VENTESIMA PUNTATA


Il dolore era diventato sordo e continuo. Sentiva delle fitte ad ogni respiro.
Roger, steso di traverso al sedile posteriore della sua Dodge, in posizione supina, cercava di conservare le forze. Le tempie pulsavano e sentiva il sudore freddo scorrergli sulla fronte e sul collo. La forte emorragia lo aveva spossato. Lui conosceva quella sensazione, ma cadde in uno stato di torpore in cui ogni cosa era indistinta. Persino lo scorrere del tempo era confuso.
Finalmente l'auto arrestò la sua corsa, ma lui non se ne rese conto.
Jo scese dall'auto e cercò di far scendere anche Roger, durante il tragitto non gli aveva parlato, era stata troppo impegnata a guidare per arrivare più in fretta possibile al Caprifoglio... forse aveva sbagliato perché vide che aveva
quasi perso i sensi. "Roger? Ehi Roger siamo arrivati non mollare proprio adesso!!!"


Lui sentiva la voce di Joanne che lo chiamava, ma era come se tutto fosse ovattato, intorno a sé. Non aveva la forza di muoversi. "Justin... Justin..." riuscì a mormorare in maniera incoerente. Era appena un sussurro che Joanne colse. Corse al campanello e suonò come se dovesse risvegliare i morti. Il maggiordomo aprì la porta e si trovò davanti la ragazza sconvolta. "Signorina... Signorina Allard? Cosa succede?!..." chiese meravigliato.
"Justin mi aiuti svelto! Roger è ferito dobbiamo portarlo in casa.... venga veloce!!!!"
"Signor Thorpe!!!..." esclamò Justin sgranando gli occhi alla vista del proprio padrone coperto di sangue. "Dobbiamo chiamare un'ambulanza! E la signora Thorpe!..."
"Roger non vuole andare in ospedale, prima di perdere conoscenza me lo ha detto e ripetuto..."
Justin era un uomo sui quarantacinque anni, piuttosto robusto, e fedelissimo a Roger.
"Aiutami... Entrare... Casa..." mormorò Roger. Poi con un sospiro perse di nuovo conoscenza. Justin corse dentro a chiamare sua moglie per farsi dare una mano.
Quando tornò, Kay era con lui, e vedendo il padrone in quello stato si mise a gridare. Justin la zittì imperiosamente e si fece aiutare a sollevare più delicatamente possibile il ferito e a portarlo in casa.
Li seguì, stava male pure lei...era sconvolta e l'agitazione le aveva provocato una forte nausea; stava a malapena in piedi ma si fece forza. Doveva ancora affrontare Amanda.
"Dove lo portiamo?" chiese Kay, piagnucolante, al marito.
"La camera del padrone è al primo piano, ma non entriamo tutti nell'ascensore, e passare dalle scale è fuori questione. Portiamolo nel salone, lo stenderemo sul divano" rispose Justin, il viso contratto in una espressione carica di preoccupazione. "Poi dovremo chiamare un medico."


Lo avevano appena steso sul divano, che Amanda e Harriet entrarono nel salone.
"Ma cosa succede?!!........." esclamò Amanda. "Ho sentito delle urla indecenti fino dalla mia camera!!!!! Kay, si può sapere che vi prende???......... E' mai possibile che in questa casa non si possa mai riposare in pace?............"
"Signora!..." Kay si asciugò i lacrimoni con il grembiule. "Signora, il padrone... Il padrone!!" Ma non riuscì a dire altro, perché aveva un nodo di pianto che le chiudeva la gola.
Harriet, quasi senza voce, indicò il divano, dove Roger era stato steso, e sentì come un colpo al cuore... Che è successo?
domandò a se stessa. Ma non si lasciò prendere dal panico, si prese la testa fra le mani, per celare una gran voglia di piangere.
Allora, Amanda vide Roger, con gli occhi chiusi, la testa leggermente reclinata di lato, steso sul divano. Impallidì
mortalmente. "Cosa?........ Roger!!!!!!! Cosa è successo???..........." Si avvicinò di un passo e poi si fermò.
Scosse la testa. "No........ Non è possibile.........!!!!!"
"Il padrone è ferito. Dobbiamo chiamare aiuto, subito" disse Justin.
Amanda corse accanto al divano e si chinò su Roger.
"No, Roger...... No!!!!!........" disse. Lo guardava con gli occhi sgranati. "Rispondimi!!!! Roger, sono io, sono Amanda!!!!!!........ Roger!!!!!! Ti prego........ Parlami........"
Ma l'unico segno vitale di Roger in quel momento era il suo debole respiro, irregolare.
Justin cercò gentilmente di allontanare Amanda. "Signora, non può sentirla ora. E' svenuto. La prego, si calmi... Forse è meglio che lei si sieda..."
Lei lo scostò da sé istericamente. "Come osi?!......... Non toccarmi!!! E' mio marito!!!! Perché nessuno fa niente??? Chiamate l'ospedale, subito!!!!!........." Amanda guardò gli abiti insanguinati di Roger. "Ma come è successo???.......... Insomma, qualcuno mi dica cosa è accaduto?!!!!!!!......" Si girò e a quel punto notò la presenza di Joanne. "TU???.........." sibilò. "Che cosa ci fai TU, qui???!!!.........." La squadrò da capo a piedi e vide il sangue sui vestiti della ragazza. Con il viso deformato dalla collera si avventò quasi su di lei. "E' colpa tua???......... Sei stata TU!!!!!!!!........."


Jo indietreggiò e le rispose a tono... "Senti Amanda se non fosse stato per me, Roger sarebbe morto. Chi pensi che lo abbia portato qui??? Ora invece di accusare me pensa a salvare lui!!!!!"
Harriet, calò nella realtà di colpo....
Bisognava separare quelle due donne, e chiamare qualcuno, ma aveva le mani legate: lei era solo la governante, in fondo.
Dopo aver visto la ferita Harriet pensò che ci voleva un medico... e stavolta si trattava di vita o di morte...... che parola, oscena, si disse, morte. Quella ferita era strana, frastagliata.
Aveva le lacrime agli occhi, mentre si dirigeva svelta verso la sua camera... Leo! Ecco a chi si poteva rivolgere. Almeno forse poteva calmare quell'isterica di Amanda e fare qualcosa di positivo, invece di gridare o fare idiozie.
Il signor Roger aveva spesso detto che erano stati come fratelli con Leo. Bene, lo chiamava al cellulare lei.


Una fitta di dolore fece riprendere a Roger il contatto con la realtà. Socchiuse gli occhi e vide il volto di Justin. Non
riusciva a distinguere dove si trovava ma capì ugualmente di essere in un luogo familiare. Trattenne un gemito, mentre immagini confuse gli tornavano alla memoria, come i fotogrammi di un film girato da un regista pazzo.
Molti anni prima, quando era stato addestrato dalla CIA, gli era stato insegnato cosa fare in situazioni come quelle. Sapeva che doveva limitare al minimo i movimenti. Provava un leggero senso di vertigine, e si sforzò di combatterlo. Richiuse gli occhi. Doveva concentrarsi su un pensiero coerente alla volta, e quindi cercò di capire chi c'era intorno a lui, oltre a Justin. Sentì la voce di Amanda, e poi quella di Joanne. Joanne?!...
Ma certo!... Ora ricordava. Qualcuno lo aveva ferito, con un coltello, poco distante dal locale di Joanne. Non aveva visto l'arma che lo aveva colpito, ma per la verità aveva visto appena perfino l'aggressore. Sospirò. A tratti gli sembrava che la mente ritornasse lucida, ma si sentiva stanco. Quindi decise di accantonare qualunque pensiero su chi lo aveva aggredito e sul perché. Si concentrò invece sul proprio respiro, per mantenere ossigeno nei polmoni e facilitare l'afflusso di sangue al cervello. Non aveva nessuna intenzione di cedere tanto facilmente.
Se la nera signora con la falce lo aspettava, sarebbe rimasta delusa ancora una volta. Roger Thorpe non era tipo da morire per una ferita di quel genere!...


Leo stava girando tranquillamente per la città a velocità moderata, per testare la sua Range Rover a noleggio, ripensando all'incontro avuto con Virginie Lovely alcune ore prima, quando squillò il telefono insistentemente: si dovette fermare..... poteva essere Roger o la sua gallina dalle uova d'oro.....
Invece era una voce di donna, che piangeva e parlava in maniera sconnessa.
Capì poche parole: Roger..... Roger..... tanto sangue ..aiuto!
Leo. "Cavolo" pensò Leo. Quella voce la conosceva bene. La voce si fece più viva, si ricompose un pochino e disse: "Sono Harriet... venga al più presto possibile, per Roger!"
Ed ora che succedeva? Roger ha ucciso qualcuno? Ma dove doveva andare? Ospedale o a casa?
La povera donna piangeva piano ora: "Venga da me, serve un amico a casa."
"Arrivo," rispose Leo. In quel momento il telefono squillò ancora. Oh mio Dio, pensò Leo, era la sua cliente -Mrs Virgie...
Ma subito capì che doveva fare marcia indietro -non si trattava affari.
"Mr Flynn! So tutto, lei mi stava accompagnando dove le pare, pure in discoteca, se crede. Passi da casa mia; mi troverà sulla porta di casa, io so quello che sa lei, ma conosco mia cugina. Andiamo là insieme. Non mi avrebbe chiamata per una sciocchezza. Hanno bisogno di noi. Roger e' ferito!"
"Volo!" disse Leo, ancora più preoccupato. Quelle due donne erano vecchie: avrebbe voluto una di loro come madre, vecchia, sì, ma concreta.
"Oh... santissimo..." pensò poi. "Ancora una volta Roger.."
Amanda?... No, è troppo Spaulding, furba..... Boh.... vedremo.
Con una fitta al cuore, fece una pericolosa inversione ad U e scattò via, verso casa Lovely.


Amanda lasciò perdere Joanne. Si portò le mani allo stomaco. Era circondata da estranei......... Ma doveva farsi forza. Non poteva crollare. Non in quel momento. "Bisogna soccorrere Roger..........." disse, fuori di sé. "Justin, controlla........ com'è...... la ferita. E...... bisogna...... coprirlo....... Dobbiamo...... tenerlo....... al caldo......."
Parlava meccanicamente, mentre cercava di ricordare quello che aveva sentito dire che si doveva fare in casi simili. Ma lei non aveva mai immaginato che le sarebbe successo di trovarsi di fronte a una situazione come quella.
Justin mandò Kay a prendere delle forbici, degli asciugamani puliti, e qualcosa dall'armadietto del primo soccorso, poi allentò la cravatta e sbottonò la camicia per facilitare a Roger la respirazione. Quando Kay fu di ritorno con le cose che aveva chiesto, cominciò a tagliare i vestiti di Roger, nel punto in cui si vedeva chiaramente lo squarcio provocato dalla lama. La ferita era larga, almeno quindici centimetri, ma fortunatamente adesso non sanguinava più molto. Justin controllò che non ci fossero corpi estranei e mentre faceva questo notò che i bordi della ferita non erano netti; probabilmente erano stati prodotti da un coltello a lama seghettata. Poi cercò di pulirla, usando un blando disinfettate, e la tamponò come meglio poté, con un panno pulito. Ma era una strana ferita, brutta a vedersi, anche per lui che ne aveva viste parecchie.
Harriet, ricomparve dopo pochi minuti, silenziosa. Come Mrs. Kay aveva un certo luccicore negli occhi, però ostentava una freddezza che non aveva. Ma tra pochi minuti sarebbero arrivati i rinforzi. Quella ferita ora che Justin l'aveva pulita, si notava in tutta la sua lunghezza. Con che diavolo potevano averla fatta...... O Maria Vergine, sempre tanto odio....


Pochi minuti dopo arrivarono Leo con aria indifferente, e Virgie a distanza di qualche metro. Che coppia di attori....
Leo saltò una poltrona per vedere che faceva Amanda, non si fidava per nulla.
Harriet andò incontro alla cugina, e sperando di mascherare la sua telefonata, le chiese che ci faceva là con Mr. Leo. Nessuno capì la risposta, per fortuna, in quella baraonda.
Dunque Mr. Roger era stato ferito per strada, e la ragazza lo aveva riportato a casa? Odiava gli ospedali? Aaahhhhhhhh...
"Beh, io sono stata crocerossina oltre che pilota, nella Seconda Guerra Mondiale... Posso dare un'occhiata?"
Senza ascoltare risposta, spedì Amanda ed il povero Justin tre metri più là e controllò la ferita. Increspò la faccia, la cosa non era molto semplice.
"Cara signora," disse ad Amanda, "faccia presto, chiami il suo medico se ne ha uno, o chiamo il mio, che è sornione, ma sa quello che fa. Non posso far morire un amico dissanguato. Haaaarrieeet, invece di fare la bella statuina chiama Mr. Sadowskjy, ché ricomincia a sanguinare: facciamo bloccare l'emorragia, poi mi spiegate quello che volete!!!"
E che cavolo, prima la vita... Virgie avrebbe continuato, ma Harriet, partì verso il telefono, era quello che si aspettava.
Amanda, spazientita, si parò davanti a Virginie. "Se *Miss Marple* ha finito di comandare in casa MIA!!!!!!........" Il tono della sua voce era tagliente come un rasoio a tre lame. Si rivolse senza mezzi termini a Leo. "Dobbiamo chiamare
anche la Polizia!!!!!....... Leo, ti rendi conto che Roger è stato aggredito, che qualcuno ha cercato di ucciderlo?!"
Leo annuì, con la faccia scura e il cuore pesante. "Sì, certo, Amanda....... Me ne rendo conto benissimo. Non ti preoccupare, ci penso io......."


Jessie stava lavorando al LightHouse ma si vedeva benissimo che aveva la testa altrove.
Infatti, in quel momento desiderava essere lontana da Aurora, che chiamavano anche 'Città delle luci'. A Jessie era sempre piaciuto il nome di questa città, peccato però che lei in questo momento stava attraversando un periodo no della
sua giovane vita e non vedeva nessuna luce.
Il suo cane André era morto raggiungendo così la sua amata Oscar, non sapeva più nulla di Kyle e sua madre voleva impedirgli di lavorare per Jake.
Peggio di così non poteva andare.............. Ah già dimenticava il suo 'amico', che si era ripresentato al pub sedendosi allo stesso tavolo e facendo finta di leggere il giornale non faceva altro che osservarla.
"Che pizza!" pensò Jessie.............. Non poteva confidarsi con nessuno e neanche con Roger dal momento che non c'era quella sera.
Sapeva che quell'uomo apparteneva a quell'associazione e ogni volta che ci pensava, una paura folle la prendeva allo stomaco, facendola a volte piegare in un due dal dolore.
Che fare allora? Sperava solo di potersi sfogare un po' con Lij o meglio, voleva parlare con lui ma non di quell'uomo. Infatti temeva di essere considerata una pazza che vedeva minacce ovunque e inoltre, se quell'uomo avesse intuito che
parlava di lui con il suo amico, poteva addirittura fargli del male.
"No, meglio che non dica nulla di questa faccenda a Lij. E' già tanto che gli abbia confidato la storia dell'associazione ed è quindi un miracolo che sia ancora in vita. Non voglio correre altri rischi.............. .Ohhh Roger, ma perché non sei qui??? Cosa devo fare? Come devo comportarmi?" pensò Jessie che nel frattempo, stava tentando di fare il suo lavoro come meglio poteva cercando di ignorare quel tizio.
Ma quanto era difficile.
Ad un certo punto, lo vide uscire e quindi si poté finalmente rilassare............ Ma come si sbagliava. Infatti, fu raggiunta dalla sua collega che gli diede un foglietto:
"Cara Jessie, credi di poterci ingannare? Ti conviene dire dove si trova Kyle in questo momento o sarà peggio per te. Non darci la fatica di doverlo cercare perché non abbiamo pazienza per queste cose. Ti aspetto domani dopo la chiusura
del pub. Vieni sul retro. Non mancare."
Ecco, ci siamo. Quell'uomo aveva fatto la sua prima mossa. Che fare allora?
Maledetto Kyle................ in che guaio l'aveva cacciata? Era tutta colpa sua.
La rabbia che stava provando in quel momento, l'aveva spinta a prendersela con Kyle perché era da quando lo aveva conosciuto che erano iniziati i suoi guai.
Doveva assolutamente parlare con Roger.


Joanne uscì dal Caprifoglio senza sapere dove sarebbe andata così cominciò a camminare... sarebbe potuta andare a casa ma se Tony fosse arrivato? La giacca dell'aggressore le sembrava uguale a quella del ragazzo, era probabile che avesse visto male... Tony non era capace di una cosa del genere.. o forse sì? In qualunque caso prima di parlare con la polizia avrebbe dovuto parlare con lui: da un lato sapeva che doveva fare così ma dall'altro aveva paura di scoprire
che non si era sbagliata....
Senza neanche accorgersene si era ritrovata di fronte alla porta dell'appartamento di Nigel. Era indecisa se suonare o meno... quasi sicuramente l'avrebbe disturbato... però in quel momento voleva vederlo... meccanicamente la mano andò sul campanello e premette il pulsante...
Nigel aveva appena finito di prepararsi un hamburger, che avrebbe dovuto essere la sua cena. Ma i suoi pensieri erano da un'altra parte. Aveva provato a cercare Jo, ma quando aveva telefonato al Rebellion's House gli avevano detto che lei non c'era e non sapevano dire dove fosse. Poi sentì suonare il campanello. Andò ad aprire e per un momento gli parve di essere stato colpito da un uppercut alla mascella. Davanti a lui c'era Joanne! Ma in che stato?!... L'espressione del suo volto era sconvolta, e i suoi vestiti erano abbondantemente sporchi di sangue. "Mio Dio!!.... Joanne!!! Ma sei ferita?? Cosa ti è successo??..." La prese per le braccia e l'attirò verso di sé, la fece entrare in casa e chiuse la porta. "Sei ferita?!... Come ti senti?" Ripeté.
Non perdeva facilmente il controllo ma la paura che aveva provato quella sera era stata enorme e l'agitazione era rimasta, nonostante Roger fosse fuori pericolo...gli gettò le braccia intorno al collo "Ti prego abbracciami.."
Nigel la strinse a sé. "Tesoro..." Era spaventato. Non aveva mai visto Joanne in quello stato. Mille domande si accavallavano nella sua mente. La tenne così per qualche minuto. Jo aveva bisogno di essere rassicurata e lui era disposto a fare qualunque cosa per lei. Poi, lentamente, la condusse verso il divanetto sotto la finestra, e la fece sedere. "Vuoi bere qualcosa?..." le chiese dolcemente.
"Sì grazie...qualcosa di forte, molto forte. Così dopo che avrò bevuto riuscirò a dirti cosa è successo..." Cercò di tornare *normale* non voleva sembrare *debole*...
"Ok... va bene un sorso di Brandy?... Te lo porto subito!" Nigel praticamente volò verso la dispensa e tornò da lei con un bicchiere dove aveva versato un dito di liquore. Si sedette accanto a Joanne e le circondò le spalle con un braccio. "Jo... Sei sicura di star bene? Io... Tutto questo sangue... Davvero non sei ferita?!"
Bevve il brandy tutto d'un fiato, la fece sentire un attimo meglio..."Sì io sto bene...è...Roger....Lo hanno accoltellato in una strada vicino al Rebellion's House e io l'ho trovato in tempo per far scappare l'aggressore che altrimenti.....lo avrebbe ucciso...."


"Che cosa?!?!?!......." Nigel guardò Jo sbalordito. "Roger... Roger Thorpe?! E tu hai messo in fuga l'aggressore?... Ma ti rendi conto che hai rischiato la vita... Hai rischiato la vita per lui?..." Mentre pronunciava quelle parole, il suo cervello registrava quel dato di fatto. Tra Roger e Joanne c'era un legame che lui non riusciva a comprendere.
Si alzò di scatto "Ma scusa secondo te dovevo stare a guardare mentre quello lo accoltellava?!" Non si aspettava una reazione del genere... Nigel era di nuovo geloso di Roger...
"Hey, hey..." lui si alzò in piedi e l'abbracciò di nuovo. "Non arrabbiarti." Parlava con dolcezza, ora. "Mi spiace, non volevo sembrare geloso. Sono solo preoccupato per te. Amore, io.... Impazzirei se dovesse succederti qualcosa."
Voleva dire molte altre cose, ma capì che quello non era il momento. "Ma adesso sei qui... E stai bene! Questa è la cosa più importante per me. Ora, calmati. Dimmi, come sta il signor Thorpe?"
"Non bene ma il medico ha detto che se la caverà... ha la pelle dura. Tra l'altro, come se non bastasse, ho dovuto subire le ire di Amanda." Aveva bisogno di darsi una ripulita... "Non è che potrei fare una doccia? Almeno mi ripresenterò in uno stato meno pietoso...."
"Ma certamente!... Posso anche darti qualcosa di pulito da indossare..." La guidò verso il bagno. "Ecco, fai pure con comodo. Io nel frattempo ti preparo qualcosa da mangiare, ok? Immagino che con tutto quel che è successo non avrai
mangiato." Indicò un armadietto. "Lì ci sono gli asciugamani puliti e anche shampoo e bagnoschiuma. Se hai bisogno di me, sono in cucina." E le sorrise, incoraggiante.


L'acqua calda scorreva sulla sua pelle cercando di scacciare la paura e l'agitazione di quella serata. Chiuse gli occhi e il rumore della doccia le sembrò lontano anni luce, rivide quell'uomo in attesa di colpire Roger per la seconda volta...non poteva neanche immaginare che fosse stato Tony! Troppa ferocia..
Cercò di focalizzare la sagoma dell'aggressore ma era inutile, l'unica cosa che riusciva a distinguere era la giacca...iniziò ad auto convincersi, in fondo quella giacca poteva averla comprata chiunque... non era un modello esclusivo per Tony!
Riaprì gli occhi, doveva essere passato un bel po' di tempo dall'entrata nella doccia... probabilmente Nigel l'aveva data per dispersa! Chiuse l'acqua e si avvolse in un asciugamano... aveva bisogno di vestiti puliti e non poteva che chiederli a Nigel. Uscì dal bagno e lo trovò in cucina intento a prepararle del cibo...
"Ehm... Nigel... non è che avresti qualcosa da prestarmi? Non credo sia il caso che mi rimetta i vestiti che avevo prima..."
"Sì, lo avevo immaginato... Ma temo che la maggior parte dei miei vestiti non saranno il massimo per te!" Nigel considerò con un sorrisetto divertito. In effetti, Jo era così minuta rispetto a lui... "Comunque, tieni, prova quelli."
Così dicendo indicò alla ragazza una maglietta a mezze maniche, verde militare, e dei pantaloncini di jeans, che erano appoggiati su una sedia. "Gli shorts mi vanno stretti, ma temo che a te andranno comunque larghi! Mi spiace ma non ho altro, soprattutto non ho nulla di adatto a una ragazza!... Spero che vadano bene..."
"Andranno benissimo grazie!" Prese i vestiti e andò ad indossarli, dopo poco tornò in cucina e le venne in mente che doveva avvisare qualcuno al locale per dirgli che non sarebbe tornata… non era nello stato adatto... "Nigel ti dovrei
chiedere un ultimo favore...mi faresti fare una telefonata? Devo avvisare che non torno al Rebellion's House..."
Lui si girò verso di lei. "Smettila!..." E la fissò con uno sguardo di leggero rimprovero.


"Devo smettere di fare cosa?" Era rimasta perplessa...
"Semplicemente, mia adorabile Jo, che devi smetterla di chiedermi 'favori'! Non hai ancora capito che non devi chiedermi niente?? IO voglio darti tutto!!..." Nigel le sorrise. "Mi casa es su casa!..." Le disse, strizzandole l'occhio. "E
il telefono è su quella mensola. Immagino che tu sappia come si usa, vero?..."
"Stupido! - disse facendogli la linguaccia - Comunque grazie...grazie mille..." Compose il numero del Rebellion's House e attese una risposta...
"Rebellion's House buonasera.."
Era lui. E ora?! Doveva comportarsi normalmente, come se non avesse avuto il minimo dubbio. "Ciao Tony..."
"Oh finalmente! Ma dove eri finita?? Sei scappata via come una furia e non ti ho più rivisto!!!"
"Eh ma perchè c'è stato un problema...è successa una cosa non bella, te ne parlo domani perché non mi sembra il caso di parlarne per telefono.."
"Ma tu stai bene?"
"Sì sì non riguarda me... comunque ho chiamato per dire che non torno lì perciò chiudi tu..."
"Ok capo, ai suoi ordini!! Però poi voglio sapere cos'è successo!"
"Promesso, ora ti lascio. Ci vediamo domani, un bacio"
"Ciao Jo, un bacio pure a te..."
Riattaccò e rimase per un momento immobile. La sua voce era normalissima, non un minimo segno di cambiamento...o era un attore nato o non ne sapeva niente per davvero! L'indomani avrebbe, forse, saputo la verità...
Si diresse verso Nigel, era stato veramente carino con lei... doveva pur ringraziarlo! E così fece. In silenzio gli si avvicinò e lo baciò con passione.
Dopo che le loro labbra si staccarono sussurrò "Grazie.."
"Non devi ringraziarmi..." Nigel la strinse dolcemente. "Però il bacio mi è piaciuto. Facciamo il bis?..."
"Volentieri mio caro!"


FINE VENTESIMA PUNTATA