QUINDICESIMA PUNTATA


Quella mattina, Roger si svegliò più tardi del solito. La luce proveniva dalla finestra, dove le tende non erano state tirate. Si passò una mano sugli occhi e guardò Amanda che dormiva al suo fianco.
I ricordi della sera prima gli tornarono alla mente.
Dopo aver parlato con Jessica, Roger era tornato nella sala del pub, giusto in tempo per vedere arrivare Elijah, trafelato.
Poi Roger si era seduto al tavolo con Leo, e avevano iniziato a cenare quando erano stati raggiunti da Amanda. E avevano passato la serata così, tutti e tre insieme.
Nel frattempo, fuori era scoppiato un temporale molto forte. Visto che avevano a disposizione due auto, Amanda aveva spontaneamente offerto in prestito la propria macchina a Leo, perché potesse rientrare in albergo.
Roger e sua moglie erano invece tornati al Caprifoglio insieme.
E anche quella notte Amanda aveva voluto dormire con lui.
Mettendo da parte quei pensieri, Roger si alzò dal letto e andò in bagno per fare una doccia. Amanda dormiva ancora quando lui, dopo essersi vestito, era sceso per la colazione.


Mabel compose il numero di Leo per la terza volta. Ma era inutile. Il cellulare di Leo era stato staccato.
L'irritazione crebbe fino ai livelli di guardia. Mabel reagì trattando malissimo tutte le persone che aveva intorno.
Come era possibile che quell'omuncolo insignificante avesse avuto tanto coraggio?
Era sparito dalla sera della festa al Country Club. Aveva osato lasciarla da sola nel bel mezzo di una occasione mondana come quella, alla presenza del Sindaco, e dei giornalisti!!
Mabel aveva quasi avuto un travaso di bile per la rabbia.
Inoltre, Leo non aveva più dato notizie di sé. Lo aveva fatto cercare al suo Hotel, ma non era rientrato. Dove poteva essere andato? E con chi?...
E poi era stato tutto chiaro.
Leo era tornato da Thorpe. Non era dunque riuscita a separare quei due una volta per tutte!...
Quella consapevolezza fu un brutto colpo per la bella Mabel.
Mentre, chiusa nel proprio ufficio, rifletteva su quei fatti, si sentiva come una tigre in gabbia, e aveva bisogno di sfogare il nervosismo.
Senza neanche starci a pensare, afferrò un pesante posacenere in marmo, che stava sopra la scrivania e lo scagliò con tutte le sue forze contro la parete di fronte.
Proprio in quel momento la porta si aprì e la sua segretaria si affacciò. "Signora Grahn..."
Mabel si volse come una furia. "Come ti permetti di entrare qui senza chiedere il permesso?? Cosa vuoi?!..."
Wendy arrossì. "Ma signora... veramente io ho provato a chiamarla dall'interfono, ma lei non mi ha risposto..."
Mabel la guardò con occhi fiammeggianti. "Dimmi quello che devi e poi và fuori di qui!!"
"Ecco... c'è il signor Flynn... vuole parlare con lei."
Mabel si irrigidì leggermente. "Leo è qui?..." E subito pensò che allora non tutto era perduto. Se Leo era lì, voleva dire che il suo potere su di lui non si era ancora esaurito. "Fallo entrare..."
Wendy pareva imbarazzata. "Ehm... no, il signor Flynn non è qui... È al telefono."
Il volto di Mabel divenne paonazzo. "Passami la telefonata e poi fammi il sacrosanto piacere di andare all'inferno!!!"
Wendy si dileguò richiudendo la porta.
Mabel afferrò la cornetta del telefono come se fosse il collo di Leo, e stringendo con tanta forza che se davvero fosse stato il collo di Leo lo avrebbe strozzato.
"Dove sei?!..." Sibilò Mabel come saluto.
L'avvocato esitò. "In giro... Ti... Ti chiedo scusa, ho avuto delle faccende da sbrigare."
Lei strinse i denti. "È per questo che mi hai lasciata da sola all'Easter Dinner?! Per sbrigare delle faccende?..."
"No... Mabel, cara... io..."
"Ohh!! Smettila di farfugliare!..." Mabel era ormai al limite di sopportazione. "Non succederà mai che io permetta ad un UOMO di trattarmi come hai fatto tu! Chiaro??? Quindi, senti bene cosa ti dico, Leo Flynn: fai in modo che le nostre strade non si incrocino mai più! Non farmi mai più rivedere quella tua faccia da babbeo! Mi sei stato utile per un po'. Ma adesso per quanto mi riguarda puoi anche andare a sprofondare nel lago Michigan. Vai all'inferno!"
E sbattè giù la cornetta.
Si era sbarazzata da quel fastidio! E cominciava già a sentirsi meglio. La sola cosa che le dava fastidio era che non aveva potuto dirgli il fatto suo personalmente!


Nella sala da pranzo, Harriet si scontrò con Mr Roger, che stava entrando.
"Buongiorno, Harriet---" una pausa. Poi: "Lo sa? Lei è strana in questi giorni. Non ha voluto pranzare con noi, dico con me, Amanda e il mio amico Leo..... Neanche una volta! Ed poi, è quasi scappata in taxi come una ladra, da sola. Sta bene?"
Roger la stava guardando con due carboni al posto degli occhi, e lei sapeva cosa significava quello sguardo.
"Sì sto bene, Mr Roger, è che......"
"Ho capito, lei non vuole fare il terzo incomodo" -sorrise- "Ma spero che non abbia problemi con mia moglie. Io vorrei davvero che andaste d'accordo... Non ho né il tempo né il desiderio di avere problemi anche sotto il tetto domestico!"
"Beh.... lei mi vuole a tavola con voi, ma io sono solo la governante, si ricorda? Comunque, se vuole davvero, allora oggi ci sarò."
"Non è un ordine... Ma mi farebbe veramente piacere." dichiarò Roger.
"E.... a proposito della mia cosiddetta fuga: mia cugina mi dà il tormento perché io la raccomandi ad un avvocato che la tiri fuori dal suo guaio...."
"Che razza di guaio può avere quella sua cugina? Dal poco che so, è una donna onesta e volitiva..."
"Ecco, l'ha detto: Volitiva -anche troppo! Non so quanti avvocati abbia licenziato nella sua vita, ed in pochi anni tutte le nuove leve di Aurora… definendoli come minimo degli emeriti imbecilli."
Roger rifletté per un momento. "Pensa che l'avvocato Flynn possa domarla? Leo è in gamba..."
"Il problema è che le ritirarono la patente perché si era dimenticata l'apparecchio acustico..."
"Tutto là?..." sorrise lui.
"Il succo è questo: Se Mr Leo può sistemare la faccenda, o fare almeno qualcosa... mia cugina gli sarà molto grata, in tutti i sensi -lei senza auto si sente come senza una mano- e sa che da qualche parte ha ancora il suo brevetto dell'Ata, rigorosamente rinnovato ogni anno, fino a 10 mesi fà. Ma questo lo
racconterà a Mr Leo, se qualcuno riuscirà a convincerlo..."
Roger rise come non aveva più fatto da giorni: l'idea della vecchia Virgie ai comandi di un piccolo aereo (magari un trabiccolo, residuato della Prima Guerra Mondiale...) era davvero esilarante. "Anche lei ha pilotato qualcosa, Harriet?" le chiese, e quasi quasi aveva paura della risposta. Magari avrebbe scoperto che la simpatica Harriet era stata un'avversaria del Barone Rosso!! Certo che la vita -dopo aver conosciuto quelle due vecchiette- non era certo monotona.
Avevano sempre qualche sorpresa di riserbo. Ne sapevano davvero una più del diavolo!...
"No, purtroppo io avevo altro da fare Mr. Roger sono solo stata pilotata, in vita mia."
"Qualche volta, essere pilotati da altri è un male necessario. Comunque, appena Leo sarà libero giuro che lo mando a casa di sua cugina di corsa, e mi raccomando: oggi voglio vederla a pranzo insieme a noi. Io la considero di famiglia. Il Caprifoglio è casa sua!" E aggiunse mentalmente: «Molto più casa sua, di quanto non sia la mia...»


"No!!!!!!......... Gabriel!!!! Non sparare!!!!!!.........."
Amanda si svegliò di soprassalto. Il cuore batteva rapido e il respiro era veloce. La sua fronte e il collo erano velati di sudore.
Si passò le mani nei capelli. Era da tanto che non faceva quel sogno.
"Roger..........?"
Ma lui non c'era. Era sola nel letto..........
Con un respiro profondo si alzò dal letto e prese la veste da camera che aveva lasciato abbandonata su una sedia la sera prima.
Passando davanti allo specchio guardò la propria immagine..........
Era strano..........
Chi era quella donna che la stava fissando?............ Amanda.
AmandaAmandaAmandaAmandaAmandaAmandaAmandaAmandaAmandaAmanda...
Ma faticò un bel po' a riconoscersi.
Fece un bagno rilassante, con molti sali profumati, poi indossò un completo leggero, nei toni del viola, giacca e gonna, con dei deliziosi ricami, e un foulard di seta trasparente, in tinta. Un trucco sapiente rese i suoi occhi profondi e le labbra vogliose.........
Ecco!!!!!! Ora l'immagine che vedeva davanti a sé era quella di una donna sicura.
Gabriel era lontano. Nascosto nel passato. Non le avrebbe fatto del male. Mai più...........
Ora aveva fame. Era ora di fare colazione..........


Era tornato di nuovo al porticciolo del fiume, quella mattina.
Nonostante il temporale che si era scatenato durante la notte, ora il cielo era chiaro e il sole splendeva.
Nigel si sentiva bene e pieno di energia per il futuro.
Sua madre sembrava stare migliorando, anche se lentamente.
Presto avrebbe iniziato il nuovo lavoro...
E poi c'era lei.
Joanne.
E quella giornata l'avrebbero passata insieme!
Indossò il casco e risalì sulla moto. Doveva tornare a casa.
Aveva ancora molte cose da fare prima della partenza per Wind Point!


Joanne si era svegliata e stava ripensando ad Amanda e alle sue parole... "Credo che diventerò una cliente affezionata...... " quello era un problema. Roger l'avrebbe raggiunta al locale per parlarle di Jessie e se Amanda fosse stata lì avrebbe di nuovo fatto una scenata... Ma non era la giornata adatta per pensare ai problemi, sarebbe stata via tutto il giorno con Nigel e sicuramente si sarebbe divertita...
Aveva parlato con Tony e gli aveva lasciato in custodia il Rebellion's House per quel giorno, era stato una sorta di pegno di pace… ed aveva funzionato…
Si alzò e si diresse a fare colazione, per poi andarsi a preparare...


Era ancora furiosa per colpa di Leo. Mabel doveva sfogarsi in qualche maniera. E la cosa migliore, ormai lo sapeva per esperienza, era pensare alla vendetta.
Ma aveva bisogno di un catalizzatore!...
Qualcosa, o meglio, qualcuno su cui focalizzare la propria rabbia.
Accese il computer portatile che aveva sulla scrivania, e quando fu operativo, iniziò a cercare nel proprio database personale.
Il dossier che aveva raccolto su Roger Thorpe, pagando alcuni fra i migliori investigatori privati di Chicago, era ancora incompleto.
"Possibile che quest'uomo non abbia punti deboli?!... Tutti li hanno... Ma lui sembra che non abbia nulla a cui tenga veramente. Non ama sua moglie, e non si cura affatto né della figlia né dei suoi nipoti... Il denaro e il potere lo interessano, ma poiché già li possiede, è difficile poterlo corrompere. E allora??...
Come posso fare ad avere la meglio su di lui?!..." si disse.
In quel momento, il suo cellulare squillò, sulle note della Marcia di Radetzky di Strauss. Mabel rispose immediatamente. Sapeva a chi corrispondeva quella suoneria.
"Everett?... Ci sono problemi?..." disse.
La voce di un uomo rispose: "Forse... Credo che ci sia un infiltrato... Qualcuno che non è dei nostri. Però è meglio discuterne di persona."
Mabel corrugò la fronte. "Va bene. Arrivo immediatamente!..."
Si alzò e uscì, con l'aria di dover affrontare una battaglia.
Passando davanti alla scrivania di Wendy le disse seccamente: "Vado alla fabbrica. Annulla i miei appuntamenti del pomeriggio. Per oggi non torno in ufficio."


Jake si alzò con il mal di testa... Rivedere Helen aveva scatenato in lui emozioni fortissime e non era riuscito a dormire. Aveva provato rabbia e disprezzo (e per fortuna che lui diceva di non avere rancori verso di lei!!) ma anche amore e desiderio...
Dopo che si fu vestito e che il mal di testa fu passato perché aveva preso l'analgesico, Jake decise di andare nel suo ufficio della WTWR.
Appena fu arrivato si ricordò che il giorno prima aveva appuntamento con il signor Thorpe, ma lui, troppo preso da Helen, se lo era dimenticato «Bravo Jake, proprio bravo. Eri intenzionato a far vedere a quell'uomo che potresti essere un perfetto socio d'affari e tu che fai?? Ti dimentichi dell'appuntamento. Chi ben comincia è alla metà dell'opera.» Si disse lamentandosi mentre stava componendo il suo numero. "Pronto signor Thorpe?"
"Sì, sono io... chi parla?" disse Roger.
"Si ricorda di me?... Sono Jake Barnes. So che avevamo un appuntamento ieri… Mi dispiace, ma a causa di un impegno imprevisto sono stato costretto a dare forfait e non ho avuto il tempo di avvisarla. Le chiedo scusa, ma ci tengo molto a parlare con lei..... Pensavo che, se lei è libero, potremmo incontrarci oggi pomeriggio... Che ne dice?"
"Certo che mi ricordo di lei, signor Barnes... E mi ero proprio chiesto dove fosse sparito! Se questo è il modo in cui lei gestisce i suoi affari di solito... cominciamo molto male." Fece un respiro e aggiunse: "Oggi pomeriggio sono libero. Veda di non farmi aspettare a vuoto ancora una volta. L'aspetto per le tre in punto, a casa mia. Mi raccomando!"
Ecco fatto, questa volta Jake l'aveva combinata proprio grossa «Accidenti a me e all'idea di aver voluto rivedere Helen a tutti i costi» si rimproverò "Ehm la ringrazio signor Thorpe e stia tranquillo che questa volta ci sarò."
"Perfetto, signor Barnes. Allora ci vediamo più tardi!..." e con queste parole Roger concluse la conversazione.


Jessie era stata vicina a Kyle per tutta la notte.
Quando lo aveva trovato davanti alla porta, si era spaventata molto e per fortuna (e mai avrebbe pensato che un giorno avrebbe detto così) che c'era Nichelle con lei. Insieme lo avevano portato al Lifestyle Medical Center.
Lì avevano trovato un giovane medico molto gentile e in gamba... Non si ricordava il nome ma l'avevano colpita i suoi modi di fare sicuri e professionale, insomma ci sapeva fare.
Lo aveva medicato e lo aveva fatto sistemare in una stanza dell'ospedale.
Voleva tenerlo d'occhio e quindi non aveva permesso alle due ragazze di portarlo via.
Jessie era rimasta con lui, mentre Nichelle era andata via.
Ora si trovava ancora in quella stanza accanto a Kyle. Per tutta la notte non era riuscita a dormire perchè il pensiero di chi poteva aver fatto un gesto simile, non l'aveva abbandonata nemmeno per un secondo.
Il ragazzo stava ancora dormendo e quindi decise di uscire dalla stanza e di avvisare Roger.
Appena fuori, andò nella sala d'aspetto e li compose il suo numero...

Nel suo appartamento a Chicago, Melody era seduta davanti a quella che doveva essere la sua colazione, ma non aveva molta voglia di mangiare.
Aveva dormito poco tutta la notte, e quando era riuscita ad addormentarsi, finalmente, ormai era praticamente l'alba. Fissò rassegnata la tazza di latte parzialmente scremato con i cereali e il bicchiere di spremuta d'arancia. Anche dopo sei mesi non si era ancora abituata alla mancanza della sua abituale tazza i caffè mattutina.
Sospirò.
Pensava. Per la verità aveva la testa piena di pensieri, che si rincorrevano frenetici.
E uno prevaleva su tutti. Il bambino. Il suo bambino.
Un lieve sorriso le piegò le labbra, diffondendo sul suo viso una luce dolcissima.
Ormai mancava poco alla nascita. Ed era impaziente di conoscere suo figlio.
Ma, ovviamente, ogni volta che pensava al bambino... la mente le riportava prepotente il ricordo di Roger.
Roger... i suoi baci... le sue carezze...
Era un'ossessione?!... Era diventata pazza?...
Si asciugò una lacrima. No. Non avrebbe pianto. Lei sarebbe stata forte. E avrebbe allevato il bambino da sola.
Poi però sbuffò. "Oh, Mel, chi vuoi prendere in giro?..." si disse a mezza voce. "Non saresti qui a Chicago se tu non sperassi ancora, in fondo al tuo cuore, di poter tornare con lui. Tu muori dalla voglia di rivederlo... e di dirgli che diventerà padre di nuovo. Per questo hai fatto la follia di scrivere alla signora Foxley."
Ripensò alle parole gentili che Harriet le aveva detto nella sua telefonata. Era stato un sollievo per lei poter parlare con qualcuno.
Non poteva tornare dalla sua famiglia... Loro non avrebbero capito.
E Harriet invece era stata comprensiva ed era riuscita a confortarla.
Ma non voleva appoggiarsi completamente agli altri. Lei voleva sorreggersi da sola. Per tutta la vita era sempre stata forte. Ora non sarebbe diventata vigliacca.


Quando Amanda entrò in sala, Roger era già lì e si stava versando del caffè.
"Buongiorno, caro!..." lo salutò.
Lui si volse verso di lei e le fece un cenno di saluto con la testa. "Buongiorno, Amanda. Dormito bene?..."
La donna rabbrividì un po'....... Nelle sue orecchie risuonò l'eco di un colpo di pistola. Ma non era reale. Era ancora l'eco del sogno.
Era rimasta a fissare Roger con gli occhi sgranati, e in quel momento riprese contatto con la realtà...... Solo allora si rese conto che lui aveva detto qualcosa ma lei non aveva la più pallida idea di cosa.
"Scusa..... Dicevi?......" mormorò.
Roger la scrutò sospettoso. "Sicura di sentirti bene?"
"Io... Io..." Amanda scosse la testa. "Ma certo che sto bene!!!!! Cosa ti viene in mente???........" E rise, forte. Ma era una risata forzata.
"Okay, se lo dici tu..." Roger fece un profondo respiro. Riempì una seconda tazza di caffè e la porse ad Amanda. "Ti avevo chiesto se hai degli appuntamenti per oggi..."
"Mmmm..." Amanda spalmò distrattamente della marmellata di fragole su una fetta di pane tostato. Stava cercando di recuperare più in fretta possibile il controllo delle proprie emozioni, e per questo affettava un atteggiamento normale. "Non ho ancora controllato la mia agenda, ma per quello che ricordo oggi sono libera. Ho un paio di appuntamenti domani, ma niente di veramente importante. Avevi forse dei progetti per oggi?..."


Jake Barnes aveva appena finito di parlare con Roger quando sentì bussare alla sua porta.
"Jake, sono Li. Posso entrare?"
"Ma certo, Li vieni pure."
"Ciao Jake, che bello rivederti seduto dietro a quella scrivania." lo salutò Li Wei.
Jake fece un mezzo sorriso ma si vedeva che aveva la testa altrove.
"Che succede?" chiese Li.
"Beh...diciamo che sono partito male con il signor Thorpe."
"Oh no. Che è successo??"
"Ieri avevo un appuntamento con lui e me ne sono completamente dimenticato."
"Non ci posso credere! TU? Proprio tu, che ti dimentichi di un appuntamento?? E non con una persona qualunque ma proprio con Roger Thorpe?? Qui qualcosa non quadra." disse tenendo gli occhi fissi su Jake e facendogli capire che stava morendo dalla voglia di sapere il motivo che lo aveva portato a dimenticare quell'appuntamento.
Jake afferrò il messaggio e decise di aprirsi con lei, anche perché Li Wei sapeva di Helen. Il suo migliore amico e lei erano gli unici che sapevano della sua relazione con Helen. Li lo aveva scoperto nel periodo in cui stava per innamorarsi di Jake e lui gli aveva confidato di amare Helen facendogli però
promettere di non dire niente a nessuno di quella storia.
"Ho rivisto Helen" disse finalmente dopo un attimo di silenzio.
"Ohhhh e come è andata? Che cosa vi siete detti?"
"Niente."
"Niente?!!?? Come sarebbe?"
"Beh, l'ho vista ma non ci ho parlato. L'ho vista attraverso la vetrata del suo negozio e me ne sono andato."
"Oh Jake" disse la sua amica senza aggiungere altro... Capiva quanto stava soffrendo e non aveva bisogno di nessuna predica ma solo del suo sostegno morale.
"Comunque, non ho tempo di pensare a Helen. Oggi ho appuntamento con il signor Thorpe e devo pensare solo a questo." disse e nel frattempo si era alzato per raggiungere la porta del suo ufficio.
"Non preoccuparti per lui. Sicuramente all'inizio sarà seccato per il mancato appuntamento di ieri, ma tu sei un uomo d'affari in gamba, e sei un grande giornalista! Non sei certo inferiore a lui. Il signor Thorpe vuole diventare unico proprietario dell'emittente... Però io sono convinta che voi due potrete diventare ottimi soci d'affari" lo rassicurò Li.
"Grazie cara. Sei un tesoro." Disse Jake, la salutò baciandola sulle guance e uscì.
Rimasta sola, Li sospirò. Le venne alla mente uno dei proverbi cinesi imparati da suo padre.
"La torcia della saggezza splende chiara e vivida finché non è guardata da due begli occhi: allora prontamente si spegne....." disse sottovoce. Poi aggiunse: "Roger Thorpe... Chissà... Forse lui potrebbe davvero aiutarci a salvare la WTWR."


Elijah si risvegliò nella sua camera. Era una bella sensazione. Mura amiche dal colore tenue e niente sbarre alle finestre! Si rigirò tra le lenzuola infilando un braccio sotto il guanciale. Sbatté le palpebre per mettere meglio a fuoco la vista. La camera era in penombra ma i contorni degli oggetti attorno a lui erano ben chiari.
Sirio sonnecchiava ai piedi del suo letto. I vestiti era ammucchiati sulla spalliera e i boxer erano appesi ad un pomello del comò.
-Ero proprio stanco… non mi sono neanche accorto di essermi addormentato nudo…- pensò.
Quella notte Lij aveva dormito più profondamente del solito.
Nell'istante stesso in cui aveva poggiato la testa sul cuscino era sprofondato in un sonno senza sogni.
Era mattina inoltrata ma lui sembrava non avere la minima intenzione di scendere dal letto.
Si sentiva ancora stanco e confuso. Poi la sera precedente un'ulteriore dubbio si era insinuato nella sua mente.
Jessie lo aveva evitato per tutta la serata. O forse era più esatto dire che lo aveva ignorato. Come se non ci fosse stato.
Trasparente.
Puff!
Bel ringraziamento dopo che si era pure beccato un pugno per lei a quella festa del cavolo!
Era strano però, non era molto normale quel comportamento.
C'era qualcosa che non quadrava.
O era di colpo impazzita pure lei oppure… si era comportata come se avesse dovuto evitarlo per forza… ma perché poi? Non aveva motivo dal momento che era sempre stato molto rispettoso nei suoi confronti…
"Ahh…le donne…sono la mia maledizione…non le capirò mai…" Sbuffò. "E se continuo così mi viene anche il mal di testa… Basta Lij! Smettila di farti tutte queste paranoie!" esclamò.
"Ci sarà un'occasione per chiarire con Jessie cosa sta succedendo…" mormorò tra sé e sé.
E dal momento che non aveva assolutamente voglia di alzarsi sommerse la testa sotto il cuscino e si riaddormentò..


Con lo zaino assicurato alla moto, Nigel era pronto per la grande giornata. Era più di un anno che non andava a Racine, ed era contento di poter rivedere quei luoghi, ai quali era profondamente legato. Ma non si nascondeva la verità. La cosa più bella era che Joanne sarebbe stata con lui!
Ma il tempo stava volando: era già arrivato davanti a casa sua. Suonò al campanello e mentre aspettava che Joanne rispondesse, controllò l'ora.
Se tutto andava bene, in un paio d'ore sarebbero stati a Wind Point.
Joanne aveva indossato un vestito leggero blu chiaro e bianco e sotto aveva il costume... sentì il campanello e andò ad aprire: era Nigel.
"Ciao… allora dove mi porti?"
Nigel fece un'espressione piena di mistero, ma con il sorriso negli occhi. "Ciao, splendida!..." disse ammirandola. "E... dove andiamo è una sorpresa! Vedrai!......"
Lei prese la sacca e seguì Nigel verso la moto…
Juliet correva veloce sul nastro d'asfalto, scivolando elegantemente tra le auto. Nigel sentiva le braccia di Joanne strette attorno a sé. E quello era .... era pericoloso! Ancora un po' e lui, invece che arrivare al lago, sarebbe andato dritto sulla Luna!
Dopo aver macinato miglia su miglia, ecco il cartello: BENVENUTI NELLO STATO DEL WISCONSIN.
E poi, finalmente, li accolse il villaggio di Wind Point. La sagoma del bellissimo faro bianco si stagliava alta nel cielo.


Nigel frenò e fermò la moto alla fine di un viottolo sterrato. Pochi metri davanti a loro c'era la spiaggia di sabbia finissima che incontrava le acque del grande lago Michigan!
"Eccoci arrivati, Joanne! Che ne pensi? Non è uno spettacolo fantastico?!..."
Era rimasta incantata da quel paesaggio mozzafiato. "E' veramente bellissimo..." Si diresse verso l'acqua, ammirando il paesaggio..
Appoggiò la borsa sulla spiaggia e si tolse il vestito… "Allora Nigel? Non vieni a farti un bagno?"
Il ragazzo aveva posato a terra lo zaino e si tolse la maglietta e i pantaloni. Anche lui, sotto portava solo il costume. "Cosa aspettiamo?!...." E la prese per mano trascinandola verso l'acqua, correndo.
L'acqua era abbastanza fredda ma piacevole… Nigel era molto bello in costume e Jo non perse occasione di osservarlo mentre nuotava…
A un certo punto Nigel sparì sott'acqua... si avvicinò nuotando e sfiorò le gambe di Joanne. Poi riemerse accanto a lei, schizzando intorno una gran quantità di spruzzi!
Lei rispose agli spruzzi iniziando buttargli acqua addosso… e poi uscì dall'acqua per andare a prendere un po' di sole.
Nigel fece ancora un paio di bracciate, poi seguì Jo sulla spiaggia e si distese accanto a lei, grondante di mille goccioline d'acqua che scivolavano sulla sua pelle e gli arricciavano in maniera birichina i capelli.
"Si sta proprio bene qui...grazie di avermici portato. Mi ci voleva proprio.."
"Questo è un altro posto molto speciale per me. Ci vengo ogni estate, più o meno. Mia madre è nata a Racine, e abbiamo ancora una casa qui. Il faro è sempre stato il compagno delle storie che mi raccontavano da bambino. Questo faro si chiama Wind Point, ed è stato costruito nel 1880. Lo sai che fa parte di un gruppo di cinque fari 'gemelli'? Questo è la copia esatta del faro che si trova in una cittadina dell'Illinois, non lontano da Aurora. Non so se la conosci, si chiama Evanston, e il faro gemello di questo si chiama Grosse Point. Io ci sono stato, una volta. Ma preferisco Wind Point. Qui è molto, molto più bello!!"
"Qui è meraviglioso... a Sidney non c'erano fari.. e devo dire che questo da un aspetto suggestivo al paesaggio.."
"È vero... lo penso anche io." Guardò il lago, immenso e blu, davanti a loro. "Se vuoi possiamo anche noleggiare una barca, e andare un po' al largo. Oppure.... possiamo restare qui a scaldarci al sole, pigramente, come due lucertole!" e rise, allegro e felice.

Roger continuava a guardare Amanda come se volesse leggerle dentro.
La conosceva bene, e sentiva che lei gli stava nascondendo qualcosa. Ebbe la conferma quando vide che la mano che reggeva la tazza di caffè tremava leggermente.
Provò un senso di disagio. Amanda era pur sempre sua moglie. E lui sentiva che avrebbe dovuto... Avrebbe dovuto fare qualcosa. Ma c'era come un muro, tra lui e sua moglie. E lui non faceva niente per spezzare quel muro.
"Non ho dei progetti particolari... Ho un appuntamento nel pomeriggio, ma prevedo di sbrigarmi in fretta..." disse Roger. "Solo pensavo che... Ecco, pensavo che potevamo parlare un po'..."
Amanda sollevò un sopracciglio, e gli lanciò uno sguardo ironico.
"Tu vuoi........ parlare?!.........." era sorpresa. Poi lo sguardo le si raddolcì. "Siamo una vecchia coppia sposata, vero?........"
"Cinque anni." disse Roger.
"L'11 Marzo è stato il nostro anniversario.........." mormorò Amanda, sguardo basso a fissare la tazza di caffè.
"E tu dov'eri, quel giorno?..." chiese lui.
Amanda scosse le spalle. "Non lo so...... Non lo ricordo proprio...... Ha importanza?........." Era triste. Ma perché???......
"Ha importanza solo il fatto che non eravamo insieme, Amanda."
Lei lo guardò ansiosa. "Roger...... Tu..... Tu vuoi..... Il divorzio?........"
Lui ricambiò lo sguardo. "No" rispose. "Non è cambiato niente dal giorno in cui ti ho sposata."
Amanda si alzò e gli andò vicino. Aveva di nuovo sul viso la sua solita espressione sicura di sé. Gli posò una mano su un braccio. "Roger........ io......"
Ma in quel momento, all'improvviso, il cellulare di Roger si mise a squillare. E prima che lui potesse fare il minimo tentativo di rispondere, Amanda afferrò l'apparecchio e rispose, facendo l'occhiolino al marito. "Pronto?.........."
«Una voce di donna? Strano» pensò Jessie. "Ho assolutamente bisogno di parlare con Roger, è importante."
"Sono la moglie di Roger......... Aspetti, glielo passo subito!........" Poi, rivolta a lui disse: "Roger, è una ragazza....... Dalla voce si direbbe molto giovane.......... Dice che ha una cosa importante da dirti.......... Devo essere gelosa???........." E sorrise accattivante.

Roger toccò con un dito la punta del naso di Amanda, per ricambiare il suo occhiolino. "Gelosa di chi?..." le disse scherzando. Poi prese il cellulare e rispose. "Sono Roger Thorpe. Chi parla?..."
"Roger, sono Jessie..."
"Jessie?... Cosa succede?"
"Mi trovo... Mi trovo al Lifestyle... Medical Center... si... si tratta di Kyle"
"Kyle?!... Jessica, per favore, calmati... Spiegami bene cosa è successo! Kyle sta male? Ha avuto un incidente?... E tu, stai bene?..." chiese Roger corrugando la fronte.
"Io sto... bene... ma Kyle..." Jessie non riuscì a finire la frase... Aveva paura , ma doveva pur dirglielo... Solo che, era terrorizzata... "L'ho trovato davanti a casa mia, ieri sera quando sono tornata dopo il lavoro..." si fermò e fece una pausa per riprendere fiato...
"Coraggio, dimmi tutto... Siete stati minacciati da qualcuno?..."
"No, ma ho trovato Kyle in pessime condizioni... Roger... Qualcuno lo ha picchiato e di brutto. Non so come sia riuscito ad arrivare fino a casa mia. Per fortuna c'era Nichelle con me e lei mi ha aiutato. Insieme lo abbiamo portato qui."
"Lo hanno picchiato?!..." Roger si alzò in piedi. "Come sta? È cosciente?..."
"Beh, il medico ha detto che si riprenderà presto ma non lo ha voluto lasciare andare. Sono stata con lui, tutta la notte e non si è mai mosso. Anche quando sono uscita per avvisarti, lui stava ancora dormendo."
"Va bene, Jessie, ho capito tutto. Aspettami lì. Arrivo il più presto possibile!..." esclamò Roger.
"Che cosa è successo?........" chiese Amanda dopo che Roger ebbe chiuso la conversazione.
"Kyle McBride... Lo hanno aggredito e picchiato. Ora è in ospedale."
Roger si diresse alla porta e Amanda lo fermò. "Stai andando da lui?"
"Sì." Roger stringeva i pugni nervosamente. "Avrei dovuto prevedere una cosa simile. Kyle sapeva di essere in pericolo. Mi aveva raccontato delle cose..."
"Ma Roger........ Non è certo colpa tua!!!!!......."
Lui annuì stancamente. "Lo so! Lo so!... Beh, adesso scusami... Devo proprio andare. Ti telefono più tardi" disse uscendo.
Amanda rimase qualche momento immobile, poi gli corse appresso. "Roger!!!......"
Sorpreso, lui si voltò. "Sì?..."
"Ecco....... Roger, vorrei venire con te!" esclamò lei quando lo raggiunse nell'atrio.
"Amanda..." iniziò Roger, ma lei lo interruppe.
"Sì, lo so lo so che non sarei certo utile........ Ma....... Non voglio restare a casa, da sola........." Un'espressione inquieta le passò sul viso. "Questa villa........ è così grande......... E io....... Ti prego, non lasciarmi qui......... Non oggi." Socchiuse gli occhi nervosamente. "E poi sono senza macchina, visto che l'ho prestata a Leo, ieri sera. E sono anche senza cellulare, dal momento che me lo hanno rubato!........."
Roger fece un cenno affermativo. "Va bene, Amanda, vieni pure..."
All'improvviso aveva provato di nuovo quella sensazione di disagio.
Il rapporto tra lui e Amanda si era deteriorato nell'ultimo anno, non completamente per colpa sua. Tuttavia ora si stava chiedendo se forse c'era qualcosa che poteva fare per migliorare quella situazione.
Forse valeva la pena di fare un tentativo per salvare il loro matrimonio?...

Jo aprì gli occhi senza realizzare subito dove si trovava... si era appisolata un pochino. Stare al sole la rilassava, forse un po' troppo... girò la testa e vide che fortunatamente Nigel era ancora accanto a lei. "Scusa... mi sono addormentata, è che si sta così bene!"
Lui l'aveva guardata tutto il tempo in silenzio. E ora quasi non riusciva a parlare, sopraffatto dalle proprie emozioni. Del resto non poteva certo dirle che aveva fantasticato su come doveva essere bello
poter accarezzare i suoi capelli, sfiorare la sua pelle, e... Si riscosse. Non doveva lasciarsi trasportare. Joanne era bella.
Bellissima. Ma per ora erano solo amici, e non voleva rischiare di rovinare tutto apparendo ai suoi occhi come un ragazzino immaturo. "Vuoi che ti spalmi un po' di crema solare? Il sole è fantastico, ma meglio non rischiare una scottatura..."
Ops!!! «Nigel!!!... Ma che cavolo dici??? Oh, allora è proprio vero! Il tuo cervello, se mai ne hai avuto uno in dono dal Buon Dio, è andato in vacanza alle Maldive!!!...» Ma ormai la frittata era fatta. E lui desiderava da morire che lei...... No! Desiderava solo che non lo mandasse a quel paese!
Rimase un attimo spiazzata, allora Nigel non era poi così timido...Fortunatamente iniziava a risvegliarsi!! "Volentieri, mi faresti un piacere...non vorrei diventare un'aragosta!!!"
"Adoro le aragoste!... Ma ti preferisco nella tua forma umana!!" La prese bonariamente in giro. Quindi aprì il flacone di crema solare e se ne versò una certa dose sulle mani. Poi... Appoggiò delicatamente le mani sulla schiena di lei e iniziò a massaggiare. La pelle di Joanne era morbida e vellutata.
Sfiorarla era una sensazione bellissima. Ma... «Pessima idea, Nigel!... Adesso non vorresti più lasciarla andare!...»
Quel massaggio avrebbe potuto portare effetti incontrollabili anche perché Nigel era molto bravo.... voleva girarsi e baciarlo ma decise che avrebbe dovuto fare lui la prima mossa... "Sei bravo a fare i massaggi...."
Nigel rise. "Allora se non avrò successo in televisione, potrò sempre guadagnarmi il pane facendo il massaggiatore!!..." Moriva dalla voglia di chinarsi su di lei e baciarla. Anzi, istintivamente si era avvicinato un po'.
Pochi centimetri li dividevano... Ma proprio in quel momento si sentì un urlo strozzato e qualcosa di colorato e tondeggiante colpì in pieno Nigel alla testa, sbilanciandolo e facendolo finire con il naso nella sabbia.
Subito due bambini si avvicinarono ridendo. "Ci scusi, può ridarci il pallone?..."
Nigel li trapassò con uno sguardo che in confronto il Conte Dracula era un innocuo passerotto.
«Ma io lo polverizzo, il vostro stupido pallone!!!» pensò con istinti omicidi. Ma si contenne. Prese il pallone che lo aveva appena reso ridicolo davanti agli occhi della più bella ragazza della spiaggia (e del mondo!, almeno per lui...) e invece di trasformarlo in coriandoli lo restituì ai marmocchi, con uno stiratissimo sorriso sulle labbra.
«Piccole pesti!!!» aggiunse mentalmente mentre li osservava allontanarsi. L'espressione sul suo viso era molto, molto, buffa!...
Joanne osservò tutta la scena in silenzio per poi scoppiare a ridere dopo aver visto la faccia di Nigel.... non riusciva a smettere e l'unica cosa che riuscì a dire fu "Scusa Nigel ma... sei troppo buffo!!" E si accasciò sull'asciugamano continuando la risata... Cercò un attimo di riprendersi e si girò verso di lui ma non poté trattenere un sorriso...
Oh, no!... Quello era davvero troppo!... Joanne rideva di lui?!... Nigel sorrise poi finse di essere molto offeso. "Come ti permetti?... Non prenderti gioco di me!!" La guardò ardentemente. "Lo sai? Ti meriti una lezione per aver riso delle mie disgrazie! E sarà inutile implorare pietà!" Poi iniziò a farle il solletico.
Aveva beccato il suo punto debole, soffriva da morire il solletico e per lei in quel momento non c'era scampo... "Nigel ti prego smettila! Soffro tantissimo il solletico!!!!"
Lui rise insieme a lei, allegramente. La teneva imprigionata fra le braccia e mentre lei si dibatteva per sfuggirgli le loro bocche si sfiorarono. Fu un attimo e Nigel non si fece sfuggire quell'occasione. Aveva desiderato troppo a lungo scoprire che sapore avevano le labbra di Joanne. Quindi la strinse più forte e la baciò. Pochi secondi, e con un mugolio si staccò da lei. Ma solo per poi chinarsi di nuovo e prendere la bocca di lei con una passione mai provata prima.
Si lasciò stringere e gustò quei baci cercando di carpire ogni sensazione, ogni sapore. Era diverso dalle altre volte, forse quella sarebbe stata la volta buona... inoltre Nigel oltre che un bravo massaggiatore era anche un gran baciatore! Rispose alla passione di lui avvolgendo le braccia al suo collo e tenendolo stretto a sé, quasi come per non farlo scappare...

Ci avevano messo pochi minuti ad arrivare al Lifestyle Medical Center. E appena giunti, Roger aveva chiesto della stanza di Kyle.
Una infermiera al banco delle informazioni gliel'aveva indicata.
Roger e Amanda entrarono.
Kyle era disteso sul letto e Jessie era seduta accanto a lui. Il ragazzo era ancora addormentato.
Jessie si alzò in piedi non appena vide entrare i due, e quasi corse incontro a Roger.
"Roger!... Finalmente sei qui..." Era ancora spaventata, glielo si leggeva negli occhi.
"Ci sono novità sulle condizioni di Kyle?"
Lei scosse la testa. "No, non ci sono stati cambiamenti e non si è mai svegliato...Tra non molto dovrebbe ritornare il dottore e lo visiterà di nuovo."
A quel punto, Amanda si fece avanti, sorridendo alla ragazzina. "Tu sei Jessie? Io sono Amanda Thorpe, la moglie di Roger!" le disse. "Mi dispiace tanto per il tuo ragazzo. Sei molto in pena per lui, immagino..."
Jessie si sorprese da quello che la moglie di Roger gli aveva appena detto «Il mio ragazzo??? Da quando??» "Ehm la ringrazio signora, ma Kyle non è il mio ragazzo..." disse la ragazza fissando Amanda.

Jessie stava per dire qualcos'altro ma non fece in tempo a parlare perché sentì i lamenti di Kyle...Segno evidente che si stava finalmente svegliando e quindi si avvicinò a lui...
Jessie si avvicinò a Kyle e gli prese una mano..."Kyle, mi senti? Sono Jessie..." disse la ragazza Kyle si svegliò e guardò in direzione di della ragazza...
Com'era bello rivedere il suo volto... a fatica si liberò la sua mano da quella di Jessie e le accarezzò il viso Poi si accorse che c'era anche Roger...
Roger si era avvicinato. "Come ti senti, Kyle?" gli chiese. "Mi dispiace molto per quello che ti è successo." Aveva lo sguardo serio e grave.
"Grazie per essere qui, signor Thorpe... Sono tutto indolenzito e come può vedere... Mi hanno ridotto proprio male. Per fortuna che ero vicino alla casa di Jessie." riuscì a rispondere Kyle anche se con fatica e con un filo di voce...
Roger avrebbe voluto fare molte domande a Kyle, ma non voleva farlo davanti a Jessica e Amanda. Per ora era sollevato di vedere che Kyle sembrava ancora tutto intero. "Va bene, va bene... Non sforzarti.
Cerca di stare tranquillo, per ora. Devi riposare."
"Roger ha ragione... Cerca di riposarti... Mi hai fatto prendere un bello spavento..." disse Jessie sorridendo...
Roger si voltò verso Jessica. "Anche tu devi riposare. Hai detto che sei stata qui tutta la notte... Infatti non hai un aspetto riposato. Dovresti tornare a casa." E prevenendo le proteste della ragazza, aggiunse: "Non ti preoccupare, penserò io a Kyle."
"EHm, grazie Roger ma io veramente... Sono a piedi e casa mia è abbastanza lontana da qui..." disse Jessie.
"È vero..." Roger annuì, poi guardò Amanda. "Tesoro... potresti farmi un grosso favore?... Puoi accompagnare Jessica fino a casa sua?" Le porse le chiavi della macchina. "Io resto qui,
perché voglio parlare con i medici." Attese la risposta di sua moglie e le rivolse uno sguardo sincero.
Amanda sbatté le palpebre un paio di volte. Roger le stava davvero chiedendo di accompagnare quella ragazza a casa?!..............
Sospirò. "Va bene...........Va bene, Roger. Accompagnerò la signorina.......... Ma poi tornerò qui a prenderti, d'accordo?" E gli lanciò un sorrisetto canzonatorio. "A meno che tu non voglia tornare alla villa in taxi!!!................"
"No.... Grazie, mia cara. Aspetterò il tuo ritorno" le disse. Poi salutò Jessie. "Mi raccomando, cerca di dormire un po'. Ci sentiamo più tardi!"

Erano rimasti soli, in quella stanza d'ospedale. Roger si sedette nella sedia accanto al letto di Kyle.
"Adesso, raccontami tutto. Come è successo? E soprattutto chi è stato?!" chiese.
Il ragazzo si passò una mano sugli occhi, cercando di raccogliere le idee. "Erano in quattro... non saprei dire i loro nomi. Ma so che lavorano per l'associazione. Ho cercato di difendermi, ma non ce l'ho fatta... Mi hanno aggredito per strada, caricato in macchina e poi mi hanno portato in un posto solitario, in periferia, e lì..." La voce di Kyle ebbe un tremolio. Ricordò come in un flashback cinematografico i momenti dell'aggressione. Chiuse gli occhi e provò un senso di rabbia e frustrazione per non essere riuscito a difendersi.
Sentì una mano appoggiarsi sul suo braccio. Era Roger. Lo guardò. "Signor Thorpe... io... Non ho paura... però..."
"Fai molto male, ragazzo" disse Roger seccamente.
"Come?!..." Kyle era stupito.
Roger si strinse nelle spalle. "Fai male a non avere paura. Perché la paura è forse la sola cosa che ci salva la vita, certe volte. Alcuni lo chiamano... 'istinto di conservazione'..."
"Va bene, ok! Ma non ho paura per me. Ho paura per..." Si interruppe di nuovo, con un sospiro stanco.
Roger fece un mezzo sorriso amaro. "...Per Jessie! Avanti, ammettilo. Con me non hai bisogno di fingere."
Kyle strinse i pugni. "Sì... è vero!... Non voglio che le facciano del male. Non voglio che arrivino fino a lei."
Lo sguardo di Roger divenne cupo. "Sono già arrivati fino a lei. Non hai saputo cosa è successo?..."

Ok!!!!!!!!!!
Amanda aveva accontentato Roger, e aveva accompagnato a casa la piccola Jessie, che sembrava veramente uno scoiattolino spaventato.........
Si era fatta l'idea che Jessie fosse una ragazza piuttosto inesperta della vita, ma la conosceva troppo poco per poter esprimere un giudizio. E in più, ad Amanda non piaceva ricordare che c'era stato un tempo in cui anche lei era stata così. Tempi lontani. Lontanissimi..............
"Conosco Roger......... Non fa mai niente per niente. Mi dovrà spiegare perché ha voluto che io accompagnassi quella ragazza. Certo ho capito che voleva restare solo a parlare con Kyle........ Ma penso che quella non fosse la sola ragione" si disse Amanda, mentre tornava indietro, di nuovo al Lifestyle Medical Center.
Poi, guardando l'orologio, pensò che se Roger voleva parlare con quel ragazzo, forse era il caso di dargli ancora un po' di tempo. E poteva approfittarne per fare una pausa di pochi minuti e così comprarsi un cellulare nuovo!!!!!
Quindi fece una deviazione dal suo percorso e si diresse verso il più fornito (e costoso!) negozio di telefonia della zona!!!!!!!!


E visto che Kyle era all'oscuro, Roger gli raccontò cos'era accaduto ai due cagnolini di Jessica.
Quelle notizie furono come un colpo di frusta per il ragazzo.
Ricordò le parole che aveva detto suo padre, quando era andato a trovarlo alla Centrale di Polizia. La vista gli si annebbiò per la collera.
Scostò le lenzuola e fece per alzarsi dal letto, soffocando un gemito di dolore. "Maledetti! Non posso restare qui. Jessie è da sola!!! Loro potrebbero..."
Ma Roger lo bloccò, respingendolo indietro sui cuscini usando una sola mano. "Sta' fermo lì! Dove credi di andare?! Tu non lascerai quel letto fino a che i medici non avranno detto che potrai farlo." E la sua voce suonò aspra e decisa.
"Ma... Jessie...?"
"Jessie sta bene, lo hai visto. E noi dobbiamo preoccuparci di te, al momento."
"No! NO!... Non posso pensare a me." Kyle tentò di nuovo di alzarsi, ma la presa di Roger su di lui era più forte.
"Insomma!! Smettila di comportarti come un pazzo!... Non ti rendi conto che stai distruggendo tutto?..." Roger si fermò. Per un attimo gli tornò alla mente una scena molto simile, che era accaduta fra lui e suo padre, parecchi anni prima. Anche suo padre aveva cercato di farlo ragionare, quella volta, dicendogli quasi le stesse parole.
Sbuffò. No, non doveva ripensare al passato. A che cosa serviva? Ma si rese conto che come suo padre non aveva convinto lui, neanche lui sarebbe riuscito a convincere Kyle. Non a parole.
"Ma sì! È inutile sprecare fiato con i tipi come te" disse alla fine. "Vuoi andare da Jessie, non è vero?! Non t'importa la tua incolumità! Benissimo!..."
Roger lo afferrò per un braccio e lo sollevò un poco dal letto. "Allora vai, vai pure!... E quando quegli uomini torneranno, perché TORNERANNO, te lo garantisco!, che cosa farai? Ti lascerai uccidere pur di salvare Jessie? E quando sarai morto, pensi che il tuo sacrificio sarà valsa la pena? Credi che loro lasceranno Jessie in pace? E chi la proteggerà se tu non ci sarai più?! Ma soprattutto... credi che Jessie sarebbe felice di vederti in una bara?... È questo che vuoi darle? Una tomba su cui piangere?..."
Kyle si era pietrificato, sotto l'impeto violento della valanga di parole che Roger gli aveva riversato contro. Lo fissava sconvolto, incapace di parlare.
Roger lo lasciò andare, e Kyle non si mosse. Poi, dopo un tempo impossibile da quantificare -secondi o secoli- si udì la sua voce. "Lei ha ragione. Ragione su tutta la linea. Io voglio proteggerla. Ma sono ridicolo, non è vero?... Non sono stato capace neanche di proteggere me stesso."
"Beh, adesso non essere troppo severo con te stesso. Eri da solo. E non mi pare di averti visto indossare una tuta da supereroe!..."
Roger gli batté la mano sulla spalla. "Voglio solo che tu usi il tuo buonsenso, Kyle. Abbiamo una sola vita a disposizione. E non va sprecata."
La porta della stanza si aprì ed entrò un uomo, sui trentacinque anni, con indosso il camice bianco e un cartellino di riconoscimento che lo qualificava come medico del Lifestyle. "Buongiorno, sono il dottor Fletcher" si presentò.
Guardò prima Kyle e poi Roger. Per un attimo -anzi- fissò Roger in modo strano. E si irrigidì, apparentemente senza motivo.
Controllò una cartella clinica che teneva in mano. "Kyle McBride... È giusto?" chiese rivolto al paziente.
Kyle annuì, e allora il medico guardò verso Roger. "Lei è suo padre?"
"No," rispose Roger. "Sono un amico di famiglia... Mi chiamo Roger Thorpe."
"Capisco" disse bruscamente il dottor Fletcher, distogliendo lo sguardo da lui. Si avvicinò al letto e scrutò il volto di Kyle.
"Come va? Dovresti sentirti un po' meglio, ora."
"Sì... Non sento più dolore" mentì Kyle.
"Sicuro?..." disse il dottore con tono scettico. "Lo sai?, puoi dire di essertela cavata per il rotto della cuffia."
"Quando potrà lasciare l'ospedale, dottore?" chiese Roger.
Il dottor Fletcher non lo guardò mentre rispondeva. "Dobbiamo finire il trattamento antidolorifico, e aspettiamo ancora i risultati di un paio di analisi. Ma se non ci saranno complicazioni, come spero... Credo che domani potrà tornare a casa."
«A casa?...» pensò Kyle amaramente. «Ma quale casa?»
Lui non aveva una vera casa, forse non l'aveva mai avuta. E la stanza d'albergo dove dormiva certo non poteva essere definita 'casa'. Ma non poté approfondire quei pensieri perché la voce del medico aggiunse: "Ci sarebbe un'altra questione, però. Come medico, la legge mi impone di fare una denuncia alla Polizia. Tu sei stato vittima di una aggressione, ragazzo. E io sono costretto a fare rapporto."
Kyle lanciò uno sguardo disperato a Thorpe. Era praticamente appena scampato alla prigione per rissa. Un'altra denuncia era da evitare assolutamente. "No, per favore..."
Il dottor Fletcher corrugò la fronte, restando in silenzio. Kyle tentò di spiegare: "È stato un incidente... Non è stata un'aggressione..."
"Ah, no?!..." Il medico incrociò le braccia. "Mi prendi per uno dei medici che si vedono nelle soap opere?!... Oppure vuoi farmi credere di esserti fatto male cadendo da cavallo? Ragazzo, hai collezionato lividi, contusioni varie e ferite multiple che neanche un giocatore di rugby dopo una partita di campionato riesce a mettere insieme. Senza contare le due costole incrinate!"
Kyle rimase di nuovo senza parole. Tutto il mondo gli stava crollando addosso.


FINE QUINDICESIMA PUNTATA