DICIOTTESIMA PUNTATA


"Ho causato la morte di entrambi miei figli..." Klaudia si fermò un istante per prendere fiato. "Quando Sean ha trovato una lettera che ti avevo scritto é impazzito dalla gelosia. E io che ero incinta ho portato avanti la gravidanza in modo folle così alla fine quando ho partorito il mio bambino è nato morto."
"Mi dispiace, ma cosa c'entro io in tutto questo?"
"C'entri… perché come ti ho detto non ho avuto solo un bambino…"
Lij sentì che le gambe gli tremavano.
"Un mese dopo che mi ero sposata ho scoperto di essere incinta…" Il pianto si era fatto più nervoso. "Ma… io sapevo che non poteva essere di Sean perché lui nelle settimane prima del matrimonio era stato quasi sempre fuori e non avevamo più fatto l'amore…"
"Cosa stai cercando di dirmi… Klaudia…" la voce di Lij era poco più di un sussurro.
Lei si era coperta il volto con le mani e singhiozzava. Tra le lacrime udì chiaramente la sua voce che mugolava.
"Oh … perdonami… perdonami ti prego…"
Improvvisamente risentì chiaro nelle orecchie il gemito di quel neonato. Quel sogno… tutto quel sangue…
In preda alla collera l'afferrò per le spalle. La scosse in modo violento. La fissò invaso da una rabbia crescente che era sul punto di esplodere.
Klaudia lo guardò con gli occhi pieni di lacrime. Aveva lo stesso sguardo di quando lei lo aveva lasciato. Ne ebbe paura.
"Eri in incinta di me… quel bambino era mio…" sibilò a denti stretti.
"Si…" rispose flebilmente lei mentre Lij senza accorgersene le stava stringendo le braccia in modo doloroso.
"Mi fai male…" la sentì bisbigliare.
"Cosa hai fatto!" le gridò in faccia.
Klaudia lo guardò con espressione addolorata. "Ho abortito…" abbassando lo sguardo.
Lo aveva colpito al cuore una seconda volta.
"Cosa … tu… come hai potuto… e non me lo hai mai detto… " La lasciò andare, si voltò di scatto barcollando. Tremava dalla furia.
Ci fu un lunghissimo istante di silenzio. A Klaudia sembrò non finisse mai. Un momento di dolore dilatato all'infinito. Gli aveva fatto ancora del male.....
Poi la voce secca di Lij ruppe quella tensione. "Per favore vattene."
"Lij ti prego… io ho sbagliato ma ero spaventata... non sapevo che fare, mi ero appena sposata... ne ho sofferto così
tanto, ancora oggi non riesco a perdonarmi per ciò che ho fatto..."
"Non me ne frega un cazzo! " urlò. Si rigirò verso di lei e la caricò col corpo spingendola con violenza contro il tronco di un albero. Le si gettò addosso fino a che i loro visi furono vicinissimi.
Klaudia non riuscì a reagire terrorizzata da quella reazione. Bloccata con la schiena dalla corteccia e con il peso di lui che le premeva sopra.
"Credi davvero che basti venire qui a piagnucolare un po' per farti perdonare tutto questo? Smettila di piangere!
Smettila!" Digrignò i denti. "Sei la cosa peggiore che potesse capitarmi nella vita, mi hai tolto l'amore e hai ucciso mio figlio… non ti perdonerò mai. Hai capito, mai!!!" le gridò con voce alterata tenendo gli occhi piantati in quelli di lei.
Poi distolse lo guardo.
Klaudia era rimasta ammutolita.
Non riusciva a trovare le parole. Sentiva solo le lacrime scendere silenziose lungo le gote. Erano roventi come lava incandescente. Bruciavano e tracciavano come segni della colpa lunghe righe sul suo volto.
Lij lentamente si era allontanato da lei. Sentiva il cuore battere impazzito nel suo petto.
Cosa voleva da lui quella donna? Perché era tornata? Per fargli ancora del male…
Meccanicamente aveva preso a camminare verso il sentiero, poi si era fermato. Si era portato una mano al collo e di scatto aveva strappato quella collana. Per un attimo era rimasto immobile con quel filo d'oro stretto nel pugno. Poi aveva allentato la presa e il monile era scivolato a terra. Aveva ripreso a camminare ed era sparito tra gli alberi senza voltarsi neanche una volta.
Mentre abbandonato al suolo restava un gabbiano le cui ali erano state spezzate.


Jessie si trovava con Jake. Quell'uomo era incredibile... Era riuscito a distrarla e a farla sorridere. Gli piaceva come persona e sentiva che si poteva fidare. Con lui aveva passato una giornata splendida e Jessie si innamorò di quel posto.
Se ne stavano nella sala d'aspetto a parlare e a bere una cioccolata calda quando: "Ascolta Jessica. Io ho proposto di fare un talk show e l'argomento principale riguarderà i giovani e i loro problemi. Lo dovrei condurre io se nessun altro si farà avanti però avrei bisogno di un'assistente." e guardò Jessie per studiare la sua reazione.
Gli occhi della ragazza si illuminarono e...: "Sarebbe un'esperienza unica se potessi essere io la sua assistente." disse guardando Jake speranzosa.
"Mi fa piacere sentirtelo dire. Avevo in mente proprio te." Disse sorridendogli.
"Dice sul serio??? Non è uno scherzo??? Veramente posso diventare la sua assistente??"
Jake si mise a ridere. "Ma certo!!!! Beh prima dovrei parlarne con il mio socio ma sono convinto che non avrà nulla da ridire."
Jessie ne era entusiasta e non riusciva ancora a crederci quando... «L'Università!!!! Cribbio, come faccio???» e subito i suoi occhi divennero tristi.
"Che cosa c'è?" chiese Jake che si era accorto del cambiamento della ragazza.
"Purtroppo mi sono ricordata che ho l'Università, non posso accettare signor Barnes."
"Non ti preoccupare. In qualche modo faremo e se avrai problemi con alcune lezioni, potrai contare su di me o su una mia amica per delle ripetizioni. Vedrai, una soluzione si trova sempre." rispose facendogli l'occhiolino.
«Sei unico!» pensò Jessie e aveva una grandissima voglia di abbracciarlo ma sarebbe stato troppo, in fondo non aveva ancora così tanta confidenza con lui.
«Oh no!!!!! Il lavoro al Lighthouse!!!!» C'era pure quello... Beh, non era un problema, si disse la ragazza... In qualche modo sarebbe riuscita a fare tutto e in fondo questi impegni l'avrebbero aiutata a non pensare troppo ai suoi problemi.


Erano in moto e stavano tornando in città. Ormai non mancava molto.
Nigel però sentiva agitarsi dentro di lui molti pensieri.
Ricordava le parole che aveva detto a Joanne, e sentiva ancora l'eco di quello che lei gli aveva detto...
Lei voleva stare con lui!...
Ma non aveva detto di amarlo.
Sentiva ancora le labbra di Jo sulla sua pelle. Era stato fantastico stare con lei, quella notte.
Però... Lui non si accontentava di avere il suo corpo.
Voleva anche il suo cuore...
E per quello, silenziosamente si ripromise di fare di tutto per conquistare l'amore di Joanne!!!...


Era sparito. La sua figura si era immersa nel boschetto e si era fusa tra le fronde degli alberi scomparendo dalla vista di Klaudia. Ma le lacrime non accennavano a smettere di scendere.
Una improvvisa fitta al ventre l'aveva costretta a piegarsi in avanti. Era caduta pesantemente sulle ginocchia e aveva affondato le unghie nella terra umida. E il pianto si era fatto convulso e isterico. Le scuoteva le spalle. Le mozzava il fiato.
Si era portata le mani la viso. Il mondo intorno restava immobile e osservava in silenzio la scena.
Il sole alto nel cielo illuminava ogni cosa. Tutto tranne il suo cuore. Sofferente e disperato.
Aveva pregato e sperato fino alla fine che lui capisse ma non era stato così. Ma come biasimarlo....
Era solo riuscita a farsi odiare di più e ora il dolore per il proprio gesto di sette anni prima era tornato a tormentarla più prepotente e crudele che mai.
Sentiva l'anima stretta in una morsa. Era intrappolata, spalle al muro di fronte alla coscienza.
Era come se qualcuno l'avesse chiusa in una stanza buia e poi avesse gettato le chiavi. E lì i raggi del sole non riuscivano ad arrivare...
Rivide davanti agli occhi quella scena.... le pareti bianche... l'odore dell'alcool, il sole che quel giorno era insopportabilmente forte. Era piena estate. Non soffiava un alito di vento, e la calura era terribile.
Poi rivide sua madre accanto a lei seduta su quella sedia in attesa del medico. L'unica che le era stata vicina in quella giornata maledetta.
L'unica della sua famiglia che aveva saputo tutto. Nel momento in cui Klaudia aveva scoperto di essere incinta si era subito rivolta a lei e le aveva confessato ogni cosa della sua storia con Lij e Lydia aveva cercato in tutti modi di farle cambiare idea appena aveva saputo del bambino.
Così sua madre accampando la scusa che aveva nostalgia di Klaudia era immediatamente partita per l'Italia e aveva raggiunto sua figlia. Aveva cercato di darle conforto, ma anche se le era sempre stata vicino in ogni istante della sua vita in quel momento non era riuscita ad evitarle di commettere quel terribile errore.
"Perché l'hai lasciato se lo ami così tanto? Klaudia figlia mia...." le aveva chiesto Lydia.
Ma lei aveva risposto che in fondo amava anche suo marito e con lui avrebbe potuto essere più felice che con Lij che era troppo giovane e senza lavoro. Sua madre aveva scosso la testa e sospirato a lungo.
Era doloroso per una madre guardare una figlia che si distruggeva con le proprie mani. Vedere quell'amore soffocato dalla paura di rischiare.
"Se davvero vuoi rinunciare a questo sentimento… almeno tieni questo figlio e racconta la verità a Sean lui capirà se glielo dici subito, non ti abbandonerà vedrai..."
"No, no, mi odierà... e odierà questo bambino, io non posso metterlo al mondo in simili circostanze.... proprio non posso..." Aveva obiettato Klaudia. Irragionevole. Nevrotica. Disperatamente infelice… allora perché non si era voltata indietro quando la vita gliene aveva offerta l'occasione?
Quel giorno.... perché non aveva dato ascolto a sua madre....
I risultati della sua follia le erano ora davanti agli occhi.
Aveva ferito profondamente l'unico uomo che avesse mai amato.
Aveva ucciso il suo.... anzi... il loro bambino. Era più che giustificato che ora Lij la disprezzasse. Se lo meritava, non aveva scuse. Se quel giorno avesse mostrato di possedere più coraggio forse ora.... sarebbe stata felice... con lui... Ma lei era stata una vigliacca, Lij aveva ragione.
Era fuggita davanti alla felicità che le aveva teso le braccia avanti così spontaneamente. Non si era resa conto che l'amore è una cosa così rara e preziosa ..... e lei che l'aveva trovato l'aveva gettato via per paura di guardarlo negli occhi e vedervi riflessa la propria debolezza.
"Mamma.... dove sei… mi manchi così tanto…"
Come avrebbe voluto averla accanto in quel momento e ricevere ancora uno dei suoi dolci sorrisi. Una carezza e un bacio.
Ora che non c'era più tutti contavano su Klaudia ma lei.... non era così forte come sembrava... avrebbe avuto bisogno di qualcuno che la sostenesse e invece....
La testa le girava furiosamente ed era così stravolta che non si era neanche resa conto di una presenza accanto a sé.
Qualcosa di umido e morbido le toccò lievemente una guancia.
Allora alzò la testa di scatto e vide due occhi scuri che la fissavano tristi.
"Sirio... non posso crederci... cucciolotto…" mormorò.
Lo aveva riconosciuto subito.
Il piccolo e malconcio cagnolino che lei e Lij avevano trovato tanti anni prima su quella spiaggia di notte. Rimase immobile a guardarlo con gli occhi pieni di lacrime. Sirio le si avvicinò e delicatamente le leccò le mani emettendo un triste guaito. Klaudia lo guardò stupita. Stava tentando di consolarla.... alzò lentamente una mano e accarezzò il pelo soffice dell'animale, dal collo per tutta la lunghezza della schiena.
"Non sei cambiato.... sempre così affettuoso con me... non me lo merito... io ho fatto molto male al tuo padrone lo sai?"
disse singhiozzando.
Sirio abbaiò. Sembrava che capisse esattamente quello che era successo.
E a lei parve che la guardasse con comprensione. Istintivamente lo strinse a sé e il suo ex cucciolo non oppose resistenza.
"Se Elijah mi capisse come te... ti manca solo la parola..." sussurrò. Restò così avvinghiata a quel soffice e dolcissimo cane per alcuni istanti. Sentiva il battito accelerato del suo cuore sotto il pelo caldo. Avvertiva le vibrazioni di un silenzioso guaito. Come un triste canto. Piangeva per lei.
Poi si separò dal suo amico a quattro zampe e lentamente si alzò in piedi con la testa che le girava un po'. Cercò di ricomporsi un minimo, non poteva tornare a casa in quel modo.
Sirio restò immobile ai suoi piedi. Klaudia lo guardò con gratitudine asciugandosi le lacrime col dorso di una mano.
"Ora va Sirio, torna da lui, e grazie amico mio...."
Lo osservò saltellarle intorno per alcuni attimi e poi dirigersi verso la boscaglia e sparirvi dentro proprio come aveva fatto Lij pochi momenti prima.
Poi Klaudia avanzò di alcuni passi e si chinò a terra. Raccolse tra le mani quella collana abbandonata tra l'erba. Se la portò al petto stringendola nel pugno e poi la sfiorò con le labbra.
Profumava di lui. Ecco cosa gli restava di loro. Del loro amore. Un sottile filo d'oro spezzato.


Dopo aver parlato con Joanne, Roger approfittò di qualche minuto di pausa per fare ancora un paio di telefonate. Doveva organizzare alcune cose per quella sera.
Poi uscì dal suo ufficio. Stava per far chiamare la sua assistente, quando si bloccò.
"Amanda!..." disse non riuscendo a nascondere la sorpresa, nel vedere sua moglie alla WTWR. "Che ci fai tu qui?..."
Lei rise. "Cosa pensi che faccia?!.......... Sono qui per te, tesoro!!!!!" Gli andò vicino. "Ero curiosa.......... Volevo vedere il tuo nuovo posto di lavoro! E poi volevo sapere se hai progetti per la serata. Pensavo che potevamo andare a mangiare fuori.......... e passare una sera diversa. Non ti piacerebbe??................."
Roger la guardò per alcuni minuti, pensierosamente. "Amanda," disse infine. "Mi dispiace, ma purtroppo ho degli impegni, questa sera. Un appuntamento di lavoro, sai..."
Sapeva che lei non sarebbe stata contenta della sua risposta, ma non poteva farci niente. Inoltre, la conosceva fin troppo bene. Stava cercando di forzargli la mano. E questo a lui non piaceva affatto. "Perché non organizziamo qualcosa per il fine settimana?..." le propose come controfferta. "Se ti va, potremmo fare un salto a Chicago. Posso procurarmi i biglietti per uno spettacolo. Al Mercury c'è il *King o' the Moon*... Se l'idea ti piace, possiamo prenotare una suite all'Holiday Inn."
Mentre parlava si rendeva conto che ancora una volta provava disagio.
Era incomprensibile! Una parte di lui voleva stare lontano da Amanda. E un'altra parte invece sembrava cercare di trasformare il loro rapporto in qualcosa che assomigliasse ad un vero matrimonio.
Distolse lo sguardo da lei, senza neanche rendersene conto.
Forse perché Amanda non era la donna che voleva al suo fianco...
Però lei era sua moglie. E questo era tutto.
Lo aveva capito subito che Roger avrebbe rifiutato. Nascose l'irritazione e la delusione sotto un gran sorriso. "Certo, se hai un impegno di lavoro, capisco................."
Ma non capiva. Non capiva più Roger. Ed era vero, era delusa. Anche se ormai da molti anni aveva smesso di credere e fidarsi degli uomini. Sì........... Da molti molti molti anni. Da quando aveva sposato Ben......... Il suo primo marito.
Ma a quel tempo lei era solo una ragazzina......... Così giovane e ancora inesperta della vita. In una parola............ Ingenua!!!!!!!!
E lo aveva amato. Con tutta sé stessa, disperatamente. E forse proprio per questo le ferite erano state più profonde.
Il pensiero di Ben l'aveva colta alla sprovvista. Era tanto tempo che non pensava più a lui........
Ma in fondo.......... Dal matrimonio con Roger non si aspettava amore. Non era l'amore che cercava!!!!!! O forse stava solo mentendo a sé stessa??........................
Ricacciò indietro le lacrime. Roger la stava guardando, e non voleva che la vedesse turbata.
"Mi piacerebbe molto passare un fine settimana con te a Chicago!!!!!" Gli circondò il collo con un braccio, incurante del fatto di trovarsi negli uffici della WTWR. "Potremmo fare una specie di seconda Luna di Miele!!!!!!" Rise nervosamente. "Già!!!!!!............ Quasi dimenticavo che noi non abbiamo mai avuto una vera Luna di miele!!!!!.........."
Le parole di Amanda sorpresero Roger. Non ricordava di averle sentito spesso usare quel tono amaro. Ma lei aveva ragione. Si erano sposati in fretta, e poi avevano lasciato Springfield per andare a Malibu. E ora, a distanza di cinque anni, non avrebbe saputo dire se la colpa non fosse soprattutto sua. Perché era lui quello che più voleva allontanarsi da Springfield. Per dimenticare quella maledetta città. E dimenticare Holly.
"Beh... Amanda, non posso prometterti una Luna di Miele... Ma se ti fa piacere, una piccola vacanza, perché no?... Allora, stasera stessa prenoterò l'albergo a Chicago, e anche i biglietti dell'aereo."
Proprio in quel momento, con la coda dell'occhio, Amanda vide delle persone. C'era Jake Barnes, in compagnia di una ragazza molto giovane ma anche davvero bella. "Oh, signor Barnes!!!!!!........ Che piacere incontrarla di nuovo!!!!!
Allora, come procedono le cose??........... Mi auguro che lavorare insieme a Roger le piaccia!............... E questa graziosa ragazza, è forse sua figlia?!.............."
«Mia figlia??? Magari!!!!!!»pensò Jake e poi chiese: "Signora Spaulding Thorpe che piacere rivederla. Come sta?"
Jake si ricordò che lei amava presentarsi come la signora Spaulding Thorpe e non aveva voluto offenderla salutandola solo con 'Signora Thorpe'... e poi guardando Jessie disse: "No, purtroppo lei non è mia figlia. Sì chiama Jessica Bradford... Jessica ti presento..."
"So già chi è... Come sta signora Thorpe? Si ricorda di me? Mi ha dato un passaggio dall'ospedale fino a casa..."
"Ohhh... Sì, certo..... Ora mi ricordo di te, naturalmente. Scusami, cara, ma sai.... Anche per me che sono sua moglie è molto difficile tenere a memoria tutte le conoscenze di Roger!!!!!! Tu lavori al pub, se non sbaglio?! Sai... quando ti ho vista l'altro giorno eri davvero sconvolta.... È ovvio che io non ti abbia riconosciuta. Oggi invece sei assolutamente radiosa!!!!!!! Immagino dunque che la situazione con il tuo amico si sia risolta. Mi dispiace molto per Kyle.. Povero ragazzo!!!!! È stata proprio una cosa orribile.... Essere aggredito a quel modo, e picchiato selvaggiamente!!!!! Deve essere stato un grosso spavento per te, trovarlo ferito sulla porta di casa. Ma vedo che ti sei ripresa in fretta!!!!!... Ne sono profondamente lieta." Amanda aveva parlato veloce, posando gli occhi ora su Roger, ora su Jessie, ora su Jake. Concluse la sua lunga tirata con una espressione angelica e comprensiva che le avrebbe fatto vincere un Premio Oscar! Jake restò sorpreso... Cosa stava dicendo Amanda?
Chi era Kyle? Era per caso il ragazzo di Jessie? Perché era stato picchiato? Cos'era quella storia? Senza sapere il motivo, quella ragazza era entrata nel suo cuore e non voleva che gli succedesse nulla di grave... Inoltre voleva
sapere se lei era figlia di Helen Bradford. Certo, aveva lo stesso cognome ma aveva visto sull'elenco telefonico che c'erano molte persone con quel cognome ad Aurora. Alla prima occasione e quando loro due fossero entrati in
confidenza, gli avrebbe chiesto qualcosa oppure ancora meglio... Avrebbe cercato lui stesso le informazioni di cui aveva bisogno. Ma doveva sapere a qualsiasi costo!!!!!!!!


In quel momento, il cellulare di Roger squillò. Lui lo prese in mano.
"Scusatemi..." disse poi ad Amanda, Jake e Jessie.
Si appartò per rispondere e scambiò con l'interlocutore una breve conversazione a bassa voce.
Quando ebbe finito, si riavvicinò a sua moglie.
"Tesoro, mi dispiace, ma come ti dicevo, devo andare via subito, per il mio appuntamento. Hai bisogno di un passaggio, o sei qui con la tua macchina?"
"Oh, naturalmente ho la mia auto, non ti preoccupare............ Grazie per il gentile pensiero, amore!............ Capisco che il tuo appuntamento sia una cosa importante."
"Allora, io vado..." La baciò sulla guancia. "Non so quanto tempo sarò occupato, ma ci vediamo sicuramente a casa! A più tardi, cara!"
Poi salutò Jake e Jessie, e andò via.
Amanda lo seguì con lo sguardo. Avrebbe preferito che lui restasse, oppure andare con lui.......... Ma non si mosse. Un pensiero la confortava: Roger aveva accettato di passare con lei un fine settimana a Chicago!!!!!! Loro due da soli, lontano da Harriet, da Leo, e da tutte le ragazze giovani e carine che sembravano circondare Roger come api il miele...................
Jake quindi decise che era arrivato il momento di andare e perciò disse: "Signora Spaulding Thorpe, è stato un piacere rivederla ma purtroppo ora anche io ho un impegno. Spero che ci incontreremo ancora!" E poi si girò verso Jessie dicendo: "Allora restiamo d'accordo così. Ti chiamerò non appena saprò qualcosa. A presto."
La ragazza sorrise, e poi lo seguì. Anche lei doveva andare, o avrebbe fatto tardi al lavoro.
Uscito dall'edificio della WTWR, Roger salì al volante della propria auto e mise in moto. Aveva appuntamento con Leo che lo doveva aiutare nel suo piano.


Roger fermò l'auto davanti al Comfort Inn. Raggiunse la camera di Leo e bussò.
"È tutto pronto?…" chiese all'amico quando gli aprì.
"Sì. Sono riuscito a procurarmi tutte le cose che mi hai chiesto. Il cartellino identificativo è stata ovviamente la cosa più difficile, ma alla fine ce l'ho fatta" rispose Leo. "È tutto lì dentro," aggiunse indicando una valigetta ventiquattrore posata sul suo letto.
"Perfetto!… Allora possiamo dare inizio al piano."
Leo annuì. Gli sembrava di essere tornato ai vecchi tempi, quando Roger gli chiedeva spesso cose di quel genere. Prese in mano la valigetta e uscirono insieme.
La macchina si era fermata nel parcheggio del Lifestyle Medical Center, e ne erano scesi due uomini. Uno dei due era alto, magro, con i capelli biondi portati piuttosto lunghi, baffi e barba biondi, e un paio di occhiali. Indossava pantaloni scuri e camicia celeste, e sopra portava un camice bianco, con un cartellino plastificato che gli pendeva dal taschino e lo identificava come medico del Pronto Soccorso.
L'uomo che lo accompagnava era Roger Thorpe.
I due entrarono senza esitazione nell'ospedale.
"Vado avanti io," disse Roger. "Tu raggiungimi fra tre minuti esatti, ok?"
Il tizio biondo fece un cenno d'assenso, ma non parlò.
Roger allora entrò nella stanza dove era ricoverato Kyle McBride.


Nichelle stava facendo del suo meglio, ma quella sera era davvero difficile. Lij non si era presentato al lavoro, e quindi lei aveva dovuto sostituirlo al bancone. Preparare cocktail non era esattamente come cucinare, ma per fortuna aveva ormai una certa dimestichezza con le bevande. Ma era nervosa. Prima aveva pensato addirittura che Lij avesse avuto un incidente, visto che quella era praticamente la prima volta che non si presentava al lavoro. Di solito era talmente puntuale che scherzando insieme, più di una volta avevano detto che riusciva a battere persino gli orologi svizzeri!... E ora...
"Lij!!... Ma dove caspita sei finito??!..." mormorò Nichelle, sconsolata, dopo aver servito una Pina Colada e un Martini a due avventori.
La serata proseguì fino alla fine, quando il pub abbassò la saracinesca. Un altro giorno di lavoro era finito. Ma Nichelle si era ripromessa di parlare con Roger il giorno dopo, perché quella situazione non poteva continuare. I clienti aumentavano, perché il Lighthouse era diventato popolare e di moda, e a quel punto bisognava pensare ad assumere altro personale.
Prese il cellulare dalla borsa per riattivare la suoneria e per controllare se c'erano state delle chiamate. Infatti, quando lavorava non rispondeva mai, ma lo teneva comunque acceso per poter tenere traccia delle persone che l'avevano cercata. Per un attimo rimase imbambolata a guardare il display. Non era possibile!
Diciotto chiamate? Diciotto chiamate da... Klaudia?!...
Che cosa poteva essere successo? Provò un vago senso di angoscia. Se Klaudia aveva cercato tanto disperatamente di parlare con lei, doveva essere successo qualcosa di grave. Non perse neanche un secondo e compose il numero dell'amica.


Quella sera suo padre era al lavoro per un turno di notte. Klaudia era sola in casa e da un certo punto di vista era anche meglio.... si sarebbe notato troppo il suo stato d'animo alterato.
Ora se ne stava davanti alla finestra a fissare fuori. La luce della luna che brillava alta nel cielo proiettava lunghe ombre nella sua camera attraverso i vetri e rimbalzava sulle pareti chiare.
Era molto tardi. I suoi pensieri erano fermi, come impantanati. Non riusciva a farli andare più avanti di quel pomeriggio. Si era inceppato il nastro. Il meccanismo era rotto.
Guardava quel cielo scuro con occhi malinconici ma non vedeva nulla in realtà. Era concentrata in una meditazione tutta interiore. E stringeva in mano quella collana recisa.
La violenza di quei gesti... la voce alterata dalla rabbia...
Quanto dolore negli occhi di lui... e tutte le sue speranze infrante... ora cosa doveva fare? Aveva un disperato bisogno di
qualcuno con cui confidarsi...
Improvvisamente squillò il cellulare. Si voltò con fare lento e lo fissò mentre saltellava sul letto a causa della vibrazione. Poi si avvicinò, lo prese e meccanicamente rispose: "Sì...?"
"Klaudia, sei tu?!... Sono Nichelle!... Ti disturbo?"
Lei ci mise qualche secondo a realizzare. Nichelle?
Giusto l'aveva chiamata per tutta la sera senza esito. "Sì, sono io..." rispose con voce atona.
La voce di Klaudia non prometteva nulla di buono. "Ma stai bene? Mi sono molto preoccupata quando ho trovato le tue chiamate... Klaudia, ti prego, dimmi cosa è successo. Hai bisogno di me?...."
"No... cioè... sì. Forse... ho bisogno di parlarti..." mugugnò incerta.
Nichelle trattenne il respiro. Non aveva mai sentito Klaudia così confusa. Non c'erano dubbi. La sua amica NON stava affatto bene. "Senti, è molto tardi, ma se vuoi io posso passare anche subito da casa tua. Ci facciamo un tè e possiamo parlare anche tutta la notte, se vuoi!... Klaudia...?"
Klaudia rifletté un attimo. Desiderava parlare con qualcuno e Nichelle era l'unica amica che aveva vicino in quel momento. Era il caso che fosse sincera anche con lei.
"Sì... te ne sarei davvero grata.."
"Dieci minuti e sono sotto casa tua!... Ciao!" disse Nichelle senza perdere altro tempo. Doveva assolutamente scoprire cosa stava tormentando Klaudia, e se possibile aiutarla.
"Grazie... a tra poco" rispose Klaudia, e riattaccò.

Nichelle aveva corso con la sua moto, a rischio di rompersi l'osso del collo. Per fortuna a quell'ora non c'era traffico. Quando fu davanti alla porta di casa di Klaudia, suonò il campanello.
Si rese conto solo in quel momento, mentre aspettava che l'amica le aprisse, che il suo stomaco si era stretto in una morsa per l'agitazione. Non aveva la più pallida idea di cosa si sarebbe trovata davanti, ma non riusciva a scacciare una sgradevole sensazione.
Klaudia sentì il campanello suonare e avvoltasi nella vestaglia andò ad aprire.
"Ciao..." le disse con voce sussurrata appena se la trovò davanti.
Quando Nichelle vide Klaudia provò una fitta al cuore. Doveva aver pianto molto, aveva il viso pallido e stravolto. "Tesoro... Ma... Ti senti male?!" Le andò vicino e le circondò le spalle con un braccio. Sotto il suo tocco la sentì fragilissima.
Klaudia si lasciò abbracciare ma quasi subito si ritrasse. Si allontanò di qualche passo da Nichelle. "Entra pure..." e le
chiuse la porta alle spalle. "Ti ringrazio di essere passata...davvero non sai quanto l'apprezzi..." sospirò.
Poi la guardò negli occhi rivolgendole un sorriso strano.
"Come potevo non passare?... Lo sai che mi hai chiamato ben diciotto volte?! Scusa se non ti ho risposto... Ero al lavoro, e non ho avuto tempo nemmeno per respirare quasi. Pensa che Lij, il nostro barista, ha deciso stasera per la prima volta da quando lavora con noi, di sparire dalla faccia della Terra senza neanche avvertire! Ho dovuto sostituirlo io, immagina! Ma ora eccomi qui. Dimmi tutto!"
Klaudia per un secondo sembrò di nuovo connettere col pianeta terra.
Lij non si era presentato al lavoro? Dove poteva essere? Non era suo quel comportamento... era ovviamente una conseguenza di quello che si erano detti quel pomeriggio.
E la colpa era sua come al solito.
«Sono capace solo di sconvolgergli la vita...» pensò con amarezza. "Davvero?... Non è da lui disertare il dovere... è sempre stato un ragazzo maturo... un po' matto sì, ma sempre abbastanza responsabile..." commentò con voce calma.


Nichelle rimase per un secondo immobile. Klaudia aveva parlato come se conoscesse Lij molto bene. "E tu cosa ne sai?... Vi siete visti per la prima volta al Country Club... non è vero?..." Ma nella sua testa i pezzi di un puzzle stavano andando ad incastrarsi magicamente ognuno al proprio posto. Solo che Nichelle ancora si rifiutava di credere a quello che il suo cuore le stava suggerendo.
"Veramente a che ricordo io la prima volta che l'ho visto eravamo in una agenzia di moda..." rispose con fare noncurante.
"Klaudia!... Ma cosa stai dicendo?! Hai bevuto?... Hai la febbre??..." Nichelle aveva iniziato a tremare.
La sua bionda amica si portò lentamente una mano alla fronte.
Chiuse un attimo gli occhi.
"Non mi sembra di scottare... anzi credo di essere abbastanza fredda...." e iniziò a ridacchiare.
"Vieni qui," Nichelle trascinò Klaudia verso il divano e la fece sedere, poi si sedette accanto a lei. Le teneva una mano. "Adesso, ti prego, non scherzare con me! Sono tua amica, ti voglio bene, lo sai! Lo sai che per te farei qualunque cosa!... Klaudia... Guardami!!! E spiegami bene cosa ti è successo per ridurti in questo stato!!"
Klaudia le rivolse uno sguardo serio.
"Cosa pensi... che sono ammattita eh?" Poi abbassò lo sguardo. Si strinse nelle spalle. "Ci sono tante cose che tu non sai Nichelle... è buffo che siamo qui a parlarne quando io credevo che fosse ormai un capitolo chiuso della mia vita." Sospirò e scosse la testa.
"Ma forse ora è davvero una storia finita..."
"Finita?... Ma per l'amor del Cielo, Klaudia! Finita cosa?..."
Nichelle non sapeva più cosa pensare. Poi fece un sospiro. "Non girarci intorno. Se hai bisogno di sfogarti, io sono qui, e ti ascolto." Solo in quel momento, si accorse che la sua amica stringeva qualcosa nella mano. "E questa... che cos'è?..." le chiese dolcemente.
Klaudia alzò la collana e la lasciò penzolare davanti al proprio viso.
"Un gabbiano vedi? Una volta volava... ora non più..." e sul suo volto pallido si dipinse un sorriso inquietante.


"Ma...... Ma questo...." Un brivido incontrollabile si impadronì del corpo di Nichelle. Era l'ultimo pezzo del puzzle che andava a incastrarsi nell'unico spazio rimasto vuoto. E poi il disegno fu completo, nitido e chiaro, davanti a lei. "Questo è il ciondolo di Elijah..."
"Oh bè... era suo sì.... ma ora l'ha gettato via..." fece spallucce. Poi si alzò e si diresse verso la finestra. "Ora è l'unica cosa che mi rimane di noi.." disse dandole le spalle.
"Di voi?!..." Nichelle inghiottì a vuoto. Non avrebbe neanche avuto bisogno di chiederlo, ma udì lo stesso la propria voce che domandava a Klaudia: "Tu... Tu e Lij?..."
Lei si voltò e la guardò con un'espressione serissima. "Si... io e lui eravamo amanti" prese una pausa "Sette anni fa, proprio mentre ero fidanzata con Sean... e io... lo amavo... davvero... " la voce si era fatta cantilenante.
"Oh, Klaudia..." Nichelle la guardava, stravolta. "Non è vero..." Scosse la testa. "Non *può* essere vero..."
"Oh si che è vero..." si diresse verso la libreria accanto al letto, prese un grosso volume di astronomia e ne tirò fuori qualcosa. Poi tornò vicino a Nichelle.
"Guarda qui..." e le porse una foto che ritraeva loro due insieme abbracciati stretti. Klaudia ed Lij. Si vedeva chiaramente che erano molto più giovani.
Nichelle guardò la foto solo per una manciata di secondi, senza fare il minimo gesto per prenderla in mano. Non voleva toccarla, poi distolse lo sguardo. All'improvviso sentiva freddo, come se una folata di vento gelido stesse spazzando la stanza. Non riusciva a guardare Klaudia in faccia.
E mentre il suo cuore si ricopriva di ghiaccio, mormorò: "Perché? Perché non me lo hai mai detto?! Perché me lo stai dicendo solo ora?!..."
"Perché? Perché non immaginavo assolutamente che sarei venuta ad abitare qui e vi avrei trovato te e soprattutto lui... sembra uno strano scherzo del destino non trovi? "
Nichelle si alzò in piedi, agitata. "Hai qualcosa da bere, in casa? Qualcosa di forte, di MOLTO forte!..."
Ma Klaudia non l'ascoltava più. Aveva ripreso a parlare a briglia sciolta.
"In realtà questa storia avrebbe dovuto essere dimenticata, da molto tempo... anche perché non la sa praticamente nessuno... ah già, dimenticavo, a parte Sean ovvio!" e rise di nuovo.
Passeggiava avanti e indietro per la stanza. Come in trance. Fissava davanti a sé come preda di uno stato ipnotico. E la sua voce risultava in alcuni tratti flebile e in altri stridula.
"Ma a quanto pare la vita è tornata a chiedermi il saldo delle mie azioni..."


A quel punto era chiaro che Klaudia era lì solo fisicamente e che la sua testa era altrove. Nichelle decise di lasciarla parlare fino a che avesse voluto. Era di quello che aveva bisogno. Di cacciare fuori tutti i pensieri che la stavano quasi facendo ammattire.
"Da dove posso iniziare? Dunque vediamo... quando l'ho conosciuto aveva sedici anni...ed era vergine pensa un po'! Io sono stata la sua prima donna...." parlava con un tono alterato. "Ma poi... il matrimonio con Sean si avvicinava sempre più ed io... non ho avuto il coraggio di mandarlo a monte... così ho vigliaccamente abbandonato Elijah."
La fissò per un istante.
"Ti sarai accorta della cicatrice che ha su una mano, no? Bè anche quella è opera mia; quando l'ho lasciato, lui in preda all'ira ha spaccato con un pugno lo specchio della mia camera e si è tagliato con una scheggia. Il Gabbiano poi... glielo avevo regalato io per il suo diciassettesimo compleanno..."
Si fermò e abbassò lo sguardo. "Ma non mi sono fermata qui... non solo l'ho ingannato non dicendogli di Sean... ho fatto di peggio..."
"Di peggio?... Cosa può esserci di peggio? Se tu eri innamorata di Sean... Io non capisco..." Nichelle si strinse nelle spalle. "Certo, immagino che non sia stato facile... Però, lui... Voglio dire, Elijah... E' stato solo un'avventura, no?..." Aveva bisogno di sapere! Doveva sapere tutta la verità.
"Un'avventura? No ti sbagli. Io lo amavo... e la cosa grave è che lo amo ancora, ma ho avuto paura... lui era così giovane... e io così codarda..." rise amaramente. "Vuoi sapere cosa ho fatto di peggio?"
Si portò le mani alla testa e la prese tra i palmi.
Chiuse gli occhi come a voler cancellare dalla propria mente un ricordo doloroso.
"Un mese dopo il mio matrimonio ho scoperto di essere incinta... di lui ovviamente." Trasse un respiro profondo.
"E cosa ho fatto? Lo sai cosa ho fatto senza dirgli nulla per tutti questi anni? "
Nichelle non aveva il coraggio di parlare. Si limitò a scuotere la testa. Ma il terribile presentimento che aveva provato prima di entrare in quella casa era tornato a farsi sentire.
"Ho ucciso il nostro bambino" disse lapidaria. "E ora che lo sa anche lui... non mi vorrà più guardare in faccia, mentre io non riesco a dimenticarlo... né lui, né quel figlio che non ha mai visto la luce del sole per colpa mia! "
Improvvisamente gridò. La guardò stravolta con le lacrime agli occhi.
"Come... Come sarebbe, hai ucciso il vostro bambino? E' stato un incidente?" Nichelle sentiva che le mancava l'aria. "Non dirmi che tu... Hai abortito?!..." E dopo che quella idea si era resa luminosa nella sua mente, Nichelle reagì dolorosamente. "Klaudia! Ma come hai potuto?? E senza dirgli niente?! Come hai *potuto* farlo?..."
Una fitta al ventre la colpì, riportando a galla un dolore vecchio di anni, ma mai dimenticato. Non era possibile... Come si poteva rinunciare spontaneamente a un figlio???
Per un attimo barcollò sotto il peso di tutte quelle rivelazioni.
E poi si rese conto che Klaudia stava soffrendo le pene dell'inferno.
Le andò vicino e l'abbracciò in silenzio, unendo le proprie lacrime a quelle della sua amica.


Jessie era vicino alla finestra del soggiorno e stava osservando la luna che splendeva alta nel cielo. Stava ripensando alla giornata trascorsa con Jake e alla serata di lavoro al Lighthouse.
Appena era arrivata al pub aveva iniziato subito a lavorare ma una sensazione strana l'aveva accompagnata per tutto il tempo. Nel locale infatti si sentiva la mancanza di qualcuno. Durante la pausa aveva potuto notare meglio chi
mancava e difatti, Elijah Wood non c'era.
«Come mai non c'è?» si domandò mentre osservava Nichelle che stava cercando di fare il lavoro di Lij «Cosa sarà successo?» Infatti, non era mai successo prima che lui non si presentasse al lavoro.
Lei voleva disperatamente chiedere a Nichelle se sapeva qualcosa di Lij ma non se la sentì di farlo. Jessie non riusciva ancora a capire Nichelle e quindi era meglio starle un po' lontana. Ma non sapere nulla di Lij... Quel fatto le stava
mettendo in ansia.
Quando era finita la pausa e lei era tornata al lavoro, notò una persona che la stava osservando. Anche se faceva finta di leggere il giornale, Jessie aveva capito al volo che quel tizio stava guardando proprio lei. All'improvviso aveva sentito nello stomaco una forte fitta di paura che l'aveva fatta piagare in due. Aveva cercato di calmarsi ma quella presenza le procurava molti problemi.
Anche se voleva fuggire, lei non poteva farlo e quindi aveva cercato di ignorare quella persona come meglio aveva potuto.
Un rumore strano riportò Jessie alla realtà... «Cos'è stato?» si domandò e aprì la finestra per guardare fuori perché le era sembrato di vedere la sagoma di una persona.
Era buio e quindi non poté vedere meglio; stava per chiudere la finestra quando vide un gatto sbucare dai cespugli facendo molto rumore ...La ragazza sorrise.
«Meno male, era solo un gatto!» pensò e anche se qualcosa la stava avvertendo che la realtà era ben diversa, Jessie decise di ignorare quella sensazione e dopo aver chiuso la finestra, se ne andò a letto.


L'auto, con i finestrini oscurati, si stava dirigendo verso il Goatleaf Lodge. Alla guida, Roger era attentissimo e controllava che nessuno li stesse seguendo. Ma tutto sembrava essere filato liscio.
Guardò brevemente il tipo che gli sedeva a fianco e che indossava il camice da medico, e gli disse: "Adesso puoi toglierti il travestimento!"
La persona che stava accanto a Roger obbedì e si tolse barba, baffi e parrucca finti. "Grazie signor Thorpe, senza di lei non ce l'avrei mai fatta."
Mentre Kyle tornava al suo aspetto normale, Roger rifletteva. Nella sua vita aveva fatto cose ben più pericolose di quella per riuscire a sfuggire a chi lo aveva inseguito! E quella volta, persino Leo si era divertito a dargli una mano. Il piano che Roger aveva organizzato era piuttosto semplice. Leo, travestito da medico, e reso irriconoscibile dal trucco, lo aveva accompagnato al Lifestyle Medical Center. Poi, una volta entrati nella camera di Kyle, Leo aveva scambiato il suo travestimento con il ragazzo. Nonostante infatti Kyle fosse più magro, i due erano praticamente alti uguali, e con un po' di fortuna, e grazie soprattutto al travestimento e al fatto che era ormai buio, nessuno avrebbe notato la differenza. In seguito, Leo 'riprese le sue tradizionali sembianze' sarebbe uscito dall'ospedale per conto suo, mescolandosi agli altri parenti in visita ai pazienti.
Tutto questo per evitare che gli uomini che tenevano sotto controllo Kyle, gli stessi che lo avevano aggredito, potessero scoprire dove lui si sarebbe rifugiato. Infatti, Roger ne era convinto, il solo nascondiglio sicuro per Kyle era il Caprifoglio.


Mrs. Virgie, appena avvertita da Harriet che Mr.Leo avrebbe preso il suo problema in carico non ci mise in mezzo un secondo più del necessario: non posò neppure il telefono e chiamò rapidamente il numero di cellulare di Mr. Leo.
"Mr. Flynn? Sono Virginie Lovely, penso che lei sappia già del mio problema."
"Sì," rispose Leo, preso nel bel mezzo di uno spuntino che si era fatto portare in camera. "So che lei vuole un mio parere legale, è così urgente?" chiese cercando di trattenere uno sbadiglio. Era stanchissimo, dopo quella giornata passata prima a organizzare e poi a mettere in pratica il piano che Roger aveva ideato per portare via il giovane McBryde dall'ospedale, di nascosto. Non era rientrato da molto in albergo, quando il cellulare si era messo a trillare insistente.
"...Urgentissimo Mr. Flynn, ho solo due mesi per togliermi questo sasso dalle scarpe ma vorrei parlarne con lei in privato. Questa settimana ha un pomeriggio libero?"
Leo era stato avvertito da Roger che la signora era un bel po' eccentrica, ma in fondo una bravissima donna, era la cugina della governante Foxley, signora che gli faceva simpatia, abbastanza anziana per essergli madre.... in fondo lui avrebbe dovuto averla vista alla festa di primavera, Mabel si era seduta al loro tavolo.
Non era un'assassina di certo, quindi perché non accettare? Meglio tenersi Roger e le sue amiche anziane buone... ma non pro bono.
Dunque dalle poche informazioni che aveva, la signora era una commerciante ricca e decisionista, ma soprattutto ricca. Cavolo..... ma quale signora era? Non ricordava.. Se aveva tanta fretta, c'era da cavarci un bel gruzzolo.
"Signora" disse Leo, raddolcito dal pensiero dei dollari "avrei qualche impegno questa settimana, ma per lei....vedrò di trovare il modo di liberarmi!" mellifluo come sapeva essere lui.
"Oh grazie Mr Flynn! Le va bene a pranzo da me? Il giorno lo scelga lei, in settimana.."
"Va bene domani? Ho tutto il pomeriggio praticamente libero, spero."
"Benissimo, perfetto!!" urlò Virgie, "mi dia uno squillo per conferma appena può."
Leo Flynn, accettò allontanando il cellulare dall'orecchio, decisamente frastornato.


Chiusa la telefonata, Virgie si mise a saltellare, dimenticando le scarpette che aveva ai piedi. Sperando che questo Leo, dopo ben cinque avvocati licenziati in pochi mesi le rimettesse a posto la sua posizione, si disse facendosi cadere
sul divano.
Mhn, un buon pranzo avrebbe aumentato la disponibilità dell'avvocato, sicuramente.
Ora c'era solo da avvertire Harriet... fatto il numero, urlò ad Harriet che Mr. Flynn aveva accettato, ed era a pranzo da lei l'indomani...
"Sono contenta di esserti stata utile, Virgie, ma potevi benissimo trovare un'altra maniera di risolvere il tuo problemino."
"Storie" disse Virgie "io rivoglio quello che sai, è una questione di principio più che altro."
"Ok, ok......... vediamo che potrà fare Mr. Leo. domani? Oddio!! A pranzo? Ora vado cara, ho qualcosina da fare.."
Harriet si era accorta che Mr. Roger, appena rientrato, era stato attirato dalle urla: per urlare così Harriet poteva parlare solo con la cugina.
"Mr. Roger?" disse Harriet rossa in viso "Virgie non ha perso un secondo. Ha invitato Mr. Leo a pranzo, domani.."
"Come si mangia in casa Lovely?" chiese sorridendo Roger.
"A seconda dell'umore di Virgie, ma penso che Mr. Flynn sarà considerato alla stregua di un capo di stato."
Stavolta Roger rise apertamente, ma Harriet sia pur ridendo, era un po' preoccupata per gli eccessi di Virgie.
«Beh» pensò «domani dopo colazione salvo impegni ci faccio un salto.»

Kyle era ormai al sicuro, nascosto nel sotterraneo della villa. Nessuno poteva entrare laggiù, a meno che non conoscesse il passaggio segreto. E l'entrata era comunque protetta da un sistema di sicurezza.
Roger risalì ai piani superiori e raggiunse la propria camera, aspettandosi di trovarci Amanda. Invece la trovò deserta. Per un momento rimase indeciso. Entrò e si tolse la giacca, gettandola sulla prima sedia che gli capitò a tiro. Allentò il nodo della cravatta. C'era silenzio nella Villa. Harriet aveva proprio ragione. I muri erano molto spessi. E quella casa era molto grande. Inghiottì a vuoto. Quel silenzio era opprimente. Uscì dalla stanza e attraversò il corridoio. Erano solo pochi passi. La porta della camera di Amanda era chiusa. Esitò un secondo poi bussò leggermente.
"Chi è?................" chiese la voce di lei.
"Roger," rispose lui semplicemente.
La porta si aprì. Amanda lo guardò in silenzio. Indossava soltanto una camicia da notte di seta beige. I capelli sciolti sulle spalle e i piedi nudi. Lo fissava, in attesa. Attesa che lui facesse qualcosa.
Roger le circondò la vita con un braccio e l'attirò a sé, baciandola.
"Oh......... Allora tu mi vuoi, mi vuoi ancora.............." mormorò lei sorridendo.
Per tutta risposta, lui entrò nella stanza con lei, e chiuse la porta.
L'indumento di Amanda volò a terra, praticamente nello stesso punto in cui finì anche la camicia di Roger. Loro due invece, seminudi, raggiunsero il letto al centro della camera.
"Voglio che sia diverso, questa notte, Roger........." gli sussurrò lei all'orecchio. "Ti prego, io ho bisogno di te......... Voglio sentire che mi desideri.........."
"Tu non hai bisogno di me, Amanda," disse lui piano. "Non hai bisogno di me per sentirti desiderata. Ma questa notte, IO ho bisogno di te. E ti desidero!"
Quelle parole riempirono il cuore di Amanda. Ricambiò ogni bacio, ogni carezza di Roger con una passione crescente. Non c'erano parole d'amore, ma c'era finalmente una ritrovata complicità. Qualcosa che aveva sperato........ sì! Qualcosa che aveva davvero sperato di ritrovare!
Con un sospiro lo sentì entrare dentro di lei ed esplodere....... appena prima di raggiungere, insieme, l'estasi!

FINE DICIOTTESIMA PUNTATA