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DICIASSETTESIMA
PUNTATA
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La sua colazione era stata semplicemente un cappuccino all'italiana. Era troppo nervosa per mangiare qualsiasi altra cosa.......... Chiese a Justin dove fosse andato suo marito. La risposta fu che Roger aveva lascito detto di essere rintracciabile agli studi della WTWR. E allora......... A cosa serviva restare a casa??............. Soprattutto considerando il fatto che la sua sola compagnia in quell'enorme villa era la vecchia Harriet, la quale -sì- la trattava con rispetto, ma era evidente che lo faceva solo per educazione. Non c'era simpatia nei suoi occhi, quando si sentiva fissata da lei................ No!............. Restare a casa, no!!!!!! Per fortuna Leo le aveva riportato la sua macchina. Così era di nuovo libera di muoversi per conto suo. Libera di andare dove voleva. E lei in quel momento voleva raggiungere Roger. Era sempre così. Si comportava sempre allo stesso modo con gli uomini. Più loro le sfuggivano e più lei li inseguiva, li tormentava, li ossessionava............. Finché non li aveva sotto il suo potere! Quello fu il pensiero decisivo che la spinse ad uscire. Diretta alla WTWR!!!!!!................... |
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Joanne si era arrangiata con quel che poteva e aveva preparato la colazione a Nigel, portandogliela a letto come nei migliori film...era anche riuscita a chiamare Tony ringraziandolo per aver controllato il Rebellion's House e gli aveva dato la giornata libera... Senza neanche darle il tempo di mangiare un biscotto, il telefono squillò...era il numero di Roger. "Pronto?" "Joanne, sei tu?... Spero di non disturbare. Tutto bene?..." disse Roger. "Roger! Tu non disturbi mai!! Io tutto bene e tu? Sinceramente avevo perso le speranze di ricevere una tua telefonata..." Il tono di Joanne fece uno strano effetto a Roger. Ma lui aveva delle cose molto importanti da dirle. "Sto bene, grazie. Ti ho chiamato perché vorrei chiederti di dedicarmi un po' di tempo. Ho bisogno di parlare con te. Quando possiamo incontrarci?" "Ti direi oggi ma ho ieri ho lasciato il locale in mano ad altri e non so come lo ritroverò! Domani ti va bene? Anche io devo parlarti..." Le avrebbe fatto piacere rivedere Roger, gli avrebbe anche parlato un pò di Amanda... "Perfetto! Allora passerò al Rebellion's House domani sera." Una pausa e poi: "Grazie ancora, Joanne..." Quindi chiuse la comunicazione. |
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Jessie finalmente si svegliò... Era da tanto tempo che non dormiva così bene e tutto questo era grazie a Lij e a Jake. Con calma si alzò dal letto e salutò il suo piccolo amico che purtroppo però stava passando un brutto periodo dovuto alla scomparsa di Oscar. Infatti, André sentiva terribilmente la mancanza della sua Oscar e questo lo stava privando della sua voglia di vivere. Inoltre influiva molto anche il fatto di non avere più la zampa anteriore e questo lo demoralizzava moltissimo. Aveva smesso persino di mangiare e bere. La ragazza lo aveva portato dal veterinario che lo aveva visitato con cura ma il suo stato d'animo dipendeva da un fattore psicologico e non da malattie che si potevano curare. André voleva raggiungere la sua Oscar e nessuno poteva farci più niente. Jessie si ritrovò seduta sul pavimento con in braccio il suo cane e con la mente tornò a quando per la prima volta vide Oscar e André. Lei aveva 12 anni e stava giocando con il pallone da sola quando aveva sentito la siepe muoversi e con grande sorpresa erano sbucati fuori due cagnolini dall'aspetto malconcio... Jessie aveva chiamato la mamma e insieme li avevano portati dal veterinario. Il medico fece loro tutte le cure necessarie e dopo due giorni, Jessie poté portare i suoi nuovi amici a casa.... André richiamò Jessie alla realtà e la ragazza gli accarezzò dolcemente la testa. Ora doveva proprio andare. Il tempo di mangiare qualcosa e via... verso gli studi della WTWR. |
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Nigel era rimasto in disparte. Ma aveva sentito bene. Joanne aveva pronunciato un nome. Roger. Quindi il suo legame con Roger Thorpe era ancora in piedi. Che stupido. Come aveva potuto pensare che una sola notte potesse cambiare le cose? Joanne non gli apparteneva. "Qualche problema?..." chiese cercando di usare un tono casuale. Jo notò una punta di gelosia nella voce di Nigel e decise di farlo rodere un po'... così, per scherzare... "No era Roger, dobbiamo vederci per parlare.. ed era anche preoccupato perché non mi ha visto ieri al locale..." Lui sentì i muscoli tendersi con uno spasmo doloroso. Una fitta di gelosia lo pungolò crudelmente. Sì, era geloso. Perché l'amava. E la voleva solo per sé. Improvvisamente, reagì in un modo che non si sarebbe mai immaginato. La prese per le spalle e la fece girare verso di sé. "Joanne!!!" Ora stava annegando negli occhi vellutati di lei. "Non farmi impazzire! Tu sei l'amante di Roger Thorpe??" |
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Come un lampo, un ricordo ancora troppo vivo le attraversò la mente... spinse via Nigel.. "E anche se lo fossi? Non ti azzardare più a toccarmi così!! Comunque tanto per fartelo sapere, stavo scherzando.. devo vedere Roger per parlare di Amanda!!" Si alzò, era troppo agitata per stare ferma... Nigel si passò una mano fra i capelli, ricacciando indietro delle ciocche ribelli che gli ricadevano sulla fronte. Cosa gli era preso?!... "Scusami!" disse contrito. Ma nel suo sguardo non c'era traccia di pentimento. "Hai ragione tu. Non ho nessun diritto su di te." Andò al rubinetto e si versò in un bicchiere dell'acqua fresca, che mandò giù d'un fiato. Ma avrebbe voluto che fosse del whisky di puro malto, invece! Sentiva il bisogno di qualcosa di forte. "Dopotutto," disse con amarezza. "Abbiamo solo passato una bella notte insieme. E dormire insieme, fare sesso, non significa niente, giusto? Non ci sono legami tra noi!" Lei cercò di calmarsi... "La pensi così veramente?" Non capiva se Nigel avesse parlato così perchè ce l'aveva con lei o perché era la verità... continuò doveva dirgli che tra lei e Roger non c'era niente.. "Comunque io non sono l'amante di Roger. E' vero, siamo stati a letto ma eravamo tutti e due mezzi ubriachi e abbastanza disperati.. Prima ti ho detto così perché... cioè non toccarmi più in quel modo." Nigel la fissò in modo strano. Le parole di lei avevano toccato un punto vicinissimo al suo cuore. E lei aveva parlato con un tono che lui non avrebbe mai dimenticato per il resto della sua vita. "Mi dispiace..." disse di nuovo. E questa volta era sincero. "Joanne... Forse ti sembro matto. Ma no... Non penso neanche una parola di quel che ti ho detto prima. E non mi importa se sei andata a letto con il signor Thorpe! Non m'importa!... Mi importa solo che... Joanne!" Le tornò accanto. Voleva abbracciarla ma ora non aveva più il coraggio di toccarla di nuovo. "Joanne... Io ti amo!" Accennò un sorriso. "È proprio vero, sai? Mi sono innamorato di te... E sono geloso. Disperatamente geloso! Perdonami!..." Innamorato... addirittura! Aveva proprio cotto a puntino quel ragazzo!! "Nigel io...io non so se ti amo ma voglio comunque stare con te! Sei perdonato..." Provò a sorridere ma nella sua mente scorreva quella scena, quella maledettissima scena. Aveva bisogno di un po' d'aria, prese una sigaretta e uscì sul portico... |
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Quella sera la lezione di hip hop era durata più del previsto e così Jo aveva perso l'autobus che l'avrebbe riportata a casa...Boston faceva un po' paura di sera ma lei non era tipo da spaventarsi facilmente... Decise di prendere una scorciatoia per riuscire ad arrivare a casa prima; con passo deciso imboccò un vicoletto... Mentre camminava sentì una presenza dietro di lei, non appena se ne accorse sentì delle mani che la prendevano per le spalle e la trascinavano all'indietro... erano in quattro, non li aveva mai visti ma non avrebbe mai più potuto scordare le loro voci. La spinsero a terra mentre si dibatteva cercando di liberarsi e iniziarono a riempirla di calci e pugni forse per sfinirla un po' in attesa di cominciare il divertimento vero e proprio... La sua più grande paura si era materializzata in quel momento perché nessuno la sentiva, lei urlava e nessuno poteva sentirla... ma prima che accadesse il peggio, qualcuno la salvò. Derek e i suoi amici riuscirono a liberarla e la aiutarono a riprendersi durante le settimane seguenti... |
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Un brivido la scosse e la fece tornare al presente. Ormai era tutto finito ma quel gesto di Nigel l'aveva agitata... Lui si rese conto che qualcosa in lei non andava. Ma incoraggiato dalle sue parole le si avvicinò di nuovo. "Jo...?" Si tenne momentaneamente a debita distanza anche se in cuor suo sapeva che Nigel non le avrebbe mai fatto niente.. "Dimmi..." "Davvero vuoi stare con me?" le chiese. E trattenne il respiro, in attesa della risposta di lei. "Certo che voglio stare con te!! Ho avuto sempre storie di poca importanza ma credo che questa volta sarà diverso... perché tu sei diverso..." Lui la fece girare, lentamente. "Ti prego... dimmi cosa ha significato per te questa notte... Ho bisogno di saperlo!" Voleva togliere nuovamente le mani di Nigel ma non lo fece, doveva superare quell'agitazione. "Un inizio Nigel... Non so come andrà a finire ma voglio provarci e farò di tutto per farla funzionare..." Lui sospirò e sorrise. La lasciò andare e resistette alla voglia che aveva di stringerla e baciarla ancora. Voleva che fosse lei ad avvicinarsi. Se lo avesse voluto. "A questo punto... Anche se non vorrei mai andar via da qui... Credo che dovremmo metterci in viaggio per tornare ad Aurora!" Un momento di esitazione. "Anche io farò di tutto perché le cose tra noi funzionino. Jo, te lo giuro! Su di me potrai sempre contare!" |
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Klaudia era scappata via a velocità della luce, e lui non aveva praticamente neanche avuto il tempo di dirle 'ciao'... Rebelson le era trotterellato dietro per qualche metro, ma Mick lo richiamò con un fischio breve e deciso. "No, amico." Accarezzò il cane per consolarlo. "Ho imparato dalla vita che per quanto ti possa piacere una donna, non devi mai correrle dietro!..." Il cane lo guardava con occhi pieni di curiosità, come se capisse ogni parola. Mick sorrise. "Lo so... Lo so. È davvero bella. Ma adesso andiamo. Fra un'ora devo prendere servizio, e credo sia il caso di mangiare prima qualcosa. Dovresti aver fame anche tu..." Chiunque lo avesse visto parlare con Rebelson lo avrebbe preso per matto. Ma Mick non era né matto né ridotto alla disperazione. Se non aveva una donna era una sua scelta. Aveva sofferto troppo con Georgia. E sentiva crudelmente la mancanza di suo figlio. Samuel aveva sei anni, e lui non lo vedeva da quando sua moglie -per la precisione, la sua ex-moglie- lo aveva portato con sé, tre anni prima. Georgia e Samuel vivevano a Winnipeg, in Canada. Ogni tanto li sentiva per telefono... In effetti non era una sorpresa che il loro matrimonio fosse naufragato miseramente, rifletteva Mick, alcuni minuti dopo, sorseggiando una birra e sbocconcellando un hot dog. Non era stato amore. Ma una violenta passione. E come ha detto qualcuno, le passioni violente bruciano in fretta. Così, dopo tre anni e mezzo di matrimonio lui e Georgia non avevano più nulla da dirsi. Inutile restare ancora insieme. Per Mick c'era il lavoro, ora. E alcuni amici sinceri. Ma non c'era l'amore. Ripensò agli occhi di Klaudia, ai suoi capelli biondi, al suono della sua risata... Ma poi scacciò quei pensieri. Non c'era spazio nella sua vita per una donna. Lui non voleva che ci fosse. |
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Quel parco era davvero bello anche se aveva l'aria un po' malinconica. Quel giorno poi non c'era quasi nessuno. Ma era meglio così. Poteva starsene a camminare senza troppa confusione intorno. Si sentivano gli uccelli cinguettare e volare da un ramo ad un altro inseguendosi. Erano euforici e si rincorrevano sbattendo le loro piccole ali più forte che potevano. - Fossi nata come loro...libera di volare nel vento... - Passeggiava cercando di respirare l'aria a pieni polmoni. Voleva togliersi di dosso quel senso di angoscia che l'attanagliava dalla sera in cui lo aveva rivisto e temeva il momento in cui sarebbe riuscita da incontrarlo di nuovo. Perché avrebbe dovuto confessargli la verità. Come l'avrebbe presa lui? Sarebbe riuscito a capire? E poi come sarebbe riuscita a trovarlo? Avrebbe dovuto chiederlo a Nichelle. Ma come si sarebbe giustificata con lei? - Credo che dovrò raccontarle tutto - Da lontano d'un tratto giunse alle sue orecchie l'abbaiare di un cane. Allegro e vigoroso. Sembrava quasi che la stesse chiamando. Klaudia ne intravide davanti a sé la sagoma in lontananza. Ma era troppo distante. Istintivamente avanzò. Mano a mano che camminava gli alberi intorno a lei si diradavano lasciando filtrare la luce del giorno. La strada poi si inclinava in discesa. Mentre passeggiava in quella direzione seguendo quell'abbaiare d'un tratto udì il rumore dello scrosciare di acqua. - Forse c'è un laghetto - pensò e da lontano ne riconobbe il blu della superficie. Non era grande e mentre vi si avvicinava la radura si apriva sempre più. Il sentiero finiva proprio lì. Su un prato verde. Qua e là timidi germogli spuntavano tra gli steli d'erba. Si guardò intorno per cercare quel cane ma sembrava svanito nel nulla. Poi l'attenzione le cadde su qualcosa. O meglio su qualcuno. Una persona se ne stava sdraiata sull'erba con le braccia incrociate dietro la testa. Sul volto aveva poggiato un cappello che gli copriva fino al naso e tra le labbra spuntava un lungo filo d'erba. Indossava una tuta da ginnastica e sembrava addormentato. Un'improvvisa folata di vento la costrinse a chiudere gli occhi. Quando li riaprì un bagliore dorato puntò dritto alle sue pupille. Un ciondolo a forma di gabbiano penzolava abbandonato al lato del collo del ragazzo che stava sdraiato. Klaudia trattenne il fiato. "Non è possibile " mormorò. E quella flebile voce giunse in qualche modo alle orecchie di lui. Si tolse il cappello da sopra gli occhi e si alzò a sedere. Per pochi secondi sembrò non realizzare dove si trovasse. Si era appisolato senza accorgersene. Inclinò la testa in avanti e sputò lo stelo d'erba che aveva in bocca. Poi piegò un ginocchio e vi si appoggiò con un braccio. Fissò davanti a sé l'acqua placida del laghetto. Il sole si rifletteva sulla sua superficie. Trasse un profondo respiro. Lei era rimasta impietrita ad osservarlo. Quell'espressione malinconica negli occhi blu. La conosceva molto bene. Quello era il suo Lij. Poi come tirato da fili invisibili lentamente si voltò verso di lei. La fissò per un attimo perplesso, poi scrollò la spalle e sospirò. Con dei movimenti quasi al rallentatore si alzò in piedi. E avanzò verso Klaudia senza alcuna apparente esitazione. |
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-Cosa ci faceva lì ? - pensò appena la vide. Il sole illuminava la sua figura. Indossava dei pantaloni color crema e una camicia bianca. Il volto pallido era privo di ogni traccia di trucco. I capelli leggermente in disordine svolazzavano ribelli a causa del vento che improvviso si era alzato. Se ne stava immobile a fissarlo. Non sapeva bene perché ma appena si era accorto della sua presenza, l'istinto lo aveva fatto alzare e ora lo stava facendo dirigere verso di lei. Mano a mano che le si avvicinava riusciva a vedere sempre più chiaramente l'espressione dei suoi occhi. Sembrava spaventata. Chissà perché poi. Si sentiva nervoso ed era rimasto sorpreso di vederla lì. Ma in quel momento non era infastidito dalla sua presenza. Più che altro la temeva senza capirne il motivo. Era una sensazione strana che sentiva nascergli da dentro, dal profondo dell'anima. Quando furono finalmente uno di fronte all'altra non riuscì a nascondere bene l'emozione che gli procurò lo sguardo che lei gli lanciò. "Ciao," disse cercando di apparire più naturale possibile. Klaudia rimase con tutti i muscoli del corpo in tensione ma la calma con cui Lij le si era appena rivolto la tranquillizzò un poco. "Ciao, non pensavo di trovarti qui " "Ci vengo spesso, mi piace perché posso starmene per conto mio, e tu invece come mai da queste parti?" simulando finta indifferenza. Ecco era giunto il tempo. Il momento della verità. "Veramente ...io avevo bisogno di parlarti " "Mhh...?" "Non so dove abiti è un caso fortuito che ti abbia incontrato qui... " "Ma davvero? La vita è piena di strane coincidenze, eh? " e il tono risultò leggermente amaro. "Comunque dimmi ti ascolto," Aveva l'aria un po' sconsolata. Lei non sapeva da che parte iniziare. Lij le stava davanti con le mani in tasca e l'aria che sembrava assolutamente incurante del fatto che erano di nuovo insieme a parlare dopo tutti quegli anni. La fissava con quel suo sguardo incantatore e il colore dei suoi occhi risultava ancora più blu a causa della luce del sole. "Non so da dove iniziare " si arricciò una ciocca bionda fissando il suolo. "Non ti è ancora passato il vizio di tormentarti i capelli?" le disse e istintivamente le sfiorò una guancia con il dorso della mano. Si guardarono increduli per un attimo. Poi lui bruscamente si voltò. Klaudia era rimasta stupita. Per una frazione di secondo aveva rivisto Lij diciottenne. Quando i suoi occhi erano pieni d'amore per lei e le sue mani l'accarezzavano come se fosse stata cristallo purissimo. "Allora? Cosa mi devi dire? Non vorrai che ci facciamo notte qui " era tornato scontroso. Le dava ostinatamente le spalle tentando di mantenere il controllo sulle proprie azioni. Non riusciva a capacitarsi di come avesse potuto fare un gesto simile. - Stupido, stupido! Ma che ti è preso? - scosse impercettibilmente la testa. E in quello stesso istante udì tre parole che non avrebbe mai creduto di sentire uscire dalla bocca di lei in quel momento. "Io ti amo" gli disse con voce chiara e sicura. Elijah istintivamente scoppiò a ridere. Rise così forte che quasi gli uscirono le lacrime. Rise e si passò una mano tra i capelli. Rise ancora e ancora più apertamente. A pieni polmoni. Poi di colpo tornò serissimo. "Guarda che Halloween è passato da un pezzo, se sei venuta qui per prendermi in giro ti avverto che non sono dell'umore adatto" le rispose seccato. |
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"Non ti sto prendendo in giro te lo giuro! " cercava le parole adatte ma tutte le possibili combinazioni di consonanti e vocali del mondo in quel momento le sembravano inadeguate. " Ti prego permettimi di raccontarti tutto da principio " Lij se ne stava in silenzio immobile di spalle. Non un fiato, o un accenno di risposta. Non un movimento. Solo l'orecchio teso. In attesa. Allora Klaudia iniziò a parlare. Rompendo quel silenzio imbarazzante. "E' necessario che tu sappia come stanno realmente le cose e quello che successe 7 anni fa." Si fermò un attimo per prendere il coraggio che sentiva vacillare pericolosamente. - Forza Klaudia ormai sei in pista e devi ballare, non puoi più tornare indietro... - pensò in una frazione di secondo. "Quel giorno quando ti lasciai io ti mentii. Non era vero che non ti amavo, anzi ti amavo così tanto che non so ancora capacitarmi di come ho avuto il coraggio di dirti tante sciocchezze " "Sciocchezze? Mi pare che Sean te lo sei sposato per davvero, ti ho vista sai, quel giorno di maggio quando sei uscita dalla chiesa " la voce gli tremava, faticava a mantenere la calma. L'aveva vista? Oddio quanto male gli aveva fatto e stava per fargliene ancora ma non c'era via di scampo, non poteva continuare ad andar avanti con quel peso sulla coscienza e lui aveva il diritto di sapere. "Si è vero ma ho sbagliato. Non avrei dovuto sposarlo, ma ero confusa, non sapevo che fare, tu eri così giovane e io temevo i miei stessi sentimenti. Non avevo mai amato nessuno prima di te, e non avevo mai provato nulla di simile e ne ero spaventata. Senza di te mi sentivo incompleta e questo mi faceva sentire debole " "Non ti sembra un po' tardi con i ripensamenti? Ammesso e non concesso che quello che dici sia vero che senso ha parlarne ora? Tu sei sposata ormai " la interruppe. Quella conversazione gli stava procurando un certo fastidio. Gli riportava alla mente cose che avrebbe voluto solo dimenticare. "Non più " disse lei. Lij si girò di scatto. "Cosa? " "Io e Sean ci siamo lasciati alcuni mesi fa lui ha scoperto di te, abbiamo litigato, ho vissuto dei mesi terribili poi mi ha concesso il divorzio e nello stesso periodo purtroppo è morta mia madre " Aveva iniziato a piangere. Lij era rimasto impietrito. "Mi dispiace per tua madre anche se non la conoscevo " La guardò. In quel momento sembrava così indifesa " Ma Klaudia questo non cambia le cose. Ormai le nostre vita hanno preso strade diverse e io sto cercando di dimenticare. Tu mi hai fatto molto male e io purtroppo non riesco a perdonarti. Se questo è un tentativo di rimediare sappi che non funziona, non mi serve a nulla che tu dopo 7 anni mi venga a dire queste cose, ormai il danno è fatto, e tu non puoi fare nulla per ridarmi la fiducia nell'amore che mi hai tolto in quel modo così brutale quel giorno. Se è vero poi che eri realmente innamorata di me questo mi rende la cosa ancora più inaccettabile. Io non sono mai fuggito dai miei sentimenti per te, mai. Tu si e questo fa di te una vigliacca e io non voglio una donna così accanto." Lei lo fissava con le lacrime agli occhi. L'espressione di lui si era fatta molto seria. "Per favore lasciami in pace, vivi la tua vita e dimentica quello che è stato, non serve a nulla rimuginarci sopra, il passato non si cambia." "C'è un'altra cosa che non sai " Elijah sbuffò "La devo proprio sapere? " "Si devi." Era determinata ma lui avvertì come una sfumatura di paura nella voce di lei. Improvvisamente il turbamento che gli stringeva lo stomaco si fece più forte. Non sapeva perché ma temeva le parole che stavano per uscire da quelle labbra in passato tanto desiderate. |
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FINE
DICIASSETTESIMA PUNTATA
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