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VENTESIMA
PUNTATA
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Il dolore era diventato sordo e continuo. Sentiva delle fitte ad ogni
respiro.
Roger, steso di traverso al sedile posteriore della sua Dodge, in
posizione supina, cercava di conservare le forze. Le tempie pulsavano
e sentiva il sudore freddo scorrergli sulla fronte e sul collo. La
forte emorragia lo aveva spossato. Lui conosceva quella sensazione,
ma cadde in uno stato di torpore in cui ogni cosa era indistinta.
Persino lo scorrere del tempo era confuso.
Finalmente l'auto arrestò la sua corsa, ma lui non se ne rese
conto.
Jo scese dall'auto e cercò di far scendere anche Roger, durante
il tragitto non gli aveva parlato, era stata troppo impegnata a guidare
per arrivare più in fretta possibile al Caprifoglio... forse
aveva sbagliato perché vide che aveva
quasi perso i sensi. "Roger? Ehi Roger siamo arrivati non mollare
proprio adesso!!!"
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Lui sentiva la voce di Joanne che lo chiamava, ma era come se tutto
fosse ovattato, intorno a sé. Non aveva la forza di muoversi.
"Justin... Justin..." riuscì a mormorare in maniera
incoerente. Era appena un sussurro che Joanne colse. Corse al campanello
e suonò come se dovesse risvegliare i morti. Il maggiordomo
aprì la porta e si trovò davanti la ragazza sconvolta.
"Signorina... Signorina Allard? Cosa succede?!..." chiese
meravigliato.
"Justin mi aiuti svelto! Roger è ferito dobbiamo portarlo
in casa.... venga veloce!!!!"
"Signor Thorpe!!!..." esclamò Justin sgranando gli
occhi alla vista del proprio padrone coperto di sangue. "Dobbiamo
chiamare un'ambulanza! E la signora Thorpe!..."
"Roger non vuole andare in ospedale, prima di perdere conoscenza
me lo ha detto e ripetuto..."
Justin era un uomo sui quarantacinque anni, piuttosto robusto, e fedelissimo
a Roger.
"Aiutami... Entrare... Casa..." mormorò Roger. Poi
con un sospiro perse di nuovo conoscenza. Justin corse dentro a chiamare
sua moglie per farsi dare una mano.
Quando tornò, Kay era con lui, e vedendo il padrone in quello
stato si mise a gridare. Justin la zittì imperiosamente e si
fece aiutare a sollevare più delicatamente possibile il ferito
e a portarlo in casa.
Li seguì, stava male pure lei...era sconvolta e l'agitazione
le aveva provocato una forte nausea; stava a malapena in piedi ma
si fece forza. Doveva ancora affrontare Amanda.
"Dove lo portiamo?" chiese Kay, piagnucolante, al marito.
"La camera del padrone è al primo piano, ma non entriamo
tutti nell'ascensore, e passare dalle scale è fuori questione.
Portiamolo nel salone, lo stenderemo sul divano" rispose Justin,
il viso contratto in una espressione carica di preoccupazione. "Poi
dovremo chiamare un medico."
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Lo avevano appena steso sul divano, che Amanda e Harriet entrarono
nel salone.
"Ma cosa succede?!!........." esclamò Amanda. "Ho
sentito delle urla indecenti fino dalla mia camera!!!!! Kay, si può
sapere che vi prende???......... E' mai possibile che in questa casa
non si possa mai riposare in pace?............"
"Signora!..." Kay si asciugò i lacrimoni con il grembiule.
"Signora, il padrone... Il padrone!!" Ma non riuscì
a dire altro, perché aveva un nodo di pianto che le chiudeva
la gola.
Harriet, quasi senza voce, indicò il divano, dove Roger era
stato steso, e sentì come un colpo al cuore... Che è
successo?
domandò a se stessa. Ma non si lasciò prendere dal panico,
si prese la testa fra le mani, per celare una gran voglia di piangere.
Allora, Amanda vide Roger, con gli occhi chiusi, la testa leggermente
reclinata di lato, steso sul divano. Impallidì
mortalmente. "Cosa?........ Roger!!!!!!! Cosa è successo???..........."
Si avvicinò di un passo e poi si fermò.
Scosse la testa. "No........ Non è possibile.........!!!!!"
"Il padrone è ferito. Dobbiamo chiamare aiuto, subito"
disse Justin.
Amanda corse accanto al divano e si chinò su Roger.
"No, Roger...... No!!!!!........" disse. Lo guardava con
gli occhi sgranati. "Rispondimi!!!! Roger, sono io, sono Amanda!!!!!!........
Roger!!!!!! Ti prego........ Parlami........"
Ma l'unico segno vitale di Roger in quel momento era il suo debole
respiro, irregolare.
Justin cercò gentilmente di allontanare Amanda. "Signora,
non può sentirla ora. E' svenuto. La prego, si calmi... Forse
è meglio che lei si sieda..."
Lei lo scostò da sé istericamente. "Come osi?!.........
Non toccarmi!!! E' mio marito!!!! Perché nessuno fa niente???
Chiamate l'ospedale, subito!!!!!........." Amanda guardò
gli abiti insanguinati di Roger. "Ma come è successo???..........
Insomma, qualcuno mi dica cosa è accaduto?!!!!!!!......"
Si girò e a quel punto notò la presenza di Joanne. "TU???.........."
sibilò. "Che cosa ci fai TU, qui???!!!.........."
La squadrò da capo a piedi e vide il sangue sui vestiti della
ragazza. Con il viso deformato dalla collera si avventò quasi
su di lei. "E' colpa tua???......... Sei stata TU!!!!!!!!........."
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Jo indietreggiò e le rispose a tono... "Senti Amanda se
non fosse stato per me, Roger sarebbe morto. Chi pensi che lo abbia
portato qui??? Ora invece di accusare me pensa a salvare lui!!!!!"
Harriet, calò nella realtà di colpo....
Bisognava separare quelle due donne, e chiamare qualcuno, ma aveva le
mani legate: lei era solo la governante, in fondo.
Dopo aver visto la ferita Harriet pensò che ci voleva un medico...
e stavolta si trattava di vita o di morte...... che parola, oscena,
si disse, morte. Quella ferita era strana, frastagliata.
Aveva le lacrime agli occhi, mentre si dirigeva svelta verso la sua
camera... Leo! Ecco a chi si poteva rivolgere. Almeno forse poteva calmare
quell'isterica di Amanda e fare qualcosa di positivo, invece di gridare
o fare idiozie.
Il signor Roger aveva spesso detto che erano stati come fratelli con
Leo. Bene, lo chiamava al cellulare lei.
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Una fitta di dolore fece riprendere a Roger il contatto con la realtà.
Socchiuse gli occhi e vide il volto di Justin. Non
riusciva a distinguere dove si trovava ma capì ugualmente di
essere in un luogo familiare. Trattenne un gemito, mentre immagini
confuse gli tornavano alla memoria, come i fotogrammi di un film girato
da un regista pazzo.
Molti anni prima, quando era stato addestrato dalla CIA, gli era stato
insegnato cosa fare in situazioni come quelle. Sapeva che doveva limitare
al minimo i movimenti. Provava un leggero senso di vertigine, e si
sforzò di combatterlo. Richiuse gli occhi. Doveva concentrarsi
su un pensiero coerente alla volta, e quindi cercò di capire
chi c'era intorno a lui, oltre a Justin. Sentì la voce di Amanda,
e poi quella di Joanne. Joanne?!...
Ma certo!... Ora ricordava. Qualcuno lo aveva ferito, con un coltello,
poco distante dal locale di Joanne. Non aveva visto l'arma che lo
aveva colpito, ma per la verità aveva visto appena perfino
l'aggressore. Sospirò. A tratti gli sembrava che la mente ritornasse
lucida, ma si sentiva stanco. Quindi decise di accantonare qualunque
pensiero su chi lo aveva aggredito e sul perché. Si concentrò
invece sul proprio respiro, per mantenere ossigeno nei polmoni e facilitare
l'afflusso di sangue al cervello. Non aveva nessuna intenzione di
cedere tanto facilmente.
Se la nera signora con la falce lo aspettava, sarebbe rimasta delusa
ancora una volta. Roger Thorpe non era tipo da morire per una ferita
di quel genere!...
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Leo stava girando tranquillamente per la città a velocità
moderata, per testare la sua Range Rover a noleggio, ripensando all'incontro
avuto con Virginie Lovely alcune ore prima, quando squillò
il telefono insistentemente: si dovette fermare..... poteva essere
Roger o la sua gallina dalle uova d'oro.....
Invece era una voce di donna, che piangeva e parlava in maniera sconnessa.
Capì poche parole: Roger..... Roger..... tanto sangue ..aiuto!
Leo. "Cavolo" pensò Leo. Quella voce la conosceva
bene. La voce si fece più viva, si ricompose un pochino e disse:
"Sono Harriet... venga al più presto possibile, per Roger!"
Ed ora che succedeva? Roger ha ucciso qualcuno? Ma dove doveva andare?
Ospedale o a casa?
La povera donna piangeva piano ora: "Venga da me, serve un amico
a casa."
"Arrivo," rispose Leo. In quel momento il telefono squillò
ancora. Oh mio Dio, pensò Leo, era la sua cliente -Mrs Virgie...
Ma subito capì che doveva fare marcia indietro -non si trattava
affari.
"Mr Flynn! So tutto, lei mi stava accompagnando dove le pare,
pure in discoteca, se crede. Passi da casa mia; mi troverà
sulla porta di casa, io so quello che sa lei, ma conosco mia cugina.
Andiamo là insieme. Non mi avrebbe chiamata per una sciocchezza.
Hanno bisogno di noi. Roger e' ferito!"
"Volo!" disse Leo, ancora più preoccupato. Quelle
due donne erano vecchie: avrebbe voluto una di loro come madre, vecchia,
sì, ma concreta.
"Oh... santissimo..." pensò poi. "Ancora una
volta Roger.."
Amanda?... No, è troppo Spaulding, furba..... Boh.... vedremo.
Con una fitta al cuore, fece una pericolosa inversione ad U e scattò
via, verso casa Lovely.
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Amanda lasciò perdere Joanne. Si portò le mani allo
stomaco. Era circondata da estranei......... Ma doveva farsi forza.
Non poteva crollare. Non in quel momento. "Bisogna soccorrere
Roger..........." disse, fuori di sé. "Justin, controlla........
com'è...... la ferita. E...... bisogna...... coprirlo.......
Dobbiamo...... tenerlo....... al caldo......."
Parlava meccanicamente, mentre cercava di ricordare quello che aveva
sentito dire che si doveva fare in casi simili. Ma lei non aveva mai
immaginato che le sarebbe successo di trovarsi di fronte a una situazione
come quella.
Justin mandò Kay a prendere delle forbici, degli asciugamani
puliti, e qualcosa dall'armadietto del primo soccorso, poi allentò
la cravatta e sbottonò la camicia per facilitare a Roger la
respirazione. Quando Kay fu di ritorno con le cose che aveva chiesto,
cominciò a tagliare i vestiti di Roger, nel punto in cui si
vedeva chiaramente lo squarcio provocato dalla lama. La ferita era
larga, almeno quindici centimetri, ma fortunatamente adesso non sanguinava
più molto. Justin controllò che non ci fossero corpi
estranei e mentre faceva questo notò che i bordi della ferita
non erano netti; probabilmente erano stati prodotti da un coltello
a lama seghettata. Poi cercò di pulirla, usando un blando disinfettate,
e la tamponò come meglio poté, con un panno pulito.
Ma era una strana ferita, brutta a vedersi, anche per lui che ne aveva
viste parecchie.
Harriet, ricomparve dopo pochi minuti, silenziosa. Come Mrs. Kay aveva
un certo luccicore negli occhi, però ostentava una freddezza
che non aveva. Ma tra pochi minuti sarebbero arrivati i rinforzi.
Quella ferita ora che Justin l'aveva pulita, si notava in tutta la
sua lunghezza. Con che diavolo potevano averla fatta...... O Maria
Vergine, sempre tanto odio....
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Pochi minuti dopo arrivarono Leo con aria indifferente, e Virgie a
distanza di qualche metro. Che coppia di attori....
Leo saltò una poltrona per vedere che faceva Amanda, non si
fidava per nulla.
Harriet andò incontro alla cugina, e sperando di mascherare
la sua telefonata, le chiese che ci faceva là con Mr. Leo.
Nessuno capì la risposta, per fortuna, in quella baraonda.
Dunque Mr. Roger era stato ferito per strada, e la ragazza lo aveva
riportato a casa? Odiava gli ospedali? Aaahhhhhhhh...
"Beh, io sono stata crocerossina oltre che pilota, nella Seconda
Guerra Mondiale... Posso dare un'occhiata?"
Senza ascoltare risposta, spedì Amanda ed il povero Justin
tre metri più là e controllò la ferita. Increspò
la faccia, la cosa non era molto semplice.
"Cara signora," disse ad Amanda, "faccia presto, chiami
il suo medico se ne ha uno, o chiamo il mio, che è sornione,
ma sa quello che fa. Non posso far morire un amico dissanguato. Haaaarrieeet,
invece di fare la bella statuina chiama Mr. Sadowskjy, ché
ricomincia a sanguinare: facciamo bloccare l'emorragia, poi mi spiegate
quello che volete!!!"
E che cavolo, prima la vita... Virgie avrebbe continuato, ma Harriet,
partì verso il telefono, era quello che si aspettava.
Amanda, spazientita, si parò davanti a Virginie. "Se *Miss
Marple* ha finito di comandare in casa MIA!!!!!!........" Il
tono della sua voce era tagliente come un rasoio a tre lame. Si rivolse
senza mezzi termini a Leo. "Dobbiamo chiamare
anche la Polizia!!!!!....... Leo, ti rendi conto che Roger è
stato aggredito, che qualcuno ha cercato di ucciderlo?!"
Leo annuì, con la faccia scura e il cuore pesante. "Sì,
certo, Amanda....... Me ne rendo conto benissimo. Non ti preoccupare,
ci penso io......."
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Jessie stava lavorando al LightHouse ma si vedeva benissimo che aveva
la testa altrove.
Infatti, in quel momento desiderava essere lontana da Aurora, che chiamavano
anche 'Città delle luci'. A Jessie era sempre piaciuto il nome
di questa città, peccato però che lei in questo momento
stava attraversando un periodo no della
sua giovane vita e non vedeva nessuna luce.
Il suo cane André era morto raggiungendo così la sua amata
Oscar, non sapeva più nulla di Kyle e sua madre voleva impedirgli
di lavorare per Jake.
Peggio di così non poteva andare.............. Ah già
dimenticava il suo 'amico', che si era ripresentato al pub sedendosi
allo stesso tavolo e facendo finta di leggere il giornale non faceva
altro che osservarla.
"Che pizza!" pensò Jessie.............. Non poteva
confidarsi con nessuno e neanche con Roger dal momento che non c'era
quella sera.
Sapeva che quell'uomo apparteneva a quell'associazione e ogni volta
che ci pensava, una paura folle la prendeva allo stomaco, facendola
a volte piegare in un due dal dolore.
Che fare allora? Sperava solo di potersi sfogare un po' con Lij o meglio,
voleva parlare con lui ma non di quell'uomo. Infatti temeva di essere
considerata una pazza che vedeva minacce ovunque e inoltre, se quell'uomo
avesse intuito che
parlava di lui con il suo amico, poteva addirittura fargli del male.
"No, meglio che non dica nulla di questa faccenda a Lij. E' già
tanto che gli abbia confidato la storia dell'associazione ed è
quindi un miracolo che sia ancora in vita. Non voglio correre altri
rischi.............. .Ohhh Roger, ma perché non sei qui??? Cosa
devo fare? Come devo comportarmi?" pensò Jessie che nel
frattempo, stava tentando di fare il suo lavoro come meglio poteva cercando
di ignorare quel tizio.
Ma quanto era difficile.
Ad un certo punto, lo vide uscire e quindi si poté finalmente
rilassare............ Ma come si sbagliava. Infatti, fu raggiunta dalla
sua collega che gli diede un foglietto:
"Cara Jessie, credi di poterci ingannare? Ti conviene dire dove
si trova Kyle in questo momento o sarà peggio per te. Non darci
la fatica di doverlo cercare perché non abbiamo pazienza per
queste cose. Ti aspetto domani dopo la chiusura
del pub. Vieni sul retro. Non mancare."
Ecco, ci siamo. Quell'uomo aveva fatto la sua prima mossa. Che fare
allora?
Maledetto Kyle................ in che guaio l'aveva cacciata? Era tutta
colpa sua.
La rabbia che stava provando in quel momento, l'aveva spinta a prendersela
con Kyle perché era da quando lo aveva conosciuto che erano iniziati
i suoi guai.
Doveva assolutamente parlare con Roger.
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Joanne uscì dal Caprifoglio senza sapere dove sarebbe andata
così cominciò a camminare... sarebbe potuta andare a
casa ma se Tony fosse arrivato? La giacca dell'aggressore le sembrava
uguale a quella del ragazzo, era probabile che avesse visto male...
Tony non era capace di una cosa del genere.. o forse sì? In
qualunque caso prima di parlare con la polizia avrebbe dovuto parlare
con lui: da un lato sapeva che doveva fare così ma dall'altro
aveva paura di scoprire
che non si era sbagliata....
Senza neanche accorgersene si era ritrovata di fronte alla porta dell'appartamento
di Nigel. Era indecisa se suonare o meno... quasi sicuramente l'avrebbe
disturbato... però in quel momento voleva vederlo... meccanicamente
la mano andò sul campanello e premette il pulsante...
Nigel aveva appena finito di prepararsi un hamburger, che avrebbe
dovuto essere la sua cena. Ma i suoi pensieri erano da un'altra parte.
Aveva provato a cercare Jo, ma quando aveva telefonato al Rebellion's
House gli avevano detto che lei non c'era e non sapevano dire dove
fosse. Poi sentì suonare il campanello. Andò ad aprire
e per un momento gli parve di essere stato colpito da un uppercut
alla mascella. Davanti a lui c'era Joanne! Ma in che stato?!... L'espressione
del suo volto era sconvolta, e i suoi vestiti erano abbondantemente
sporchi di sangue. "Mio Dio!!.... Joanne!!! Ma sei ferita?? Cosa
ti è successo??..." La prese per le braccia e l'attirò
verso di sé, la fece entrare in casa e chiuse la porta. "Sei
ferita?!... Come ti senti?" Ripeté.
Non perdeva facilmente il controllo ma la paura che aveva provato
quella sera era stata enorme e l'agitazione era rimasta, nonostante
Roger fosse fuori pericolo...gli gettò le braccia intorno al
collo "Ti prego abbracciami.."
Nigel la strinse a sé. "Tesoro..." Era spaventato.
Non aveva mai visto Joanne in quello stato. Mille domande si accavallavano
nella sua mente. La tenne così per qualche minuto. Jo aveva
bisogno di essere rassicurata e lui era disposto a fare qualunque
cosa per lei. Poi, lentamente, la condusse verso il divanetto sotto
la finestra, e la fece sedere. "Vuoi bere qualcosa?..."
le chiese dolcemente.
"Sì grazie...qualcosa di forte, molto forte. Così
dopo che avrò bevuto riuscirò a dirti cosa è
successo..." Cercò di tornare *normale* non voleva sembrare
*debole*...
"Ok... va bene un sorso di Brandy?... Te lo porto subito!"
Nigel praticamente volò verso la dispensa e tornò da
lei con un bicchiere dove aveva versato un dito di liquore. Si sedette
accanto a Joanne e le circondò le spalle con un braccio. "Jo...
Sei sicura di star bene? Io... Tutto questo sangue... Davvero non
sei ferita?!"
Bevve il brandy tutto d'un fiato, la fece sentire un attimo meglio..."Sì
io sto bene...è...Roger....Lo hanno accoltellato in una strada
vicino al Rebellion's House e io l'ho trovato in tempo per far scappare
l'aggressore che altrimenti.....lo avrebbe ucciso...."
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"Che cosa?!?!?!......." Nigel guardò Jo sbalordito.
"Roger... Roger Thorpe?! E tu hai messo in fuga l'aggressore?...
Ma ti rendi conto che hai rischiato la vita... Hai rischiato la vita
per lui?..." Mentre pronunciava quelle parole, il suo cervello
registrava quel dato di fatto. Tra Roger e Joanne c'era un legame
che lui non riusciva a comprendere.
Si alzò di scatto "Ma scusa secondo te dovevo stare a
guardare mentre quello lo accoltellava?!" Non si aspettava una
reazione del genere... Nigel era di nuovo geloso di Roger...
"Hey, hey..." lui si alzò in piedi e l'abbracciò
di nuovo. "Non arrabbiarti." Parlava con dolcezza, ora.
"Mi spiace, non volevo sembrare geloso. Sono solo preoccupato
per te. Amore, io.... Impazzirei se dovesse succederti qualcosa."
Voleva dire molte altre cose, ma capì che quello non era il
momento. "Ma adesso sei qui... E stai bene! Questa è la
cosa più importante per me. Ora, calmati. Dimmi, come sta il
signor Thorpe?"
"Non bene ma il medico ha detto che se la caverà... ha
la pelle dura. Tra l'altro, come se non bastasse, ho dovuto subire
le ire di Amanda." Aveva bisogno di darsi una ripulita... "Non
è che potrei fare una doccia? Almeno mi ripresenterò
in uno stato meno pietoso...."
"Ma certamente!... Posso anche darti qualcosa di pulito da indossare..."
La guidò verso il bagno. "Ecco, fai pure con comodo. Io
nel frattempo ti preparo qualcosa da mangiare, ok? Immagino che con
tutto quel che è successo non avrai
mangiato." Indicò un armadietto. "Lì ci sono
gli asciugamani puliti e anche shampoo e bagnoschiuma. Se hai bisogno
di me, sono in cucina." E le sorrise, incoraggiante.
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L'acqua calda scorreva sulla sua pelle cercando di scacciare la paura
e l'agitazione di quella serata. Chiuse gli occhi e il rumore della
doccia le sembrò lontano anni luce, rivide quell'uomo in attesa
di colpire Roger per la seconda volta...non poteva neanche immaginare
che fosse stato Tony! Troppa ferocia..
Cercò di focalizzare la sagoma dell'aggressore ma era inutile,
l'unica cosa che riusciva a distinguere era la giacca...iniziò
ad auto convincersi, in fondo quella giacca poteva averla comprata
chiunque... non era un modello esclusivo per Tony!
Riaprì gli occhi, doveva essere passato un bel po' di tempo
dall'entrata nella doccia... probabilmente Nigel l'aveva data per
dispersa! Chiuse l'acqua e si avvolse in un asciugamano... aveva bisogno
di vestiti puliti e non poteva che chiederli a Nigel. Uscì
dal bagno e lo trovò in cucina intento a prepararle del cibo...
"Ehm... Nigel... non è che avresti qualcosa da prestarmi?
Non credo sia il caso che mi rimetta i vestiti che avevo prima..."
"Sì, lo avevo immaginato... Ma temo che la maggior parte
dei miei vestiti non saranno il massimo per te!" Nigel considerò
con un sorrisetto divertito. In effetti, Jo era così minuta
rispetto a lui... "Comunque, tieni, prova quelli."
Così dicendo indicò alla ragazza una maglietta a mezze
maniche, verde militare, e dei pantaloncini di jeans, che erano appoggiati
su una sedia. "Gli shorts mi vanno stretti, ma temo che a te
andranno comunque larghi! Mi spiace ma non ho altro, soprattutto non
ho nulla di adatto a una ragazza!... Spero che vadano bene..."
"Andranno benissimo grazie!" Prese i vestiti e andò
ad indossarli, dopo poco tornò in cucina e le venne in mente
che doveva avvisare qualcuno al locale per dirgli che non sarebbe
tornata
non era nello stato adatto... "Nigel ti dovrei
chiedere un ultimo favore...mi faresti fare una telefonata? Devo avvisare
che non torno al Rebellion's House..."
Lui si girò verso di lei. "Smettila!..." E la fissò
con uno sguardo di leggero rimprovero.
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"Devo smettere di fare cosa?" Era rimasta perplessa...
"Semplicemente, mia adorabile Jo, che devi smetterla di chiedermi
'favori'! Non hai ancora capito che non devi chiedermi niente?? IO
voglio darti tutto!!..." Nigel le sorrise. "Mi casa es su
casa!..." Le disse, strizzandole l'occhio. "E
il telefono è su quella mensola. Immagino che tu sappia come
si usa, vero?..."
"Stupido! - disse facendogli la linguaccia - Comunque grazie...grazie
mille..." Compose il numero del Rebellion's House e attese una
risposta...
"Rebellion's House buonasera.."
Era lui. E ora?! Doveva comportarsi normalmente, come se non avesse
avuto il minimo dubbio. "Ciao Tony..."
"Oh finalmente! Ma dove eri finita?? Sei scappata via come una
furia e non ti ho più rivisto!!!"
"Eh ma perchè c'è stato un problema...è
successa una cosa non bella, te ne parlo domani perché non
mi sembra il caso di parlarne per telefono.."
"Ma tu stai bene?"
"Sì sì non riguarda me... comunque ho chiamato
per dire che non torno lì perciò chiudi tu..."
"Ok capo, ai suoi ordini!! Però poi voglio sapere cos'è
successo!"
"Promesso, ora ti lascio. Ci vediamo domani, un bacio"
"Ciao Jo, un bacio pure a te..."
Riattaccò e rimase per un momento immobile. La sua voce era
normalissima, non un minimo segno di cambiamento...o era un attore
nato o non ne sapeva niente per davvero! L'indomani avrebbe, forse,
saputo la verità...
Si diresse verso Nigel, era stato veramente carino con lei... doveva
pur ringraziarlo! E così fece. In silenzio gli si avvicinò
e lo baciò con passione.
Dopo che le loro labbra si staccarono sussurrò "Grazie.."
"Non devi ringraziarmi..." Nigel la strinse dolcemente.
"Però il bacio mi è piaciuto. Facciamo il bis?..."
"Volentieri mio caro!"
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FINE
VENTESIMA PUNTATA
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