VENTUNESIMA PUNTATA


Era stata una giornata veramente schifosa.
Dopo la notte passata accanto a Klaudia, ad ascoltarla, a consolarla, Nichelle aveva dovuto fare un grosso sforzo per ritrovare il proprio equilibrio.
Non riusciva ancora a credere che Lij...
Elijah e Klaudia.
Klaudia e Elijah...
Non faceva altro che ripetersi quelle parole. Poi, si riscosse da quei pensieri. Aveva camminato senza meta.
E ora si trovava a Garden Road...


Lij stava cercando di dividere le sue cose da quelle di Tony coinquilino-fantasma!
Quel ragazzo doveva avere una vita molto impegnata se si beccavano solo di sfuggita e per sbaglio! Ma la sua presenza si faceva notare molto. C'era un tale disordine...
Si stava dando un gran da fare per cercare di dare un aspetto umano a quell'appartamento. Poi però ad un certo punto si era interrotto.
Aveva caldo e si era spogliato restando in pantaloncini corti.
"Così va meglio..." con un sospiro di sollievo.
Improvvisamente un gorgoglio gli salì dal basso ventre.
Era digiuno dalla mattina ma nonostante ciò pareva che il suo stomaco si rifiutasse di ingerire anche una briciola di pane.
D'un tratto suonò il campanello.
Guardò l'orologio. Le 18:00.
"Chi sarà? Forse Tony..."
Senza riflettere ulteriormente si avviò verso la porta e l'aprì.
La sorpresa si dipinse sul suo volto in modo evidente quando si trovò davanti Nichelle.
"Oh guarda...come mai da queste parti?"
Nichelle gli rivolse uno dei suoi sorrisi speciali. "Ciao, cucciolo! Passavo da queste parti... Volevo fare quattro chiacchiere con te!"
Lo passò in esame dalla testa ai piedi. "Sempre che... io non sia di troppo!... Non ho interrotto nulla di biblico, vero?!..." E lanciò un'occhiata dentro l'appartamento, oltre le spalle del ragazzo.
Lij la guardò un attimo perplesso. Poi si rese conto che era praticamente mezzo nudo.
"No, tranquilla siamo solo io e Sirio, ma prego vieni pure..." e le fece cenno di entrare col braccio.
Lei entrò, e si fermò al centro della stanza. Adesso fronteggiava Lij, insolitamente silenziosa. Aveva riflettuto poco
prima di recarsi lì. Anzi, ad essere onesti non ci aveva riflettuto affatto.
La verità era che si trovava in giro, e stava ripensando alle cose che Klaudia le aveva detto, la notte prima. Poi, all'improvviso, senza rendersene conto, si era ritrovata davanti a casa di Elijah. "Vedo che stai bene... Ieri mi ero molto preoccupata... Pensavo che ti avessero rapito gli alieni!..."
Lui sorrise abbassando leggermente il viso.
"Hai ragione, ma non mi sono sentito troppo bene. Lo so che avrei dovuto avvisare qualcuno ma me ne sono proprio dimenticato..." Sospirò. "Sei venuta per questo motivo? Temi che diserti anche oggi? Tranquilla, a meno che non mi licenzi in questo istante io stasera sarò al Lighthouse" e la guardò chinando la testa di lato.


"Non ho il potere di licenziare nessuno, al Lighthouse. E' Roger Thorpe il capo assoluto e lui decide." Nichelle scrollò le spalle. "Ma non penso che tu debba preoccuparti. Ti eri sempre comportato bene... fino ad ora. E credo che tu sia simpatico al nostro capo. Comunque... per rispondere alla tua seconda domanda... Sì. Ero convinta che non ti saresti presentato al lavoro nemmeno oggi." Gli occhi di Nichelle erano piantati direttamente in quelli di lui.
Perché lo stava guardando in quel modo? Gli dava fastidio. Si sentiva osservato, scrutato.
Ebbe un moto di rifiuto. Desiderò che Nichelle se ne andasse subito.
Non aveva voglia di altre discussioni. E quello sguardo prometteva paranoie. Di cosa non ne aveva idea, ma non gli piaceva.
"Che fiducia! Comunque ora che hai appurato che verrò al lavoro puoi anche precedermi al pub, io ho ancora molte cose da fare prima di venire e pochissimo tempo a disposizione..." le rispose al limite della scortesia.
"Non avere tanta fretta..." Nichelle scosse la testa, decisa. "Come ti ho detto, vorrei fare quattro chiacchiere con te. Ma non ti preoccupare, non ho intenzione di trattenermi a lungo. Quello che ho da dirti è molto semplice. Klaudia mi ha raccontato tutto."
Gli arrivò come un colpo allo stomaco. Una fastidiosa sensazione gli salì fino alla testa mentre sentiva i battiti accelerare d'improvviso. La fissò un istante. "Mhh!"
Distese le labbra e gli uscì un verso strano che somigliava all'incrocio tra una risata ed un sospiro.
Poi si voltò e si avviò verso il balcone.
"Ovvio... da qualcuno doveva correre a fare la povera martire... " e alzò un braccio passandosi una mano tra i capelli.
"E quindi? Ora che sai tutto cosa vuoi da me? "
"Non ti sembra di esagerare?!... Conosco Klaudia da molto tempo, e non l'avevo mai vista in quello stato! Elijah, io vorrei solo capire. Perché anche se lei mi ha detto quello che è successo... Io credo che le sue ferite siano troppo profonde. Lei non riesce a percepire la situazione lucidamente." Mentre parlava, il tono della voce di Nichelle divenne più acuto. "E a questo punto ho paura. Voglio aiutarla. Sono sua amica e le voglio bene!..."


Lij le rivolse uno sguardo duro.
"Lei soffre? Poverina...ha avuto l'occasione di essere felice e l'ha buttata via facendomi del male e ..." non riuscì a finire la frase.
Suo figlio... era colpa sua...
Sgranò gli occhi e deglutì. Tentò di restare calmo. E di parlare civilmente. "... se c'è qualcuno che soffre quello sono io ma a questo punto credo di essere in via di guarigione. Anzi... sai che ti dico?" Prese una pausa cercando di misurare le parole ma non ci riuscì.
Era pieno di rabbia.
"Di lei non me ne importa più nulla che vada al diavolo! Se vuoi farle da infermiera fatti avanti non mi riguarda, per me il discorso è chiuso " e tornò a darle le spalle.
Poi si avvicinò al divano e allungò un braccio. Afferrò una camicia piegata che vi era poggiata sopra. La indossò. E si voltò di nuovo a guardarla con l'indumento ancora aperto sul petto. "Ora devo vestirmi scusami tanto..." le disse con fare ironico mentre si allacciava un polsino.
Lo sguardo di Nichelle si rannuvolò. "Beh, a me non importa un bel nulla se devi vestirti, 'Mr. Per Me Il Discorso E' Chiuso'!... Sarà chiuso per te! Per me non lo è affatto!" Si avvicinò a lui e gli puntò il dito sul petto. "Ti stai comportando come uno sciocco! Stai solo dando ascolto alla tua rabbia. Non vuoi fermarti un attimo a riflettere, prima che sia troppo tardi?..."
"Ho riflettuto abbastanza su di lei e su tutto il suo straordinario campionario di bugie, ho sprecato sette anni a causa sua, non credi che sia sufficiente? "
Armeggiava col bottone del polsino che resisteva alla morsa dell'asola in una battaglia all'ultimo sangue.
"Tu non mi conosci Nichelle... non sai nulla di me... cosa pretendi di capire?"


"Hai ragione! Non ti conosco, è evidente. Ho creduto di conoscerti, ma mi sbagliavo, lo ammetto." La ragazza portò le mani sui fianchi. "Ti credevo diverso, Elijah Wood. Forse è per questo che non capisco. Klaudia ha sbagliato, è vero. Ma c'erano dei motivi che l'hanno spinta a commettere quegli errori. Tu, invece... Mi sembri solo spinto dal rancore e dal desiderio di vendetta."
Lij la squadrò con un intenso sguardo blu.
"Vendetta? No. Io non mi voglio vendicare di nessuno. Chiedo solo di dimenticare, e di vivere in pace. Per quanto riguarda il rancore.... tu al posto mio potresti non provarne? Non credo proprio."
La battaglia era finita. Il bottone era intrappolato nell'asola vincitrice.
"Io la amavo. Solo lei. E sono stato tradito e ingannato più volte. Mi dispiace ma non riesco a perdonarla, proprio non posso." La sua voce si era fatta un sussurro.
La rabbia sembrava improvvisamente svanita, restava solo una profonda tristezza cha galleggiava nell'aria, pesante come una rete di piombo sulle loro teste.

Nichelle distolse lo sguardo. "Al posto tuo?!..." Non poté trattenere un gesto carico di nervosismo. "Non parliamo di me. Se mi accusi di non conoscerti, ti assicuro che di me tu sai meno che zero virgola zero! Ma ti assicuro che io non resterei a commiserarmi, crogiolandomi nella rabbia come fai tu. E non negare! Te lo leggo in faccia. A questo punto, è chiara una cosa. Ho sbagliato a venire qui.In effetti non so bene neanche io cosa mi aspettassi. Però a qualcosa è servito. Adesso ho capito che devo fare di tutto per liberare Klaudia dal peso che si porta dietro. Deve liberarsi di te, del tuo ricordo, o finirà con l'impazzire. E io non permetterò che le accada nulla di male. Anche se dovrò combattere con te. Ha
già sofferto abbastanza. E a dispetto di quel che tu credi, lei non lo merita!..."
Elijah scoppiò a ridere. In modo stridulo e fastidioso. Poi batté i palmi delle mani uno contro l'altro in un timido applauso guardandola in modo sottilmente crudele. La sua mente era annebbiata. I nervi tesi e i muscoli contratti. I suoi movimenti risultarono scattosi come quelli di un robot.
"Sarai la sua salvatrice!! Complimenti! Ma su una cosa ci troviamo perfettamente d'accordo. Hai sbagliato a venire qui tesoro. Cosa speravi di ottenere?" il tono era tornato sarcastico.
Che diavolo voleva? Che dimenticasse e perdonasse un anno di bugie, vite doppie, matrimoni fasulli e la perdita di un figlio di cui non aveva mai neanche sospettato l'esistenza?
Era troppo per lui.
"Ok Miss salvatrice di Klaudia credo che ci siamo detti tutto. Ci vediamo al lavoro" e si avviò verso la porta.
L'aprì e vi restò fermo accanto fissando Nichelle in modo tutt'altro che amichevole.
"Probabilmente speravo di ottenere solo delle risposte. E ritengo di averle avute." Già, sospirò Nichelle, ma non erano quelle che lei avrebbe voluto. Si mosse verso la porta, e si soffermò per un breve istante accanto a lui. "Prima provavo compassione per Klaudia. Ora invece sei tu a farmi pena. Sei cieco. Ma, un giorno, ti troverai davanti a uno specchio, e l'immagine che ci vedrai riflessa non ti piacerà. Purtroppo, quando accadrà, sarà sicuramente tardi."
E senza dire altro, se ne andò via.

Jake si trovava alla WTWR ed era molto impegnato. Organizzare un talk show richiedeva molto tempo e a lui non dispiaceva affatto. Inoltre poteva contare sull'aiuto di Li Wei. Toccava a lui essere il conduttore del programma come
aveva previsto ma qualcosa non era andato per il verso giusto.
Infatti, Jessie non poteva essere la sua aiutante e non riusciva a capirne il motivo. Stava ripensando a quello che gli aveva detto Helen quando lo aveva raggiunto nel suo ufficio...


Stava sfogliando alcune carte quando fu raggiunto da Li: la donna lo avvisò che Helen Bradford lo stava aspettando nel suo ufficio. Jake non aveva creduto alle sue orecchie e pregò Li di non scherzare ma lei era serissima e lo si vedeva
bene in viso.
Jake quindi diede i fogli alla sua amica e raggiunse l'ufficio. Non entrò subito perché doveva recupera il controllo di sé.
Così fece un respiro profondo e si decise.
Sulle prime non la vide perché lei era seduta sul divano che stava a sinistra della porta d'entrata.
"Ciao Jake."
Lui ebbe un sussulto ed aveva quasi paura di guardarla. Alla fine si girò verso di lei molto lentamente e quando i suoi occhi si incrociarono con quelli di lei, azzurri come il cielo in piena estate, il cuore di Jake iniziò a battere
all'impazzata.
Com'era bella la sua Helen. Fu la prima cosa che pensò lui. Era bella da togliere il fiato e accidenti a lui, l'amava ancora. Emozioni come rabbia, amore, rimpianto e felicità, si fecero strada nel cuore di Jake.
"Ciao Helen." disse infine continuando a guardarla negli occhi anche se lei ogni tanto distoglieva lo sguardo da quello di lui.
Alla fine lei si decise a parlare "Mia figlia ha detto che sarà la tua assistente, è vero questo?"
"Sua figlia? Allora Jessie è veramente sua figlia?" non sapeva perché ma quella rivelazione aveva fatto provare a Jake una gioia fuori dal comune...................
"Sì, è vero. Sai, ho tenuto sotto controllo Jessie e ho letto i suoi lavori. Beh, ho pensato che ha tutte le carte in regola per riuscire a diventare una famosissima giornalista e............" Jake si era lasciato prendere dall'euforia del momento e stava spiegando a Helen con entusiasmo il suo progetto per la ragazza quando...
"No!!!!" Disse Helen interrompendo bruscamente Jake.
"Come prego?"
"Ho detto no. Jessie non sarà la tua assistente."
"Come sarebbe a dire?" Adesso Jake aveva alzato un po' la voce ma Helen non ebbe paura e senza dire una sola parola si alzò.
"Che cosa stai facendo?" chiese Jake sempre più disorientato.
"Me ne vado, non ho altro da dirti. Dovrai cercare un'altra assistente, perché Jessie non ha tempo da perdere." Rispose Helen. Stava per aprire la porta quando Jake la chiuse con decisione.
"Eh no. Questa volta non te la caverai senza darmi una spiegazione, mia cara. Perché Jessie non può lavorare qui all'emittente? Sarebbe per lei un piccolo passo avanti per la sua carriera. Capisci?"
Helen guardò Jake............. Perché? Perché, proprio Jake doveva possedere metà della WTWR. Accidenti a lui.
"Jake, ascolta. Jessie ha tanto da fare in questo momento. Deve studiare e lavorare al Lighthouse. Non voglio che faccia un altro lavoro, sarebbe troppo per lei capisci?"
"Ma io l'aiuterei e..........................."
"Allora non mi ascolti." Urlò Helen. "Jessie non potrà aiutarti con il tuo programma. Sono io che non voglio, punto e basta."
Così dicendo Helen uscì dall'ufficio.
Jake era rimasto in piedi con le spalle appoggiate alla porta "Perché Helen non vuole che Jessie lavori per me? Perché si è arrabbiata tanto?" Inoltre Jake non aveva neanche avuto il tempo di chiederle del passato.............
"Mi spiace Helen, ma Jessie lavorerà per me. E verrà anche il momento delle spiegazioni."


Sean era arrivato. Dopo un lungo volo d'aereo comprensivo di scalo.
Aveva preso un taxi e in pochi minuti era arrivato in città. Ora percorreva Garden Road una lunga strada alberata piena di negozi e belle palazzine. Gruppi di studenti si vedevano qua e là.
La città si presentava ai suoi occhi molto vivace e la fantomatica illuminazione per cui era famosa di notte si mostrava a lui con enfasi.
"Davvero graziosa questa Aurora..." mormorò mentre il taxi lo conduceva al suo albergo.
Avrebbe visto Mabel l'indomani, in quel momento desiderava solo riposarsi per riprendersi dal cambiamento del fuso-orario.


FINE VENTUNESIMA PUNTATA