DODICESIMA PUNTATA


Jessie aveva bisogno di parlare con Joanne Allard, doveva assolutamente fissare con lei un incontro di lavoro. "Eccola la," pensò e si avvicinò al suo tavolo. "Joanne Allard?? Mi scusi se la disturbo..."
Jo si girò e vide una ragazza bionda. "Mi dica..."
"Ecco io... so che lei è la proprietaria del locale "Rebellion's House" e vorrei parlare con lei perché avrei bisogno di un lavoro."
Jo era perplessa... non vedeva bene la ragazza al Rebellion's House ma soprattutto non la conosceva per niente. "Sinceramente, ci devo pensare. Il personale è al completo e non so se ho bisogno di un'altra persona.. comunque può provare a passare domani al locale. Il suo nome?"
"Jessica Bradford. A che ora potrei passare domani?"
"Verso le 15.. .ha mai fatto la cameriera?"
"Sì, signorina, attualmente lavoro come cameriera al LightHouse..."
Allora, avrebbe potuto chiedere informazioni a Roger su quella ragazza. Se avesse deciso di assumerla, però, doveva dirle di passare dal *lei* al *tu* perché quel *Sì, signorina* l'aveva fatta sentire vecchia. "Ok.. allora passi pure domani così vedrò cosa fare.."
"La ringrazio signorina Allard, non mancherò..." gli occhi della ragazza si illuminarono di speranza e con gioia strinse la mano di Joanne salutandola e se ne andò...


I camerieri avevano ritardato un po' la consegna della cena e Tony decise di approfittare dell'occasione per andare a salutare Joanne, cercando di sotterrare l'ascia di guerra...
"Alicia, vieni con me... ti vorrei presentare una mia cara amica..."
"Ora?"
"Sì ora, tra l'altro non l'ho neanche salutata perciò volevo cogliere l'occasione... vieni o se no ci vado da solo..."
"No no.. arrivo..."
Si alzarono e si diressero verso il tavolo dove si trovavano Jo e Nigel. "Ciao Jo come và?"
Jo lo vide e rimase un attimo senza parole, forse voleva perdonarla. "Bene! E tu?" Si alzò e gli diede un bacio sulla guancia. "Anche tu qui? Scommetto che è stata lei a convincerti. Non so come ci sia riuscita." Il suo tono era amichevole, voleva riallacciare i rapporti... la sua amicizia era veramente importante e in pochissimo tempo aveva capito che, anche se non si mettevano insieme, non si poteva permettere di perderlo...
Tony ricambiò il bacio. "Hai ragione... però mi sto adattando abbastanza bene a questo ambiente... comunque lei è Alicia."
"Piacere, Joanne..." forse Tony aveva scambiato Nigel per il suo fidanzato, decise di presentarglielo. "Allora, colgo l'occasione per presentarvi Nigel.."
Nigel si era alzato in piedi a sua volta e stava studiando il nuovo venuto.
Avvertì immediatamente che tra loro c'era molta intimità, da come si guardavano. Dovevano essere molto amici. "Piacere, mi chiamo Nigel Townsend. È una serata vivace, non è vero? Anche per voi è la prima volta, qui al Country Club?"
Alicia prese la parola, Joanne era stata gentile ma voleva essere sicura che non si prendesse troppa libertà con Tony. "Sì è la prima volta… avevo un invito e così l'ho convinto. Così abbiamo passato una serata diversa dalle altre… vero tesoro?"
Tony notò subito che Alicia era gelosa di Joanne. "Sì, sì... e tu Jo? Come sei finita qua? O meglio, Nigel avrai avuto un gran da fare per convincerla a venire..."
Jo non sapeva cosa dire... sperava che Nigel se la potesse cavare bene da solo…
Nigel colse uno sguardo vibrante di Joanne. E capì al volo la situazione. "In realtà... Io e Joanne abbiamo deciso all'ultimo momento di venire qui al Country Club!... Avevamo altri programmi. Ma non ce ne siamo pentiti! Qui si fanno incontri molto... interessanti. Anche se, beh, l'ambiente è forse troppo tradizionale. Capisco che quei due ragazzi, poco fa, abbiano tentato di movimentare la scena!" Guardò Joanne strizzandole un occhio. "Anche noi due sapremmo come fare, non è vero?"
Nigel aveva capito tutto... fantastico... quel ragazzo migliorava di minuto in minuto. "Ah bè.. questo è poco ma sicuro!" Si avvicinò a lui posandogli una mano sulla spalla e guardandolo con sguardo complice...
Nigel sorrise. "Allora, cosa stiamo aspettando?!..."
A Joanne venne un idea. "Aspettatemi qui.."
Tony la guardò perplesso, non capendo le sue intenzioni...
La ragazza andò dal gruppo musicale e chiese loro di mettere una base musicale, prese il microfono e iniziò a cantare.... *Hot Stuff* di Donna Summer...
Nigel rimase completamente conquistato -se già non lo era prima- dalla carica sensuale che Joanne esprimeva. La sua voce era bellissima!... E non solo la sua voce, ovviamente!!...
Tony salutò Nigel e tornò al tavolo con Alicia.. osservò l'esibizione di Joanne divertito, era davvero brava e stava riuscendo a movimentare la serata. Si sentiva fortunato ad averla come amica.... nonostante tutto...

Quando la musica terminò, e Joanne concluse la sua esibizione estemporanea -che aveva lasciato gli altri ospiti del Country Club divisi a metà fra ammirazione e stupore- Nigel le andò incontro. "So di non essere molto originale, ma... Sei stata fantastica!!!.... Hai una voce bellissima. Io lavoro in televisione da alcuni anni, ma non conosco molte persone con il tuo talento. Lo sai che potresti... Potresti diventare famosa! Veramente famosa!..."
"Esagerato! Comunque ti ringrazio per i complimenti... A me piace cantare ma ormai la mia vita è al RH. Sono contenta più che altro perché ho stupito un po' di persone..."
La sua occasione per diventare famosa l'aveva avuta.. .molto tempo prima.. Ma l'aveva rifiutata perché aveva organizzato tutto sua madre e lei non avrebbe mai potuto vivere con il perenne dovere di essere grata a lei…
Nigel si guardò intorno. Effettivamente, se Joanne voleva attirare l'attenzione, aveva ottenuto l'effetto desiderato. "Non vedo l'ora di vederti nel tuo locale..."
"Perché? Comunque lì mi sento molto più a mio agio che qua..."
"Proprio per questo, Joanne!!! Voglio vederti nel tuo ambiente naturale! Voglio vedere come sei... quando sei a tuo agio." E sorrise, complice.
Il sorriso di Nigel era veramente bello e rassicurante... chissà quanti anni aveva. Magari avrebbe scoperto di aver vicino un 18 fresco fresco... sperava di no..."Quando passerai, mi vedrai!" Glielo doveva chiedere..."Nigel, quanti anni hai?" La vocina nella sua testa ricomparse: Ti prego più di 23 più di 23 più di 23..
"Ho 29 anni, appena compiuti." Fece una smorfia buffa. "E adesso, non dirmi che sono troppo vecchio per te!!!"
Fantastico! 29 anni... era perfetto. "No ma cosa dici! Non sei assolutamente vecchio e non lo sembri affatto! Ah senti, volevo ringraziarti per avermi dato una mano prima... con Tony...."
"È il tuo ex?..." chiese Nigel, mentre il ferro arroventato della gelosia lo stava pungolando...
"In un certo senso sì... sai non mi andava di dirgli che il mio vero accompagnatore è andato via... Fortunatamente l'hai capito!"
*AH!* Il suo vero accompagnatore!... E lei era venuta alla festa con Roger Thorpe!... Un brivido percorse la schiena di Nigel. Non era possibile che si sentisse attratto -drammaticamente attratto- dalla donna del suo 'futuro' capo!!!..... No... Non era possibile!! "Il tuo accompagnatore... Ma... Intendi... L'uomo che ha sostituito Tony nel tuo cuore?" le chiese, cercando di sembrare normale.
No.. Nigel aveva capito che era venuta con il suo fidanzato! "No, no… io sono, o meglio ero, qui con Roger… che come ti ho detto, non è il mio fidanzato. Anche perché con Tony non è finita da molto e io... non ho avuto ancora il tempo di trovarmi un nuovo uomo."
Sorrise... aveva detto la frase giusta? E se Nigel avesse capito che non si sentiva pronta per una nuova storia? No... doveva essere fiduciosa..
Nigel rimase silenzioso. La conversazione stava diventando un po' intima. In fondo si erano appena conosciuti. Eppure lui voleva sapere tutto di lei!... Ma allo stesso tempo aveva paura di apparire come uno sciocco impiccione. Però... Però ora lei si era confidata con lui. E senza neanche rifletterci, le parole gli uscirono di bocca prima che potesse fermarle. "Sai?... Forse non ci crederai... Ma negli ultimi anni sono stato così impegnato con il lavoro... che non ho avuto neanche il tempo di trovarmi una ragazza." La guardò intensamente e pensò: "E adesso credo di sapere perché ho aspettato, perché le altre ragazze non mi avevano
interessato. Perché il Destino aveva già deciso di metterti sulla mia strada, Joanne..."
Però... Non ebbe il coraggio di dirlo a parole. Aggiunse invece: "Adesso che sono tornato ad Aurora.... dovrò decidermi..."
"Bè io potrei aiutarti a decidere.." Cosa diavolo le era saltato in mente? Stette zitta... in attesa di una risposta. Vabbè che diceva sempre quello che pensava ma così era un po' troppo..
"Sì, Joanne... credo che tu potresti!" disse Nigel a bassa voce.
Era ad un bivio: continuare a dire quello che pensava e rischiare o cambiare argomento. La seconda opzione non era da lei perciò decise di rischiare..."Bene.. anche perché non voglio che la nostra conoscenza si limiti solo a stasera..."
"Oh!..... Ma è incredibile! Joanne, non solo sei una cantante straordinaria, ma hai anche doti di chiaroveggenza e telepatia!!!" scherzò Nigel. "È davvero curioso, perché è esattamente quello che stavo pensando anche io!!... Direi che mi hai letto nel pensiero!...." Aveva deciso di usare un tono giocoso, perché in fondo l'allegria faceva parte del suo carattere. E poi perché si era reso conto che tra loro due si era instaurato come un filo invisibile. Si trovava incredibilmente bene, accanto a lei. Bene come non si era sentito da tempo. E non voleva che quella sensazione piacevole avesse fine...

.........E così, alla brunetta piaceva cantare!!!!!!!
Amanda si scusò con Mabel e si avvicinò a Joanne, che sulle prime non si accorse di lei, perché stava facendo gli occhi dolci a un ragazzo vestito di blu (per la verità effettivamente MOLTO attraente.....).
Jo notò che la moglie di Roger la stava puntando, avvicinandosi. "Oh, oh, moglie gelosa in vista - disse a Nigel - torna pure al tavolo mentre io sistemo questa faccenda... ti raggiungo tra poco..."
Amanda sorrise. Era evidente che quell'arrampicatrice sociale non aveva intenzione di perdere tempo!!! Dal momento che Roger se n'era andato, lei si stava dando da fare per procurarsi un nuovo partner.....
"Le faccio i miei complimenti, ha davvero una splendida voce, signorina... signorina...? Mi perdoni, ho dimenticato il suo nome...." disse con aria assolutamente angelica.
Sapeva che la voce gentile di Amanda era tutta una messinscena ma decise comunque di risponderle normalmente. "Allard… Joanne Allard."
"Mi dispiace molto, sa... A queste feste si conosce talmente tanta gente!!!!..... Eppure è stranissimo, perché una ragazza come lei.... con un abito tanto particolare..... dovrebbe restare impressa nella mente........."
Jo si aspettava il solito commentino sul suo abito. "Lo prendo come un complimento anche perché il mio stile *tanto particolare* mi piace e non ho problemi a vestirmi così.."
Amanda annuì e disse: "Mi piacerebbe molto fare quattro chiacchiere con lei, signorina Allard... da donna a donna! Che ne dice di approfittare di questo momento e andare nel patio a prendere una boccata d'aria?! Tanto per approfondire la nostra conoscenza... e liberarci un po' dell'aria terribilmente viziata che si respira qui dentro....."
"Va bene... voglio proprio sapere di cosa vuole parlarmi. Anche se posso immaginarlo..."

Bene, Jessie era contenta perché aveva ottenuto un appuntamento di lavoro da Joanne Allard... Appena l'avrebbe assunta sarebbe andata da Roger con una sua lettera di dimissione e si sarebbe scusata con Lij.
In questo modo non avrebbe più rivisto neppure Nichelle che, da quando lei aveva fatto amicizia con Lij, aveva cambiato atteggiamento trattandola freddamente e con durezza. A Jessie questo non piaceva.
Adesso doveva solo andare a casa...Non aveva un passaggio e quindi se pur timorosa, decise di andare a piedi da sola... Stava per raggiungere la porta quando si sentì chiamare: "Jessie aspetta..."
Si voltò e vide Jake. "Ciao Jessie." disse sfoderando il migliore dei suoi sorrisi.
"Signor Barnes, salve," rispose la ragazza. "Volevo sapere come stai, sai per via della lite..."
"Ci risamo, anche lui darà la colpa a me," pensò e lo guardò con disappunto. "Mi scusi signore ma non me la sento di parlarle e stavo per andare a casa. Quindi se vuole scusarmi..." e fece per andarsene quando...
"Ehi aspetta...Va bene che non vuoi parlare ma io..." "Accidenti ma che cosa è successo??" "...Io ero solo preoccupato per te."
La ragazza fece un sospiro di sollievo... Almeno lui non l'avrebbe aggredita come avevano fatto Roger e Nichelle. "Mi scusi per come le ho risposto. Ma è stata proprio una serataccia, sa... non me l'aspettavo proprio così movimentata."
"Ti capisco sai... Comunque, io sono abituato a queste feste e credimi se ti dico che un po' di movimento non guasta mai, oddio quei due ragazzi hanno un pochino esagerato però... Se il motivo della lite eri tu... beh... avrei agito anch'io così," disse facendogli l'occhiolino.
La ragazza si mise a ridere di gusto... Quell'uomo era incredibile... Stessa frase detta da Roger ma con un tono più gentile e scherzoso...
"Bene, finalmente hai riso..."
"La ringrazio signor Barnes, mi ci voleva proprio una bella risata. Ora mi scusi ma devo proprio andare. Sono a piedi e..."
"Abiti lontano da qui?" chiese Jake felice di aver sollevato il morale della ragazza.
"Sì," disse lei.
"Se vuoi ti posso accompagnare..."
La ragazza non si aspettava questa sua offerta e non sapeva se accettare o meno...
Jake capì l'indecisione della ragazza e disse: "Cara, ti posso assicurare che non ho brutte intenzioni... E se vuoi mentre ti accompagno, in macchina ho tutto il mio fascicolo... Potrai sfogliarlo e leggere che sono un vero gentleman."
La ragazza rise di nuovo, incredibile, davvero incredibile quell'uomo: "Okay signor Barnes, mi ha convinto... Ma se oserà fare una sola mossa, finirà male... Sto prendendo lezioni di karate e me la cavo piuttosto bene..."
"Wowow allora devo stare proprio attento... Su, andiamo che si sta facendo tardi." "Che ragazza incredibile," pensò "Si vede che ha preso da sua madre... Chissà che tipo è suo padre..."


Kyle era stato messo in una stanza come già era stato per Elijah. Aveva sbollito tutta la sua rabbia urlando come un pazzo che non avevano diritto di fare questo a lui e che la colpa era di quell'altro imbecille... Ma nessuno gli aveva dato retta e lo avevano lasciato solo... Sorvegliato però dall'agente Katherine Chandler, che quando vide il ragazzo un po' più calmo, decise di portargli una bella tazza di caffè.
Il Detective trovò Kyle seduto con la testa fra le mani e i gomiti appoggiati sul tavolo. "Ecco qua figliolo... Questo ti farà bene. Nero e forte. Il migliore antidoto contro una sbronza." disse posando il caffè sul tavolo.
Kyle osservò la tazza e prendendola in mano bevve il caffè con rabbia (meno male che l'aveva sbollita tutta!) ma subito dopo lanciò l'oggetto contro la poliziotta che per un soffio riuscì a schivarla: "Ma allora non sei solo ubriaco, sei anche pazzo!!"
Lui la guardò con un sorriso maligno e alzandosi si diresse verso di lei.
"Non fare stupidaggini!... Non aggravare la tua posizione!" disse la donna credendo che lui volesse aggredirla.
Kyle mise la mano intorno alla vita della poliziotta e la baciò...
La reazione di Katherine fu immediata: colpì Kyle con un bel ceffone.
"Ragazzino! Cosa credevi di fare??.... È in questo modo che pensi di risolvere i tuoi problemi?!..."
Lui si mise a ridere come un matto ma subito dopo si sedette per terra e tutto raggomitolato su se stesso, nascose la testa tra le braccia per soffocare i singhiozzi...!!!
Kathie si rese conto che il ragazzo era sconvolto. Pensò che fosse meglio non fare rapporto su quello che era successo. Aprì la porta e uscì, lasciandolo di nuovo da solo.
Le lacrime di Kyle racchiudevano emozioni di rabbia e paura.... Rabbia contro sé stesso e paura per via dei suoi capi. Sapeva di aver disonorato l'associazione comportandosi in quel modo e adesso temeva una loro reazione...
E suo padre?? Lui non aveva più un padre ormai o meglio... non lo aveva mai avuto... e in quello stesso istante prese una decisione: l'unica cosa che poteva fare era cambiare completamente la sua vita anche se questo significava stare lontano da Jessie per un po' di tempo... ma lui sarebbe tornato e l'avrebbe riconquistata... Adesso doveva trovare una persona di fiducia... "Sì, ma chi?" si domandò e nel frattempo la porta si aprì...



Roger entrò nella stanza, seguito da Leo e accompagnato dall'Ispettore Carter.
Vide Kyle raggomitolato a terra e scosso dai singhiozzi.
"Per favore, ci può concedere qualche minuto da soli con il ragazzo?..." chiese Roger al poliziotto.
Carter scrollò le spalle, rassegnato. "Io torno nel mio ufficio, ma qui fuori c'è il Detective Chandler, per ogni evenienza."
"Ma non ce ne sarà bisogno..." pensò Roger mentre l'Ispettore usciva richiudendo la porta.
Kyle aveva alzato lo sguardo quando Thorpe e gli altri erano entrati. Poi, cercando di rimettere in piedi i frammenti della propria dignità, cercò di alzarsi in piedi, a fatica.
Roger lo aiutò, prendendolo per un braccio. "Se stai cercando il modo per distruggere la tua vita, complimenti, hai fatto un gran bel lavoro fino ad ora!" gli disse con tono di rimprovero.
"Non voglio prediche!" Kyle fece un movimento nervoso, tentando di liberarsi della stretta di Roger, ma le dita dell'uomo erano come acciaio. Thorpe lo spinse senza tanti complimenti verso la sedia e poi si sedette sul tavolo, davanti a lui.
"Non fare l'idiota, io sono qui per aiutarti. Ma non potrò fare nulla se continuerai a comportarti come se stessi combattendo una guerra personale."
Roger fece un profondo sospiro. "Adesso voglio la verità. Mi vuoi dire che cosa ti ha preso?! Credevo che avessi invitato la piccola Jessie al Country Club per passare con lei una bella serata. Non mi aspettavo certo che tu volessi far scoppiare una rissa!"
Kyle abbassò lo sguardo, senza parlare. Non aveva niente da dire. Certo, non poteva andare a raccontare al signor Thorpe tutti i retroscena di quella festa.
Accidenti al momento in cui gli era venuta l'idea di invitare Jessie! Accidenti al momento in cui aveva sperato che con lei avrebbe potuto funzionare!...
Roger si spazientì. "Insomma, sto parlando con te!..."
"La smetta!" urlò Kyle. "Io non ho bisogno di aiuto, non ho bisogno di consigli, non ho bisogno di nessuno!!! E lei non è mio padre!!!... Perché non mi lascia in pace???"
"Va bene!" disse Roger seccamente. "Se proprio vuoi, ti lascerò in pace. Ma non sono d'accordo. È proprio di un padre che avresti bisogno. E dov'è tuo padre, ora? Dovrebbe essere qui, a darti una mano." Tirò fuori dalla tasca il cellulare e aggiunse: "Forse è meglio che io lo chiami, e gli dica di venire qui."
Kyle impallidì e si aggrappò al braccio di Roger. "No!... No!! La prego... non chiami mio padre. Lui no!..."



Jessie era rientrata a casa e appena aveva raggiunto la sua camera si gettò sul letto...
"Che serata" pensò "Era iniziata bene ma poi Kyle si è ubriacato e ha avuto la brillante idea di picchiare Lij!" Non sapeva cosa pensare...
"Tutto per colpa degli amici del padre di Kyle" pensò ancora. *Cosa gli avranno detto per ridurlo così?* e subito dopo: *Povero Lij... Spero che non sia stato trattenuto per causa sua e...*
<Per CHI dei due sei veramente preoccupata?... Per Elijah?! Oppure per il TUO Kyle?...>
Jessie guardava il soffitto con occhi persi nel vuoto e stava ripensando a quello che era successo e a quella domanda... Durante quella sera aveva provato un'infinità di emozioni che gli avevano lasciato l'amaro in bocca... Quella lite l'aveva sorpresa, proprio lei che di solito non aveva paura di niente e di nessuno, e aveva suscitato in lei emozioni come la paura, sensi di colpa verso Lij, gelosia e sì... anche una sensazione piacevole quando aveva visto Kyle
comportarsi in quel modo... Nel senso che, lei aveva capito che Kyle era geloso e questo dimostrava solo una cosa...!!! D'altro canto non aveva nessuno diritto di picchiare Lij.
Lij... Quegli occhi dolcissimi e di un blu così intenso... le era bastato guardarlo solo una volta, quando lo aveva conosciuto, e non era più stata capace di dimenticare quegli occhi... Jessie aveva provato una piccola fitta di gelosia nel vedere Lij scagliarsi contro Kyle quando lui aveva baciato la ragazza bionda... "Chi sarà mai quella ragazza??" si chiese… "Ahhhh, basta Jessie..." disse e con uno scatto si alzò dal letto... "E' ora di andare a nanna!"
Ma proprio quando stava per togliersi il vestito... sentì suonare alla porta... Rimase un attimo pensierosa ed indecisa sul da farsi...
"Chi può mai essere a quest'ora?" pensò e subito dopo: "E se fosse Lij??" con velocità scese le scale e raggiunse la porta, stava per aprire quando...
"E se invece fosse..." con cautela aprì la porta e vi trovò di fronte... Nichelle!!!!

Jessie e Nichelle si guardarono negli occhi per un istante e subito dopo Nichelle chiese: "Posso entrare?" ma Jessie non ebbe neanche il tempo di rispondere che lei era già entrata.
"Prego accomodati pure..." rispose Jessie con tono scherzoso mentre chiudeva la porta...!!!!
Jessie ormai si era ripresa e non avrebbe permesso a Nichelle di trattarla male.
"Che cosa vuoi Nichelle?? Non voglio perdere tempo con te" le disse.
"Ma come?!?!?! Non sei curiosa di sapere come è andata a finire tra il MIO Lij e il TUO Kyle?" disse l'altra con aria di sfida.
"Accidenti, come ti permetti?? Il TUO Lij?? Da quando??"
"Dimmi cara, non posso certo mandarti via dopo tutta la strada che hai fatto per questa tua piccola gentilezza...." rispose Jessie e subito dopo aggiunse: "Anzi, perché non ti siedi?? Posso offrirti qualcosa?? Un succo di frutta va bene?" chiese mentre si stava avvicinando al frigo...
Nichelle reagì con rabbia, trattenuta a stento, e tornò verso la porta...: "No grazie *tesoro*, ero solo di passaggio... Volevo soltanto dirti che per colpa vostra, TUA e di Kyle, Lij dovrà passare la notte in prigione... CONTENTA??" e così dicendo, dopo aver guardato Jessie con uno sguardo gelido, se ne andò sbattendo la porta...!!!!
Jessie rimasta sola, continuò a osservare la porta...
"Oddio no... povero Lij..." pensò ed era ormai certa... La soluzione che aveva preso era la più giusta e i fatti lo stavano dimostrando. Il giorno dopo si sarebbe fatta assumere da Joanne ma prima sarebbe dovuta andare da Roger con la lettera... Quindi era meglio andare a dormire perché l'indomani sarebbe stata un'altra giornata piena di emozioni.

"Che serata…" pensò sdraiato sul letto dentro quella cella.
Si era messo addosso una coperta che gli avevano dato lì dentro e ora fissava fuori.
"Ma guarda tu che roba… sono qui per colpa di un altro… e oltretutto non mi posso neanche cambiare, domani mattina puzzerò come un animale…"
I muri intorno erano spogli, attraverso le sbarre, che formavano una parete di lunghi tubi di ferro verticali davanti a lui, il corridoio si mostrava buio e silenzioso.
Dalla finestra si vedeva il cielo scuro di quella notte.
Le stelle erano nascoste. Quella sera le nubi avevano deciso di oscurarle tutte tranne una.
Etoile.
Lei era riapparsa davanti ai suoi occhi come un fulmine a ciel sereno. Una scarica elettrica che aveva mandato in corto i suoi circuiti. Non se lo sarebbe mai aspettato.
Che accidenti ci faceva lì?
E perché mai si trovava in America?
Davvero fantastico! Uno di quei giorni avrebbe rivisto il marito, Sean.
Però alla festa non c'era.
"Meglio!" pensò.
E lei… lei era come l'ultima volta che l'aveva vista.
Bella e irraggiungibile. Ma era rimasta di sasso quando l'aveva visto. La sua sicurezza e freddezza avevano vacillato. D'altronde era stata una sorpresa per entrambi. E guarda il caso, era amica di Nichelle.
"Com'è piccolo il mondo…" sussurrò.
Chiuse un istante gli occhi e la rivide. Sorrideva amabilmente ad un tipo che non aveva mai visto e sembrava perfettamente a suo agio.
Non era mai stata una donna timida.
"Sarà la sua prossima vittima…"
Certo che era davvero pazzesco che dopo tutto quel tempo in cui non si erano visti e proprio ora che iniziava a costruirsi la sua vita lei tornasse a scombussolargliela. Non poteva però negare che gli aveva fatto un certo effetto. Nei suoi occhi chiari aveva letto tristezza mista alla più che evidente sorpresa. Era impallidita violentemente. Lui aveva sentito il sangue andargli alla testa e per un brevissimo istante aveva desiderato abbracciarla, ma poi la rabbia aveva preso il sopravvento.
Cosa aveva fatto di male per non avere il diritto di dimenticare?
Cancellare dalla sua mente lei e tutte le frottole che gli aveva raccontato in più di un anno.
Lo desiderava davvero eppure… perché continuava a tenere quel ciondolo al collo?
"Lo dicevo io che dovevo toglierlo… chissà perché non l'ho mai fatto," rifletté.
E una vocina maligna gli sussurrò all'orecchio che lo sapeva benissimo il perché.
Perché i suoi sentimenti per Klaudia in tutti quegli anni non erano mai morti davvero.
Ma era finita e non sarebbe ricominciata. Perché lei era sposata e perché in ogni caso l'aveva trattato come se non valesse nulla, prendendolo in giro, burlandosi dei suoi sentimenti. E non era una cosa che sarebbe riuscito a perdonare mai. E dulcis in fondo perché lei non lo amava e non lo aveva mai amato neanche in passato.
Klaudia era stata molto chiara quel giorno. Aveva parlato con voce sicura e tranquilla . Lui era stato un capriccio, un diversivo, forse una sfida.
Un ragazzino così giovane. Così inesperto.... 1000 punti a Klaudia McKellen! Bel colpo! Centro perfetto al cuore! E mi raccomando torni a trovarci! E infatti...
Poi gli venne improvvisamente in mente Jessie. Chissà come stava…
Kyle era un pazzo mentre lei era così dolce… una ragazza adorabile.
Si fermò un istante a riflettere su se stesso. Forse era ora che la smettesse di fare l'anima inquieta.
"Magari dovrei cercarmi una moglie…" ma il pensiero lo fece rabbrividire.
Non si sentiva tagliato per il matrimonio. Solo una volta ci aveva pensato seriamente. Con Klaudia.
Certo lui pure era stato folle. Che idee assurde... e meno male che non aveva avuto il tempo di dirglielo. Gli avrebbe dato un motivo in più di soddisfazione. Che gli diceva la testa allora...
Ma forse nulla di particolarmente strano, era semplicemente innamorato perso. Voleva crearsi una famiglia con lei, avere dei figli... ma erano tutti progetti andati in fumo nel giro di pochi istanti di verità. E ora una cosa simile era lontana anni luce dai suoi obbiettivi futuri.
Davvero non ci pensava minimamente. Ma aveva bisogno di stabilità. Forse per questo gli piaceva Jessie. Lei era la dolcezza, la sincerità. Era così carina… una bellezza delicata in contrasto netto con Klaudia così glaciale.

D'un tratto la memoria iniziò a correre indietro senza che lui riuscisse ad impedirlo. Quella giornata sulla riva del lago. Quel primo bacio che si erano scambiati. O meglio che lui le aveva rubato. La reazione di lei, così passionale. E poi la sera ...quando l'aveva riaccompagnata a casa e lei lo aveva invitato a salire.
Era rimasto alcuni istanti fermo sotto quel portone quando l'aveva sentita dire un po' titubante.
"Ti va di salire da me? Fa freddo ti offro qualcosa di caldo..."
Era stato subito evidente per lui che era una scusa. Ma d'altronde non voleva andarsene e così aveva accettato quello che in fondo aveva sperato subito che Klaudia gli chiedesse.
E poi... bé come scordarlo. No non era possibile. La prima volta che aveva fatto l'amore con una donna. La prima volta con lei. Il suo corpo che sussultava sotto le proprie carezze, che rispondeva frenetico e ansioso. Quella sensazione di perdersi nell'istante in cui era entrato in lei. Si era sentito avvolgere da un calore sconosciuto e meraviglioso. Aveva ancora nelle narici l'odore di quella pelle, liscia e profumata. Davanti agli occhi lei con l'espressione del viso imbarazzata. Per causa sua. E si che ne aveva avuti di ragazzi. Era stata Klaudia stessa a dirglielo. Al contrario di lui. Ma il fatto che avesse avuto diversi uomini non l'aveva infastidito. Poiché era avvenuto prima di conoscere lui.
Peccato che in quel momento non avesse idea che, non solo lei un uomo lo aveva già, ma addirittura era in procinto di sposarlo! Era stato ingannato. Il suo amore era stato calpestato e gettato via come spazzatura.
Eppure... una fiammella aveva continuato ad ardere sotto la cenere in tutti quegli anni. Ed era stato per colpa di quella scintilla cocciuta che tutti i suoi rapporti con le altre donne erano sempre andati a puttane. Anche se lui non aveva mai voluto ammetterlo apertamente.
Dylan, uno dei suoi più cari amici che aveva lasciato a Cedar Rapids, aveva cercato di aiutarlo in tutti i modi, dopo quella storia. Sapeva che in lui si era creata una ferita profonda e che difficilmente sarebbe riuscito a fidarsi ancora di qualcun'altra tanto
facilmente.
Una mattina di Maggio, dopo che era trascorso poco più di un mese da quel giorno, Lij aveva ricevuto la notizia che gli aveva dato il colpo di grazia.
Klaudia si sposava quella domenica stessa. Dopo così poco tempo! E pensare che il giorno prima di lasciarlo aveva fatto l'amore con lui con una foga incredibile. Quasi con rabbia.
Stronza e bugiarda.
E siccome era cocciuto come un mulo aveva dovuto ferirsi fino in fondo, per la serie *facciamoci del male*. Era stato sconsigliato vivamente dai pochi che erano a conoscenza di tutta quella storia ma lui aveva agito d'istinto, senza pensare. Aveva avuto la bella pensata di andare a vedere dove si celebrava la funzione e quando l'aveva vista uscire dalla chiesa in
quell'abito bianco e con l'espressione sorridente, a stento si era trattenuto da andare a prenderla a schiaffi.
Iniziava bene quel matrimonio, con un bel paio di corna lunghe un anno! Aveva osservato quell'uomo, come si chiamava? Sean, le aveva detto lei. Bel tipo, aria da signore e sguardo sicuro. Completamente diverso da lui. Soprattutto molto più grande. Doveva avere almeno 10 anni in più rispetto ai suoi. E Klaudia... era di una bellezza sconvolgente, tanto che non aveva potuto restare lì un attimo di più ed era fuggito via.
La sera si era preso una sbronza colossale in compagnia di Dylan, e la fine della serata l'aveva passata a vomitare in un vicolo sudicio, mentre le lacrime si mescolavano all'alcool nella sua bocca. Dylan più di tutti era stato davvero un grande amico per lui, gli era stato molto vicino e non l'aveva mai abbandonato aiutandolo anche a recitare la commedia in famiglia. I suoi genitori non dovevano preoccuparsi. Nessuno doveva sapere. Doveva superarla da sé.
Scosse la testa cercando di liberare la mente da tutti quei ricordi dolorosi. E il loro posto fu preso dalla nuova immagine che aveva visto poche ore prima.
Si guardò la mano. Quella lunga cicatrice che andava dallo spazio tra l'indice e il medio e arrivava fino al polso.
Un ennesimo regalo di lei. L'aveva marchiato.
Il giorno in cui l'aveva lasciato.
Il ricordo di quegli attimi di lucida follia era più chiaro che mai nella sua mente.



Era da poco arrivata la primavera. Era una giornata serena e dalla temperatura mite.
Lei lo aveva invitato a casa sua la sera prima. I genitori non c'erano. Ma Klaudia si era comportata in modo strano subito appena lo aveva visto. Quella sera lo aveva voluto con una foga sconosciuta che sapeva più di rabbia e disperazione che di desiderio. Alla fine si era addormentata sul suo petto.
E durante la notte l'aveva sentita muoversi e agitarsi nel sonno.
L'aveva osservata a lungo, poiché non era riuscito a dormire.
L'inquietudine gli aveva tenuto compagnia. Il suo sesto senso lo aveva chiaramente avvertito che c'era qualcosa che non andava. Ma cosa era?
La sorpresa lo attendeva la mattina dopo.
Era uscito da una lunga doccia nel tentativo di spazzare via la stanchezza della nottata in bianco, poi si era vestito e con i capelli ancora gocciolanti che gli ricadevano lunghi ai lati del viso era tornato in camera di lei. L'aveva trovata intenta a fissare fuori dalla finestra. Era assorta nei suoi pensieri.
Sembrava distante anni luce da lì.
Le si era avvicinato e l'aveva circondata con le braccia sulla vita.
Lei era sobbalzata e si era divincolata dalla stretta.
"Cosa c'è… sei strana…"
Klaudia era rimasta di spalle. E lentamente aveva iniziato a parlare. "Io devo dirti una cosa…"
Lij aveva continuato a restare con i sensi all'erta. E lei lo aveva trafitto al cuore.
"Io non voglio più vederti"
Secca.
Lui aveva avvertito un ronzio alle orecchie. Aveva sbattuto le palpebre più volte.
"Cosaa??" con la voce rotta.
"Hai capito. E' finita." sussurrando.
"Che diavolo dici!"
L'aveva afferrata per le spalle cercando di farla voltare dalla sua parte ma lei con un gesto secco l'aveva allontanato.
E aveva ripreso a parlare.
"Sto per sposarmi e quindi la nostra storia non può più continuare."
Lij in quel brevissimo istante aveva creduto di impazzire.
Intorno a sé la stanza complice di tante notti d'amore e di passione che si trasformava nel luogo della sua tortura.
"Sposarti?" aveva detto con la gola completamente secca.
"Sono fidanzata da 3 anni e passa ormai."
Ingannato. L'aveva preso in giro per tutto quel tempo senza avere mai il coraggio di confessargli tutto ciò che in quel momento stava dicendo con estrema tranquillità. E non aveva neanche avuto il fegato di guardarlo negli occhi mentre parlava.
La rabbia gli aveva annebbiato la vista. L'aveva afferrata per un braccio e se l'era tirata contro.
Si erano trovati faccia a faccia.
Lei con lo sguardo basso e lui con un'espressione stravolta sul viso.
"Cosa hai fatto... cosa mi hai fatto... ti sei presa gioco del mio amore ...tu non mi ami… non posso crederci… non mi hai mai amato non è vero??!!" le aveva urlato in faccia.
Klaudia aveva alzato lo sguardo e lo aveva fissato. "No, hai ragione. Mi piacevi e se è per questo mi piaci ancora ma io sono innamorata del mio fidanzato Sean."
Lij aveva sentito come se qualcuno gli avesse preso il cuore e lo avesse fatto in mille pezzi ridendosela a pieni polmoni come ad uno spettacolo di clown.
Una faccia tonda davanti agli occhi, un trucco bianco latte e un naso rosso. Saltava e rideva.
Che bello scherzo, eh? Un anno di preparazione ...ohhh lungo e impegnativo però devi ammettere che è riuscito davvero bene! Un ghigno sulla bocca.
Aveva scosso la testa chiudendo gli occhi.
L'aveva lasciata andare e si era voltato. Aveva raggiunto barcollando leggermente la porta della camera. Poi era successo tutto in un attimo. Si era girato stravolto e aveva visto la grande specchiera accanto a sé. Rifletteva la figura alta e snella di lei.
Stava immobile e in silenzio, le braccia lungo i fianchi.
La luce che proveniva alle sue spalle creava uno strano contrasto, illuminando i contorni della sua persona ma oscurandone il viso che rimaneva in ombra.
Per un momento Lij aveva avuto l'impressione di vederla per la prima volta in vita sua.
Chi era quella donna il cui viso non riusciva a distinguere? Era una sagoma nera, era un immagine da cancellare, da spezzare. L'odio era affluito nel suo cuore e aveva avvelenato i suoi sentimenti con la stessa velocità con cui il fiume si gettava consapevole lungo lo strapiombo per tramutarsi in una cascata dalla forza terribile.
Preso da un istinto folle aveva sferrato un pugno e aveva frantumato lo specchio. Il riflesso di lei si era diviso in una miriade di piccoli pezzi.
Una grossa scheggia gli aveva tagliato di netto il dorso della mano destra.
Ma lui non aveva emesso un lamento.
Si era limitato a guardarsi la mano.
Il sangue aveva preso a scorrere, rosso vivo, lungo tutto il braccio macchiando la manica della camicia.
Klaudia era rimasta senza fiato poi era scattata verso di lui spaventata.
Ma Lij l'aveva tenuta a distanza alzando l'altra mano.
"Non ti avvicinare …" le aveva detto con voce ferma.
Lei si era bloccata leggermente sbilanciata in avanti. C'era stato un lungo istante di silenzio e poi lui era uscito dalla camera afferrando lo zaino che era a terra. Era sceso con passo fermo lungo le scale lasciando qua e la goccioline di sangue come fossero i sassolini che Pollicino seminava nel tentativo di non perdersi la strada. Ma lui la direzione l'aveva smarrita e non voleva ritrovarla per nessuna ragione. Il percorso che lo aveva sempre condotto verso di lei da quel momento in poi diventava una via con divieto di accesso tassativo.
Arrivato all'ingresso aveva aperto lentamente la porta ma poi nel chiuderla l'aveva sbattuta con violenza. Senza voltarsi neanche una volta indietro.
Non si erano più visti dopo quel giorno.
E lui non aveva la più pallida idea di quello che era avvenuto dopo.
Era andato via giusto in tempo per non accorgersi che la maschera di Klaudia si era frantumata come lo specchio e lei si era accasciata a terra sulle ginocchia piangendo fino quasi a svenire.
Ma lui questo non lo sapeva. E aveva trascorso quegli anni di separazione cercando di odiarla ma senza riuscirci mai veramente.

Lo sguardo si posò nuovamente sul dorso della sua mano destra.
Quella stria chiara e così netta. Si era giustificato in famiglia dicendo di aver avuto un alterco con un amico e che era stato un incidente. Sarah però non ci aveva mai creduto davvero, Lij ne era consapevole. Ma nonostante ciò non si era mai voluto confidare.
Si girò su un fianco continuando a fissare fuori dalla finestra.
Si era alzato un leggero vento e le nubi avevano preso a camminare più veloci in alto nel buio. Il cielo si era leggermente aperto lasciando che le stelle donassero un minimo di illuminazione ad un aere inquieto e triste. Era riapparsa la luna e i suoi pallidi raggi si erano intrufolati dentro la cella colorando le pareti con uno strano riflesso argentato. Ed eccola lì, Sirio, e con essa un altro ricordo....
Estate. Una notte calda sulla riva dell'oceano lungo la costa del pacifico. Era a San Francisco con i suoi amici per una vacanza e lei si era unita a loro all'ultimo istante. Il gruppo non ne era stato molto contento. Avrebbero voluto che Elijah per quella volta fosse con loro al 100% poiché erano andati lì per fare surf. E invece lei era venuta a guastare i piani della combriccola.
Poi una notte Lij e Klaudia erano spariti dicendo che andavano a passeggiare.
Lungo la riva con i piedi a mollo nell'acqua fresca stavano osservando il cielo sgombro da nubi in quella serata quando alle loro orecchie era giunto un guaito. Si erano guardati intorno senza riuscire a vedere granché poiché la spiaggia non era molto illuminata nonostante le fila di lampioni lungo la strada. Poi quel lamento si era fatto più insistente. Elijah si era messo a cercare e improvvisamente davanti a loro era apparsa la sagoma di un cucciolo di cane.
Camminava barcollando.
Klaudia si era subito fiondata su quella creatura. Era ferito, sembrava che avesse avuto uno scontro con un altro cane oppure qualcuno si era divertito a torturarlo. Ipotesi non da escludere visto la cattiveria di molte persone. Era piccolo poteva avere 3 o 4 mesi al massimo.
"Poverino... bisogna curarlo" aveva sussurrato piano accarezzando quella piccola testolina con le orecchie basse.
Erano rientrati furtivamente in albergo e lei si era presa cura di quel cucciolo malandato.
L'aveva vigilato quasi tutta la notte fino a quando era crollata dal sonno sul letto. Ma era comunque riuscita a disinfettargli le ferite tra un guaito e un tentativo di fuga della bestiola.
La mattina dopo tutto l'albergo era stato svegliato da un abbaiare insistente. Ed Elijah e Klaudia da una affettuosa lavata di faccia.
"Che accidenti..." aveva borbottato lui. Poi aveva spalancato gli occhi e si era trovato addosso un piccolo cane lupo che lo fissava con espressione festosa.
"Oh sta meglio!" aveva esclamato Klaudia dall'altro lato del letto.
E il cucciolo le si era buttato addosso. Lei aveva iniziato a ridere e il cane a fare talmente tanto casino che il rumore era arrivato fino alla reception.
"Oddio.... fallo stare zitto, o ci cacceranno...."
Ma non c'era stato verso.
Poco prima di pranzo il gruppo al gran completo aveva lasciato l'albergo sotto lo sguardo di rimprovero e disappunto del direttore.
Si erano dunque trovati un motel dove erano ammessi gli animali a patto che stessero buoni però. Ma quel cane sembrava una forza della natura. Non stava fermo un attimo.
"E io che credevo che sarebbe morto..." aveva pensato sorridendo Lij vedendolo in quel momento. Era elettrico.
Poi aveva riflettuto su una cosa.
"Senti Klaudia dal momento che ormai non ce lo togliamo più da torno direi che è il caso di ufficializzare quest'adozione battezzandolo!"
Lei si era voltata con il viso verso di lui. Era accovacciata sulle ginocchia con ancora la piccola peste tra le braccia. La luce del sole aveva dotato di riflessi ancora più chiari i suoi lunghi capelli biondi che si erano scompigliati a causa di una improvvisa folata di vento. Gli aveva rivolto un sorriso dolcissimo. E lui per un istante era rimasto abbagliato da quella donna, la cui bellezza sapeva diventare ogni giorno che passava sempre più stupefacente.
"Lo portiamo con noi a Cedar Rapids? Lo sai che io non posso tenerlo a casa mia..." mettendo su un adorabile broncio da bambina.
Al quale lui non sapeva dire di no in nessun caso.
"Lo terrò io, ho sempre desiderato un cane e credo che la mia sorellina se ne innamorerà a prima vista!"
Allora Klaudia si era rivolta con lo sguardo a quel cucciolo. Lo aveva fissato negli occhi vispi.
"Ha uno sguardo brillante... che ne dici di Sirio?"
Lij aveva aggrottato le sopracciglia, mentre le labbra si distendevano in un sorriso.
"Il nome di una stella... e non una qualunque, la più lucente... sì direi che è un nome che gli si addice alla perfezione, che ne dici Sirio?"
Per risposta il suo nuovo amico era saltato dalle braccia di lei in quelle di lui.
"Sì, direi che ti piace!" Ed erano scoppiati entrambi a ridere.


Un ricordo bellissimo quello. Come tutta quella vacanza. Come tanti altri momenti che aveva cercato di dimenticare in tutti quegli anni.
Fallendo miseramente nell'impresa.
Ora era tutto diverso. Era così facile cadere giù dal paradiso.
E lui era stato volutamente buttato giù. Con calcolo e premeditazione.
Quando meno se lo aspettava.
Chissà in che stato era rientrata a casa Klaudia... o forse era ancora alla festa... magari ancora in compagnia di quel tizio distinto e affascinante. Sarebbe stato tipico suo.
E Jessie dov'era? Come stava..?
Poi improvvisamente gli occhi avevano iniziato a farsi stanchi e le palpebre pesanti. Troppi pensieri e contorcimenti mentali. Era spossato. Aveva voglia di sprofondare in un oblio senza sogni, senza pensare a niente e a nessuno.
Il respiro si era fatto sempre più lieve mentre la sua mente scandagliava nel profondo alla ricerca di qualcosa....
"Klaudia...." fu l'ultima parola che sussurrò prima di crollare sfinito.


Era un pianto di un bambino. Giungeva chiaro e forte. Da dove non sapeva. Era come se tutta l'aria intorno ne fosse pregna. Era straziante e disperato. Era un lamento che proveniva dal passato…
Stava camminando lungo la riva del mare. A piedi nudi. Il sole era una massa incandescente che si avvicinava sempre più all'orizzonte.
Ma l'aria era fredda. E quel gemito continuava.
"Chi c'è! Cosa succede!!" ma nessuno rispondeva.
La sua voce si disperdeva nel vento come sabbia.
Era solo. E si sentiva preda di un'angoscia indefinibile. Le onde urlavano mentre si schiantavano contro gli scogli. E il mare ondeggiava davanti ai suoi occhi. In una lenta e ipnotica danza.
Poi trasportata dal vento era giunta alle sue orecchie la voce di una donna. Era come distorta. Mormorava frasi sconnesse e senza senso e chiedeva perdono, perdono, perdono.....
".... ho sbagliato lo so... perdonami... ti prego...."
Si era portato le mani alla testa. Era come se quella voce lo ferisse nel profondo. Come se gli strappasse qualcosa della propria anima. Qualcosa che apparteneva al suo stesso sangue.
Improvvisamente attanagliato da una sensazione di soffocamento si era gettato in mare. Ma quando era riemerso alla superficie aveva visto l'acqua intorno a lui assumere un drammatico colore rosso scuro. Era rimasto paralizzato incapace di qualunque movimento.
Mentre quella angoscia aveva stretto il suo cuore in una morsa sempre più forte.



Aveva riaperto di scatto gli occhi e per un lunghissimo istante aveva fissato il soffitto sopra la sua testa. Era ancora notte fonda.
Il respiro era affannoso. Mentre il suo corpo era teso in uno spasmo nevrotico.
"Che cavolo di sogno...."
Udiva ancora distintamente nella propria testa l'eco di quel pianto.
Un brivido freddo gli corse improvviso lungo la schiena. Deglutì.
In quel momento non capì il motivo di tanta angoscia ma sperò solo con tutto se stesso che il giorno arrivasse presto.
Che i raggi del sole tornassero ad illuminare il mondo ancora una volta.
Si sentiva nervoso. Erano accadute davvero troppe cose in una sola serata.
E purtroppo sentiva chiaramente dentro di sé che molte altre sarebbero successe di lì a poco.


Fuori..... Nel patio...... L'aria fresca della notte......
E due donne............
"Ecco......" disse Amanda. "Mi rendo conto che il mio arrivo in città, stasera, è stata una vera sorpresa per tutti. Anche per Roger, povero caro, mi ha confessato che gli sono mancata molto!! Ma io lo conosco, anche lui è come tutti gli altri uomini..... quando si sentono soli tendono a cercare la compagnia femminile..... specie se si tratta di una ragazza bella e giovane...!" Lo sguardo di Amanda si fece di ghiaccio. "E Roger, lo so, attira le donne anche per il suo potere e i suoi soldi...!"
Era come pensava, secondo Amanda lei era l'amante di Roger. "Se sta dicendo che io ho cercato di sedurre Roger per i soldi si sbaglia..."
"Quello che sto cercando di dire è che ora che sono tornata..... Roger non avrà
bisogno di altri... divertimenti!! Io sono sua moglie....... E lui ha bisogno solo di
me!"
"Signora Thorpe... lei mi sembra alquanto gelosa, o no? Comunque non può mica pretendere che un uomo del calibro di Roger se ne stia buono buono mentre lei va in giro per il mondo! Credo che dovrebbe dargli più attenzioni..."
Quelle parole irritarono Amanda! Gelosa?!... No, lei non era gelosa. Ma Roger era SUO marito, e fintanto che sarebbe restato tale, lei non avrebbe permesso che lui la rendesse ridicola. Inoltre, come si permetteva quella RAGAZZINA che probabilmente non aveva neanche 25 anni di dire a LEI cosa doveva fare e come doveva comportarsi con Roger???? Ma chi credeva di essere?!?!?!
"Lei si sbaglia, mia cara, io non pretendo nulla! Ma........ conosco Roger molto meglio di lei! E so che le sue molte amanti non contano niente per lui!" Sollevò un sopracciglio, e guardando la ragazza in faccia disse ancora: "Non credo abbiamo altro da dirci."
"Un'ultima cosa..." disse Joanne: "prima di giudicare le persone veda di sapere come sono le cose in realtà. Detto chiaro chiaro: io non sono l'amante di suo marito...."


Jessie era entrata al Country Club con Kyle... Era bellissimo e gentilissimo...
I due ragazzi si avvicinarono al bancone chiacchierando.
Ad un certo punto Kyle si fermò...
"Che succede?" chiese Jessie d'impulso mentre stava osservando l'aria preoccupata del suo accompagnatore. "Kyle?" e gli posò una mano su un braccio...
Kyle si ricompose e disse "Oh scusami Jessie... stavi dicendo?"
"Beh... ti ho visto preoccupato e ti ho chiesto cosa avevi ma non mi hai neanche sentito..."
Da come la guardava, Jessie arrossì violentemente e disse: "Kyle?"
"Beh sai, ci sono alcuni amici di mio padre che mi danno proprio fastidio... Avevo sperato fino all'ultimo di non trovarli." disse riprendendosi.
Ad un certo punto Kyle era sparito.
Lei era sola e poi qualcuno le si avvicinò.
"Se vuoi vivere, lascia in pace Kyle mi hai capito? Smettila di fargli il lavaggio del cervello o te ne pentirai ragazzina!"
<te ne pentirai> <te ne pentirai> <te ne pentirai> <te ne pentirai>
Jessie incominciò a star male, all'improvviso si sentì soffocare in quell'angolino buio e...
"Noooooooooooooooooooooo" La ragazza si svegliò.
Le coperte si trovavano per terra e lei era seduta sul letto tutta sudata. Si alzò di scattò e accese la luce. Disperata, si prese la testa fra le mani e si sedette di nuovo sul letto... Dopo tutto quello che era successo si era dimenticata della minaccia di quell'uomo ma adesso, che si trovava da sola nella sua camera, quel brutto momento era tornato a galla sotto forma di incubo. Solo che non era un incubo... era realtà e nessuno poteva aiutarla...
Cosa fare allora?
Non riuscì più a dormire; quando tentava di addormentarsi, non appena chiudeva gli occhi le appariva l'immagine di quell'uomo e le sue parole risuonavano forti e minacciose nelle orecchie... Così rimase sveglia, con gli occhi aperti. All'improvviso due occhi azzurri la guardarono e un sorriso dolcissimo la fece sentire subito meglio...
Lij... Elijah Wood... L'immagine di ui tranquillizzò Jessie, anche se sapeva che lui adesso era in prigione. Ma era sicura che presto sarebbe uscito, tutto sarebbe tornato a posto e Lij non avrebbe dovuto più preoccuparsi di Kyle. Perché lei aveva preso una decisione.
"Ma sarà quella giusta?..... E se prendessero di mira anche Joanne?" pensò. "Cosa fare allora?"
Un'altra idea le era venuta ma non voleva lasciare sua madre da sola... Quindi l'unica soluzione era allontanarsi da tutti... Non sarebbe andata a lavorare da Joanne ma con sua madre, così avrebbe potuto starle vicino e nel frattempo avrebbe tagliato i ponti con il signor Thorpe e con Lij. Aveva infatti paura che gli amici del padre di Kyle potessero far del male anche a loro e non lo avrebbe permesso... Questa era una cosa che doveva affrontare da sola.
Con questi pensieri un po' malinconici e vinta dalla stanchezza, Jessie alla fine crollò in un sonno pesante.
L'ultimo pensiero era rivolto a Lij...
Jake si trovava al parco Phillips Park e nello stesso punto dove aveva conosciuto Jessie, la figlia di Helen Bradford... Sarebbe andato volentieri alla Centrale di Polizia ma i ricordi erano esplosi e lui voleva riviverli tranquillamente, in un posto dove nessuno lo avrebbe visto...!!!!
Si era seduto sulla panchina e con lo sguardo perso nel vuoto della notte ritornò con la mente a quando lui si trovava in un locale con amici e stava festeggiando il successo di uno di loro... Tra una chiacchierata e l'altra, ad un certo punto i suoi occhi incrociarono quelli di una donna bellissima. Gli occhi di lei brillavano di un azzurro vivace e lucente ma erano anche un po' malinconici... Colpo di fulmine?? Sì, quello che provò per quella donna meravigliosa fu proprio quello, ciò che la gente definisce: un colpo di
fulmine... Quando i suoi amici lo lasciarono solo per ballare proprio con le amiche di Helen, lui si avvicinò a lei e chiese: "Vorrebbe ballare con me?"
Helen lo guardò negli occhi e senza dire nulla, tese la sua mano verso di lui e insieme si diressero verso la pista da ballo... Non smisero mai di guardarsi negli occhi, travolti entrambi da una meravigliosa emozione e mai avrebbero voluto che quel momento magico finisse. La musica cessò ma loro non si staccarono subito e anzi... se non fosse stato per un amico di Jake sarebbero rimasti in quella posizione per tutta la notte.
Mentre i ricordi continuavano a farsi strada nella mente e nel cuore di Jake, lui sorrise al pensiero di quella scena...
Jake non volle ritornare dai suoi amici e invitò Helen a casa sua... La casa era vuota perché sua moglie e suo figlio, in quel periodo, erano dai genitori di lei... Fu una cosa del tutto naturale quindi, portare Helen in camera sua e con una passione travolgente fare l'amore con lei...!!!!
Sentiva ancora, nonostante fosse passato tutto questo tempo, i baci di quella donna sul suo corpo e la meravigliosa gioia che aveva provato.
Dopo l'amore, erano rimasti a letto abbracciati. Lei dormiva mentre lui la guardava e accarezza i suoi capelli morbidi... Quando Helen si svegliò, lo baciò di nuovo e disse: "Sono stata bene con te, come non mi capitava da tempo ormai... Sei un'amante meraviglioso."
"Amante," pensò Jake... "Già, sono sposato e devo dirglielo."
"Ascolta Helen, anch'io mi sono trovato benissimo con te questa notte, sei una donna meravigliosa ma... devo dirti una cosa molto importante."
"Anch'io devo dirti una cosa..."
Allora Jake lasciò che fosse lei a parlare per prima...
"Sono sposata, Jake e ho una figlia..." disse con un filo di voce quasi temesse la reazione di lui...
Jake rimase in silenzio per qualche minuto. "Anch'io sono sposato, Helen, e ho un figlio," disse infine.
Helen lo guardò e poi si girò lentamente verso il comodino e prese una fotografia... "Questa è tua moglie?" chiese.
"Sì, e il bambino che ha in braccio è mio figlio John."
"Mia figlia si chiama Joey e mio marito Steve."
Si guardarono negli occhi e subito dopo scoppiarono a ridere... Cosa c'era di divertente? Niente, ma loro avevano sentito il bisogno di farlo... Forse volevano alleggerire i sensi di colpa che stavano provando per i loro cari...
"Ascolta Helen, io avrei preso una decisione ma vorrei sentire anche un tuo parere."
La guardò per un istante e capì... Capì che anche lei aveva già deciso... Come se gli avesse letto nel pensiero... "Adesso che ti ho conosciuta... Non posso più stare senza di te... Voglio poterti vedere ancora.... voglio fare ancora l'amore con te! Ma non posso lasciare mia moglie, e mio figlio..." Lo disse perché ormai lo aveva sulla punta della lingua ma sapeva già che cosa avrebbe risposto lei e infatti...
"Per me va bene Jake" e subito dopo lei lo baciò ancora, appassionatamente.

Roger rimise il cellulare nella tasca interna della giacca. In realtà non aveva mai avuto intenzione di chiamare Kevin. Aveva solo voluto mettere il ragazzo alla prova, per capire almeno cosa stava succedendo, visto che Kyle non si decideva a parlare. E ora, si era
illuminato qualcosa, in mezzo a quell'oscurità. Kyle aveva paura dell'intervento di suo padre. E Kevin, che sicuramente era presente alla rissa, non si era minimamente preoccupato di suo figlio. Quello era un comportamento che Roger non capiva e non approvava. Perché su
una cosa lui non transigeva: un padre non abbandona mai i propri figli.
"Kyle..." questa volta, il tono di Roger era basso, pacato. Per un breve istante in lui si era risvegliato l'istinto paterno. Ma Kyle non era Hart. Eppure... in quel ragazzo Roger rivedeva molto di sé stesso, com'era stato a quell'età. "Te l'ho detto, io voglio aiutarti. Dimmi cosa sta succedendo. Di chi o di cosa hai paura?..."
Il giovane guardò Thorpe negli occhi.
"È troppo complicato... da spiegare!"
"Oh.. non ti preoccupare!! Nella mia vita ho sentito storie complicatissime. Quindi non farti scrupoli." E scambiò uno sguardo d'intesa con Leo, che era rimasto vicino a loro, in piedi, senza dire nulla, ma ascoltando tutto con estrema attenzione. Per Leo, quello sguardo era un altro segnale della ritrovata amicizia con Roger.
Ma proprio in quel momento...

Amanda rientrò alla festa e Joanne rimase da sola, cercò nella borsa una
sigaretta ma si accorse di averle lasciate sul tavolo.... le capitò invece in mano il cellulare. Decise di chiamare Roger per chiedergli informazioni su Jessie ma soprattutto per avvisarlo della *insicurezza* della sua mogliettina... Compose il numero e attese una risposta..
Roger sentì il cellulare vibrare nella tasca della giacca, lo prese di nuovo in mano e guardò il display. Fu sorpreso di vedere che appariva il nome di Joanne.
Si alzò in piedi e si allontanò dagli altri e rispose. "Pronto... Jo, sei tu?"
"No, Babbo Natale!" Lui non c'entrava niente con la discussione con Amanda, perché trattarlo male?! "Scusa Roger... come va? Hai risolto alla Centrale?"
"No... sono ancora qui... e credo che ne avrò ancora per un bel po'..." Ma la voce di Jo era strana. "Cos'altro è successo?" chiese.
"Penso che tua moglie abbia dei complessi d'inferiorità e sia gelosa... stasera mi ha ribadito che tu sei solo SUO. Era implicito che mi considera una puttana..." Era innervosita dal fatto che Amanda fosse andata subito da lei senza neanche sapere la verità..
Roger si passò una mano fra i capelli. non era possibile! Anche quello, adesso?! "Scusa... non ho capito bene?! Che cosa ha fatto Amanda?......"
"E' venuta a parlarmi e il succo del discorso era che io ti devo lasciar stare… comunque penso sia meglio parlarne di persona anche perché devo chiederti informazioni su una persona..."
"Va bene, calmati. Non preoccuparti di Amanda. Però non ho idea di quando potremo vederci... Finché non risolvo alcuni problemi." Fece una pausa. "Informazioni su chi?..."
"Quando ti liberi puoi passare al RH... comunque la persona in questione è una ragazza che mi ha chiesto di lavorare al mio locale, dice di essere una cameriera del Lighthouse e si chiama Jessica... Bradford.. un cognome del genere..."
Roger si irrigidì. "Jessica Bradford?!..." disse. Jessie aveva chiesto lavoro a Joanne? Ma per quale motivo? Dunque aveva intenzione di lasciare il pub.
Roger guardò verso Kyle, che aveva sentito pronunciare il nome di Jessie ed era diventato ancora più pallido. "Ascolta..." riprese Roger. "Conosco quella ragazza, è una delle cameriere del mio locale. È una brava ragazza... ma vorrei chiederti un favore. Prima di fare qualunque cosa, prendi tempo. Voglio parlare con lei. Non avevo idea che volesse licenziarsi. E voglio capire che cosa può averla spinta a questa decisione."
Ma Roger una idea l'aveva. Doveva esserci un legame tra tutti gli eventi di quella serata. La lite fra Kyle e Lij, e la decisione di Jessie...
"Va bene prenderò tempo.. però mi dovresti dare il suo numero di telefono così sposto l'appuntamento che abbiamo.." Ovviamente le faccende facili non capitavano mai a lei..
Roger diede a Jo il numero di Jessie. "Se non c'è altro, dovrei chiudere la comunicazione. Cerca di stare calma, ti chiamo domani, ok?"
"Ma io sono *calmissima*… allora ci sentiamo domani… ciao Roger"
Kyle sembrava seduto su dei carboni accesi. "Perché ha fatto il nome di Jessie?..." chiese.

L'assenza di Joanne si era prolungata. Nigel si sorprese nel vedere rientrare la moglie di Thorpe nella sala. Ma... dov'era Joanne?.... «Forse... forse è il caso che vada a cercarla... Speriamo che quella donna non le abbia fatto una scenata di gelosia!» pensò. E si diresse verso una delle grandi porte finestre aperte sul giardino.
Joanne era ancora lì fuori, nel patio. Le si avvicinò. "Non senti freddo?..." le chiese. Poi vide la sua espressione tirata e comprese che aveva avuto ragione. Tra le due donne doveva esserci stato uno scambio piuttosto vivace. "Come va?...."
"Bene… anche se la moglie di Roger si sente minacciata da me. Crede che le voglia rubare il *suo* Roger..."
Nigel rimase silenzioso. Non riusciva a vedere Joanne e Thorpe come una coppia. Lui avrebbe potuto essere suo padre!.... Ma capiva che Amanda Spaulding fosse gelosa. Joanne era molto bella e sicuramente poteva far girare la testa a qualunque uomo. Se Thorpe aveva sangue nelle vene, non poteva sicuramente non aver fatto un 'pensierino' su di lei...... Oh! Ma cosa stava pensando?!.... "Mi dispiace...." In realtà non sapeva cosa dire. "Senti... ti va di continuare la cena?... O forse preferisci andare a casa?... La serata non è stata delle migliori, vero? Troppo movimentata.. Troppi imprevisti." «Troppe domande, Nigel!» si disse, e tacque.
"Non ho più voglia di restare qua... però non ho neanche voglia di andare a casa. Che ne dici se andiamo a fare un giro? O forse vuoi rimanere.."
Quella proposta sorprese Nigel. Sorrise. "Ma questa è un'ottima idea! La migliore della serata! Io non ho problemi ad andarmene. Devo solo avvertire Li Wei, ma siamo venuti qui ognuno per conto proprio, quindi abbiamo mezzi di locomozione separati!" Poi aggiunse: "Dimmi solo dove vuoi andare, e si parte!"
"Che ne dici del fiume?" A Jo piaceva molto l'acqua ed essendo vissuta sul mare, non ne poteva fare a meno..
"Ahhhh... una splendida idea! Conosco un posto molto bello, dove andavo a giocare da bambino.... Ti piacerebbe se te lo mostrassi?..."
"Sì molto! Senti Nigel non è che tu sei sposato e hai una moglie molto gelosa?"
Jo voleva essere sicura di non incontrare una Amanda2 la vendetta..
Gli occhi grigi di Nigel si spalancarono. "Sposato?... No... Non ho una moglie. Non ancora!....." Rise allegramente. "Ma lo sai che mi hai dato un'idea?.... Però dovrò trovare una ragazza che possa accettare la mia fedele Juliet!"
"Juliet? E chi sarebbe? Spero un animale... che vada d'accordo con le mie due gatte..."
L'espressione di Nigel era misteriosa. "Beh, presto la vedrai." Si passò una mano sui capelli che gli cadevano ribelli sulla fronte, con uno sguardo malizioso. "Andiamo a salutare Li Wei...."
Dopo aver salutato Li, Nigel e Jo uscirono dal Country Club e si diressero verso il parcheggio.
E lì, Nigel si fermò davanti a una fiammante Harley Davidson nera. "Ecco.... questa è la mia fedelissima Juliet!" Disse a Jo. Era orgoglioso della sua moto!


"Sei preoccupato per lei?..." domandò Roger a sua volta, invece di rispondere.
"Dannazione!" Kyle ebbe una reazione quasi isterica. Si alzò in piedi di scatto. "Certo che sono preoccupato per lei! Non voglio che le facciano del male!!!..."
"Farle del male?" chiese Leo -ed era la prima volta che interveniva nella conversazione.
"Chi è che vuole fare del male a Jessica, e per quale motivo?" indagò Roger.
Kyle si passò le mani fra i capelli. Era disperato. La situazione era disperata. Lui era lì, e avrebbe dovuto passare la notte in una cella, e non era neanche sicuro che il giudice lo avrebbe fatto uscire. Forse lo avrebbero chiuso in gabbia per un bel po'. E chi avrebbe protetto Jessie dagli uomini dell'organizzazione?.....
Guardò Roger. Lui era la sua sola possibilità, lo capì in quel momento.
"Ha ragione, signor Thorpe. Ho bisogno del suo aiuto!....." mormorò infine.
Roger e Leo avevano lasciato la Centrale di Polizia. Quello che avevano sentito raccontare da Kyle McBride era stato davvero inaspettato. E ora, mentre Roger guidava, i due uomini erano pensierosi. Quel ragazzo era davvero in grossi guai.
"E ora? Cosa farai?..." chiese Leo.
Roger fece una smorfia che avrebbe dovuto essere un mezzo sorriso amaro. "Ti dirò che cosa 'faremo', invece!..." Lo guardò con la coda dell'occhio. "Sempre che la tua offerta di aiutarmi sia ancora valida..."
Leo si sporse in avanti per il poco che la cintura di sicurezza gli consentì. "Ma certo! Lo sai che sono disposto a fare tutto quello che vuoi!..."
"Bene. Allora, per questa notte verrai a dormire a casa mia. Domani mattina dovremo metterci all'opera molto presto. Tu dovrai andare a parlare con il giudice, e dovrai fare il possibile per Elijah. Lui, tutto sommato, è quello che mi preoccupa meno. La sua posizione non è grave, visto che ci sono dei testimoni che possono dichiarare che lui è stato provocato. Povero ragazzo!... Si è trovato immischiato in qualcosa di cui non ha nessuna colpa." Roger sbuffò. "Ma per Kyle... è tutta un'altra faccenda. Quindi, domani mattina andrò a parlare con il Direttore del Country Club. Lo conosco, anche se non benissimo. Non è una persona malleabile. Ma è la sola possibilità che abbiamo se vogliamo tirare Kyle fuori da quella cella."
Leo annuì. Poi non poté trattenersi dal chiedere: "Roger, come mai ti interessi tanto di questi due ragazzi?..."
Roger scrollò le spalle. "Non lo so neanch'io!... Sono giovani... con una carica di ribellione dentro. Hanno ferite non cicatrizzate. Sono come armi cariche pronte ad esplodere da un momento all'altro. Io... So cosa stanno provando. Ci sono passato anche io."
"Capisco... E quella ragazza? Se ho capito bene, si chiama Jessica... Lei come entra in questa faccenda?"
"Ah!... Leo, credo che lei sia proprio uno dei punti cardine della faccenda. Ma.... Non solo lei. Una donna, sì. Questo sì. Ma un'altra donna." Roger scosse la testa. "Ma per il momento sarà meglio affrontare le cose una alla volta."
Michael entrò nell'ufficio di Katherine. Lei era seduta su una sedia, con la testa reclinata all'indietro.
"Come va?" le domandò.
Indossavano ancora entrambi gl'abiti che aveva messo per andare al Country Club, e lei era davvero molto bella con quel vestito rosa pallido. Ma i suoi occhi lo guardarono mandando lampi.
"Non chiedermelo! La risposta non ti piacerebbe!..." disse lei.
"Non è stata una gran serata, vero?..."
Kathie si raddrizzò, appoggiando le braccia sulla scrivania. "Effettivamente ne ho viste di migliori..."
Lui fece un sorrisetto furbo. "Io però ne ho viste di peggiori!... E penso che siamo stati fortunati che la cosa peggiore accaduta stasera sia stata la scazzottata di quei due ragazzini."
Kathie annuì. Roteò gli occhi. "Ahhh.... non ci voglio pensare.
Quel ragazzo... McBride! Mi ha fatto saltare i nervi."
"Infatti lo vedo... sei tesa come la corda di un arco!"
Lei ghignò. "E potrei anche essere pericolosa!"
Michael rise. "Tu lo sei sempre, collega!" Fece un respiro. "Beh, in ogni caso, il capo ha detto che possiamo anche andare a casa. Ci siamo meritati qualche ora di riposo."
"Benissimo!!..." Kathie si alzò in piedi. "Così mia figlia potrà ricordarsi di avere una madre, una volta tanto!"
Mick annuì mentre lei usciva. "Allora, buonanotte. Ci vediamo domani!"
"A domani, Mick. E non ci pensare troppo!!!"
Lui la fissò sorpreso. "Pensare a cosa?!..."
Lei rise. "Vuoi dire piuttosto 'pensare a chi'!" Lei lo guardò come avrebbe guardato il fratello minore mentre veniva colto con le mani nel barattolo dei biscotti. "A quella donna bionda."
Mick corrugò la fronte. "Non capisco proprio a chi ti stai riferendo."
Kathie fece spallucce. "Come vuoi tu. Ma ricordati che io sono più vecchia e più saggia... e soprattutto sono entrata in Polizia quando tu non avevi ancora finito il College!..." Gli regalò un bel sorriso. "Ho visto come l'hai guardata. Del resto, era difficile non notarla!... Proprio uno schianto!" Poi gli fece ciao-ciao con la mano. "Ci vediamo domani, collega!" E lo lasciò solo.
Michael era rimasto senza parole. Ma Katherine -accidenti a lei!- aveva ragione. Nella mente di Mick era rimasta impressa l'immagine di una splendida ragazza bionda, con addosso un vestito color avorio...
Joanne guardò la moto, poi guardò il suo vestito, poi la moto e poi di nuovo il vestito... Le piaceva andare in moto ma con quel vestito, come avrebbe fatto? Bè o così o a piedi perciò decise di provare.. "Bella moto! Allora, si parte?"
"Naturalmente!" Nigel prese un mazzo di chiavi dalla tasca, aprì il bauletto portaoggetti e ne cavò fuori due caschi. "Indossa questo." Disse porgendone uno a Joanne, mentre rideva con gli occhi.
Jo raccolse i capelli e indossò il casco. "Non dire una parola, odio il casco. Mi sta malissimo..."
Lui aveva già indossato il suo casco. Rimase per un attimo a guardarla. "Sai una cosa?.... Sei bugiarda." Le si avvicinò perché potesse sentire la sua voce anche attraverso il casco. "Sei sempre bellissima!" Poi montò in sella alla moto. "Coraggio...... Salta su, si parte!"
Salì sulla moto e per tenersi abbracciò Nigel, ne approfittò e senti che aveva proprio un bel fisico...
"Mhmm.... vedo che non c'è bisogno di chiederti di tenerti forte!" disse Nigel, compiaciuto. Poi partì sgommando. Era ansioso di arrivare alla darsena.
A quell'ora di notte c'era pochissimo traffico. Così, il viaggio non durò molto. Quando Nigel fermò la moto e si tolse il casco, davanti ai suoi occhi c'era il piccolo porticciolo di Pacific Wind. Fece un profondo respiro, e alla sua mente tornarono mille ricordi di quando veniva in quel luogo da ragazzo.
"Ecco qua!... Questo era il nostro posto segreto..."
Jo si guardò intorno. "E' un posto stupendo! Anche a Sidney ce n'era uno simile, ci andavo quasi sempre per pensare..."
"Da bambini, noi venivamo qui a pescare e a nuotare... quando era vacanza!"
Nigel smontò dalla moto e fece qualche passo. C'era un gran silenzio.
Sull'acqua tranquilla c'erano ormeggiate alcune piccole barche a remi. "Io abitavo proprio in fondo alla strada... Erano bei tempi!"
"Bei tempi... dipende..." Jo si avvicinò al fiume e iniziò a disegnare nell'acqua dei cerchi..
C'era molta malinconia nella voce di Joanne, e Nigel ne fu colpito. "Mi dispiace se ti ho rattristato... Ti ho portato qui perché volevo mostrarti uno dei luoghi che mi sono cari. Tu probabilmente senti la nostalgia di casa tua.... Dei luoghi che ti sono familiari..." Sospirò. "Parlami di quel posto che dicevi... a Sidney... E della tua infanzia, se ti va." Aveva parlato piano, sinceramente, ma poi si era reso conto che forse era una richiesta troppo personale per due che si erano appena conosciuti.
Lei si voltò verso di lui, solitamente non parlava volentieri del suo passato ma Nigel… era diverso, le ispirava fiducia... "Ho nostalgia del posto in sé ma non delle persone che vi abitano, a parte mio fratello. Il posto che ti dicevo era simile a questo e si trovava a pochi passi da casa mia, è sempre stato come un rifugio per me un luogo di pace... Mi ha cresciuto mio fratello in pratica, mio padre lavorava sempre e mia madre girava per il mondo anche lei per lavoro… e quando erano a casa… bè era la stessa cosa. Andavo d'accordo un pochino di più con mio padre, anche perché mia madre mi considerava un errore... Ma non era questo che mi dava fastidio, se non il fatto che..." Si bloccò per un attimo. "aveva molti amanti, molti dei quali giravano indisturbati per casa mia fino al ritorno di mio padre. Non ha mai avuto il coraggio di lasciarla, nonostante fosse al corrente di tutto... e così quando ho potuto me ne sono andata.." Ne parlò con un tono quasi indifferente, in fondo erano passati molti anni e si era buttata tutto alle spalle. "E di te cosa mi dici?"
"Io..." Nigel raccolse un sasso e lo gettò in acqua, molto lontano. "Fino ai tredici anni, la mia infanzia non è stata un granché... Sai, io avevo una sorella... non l'ho mai conosciuta. È morta prima che io nascessi. E mio padre... mio padre non si rassegnò mai alla sua perdita. L'amava molto. E... non amava me." Era la prima volta che raccontava a qualcuno quella storia.
L'aveva sempre tenuta sepolta nei suoi ricordi. Ma -chissà perché- con Joanne era facile parlare. E non sentiva neanche dolore, ripensando a quelle cose.
"Poi, quando avevo tredici anni, una notte, mio padre ebbe un incidente d'auto... e morì. Da quel momento ho vissuto solo con mia madre. Ed in effetti, i miei ricordi più belli cominciano proprio da quella notte." Non aveva il coraggio di guardare Joanne, ora. Aveva paura. Paura di leggere il disgusto nei suoi occhi. "È terribile, non è vero?... È... spaventoso. Pensare che ti senti felice di essere vivo... perché tuo padre non c'è più. Pensare che forse... forse hai desiderato che lui morisse..." Nigel strinse i pugni. C'era una cosa che lei aveva detto, una cosa che lo aveva colpito. "Perché tua madre ti considerava un errore?..."
Quelle parole erano troppo simili a una frase che aveva sentito pronunciare un giorno a suo padre, mentre litigava con sua madre.
«Mettere al mondo un altro figlio è stato solo un maledetto errore!...»
"Mia madre non ha mai voluto figli mentre mio padre sì e così lei ha deciso di accontentarlo mettendone al mondo uno, mio fratello... dopo 6 anni per sbaglio sono nata io." Si avvicinò a lui.. "Comunque non si può controllare ciò che si sente dentro, anche io ho sempre desiderato che mia madre non esistesse o che sparisse improvvisamente..."
A quel punto, Nigel cercò gli occhi di Joanne. Ma nel buio della notte, non riuscì a vederli e se ne rammaricò. "È proprio strana, la vita, a volte...."
Joanne si sentiva molto vicina a lui perché in un certo sento le loro storie erano simili… non doveva essere stato facile per lui vivere così. A quel punto in altre circostanze, con un altra persona probabilmente si sarebbe fatta avanti ma con Nigel sentiva che forse doveva aspettare... che qualcosa stesse cambiando in lei? Forse tutto ciò che era capitato con Tony ne era la causa... iniziava a capire che molto probabilmente non era come sua madre e
sarebbe riuscita a non far soffrire gli uomini come lei... Nigel era l'inizio di un cammino che magari l'avrebbe condotta ad un cambiamento profondo... "Che ne dici, torniamo a casa?"
Nigel annuì. "Sì... va bene. Dimmi dove abiti e ti accompagno." Poi indossò di nuovo il casco. Era contento di essere andato a quella festa. Era contento di aver conosciuto quella ragazza e di aver parlato con lei. Forse era vero che tutto avviene al momento giusto. E quello era il momento giusto per cominciare a pensare al futuro.

La villa era illuminata solo all'esterno, dai lampioni sparsi nel giardino. Ma le finestre erano tutte buie.
Sicuramente anche la servitù era a dormire.......
Ma ovvio che Amanda Spaulding Thorpe non poteva restare fuori casa per una sciocchezza del genere!
Scese dalla limousine e mandò via l'autista. Poi iniziò a suonare il campanello della porta d'ingresso.........
Dopo un tempo discretamente lungo (per Amanda addirittura eterno!), Justin venne ad aprire. Trafelato, e mezzo addormentato.
Amanda gli passò davanti quasi come se lui fosse invisibile, mentre il povero maggiordomo si esibiva in un tentativo di inchino.
"Ohhh, signora Thorpe!! Bentornata......"
"Grazie, Justin. Mio marito?"
"Non è ancora rientrato..."
"Va bene, io vado in camera mia." disse Amanda salendo le scale. "Dì a Kay che voglio la colazione alle nove in punto domani, mi raccomando. Buonanotte......"
Poi entrò in camera sua. Tutto era perfettamente in ordine, come se invece di essere andata via mesi prima, fosse mancata solo un giorno.
Per prima cosa si tolse le scarpe, costosissime -italiane, naturalmente!- e poi si sfilò il vestito.
Una doccia calda, e poi -a piedi nudi e avvolta in un asciugamano- tornò in camera e frugò nei cassetti, finché non trovò quello che cercava. Un neglige di pizzo nero, con biancheria intima in coordinato!
Le parole di quella ragazzetta senz'arte né parte le frullavano in testa!
<Non può mica pretendere che un uomo del calibro di Roger se ne stia buono buono mentre lei va in giro per il mondo! Credo che dovrebbe dargli più attenzioni...>
Come si era permessa di dirle quelle cose?.....
Ebbene, al suo ritorno a casa, Roger avrebbe trovato una moglie *innamorata* e pronta a dedicargli molte, molte attenzioni, quella sera........

Jake aveva continuato lungo il tragitto con i suoi ricordi e quando arrivò al suo Hotel era arrivato ad un momento per lui molto delicato e doloroso perché era una cosa ancora irrisolta.
Infatti, mentre si era lasciato cadere dolcemente sul letto ancora vestito e con lo sguardo rivolto verso l'alto, stava ripensando a quando lui aveva deciso di sposare Helen...
Lui non aveva mai tradito la moglie ma con l'arrivo di Helen nella sua vita qualcosa era cambiato, e se all'inizio della loro relazione lui non poteva lasciare moglie e figlio, ad un certo punto, era arrivato il momento giusto per lui... Era talmente innamorato di Helen che per lei sarebbe stato capace di affrontare anche le critiche degli altri giornalisti e delle persone, lasciando così cadere la sua tanto preziosa immagine di padre e marito perfetto. Dopo tutto era un essere umano anche lui con i suoi pregi e difetti...!!!!
Era una giornata di primavera... Il sole brillava alto nel cielo ed emanava i suoi caldi raggi sulla città di Los Angeles.
Jake stava camminando per le strade di questa magnifica città... Voleva fare un regalo ad Helen, un regalo che avrebbe significato un passo avanti per la loro relazione.
Entrò in un negozio e lo trovò... Trovò quello che cercava... Un bellissimo anello con un brillante al centro...!!!
Uscì dal negozio emozionato, il cuore batteva forte e Jake sorrideva al solo pensiero di quello che sarebbe stato un magico e indimenticabile momento...
Anche il sole pareva sorridergli e essere dalla sua parte.
Era arrivato... Davanti al loro luogo preferito... Il posto era un bellissimo parco e loro erano soliti sedersi sulle altalene dei bambini... Quando arrivò, non vide subito il biglietto lasciato dalla sua amata e quindi decise di andare a rinfrescarsi la faccia alla fontana presente al centro del parco... Ritornò e ancora prima di sedersi sull'altalena lo vide... Prese in mano il biglietto e con mani tremanti lo lesse...: "Caro Jake, perdonami ma non ti amo più... anzi, non ti ho mai amato. Cerca di dimenticarmi e sii felice. Helen"
Il suo cuore si fermò. Per un attimo era come se tutto il mondo fosse scomparso e lui si ritrovò in un vortice senza via d'uscita... Non lo aveva mai amato?
Com'era possibile? Tutto il suo mondo crollò in mille pezzi in quell'istante. Senza di lei, ogni cosa perse significato. Aveva osato scrivere sul biglietto...... Come poteva essere felice dopo quello che le aveva fatto? Possibile che la loro bella storia d'amore fosse stata solo un gioco per Helen? Un passatempo perché non aveva di meglio da fare? Queste erano le domande che passavano per la testa di Jake, domande alle quali non riusciva a darsi una risposta. Aveva iniziato a camminare per il parco... Il sole splendeva ancora e gli uccellini cantavano, felici di dare il benvenuto alla primavera: la stagione dell'amore, ma nel cuore di Jake dominava il freddo e il gelo... Non avrebbe mai più amato una donna come aveva amato Helen... sua moglie? Sarebbe rimasto con lei perché non avrebbe sopportato la solitudine e per fortuna che non gli aveva ancora chiesto di divorziare...
Dopo quel momento, lui visse il periodo più brutto della sua vita. Nervoso con tutti, soprattutto con sua moglie e suo figlio. Se ne stava rinchiuso nel suo ufficio a fissare il vuoto. Inutili erano stati i tentavi della moglie di scuoterlo a reagire, lui sembrava come spento, senza più nessuna voglia di vivere. Poi un giorno, il suo migliore amico andò da lui e gli disse: "Jake, sono appena tornato da Aurora e sai chi ho visto?"
Jake guardò il suo amico (l'unico che sapeva della sua relazione con Helen) senza interesse... ma l'amico continuò lo stesso, ignorando il disinteresse di Jake: "Non ci crederai mai ma ho incontrato Helen Bradford..."
"Cosaaaa???" disse Jake alzandosi improvvisamente e afferrò il suo amico e lo spinse senza problemi al muro, dicendo: "Se è uno scherzo non è divertente e tu lo dovresti sapere."
"Non è uno scherzo e ho anche le prove." Detto fatto, l'amico tirò fuori dalla tasca una busta.
Jake la prese e l'aprì... «Helen!» Era lei... Non c'erano dubbi... Il suo amico aveva detto la verità.
Fu preso da una forte emozione; si sedette e osservò attentamente le foto... Helen era rimasta la stessa di allora ma guardandola meglio vide che aveva il pancione... Era incinta...!!!!
Jake si alzò dal letto e uscì sul balcone della sua camera... Aveva bisogno di una boccata d'aria... Fece un profondo respiro e...
«Jessica, non sai quanto avevo desiderato avere un figlio con tua madre ma lei... lei...» Non riuscì a concludere il pensiero perché fu interrotto da un singhiozzo. Se solo per aver accompagnato a casa Jessica, aveva rivissuto questi ricordi, cosa sarebbe successo e quali emozioni avrebbe avuto quando avesse rivisto Helen?? La cosa lo spaventava molto ed era per questo che faceva fatica a prendere sonno.

FINE DODICESIMA PUNTATA