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QUATTORDICESIMA
PUNTATA
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Finalmente era finita. Quella assurda situazione si era chiarita.
O meglio risolta. E qualcosa gli diceva che Thorpe avesse fatto di
più che una semplice chiacchierata col direttore del Club per
convincerlo a ritirare la denuncia. Era un uomo che sapeva come ottenere
quello che voleva. Non lo conosceva bene l'istinto gli suggeriva che
queste sue intuizioni erano giuste.
Ma lui in ogni caso gli sarebbe stato sempre grato per quello che
aveva fatto e per come si era prodigato nei suoi confronti. Adesso
però desiderava solo tornarsene a casa e farsi una doccia di
quelle che duravano almeno mezz'ora. Ne sentiva il bisogno impellente.
Lavarsi via tutte quelle sensazioni. Quel misto di nervosismo, ansia
e rabbia. E cercare soprattutto di mandare via il volto di lei dai
suoi pensieri.
Aspettava solo che qualcuno gli aprisse quelle odiose grate dal colore
grigio sporco che gli impedivano di andarsene da lì.
Continuavano a restare impettite e tronfie davanti ai suoi occhi.
A frapporsi tra lui e la sua libertà.
Le stava fissando quando ecco che improvvisamente come per magia gli
si materializzò dall'altra parte di queste una guardia.
"Sei fuori bello!" lo sentì dire.
Lui sorrise appena. Lo sapeva già che era fuori. Tecnicamente
però, mancava solo che quella disposizione si trasformasse
in una realtà di fatto. Ed era ciò che era appena successo.
Si alzò. Stirò un attimo la schiena irrigidita a causa
di quella nottata che avrebbe ricordato come non tra le più
comode della sua vita e meccanicamente uscì.
"Devi andare a firmare per riprenderti i tuoi oggetti"
Giusto. Il suo cellulare e le sue chiavi.
Il collegamento gli sorse spontaneo.
Casa sua.
Tony.
«Quando ha detto che veniva da me? Forse è già
arrivato
» pensò.
E sperò che la signora del primo piano gli avesse consegnato
le chiavi, anche perché lui le aveva già accennato del
suo nuovo coinquilino.
Quindi probabilmente lo avrebbe già trovato in casa.
Con il cellulare in tasca e le chiavi in mano uscì dalla centrale.
La temperatura fuori era mite, tendente al caldo anche se il cielo
era leggermente nuvoloso.
Guardò davanti a sé e vide Roger Thorpe fermo pochi
metri più in là.
"Bene cercavo giusto lei!" disse con voce allegra.
E si diresse verso quell'uomo che lo aveva aiutato in quella fastidiosa
faccenda e che ora lo fissava con un sorriso compiaciuto sulle labbra.
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"Jessie ciao, che bello rivederti. Per fortuna stai bene"
e Kyle fece per abbracciare la sua amata quando, osservando lo sguardo
di lei si bloccò... I suoi splendidi occhi azzurri erano spenti
e trasmettevano freddezza e rabbia, inoltre era pallida come un fantasma...
"Jessie tesoro cosa c'è???" chiese preoccupato e
fece per avvicinarsi quando la ragazza si allontanò e si giro
dall'altra parte dicendo: "Non ti voglio più vedere....
non ti voglio più
vedere..."
Kyle la richiamò diverse volte e cercava di raggiungerla, ma
più tentava di farlo più lei si allontanava... Ad un
certo punto lui inciampò e cadde a terra, allora Jessie disse.
"Kyle, non mi sono spiegata? Non voglio vederti mai più.
Mi hai capita mai più!!!!"
E si voltò per guardarlo un'ultima volta... Kyle vide che stava
piangendo...
"JESSIIEEEEEEEEEEEEEE" Kyle si svegliò urlando...
Infatti, dopo il colloquio con il padre era stato riportato in cella
e sfinito, si era addormentato....
"Non sarai mai felice, Kyle, lontano dal nostro mondo. Non potrai
mai essere felice con LEI. Dopo la notte appena trascorsa, Jessie
proverà solo orrore per te, e non vorrà mai più
che tu ti avvicini di nuovo a lei. Perché lei ora sta piangendo
disperata, e la colpa è soltanto TUA!!!"
Le parole di suo padre risuonavano ancora come un terribile presagio
e l'immagine di Jessie che piangeva era un segnale che qualcosa di
brutto le era veramente capitato.
Kyle guardò l'orologio, mancavano quindici minuti alle sei...
Non vedeva l'ora di uscire da quella cella... Perché così
avrebbe potuto correre subito dalla sua Jessie; ma allo stesso tempo
aveva paura... Una volta uscito sarebbe diventato uno dei bersagli
dell'associazione... Infatti, lui sapeva che loro non lo avrebbero
lasciato in pace facilmente.
Apparve finalmente un agente che entrando nella sua cella gli disse
che era libero... Kyle si alzò e lo seguì.
Fuori trovò Roger che lo stava aspettando... Kyle gli sorrise
e fece per avvicinarsi quando notò la presenza di Elijah.
Si bloccò... Non sapeva cosa fare... Alla fine decise che gli
avrebbe chiesto scusa personalmente e quindi si diresse verso di loro.
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E così la piccola Joanne era riuscita ad accalappiare quel
bel ragazzo..............
Amanda li osservò, un paio di volte, mentre parlavano. Li aveva
visti insieme anche alla festa al Country Club.
"Chissà cosa penserà Roger quando lo saprà........."
pensò, ed era un pensiero buffo, scrollando le spalle.
Del resto non erano affari suoi. Ma aveva inquadrato quella ragazza.
Era il tipo che è alla continua ricerca di qualcosa, e che
non si ferma fino a che non l'ha trovato........
In effetti, rifletteva Amanda, mentre sorseggiava il suo Martini,
anche lei era stata così, con un vuoto dentro che era difficile
da colmare. Ripensando alla sua giovinezza, e a com'era stata ingenua,
provava solo rabbia!!!! Per questo aveva deciso di cambiare. Ed era
cambiata!!!!!!!! Talmente tanto che nessuno avrebbe mai potuto riconoscere
nella donna sofisticata e ammaliatrice, la timida ragazza che passava
interi pomeriggi a casa da sola a suonare il pianoforte!!!!!
Sì.......... Anche Amanda aveva cercato, nella vita, qualcosa......
Disperatamente, alla cieca, senza sapere veramente che cosa!!!!! Qualcosa
di cui sentiva la mancanza, qualcosa che non aveva mai avuto...........
Qualcosa che le era stato rubato. Ma quello era il passato........
Ormai era una donna diversa. Aveva faticato duramente per ricostruire,
pietra su pietra, la nuova Amanda Spaulding............ Aveva guadagnato
orgoglio e forza........... E ce l'aveva fatta!!!!! Senza contare
su nessun'altri che se stessa!!!!!!!!!
Però........... Lei e Joanne non avrebbero potuto essere più
diverse di com'erano. Erano nate su pianeti diversi e distanti. E
tuttavia.............
Tuttavia, Joanne la incuriosiva.
Si alzò. Il bicchiere del Martini era ormai vuoto............
Si avvicinò a Joanne e al ragazzo col giubbotto da motociclista.
Li salutò con voce cordiale dove appena appena si poteva trovare
traccia di ironia..........
"Ma che coincidenza!..... Buonasera, signorina Allard...... Sembra
che siamo destinate a incontrarci, in questi giorni........ Come sta?........."
e sorrise mostrando due file di denti candidi. E affilati.
L'arma dell'indifferenza non aveva sortito l'effetto desiderato ma
se Amanda pensava di ripeterle di nuovo che Roger era suo, si sarebbe
ritrovata fuori dal locale in un secondo netto. "Signora Spaulding,
io sto bene e lei? Come è capitata qui?" Jo sperò
che quella conversazione così' falsamente cordiale non durasse
molto...
"Ho sentito molto parlare di questo locale........" rispose
Amanda. "E mi sono detta che poteva valere la pena di venire
a vederlo......... Infatti avevo ragione!!!....... Si fanno incontri
decisamente interessanti, qui!!!!! Credo che diventerò una
cliente affezionata........"
Aprì la borsa e prese una banconota da 20 dollari che poi posò
sul bancone.
"Grazie per il 'delizioso' spettacolo, e........ per l'ottimo
servizio!!! Uno dei migliori Martini che abbia mai bevuto!!!!!......."
Fece un cenno di saluto con la testa a Nigel, e pronunciò il
suo "Arrivederci!!!!!......" come una sfida aperta........
Infine girò elegantemente sui tacchi e uscì dal Rebellion's
House!!!!!!!!
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"Non hai un aspetto riposato, ma almeno sei libero!..." disse
Roger. "Hai bisogno di un passaggio fino a casa?"
Lij sorrise passandosi una mano tra i capelli scomposti. "Innanzitutto
devo ringraziarla, ha convinto quel cocciuto direttore a ritirare la
denuncia risparmiandomi una marea di noie e grattacapi, quindi le sono
debitore."
Istintivamente giocherellò con il ciondolo al collo e abbassò
lo sguardo.
"E in effetti non mi sento in gran forma, ieri è stata una
serata piena di emozioni...in ogni caso credo che se non le dò
eccessivo disturbo potrei approfittare della sua gentilezza per arrivare
sano e salvo a casa,perché l'ultima volta che ho preso un taxi
ho rischiato la vita!"
Roger annuì. "Ti darò molto volentieri un passaggio,
ma non solo a te."
Il tono della sua voce era profondo, ma di comando. Cosicché
ciò che diceva risultava quasi un ordine. "Sto aspettando
anche Kyle... Devo parlare con tutti e due!..." Poi si volse verso
Leo Flynn, che era rimasto sempre accanto a lui ma non aveva aperto
bocca. "Tu hai altri
impegni?"
Leo guardò l'orologio. Rifletté un momento. "No,
non ho altri impegni, Roger."
Elijah riflettè un attimo.Ritrovarsi in macchina con quel matto?
Non ne aveva la minima intenzione piuttosto se la faceva tutta a piedi...
"Mi scusi Signor Thorpe se deve dire qualcosa ad entrambi sono
qui ma non desidero salire in macchina con Kyle, non so se capisce...."
Roger lo guardò in faccia. "Io capisco benissimo come la
pensi... Dopo quello che è successo, posso immaginare che non
sei entusiasta di rivedere Kyle. Comunque... Credo che lui non sia completamente
responsabile del vostro... incidente! E non mi riferisco solo al fatto
che era ubriaco!!"
Lij gli lanciò uno sguardo interrogativo.
- Cosa voleva dire?-
"Non credo di capire..."
Roger stava per dire qualcosa ma proprio in quel momento furono interrotti
dall'arrivo di Kyle McBride.
«Lupus in fabula!» pensò Roger.
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Lij si voltò e lo vide. Era Kyle.
Camminava verso di loro.
Lo fissò per un brevissimo istante prima di voltarsi nuovamente
dall'altra parte.
Una veloce scarica di adrenalina gli percorse rapida il cervello.
Ecco che di nuovo le immagini di quella assurda serata tornavano prepotenti
davanti ai suoi occhi.
Quel tipo addosso a Klaudia. Le sue labbra su quelle di lei. Per un
attimo un'impennata di rabbia gli fece stringere i pugni. Si rese
conto che se la ragione e il buon senso non lo avessero fermato in
quel momento avrebbe potuto benissimo ucciderlo. Tornò quindi
a
distendersi. O almeno ci provò.
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Kyle uscì dalla Centrale di Polizia e vide subito il signor
Thorpe. Felice fece per raggiungerlo quando notò anche la presenza
di Lij e quindi si bloccò...
Riuscì a guardarlo per un attimo negli occhi prima che lui
si voltasse dall'altra parte... Comunque lentamente si avvicinò
a loro e...: "Signor Thorpe, la ringrazio per quello che ha fatto.
Sarò sempre in debito con lei." e strinse la mano di Roger,
poi si voltò verso Lij e disse: "E' un piacere vedere
che anche tu sei uscito e ti prego di accettare le mie scuse... So
di aver sbagliato e non dovevo prendermela con te. Scusa ancora"
disse Kyle porgendo la
mano verso di lui come segno di pace.
Lij guardò Kyle con espressione incredula. Gli stava davvero
chiedendo scusa?
Oppure era una finta? In ogni caso non si fidava di lui e quindi non
avrebbe stretto quella mano che a momenti la sera prima gli rompeva
il naso.
Sbuffò e lo guardò in modo serio.
"Va bene, va bene..." disse frettolosamente fissando oltre
Kyle.
Roger guardò prima Kyle e poi Elijah. Scosse impercettibilmente
la testa. Quei ragazzi erano proprio due teste dure. Non sarebbe stato
facile farli andare d'accordo. Ma lui aveva dei piani per loro...
e non si sarebbe certo lasciato fermare da certi dettagli!...
"Sono lieto di vedere che oggi sei di umore migliore, Kyle!"
gli disse poi Roger.
Kyle guardò il signor Thorpe e disse: "Abbastanza signore
grazie, ora però dovrei proprio andare, ho una cosa urgentissima
da fare e non posso rimandare. Però ho anche bisogno di parlare
con lei, signore. Ovviamente da SOLI." disse guardando Lij.
"Certo, Kyle. Anche io devo parlarti. Che ne dici di vederci
stasera, al Lighthouse?" chiese Roger di rimando.
"Questa sera dice? Sì, va benissimo... A che ora posso
venire?"
Roger scrollò le spalle. "Vieni pure quando vuoi. Sarò
al pub per tutta la serata!" confermò.
Lij abbassò lo sguardo e scosse leggermente la testa.
Si mise le mani in tasca facendo spallucce.
- Magnifico lo avrebbe rivisto quella sera... Che fortuna!-
Gli uscì uno strano sospiro che assomigliò molto ad
una risata sommessa.
"Bene signor Thorpe la ringrazio nuovamente." disse Kyle,
poi salutò entrambi e se ne andò...Voleva vedere Jessie
ma prima sarebbe andare al suo hotel per cambiarsi e farsi la doccia...
Non voleva che lei lo vedesse in quello stato ma non sapeva che però,
a quell'hotel non sarebbe mai arrivato e non poteva immaginare che
per quella sera non ci sarebbe stato nessun colloquio con il signor
Thorpe...
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Il pub di Roger stava per aprire. Jessie non aveva nessuna voglia
di andarci ma doveva farlo.
Dopo aver salutato André, uscì di casa e salendo sulla
bici si avviò verso il LightHouse. Non sapeva perchè
ma lei aveva messo nel taschino dei suoi pantaloni, il biglietto di
quei tipi... Stava pensando che tra non molto avrebbe dovuto affrontare
Roger quando arrivò davanti al pub.
Parcheggiò la bici chiudendola con la catena ed entrò...
Prima di andare da Roger, guardò verso il bancone del bar in
cerca di qualcosa o meglio... in cerca di qualcuno. Stava cercando
infatti Lij ma non lo vide. **Che sia ancora in cella?** si domandò
ed era sempre più convinta della decisione che aveva preso...
Ora doveva solo parlare con Roger.
Stava andando verso il suo ufficio quando Nichelle la fermò.
"Hei Jessie dove vai?"
Jessie si fermò e si girò verso di lei che non l'aveva
nemmeno salutata.
"Ciao Nichelle, anche per me è un vero piacere rivederti."
la salutò Jessie "Ho bisogno di parlare con Roger e stavo
appunto andando nel suo ufficio."
"IL SIGNOR THORPE, non c'è e tu devi metterti al lavoro."
Jessie stava per ribattere che lei da quella sera non avrebbe più
lavorato ma non voleva dare questa soddisfazione proprio a Nichelle
e così, buona buona, decise di obbedire al suo ordine fino
a quando Roger non fosse arrivato.
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Kyle McBride si trovava sulla strada che portava al suo albergo. Non
aveva nessuna voglia di correre, voleva respirare con calma l'aria
e sentire quel senso di libertà che stava trovando... Oddio,
non si era dimenticato dei capi dell'associazione ma almeno in quel
momento voleva dimenticarli e rilassarsi godendosi la giornata.
Mentre
camminava, stava pensando a Jessie, alla SUA Jessie e a quando l'avrebbe
rivista... Non si accorse quindi di una macchina nera che si stava
avvicinando.
Ad un certo punto la macchina fece uno scatto veloce e tagliò
la strada a Kyle, salendo sul marciapiede... "Ma che diamine"...
disse il ragazzo: "ehi, ma siete impazziti?" chiese urlando
dallo spavento.
Dalla macchina uscirono due uomini... Kyle li riconobbe subito, infatti
erano uomini dell'associazione... Tentò di scappare ma troppo
tardi... Erano riusciti a bloccarlo.
"Dove credevi di andare bello?"
"Lasciatemi andare..." disse Kyle mentre cercava di ribellarsi
ma uno di loro gli diede un forte pugno allo stomaco che lo fece inginocchiare
per il dolore.
Lo alzarono da terra e lo fecere salire in macchina...!!!!
Lo
portarono in un posto isolato... I tizi, che erano quattro, scesero
dalla macchina... Kyle non voleva scendere perchè sapeva che
cosa sarebbe successo.
Uno di quegli uomini perse la pazienza e quindi prendendolo per le
gambe lo spinse fuori dall'auto.
Kyle si trovò scaraventato per terra... I quattro uomini lo
circondarono e iniziarono a girargli attorno sorridendo malvagiamente.
Il ragazzo era in preda al panico, non sapeva cosa fare e non vedeva
nessuna via d'uscita... Ad un certo si fermarono e uno di loro fece
la prima mossa.
Sì
avvicinò al ragazzo e con una mano cercò di prenderlo,
ma Kyle riuscì con una mossa di Karate a gettarlo per terra...
Approfittando di un attimo di smarrimento da parte degli altri complici,
il ragazzo tentò di scappare ma il suo sforzo fu inutile perché
riuscirono a raggiungerlo dopo neanche cinque minuti.
Da
quel momento in poi, iniziò per Kyle un vero e proprio incubo...!!!!
Dopo
che gli uomini lo picchiarono a sangue, senza pietà, Kyle si
ritrovò solo e abbandonato in quel posto. Non riusciva ad alzarsi
in piedi e temeva il peggio: che ne sarebbe stato di lui se nessuno
fosse riuscito a trovarlo? La paura era tanta.
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Roger aveva accompagnato Lij a casa sua, e poi aveva telefonato al Caprifoglio,
lasciando un messaggio per Amanda, e avvertendo che non sarebbe tornato
a casa per cena, ma che sarebbe stato al Lighthouse, e che se lei voleva
poteva raggiungerlo lì.
Dopo di che, insieme a Leo raggiunse il pub. Avevano entrambi saltato
il pranzo, quel giorno, tra una cosa e un'altra. Quindi contavano di
mangiare qualcosa. Roger poi, ora che la faccenda di quei due ragazzi
era risolta, almeno per la parte legale, si sentiva più tranquillo.
Leo, dal canto suo, voleva parlare un po' con Roger, con più
calma.
Voleva parlargli di Mabel. Ma proprio non sapeva da dove cominciare.
Al locale furono salutati dal sorriso di Nichelle.
"Ci sono novità?..." chiese Roger.
"No... tutto come al solito!" rispose lei.
Ma non era la verità.
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Non aveva nessuna voglia di tornare a casa!!!!!!....... La serata era
ancora bella, sebbene il tempo stesse cominciando a rinfrescare.......
Amanda mancava da Aurora da molti mesi, e aveva visto già che
c'erano stati dei cambiamenti. Non amava particolarmente le sorprese,
a meno che non fossero contenute in astucci di velluto da gioielleria...........
Però quella sera aveva voglia di fare qualcosa di diverso, piuttosto
che cenare fra le mura del Caprifoglio (........troppo simile all'atmosfera
di Villa Spaulding!........). Forse avrebbe potuto convincere Roger
ad andare al Casinò, per finire la serata in allegria!!!!!.....
Cercò nella borsa ma non riuscì a trovare il cellulare.
Come era possibile???
Eppure era sicura di averlo con sé quando era uscita!!!!!!!
Provò un gran senso di rabbia..... Qualcuno glielo aveva rubato!!!!!!!
Bé ovvio che non era seccata per il cellulare in sé, anzi!!!!
Ne avrebbe comprato uno nuovo il giorno dopo. Ma era infastidita da
quella cosa: non si era accorta di niente!!!!!......
Ma voleva parlare con Roger..... E non ricordava a memoria il numero
del cellulare di lui.........
Poi però ricordò una cosa. Si trovava sul lungofiume.......
Da quelle parti c'era il Lighthouse, il locale di proprietà di
Roger. Chissà, forse poteva trovarlo lì........
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Finalmente era a casa. Appena entrato nell'appartamento,
Elijah notò subito sopra il divano alcune cose che non erano
sue.
Vestiti e altri oggetti. Tony era già arrivato.
«Meno male! Però
non so quando rientra dal
lavoro, mi sa che per scambiare due chiacchiere col mio nuovo coinquilino
dovrò aspettare domani mattina» pensò.
Poi mentre era ancora soprapensiero fu letteralmente investito da
una massa di peli festante.
"Oh Sirio amico mio!" esclamò.
Il suo cane era visibilmente felice di rivederlo. Ma era anche altrettanto
affamato.
"Poverino, sei ancora digiuno! Ora ci penso io! Eh Sirio
tu
non sai quante me ne sono successe in poche ore
" gli sussurrò.
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L'acqua scorreva tiepida sulla sua pelle. Il bagno si era trasformato
in una stanza dai contorni indefiniti mentre una densa nuvola di vapore
profumato saliva in alto verso il soffitto.
Lij se ne stava sotto la doccia ad occhi chiusi cercando di fare in
modo che la tensione allentasse la presa e scivolasse via.
Voleva togliersi dalla mente il viso di Klaudia e l'immagine di quella
spoglia cella della centrale dove aveva trascorso quel "simpatico"
soggiorno.
Desiderava poi rivedere Jessie. In una situazione tranquilla.
Non capiva bene perché ma lei aveva il potere di intenerirlo.
Lo rilassava. Gli faceva provare emozioni particolari. Così
profondamente diverse da quelle che in passato gli aveva procurato
Klaudia. Con la sua ex bionda glaciale era stata una passione a tratti
folle, come non ne aveva più provate dopo di lei.
E forse era stata causata in parte dalla propria inesperienza e giovane
età.
Jessie...invece, non sapeva molto su di lei ma si vedeva che era un
fiore raro. Così dolce e innocente in un certo senso. E gli
sarebbe piaciuto conoscerla meglio. Sentiva di voler proteggerla da
quel Kyle, non era adatto ad una ragazza come lei anche se ne era
visibilmente invaghito.
Per un attimo si immaginò i suoi occhi sorridenti come il giorno
in cui l'aveva conosciuta. Avrebbe desiderato sfiorare quel volto
una carezza soltanto...
Il passato era sepolto ormai e davanti a sé forse aveva un
futuro sentimentalmente meno tribolante. Klaudia era morta nel suo
cuore da tanto tempo e presto anche quella debole fiammella si sarebbe
spenta, ne era sicuro...
Poi d'un tratto la sveglia suonò. Odiosa e squillante. Lo strappò
violentemente da quelle riflessioni.
Aprì gli occhi e si rese conto che erano le 19:30 passate.
"Cavolo arriverò in ritardo!" realizzò d'improvviso.
In fretta e furia uscì dalla doccia si infilò il primo
paio di pantaloni che trovò e una felpa che era rimasta sul
letto dalla sera prima. Si guardò allo specchio. Aveva un aspetto
un
po' trasandato nonostante dopo la doccia si sentisse decisamente meglio.
"Che belle occhiaie
e non mi sono neanche fatto la barba
vabbè non ho tempo ora!"
Si asciugò alla meno peggio i capelli e con una manica si e
una no della giacchetta uscì di casa più veloce della
luce.
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Jessie stava pulendo un tavolo quando finalmente vide Roger... Era
in compagnia del suo amico avvocato ma doveva assolutamente parlargli,
non poteva aspettare... Così smise di pulire e si avvicinò
a lui: "Salve signor Thorpe, avrei bisogno di parlare con lei,
è una cosa importante." gli disse.
Roger fissò Jessica sorpreso. Cos'era successo? Era pallida
e aveva lo sguardo lucido e arrossato, come se avesse pianto molto.
E poi..... perché mai ora lo chiamava di nuovo 'signor Thorpe'
quando all'Easter Dinner aveva cominciato a chiamarlo per nome?...
Un campanello d'allarme suonò nella testa di Roger.
"Puoi parlarne qui?.... Oppure è una cosa riservata?"
chiese.
"E' una cosa riservata" rispose la ragazza.
Allora, Roger le fece un cenno indicando la porta che conduceva al
suo ufficio.
"Forse è meglio parlarne in privato..." Poi disse
a Leo: "Per favore, aspettami qui. E ordina pure quello che preferisci."
Una volta entrati nell'ufficio, Jessie incominciò a perdere
quella sua sicurezza che aveva e stava per rimettersi a piangere ma
non voleva farlo davanti a Roger, quindi cercò di recuperare
il controllo di sè... **Ancora un ultimo sforzo Jessie e ci
sei... Coraggio, ce la puoi fare** si disse mentalmente e dalla tasca
dei jeans tirò fuori la sua lettera di dimissioni e la posò
sulla scrivania.
"E questa?... Cosa sarebbe?" chiese Roger guardando sospettosamente
la lettera.
Poi la prese in mano ma non l'aprì.
"Mi licenzio signor Thorpe e sarei grata se lei accettasse la
mia lettera di dimissioni."
Lui rimase in silenzio, analizzando la situazione. Dopo tutto quello
che Kyle aveva detto, quella decisione di Jessica era davvero inopportuna.
"Dimmi Jessie...." disse lentamente. "Cosa è
successo? Perché vuoi scappare via?"
Ecco fatto, Roger non sapeva nulla ma aveva capito che se lei aveva
preso quella sua decisione era dipeso da qualcosa, non si poteva nascondergli
nulla e lei non sapeva cosa dire..."Ecco io non... non so perchè
mi abbia fatto questa domanda signore... Io voglio solo licenziarmi
e cambiare lavoro." rispose ma ancora prima di aspettare la risposta
di lui, la ragazza si sedette e iniziò a piangere.
"Jessie!...." esclamò Roger. La lasciò sfogare
un pochino e attese che si fosse calmata. Poi disse: "Dimmi cosa
succede e cercherò di aiutarti, se posso. Ma devi essere sincera
con me, e non raccontarmi bugie!"
Jessie dopo che si fu calmata, guardò Roger...Sentiva un forte
bisogno di confidarsi con qualcuno e forse lui era proprio la persona
giusta. Quindi prese la decisione di raccontargli tutto... parlò
di quello che le era successo, della minaccia dell'uomo all'Aurora
Country Club dopo che Roger si era allontanato, parlò di Oscar
e André e gli fece vedere il biglietto che avevano legato al
collare del cane.
La situazione era esattamente come l'aveva descritta Kyle. E lui si
aspettava che quegli uomini entrassero in azione e passassero alle
vie di fatto.
L'uccisione del cane era stato un avvertimento. Il rischio era grande.
Jessie non poteva assolutamente essere lasciata sola. Respirò
a fondo. Poi strappò in due la lettera di dimissioni di Jessie.
"Mi dispiace, ma non posso accettare che tu vada via da qui.
Credimi, è meglio per tutti se resti a lavorare al Lighthouse."
Poi, vedendo lo sguardo disperato e smarrito della ragazza, le posò
una mano su una spalla. "Mi dispiace molto per il tuo cagnolino...
E mi dispiace per i brutti momenti che hai passato. Ti prometto che
farò il possibile per proteggerti. Jessie... fino a che resterai
a lavorare qui, non dovrai temere."
Jessie lo guardò e disse: "Ma non capisce? Non posso stare
qui... Kyle frequenta spesso questo posto e anche se io non gli parlassi,
loro potrebbero pensarla in un altro modo e fare del male a qualcuno
di voi... E poi, e poi c'è mia madre... Lei è da sola
e io voglio tenerla d'occhio."
"Capisco che sei preoccupata per tua madre. Soprattutto ora.
Ma lasciare il lavoro non è la soluzione. A Kyle parlerò
io... Anzi, dovrebbe arrivare qui proprio stasera...." Guardò
Jessie negli occhi. "Lui e Elijah sono stati lasciati liberi,
lo sapevi?..."
"Veramente?? No, non lo sapevo, grazie per avermelo detto ero
in pensiero. Anche perché Lij ho visto che non c'è e
temevo fosse ancora in cella."
"Non l'ho visto, ma sapevo che sarebbe regolarmente venuto al
lavoro, stasera."
Fece una pausa. "Ascolta, Jessica... da questo momento in poi,
non nascondermi nulla. E se quegli uomoni si fanno ancora vivi, avvertimi
subito." Scrisse qualcosa su un pezzo di carta. "Questo
è il numero del mio cellulare. Per qualunque problema, non
esitare a chiamarmi."
Jessie prese in mano il foglio con su scritto il suo numero di cellulare...
Non sapeva cosa dire ma era felice di aver parlato con lui. "Ti
ringrazio Roger, avevo proprio bisogno di confidarmi con qualcuno
ma non vorrei che per causa mia quegli uomini se la prendessero anche
con te. Quindi... nessuno deve sapere quello che ho detto qui, in
questa stanza, va bene??"
Roger scosse la testa. "Non preoccuparti per me." Aveva
notato che lei ora lo aveva chiamato di nuovo per nome. "E naturalmente.....
resterà tutto un segreto fra noi!..."
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Kyle, dopo qualche ora, aveva recuperato un pò di forze e quindi
tentò di alzarsi. Non ce la fece e quindi guardò se
vicino a lui c'era un pezzo di legno da poter usare come bastone...
«Eccone uno, meno male!» pensò e piano piano si
spinse verso il bastone di legno che si trovava a pochi passi da lui.
Usò il pezzo di legno come sostegno e riuscì ad alzarsi.
Si guardò e vide che era messo proprio male... «Accidenti,
mi hanno sistemato per benino!!» si disse e poi si guardò
attorno... Preso dalla paura di essere solo, non riuscì a riconoscere
subito il posto ma poi «Accidenti, ma quella è la casa
di Jessie. Che fortuna.»
Lentamente si avviò verso quella direzione... Con una mano
teneva il bastone mentre con l'altra se l'era portata sul petto dolorante.
Stava iniziando a piovere e questo non ci voleva... Dapprima cadevano
gocce leggere poi invece iniziò un vero e proprio temporale...
A fatica riusciva a reggersi sul bastone e scivolò diverse
volte per via dell'asfalto bagnato. Senza sapere come, riuscì
ad arrivare sano e salvo davanti alla casa di Jessie e suonò
il campanello ma nessuno rispose. La mamma di Jessie, Helen, era fuori
e si stava divertendo in un pub, mentre Jessie era al lavoro. Poteva
andare al Lighthouse ma non ce la faceva, aveva freddo, era affamato
ed era molto debole. Senza pensarci e fregandosene del temporale con
i suoi tuoni e lampi, Kyle si lasciò cadere per terra.
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FINE
QUATTORDICESIMA PUNTATA
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