SEDICESIMA PUNTATA


Roger allora parlò: "Dottor Fletcher..."
Finalmente, il giovane medico tornò a guardare Thorpe. E quando Roger incrociò i suoi occhi ebbe una stranissima sensazione. Come di dejà vu. Ma durò solo un attimo.
"Mi ascolti," disse Roger. "è vero. C'è stata un'aggressione..."
Kyle trasalì sentendo quelle parole. "Ma come?! Il signor Thorpe è diventato pazzo?! Perché sta ammettendo la verità?..." pensò con il cuore stretto in una morsa.
"Ma le chiedo ugualmente di non fare rapporto alla Polizia" continuò Roger. "È una questione molto importante. Una
questione di vita o di morte."
Gli occhi del dottor Fletcher si puntarono su Thorpe come due fari scintillanti, dubbiosi. "Perché dovrei crederle?..."
"Ha ragione. Allora, non creda a me" Roger prese il portafoglio dalla tasca e ne tirò fuori un biglietto da visita che porse al dottore. "Chiami questa persona, se vuole. Forse a lui crederà."
Il medico lesse il biglietto, e sul suo volto si accese una luce di sorpresa. "La CIA....?" Guardò di nuovo Thorpe, in silenzio. "Quindi lei lavora per loro?..."
Roger non confermò, né smentì. Disse solo: "È molto importante che su questa storia non sia fatta pubblicità. Mi
capisce?"
Fletcher non parlò subito. Pensava. Poi respirò a fondo.
"Ammettiamo che le creda..." disse infine. "Lei mi mette in una situazione difficile, lo sa? Come medico ho una coscienza e un'etica."
Roger si strinse nelle spalle. "Certo, lei è un medico. Il suo scopo è salvare delle vite. Se farà rapporto però,
metterà in pericolo la vita di questo ragazzo, e quella di almeno un'altra persona. Questo come si concilia con la sua coscienza e con la sua etica?!"
L'altro lo guardò pallido, e parlò con irritazione. "Va bene. Ho capito. Come al solito lei è molto bravo a giocare con le
parole."
Mise in tasca il biglietto che Roger gli aveva dato. "Questo lo tengo io, per ogni evenienza." Poi si diresse alla porta e prima di uscire esclamò: "Le concedo il beneficio del dubbio. Non farò rapporto. Per ora!" Poi se ne andò.
Kyle era rimasto senza parole e aveva seguito quella discussione come in trance. Poi fissò Roger. "Lei... lei... lavora per la CIA?..."
Roger rise. "È una vecchia storia... Non è il caso di parlarne ora. Dobbiamo invece parlare del tuo futuro. E di cosa farai, e soprattutto di dove andrai, quando lascerai l'ospedale, domani!"



Il dottor Fletcher entrò nella stanza che i medici usavano per riposarsi, tra un turno e l'altro. Chiuse la porta e rimase immobile, in preda a un grande turbamento.
"Roger Thorpe!... È proprio lui!... Dopo tanti anni. E non mi ha riconosciuto. Non mi ha riconosciuto!!!..." pensò.


Con un cellulare nuovo in borsa, Amanda fece il suo ingresso al Lifestyle Medical Center.
Quando entrò nella stanza di Kyle, Roger aveva praticamente finito di parlare con il ragazzo.
"Tutto bene?........" chiese lei.
"Oh, Amanda!" la salutò Roger. "Sì, tutto bene. Pare che la situazione clinica di questo giovanotto non sia troppo grave."
No, infatti non era la salute di Kyle a destare preoccupazioni. Ma qualcos'altro. Roger tuttavia aveva avuto la possibilità di pianificare insieme a lui il da farsi. E aveva trovato una soluzione, almeno temporanea. Ma ovviamente, Amanda non doveva saperlo. Anzi, per la verità nessuno al di fuori di pochissime persone avrebbe dovuto sapere i loro piani, a meno di non volerli vedere fallire. Il segreto era una condizione indispensabile per la salvezza di Kyle. E di Jessie.
"Bene, direi che possiamo andare" disse Roger. Salutò il ragazzo e uscì insieme ad Amanda. "Sei preoccupato?........." domandò Amanda quando furono in macchina.
Lui scosse la testa. "No..." Però provava una strana sensazione. Come se un dettaglio, piccolo ma importante, gli stesse sfuggendo. Ed era una sensazione fastidiosa ed irritante.


Quella mattina era cominciata come tutte le altre. Aveva iniziato il suo lavoro. Un lavoro pericoloso, ma quale lavoro in fondo non lo è? Forse aveva sbagliato tutto. Avrebbe dovuto fare l'autista di autobus.
Ma era evidente che aveva commesso un errore. Altrimenti non sarebbe arrivato al punto in cui si trovava.
E ora che la stava perdendo, Armand Nosset rifletteva su quanto fosse bizzarra la vita.
Ma quando era bambino aveva deciso di fare una vita avventurosa. E il mestiere di Investigatore Privato gli sembrava perfetto. Invece si era rivelato uno dei mestieri più banali. Seguire le persone, spiarle, fotografarle... Non era poi così eccitante... Forse invece avrebbe dovuto fare l'astronauta... Decisamente più pericoloso, ma almeno originale...
Questo pensava, Armand, steso a terra, mentre il respiro si faceva più difficile e via via più debole, e tutto intorno diventava scuro.
Non erano pensieri coerenti, ma ormai...
Strano. Non sentiva dolore. Non sentiva... Nulla. Quando gli avevano sparato aveva sentito solo un forte colpo. E poi aveva perso le forze e sentito il sangue che usciva a fiotti.
Ora invece, dopo un leggero intorpidimento dei muscoli, non sentiva più nulla. Si era chiesto molte volte come doveva essere morire. Ebbene, ora lo stava scoprendo. Ma a che prezzo!
Reclinò la testa. Adesso non vedeva più nulla. Il suo ultimo pensiero cosciente fu che era uno schifo morire così, in un vicolo deserto. Ma non aveva potuto scegliere.
Meno di cinque minuti dopo, il suo cuore si fermò.


Roger e Amanda rientrarono a casa appena in tempo. Non avevano parlato molto lungo il tragitto, ma non appena rimesso piede al Caprifoglio, lei prese suo marito per un braccio, gentilmente.
"Potremmo riprendere il discorso interrotto questa mattina a colazione........." propose.
Si guardarono negli occhi per un momento. Roger corrugò la fronte, pensieroso, poi fece un breve cenno di assenso. Le passò un braccio attorno alla vita e la condusse in biblioteca. "Qui potremo parlare comodamente."
Amanda si sedette davanti al grande camino di marmo e fissò la propria immagine dipinta nel ritratto. Quel ritratto era stato voluto proprio da Roger. Lei non era stata -almeno inizialmente- molto entusiasta di quell'idea. Ma poi lo aveva preso come un gioco!!! L'ultima volta che lo aveva visto era stato nella casa di Malibu.
"Non pensavo che avresti fatto portare qui questo ritratto........" disse lentamente.
Roger non commentò quella frase. Si avvicinò al mobile bar e le chiese invece: "Io prendo uno Scotch. Tu vuoi qualcosa da bere?"
"Sì! Lo stesso anche per me, grazie........"
Lui versò il liquido ambrato in due bicchieri e poi si andò a sedere accanto a lei, porgendogliene uno.
Rimasero per qualche minuto così, in silenzio, sorseggiando lo Scotch.
Era come se nessuno dei due avesse il coraggio di parlare per primo.
Poi alla fine, Roger si decise. "Che cos'è che vuoi, Amanda? Cosa stai cercando?..."
Lei mandò giù un altro piccolo sorso prima di rispondere. "Non lo so......... Davvero, non lo so."
"Un giorno hai deciso di partire... E sei stata lontana per mesi. Solo qualche rara telefonata e qualche cartolina!" C'era una nota di rimprovero nel tono di voce di Roger. Ma forse era solo fastidio.
"Hai sentito la mia mancanza?............." chiese Amanda.
Lui non rispose subito. Sembrava indeciso. "Sei mia moglie. Non credi che sia ovvio che io abbia sentito la tua mancanza?!" disse infine.
Lei annuì. "E tu?........ Non mi chiedi se _io_ ho sentito la tua mancanza?..........."
Roger si alzò in piedi. "No."


Amanda lo guardò, improvvisamente inquieta. "Roger!........"
"No, Amanda, non te lo chiedo. Perché conosco già la risposta. So con chi sei stata, a Parigi, a Milano, a Vienna!... Potrei farti nomi e cognomi, dirti date e luoghi. O se preferisci posso mostrarti delle foto molto esplicite! Ma..."
Scrollò le spalle. "Non farò niente di così patetico."
La donna non sembrava per niente colpita. Anzi, i suoi muscoli si rilassarono come se, toccando il punto dolente, le parole di lui avessero cancellato la sua ansia.
"Va bene!!!!!! Giochiamo a carte scoperte......... Non dirmi che durante la mia assenza, tu non hai avuto altre donne!!!!! Non ti ci vedo ad astenerti dai piaceri carnali.......... E immagino che le avrai portate qui!!!!! Giovani, facili, carine........ Come quella Joanne!!!!!!! E chissà quante altre!!!!!!! Spero solo che tu abbia avuto il buon gusto di non rotolarti con loro nel _nostro_ letto!!!!!!"
"Ti importa davvero?!" ribatté lui duramente. "Mi dispiace, ma non lo credo. Non ti sei comportata mai come una vera moglie. Quindi adesso non recitare la parte della dignità offesa. Il ruolo della sposa tradita e preoccupata dell'integrità del talamo nuziale non ti si addice!..."
Roger aveva vuotato il suo bicchiere e lo rigirava tra le mani. Sembrava che la sua mente fosse lontana mille miglia, e trasalì quando si sentì toccare da lei. Amanda si era alzata e gli era andata vicino. "Ascolta, io lo so bene che il nostro non è certo un matrimonio d'amore" disse a bassa voce. "Ma in fondo........... stiamo bene insieme, non è forse vero?..." Gli sfiorò il collo con le dita. "Abbiamo ancora bisogno l'uno dell'altra..........."
Gli stava porgendo le labbra, invitandolo a baciarla.
Ma Roger non fece il minimo movimento per accettare quell'offerta. Dentro di lui si agitavano sentimenti contrastanti.
Proprio in quel momento si udì bussare alla porta.
Ci volle mezzo minuto buono prima che Roger dicesse: "Avanti!..."
Justin aprì la porta e in tono ossequioso annunciò: "È arrivato il signor Barnes. Lo faccio passare?"
Roger si ricordò solo allora dell'appuntamento con Jake. "Sì, Justin, grazie. Lo riceverò qui."
Mentre il maggiordomo si allontanava, Amanda prese il volto di Roger fra le mani e gli stampò un bacio sulla bocca. "Quello che è mio, Roger, io me lo prendo!!!!! E non lo cedo facilmente!!!!!.........." disse con tono di sfida.


Baciarla!... Era quello che aveva desiderato di fare sin dal primo momento che l'aveva vista. Caspita!... Non aveva mai creduto a tutte quelle storie sui colpi di fulmine, ma ora lo sapeva. Era tutto vero! Ormai non poteva più mentire a sé stesso. Joanne non gli 'piaceva' soltanto. Lui si era innamorato di lei. Si era innamorato perdutamente. «Oddio... E adesso che faccio?» si disse. Ma fu solo un pensiero fugace. «Chi se ne importa?! È meraviglioso!...»
Si staccò da lei per guardarla qualche istante negli occhi. Poi si chinò a baciarla di nuovo, con passione crescente, dimenticandosi del resto del mondo. Contemporaneamente intrecciò le dita nei capelli di lei... Non c'era dubbio:
lui era morto. Perché quello era il Paradiso!...
Aveva aspettato che fosse lui a fare la prima mossa ma in quel momento avrebbe voluto essere in un altro posto per continuare ciò che stava iniziando lì ma che non poteva essere concluso visto che erano in pubblico... Nigel faceva
crescere in lei una passione quasi irrefrenabile...
"Joanne..." mormorò d'un tratto Nigel. "Lo sai che mi hai fatto perdere la testa?..." Le sorrise. Voleva capire se anche lei stava provando le stesse cose che provava lui. Ma le cose stavano anche andando troppo in fretta. Non aveva mai vissuto una sensazione simile, una passione travolgente come quella. Si sollevò a sedere, ma incapace di staccarsi completamente da lei, le tenne stretta una mano. Voleva mantenere il contatto con lei. Sentire il suo calore.
*Per fortuna* si era allontanato da lei un attimo perché non sapeva come sarebbe andata a finire...lo guardò e ricambiò il sorriso "Nigel, tu riesci a togliermi ogni freno..."
Nigel rimase silenzioso, continuando a guardarla. Sì, lo sentiva! Anche lei provava lo stesso desiderio... "Sai..." disse ad un certo punto, e distolse lo sguardo, voltandosi verso il lago. "questo è davvero il giorno più bello della mia vita. Vorrei che non finisse mai..." Sospirò. "Invece, guarda... Il sole si sta abbassando sull'orizzonte. Tra poco dovremo ripartire e tornare ad Aurora."
Con un movimento improvviso si alzò in piedi e la tirò su con sé. La strinse fra le braccia. "A meno che..." le sfiorò la punta del naso con un piccolo bacio. "Potremmo restare qui, almeno per stanotte, nella mia casa di Wind Point. Joanne, ti piacerebbe restare qui?..."
Le era sembrato tanto timido ma con quella proposta l'aveva stupita... "Ne sarei felice!" e lo baciò, quasi per ringraziarlo.


Era riemerso da sotto il cuscino controvoglia… se fosse dipeso da lui avrebbe dormito per una settimana intera!!
Ma era quasi ora di andare al lavoro. Il suo coinquilino forse aveva pensato che fosse morto…
Sbadigliò e d'un tratto Sirio saltò sopra il letto. Lij lo guardò sorridendo.
"Scommetto che hai fame!"
Si alzò e si infilò i pantaloni della tuta. Si osservò allo specchio. I capelli gli formavano una serie di terribili onde in
testa. Erano così lunghi che volendo si sarebbe potuto fare un piccolo codino ormai.
"Ma perché non sono nato con i capelli lisci… ho urgente bisogno di un barbiere…" rifletté.
Diede da mangiare al suo cane e poi si fece una doccia. Ora era profumato e con la chioma ribelle finalmente disciplinata. Sbarbato e ben vestito.
"Ecco sono pronto!"
Stava per uscire di casa quando un'improvvisa folata di vento fece spalancare di botto la finestra della camera.
Un mucchio di foto presero a svolazzare per la stanza.
"Ecco, mi mancava!" sbuffò.
Si chinò a terra a raccoglierle ma mentre le ammucchiava di colpo si arrestò.
Un ragazzo con un berretto in testa abbracciato ad una donna con i capelli raccolti in una lunga treccia dorata gli sorridevano da una vecchia foto.
Quella l'aveva fatta lui ad entrambi. Se lo ricordava bene.
Era un esempio di quello che lui chiamava auto-foto, reggeva la macchinetta con un braccio e si fotografava. Come riuscisse a centrare sempre il soggetto era un mistero!
Ma non era quello il problema. Era uno dei due soggetti che gli dava particolarmente fastidio.
La bionda.
Storse la bocca in una smorfia di irritazione. Poi ripose la foto sotto una pila di libri.
"Meglio che esca prima che mi capiti sotto gli occhi qualche altra cosa…"sussurrò.
Uscì di casa e si avviò in uno stato ansioso al lavoro.
Mentre era sull'autobus pensò che era il caso che parlasse con Jessie.
Doveva chiederle spiegazioni sul suo strano atteggiamento.


Jessie doveva andare al lavoro... Ma non aveva nessuna voglia di andarci anche perché avrebbe rivisto Lij e non se la sentiva di continuare con quella farsa.
Infatti, sentiva che se lui quella sera, avesse insistito, lei avrebbe ceduto raccontandogli tutto... Che fare allora??? «Basta Jessie!!! Non ci pensare... E' inutile preoccuparti già da adesso. Quando sarà il momento saprai come rispondere.» si disse mentalmente.
Sì preparò e dopo aver salutato André, uscì. Strada facendo pensò a Kyle....
«Chissà come starà adesso» si domandò «E Roger?? Ci sarà stasera al pub? Per fortuna che c'è lui, altrimenti non saprei dove sbattere la testa.»
Ecco, era arrivata... Entrò e vide che Lij non c'era ancora. «Per fortuna» pensò, ma subito dopo «Oh no!!! Ecco Nichelle.»
"Ciao Jessie cara, come va?" chiese Nichelle gentilmente ma si capiva benissimo che stava facendo uno sforzo enorme.
"Ciao Nichelle. Abbastanza bene grazie e vedo che anche tu sei in forma!!" disse Jessie sorridendo anche se qualcosa del suo comportamento l'avvertì di stare molto attenta «Perché così gentile adesso?? Cosa vorrà mai da me??» ma Jessie non aveva voglia di indagare almeno per il momento e quindi disse: "Ora scusami, ma devo cominciare a lavorare" e si allontanò da lei.
Nichelle la lasciò andare ma continuò per diversi minuti a seguirla con lo sguardo...

Quando Jake entrò nella biblioteca Roger non si mosse verso di lui, ma attese che fosse l'altro ad avvicinarsi. Si strinsero la mano, in modo formale. "Sono lieto che oggi non abbia avuto altri contrattempi" disse Roger, caustico. Poi si girò verso Amanda. "Le presento mia moglie. Cara, questo è Jake Barnes, ti ho accennato di lui... È proprietario di
metà della WTWR."
Lei tese la mano verso Jake con un bel sorriso. "Amanda Spaulding Thorpe" disse, presentandosi con il suo nome completo, come sempre faceva quando voleva far pesare il fatto che lei aveva alle spalle la potente famiglia Spaulding.
"Posso offrirle qualcosa, signor Barnes?" chiese Roger.
"Grazie, prenderei volentieri un goccio di bourbon" rispose Jake.
"Lei vive qui ad Aurora, signor Barnes?" chiese Amanda.
"Veramente no. In realtà vivo a Los Angeles. Ma ho dei legami... qui. Legami di affari."
"Già" disse Roger porgendo a Jake il bicchiere con il bourbon. "Affari come la WTWR. Proprio quello di cui dobbiamo parlare."
Amanda fece una risatina. "Bene, allora credo che vi lascerò alla vostra conversazione." Salutò Roger con un lieve bacio su una guancia. "Ho qualche telefonata da fare." Poi si rivolse a Jake: "Lieta di averla conosciuta."
"Il piacere è tutto mio!" disse lui.
Appena Amanda fu uscita, i due uomini sedettero uno di fronte all'altro, davanti al camino.


"Credo che sia meglio andare dritti al sodo" disse Roger, che trovava inutili i giri di parole, in certi casi. "Io voglio avere il controllo completo della WTWR. Sono disposto a farle un'offerta molto generosa, purché lei mi venda la sua quota."
Le parole di Roger avevano confermato quello che Jake sapeva già da tempo ormai...E cioè che il signor Thorpe non sarebbe stato un tipo facile da convincere ma lui non avrebbe ceduto la sua parte. D'accordo, era partito con il piede sbagliato ma sapeva come rimediare..."Mi spiace signor Thorpe ma quella parte per me è molto importante e non posso
cederla. So di aver fatto lo sbaglio di trascurarla ma adesso sono determinato a rimediare al mio errore da solo oppure con lei..."
Roger sollevò un sopracciglio. "Con me?..." Aveva capito bene?!... "Lei sta forse proponendo una collaborazione?..."
"Esatto...Come avrà benissimo potuto vedere anche lei, nessuno dei due è disposto a cedere la sua parte e quindi penso che questa possa essere una possibile soluzione se non l'unica." rispose Jake tranquillo...
"Forse lei non ha capito che io le sto offrendo molti soldi. Una cifra che la WTWR, allo stato attuale, non vale affatto."
"Lo so, ma che me ne faccio del suo denaro? Senza offesa ma di soldi ne ho già tanti per conto mio... Quindi non sono interessato alla sua offerta, signor Thorpe."
Roger si prese qualche secondo per riflettere. Non era esattamente quello che voleva. Condividere la proprietà dell'emittente televisiva con un'altra persona non rientrava nei suoi piani. E si sentiva irritato per non riuscire a convincere, con le buone, Jake Barnes a cedere. Ma in quel momento non vedeva in effetti altre vie d'uscita da quella
situazione di stallo. "Dunque, a quanto pare, saremo soci. Anzi, tecnicamente lo siamo già." Roger si alzò in piedi. "A questo punto, non ci resta altro da fare che lavorare insieme, cercando di ottenere il migliore risultato possibile!" Gli tese di nuovo la mano. "Posso chiamarti Jake?..."
Prima di alzarsi in piedi, Jake guardò Thorpe e pensò «Attento Jake, attento... Qualcosa qui non quadra» ma decise di non indagare oltre,
almeno per il momento il suo scopo lo aveva raggiunto. Quindi si alzò in piedi e ricambiò la stretta di mano dicendo: "Certamente! E io posso chiamarla Roger?"
"Ma sicuro!...!" Thorpe sorrise. "Sembra che abbiamo trovato un accordo, Jake."


Amanda era nella sua camera. Aveva appena finito di fare un paio di telefonate e ora si stava rilassando. Si era spogliata. Aveva tenuto addosso lo stesso vestito per tutto il giorno, e per lei quello era praticamente un
sacrilegio!!!!!
Decise quindi che avrebbe sfoggiato a cena uno dei nuovi abiti che aveva acquistato di recente.
Scelse un vestito di seta color acquamarina, con una scollatura asimmetrica che lasciava scoperta una spalla, e che dalla vita in giù aveva diversi strati di tessuto vaporoso che ondeggiavano a ogni movimento......
E cambiò anche pettinatura, legando i capelli dietro la nuca con un fermaglio d'argento, una delle poche cose che aveva tenuto dei molti regali che le aveva fatto sua madre, Jennifer Richards............
Ma mentre stava per uscire e raggiungere Roger, lo sguardo le cadde sopra il piccolo tavolino ai piedi del letto. Su un vassoio era stata lasciata la posta del mattino. Sicuramente era stato Justin. Che perfetto maggiordomo!!!!!!
Prese le varie lettere fra le mani e le guardò velocemente per controllare i mittenti.
Poi impallidì!!!! Una busta bianca, indirizzata semplicemente a 'Amanda W. Spaulding, Goatleaf Lodge, Aurora, Illinois', senza mittente.............
Ma non c'era bisogno che vi fosse scritto alcun mittente. Perché il timbro di provenienza era impresso molto chiaro: Parigi, Francia!!!! E poi..................
E poi, nell'angolo in alto a sinistra c'era un simbolo, stampato a rilievo, in rosso. Un serpente stilizzato!!!!!!!
"Il Cobra Rosso............." Amanda fu scossa da un brivido. "No............"
Senza aprire la lettera, si avvicinò al camino, che ovviamente era spento, in quella stagione, ma prese dalla scatola metallica sistemata in un angolo, il liquido infiammabile e i fiammiferi, che servivano per accendere il fuoco,
durante l'inverno. Gettò la lettera nel camino, le versò sopra una dose di liquido infiammabile e poi le diede fuoco con un fiammifero. Attese che fosse ridotta in cenere. Voleva essere sicura di vederne sparire anche la più piccola traccia!!!!!!!
Quando non ne rimase niente, il fuoco si estinse da solo, e soltanto allora lei tirò un sospiro di sollievo................
Non avrebbe permesso mai a nessuno di poter distruggere la sua vita. Mai!!!!!!!...........


Mabel abitava all'ultimo piano di un moderno palazzo nel cuore di Aurora. Dal terrazzo del suo attico poteva godere di una vista fantastica sulla città. Ma in realtà non le interessava affatto.
Aveva scelto quell'appartamento così in alto per altri motivi che nulla avevano a vedere con il panorama.
Quella giornata era stata davvero una grande fonte di stress.
Ma per fortuna si era sbarazzata di due problemi.
Ora stava già pensando a come organizzare le sue mosse future.
Aveva dovuto rinunciare alla carta 'Leo Flynn', e aveva bisogno di qualcuno che la potesse aiutare nei suoi piani contro Roger Thorpe.
Aveva fatto una doccia e ora, avvolta in un morbido accappatoio di spugna era distesa sul letto, con gli occhi chiusi.
All'improvviso si alzò a sedere.
"Adesso so cosa devo fare!!!" esclamò.
Allungò la mano e afferrò il telefono. Compose il numero e dopo alcuni squilli rispose una voce di uomo.
"Ciao, sono Mabel" disse. "Devo parlarti... No, non m'importa un accidenti di che ore sono adesso in Italia!!! Ascoltami bene. Ho bisogno di te, qui e al più presto. Quindi, lascia perdere tutto quello che stai facendo e prendi il primo aereo per gli Stati Uniti!... Che vuoi che mi importi dei tuoi impegni?!... Ti ho già detto che IO ho bisogno di te!!! Non puoi rifiutarti. Fai la valigia oggi stesso e raggiungimi qui ad Aurora. Ti aspetto!!..."
E senza dire altro, riattaccò la cornetta.
Poi si alzò, sorridendo, e andò al frigo-bar. Prese una mini bottiglia di champagne rosé e la stappò, versando poi il
liquido frizzante in una coppa.
"Hai sempre delle ottime idee, Mabel!... Congratulazioni!" disse a sé stessa a mezza voce.


Allungò un braccio verso il comodino. Tastò al buio i vari oggetti che vi erano sopra e finalmente trovò l'orologio.
Controllò l'ora. Le tre di notte....
-Ma guarda tu quella... che razza di ora per chiamarmi! - pensò sbuffando.
Si sdraiò nuovamente supino fissando il soffitto. Emise un lamento infastidito e si schiacciò il cuscino sopra la testa.
"Cavolaccio!"
Tentò, con la cocciutaggine che gli era propria, di riaddormentarsi ma lo sapeva bene che era fatica sprecata. Ormai era
fatta, il sonno gli era passato.
Si immaginò per un istante con una minacciosa ascia tra le mani e un cappuccio nero calato sul viso, nel momento prima di vibrare il colpo.
E ovviamente la testa di Mabel sul classico tronchetto d'albero.
Rullo di tamburi....e zac!
-Accidenti... sono diventato così violento? - pensò
No, non lo era ovviamente, ma detestava essere svegliato quando dormiva.
Soprattutto nel cuore della notte !!A quell'ora durante un giorno lavorativo erano svegli solo i lupi mannari... e lui in quel momento ringhiava come se fosse stato uno di loro!!
Per di più quel giorno era reduce dall'udienza conclusiva di una estenuante causa in tribunale sollevata da un grosso fornitore di materiale elettrico nei confronti di un'azienda nei pressi di Roma.
Che in realtà era assolutamente a posto con i pagamenti.
Aveva ancora nelle orecchie le urla isteriche della moglie del proprietario della ditta accusata che lui aveva brillantemente difeso.
Quella donna sembrava non capire che il legale era lui e che la causa era praticamente vinta.
Ecco, quello era stato un altro pensiero omicida. Premeditato e decisamente intenzionale. Prenderla per quel collo striminzito e chiuderle quella bocca una volta per tutte!
L'avrebbe davvero ammazzata volentieri pur di farla stare zitta.
Senza tanti pentimenti e rimorsi di coscienza.
La signora dalla voce ad ultrasuoni era indignata perché ci si era permessi, secondo lei, di denigrare il buon nome del marito, la sua onesta attività di lavoratore etc.....
"Se assumessero segretarie meno deficienti che invece di lavorare perdono tempo a limarsi le unghie e a creare casino... ah, ma perché ho scelto come mestiere di fare l'avvocato!"
Era in momenti come quello che aveva l'impressione che nella vita avrebbe dovuto fare tutt'altro.
Ma erano solo attimi. Perché in realtà amava il proprio lavoro. E soprattutto amava vincere. E la sua abilità lo aveva reso noto, nonché molto ricco. Ed ora sembrava che dagli States qualcuno chiedesse il suo aiuto.
Ritornare in America...chissà dov'era lei...come stava...
Da quando era partita non l'aveva più sentita. Aveva provato a rintracciarla ma poi aveva scoperto che aveva cambiato città.
- Appena ho un secondo di tempo devo scoprire dove abita ora... e forse questa chiamata intercontinentale mi può facilitare il lavoro -
Erano separati è vero. Ma lui non la aveva dimenticata.
Pensò all'immagine che gli avrebbe rimandato lo specchio del bagno quella mattina.
Il suo volto rifinito con eleganza e stile da lunghe e profonde occhiaie. E la sua giornata sarebbe stata condita da continui sbadigli a causa di quella sciroccata che l'aveva chiamato da oltre oceano ad un'ora assurda.
"Il mio fascino non mi salverà questa volta..." e scoppiò a ridere.
Si alzò a sedere sul letto. Accese la luce sul comodino e prese il telecomando in mano.
Per un istante fissò lo schermo nero della Tv di fronte a sé.
Poi l'accese.
"Vediamo se riesco a far passare il tempo più in fretta... se solo ci fosse qualcosa di più interessante delle pubblicità dei
vari 144..."


Dopo che Jake se ne era andato, Roger aveva dato disposizioni ad Harriet per la cena. Infatti aveva organizzato una vera e propria 'serata in famiglia'. E aveva anche invitato un ospite.
Leo Flynn. Che era arrivato puntuale.
"Grazie per avermi invitato a cena, Roger" disse Leo quando entrò nel salone.
"Non è necessario che mi ringrazi. Abbiamo molte cose di cui parlare e credo che questa sia l'occasione migliore. Ma rimandiamo i discorsi a dopo cena, vuoi?..." disse Roger.


Aveva bisogno di Roger!!!..........
Lui poteva aiutarla.......... Era la sola persona a cui poteva rivolgersi!!! Roger non le avrebbe negato il suo aiuto!!!
Gliene avrebbe parlato quella sera, appena fosse stato possibile.
Quindi scese al piano terra. E cercò Roger....... Ma non era più in biblioteca....... Probabilmente aveva concluso il suo incontro d'affari e il signor Barnes se ne era andato. Allora si recò nel salone............


Jake si trovava negli uffici della WTWR. Stava pensando all'incontro appena avuto con il signor Thorpe e non sapeva se esserne contento o deluso. Infatti il temibile Roger Thorpe non aveva opposto molta resistenza alla sua proposta e
questo aveva lasciato Jake molto sorpreso. «Che abbia in mente qualcosa?» si domandò «Beh, non serve preoccuparsi adesso. L'unica cosa che dovrai fare è quella di stare sempre molto in guardia con lui. Quell'uomo ne sa sempre una più del diavolo.» Commentò in fine riprendendo in mano il fascicolo con tutte le informazioni di quell'uomo.
Ad un certo punto decise che non ne poteva più di stare rinchiuso lì dentro e dopo aver sistemato le carte più importanti nella sua valigetta di lavoro, uscì per andare a cenare.
«Oh che sbadato... Devo riportare il quaderno alla piccola Jessie» si ricordò Quindi con la sua bella macchina noleggiata, si recò al suo hotel e dopo aver preso il quaderno della ragazza si avviò verso il LightHouse, pub del signor Thorpe.
Appena entrò, vide che era completamente diverso dal Rebellion's House, locale di Joanne Allard, ma era altrettanto invitante e molto bello. Anche qui i giovani non mancavano.
Si sistemò in un angolino appartato, dove poteva avere una buona visuale e finalmente la vide. Anche Jessie si accorse che Jake la stava osservando e quando i loro occhi si incrociarono, lui alzò il quaderno... La ragazza felice, lo raggiunse.

Avevano comprato una pizza, per cena. Poi Nigel aveva condotto Joanne fino alla casa della sua famiglia che si trovava proprio nel villaggio di Wind Point. Era una casetta costruita con il tipico stile della regione del Grandi Laghi. A due piani, con il tetto spiovente dipinto di rosso, si affacciava proprio sul lago, e dalle finestre esposte a Sud si poteva vedere benissimo il Faro.
Ma in realtà, quando furono entrati in casa, sia la pizza, che il lago -faro compreso- persero del tutto importanza, come qualsiasi altra cosa che li circondasse.
Solo loro. Solo loro contavano.
Nigel circondò con le braccia la vita di Jo, e la fece aderire al suo corpo. "Hai dei poteri magici... Perché sono completamente stregato da te!..." E la baciò, senza darle il tempo di parlare.
In quel momento era sicuro che anche lei stesse provando le sue medesime sensazioni.
Con le mani le accarezzò la schiena poi la sollevò. Era minuta e leggera fra le sue braccia.
Salì le scale, sempre tenendola stretta e la portò al piano di sopra, nella camera da letto matrimoniale.
Non poteva più aspettare...


Jessie era felice... Il giorno dopo sarebbe andata con Jake a visitare gli studi della WTWR. Finalmente una cosa bella...Stava pensando a questo quando una voce che lei conosceva molto bene la salutò...
"Jessie...ciao!"
Lij l'aveva vista subito appena entrato. Era arrivata prima di lui.
Jessie non voleva voltarsi verso di lui ma doveva farlo e lentamente si girò e lo guardò negli occhi salutandolo a sua volta.
"Ciao Lij" disse cercando di apparire molto scocciata per la sua presenza ma senza riuscire molto convincente
- E no tesoro...non me la dai a bere, qui c'è qualcosa che non va, questa tua espressione non mi convince per nulla..- pensò subito Lij
"Sei strana Jessie, non ti senti bene?" e le sorrise mostrando un'espressione interrogativa.
Era in imbarazzo, sembrava tesa e lui non riusciva proprio a capirne il motivo. La fissò negli occhi cercando di rendere la propria domanda ancora più esplicita.
Poi istintivamente con una mano le sfiorò delicatamente una guancia.
- Dimmi cosa hai Jessie... fammi capire...- le chiese mentalmente con lo sguardo.
Jessie si sorprese per quel gesto e prese la mano di Lij fra le sue e lo portò sul retro del locale per parlare in privato... Quando l'aveva toccata, lei si sentì sciogliere dentro e quindi aveva deciso che qualcosa gli doveva pur dire.
«Già ma che cosa???» questo era il problema...
Lij rimase stupito di quella reazione. Si lasciò condurre nel retro senza obbiettare. Aveva l'impressione che ci fosse qualche fatto poco piacevole dietro quella storia e voleva sapere la verità. Era decisamente stufo delle bugie.
"Jessie...? Ho la vaga sensazione che ci sia qualcosa che devo sapere... o mi sbaglio?..." mormorò. "Innanzitutto mi spieghi perché ieri sera mi hai evitato in quel modo neanche avessi la peste?" e chinò la testa d'un lato avvicinando il viso a quello di lei.
Jessie si allontanò da lui... Era pericolosamente troppo vicino... "Scusami Lij, non complicare ulteriormente le cose... Tu non hai nessuna colpa ma... sono io che non voglio più essere tua amica. Mi spiace." e fece per andarsene...
-E no! Non te la cavi così...-
L'afferrò per un braccio e se la tirò contro. I loro corpi si trovarono forzatamente uno addosso all'altro.
"Cosa c'è? Hai paura di me? Guarda che io non mi comporto come Kyle per chi mi hai preso?" e la allontanò leggermente da sé.
Sospirò e le mise una mano su una spalla.
"Ma vedi Jessie tu mi piaci e non capisco sinceramente perché sei passata dai sorrisi all'indifferenza con questa velocità, tra l'altro scusami se te lo dico, ma davvero mal simulata... non sei brava a mentire... ora se mi dici cosa hai..."
Rimase un istante in silenzio abbassando la testa e scuotendola leggermente
"Perché in caso contrario non ti farò tornare di là, ma ti tratterrò qui con qualunque mezzo..." e le lanciò uno sguardo carico di significato.
-Non mi fraintendere Jessie ma mi stai facendo diventare matto...- pensò.
Jessie lo guardò negli occhi e decise finalmente di dire la verità...
"E va bene Lij... Lo hai voluto tu..." e così iniziò a raccontare di quello che avevano fatto gli uomini dell'associazione... Parlò di quello che era successo ai suoi cani e di quello che avevano fatto a Kyle... Gli disse anche della loro minaccia... E cioè che se non faceva quello che volevano loro, la prossima vittima sarebbe stata una persona a lei cara...
Lij si fermò a pensare.
Doveva proteggerla in qualche modo anche se non sapeva bene come.
"Se ci vedono insieme forse il tuo amico verrà lasciato in pace, il fatto è che se lui viene a trovarti o vi incontrate in qualche modo non solo mette in pericolo te ma anche se stesso...." Scosse la testa. Come si poteva risolvere
quella storia?
"Permettimi di esserti amico, con me potrai sempre parlare Jessie. Fidati di me, vedrai che tutto si sistemerà in qualche modo."
Lo disse più che altro per cercare di tranquillizzarla, sembrava molto scossa. E forse per calmare anche se stesso. Ma in realtà non aveva la più pallida idea di come sarebbe evoluta quella situazione.
Provò una incredibile tenerezza per quella ragazza che stava cercando di proteggerlo da qualcosa che era infinitamente più grande di lei e così superiore alle sue forze.
Agì d'istinto senza pensare minimamente a quello che stava per fare.
D'improvviso l'abbracciò e le posò un bacio sulla fronte.
Jessie rimase sorpresa da quel gesto, non se lo aspettava e divenne tutta rossa in viso ma non importava... Con Lij stava benissimo e aveva fatto bene a raccontargli la verità... Però adesso si trovava in difficoltà... Infatti non sapeva cosa dire e cosa fare.
Elijah la fissò un istante e le sorrise. Era diventata rossa come un pomodoro...
-Oddio... meno male che non ho dato ascolto alla mia voglia di baciarla sulla bocca... è incredibile che esistano ancora ragazze così...- pensò istintivamente.
"Oh...Jessie..." e gli uscì un ennesimo sospiro. "Sei davvero unica piccola..." Le prese una mano e se la portò alle labbra. Poi alzò lo sguardo e le piantò il blu delle proprie iridi negli occhi. "Promettimi che non mi nasconderai più nulla d'ora in poi, ok?"
Jessie guardò Lij «Possibile che non abbia paura di quegli uomini,» pensò guardandolo con uno sguardo carico di ammirazione... "Ok, Lij. Ti dirò sempre ogni cosa... ma non voglio che ti accada niente di brutto..."
"Stai tranquilla... ma ora basta pensare a queste cose, ti ho già detto che troveremo una soluzione, per il momento ci attende il dovere! Forza e coraggio Jessie!" e le fece l'occhiolino.
Cercò di distrarla e scherzosamente le scompigliò i capelli. Anche se lui si sentiva un po' nervoso cercò di nascondere al meglio le proprie sensazioni. Non doveva spaventarla più di quanto già non lo fosse.
Poi la prese per mano e insieme tornarono in sala.

Amanda si era fermata sulla soglia del salone. Roger non era solo.
Con lui c'era Leo!!
"Tesoro, ho pensato di invitare Leo a cena, così ha potuto riportarti la macchina" disse Roger, sorridendole.
Leo la salutò e poi aggiunse: "Tornerò in albergo con un taxi."
Lei rimase un lungo istante silenziosa. Aveva sperato di essere sola con Roger, per potergli parlare. Doveva rimandare i suoi piani. E aspettare che Leo se ne fosse andato.
Ma non erano finite le sorprese. Quando Amanda si sedette a tavola, notò che c'erano quattro coperti. Ed infatti in quel momento, Harriet Foxley li raggiunse, sedendosi di fronte a Leo......
Roger guardò uno per uno gli altri commensali. Era finalmente riuscito ad averli tutti insieme, riuniti!


Ma perché insisteva tanto Mr. Roger per averla a tavola con lui, sua moglie, e adesso anche Leo Flynn? Forse per quest'ultimo, visto che la "signora" la degnava sì e no della buona sera. Probabilmente sia lei che Mr. Flynn erano
assolutamente fuori dalla vita sentimentale dei due Thorpe, e facevano solo da riempitivo.
Alla cuoca aveva chiesto di fare qualcosa di semplice e veloce da mangiare, roba sana e di buon gusto, senza troppe ricercatezze: lei era solo la governante, e si atteneva agli ordini del capo..
A tavola, notò che Mr Flynn le sorrideva spesso, parlando del tempo, ormai calduccio, e delle belle piante che erano tornate a fiorire nel giardino.
All'arrivo della seconda portata, la signora si degnò di rivolgerle la parola.
Era ovviamente una domanda sulla casa, su quanto era ridotta male dai precedenti proprietari, ma chi erano costoro?
Erano gente che l'aveva comprata anni prima ma vi avevano abitato solo pochi mesi... come si chiamavano? In quel poco tempo erano riusciti a rovinarla togliendole tutto il fascino che aveva, impiastrarla di strani stucchi, ed avevano messo in cantina tutti i mobili pluricentenari che ora vedeva intorno.
"Oh!!!!" disse Amanda "Allora...... lei ha abitato qui anche in passato?"
"Sì, Mrs. Amanda... vi ho abitato per un bel po' di tempo, per questo conosco la casa come le mie tasche" -Quelle che voglio far sapere- pensava, poco ben disposta verso quella strana moglie che andava e tornava… e solo perché il
padrone lo voleva.
"Ho vissuto qua in questa villa con mio marito, ed i miei figli, una vita fa… esattamente come ora fa lei. Quindi ricordo ogni piccolo particolare delle cose che sono state vendute con la casa… dalle porcellane al colore dei tendaggi."
"Ah, bene......" rispose Amanda già con il pensiero che volava lontano. "Pensa che avremo bisogno di condizionatori d'aria, in piena estate?"
"Non credo Mrs. è costruita in pietra, e le pareti sono molto spesse, comunque, se del caso" -disse rivolta a Roger- "me lo farete sapere."
"Certo Harriet, avremo fresco, ma se non bastasse alla mia adorata moglie, è ovvio che provvederemo..."
Erano alla fine di quel pranzo, per fortuna.
Amanda salutò tutti, e se ne andò sgonnellando e martoriando il parquet coi tacchi a spillo.


"Pare che siamo rimasti soli..." Roger fece un gesto con le braccia, come per dimostrare un certo divertimento.
Dopo Amanda anche Harriet si era ritirata nella propria stanza.
Leo annuì. "Sì, e sarà meglio che vada anche io, è piuttosto tardi... Chiamo il taxi."
"Aspetta, che ne dici del bicchiere della staffa?... E poi, invece del taxi, posso farti dare un passaggio dal mio autista."
"Ah..." la risata di Leo era spontanea. "A un buon bicchierino di acquavite non dico mai di no!... E grazie anche per l'offerta dell'autista!"
Si spostarono in biblioteca, dove si rilassarono bevendo del brandy.
Leo osservò ironico il grande ritratto di Amanda. "La tua 'adorata' mogliettina..." disse, e lanciò uno sguardo a Roger, di
sbieco.
Roger gli restituì lo sguardo. "Stai forse dubitando del mio amore per Amanda?..." disse, in tono serio.
"La ami davvero?..." Leo scrollò le spalle. "Ammetto che fino ad ora è quello dei tuoi matrimoni che è durato più a lungo. Ma... Ho molti dubbi che tu sia veramente innamorato di Amanda."
Roger fece un profondo respiro. "Credo che sia meglio cambiare argomento..."
"Come vuoi tu... Ne riparleremo quando dovrò curare per te una nuova causa di divorzio. Questa sarebbe la... vediamo... terza o quarta volta?... Ah, sì, la quarta!..."
"Piantala!..." Roger si versò un altro po' di brandy nel bicchiere vuoto. "Parliamo di cose serie, invece. Ho un lavoretto per te..."
"Un lavoretto?" Leo drizzò le orecchie. "Ah, allora... mi consigli di trasferirmi qui ad Aurora in maniera stabile?"
"Al tuo posto, sì, prenderei in seria considerazione la cosa." Roger rise. "Però cerca anche di procurarti un'auto!..."
"Giusto!..." Leo fece una pausa per sorridere. "Parlami di questo... 'lavoretto'!"
"Ecco... riguarda una cugina di Harriet Foxley. Mi ha detto che ha urgentemente bisogno di un avvocato... E tu potresti
occupartene, visto che per ora non hai molti impegni, o sbaglio?... Da quel che so, questa cugina di Harriet è molto ricca..." E sulle labbra di Roger si disegnò un mezzo sorriso.


FINE SEDICESIMA PUNTATA