. Ma era sicura che presto sarebbe uscito, tutto sarebbe tornato a posto e Lij non avrebbe dovuto più preoccuparsi di Kyle. Perché lei aveva preso una decisione. "Ma sarà quella giusta?..... E se prendessero di mira anche Joanne?" pensò. "Cosa fare allora?" Un'altra idea le era venuta ma non voleva lasciare sua madre da sola... Quindi l'unica soluzione era allontanarsi da tutti... Non sarebbe andata a lavorare da Joanne ma con sua madre, così avrebbe potuto starle vicino e nel frattempo avrebbe tagliato i ponti con il signor Thorpe e con Lij. Aveva infatti paura che gli amici del padre di Kyle potessero far del male anche a loro e non lo avrebbe permesso... Questa era una cosa che doveva affrontare da sola. Con questi pensieri un po' malinconici e vinta dalla stanchezza, Jessie alla fine crollò in un sonno pesante. L'ultimo pensiero era rivolto a Lij... |
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Jake si trovava al parco Phillips Park e nello stesso punto dove aveva
conosciuto Jessie, la figlia di Helen Bradford... Sarebbe andato volentieri
alla Centrale di Polizia ma i ricordi erano esplosi e lui voleva riviverli
tranquillamente, in un posto dove nessuno lo avrebbe visto...!!!!
Si era seduto sulla panchina e con lo sguardo perso nel vuoto della notte ritornò con la mente a quando lui si trovava in un locale con amici e stava festeggiando il successo di uno di loro... Tra una chiacchierata e l'altra, ad un certo punto i suoi occhi incrociarono quelli di una donna bellissima. Gli occhi di lei brillavano di un azzurro vivace e lucente ma erano anche un po' malinconici... Colpo di fulmine?? Sì, quello che provò per quella donna meravigliosa fu proprio quello, ciò che la gente definisce: un colpo di fulmine... Quando i suoi amici lo lasciarono solo per ballare proprio con le amiche di Helen, lui si avvicinò a lei e chiese: "Vorrebbe ballare con me?" Helen lo guardò negli occhi e senza dire nulla, tese la sua mano verso di lui e insieme si diressero verso la pista da ballo... Non smisero mai di guardarsi negli occhi, travolti entrambi da una meravigliosa emozione e mai avrebbero voluto che quel momento magico finisse. La musica cessò ma loro non si staccarono subito e anzi... se non fosse stato per un amico di Jake sarebbero rimasti in quella posizione per tutta la notte. Mentre i ricordi continuavano a farsi strada nella mente e nel cuore di Jake, lui sorrise al pensiero di quella scena... Jake non volle ritornare dai suoi amici e invitò Helen a casa sua... La casa era vuota perché sua moglie e suo figlio, in quel periodo, erano dai genitori di lei... Fu una cosa del tutto naturale quindi, portare Helen in camera sua e con una passione travolgente fare l'amore con lei...!!!! Sentiva ancora, nonostante fosse passato tutto questo tempo, i baci di quella donna sul suo corpo e la meravigliosa gioia che aveva provato. Dopo l'amore, erano rimasti a letto abbracciati. Lei dormiva mentre lui la guardava e accarezza i suoi capelli morbidi... Quando Helen si svegliò, lo baciò di nuovo e disse: "Sono stata bene con te, come non mi capitava da tempo ormai... Sei un'amante meraviglioso." "Amante," pensò Jake... "Già, sono sposato e devo dirglielo." "Ascolta Helen, anch'io mi sono trovato benissimo con te questa notte, sei una donna meravigliosa ma... devo dirti una cosa molto importante." "Anch'io devo dirti una cosa..." Allora Jake lasciò che fosse lei a parlare per prima... "Sono sposata, Jake e ho una figlia..." disse con un filo di voce quasi temesse la reazione di lui... Jake rimase in silenzio per qualche minuto. "Anch'io sono sposato, Helen, e ho un figlio," disse infine. Helen lo guardò e poi si girò lentamente verso il comodino e prese una fotografia... "Questa è tua moglie?" chiese. "Sì, e il bambino che ha in braccio è mio figlio John." "Mia figlia si chiama Joey e mio marito Steve." Si guardarono negli occhi e subito dopo scoppiarono a ridere... Cosa c'era di divertente? Niente, ma loro avevano sentito il bisogno di farlo... Forse volevano alleggerire i sensi di colpa che stavano provando per i loro cari... "Ascolta Helen, io avrei preso una decisione ma vorrei sentire anche un tuo parere." La guardò per un istante e capì... Capì che anche lei aveva già deciso... Come se gli avesse letto nel pensiero... "Adesso che ti ho conosciuta... Non posso più stare senza di te... Voglio poterti vedere ancora.... voglio fare ancora l'amore con te! Ma non posso lasciare mia moglie, e mio figlio..." Lo disse perché ormai lo aveva sulla punta della lingua ma sapeva già che cosa avrebbe risposto lei e infatti... "Per me va bene Jake" e subito dopo lei lo baciò ancora, appassionatamente. |
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Roger
rimise il cellulare nella tasca interna della giacca. In realtà
non aveva mai avuto intenzione di chiamare Kevin. Aveva solo voluto
mettere il ragazzo alla prova, per capire almeno cosa stava succedendo,
visto che Kyle non si decideva a parlare. E ora, si era |
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Amanda rientrò alla festa e Joanne rimase da sola, cercò
nella borsa una
sigaretta ma si accorse di averle lasciate sul tavolo.... le capitò invece in mano il cellulare. Decise di chiamare Roger per chiedergli informazioni su Jessie ma soprattutto per avvisarlo della *insicurezza* della sua mogliettina... Compose il numero e attese una risposta.. Roger sentì il cellulare vibrare nella tasca della giacca, lo prese di nuovo in mano e guardò il display. Fu sorpreso di vedere che appariva il nome di Joanne. Si alzò in piedi e si allontanò dagli altri e rispose. "Pronto... Jo, sei tu?" "No, Babbo Natale!" Lui non c'entrava niente con la discussione con Amanda, perché trattarlo male?! "Scusa Roger... come va? Hai risolto alla Centrale?" "No... sono ancora qui... e credo che ne avrò ancora per un bel po'..." Ma la voce di Jo era strana. "Cos'altro è successo?" chiese. "Penso che tua moglie abbia dei complessi d'inferiorità e sia gelosa... stasera mi ha ribadito che tu sei solo SUO. Era implicito che mi considera una puttana..." Era innervosita dal fatto che Amanda fosse andata subito da lei senza neanche sapere la verità.. Roger si passò una mano fra i capelli. non era possibile! Anche quello, adesso?! "Scusa... non ho capito bene?! Che cosa ha fatto Amanda?......" "E' venuta a parlarmi e il succo del discorso era che io ti devo lasciar stare comunque penso sia meglio parlarne di persona anche perché devo chiederti informazioni su una persona..." "Va bene, calmati. Non preoccuparti di Amanda. Però non ho idea di quando potremo vederci... Finché non risolvo alcuni problemi." Fece una pausa. "Informazioni su chi?..." "Quando ti liberi puoi passare al RH... comunque la persona in questione è una ragazza che mi ha chiesto di lavorare al mio locale, dice di essere una cameriera del Lighthouse e si chiama Jessica... Bradford.. un cognome del genere..." Roger si irrigidì. "Jessica Bradford?!..." disse. Jessie aveva chiesto lavoro a Joanne? Ma per quale motivo? Dunque aveva intenzione di lasciare il pub. Roger guardò verso Kyle, che aveva sentito pronunciare il nome di Jessie ed era diventato ancora più pallido. "Ascolta..." riprese Roger. "Conosco quella ragazza, è una delle cameriere del mio locale. È una brava ragazza... ma vorrei chiederti un favore. Prima di fare qualunque cosa, prendi tempo. Voglio parlare con lei. Non avevo idea che volesse licenziarsi. E voglio capire che cosa può averla spinta a questa decisione." Ma Roger una idea l'aveva. Doveva esserci un legame tra tutti gli eventi di quella serata. La lite fra Kyle e Lij, e la decisione di Jessie... "Va bene prenderò tempo.. però mi dovresti dare il suo numero di telefono così sposto l'appuntamento che abbiamo.." Ovviamente le faccende facili non capitavano mai a lei.. Roger diede a Jo il numero di Jessie. "Se non c'è altro, dovrei chiudere la comunicazione. Cerca di stare calma, ti chiamo domani, ok?" "Ma io sono *calmissima* allora ci sentiamo domani ciao Roger" Kyle sembrava seduto su dei carboni accesi. "Perché ha fatto il nome di Jessie?..." chiese. |
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L'assenza
di Joanne si era prolungata. Nigel si sorprese nel vedere rientrare
la moglie di Thorpe nella sala. Ma... dov'era Joanne?.... «Forse...
forse è il caso che vada a cercarla... Speriamo che quella donna
non le abbia fatto una scenata di gelosia!» pensò. E si
diresse verso una delle grandi porte finestre aperte sul giardino.
Joanne era ancora lì fuori, nel patio. Le si avvicinò. "Non senti freddo?..." le chiese. Poi vide la sua espressione tirata e comprese che aveva avuto ragione. Tra le due donne doveva esserci stato uno scambio piuttosto vivace. "Come va?...." "Bene anche se la moglie di Roger si sente minacciata da me. Crede che le voglia rubare il *suo* Roger..." Nigel rimase silenzioso. Non riusciva a vedere Joanne e Thorpe come una coppia. Lui avrebbe potuto essere suo padre!.... Ma capiva che Amanda Spaulding fosse gelosa. Joanne era molto bella e sicuramente poteva far girare la testa a qualunque uomo. Se Thorpe aveva sangue nelle vene, non poteva sicuramente non aver fatto un 'pensierino' su di lei...... Oh! Ma cosa stava pensando?!.... "Mi dispiace...." In realtà non sapeva cosa dire. "Senti... ti va di continuare la cena?... O forse preferisci andare a casa?... La serata non è stata delle migliori, vero? Troppo movimentata.. Troppi imprevisti." «Troppe domande, Nigel!» si disse, e tacque. "Non ho più voglia di restare qua... però non ho neanche voglia di andare a casa. Che ne dici se andiamo a fare un giro? O forse vuoi rimanere.." Quella proposta sorprese Nigel. Sorrise. "Ma questa è un'ottima idea! La migliore della serata! Io non ho problemi ad andarmene. Devo solo avvertire Li Wei, ma siamo venuti qui ognuno per conto proprio, quindi abbiamo mezzi di locomozione separati!" Poi aggiunse: "Dimmi solo dove vuoi andare, e si parte!" "Che ne dici del fiume?" A Jo piaceva molto l'acqua ed essendo vissuta sul mare, non ne poteva fare a meno.. "Ahhhh... una splendida idea! Conosco un posto molto bello, dove andavo a giocare da bambino.... Ti piacerebbe se te lo mostrassi?..." "Sì molto! Senti Nigel non è che tu sei sposato e hai una moglie molto gelosa?" Jo voleva essere sicura di non incontrare una Amanda2 la vendetta.. Gli occhi grigi di Nigel si spalancarono. "Sposato?... No... Non ho una moglie. Non ancora!....." Rise allegramente. "Ma lo sai che mi hai dato un'idea?.... Però dovrò trovare una ragazza che possa accettare la mia fedele Juliet!" "Juliet? E chi sarebbe? Spero un animale... che vada d'accordo con le mie due gatte..." L'espressione di Nigel era misteriosa. "Beh, presto la vedrai." Si passò una mano sui capelli che gli cadevano ribelli sulla fronte, con uno sguardo malizioso. "Andiamo a salutare Li Wei...." Dopo aver salutato Li, Nigel e Jo uscirono dal Country Club e si diressero verso il parcheggio. E lì, Nigel si fermò davanti a una fiammante Harley Davidson nera. "Ecco.... questa è la mia fedelissima Juliet!" Disse a Jo. Era orgoglioso della sua moto! |
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"Sei preoccupato per lei?..." domandò Roger a sua volta, invece di rispondere. "Dannazione!" Kyle ebbe una reazione quasi isterica. Si alzò in piedi di scatto. "Certo che sono preoccupato per lei! Non voglio che le facciano del male!!!..." "Farle del male?" chiese Leo -ed era la prima volta che interveniva nella conversazione. "Chi è che vuole fare del male a Jessica, e per quale motivo?" indagò Roger. Kyle si passò le mani fra i capelli. Era disperato. La situazione era disperata. Lui era lì, e avrebbe dovuto passare la notte in una cella, e non era neanche sicuro che il giudice lo avrebbe fatto uscire. Forse lo avrebbero chiuso in gabbia per un bel po'. E chi avrebbe protetto Jessie dagli uomini dell'organizzazione?..... Guardò Roger. Lui era la sua sola possibilità, lo capì in quel momento. "Ha ragione, signor Thorpe. Ho bisogno del suo aiuto!....." mormorò infine. |
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Roger
e Leo avevano lasciato la Centrale di Polizia. Quello che avevano sentito
raccontare da Kyle McBride era stato davvero inaspettato. E ora, mentre
Roger guidava, i due uomini erano pensierosi. Quel ragazzo era davvero
in grossi guai.
"E ora? Cosa farai?..." chiese Leo. Roger fece una smorfia che avrebbe dovuto essere un mezzo sorriso amaro. "Ti dirò che cosa 'faremo', invece!..." Lo guardò con la coda dell'occhio. "Sempre che la tua offerta di aiutarmi sia ancora valida..." Leo si sporse in avanti per il poco che la cintura di sicurezza gli consentì. "Ma certo! Lo sai che sono disposto a fare tutto quello che vuoi!..." "Bene. Allora, per questa notte verrai a dormire a casa mia. Domani mattina dovremo metterci all'opera molto presto. Tu dovrai andare a parlare con il giudice, e dovrai fare il possibile per Elijah. Lui, tutto sommato, è quello che mi preoccupa meno. La sua posizione non è grave, visto che ci sono dei testimoni che possono dichiarare che lui è stato provocato. Povero ragazzo!... Si è trovato immischiato in qualcosa di cui non ha nessuna colpa." Roger sbuffò. "Ma per Kyle... è tutta un'altra faccenda. Quindi, domani mattina andrò a parlare con il Direttore del Country Club. Lo conosco, anche se non benissimo. Non è una persona malleabile. Ma è la sola possibilità che abbiamo se vogliamo tirare Kyle fuori da quella cella." Leo annuì. Poi non poté trattenersi dal chiedere: "Roger, come mai ti interessi tanto di questi due ragazzi?..." Roger scrollò le spalle. "Non lo so neanch'io!... Sono giovani... con una carica di ribellione dentro. Hanno ferite non cicatrizzate. Sono come armi cariche pronte ad esplodere da un momento all'altro. Io... So cosa stanno provando. Ci sono passato anche io." "Capisco... E quella ragazza? Se ho capito bene, si chiama Jessica... Lei come entra in questa faccenda?" "Ah!... Leo, credo che lei sia proprio uno dei punti cardine della faccenda. Ma.... Non solo lei. Una donna, sì. Questo sì. Ma un'altra donna." Roger scosse la testa. "Ma per il momento sarà meglio affrontare le cose una alla volta." |
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Michael
entrò nell'ufficio di Katherine. Lei era seduta su una sedia,
con la testa reclinata all'indietro.
"Come va?" le domandò. Indossavano ancora entrambi gl'abiti che aveva messo per andare al Country Club, e lei era davvero molto bella con quel vestito rosa pallido. Ma i suoi occhi lo guardarono mandando lampi. "Non chiedermelo! La risposta non ti piacerebbe!..." disse lei. "Non è stata una gran serata, vero?..." Kathie si raddrizzò, appoggiando le braccia sulla scrivania. "Effettivamente ne ho viste di migliori..." Lui fece un sorrisetto furbo. "Io però ne ho viste di peggiori!... E penso che siamo stati fortunati che la cosa peggiore accaduta stasera sia stata la scazzottata di quei due ragazzini." Kathie annuì. Roteò gli occhi. "Ahhh.... non ci voglio pensare. Quel ragazzo... McBride! Mi ha fatto saltare i nervi." "Infatti lo vedo... sei tesa come la corda di un arco!" Lei ghignò. "E potrei anche essere pericolosa!" Michael rise. "Tu lo sei sempre, collega!" Fece un respiro. "Beh, in ogni caso, il capo ha detto che possiamo anche andare a casa. Ci siamo meritati qualche ora di riposo." "Benissimo!!..." Kathie si alzò in piedi. "Così mia figlia potrà ricordarsi di avere una madre, una volta tanto!" Mick annuì mentre lei usciva. "Allora, buonanotte. Ci vediamo domani!" "A domani, Mick. E non ci pensare troppo!!!" Lui la fissò sorpreso. "Pensare a cosa?!..." Lei rise. "Vuoi dire piuttosto 'pensare a chi'!" Lei lo guardò come avrebbe guardato il fratello minore mentre veniva colto con le mani nel barattolo dei biscotti. "A quella donna bionda." Mick corrugò la fronte. "Non capisco proprio a chi ti stai riferendo." Kathie fece spallucce. "Come vuoi tu. Ma ricordati che io sono più vecchia e più saggia... e soprattutto sono entrata in Polizia quando tu non avevi ancora finito il College!..." Gli regalò un bel sorriso. "Ho visto come l'hai guardata. Del resto, era difficile non notarla!... Proprio uno schianto!" Poi gli fece ciao-ciao con la mano. "Ci vediamo domani, collega!" E lo lasciò solo. Michael era rimasto senza parole. Ma Katherine -accidenti a lei!- aveva ragione. Nella mente di Mick era rimasta impressa l'immagine di una splendida ragazza bionda, con addosso un vestito color avorio... |
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Joanne
guardò la moto, poi guardò il suo vestito, poi la moto
e poi di nuovo il vestito... Le piaceva andare in moto ma con quel vestito,
come avrebbe fatto? Bè o così o a piedi perciò
decise di provare.. "Bella moto! Allora, si parte?"
"Naturalmente!" Nigel prese un mazzo di chiavi dalla tasca, aprì il bauletto portaoggetti e ne cavò fuori due caschi. "Indossa questo." Disse porgendone uno a Joanne, mentre rideva con gli occhi. Jo raccolse i capelli e indossò il casco. "Non dire una parola, odio il casco. Mi sta malissimo..." Lui aveva già indossato il suo casco. Rimase per un attimo a guardarla. "Sai una cosa?.... Sei bugiarda." Le si avvicinò perché potesse sentire la sua voce anche attraverso il casco. "Sei sempre bellissima!" Poi montò in sella alla moto. "Coraggio...... Salta su, si parte!" Salì sulla moto e per tenersi abbracciò Nigel, ne approfittò e senti che aveva proprio un bel fisico... "Mhmm.... vedo che non c'è bisogno di chiederti di tenerti forte!" disse Nigel, compiaciuto. Poi partì sgommando. Era ansioso di arrivare alla darsena. A quell'ora di notte c'era pochissimo traffico. Così, il viaggio non durò molto. Quando Nigel fermò la moto e si tolse il casco, davanti ai suoi occhi c'era il piccolo porticciolo di Pacific Wind. Fece un profondo respiro, e alla sua mente tornarono mille ricordi di quando veniva in quel luogo da ragazzo. "Ecco qua!... Questo era il nostro posto segreto..." Jo si guardò intorno. "E' un posto stupendo! Anche a Sidney ce n'era uno simile, ci andavo quasi sempre per pensare..." "Da bambini, noi venivamo qui a pescare e a nuotare... quando era vacanza!" Nigel smontò dalla moto e fece qualche passo. C'era un gran silenzio. Sull'acqua tranquilla c'erano ormeggiate alcune piccole barche a remi. "Io abitavo proprio in fondo alla strada... Erano bei tempi!" "Bei tempi... dipende..." Jo si avvicinò al fiume e iniziò a disegnare nell'acqua dei cerchi.. C'era molta malinconia nella voce di Joanne, e Nigel ne fu colpito. "Mi dispiace se ti ho rattristato... Ti ho portato qui perché volevo mostrarti uno dei luoghi che mi sono cari. Tu probabilmente senti la nostalgia di casa tua.... Dei luoghi che ti sono familiari..." Sospirò. "Parlami di quel posto che dicevi... a Sidney... E della tua infanzia, se ti va." Aveva parlato piano, sinceramente, ma poi si era reso conto che forse era una richiesta troppo personale per due che si erano appena conosciuti. Lei si voltò verso di lui, solitamente non parlava volentieri del suo passato ma Nigel era diverso, le ispirava fiducia... "Ho nostalgia del posto in sé ma non delle persone che vi abitano, a parte mio fratello. Il posto che ti dicevo era simile a questo e si trovava a pochi passi da casa mia, è sempre stato come un rifugio per me un luogo di pace... Mi ha cresciuto mio fratello in pratica, mio padre lavorava sempre e mia madre girava per il mondo anche lei per lavoro e quando erano a casa bè era la stessa cosa. Andavo d'accordo un pochino di più con mio padre, anche perché mia madre mi considerava un errore... Ma non era questo che mi dava fastidio, se non il fatto che..." Si bloccò per un attimo. "aveva molti amanti, molti dei quali giravano indisturbati per casa mia fino al ritorno di mio padre. Non ha mai avuto il coraggio di lasciarla, nonostante fosse al corrente di tutto... e così quando ho potuto me ne sono andata.." Ne parlò con un tono quasi indifferente, in fondo erano passati molti anni e si era buttata tutto alle spalle. "E di te cosa mi dici?" "Io..." Nigel raccolse un sasso e lo gettò in acqua, molto lontano. "Fino ai tredici anni, la mia infanzia non è stata un granché... Sai, io avevo una sorella... non l'ho mai conosciuta. È morta prima che io nascessi. E mio padre... mio padre non si rassegnò mai alla sua perdita. L'amava molto. E... non amava me." Era la prima volta che raccontava a qualcuno quella storia. L'aveva sempre tenuta sepolta nei suoi ricordi. Ma -chissà perché- con Joanne era facile parlare. E non sentiva neanche dolore, ripensando a quelle cose. "Poi, quando avevo tredici anni, una notte, mio padre ebbe un incidente d'auto... e morì. Da quel momento ho vissuto solo con mia madre. Ed in effetti, i miei ricordi più belli cominciano proprio da quella notte." Non aveva il coraggio di guardare Joanne, ora. Aveva paura. Paura di leggere il disgusto nei suoi occhi. "È terribile, non è vero?... È... spaventoso. Pensare che ti senti felice di essere vivo... perché tuo padre non c'è più. Pensare che forse... forse hai desiderato che lui morisse..." Nigel strinse i pugni. C'era una cosa che lei aveva detto, una cosa che lo aveva colpito. "Perché tua madre ti considerava un errore?..." Quelle parole erano troppo simili a una frase che aveva sentito pronunciare un giorno a suo padre, mentre litigava con sua madre. «Mettere al mondo un altro figlio è stato solo un maledetto errore!...» "Mia madre non ha mai voluto figli mentre mio padre sì e così lei ha deciso di accontentarlo mettendone al mondo uno, mio fratello... dopo 6 anni per sbaglio sono nata io." Si avvicinò a lui.. "Comunque non si può controllare ciò che si sente dentro, anche io ho sempre desiderato che mia madre non esistesse o che sparisse improvvisamente..." A quel punto, Nigel cercò gli occhi di Joanne. Ma nel buio della notte, non riuscì a vederli e se ne rammaricò. "È proprio strana, la vita, a volte...." Joanne si sentiva molto vicina a lui perché in un certo sento le loro storie erano simili non doveva essere stato facile per lui vivere così. A quel punto in altre circostanze, con un altra persona probabilmente si sarebbe fatta avanti ma con Nigel sentiva che forse doveva aspettare... che qualcosa stesse cambiando in lei? Forse tutto ciò che era capitato con Tony ne era la causa... iniziava a capire che molto probabilmente non era come sua madre e sarebbe riuscita a non far soffrire gli uomini come lei... Nigel era l'inizio di un cammino che magari l'avrebbe condotta ad un cambiamento profondo... "Che ne dici, torniamo a casa?" Nigel annuì. "Sì... va bene. Dimmi dove abiti e ti accompagno." Poi indossò di nuovo il casco. Era contento di essere andato a quella festa. Era contento di aver conosciuto quella ragazza e di aver parlato con lei. Forse era vero che tutto avviene al momento giusto. E quello era il momento giusto per cominciare a pensare al futuro. |
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La villa era illuminata solo all'esterno, dai lampioni sparsi nel
giardino. Ma le finestre erano tutte buie. |
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Jake
aveva continuato lungo il tragitto con i suoi ricordi e quando arrivò
al suo Hotel era arrivato ad un momento per lui molto delicato e doloroso
perché era una cosa ancora irrisolta.
Infatti, mentre si era lasciato cadere dolcemente sul letto ancora vestito e con lo sguardo rivolto verso l'alto, stava ripensando a quando lui aveva deciso di sposare Helen... Lui non aveva mai tradito la moglie ma con l'arrivo di Helen nella sua vita qualcosa era cambiato, e se all'inizio della loro relazione lui non poteva lasciare moglie e figlio, ad un certo punto, era arrivato il momento giusto per lui... Era talmente innamorato di Helen che per lei sarebbe stato capace di affrontare anche le critiche degli altri giornalisti e delle persone, lasciando così cadere la sua tanto preziosa immagine di padre e marito perfetto. Dopo tutto era un essere umano anche lui con i suoi pregi e difetti...!!!! Era una giornata di primavera... Il sole brillava alto nel cielo ed emanava i suoi caldi raggi sulla città di Los Angeles. Jake stava camminando per le strade di questa magnifica città... Voleva fare un regalo ad Helen, un regalo che avrebbe significato un passo avanti per la loro relazione. Entrò in un negozio e lo trovò... Trovò quello che cercava... Un bellissimo anello con un brillante al centro...!!! Uscì dal negozio emozionato, il cuore batteva forte e Jake sorrideva al solo pensiero di quello che sarebbe stato un magico e indimenticabile momento... Anche il sole pareva sorridergli e essere dalla sua parte. Era arrivato... Davanti al loro luogo preferito... Il posto era un bellissimo parco e loro erano soliti sedersi sulle altalene dei bambini... Quando arrivò, non vide subito il biglietto lasciato dalla sua amata e quindi decise di andare a rinfrescarsi la faccia alla fontana presente al centro del parco... Ritornò e ancora prima di sedersi sull'altalena lo vide... Prese in mano il biglietto e con mani tremanti lo lesse...: "Caro Jake, perdonami ma non ti amo più... anzi, non ti ho mai amato. Cerca di dimenticarmi e sii felice. Helen" Il suo cuore si fermò. Per un attimo era come se tutto il mondo fosse scomparso e lui si ritrovò in un vortice senza via d'uscita... Non lo aveva mai amato? Com'era possibile? Tutto il suo mondo crollò in mille pezzi in quell'istante. Senza di lei, ogni cosa perse significato. Aveva osato scrivere sul biglietto...... Come poteva essere felice dopo quello che le aveva fatto? Possibile che la loro bella storia d'amore fosse stata solo un gioco per Helen? Un passatempo perché non aveva di meglio da fare? Queste erano le domande che passavano per la testa di Jake, domande alle quali non riusciva a darsi una risposta. Aveva iniziato a camminare per il parco... Il sole splendeva ancora e gli uccellini cantavano, felici di dare il benvenuto alla primavera: la stagione dell'amore, ma nel cuore di Jake dominava il freddo e il gelo... Non avrebbe mai più amato una donna come aveva amato Helen... sua moglie? Sarebbe rimasto con lei perché non avrebbe sopportato la solitudine e per fortuna che non gli aveva ancora chiesto di divorziare... Dopo quel momento, lui visse il periodo più brutto della sua vita. Nervoso con tutti, soprattutto con sua moglie e suo figlio. Se ne stava rinchiuso nel suo ufficio a fissare il vuoto. Inutili erano stati i tentavi della moglie di scuoterlo a reagire, lui sembrava come spento, senza più nessuna voglia di vivere. Poi un giorno, il suo migliore amico andò da lui e gli disse: "Jake, sono appena tornato da Aurora e sai chi ho visto?" Jake guardò il suo amico (l'unico che sapeva della sua relazione con Helen) senza interesse... ma l'amico continuò lo stesso, ignorando il disinteresse di Jake: "Non ci crederai mai ma ho incontrato Helen Bradford..." "Cosaaaa???" disse Jake alzandosi improvvisamente e afferrò il suo amico e lo spinse senza problemi al muro, dicendo: "Se è uno scherzo non è divertente e tu lo dovresti sapere." "Non è uno scherzo e ho anche le prove." Detto fatto, l'amico tirò fuori dalla tasca una busta. Jake la prese e l'aprì... «Helen!» Era lei... Non c'erano dubbi... Il suo amico aveva detto la verità. Fu preso da una forte emozione; si sedette e osservò attentamente le foto... Helen era rimasta la stessa di allora ma guardandola meglio vide che aveva il pancione... Era incinta...!!!! Jake si alzò dal letto e uscì sul balcone della sua camera... Aveva bisogno di una boccata d'aria... Fece un profondo respiro e... «Jessica, non sai quanto avevo desiderato avere un figlio con tua madre ma lei... lei...» Non riuscì a concludere il pensiero perché fu interrotto da un singhiozzo. Se solo per aver accompagnato a casa Jessica, aveva rivissuto questi ricordi, cosa sarebbe successo e quali emozioni avrebbe avuto quando avesse rivisto Helen?? La cosa lo spaventava molto ed era per questo che faceva fatica a prendere sonno. |
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FINE
UNDICESIMA PUNTATA
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