DICIASSETTESIMA PUNTATA


Jo si era svegliata abbracciata a lui, la luce del mattino filtrava appena dalle finestre e in quella casa regnava il silenzio assoluto. Aveva iniziato a guardarlo... era così carino mentre dormiva! La notte era stata stupenda, anzi lui era stato stupendo… erano stati benissimo ma era proprio quello il punto.
Provò l'impulso di alzarsi, andarsene e lasciarlo alla sua vita, proprio come aveva fatto con Tony, ma si doveva convincere che non era come sua madre e che sarebbe stata capace di non farlo soffrire... così rimase lì, a guardarlo e ad ascoltare il suo respiro beato in attesa che si svegliasse per poter rivedere quegli occhi splendidi che l'avevano guardata con desiderio per tutta la nottata....
Nigel socchiuse gli occhi, con un sospiro. Ma la prima cosa che vide fu il volto di Jo, e immediatamente un pensiero gli attraversò la mente. Nessun sogno poteva competere con quella realtà. Avere quella meravigliosa ragazza fra le braccia!... Non disse niente. Parlare avrebbe potuto spezzare quel momento perfetto. Ma lei lo stava guardando, e non riuscì a trattenere un sorriso.
Cavoli! Era quella la verità! Si era innamorato... Era innamorato di lei!... La guardò come se la vedesse per la prima volta. Come era possibile che desiderasse così tanto baciarla anche appena sveglio?... "Jo... Questo sì che è un 'buongiorno' degno di questo nome!..." mormorò, prima di sfiorarle le labbra dolcemente, non in un vero bacio, ma in una tenera carezza.
"*Dormito* bene?" gli chiese sorridendo, già perché non avevano dormito molto...
"Ho dormito?..." chiese Nigel. "No... credevo di aver sognato, ma mi sbagliavo." Sorrise. "E tu?"
"Io mi sono riposata giusto cinque minuti e poi ti ho osservato... sei così carino quando fai la nanna...."
"Ah... Allora tu sei in vantaggio su di me!..." Sul viso gli si dipinse una smorfia buffa che lo fece apparire molto più giovane. "Non è leale, lo sai?..."
"Bè se non ti svegli io ne devo approfittare! Comunque magari la prossima volta toccherà a te...."
Lo aveva detto davvero?!... Sì! Lei aveva proprio detto 'la prossima volta'!!
Il cuore di Nigel fece una capriola. Non ci aveva pensato... Quello era un inizio!... "Jo..." esitò. Aveva un milione di cose da dirle. Ma non sapeva da dove cominciare. "Vorrei restare qui per sempre!..."
"Anche io...ma purtroppo il mondo non aspetta noi! Forza pigrone!" Si alzò per dirigersi in cucina. "C'è qualcosa da mangiare? Ti preparo la colazione!"
Avrebbe veramente voluto rimanere lì per sempre ma il Rebellion's House non poteva rimanere senza di lei per più di un giorno...


Roger aveva fatto colazione molto in fretta, ed era uscito dalla villa.
Quella notte non aveva dormito nella propria camera. Amanda era là, nel suo letto, e lui invece non voleva averla vicino. Non sapeva dire cosa gli stava succedendo, ma sentiva che non riusciva più a sopportare quella situazione.
Anche per questo era andato via. Aveva in programma di raggiungere gli uffici della WTWR il più presto possibile, perché voleva mettersi subito al lavoro e prendere confidenza con l'ambiente degli studi televisivi.
Appena arrivato, fu accolto da Rudy Prescott, vice-direttore dell'emittente, e Maria Lorenzi, che era stata segretaria del precedente Manager della WTWR, e ora era stata promossa assistente personale di Roger.
Ovviamente, anche Jake Barnes era lì. Roger organizzò quindi una riunione estemporanea per discutere insieme delle modifiche che bisognava portare ai programmi. Dopo tutti gli anni di esperienza che aveva accumulato alla WSPR, aveva le idee chiare.
La cosa principale da affrontare era l'organico interno dell'emittente. E poi, ovvio, il palinsesto.
"Quali cambiamenti ci saranno?" chiese Prescott.
"Daremo al pubblico ciò che vuole. Notiziari particolareggiati con approfondimenti sulla situazione internazionale, oltre che sulla situazione locale, e programmi di intrattenimento con molta musica per i giovani. E poi... un programma dove il pubblico possa intervenire ed esprimere le proprie opinioni."
Prescott era scettico. "La WTWR è una televisione a carattere locale... Non abbiamo i mezzi..."
Le labbra di Roger si piegarono in un sorriso d'acciaio. "Sbagliato!... È proprio questo il punto. Amplieremo il raggio d'azione della WTWR e conquisteremo nuovi sponsor. Aumentando la fascia pubblicitaria, aumenteremo anche i mezzi economici dell'emittente."


Amanda era stata svegliata da un rumore, ma non aveva saputo riconoscere di che tipo di suono si era trattato. Forse era solo il vento fuori dalle finestre. E quando si era girata nel letto aveva scoperto di aver dormito da sola. Roger non era stato lì. Il posto accanto a lei era ancora intatto, come quando si era coricata la sera prima. Dove poteva aver dormito?... Forse in una delle tante camere degli ospiti?!..........
Era arrivato fino a quel punto, pur di non dormire con lei???.................
Nei suoi occhi scuri brillò un lampo di tempesta. Perché??....... Perché mai Roger le stava sfuggendo in quel modo???
Eppure, lui aveva detto che non era sua intenzione divorziare. Che nulla era cambiato tra loro......................
Ma, invece sì, qualcosa era cambiato, doveva esserlo per forza!!! E certo, il suo lungo viaggio in Europa non aveva migliorato le cose...........
Però i problemi c'erano già da prima..............
Eppure doveva convincerlo. In qualche modo doveva riuscire a riavvicinarsi a Roger. Insieme potevano fare grandi cose. E lei aveva bisogno di lui..........
Come poteva fare in modo che lui avesse bisogno di lei??
Si era alzata dal letto e si era chiusa in bagno, restando sotto la doccia più a lungo del solito........
L'acqua calda che scorreva sulla sua pelle l'aiutava a riflettere e le distendeva i nervi.
Si truccò e si vestì, scegliendo un tailleur rosa cipria con una camicetta di raso bianca che si intravedeva nell'incrocio della scollatura. Orecchini di corallo rosa e scarpe in tinta col vestito. Era ancora una bella donna!!!!!!!
Qualunque uomo della città avrebbe fatto carte false per stare con lei.............
Perché invece Roger la teneva a distanza??..................


La sua colazione era stata semplicemente un cappuccino all'italiana. Era troppo nervosa per mangiare qualsiasi altra cosa..........
Chiese a Justin dove fosse andato suo marito. La risposta fu che Roger aveva lascito detto di essere rintracciabile agli studi della WTWR.
E allora......... A cosa serviva restare a casa??............. Soprattutto considerando il fatto che la sua sola compagnia in quell'enorme villa era la vecchia Harriet, la quale -sì- la trattava con rispetto, ma era evidente che lo faceva solo per educazione. Non c'era simpatia nei suoi occhi, quando si sentiva fissata da lei................
No!............. Restare a casa, no!!!!!! Per fortuna Leo le aveva riportato la sua macchina. Così era di nuovo libera di muoversi per conto suo. Libera di andare dove voleva.
E lei in quel momento voleva raggiungere Roger. Era sempre così. Si comportava sempre allo stesso modo con gli uomini. Più loro le sfuggivano e più lei li inseguiva, li tormentava, li ossessionava............. Finché non li aveva sotto il suo potere!
Quello fu il pensiero decisivo che la spinse ad uscire. Diretta alla WTWR!!!!!!...................


La sede della WTWR era un palazzo in vetro e cemento. Amanda lo trovò piuttosto bruttino, esternamente. C'era però un bel parcheggio, del quale approfittò subito. Poi entrò dall'ingresso principale e chiese al bureau quale fosse il piano degli uffici della direzione.
"Dodicesimo piano" rispose un giovanotto sulla trentina, il cui incarico era evidentemente quello di passare il tempo a fare parole crociate.................
Amanda pensò che alle Industrie Spaulding quel tipo sarebbe stato licenziato su due piedi, ma ovviamente quelli non erano affari suoi. Però avrebbe sicuramente dato qualche consiglio a Roger................
Prese l'ascensore e salì fino al dodicesimo piano. Visto dall'interno, il palazzo non era poi così male. C'erano piante sparse in giro a rallegrare l'ambiente e grandi foto di Aurora e di alcune persone dello spettacolo appese qua e là alle pareti. Certo si capiva che si trattava solo di una piccola stazione televisiva. Ma del resto quella era Aurora e non Chicago!!!!!
Una bella ragazza le venne incontro. "Posso aiutarla?.........."
"Sono Amanda Spaulding Thorpe, sto cercando mio marito, Roger Thorpe. Dove posso trovarlo??.............."
La ragazza sgranò leggermente gli occhi. "Ohhh.........." Ovvio che conosceva il nome di Roger. "Certo, certo, mi segua........ L'accompagno nel suo ufficio........ Anche se credo che ora il signor Thorpe sia impegnato in una riunione con il signor Barnes..........."
Naturalmente. Amanda non ci aveva pensato ma era logico che anche Jake Barnes fosse lì.
E quella era una cosa che poteva sempre tornare utile................


Jake aveva ascoltato Roger con attenzione e le sue idee gli piacquero molto... e decise di intervenire a suo favore: "Anch'io sono d'accordo con Roger." Prese una pausa di riflessione e nel frattempo guardò il suo socio «Uomo in gamba non c'è che dire» pensò e poi riprese a parlare dicendo...."Che ne direste di organizzare anche un talk show? Ovviamente l'argomento saranno i giovani con i loro problemi. Se qualcuno si offre di condurlo, bene, altrimenti ci potrei pensare io stesso e potrei essere affiancato da una giovane aiutante."
«E qui potrei fare entrare in scena Jessie» pensò soddisfatto. Infatti, anche se la ragazza non aveva ancora molta esperienza pratica... era convinto che se qualcuno le dava un po' di fiducia, lei ci sarebbe riuscita alla grande.
Sarebbe stata un'occasione unica per lei e questo l'avrebbe aiutata a non pensare ai suoi problemi... Perché aveva appunto notato che da qualche tempo, qualcosa non andava in lei e lui sentiva il forte desiderio di aiutarla.
«Strano…» si disse... Infatti Jake stava provando per quella ragazza un sentimento paterno e non riusciva a capirne il motivo...


"Rebelson!...." Mick scese dall'auto, fischiò e poi chiamò di nuovo: "Rebelson, vieni qui!..."
Il collie corse accanto a lui e si rizzò sulle zampe posteriori appoggiandosi al suo petto. "Sì, sì... Ho capito! Anche tu sei contento!..." Michael rise. "Andiamo, su."
Si sentiva un po' in colpa. A causa dei turni di servizio non aveva molto tempo da dedicare al suo amico a quattro zampe. Ma lui era un poliziotto, prima di tutto, e doveva pensare al suo dovere. Però ogni minuto libero era dedicato a Rebelson. Del resto... Quel cane era tutta la sua famiglia, ormai, da quando Georgia lo aveva lasciato, portando via il piccolo Samuel.
Certo, c'erano i suoi genitori, e poi c'era Charisse. Ma loro avevano la loro vita, così come lui aveva la sua. E Rebelson era il suo amico fedele. Poteva contare su poche cose nella vita. La sua collega, Katherine Chandler, la sua pistola, e Rebelson!
Entrò nel parco dell'Aurora University e si diresse in uno degli edifici del complesso centrale. Arrivò davanti a un ufficio e sul vetro della porta si leggeva: College of Education - Direttrice: Prof. Charisse Knight.
Bussò e la voce di una donna rispose: "Avanti!"
Mick entrò e squadrò con finta severità la donna seduta dietro la scrivania. "Insomma, Char! Possibile che tu non riesca a fare a meno delle tue scartoffie?!..."
"Fratellino!..." Charisse si alzò e gli corse incontro, abbracciandolo.
"Sì, sì... Fratellino! Sei più grande di me di soli quarantacinque minuti!..." Ma le sorrise. Le voleva molto bene. Erano gemelli, ma ovviamente non si somigliavano affatto, sia fisicamente che caratterialmente. Tuttavia erano molto legati.
"E allora?! Non pretenderai mica che ti chiami 'fratellone', vero???"
"No, di certo!... Ma forse io dovrei chiamarti 'sorellona', che ne dici?..."
"Oh, sei un grosso sciocco!..." Lo trascinò fino a una sedia. "Avanti, siediti qui e parliamo un po'... Non ho molto tempo da dedicarti, perché come al solito ho una mattinata frenetica e molti appuntamenti."
"Ah... beh, se è così che si tratta un fratello!... Allora è meglio che me ne vado e torno un'altra volta!" E fece per andarsene.
"Fermo lì!... Non ci provare, Michael Angel Knight!... E prendi esempio dal tuo cane che è molto più saggio di te."
Mick fissò Rebelson che si era accucciato sotto la finestra e li guardava paziente.
"Traditore!... Ne riparliamo a casa!..." disse. Ma poi sorrise e si sedette vicino a Charisse.


La prima riunione alla WTWR era finita. E Roger era soddisfatto.
Nonostante tutto, il personale dell'emittente era valido, e lui aveva molti progetti per il futuro.
Inoltre... L'idea di Jake gli era piaciuta. Forse il suo nuovo socio non era tanto male dopotutto.
Stava iniziando un nuovo capitolo della sua vita. E non voleva ascoltare quella vocina interiore che gli diceva che la scelta di occuparsi nuovamente di una emittente televisiva era solo un tentativo di riesumare il passato.
Era rimasto solo nell'ufficio. E ricordò che doveva fare una telefonata...


Joanne si era arrangiata con quel che poteva e aveva preparato la colazione a Nigel, portandogliela a letto come nei migliori film...era anche riuscita a chiamare Tony ringraziandolo per aver controllato il Rebellion's House e gli aveva dato la giornata libera...
Senza neanche darle il tempo di mangiare un biscotto, il telefono squillò...era il numero di Roger.
"Pronto?"
"Joanne, sei tu?... Spero di non disturbare. Tutto bene?..." disse Roger.
"Roger! Tu non disturbi mai!! Io tutto bene e tu? Sinceramente avevo perso le speranze di ricevere una tua telefonata..."
Il tono di Joanne fece uno strano effetto a Roger. Ma lui aveva delle cose molto importanti da dirle. "Sto bene, grazie. Ti ho chiamato perché vorrei chiederti di dedicarmi un po' di tempo. Ho bisogno di parlare con te. Quando possiamo incontrarci?"
"Ti direi oggi ma ho ieri ho lasciato il locale in mano ad altri e non so come lo ritroverò! Domani ti va bene? Anche io devo parlarti..." Le avrebbe fatto piacere rivedere Roger, gli avrebbe anche parlato un pò di Amanda...
"Perfetto! Allora passerò al Rebellion's House domani sera." Una pausa e poi: "Grazie ancora, Joanne..." Quindi chiuse la comunicazione.

Jessie finalmente si svegliò... Era da tanto tempo che non dormiva così bene e tutto questo era grazie a Lij e a Jake.
Con calma si alzò dal letto e salutò il suo piccolo amico che purtroppo però stava passando un brutto periodo dovuto alla scomparsa di Oscar.
Infatti, André sentiva terribilmente la mancanza della sua Oscar e questo lo stava privando della sua voglia di vivere. Inoltre influiva molto anche il fatto di non avere più la zampa anteriore e questo lo demoralizzava moltissimo.
Aveva smesso persino di mangiare e bere. La ragazza lo aveva portato dal veterinario che lo aveva visitato con cura ma il suo stato d'animo dipendeva da un fattore psicologico e non da malattie che si potevano curare. André voleva
raggiungere la sua Oscar e nessuno poteva farci più niente.
Jessie si ritrovò seduta sul pavimento con in braccio il suo cane e con la mente tornò a quando per la prima volta vide Oscar e André.
Lei aveva 12 anni e stava giocando con il pallone da sola quando aveva sentito la siepe muoversi e con grande sorpresa erano sbucati fuori due cagnolini dall'aspetto malconcio...
Jessie aveva chiamato la mamma e insieme li avevano portati dal veterinario.
Il medico fece loro tutte le cure necessarie e dopo due giorni, Jessie poté portare i suoi nuovi amici a casa....
André richiamò Jessie alla realtà e la ragazza gli accarezzò dolcemente la testa. Ora doveva proprio andare.
Il tempo di mangiare qualcosa e via... verso gli studi della WTWR.


L'appuntamento era alle undici.
Università di Aurora, direttrice Professoressa Charisse Knight.
L'aveva chiamata quella mattina stessa.
Il telefono era squillato presto e l'aveva letteralmente buttata giù dal letto. Non aveva dormito molto la notte precedente e quei continui dolori al ventre la tormentavano. Ma fossero stati solo quelli il suo problema... in ogni caso quella era sta davvero una bella notizia. Aveva davvero bisogno di lavorare e quel colloquio arrivava al momento più opportuno.
Ora camminava a passo svelto su una strada lastricata di bianco che tagliava di netto il grande parco dell'università. Intorno a lei gruppi di studenti che ridevano, studiavano sdraiati sull'erba, si tenevano per mano... aveva un po' di nostalgia di quegli anni. Era stata la migliore del suo corso. Possedeva una naturale predisposizione per lo studio del cielo.
Persa in quei ricordi quasi non si era accorta che era giunta all'ingresso.
La struttura era un misto di antico e moderno che combaciavano perfettamente insieme.
Davvero graziosa a vedersi. Dentro era tutto un via vai di ragazzi e professori.
Fermò una studentessa e le chiese cortesemente dove potesse trovare la professoressa Knight e la ragazza le indicò un ufficio con una porta a vetri.
Si diresse nella direzione suggeritale e si fermò di fronte alla porta.
Prima di entrare prese un profondo respiro. Aveva voglia di lavorare e avrebbe cercato di dare la migliore impressione possibile. Allora bussò e attese risposta.
Charisse sospirò. Già finita la pausa?... Come volava il tempo quando era con Mick! "Avanti, la porta è aperta!" disse. E guardò suo fratello con un'aria rassegnata, come per dire 'Che ti avevo detto?'...
Klaudia abbassò la maniglia ed entrò con passo sicuro.
Sfoggiò un luminoso sorriso e si avvicinò alla donna che la guardava da dietro una scrivania piena di fogli e libri.
"Buongiorno sono Klaudia Mckellen e sono qui per il colloquio di lavoro" e le porse la mano.
Charisse strinse la mano che l'altra le porgeva. "Molto lieta, io sono Charisse Knight, responsabile del Campus." Poi si girò verso Mick, che si era alzato in piedi e fissava la donna appena entrata con una certa freddezza. "Questo è mio fratello Michael, che è qui in visita e sta per andarsene..."
Michael guardò prima Charisse poi tornò a fissare Klaudia. "Mia sorella sta cercando di farmi capire che sono di troppo, immagino..." Sorrise. "Ma non ci siamo già visti da qualche parte, noi due?"


Klaudia squadrò quell'uomo. Era alto e molto affascinante. La osservava con una strana espressione che non riuscì a decifrare.
Ma non gli era del tutto sconosciuto...dove l'aveva già visto? "Non credo anche se il suo viso mi è familiare..." e accennò un sorriso schiudendo leggermente le labbra sui denti perfetti.
Nella mente di Mick si accese una lampadina! Il Country Club!...
Quella era la ragazza che aveva notato la sera dell'Easter Dinner.
Sì, era proprio lei. L'aveva vista quando lui e Kathie avevano fermato i due ragazzi che si erano picchiati. "Sì... probabilmente mi sbaglio. Forse la confondo con un'altra persona."
Charisse appoggiò una mano sulla spalla del fratello. "Il cuore mi sanguina, fratellino, ma io e la signorina McKellen dobbiamo parlare di lavoro."
"Va bene, va bene, me ne vado." La baciò sulla guancia. "Ci sentiamo presto."
Rebelson si alzò e scodinzolò avvicinandosi al padrone.
"Signorina McKellen, la saluto!..." disse, e poi uscì, richiudendo la porta.
Rispose con un cenno del capo al saluto e lo osservò uscire con il cane al seguito.
"Non faccia caso a mio fratello. Sa, fare il poliziotto non ha migliorato affatto il suo carattere! Ma prego, si accomodi... Ho letto con molta attenzione il suo curriculum. Lei ha un'ottima preparazione. Sarebbe interessata a un posto di assistente, qui da noi? La nostra Facoltà di Geologia ha proprio un posto vacante..." disse Charisse, rivolgendo un sorriso a Klaudia.
Lei rispose meccanicamente a quel gesto. Fissò la direttrice negli occhi sempre sorridendo.
"Sarei molto interessata a dire il vero era proprio quello che stavo cercando..."


Kyle si stava annoiando in ospedale, ma ancora per poco e poi sarebbe uscito...
Finalmente!!!!!!
«Chissà, come starà Jessie» pensò «Speriamo che non le sia successo niente altro.»
Ad un certo punto chiuse gli occhi e si addormentò... Sognò la sua Jessie che si trovava da sola vicino al faro e stava ammirando il lago... La chiamò e lei si voltò a guardarlo... Sembrava che gli sorridesse ma ad un certo punto...
Kyle sentì le parole del padre e Jessie improvvisamente cambiò espressione...
Lo guardava con occhi che esprimevano disprezzo e lui voleva chiamarla ma non usciva nessun suono dalla sua voce. Ad un certo punto vide una luce luminosissima che lo stava accecando... Quando la luce del faro scomparve, lui cercò Jessie e la vide di nuovo che stava osservando il lago... Voleva raggiungerla ma le sue gambe non si mossero... Una forza misteriosa lo costringeva a stare fermo e immobile... Non capiva cosa stava succedendo e quando ritornò a guardare Jessie la vide in compagnia di qualcuno... Jessie e lo sconosciuto si voltarono verso Kyle, felici. Si stavano sorridendo e si baciavano... Kyle si era messo di nuovo ad urlare, ma niente... Non poteva neanche parlare... E quando i due ragazzi passarono vicino a Kyle, non lo videro nemmeno anche se il ragazzo aveva tentato di afferrare Jessie ma senza successo.
"Nooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"
Kyle si svegliò urlando e questa volta poté sentire la sua voce.
Quello che non gli era piaciuto nel sogno era stato il fatto di aver visto Jessie che baciava non un ragazzo qualsiasi ma proprio lui... Lij Wood e questo non lo poteva sopportare. «Cosa staranno combinando quei due?? Jessie ti amo, aspettami ti prego.» pensò e subito dopo si riaddormentò.


Il colloquio era andato decisamente bene.
D'altronde con le sue credenziali era difficile che potesse andare diversamente.
Klaudia camminava tranquilla per il lungo corridoio che la stava conducendo all'uscita.
Appena varcata la soglia il sole la costrinse a chiudere gli occhi per un istante.
"Accidenti gli occhiali... me li sono dimenticata..."
Frappose una mano tra lei e il cerchio brillante in cielo davanti a sé.
E il vento le sfiorò il volto pallido con una carezza tiepida, giocando tra i suoi capelli ed intrecciandoglieli tra le dita della mano sollevata davanti al volto per farsi ombra.
Poi l'attenzione le cadde sull'uomo che aveva incontrato pochi minuti prima nell'ufficio della Professoressa Knight
Se ne stava in piedi nel parco, poco distante da lei a giocare con il proprio cane.
Sorrideva. Sembrava a suo agio.
Come aveva detto di chiamarsi?
Michael, giusto.
Mick la vide e le andò incontro. "Miss McKellen... Come è andato il colloquio con mia sorella? Vedo che è sopravvissuta!...."
Lei istintivamente sorrise. "Bè ho dalla mia anni di studio, a qualcosa saranno serviti... e comunque sua sorella è una donna estremamente gentile Signor Knight..."
"Signor Knight?!... Oh no! Per carità!...... Se non vuoi uccidermi, chiamami Mick, ti prego!..." disse Michael. In quel
momento, Rebelson si intrufolò tra i due e guaì per richiamare la loro attenzione. "Ah, sì, certo! Vuoi essere presentato anche tu, vero? È giusto. Allora, signorina McKellen, ho l'onore di presentarle il mio fedele compagno di scorribande, Rebelson."
Accarezzò la testa della bestiola e disse: "Da bravo, Rebelson, comportati bene con la signorina. Altrimenti Charisse se la prenderà con me!"
A Klaudia uscì spontanea una risatina. Sembrava meno orso di quello che le aveva detto la direttrice-sorella.
"Allora dobbiamo pareggiare i conti Mick, mi chiami pure Klaudia..." e chinatasi su Rebelson gli poggiò una mano sulla testa "..e tanto piacere anche a te!"
Poi si raddrizzò tornando a fissare Mick negli occhi.
«Avevo visto giusto!» si disse Mick. «Questa donna ha un paio di occhi stupendi.»
Il suo sesto senso lo avvertì del pericolo.
Correva il rischio di ripetere lo stesso errore che aveva fatto con Georgia.
Ma quella era la vita. E lui non era un monaco. "Bene, Klaudia... Posso offrirti un caffé?"
Lei rimase un attimo perplessa. La stava invitando... allora annuì col capo.
"Grazie molto volentieri, sai sono nuova di qui e praticamente ancora non conosco nessuno..."
In quel momento squillò il suo cellulare. Guardò sul display. Era suo padre. Non poté evitare di preoccuparsi. Era sempre in pena per lui dopo la morte della madre. La sua salute era precaria e il suo umore variabile in modo quasi drammatico alle volte. Chissà cosa voleva.
"Oh è mio padre... scusami Mick ma devo proprio andare, mi dispiace, ci vediamo va bene?" e in men che non si dica, quasi senza attendere una risposta da lui, si volatilizzò nella luce chiara di quella mattina di maggio.


Nigel era rimasto in disparte. Ma aveva sentito bene. Joanne aveva pronunciato un nome. Roger. Quindi il suo legame con Roger Thorpe era ancora in piedi. Che stupido. Come aveva potuto pensare che una sola notte potesse cambiare le cose? Joanne non gli apparteneva. "Qualche problema?..." chiese cercando di usare un tono casuale.
Jo notò una punta di gelosia nella voce di Nigel e decise di farlo rodere un po'... così, per scherzare...
"No era Roger, dobbiamo vederci per parlare.. ed era anche preoccupato perché non mi ha visto ieri al locale..."
Lui sentì i muscoli tendersi con uno spasmo doloroso. Una fitta di gelosia lo pungolò crudelmente. Sì, era geloso. Perché l'amava. E la voleva solo per sé. Improvvisamente, reagì in un modo che non si sarebbe mai immaginato. La prese per le spalle e la fece girare verso di sé. "Joanne!!!" Ora stava annegando negli occhi vellutati di lei. "Non farmi impazzire! Tu sei l'amante di Roger Thorpe??"

Come un lampo, un ricordo ancora troppo vivo le attraversò la mente... spinse via Nigel.. "E anche se lo fossi? Non ti azzardare più a toccarmi così!! Comunque tanto per fartelo sapere, stavo scherzando.. devo vedere Roger per parlare di Amanda!!" Si alzò, era troppo agitata per stare ferma...
Nigel si passò una mano fra i capelli, ricacciando indietro delle ciocche ribelli che gli ricadevano sulla fronte. Cosa gli era preso?!... "Scusami!" disse contrito. Ma nel suo sguardo non c'era traccia di pentimento. "Hai ragione tu. Non ho nessun diritto su di te." Andò al rubinetto e si versò in un bicchiere dell'acqua fresca, che mandò giù d'un fiato. Ma avrebbe voluto che fosse del whisky di puro malto, invece! Sentiva il bisogno di qualcosa di forte. "Dopotutto," disse con amarezza. "Abbiamo solo passato una bella notte insieme. E dormire insieme, fare sesso, non significa niente, giusto? Non ci sono legami tra noi!"
Lei cercò di calmarsi... "La pensi così veramente?" Non capiva se Nigel avesse parlato così perchè ce l'aveva con lei o
perché era la verità... continuò doveva dirgli che tra lei e Roger non c'era niente.. "Comunque io non sono l'amante di Roger. E' vero, siamo stati a letto ma eravamo tutti e due mezzi ubriachi e abbastanza disperati.. Prima ti ho detto così perché... cioè non toccarmi più in quel modo."
Nigel la fissò in modo strano. Le parole di lei avevano toccato un punto vicinissimo al suo cuore. E lei aveva parlato con un tono che lui non avrebbe mai dimenticato per il resto della sua vita. "Mi dispiace..." disse di nuovo. E questa volta era sincero. "Joanne... Forse ti sembro matto. Ma no... Non penso neanche una parola di quel che ti ho detto prima. E non mi importa se sei andata a letto con il signor Thorpe! Non m'importa!... Mi importa solo che... Joanne!" Le tornò accanto. Voleva abbracciarla ma ora non aveva più il coraggio di toccarla di nuovo. "Joanne... Io ti amo!" Accennò un sorriso. "È proprio vero, sai? Mi sono innamorato di te... E sono geloso. Disperatamente geloso! Perdonami!..."
Innamorato... addirittura! Aveva proprio cotto a puntino quel ragazzo!! "Nigel io...io non so se ti amo ma voglio comunque stare con te! Sei perdonato..." Provò a sorridere ma nella sua mente scorreva quella scena, quella maledettissima scena. Aveva bisogno di un po' d'aria, prese una sigaretta e uscì sul portico...


Quella sera la lezione di hip hop era durata più del previsto e così Jo aveva perso l'autobus che l'avrebbe riportata a casa...Boston faceva un po' paura di sera ma lei non era tipo da spaventarsi facilmente... Decise di prendere una scorciatoia per riuscire ad arrivare a casa prima; con passo deciso imboccò un vicoletto...
Mentre camminava sentì una presenza dietro di lei, non appena se ne accorse sentì delle mani che la prendevano per le spalle e la trascinavano all'indietro... erano in quattro, non li aveva mai visti ma non avrebbe mai più potuto scordare le loro voci. La spinsero a terra mentre si dibatteva cercando di liberarsi e iniziarono a riempirla di calci e pugni forse per sfinirla un po' in attesa di cominciare il divertimento vero e proprio... La sua più grande paura si era materializzata in quel momento perché nessuno la sentiva, lei urlava e nessuno poteva sentirla... ma prima che accadesse il peggio, qualcuno la salvò. Derek e i suoi amici riuscirono a liberarla e la aiutarono a riprendersi durante le settimane seguenti...

Un brivido la scosse e la fece tornare al presente. Ormai era tutto finito ma quel gesto di Nigel l'aveva agitata...
Lui si rese conto che qualcosa in lei non andava. Ma incoraggiato dalle sue parole le si avvicinò di nuovo. "Jo...?"
Si tenne momentaneamente a debita distanza anche se in cuor suo sapeva che Nigel non le avrebbe mai fatto niente.. "Dimmi..."
"Davvero vuoi stare con me?" le chiese. E trattenne il respiro, in attesa della risposta di lei.
"Certo che voglio stare con te!! Ho avuto sempre storie di poca importanza ma credo che questa volta sarà diverso... perché tu sei diverso..."
Lui la fece girare, lentamente. "Ti prego... dimmi cosa ha significato per te questa notte... Ho bisogno di saperlo!"
Voleva togliere nuovamente le mani di Nigel ma non lo fece, doveva superare quell'agitazione. "Un inizio Nigel... Non so come andrà a finire ma voglio provarci e farò di tutto per farla funzionare..."
Lui sospirò e sorrise. La lasciò andare e resistette alla voglia che aveva di stringerla e baciarla ancora. Voleva che fosse
lei ad avvicinarsi. Se lo avesse voluto. "A questo punto... Anche se non vorrei mai andar via da qui... Credo che dovremmo metterci in viaggio per tornare ad Aurora!" Un momento di esitazione. "Anche io farò di tutto perché le cose tra noi funzionino. Jo, te lo giuro! Su di me potrai sempre contare!"

Klaudia era scappata via a velocità della luce, e lui non aveva praticamente neanche avuto il tempo di dirle 'ciao'...
Rebelson le era trotterellato dietro per qualche metro, ma Mick lo richiamò con un fischio breve e deciso.
"No, amico." Accarezzò il cane per consolarlo. "Ho imparato dalla vita che per quanto ti possa piacere una donna, non devi mai correrle dietro!..."
Il cane lo guardava con occhi pieni di curiosità, come se capisse ogni parola. Mick sorrise. "Lo so... Lo so. È davvero bella. Ma adesso andiamo. Fra un'ora devo prendere servizio, e credo sia il caso di mangiare prima qualcosa. Dovresti aver fame anche tu..."
Chiunque lo avesse visto parlare con Rebelson lo avrebbe preso per matto. Ma Mick non era né matto né ridotto alla disperazione.
Se non aveva una donna era una sua scelta. Aveva sofferto troppo con Georgia. E sentiva crudelmente la mancanza di suo figlio.
Samuel aveva sei anni, e lui non lo vedeva da quando sua moglie -per la precisione, la sua ex-moglie- lo aveva portato con sé, tre anni prima. Georgia e Samuel vivevano a Winnipeg, in Canada. Ogni tanto li sentiva per telefono...
In effetti non era una sorpresa che il loro matrimonio fosse naufragato miseramente, rifletteva Mick, alcuni minuti dopo,
sorseggiando una birra e sbocconcellando un hot dog. Non era stato amore. Ma una violenta passione. E come ha detto qualcuno, le passioni violente bruciano in fretta. Così, dopo tre anni e mezzo di matrimonio lui e Georgia non avevano più nulla da dirsi.
Inutile restare ancora insieme.
Per Mick c'era il lavoro, ora. E alcuni amici sinceri.
Ma non c'era l'amore.
Ripensò agli occhi di Klaudia, ai suoi capelli biondi, al suono della sua risata...
Ma poi scacciò quei pensieri. Non c'era spazio nella sua vita per una donna. Lui non voleva che ci fosse.

Quel parco era davvero bello… anche se aveva l'aria un po' malinconica. Quel giorno poi non c'era quasi nessuno. Ma
era meglio così. Poteva starsene a camminare senza troppa confusione intorno.
Si sentivano gli uccelli cinguettare e volare da un ramo ad un altro inseguendosi. Erano euforici e si rincorrevano sbattendo le loro piccole ali più forte che potevano.
- Fossi nata come loro...libera di volare nel vento... -
Passeggiava cercando di respirare l'aria a pieni polmoni. Voleva togliersi di dosso quel senso di angoscia che l'attanagliava dalla sera in cui lo aveva rivisto… e temeva il momento in cui sarebbe riuscita da incontrarlo di nuovo. Perché avrebbe dovuto confessargli la verità.
Come l'avrebbe presa lui? Sarebbe riuscito a capire?
E poi come sarebbe riuscita a trovarlo? Avrebbe dovuto chiederlo a Nichelle. Ma come si sarebbe giustificata con lei?
- Credo che dovrò raccontarle tutto… -
Da lontano d'un tratto giunse alle sue orecchie l'abbaiare di un cane. Allegro e vigoroso. Sembrava quasi che la stesse chiamando.
Klaudia ne intravide davanti a sé la sagoma in lontananza. Ma era troppo distante.
Istintivamente avanzò. Mano a mano che camminava gli alberi intorno a lei si diradavano lasciando filtrare la luce del giorno.
La strada poi si inclinava in discesa. Mentre passeggiava in quella direzione seguendo quell'abbaiare d'un tratto udì il
rumore dello scrosciare di acqua.
- Forse c'è un laghetto… - pensò e da lontano ne riconobbe il blu della superficie.
Non era grande e mentre vi si avvicinava la radura si apriva sempre più.
Il sentiero finiva proprio lì. Su un prato verde. Qua e là timidi germogli spuntavano tra gli steli d'erba. Si guardò
intorno per cercare quel cane ma sembrava svanito nel nulla.
Poi l'attenzione le cadde su qualcosa. O meglio su qualcuno.
Una persona se ne stava sdraiata sull'erba con le braccia incrociate dietro la testa. Sul volto aveva poggiato un cappello che gli copriva fino al naso e tra le labbra spuntava un lungo filo d'erba.
Indossava una tuta da ginnastica e sembrava addormentato.
Un'improvvisa folata di vento la costrinse a chiudere gli occhi.
Quando li riaprì un bagliore dorato puntò dritto alle sue pupille.
Un ciondolo a forma di gabbiano penzolava abbandonato al lato del collo del ragazzo che stava sdraiato.
Klaudia trattenne il fiato.
"Non è possibile…" mormorò.
E quella flebile voce giunse in qualche modo alle orecchie di lui.
Si tolse il cappello da sopra gli occhi e si alzò a sedere. Per pochi secondi sembrò non realizzare dove si trovasse. Si era appisolato senza accorgersene.
Inclinò la testa in avanti e sputò lo stelo d'erba che aveva in bocca. Poi piegò un ginocchio e vi si appoggiò con un braccio.
Fissò davanti a sé l'acqua placida del laghetto. Il sole si rifletteva sulla sua superficie. Trasse un profondo respiro.
Lei era rimasta impietrita ad osservarlo. Quell'espressione malinconica negli occhi blu. La conosceva molto bene. Quello era il suo Lij.
Poi come tirato da fili invisibili lentamente si voltò verso di lei.
La fissò per un attimo perplesso, poi scrollò la spalle e sospirò.
Con dei movimenti quasi al rallentatore si alzò in piedi.
E avanzò verso Klaudia senza alcuna apparente esitazione.

-Cosa ci faceva lì ? - pensò appena la vide. Il sole illuminava la sua figura.
Indossava dei pantaloni color crema e una camicia bianca. Il volto pallido era privo di ogni traccia di trucco. I capelli leggermente in disordine svolazzavano ribelli a causa del vento che improvviso si era alzato. Se ne stava immobile a fissarlo. Non sapeva bene perché ma appena si era accorto della sua presenza, l'istinto lo aveva fatto alzare e ora lo stava facendo dirigere verso di lei.
Mano a mano che le si avvicinava riusciva a vedere sempre più chiaramente l'espressione dei suoi occhi. Sembrava spaventata.
Chissà perché poi.
Si sentiva nervoso ed era rimasto sorpreso di vederla lì. Ma in quel momento non era infastidito dalla sua presenza. Più che altro la temeva senza capirne il motivo. Era una sensazione strana che sentiva nascergli da dentro, dal profondo dell'anima.
Quando furono finalmente uno di fronte all'altra non riuscì a nascondere bene l'emozione che gli procurò lo sguardo che lei gli lanciò.
"Ciao," disse cercando di apparire più naturale possibile.
Klaudia rimase con tutti i muscoli del corpo in tensione ma la calma con cui Lij le si era appena rivolto la tranquillizzò un poco.
"Ciao, non pensavo di trovarti qui… "
"Ci vengo spesso, mi piace perché posso starmene per conto mio, e tu invece come mai da queste parti?" simulando finta indifferenza.
Ecco era giunto il tempo. Il momento della verità.
"Veramente ...io avevo bisogno di parlarti…"
"Mhh...?"
"Non so dove abiti è un caso fortuito che ti abbia incontrato qui... "
"Ma davvero? La vita è piena di strane coincidenze, eh? " e il tono risultò leggermente amaro. "Comunque… dimmi ti ascolto," Aveva l'aria un po' sconsolata.
Lei non sapeva da che parte iniziare. Lij le stava davanti con le mani in tasca e l'aria che sembrava assolutamente incurante del fatto che erano di nuovo insieme a parlare dopo tutti quegli anni.
La fissava con quel suo sguardo incantatore e il colore dei suoi occhi risultava ancora più blu a causa della luce del sole.
"Non so da dove iniziare…" si arricciò una ciocca bionda fissando il suolo.
"Non ti è ancora passato il vizio di tormentarti i capelli?" le disse e istintivamente le sfiorò una guancia con il dorso della mano.
Si guardarono increduli per un attimo.
Poi lui bruscamente si voltò. Klaudia era rimasta stupita. Per una frazione di secondo aveva rivisto Lij diciottenne. Quando i suoi occhi erano pieni d'amore per lei e le sue mani l'accarezzavano come se fosse stata cristallo purissimo.
"Allora? Cosa mi devi dire? Non vorrai che ci facciamo notte qui…" era tornato scontroso.
Le dava ostinatamente le spalle tentando di mantenere il controllo sulle proprie azioni.
Non riusciva a capacitarsi di come avesse potuto fare un gesto simile.
- Stupido, stupido! Ma che ti è preso? - scosse impercettibilmente la testa.
E in quello stesso istante udì tre parole che non avrebbe mai creduto di sentire uscire dalla bocca di lei in quel momento.
"Io ti amo" gli disse con voce chiara e sicura.
Elijah istintivamente scoppiò a ridere.
Rise così forte che quasi gli uscirono le lacrime.
Rise e si passò una mano tra i capelli.
Rise ancora e ancora più apertamente. A pieni polmoni. Poi di colpo tornò serissimo.
"Guarda che Halloween è passato da un pezzo, se sei venuta qui per prendermi in giro ti avverto che non sono dell'umore adatto" le rispose seccato.


"Non ti sto prendendo in giro te lo giuro! " cercava le parole adatte ma tutte le possibili combinazioni di consonanti e
vocali del mondo in quel momento le sembravano inadeguate. " Ti prego permettimi di raccontarti tutto da principio "
Lij se ne stava in silenzio immobile di spalle. Non un fiato, o un accenno di risposta. Non un movimento. Solo l'orecchio teso. In attesa.
Allora Klaudia iniziò a parlare. Rompendo quel silenzio imbarazzante.
"E' necessario che tu sappia come stanno realmente le cose e quello che successe 7 anni fa." Si fermò un attimo per prendere il coraggio che sentiva vacillare pericolosamente.
- Forza Klaudia ormai sei in pista e devi ballare, non puoi più tornare indietro... - pensò in una frazione di secondo.
"Quel giorno quando ti lasciai… io ti mentii. Non era vero che non ti amavo, anzi ti amavo così tanto che non so ancora
capacitarmi di come ho avuto il coraggio di dirti tante sciocchezze… "
"Sciocchezze? Mi pare che Sean te lo sei sposato per davvero, ti ho vista sai, quel giorno di maggio quando sei uscita dalla chiesa…" la voce gli tremava, faticava a mantenere la calma.
L'aveva vista? Oddio quanto male gli aveva fatto… e stava per fargliene ancora… ma non c'era via di scampo, non poteva continuare ad andar avanti con quel peso sulla coscienza… e lui aveva il diritto di sapere.
"Si è vero… ma ho sbagliato. Non avrei dovuto sposarlo, ma ero confusa, non sapevo che fare, tu eri così giovane e io temevo i miei stessi sentimenti. Non avevo mai amato nessuno prima di te, e non avevo mai provato nulla di simile e ne ero spaventata. Senza di te mi sentivo incompleta e questo mi faceva sentire debole… "
"Non ti sembra un po' tardi con i ripensamenti? Ammesso e non concesso che quello che dici sia vero che senso ha parlarne ora? Tu sei sposata ormai " la interruppe.
Quella conversazione gli stava procurando un certo fastidio. Gli riportava alla mente cose che avrebbe voluto solo dimenticare.
"Non più " disse lei.
Lij si girò di scatto.
"Cosa? "
"Io e Sean ci siamo lasciati alcuni mesi fa… lui ha scoperto di te, abbiamo litigato, ho vissuto dei mesi terribili… poi mi ha concesso il divorzio e nello stesso periodo purtroppo è morta mia madre… " Aveva iniziato a piangere.
Lij era rimasto impietrito.
"Mi dispiace per tua madre anche se non la conoscevo "
La guardò. In quel momento sembrava così indifesa… "…Ma Klaudia questo non cambia le cose. Ormai le nostre vita
hanno preso strade diverse e io sto cercando di dimenticare. Tu mi hai fatto molto male e io purtroppo non riesco a perdonarti. Se questo è un tentativo di rimediare sappi che non funziona, non mi serve a nulla che tu dopo 7 anni mi venga a dire queste cose, ormai il danno è fatto, e tu non puoi fare nulla per ridarmi la fiducia nell'amore che mi hai tolto in quel modo così brutale quel giorno. Se è vero poi che eri realmente innamorata di me questo mi rende la cosa ancora più inaccettabile. Io non sono mai fuggito dai miei sentimenti per te, mai. Tu si e questo fa di te una vigliacca e io non voglio una donna così accanto."
Lei lo fissava con le lacrime agli occhi. L'espressione di lui si era fatta molto seria. "Per favore lasciami in pace, vivi la tua vita e dimentica quello che è stato, non serve a nulla rimuginarci sopra, il passato non si cambia."
"C'è un'altra cosa che non sai… "
Elijah sbuffò "La devo proprio sapere? "
"Si devi." Era determinata ma lui avvertì come una sfumatura di paura nella voce di lei.
Improvvisamente il turbamento che gli stringeva lo stomaco si fece più forte. Non sapeva perché ma temeva le parole che stavano per uscire da quelle labbra in passato tanto desiderate.

FINE DICIASSETTESIMA PUNTATA