VENTITREESIMA PUNTATA



Era passata una settimana dall'aggressione a Roger e da quella sera non lo aveva più visto... Da allora Joanne non era mai tornata al Caprifoglio, non voleva disturbare il quieto vivere. Aveva fatto ciò che chiunque altro avrebbe fatto se si fosse trovato in quella situazione e non voleva meriti....
Era riuscita a parlare con Tony, il quale le aveva detto che quella sera si era assentato per un'oretta dal Rebellion's House per andare a prendere alcune cose a casa. Purtroppo proprio quando c'era stata l'aggressione, perciò nessuno avrebbe potuto confermare quella versione... Erano rimasti a parlare per tre ore e alla fine era giunta alla conclusione che Tony fosse innocente. Ma allora perché l'immagine di quella giacca rimaneva impressa nella sua mente? Non importava, il dubbio sarebbe rimasto solo dentro di lei. Così facendo, però, si sentiva in colpa nei confronti di Roger... non sapeva che fare... forse avrebbe dovuto parlarne con lui... Era mattina e aveva tutto il tempo per andare al Caprifoglio e poi al Rebellion's House.
Dopo essersi preparata, prese le chiavi della macchina e si diresse a casa di Roger...
Arrivò davanti alla porta e suonò, nella speranza di non incontrare Amanda...
"Oh, buongiorno miss Allard..." la salutò Justin quando aprì la porta.
"Buongiorno, sono venuta a far visita a Roger… disturbo per caso?"
"Il signor Thorpe è ancora convalescente, ma prego, si accomodi. Lo avverto subito del suo arrivo" e si fece da parte per farla entrare in casa. Poi la accompagnò nel salone dove la lasciò per andare ad avvertire il padrone di casa.
Mentre aspettava Justin, Jo si ritrovò a ripensare a quando era entrata nel salone con Roger sanguinante... rabbrividì. Fortunatamente ormai era solo un brutto ricordo, Roger era salvo...
Pochi minuti dopo, il maggiordomo fu di ritorno. "Il signor Thorpe l'aspetta. Posso accompagnarla?" le chiese in maniera compita.
"No grazie, penso di ricordarmi la strada... non voglio disturbarla oltre."
Dopo quella mattina in cui si era persa nei meandri del Caprifoglio, ormai conosceva ogni stanza. Mentre si recava al primo piano notò qualcosa che non aveva visto la notte in cui era stata lì: foto, tante foto di un ragazzo che... Hart!!! Non ci poteva credere, Roger lo conosceva! Fantastico! Non lo sentiva da un bel po' ed era curiosa di scoprire che fine avesse fatto...


Arrivò alla stanza di Roger ed aprì la porta "Alla fine hai mantenuto la promessa..."
Roger sorrise alla vista di Joanne. "Che bella novità! Di solito mi sento dire che mantenere le promesse non è il mio forte..." La salutò. Poi aggiunse: "Sono contento di vederti!"
Si avvicinò al letto. "Beh, dato che sei ancora vivo hai mantenuto la tua parola. In quella strada ti avevo chiesto di non morire ed eccoti qui: vivo e vegeto! Comunque, a parte tutto, come ti senti?"
"Sono stato peggio. E tu, come stai?..."
"Io? Ora che sei fuori pericolo, bene... Ma… Amanda? E' in casa?"
Roger la guardò divertito. "Non sapevo che tu e mia moglie foste tanto amiche! Sei venuta fin qui a trovare lei?..." la prese in giro. Si sollevò dai cuscini, piegandosi un po' in avanti. "Mi spiace deluderti, ma Amanda è uscita. So che aveva degli appuntamenti di lavoro. Dovrai accontentarti di me. Ma... Le dirò che l'hai cercata!" E negli occhi marroni di lui passò una luce canzonatoria.
"Mooolto spiritoso! Dovresti fare il comico sai?"
"Beh, qualcuno conosco pensa che io in effetti sia solo un buffone…" disse con sarcasmo, pensando a Ed Bauer e a Ross Marler. "Ma piuttosto, dimmi a cosa devo il piacere della tua visita…"
Lei doveva parlargli di Tony... ma prima la questione che le stava a cuore era... Hart...
"Senti, dovrei chiederti una cosa… ho visto un sacco di foto sparse per casa di un ragazzo... ecco io lo conosco e vorrei sapere come sta perché è tanto che non lo sento! Ad un certo punto è scomparso, ho provato a cercarlo ma senza risultati..."
Il sorriso si raggelò sulle labbra di Roger. Le foto a cui lei alludeva non potevano che essere quelle di... "Hart?..." Il nome pronunciato fu poco più di un sussurro amaro. "Stai... Stai parlando di Hart?!..."
"Sì Hart! Ma… perché quell'espressione?"
Lui era diventato di colpo malinconico. "Hart era... Era mio figlio. Ma, Joanne! Com'è possibile?! Tu hai conosciuto Hart?... Quando? Dove?..."
"Ro...Roger... perché hai detto era?" Una terribile sensazione si stava impadronendo di lei...
"Joanne..." Gli occhi di Roger si strinsero. "Mi dispiace dovertelo dire... Ma Hart è morto. E' stato ucciso, quattro anni fa..." La guardò. E di nuovo, il dolore per la perdita di suo figlio tornò a farsi sentire, in tutta la sua crudezza.
Ma come poteva Joanne conoscere Hart?... Era uno scherzo del Destino?!
Una pugnalata al cuore. Non poteva essere...si lasciò cadere su una sedia mentre le lacrime iniziarono a rigarle il volto. "No... non ci credo, non è possibile. Ti prego dimmi che non è vero! E' solo un brutto sogno, ora mi risveglio ed è tutto come prima!"
Roger era molto colpito dalla reazione di lei. Scostò le lenzuola e si mise a sedere sul bordo del letto. "Non è un sogno, purtroppo." Si alzò in piedi e andò ad un mobile e aprì un cassetto. Prese un album portafoto. Tornò accanto a lei e glielo mostrò. "Mi manca così tanto..." La sua voce era incrinata dalle lacrime che avrebbe voluto versare. "Vuoi raccontarmi? Joanne, come lo hai conosciuto?"
Toccò una foto come se stesse accarezzando di nuovo il suo viso... "Io… ero in Australia e un giorno stavo prendendo il sole su un molo vicino a casa mia quando un ragazzo si avvicinò chiedendomi informazioni riguardo una via: era Hart. Scoprimmo così di avere un amico in comune e così iniziammo a frequentarci, con lui feci l'amore per la prima volta ed eravamo molto legati; avevamo deciso di andare in America insieme ma un contrattempo ritardò la mia partenza e da lì per una serie di fatti decidemmo di non continuare la nostra storia. Eravamo comunque amici, ci sentivamo spesso fino a che....." Non riusciva neanche a dirlo. "Ho convissuto tutto questo tempo senza sapere che fine avesse fatto e ora che lo so.... avrei preferito non saperlo..."


Amanda era soddisfatta di come stavano andando le cose.
Era stata una mattinata fruttuosa. Da quando era tornata in città, aveva visitato diversi palazzi, ma alla fine aveva scelto quella che sarebbe diventata la sede dei nuovi uffici delle Industrie Spaulding ad Aurora, e proprio quella mattina aveva firmato i documenti necessari. Un moderno complesso, con parcheggio sotterraneo, a Gates Street, dalle finestre del quale era possibile godere una splendida vista sul Victor Dunn Memorial Park, con il suo laghetto artificiale.
Considerando gli ultimi avvenimenti, era convinta che Roger non avesse alcuna intenzione di tornare in California. E allora tanto valeva aprire lì una sede stabile. Alan, a Springfield, non avrebbe avuto obiezioni. Lei sarebbe stata
bene attenta a non pestare i piedi a nessuno della famiglia.
Guardò l'ora: se si sbrigava faceva in tempo a tornare a casa per pranzo.
Ma prima aveva ancora una piccola faccenda da sbrigare. Aveva in mente una sorpresa per Roger.............


Hart. Hart e Joanne. Hart era stato il primo uomo di Joanne. Questo pensiero martellava le tempie di Roger. Il suo cuore iniziò a battere sordamente. "Tu... Hai amato Hart?... Voglio dire... Gli hai voluto bene?" precisò. E mentre le poneva quella domanda la guardava negli occhi. Poi non sopportando di vederla piangere, prese il proprio fazzoletto, immacolato, dalla tasca della vestaglia che indossava e glielo porse.
"Amato? No... non era amore, ma il nostro era un legame forte. Mi ha insegnato molte cose..." Si asciugò le lacrime, basta piangere. Doveva riprendere il controllo; si diresse davanti ad uno specchio e si rifece il trucco.. "Roger… com'è morto?"
"E' stato ucciso." Le parole di Roger furono dure e prive di qualunque inflessione. "E' stato *barbaramente* ucciso..." Non aveva dimenticato.
Non era possibile dimenticare. Non lo avrebbe mai fatto. "E' stata una donna che... ha perso completamente il controllo. E io... Io non me lo perdonerò mai, perché mi sento responsabile!... Responsabile per aver portato quella strega nella sua vita, per non essere riuscito a proteggerlo da lei. Dinah!...." Pronunciò il suo nome con profondo odio e disprezzo. "Quella donna è stata mia moglie, un tempo. Uno dei tanti errori della mia vita!" E questa volta parlò con amaro sarcasmo.
Lei si girò e lo guardò negli occhi "La cosa peggiore che puoi fare è colpevolizzarti per la sua morte. Anche se hai portato quella donna nella sua vita non avresti mai potuto immaginare ciò che sarebbe successo. Non credo che lui voglia questo..." Aveva parlato con un tono deciso, forse per autoconvincersi perché anche lei un po' si sentiva in
colpa... se fosse partita con lui... ma la vita non era fatta di se e la realtà le era stata servita su un piatto d'argento: Hart era morto e nessuno avrebbe potuto riportarlo in vita. Doveva ricordarlo nei momenti più belli… magari questo l'avrebbe aiutata. "Comunque Roger, mi dispiace… non avrei voluto risvegliare in te questo dolore... soprattutto adesso..."
Lui scosse la testa. "Quel dolore è sempre vivo in me" disse lentamente.
Fece un profondo respiro. Si sentiva all'improvviso... vuoto. Ma Joanne gli stava parlando con incredibile buon senso. Senza rendersene conto le sue labbra si piegarono in un sorriso triste. Lo sguardo era perso, fisso in un punto che però non stava veramente vedendo. "Sono ridotto così male? Adesso sei tu che mi stai facendo la morale."
Piccola pausa poi: "Joanne... dobbiamo parlare di una cosa. Quella sera... Dobbiamo parlare di quella sera."


Era il momento. Doveva dirgli di Tony. "In effetti...ci sarebbe una cosa che ti dovrei dire."
"Davvero?..." Sguardo interrogativo di Roger.
Si schiarì la voce... "Quando l'aggressore è scappato io ho notato che indossava una giacca uguale a quella di..... Tony. Io poi gli ho parlato per tre ore e lui mi ha detto che non c'entra niente! Gli credo ma c'è un problema: si è assentato dal Rebellion's House per andare a casa proprio quando c'è stata l'aggressione e non c'è nessuno che possa testimoniarlo."
"Tony...?" Roger rifletté per alcuni istanti. "Ah, sì!... Il ragazzo che lavora con te al locale." Annuì. "Era lui, il ragazzo per cui stavi male, la sera in cui... beh, sai a cosa mi riferisco." Alzò le spalle. "Capisco che tu sia preoccupata per lui. Ma... Jo, io invece sono preoccupato per te."
"Per me? E per quale motivo?"
Lui ponderò bene cosa dire. Quello che doveva spiegarle non era semplice. "Io credo di sapere..." iniziò, scandendo bene le parole. "Credo di sapere chi è il responsabile della mia aggressione. E se può servire a rassicurarti, Tony non c'entra. Però io non posso aiutarti. Perché non posso dimostrare quello che sospetto, non ho nessuna prova. E quindi non posso neanche dimostrare che Tony è innocente. Tuttavia..." Roger fece un profondo respiro. "C'è una cosa più grave. E ti riguarda molto da vicino. Come ti ho detto, sono preoccupato per te. Perché, se tu hai visto l'aggressore... Anche lui può aver visto te. E questo è pericoloso. Tu sei una testimone. Capisci cosa sto cercando di dirti, vero?"
"Una testimone che se va bene non ha neanche visto! Appena gli ho urlato di fermarsi è scappato via ed io ero lontana… non c'è da preoccuparsi! Roger ho vissuto situazioni ben più pericolose di questa!"
"Credo che tu stia sottovalutando la situazione." Roger scosse la testa. "Le persone con cui abbiamo a che fare sono astute. Lo dimostra il fatto che mi abbiano aggredito proprio fuori dal tuo locale. Mi stavano senz'altro seguendo. E forse sanno quello che c'è stato fra noi." Non c'era alcuna recriminazione nella voce di Roger. Anzi, parlava freddamente. "E questo significa che... Joanne, anche la tua vita è in pericolo."
"Roger, so benissimo come vanno queste cose ed è proprio per questo che ti ripeto di non preoccuparti perché secondo me non sono in pericolo. Io credo che non sappia neanche che sono stata io a fermarlo..." Parlava tranquillamente, non si sentiva intimorita. "Perciò quest'argomento è chiuso.."
Lui fece un gesto di apparente resa, con entrambe le mani. "Come vuoi..." Ma il suo sguardo diceva diversamente. "Però c'è un altro argomento da affrontare." Le si avvicinò, e le appoggiò le mani sulle spalle. "Io ti devo la vita. Lo sai?... Però, quella sera so che le mie parole e... il mio regalo... ti avevano fatto arrabbiare." Fece una smorfia, a disagio. "Non è una cosa che dico spesso... Ma mi dispiace, Joanne." Sospirò. "E ti sono grato."
"Tu non mi devi niente, ho fatto ciò che chiunque altro avrebbe fatto al mio posto e per quanto riguarda il regalo, ormai è passato… non ci pensiamo più!" Gli sorrise. "Ora pensa solo a rimetterti del tutto!"
"Io sto già molto meglio. Non devi preoccuparti. Ho la pelle dura." Rise. Ma non c'era vera allegria. "Sai una cosa?... Sono contento. Sono contento che Hart abbia avuto la possibilità di conoscerti. Sei davvero una ragazza speciale, Joanne Allard."


I telefoni, da alcuni giorni a quella parte, avevano iniziato a squillare con sempre maggiore insistenza, alla North Shore Wireless.
Tuttavia, Mabel aveva adottato una linea d'azione precisa: e cioè se ne infischiava altamente.
"Wendy, ti ho detto mille volte che non devi passarmi nessuna telefonata, a parte quelle che provengono dai membri del Consiglio d'Amministrazione!!" gridò alla segretaria per l'ennesima volta, quella mattina.
Dwayne, che era al suo quarto giorno di lavoro, osservava tutto in silenzio. Del resto, non era suo compito fare commenti. Il suo solo compito era quello di garantire la sicurezza della signora Grahn. Per quale motivo poi, quella bella donna si sentisse minacciata, lo sapeva solo lei. Lui in genere non faceva domande, nel suo lavoro. Ed era
considerato il migliore, tra le guardie del corpo. L'idea però che Dwayne si era fatta, era che Mabel Grahn sarebbe stata perfettamente in grado di difendersi da sola. Se aveva assunto uno come lui, significava che era preoccupata per qualcosa.
"Lasciatemi sola!" disse Mabel a Wendy e Dwayne. "Ho bisogno di tranquillità per riflettere!… Wendy, avvertimi quando arriva il signor Rice-Taylor!"
"Certamente."
La segretaria e l'uomo uscirono. In fondo erano pagati per ubbidire agli ordini di quella donna, quindi non avevano motivo per obiettare alcunché.
Sì, Mabel era preoccupata. Nel giro di una settimana l'ufficio del Sindaco aveva inviato ben due ispettori a controllare la North Shore. La prima volta erano i sistemi di sicurezza antincendio, e la seconda volta erano state minuziosamente controllate le protezioni antinquinamento.
Ovviamente era riuscita a cavarsela, ma era altrettanto ovvio che la North Shore -e dunque, LEI- erano nel mirino.
"Maledetto!…" mormorò con odio. Certo, non aveva dubbi su chi ci fosse dietro. Roger Thorpe. Quell'uomo aveva dei buoni agganci, conosceva il Sindaco e anche parecchi assessori. E sicuramente aveva usato le sue conoscenze per scatenare una serie di controlli ufficiali solo per metterla sotto pressione.
Questo voleva dire una sola cosa. Lui sospettava.


FINE VENTITREESIMA PUNTATA