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VENTIDUESIMA
PUNTATA
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Quello era proprio un brutto periodo!!...
Nichelle stava facendo un po' di footing al Phillip's Park. L'aria
della mattina le piaceva, e le piaceva correre nel parco. L'aiutava
a scaricare la tensione quotidiana e... a mantenere la sua linea agile
e scattante! Inoltre, il parco era anche un buon posto per riflettere.
Ma quella mattina non riusciva a rilassarsi...
Dopo quello che era successo a Klaudia, c'era stata anche l'aggressione
a Roger!
Si fermò a dissetarsi a una fontanella, poi si sedette su una
panchina e godette dei raggi del sole sulla pelle.
I suoi braccialetti colorati tintinnavano quando muoveva le braccia,
e lei fece dei profondi respiri, per ossigenare i polmoni.
Intorno a lei, il parco era un tripudio di colori, dove predominava
ovviamente il verde dell'erba e degli alberi, e poi il rosso e il
bianco dell'Hybiscus, e il fucsia delle Dipladenie.
Nichelle alzò gli occhi al cielo, che era di un azzurro stupendo.
Non c'erano nuvole e da lì si godeva una vista mozzafiato.
Ma chissà cosa aveva in serbo il futuro...
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Amanda entrò nella stanza di Roger. "Buongiorno, caro........"
Lui era sveglio, disteso nel letto, appoggiato ad alcuni cuscini che
gli tenevano le spalle e la testa leggermente sollevati. Le sorrise
e ricambiò il saluto. "Buongiorno Amanda. Dormito bene?"
"Adesso che so che tu sei fuori pericolo, sì! Dormo come
un angelo........" Amanda si sedette sul bordo del letto e accarezzò
i capelli di Roger. "Ma tu mi manchi, lo sai?......"
"Beh, io non vedo l'ora di poter lasciare questo letto!!"
disse lui con una smorfia. "Questa settimana è stata un
incubo, ma ormai mi sento molto meglio!"
Lei scosse la testa. "Devi riguardarti e seguire quello che ha
ordinato il dottore......."
"Oh, PER FAVORE!... Non mettertici anche tu!" Roger sbuffò
in maniera quasi comica. "Quel dottore è un sadico!!..."
Poi rise. "Ma almeno è stato in grado di ricucirmi per
bene!..."
"Visto che tu, testardo come un mulo, non hai voluto essere portato
in ospedale....... Che cosa dovevamo fare?!" replicò Amanda.
"No, credi. E' andata bene così. Sono sopravvissuto a
cose ben peggiori!..." Roger scosse la testa. "Anche se...
non sono più giovane come una volta. Questa ferita non era
mortale. Certo che, se non fosse intervenuto qualcuno, l'aggressore
avrebbe avuto tutto il tempo di colpirmi di nuovo. E allora sì,
sarebbe andata diversamente e io non sarei qui in questo momento."
I muscoli di Amanda si irrigidirono. "Non parliamo di Joanne!!!!!"
disse, gelida. "Non mi piace sapere che tu eri andato da lei,
quella sera!!!!! E' troppo giovane e carina, e non mi piace vedertela
attorno!!!!!!........"
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Nella mente di Amanda ritornarono le immagini confuse della sera in
cui Roger era stato ferito...........
I suoi vestiti coperti di sangue.........
Quella orrenda ferita..............
Lui privo di sensi............
E Joanne Allard..........
Ricordò quando finalmente era arrivato il dottore, chiamato
da Harriet, su istigazione di quell'altra vecchia mummia, Virginia
-o come diavolo si chiamava!
Il medico aveva dimostrato di sapere il fatto suo. Aveva parlato poco,
giusto per fare le domande strettamente indispensabili, e poi si era
messo all'opera. Aveva dovuto mettere parecchi punti a quella ferita,
ma aveva dichiarato che
non erano stati lesi organi vitali. Roger era stato, una volta di
più nella sua vita, molto fortunato!
E lei -Amanda- aveva rischiato di perderlo per colpa di qualcuno che..........
"A cosa stai pensando?" La voce di Roger la riportò
al presente.
Alzò le spalle. "Niente di importante........"
Roger sollevò un sopracciglio, in espressione dubbiosa.
"Spero che tu non stia pensando ancora male di Joanne... Io non
ho una relazione con quella ragazza! Però... non nego che -adesso-
dopo quello che ha fatto per me, ho un debito di riconoscenza nei
suoi confronti. Io le devo la vita. Non posso cambiare questo fatto
e non voglio dimenticarlo."
Lo sguardo di Amanda si fece cupo, come se fosse improvvisamente calata
la notte, nonostante il sole che splendeva caldo e luminoso fuori
dalla finestra.
"Lo so...... Lo so bene che non lo dimenticherai....... Lei ora
è più importante di me. Ha fatto per te qualcosa che
io non ho mai fatto!!! Io ti ho solo dato una parte delle Industrie
Spaulding........" E così dicendo, si scostò da
lui.
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Roger la trattenne per un braccio. "Amanda!"
Lei si girò a guardarlo con aria di sfida. "Che cosa c'è?......"
"Non ho dimenticato il patto che facemmo allora. E mi sembra di
aver sempre rispettato i termini del nostro contratto. Noi avevamo bisogno
l'uno dell'altra. Non ho dimenticato quello che tu hai fatto per me.
Non lo dimenticherò mai." Roger aveva parlato seriamente,
e dalla sua voce traspariva un certo nervosismo. Quell'argomento lo
infastidiva.
Lo sguardo di Amanda brillò di un lampo di collera trattenuta.
"E' questo che il nostro matrimonio è per te?! Un contratto???........."
Roger fece un gesto esasperato con una mano, nell'aria. "Era questo
l'accordo fra noi, fin dall'inizio, mi pare! Non abbiamo mai chiesto
di più, l'uno all'altra. Non abbiamo mai parlato di amore."
Lei fece un gesto affermativo con la testa, lentamente. "Sì,
ma.......... Roger!!!!! Sono passati cinque anni. Cinque lunghi anni!......
Tu...... Tu non provi nulla per me?!"
Roger la guardò freddamente. "Amore?..." mormorò.
"Perché, Amanda, vorresti forse dirmi che tu, adesso, mi
ami?!"
"Roger, io...... io........"
Ma la donna non poté terminare la frase. Un discreto bussare
alla porta la interruppe. Ci fu un breve momento di silenzio e poi Roger
disse ad alta voce: "Avanti!"
La porta si aprì e una delle cameriere entrò nella stanza
spingendo un carrello portavivande con la colazione.
"Desiderate altro?" chiese la ragazza prima di andare.
"No, grazie" rispose Roger.
Restarono di nuovo soli, ma ormai l'atmosfera tra loro era cambiata.
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Klaudia uscì dalla città universitaria e si incamminò
sul marciapiede. I capelli svolazzavano liberi al contrario del suo
cuore che era bello che ingabbiato. Però doveva ammettere che
da quando aveva parlato con Nichelle si sentiva un po' meglio. L'aveva
ascoltata e consolata, si era dimostrata una vera amica. E ora c'era
pure l'università e tutti gli impegni ad essa legati.
Lavoro, lavoro, lavoro. Chi aveva detto che il lavoro è il
miglior rimedio per non pensare ai propri problemi?
Beh, non aveva nessuna importanza, perché, chiunque fosse era
un bugiardo!
Si era immersa nel lavoro fino alla radice dei capelli e i suoi problemi
erano sempre là. I suoi pensieri che la seguivano ovunque andasse
come i suoi occhi blu carichi di rabbia. Li sentiva addosso anche
la sera, prima di addormentarsi e le ricordavano sempre quello che
aveva fatto e che non riusciva a perdonarsi per quanto ci provasse.
Aveva davvero bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa per smettere di
riflettere. Tanto non serviva a nulla. I giochi erano fatti e niente
avrebbe potuto cambiare la realtà delle cose.
Ma ora c'era anche qualcun altro che le stava accanto. Era arrivato
quella mattina come un fulmine a ciel sereno. Anche se non sapeva
nulla di quella storia, era una gioia per lei averlo lì.
Mentre pensava al modo migliore per *non pensare*, qualcosa le scodinzolò
accanto. Era soffice e peloso.
Abbassò lo sguardo e vide un collie che la fissava con due
grandi occhioni pieni di simpatia canina.
"Ah, fammi indovinare
Noi ci conosciamo, vero?" fece
Klaudia ritrovando il sorriso. Era sempre andata d'accordo con i cani,
Sirio ne era un esempio lampante. Il suo ex-cucciolo spaurito
le
mancava
così come le mancava il suo padrone
"Rebelson!" La voce di Mick si levò alle loro spalle.
Lei sobbalzò e tornò con i piedi per terra.
Non si era resa conto di stare un'altra volta gravitando con la testa
verso sogni impossibili.
"Ah, Klaudia
che sorpresa! Ciao!"
Ma guarda un po' chi era
sul viso le si dipinse un'espressione
lievemente canzonatoria. "Ciao Mick sempre da queste parti, eh?
Hai deciso di iscriverti a qualche corso?" gli disse ironica.
Si rese conto di avere per un istante ritrovato un pizzico di buon
umore.
Michael inclinò la testa di tre quarti. "Non è
una cattiva idea. Tu cosa mi consiglieresti?
"
"Mah
dicono che all'Aurora University ci sia un fantastico
stage di infermeria pediatrica!
" e gli rivolse uno sguardo
a metà strada tra il malizioso e il beffardo.
Pensandoci meglio più di un pizzico di allegria le era improvvisamente
spuntato da chissà dove. Anzi le veniva
decisamente da ridere. Conosceva gli uomini e i loro tentativi a volte
goffi di approcciare. Non erano bravi a fare i vaghi
specialmente con una come lei. Non riuscì a mantenersi seria
come avrebbe dovuto e sorrise di nuovo. Michael
quell'uomo le
ispirava un senso di solidità e la faceva sorridere, incredibile.
"Va bene, va bene!
Se hai finito di prendermi in giro
"
Lui scrollò le spalle. "Sei in pausa pranzo?
Che
ne dici se mangiamo qualcosa insieme?
"
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Non aveva neanche finito la frase, che il suo cercapersone trillò.
Michael lanciò a Klaudia uno sguardo esasperato. Non era possibile!
Sembrava destino che loro due fossero sempre interrotti da qualcosa.
"E' la Centrale. Il Capo mi cerca," disse con una smorfia,
dopo aver controllato il numero apparso sul cercapersone. Rimase per
un paio di secondi immobile. "Pare che le Stelle siano contro
di noi!
E tu di Stelle te ne intendi, vero?
"
Lei sollevò leggermente un sopracciglio. Era ben informato
sulla sua specializzazione. Chissà perché questo fatto
non la sorprese più di tanto.
Lui richiamò Rebelson con un gesto della mano.
"Purtroppo questa volta sono io che devo andar via di corsa.
Ma
Senti, questa sera dovrei essere libero. Se ti va, potremmo
andare a cena da qualche parte
Non so
Ti piace la cucina
messicana?!"
Klaudia esitò. E un vago malessere le serrò lo stomaco.
Uscire con un uomo? Non riusciva a spiegarsi perché quella
proposta l'avesse stranita in quel momento. Forse non era ancora pronta
o forse chissà cosa le diceva la testa
"Veramente
Mi spiace, ma in questo periodo non sono dell'umore
adatto. E poi ho davvero molto lavoro all'Università. Conosci
tua sorella, vero? Non voglio deluderla, ha fatto molto per me."
Sussurrò guardandolo dritto in faccia.
Mick annuì. "Charisse è una persona speciale. E
sono sicuro che sarebbe la prima ad essere contenta di saperci fuori
a cena insieme!" Sorrise, e c'era una luce tentatrice e maliziosa
nei suoi occhi. "Facciamo così
Non voglio forzarti,
ma considera il mio invito sempre valido." Le mise in mano un
biglietto da visita. "Questo è il mio numero. Se cambi
idea, chiamami! Ci conto!"
Poi la salutò con un cenno della mano, e andò via, con
Rebelson che gli trotterellava a fianco.
Klaudia rimase a guardarlo allontanarsi. Di spalle assomigliava a
suo padre, anche se erano molto diversi fisicamente, ma era quel senso
di sicurezza che le ispirava forse a far produrre alla sua mente quel
paragone improbabile.
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FINE
VENTIDUESIMA PUNTATA
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