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VENTISETTESIMA
PUNTATA
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| ATTENZIONE!
Per alcune scene descritte la lettura del seguente episodio è consigliata
ad un pubblico maturo. |
Jake si trovava nel suo ufficio. Stava pensando a Helen e a come fare
per fargli cambiare idea su Jessie quando ricevette una telefonata
dall'ospedale.
Si trattava di Jessie che aveva avuto un incidente e la ragazza aveva
fatto il suo nome. Jake senza perdere tempo, dopo aver chiuso la comunicazione,
uscì dall'ufficio e si recò subito all'ospedale.
Si informò dove poteva trovare la ragazza e chiese chi era
il medico che la stava visitando.
Poi se ne andò in sala d'attesa ad aspettare. Era molto preoccupato
per quella ragazzina e si sorprese perché lui non era il tipo
che pensava ai giovani, almeno che non fossero i suoi figli, chiaro.
Tuttavia quella Jessie era entrata nel suo cuore e sperava che non
fosse successo nulla di grave.
Finalmente la vide arrivare con il dottore.... "Jessie che spavento.
Tutto bene?"
"Sì Jake, tutto okay e grazie per essere venuto"
"Non devi dirmi grazie. Hai fatto bene a chiamarmi."
"Scusate se vi interrompo. Lei è il padre della ragazza?"
"Il padre? Purtroppo no. Sono un amico di sua madre."
Jessie rimase sorpresa da quelle parole... Jake conosceva veramente
sua madre? Se sì, perché sua madre non glielo aveva
mai detto?
Jake guardando Jessie, capì al volo a cosa stava pensando ma
ormai la frase l'aveva detta e non poteva ritirarla ma anche lui si
chiedeva come mai Helen non avesse detto alla ragazza, che loro due
si conoscevano.
Comunque, la cosa più importante era che Jessie stava bene.
"Se non c'è altro d'aggiungere io vorrei accompagnare
Jessie a casa."
"Jessie? Ma noi, adesso che ci penso, non ci siamo già
visti?"
"Sì, dottore. Sono l'amica di Kyle McBride."
"Ah sì. Come sta il ragazzo?"
"Bene grazie." rispose Jessie anche se in realtà
non sapeva neppure lei come stava Kyle.
"Mi fa piacere. Ora vi devo lasciare. Arrivederci e stia più
attenta la prossima volta."
"Va bene dottore. Lo sarò. La ringrazio." Jessie
non aveva detto al dottore che l'incidente era stato causato dai freni
rotti perché si ricordava di come era stato sospettoso l'altra
volta e molto curioso sul fatto dell'aggressione di Kyle. Quindi non
voleva che iniziasse a fare altre domande anche se era molto contenta
che fosse stato lui a curarla. Era molto carino come dottore ma per
lei era troppo grande.
Una volta fuori dall'ospedale, Jake e Jessie vennero raggiunti da
un ragazzino che consegnò un foglietto alla ragazza.
Jessie ringraziò il ragazzo e mise in tasca il biglietto. Sapeva
perfettamente di chi era ma non voleva leggerlo davanti a Jake che
già la stava osservando con curiosità.
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Sean sentì chiaramente una sensazione molto intensa risalire
dal basso verso l'alto, arrivare fino alla testa e ridiscendere per
andare a concentrarsi in un punto specifico. Mandò la testa
indietro chiudendo gli occhi lasciando che lei facesse tutto quello
che voleva. Un brivido gli corse lungo la schiena mentre Mabel lo
mordeva sul petto e nel sentire le sue mani che cercavano di violare
la chiusura dei pantaloni. Poi d'un tratto la fermò, piantò
i propri occhi in quelli di lei per un lungo istante e poi preda di
una frenesia improvvisa la spinse contro la scrivania senza permetterle
di opporre la minima resistenza continuando a fissarla con intensità.
Le sfilò il top con una tale impetuosità che si stupì
di come restasse intatto. E con le labbra le succhiò e morse
leggermente ma avidamente un capezzolo. Sfiorò con le dita
la pelle vellutata del seno e l'accarezzò scendendo fino al
ventre.
Il respirò gli montò in gola. L'urgenza si fece sempre
più drammatica. Le premette con il corpo contro usando maggiore
foga.
La sola barriera che ancora li divideva erano i pantaloni mentre lui
si sfilava con smania la camicia dalle braccia e i muscoli delle spalle
si contraevano in quella operazione.
Mabel rise; una risatina gutturale che risalì dalla sua gola.
La foga di Sean era divertente. Gli accarezzò le spalle, affondando
voluttuosamente le unghie nella sua carne. Mentre lui la toccava,
rilassò i propri muscoli. Il desiderio fisico crebbe e raggiunse
i livelli più alti. Circondò li collo di Sean con entrambe
le braccia, attirandolo a sé, e schiacciando il seno contro
il petto di lui.
Voleva sentire il contatto con la sua pelle... In attesa di un contatto
ancora più profondo e intimo. Divaricò le gambe e serrò
con forza i fianchi di Sean tra le proprie ginocchia. Con la bocca
esplorò l'incavo del collo, sospirando, e inarcandosi, facendo
in modo che Sean sentisse la propria eccitazione, che rispondeva a
quella di lui.
Lui le afferrò una gamba con una mano e la tirò su.
Sentiva le sue unghie nella schiena, era sempre stata un po' violenta
ma questo non faceva altro che renderlo ancora più impaziente.
Mabel lo stringeva con le cosce mentre il suo sesso ormai sul punto
di esplodere chiedeva di essere liberato. Il contatto con la sua pelle
gli fece sentire ancora più urgentemente il bisogno di disfarsi
di quegli indumenti.
La staccò leggermente da sé e con rapidità felina
le aprì uno per uno i bottoni della chiusura dei pantaloni
mentre lei era semi distesa con la schiena su quella scrivania.
Prese un respiro profondo e aiutò l'indumento a scivolare lungo
le gambe perfette di lei.
Poi con le dita s'intrufolò insolentemente sotto il pizzo nero
dei suoi slip. Fino a raggiungere il centro del suo piacere. Che sentì
pronto per lui.
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Lei lo guardò, compiaciuta. Sean era davvero sul punto di scoppiare.
Lentamente, perché adorava vederlo soffrire, fece scorrere
le mani sul petto di lui, scendendo fino alla cerniera lampo dei suoi
pantaloni. Ma non l'apri subito. Per qualche istante lo accarezzò,
sentendolo duro e teso, attraverso la stoffa. Era un piacere sottile
prolungare quell'agonia. Sorrise e sussurrò contro la bocca
di Sean: "Pazienza, mio caro...
Avrai presto il tuo premio!..."
Poi -finalmente!- lo liberò, aprendo la lampo e abbassandogli
i pantaloni. Quindi risalì con le mani lungo i fianchi di lui,
andando ad accarezzargli la schiena e premendolo verso di sé.
Gli mordicchiò il lobo di un orecchio. "Prendimi... Ora,
Sean!..."
Non attendeva altro che quelle parole. Tirò gli slip che sotto
la sua presa si lacerarono e con un'urgenza che reclamava di essere
soddisfatta la penetrò quasi con violenza. Si arrestò
un attimo. Ansimava, e non voleva attendere oltre. Spinse in profondità
e avvertì un calore ben noto avvolgerlo fino ad abbracciarlo
interamente. Ripeté il movimento poi si ritrasse e penetrandola
ancora sentì quel madido e pulsante passaggio accarezzarlo
in tutta la sua lunghezza. Era più di quanto potesse sopportare
ancora mentre le mani di lei se lo premevano contro. L'eccitazione
stava arrivando all'apice. Sean si muoveva dentro di Mabel abbandonandosi
al puro piacere sensuale di affondare totalmente la propria virilità
in quel calore palpitante. Nell'intimità di quella donna carnalmente
così eccitante.
Mabel ansimava... era quello che voleva.. e Sean non la deludeva mai!....
Mosse il suo corpo, accogliendolo ad ogni nuova spinta, e aprendosi
perché lui la penetrasse più a fondo. Iniziò
a muoversi selvaggiamente, aggrappandosi a lui, mordendolo e graffiandolo
nella frenesia del momento. "Non ti fermare..."
"Mabel..." riuscì solo a sussurrare. E avvertì
che stava ormai per perdere il controllo mentre lei lo spingeva sempre
più dentro ad ogni affondo. Gli si era aggrappata addosso come
un'aquila con gli artigli sulla preda e rispondeva ai suoi movimenti
in modo così spasmodico che era ormai giunto il momento che
si lasciasse andare completamente.
Mabel lo teneva stretto. Sentiva che stavano per raggiungere il climax.
"Sì..." mormorò. Non aveva nessuna intenzione
di lasciarlo andare, soprattutto in quel momento. Poi i suoi respiri
si fusero con i gemiti di piacere mentre insieme raggiungevano l'orgasmo.
Lei chiuse gli occhi e si sentì invadere dalla calda essenza
di lui.
Rimase immobile, mentre sentiva onde di calore percorrere ogni più
piccola fibra del suo corpo. Alla fine, dominò i propri respiri,
e rimase avvinghiata e palpitante al corpo di Sean.
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Quella sera, Bryce aveva deciso di andarsene a fare un giro per conoscere
quella nuova città.
Su una rivista aveva visto la pubblicità di un pub che pareva
essere molto noto lì ad Aurora, Il Lighthouse e ne era stato
incuriosito.
Ma quando aveva chiesto a Klaudia di accompagnarlo lei aveva rifiutato
adducendo come scusa un improvviso mal di testa magicamente spuntato
dal nulla.
Era stata evasiva e lì per lì Bryce era rimasto perplesso,
poi però aveva concluso che forse era davvero stanca e lui
un po' iper protettivo. Ma d'altronde adorava quella sorella che gli
ricordava tanto la loro madre scomparsa.
Allora era uscito per conto suo.
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Suo fratello Bryce era uscito da poco.
Era andato al Lighthouse, proprio dove lavorava lui
chissà
se lo aveva visto
sicuramente si, era il barman
Il suo bel fratellino sembrava di ottimo umore e Klaudia ne era felice.
Ma lei
faticava alle volte a nascondere il proprio stato d'animo.
Quel continuo cercare di apparire disinvolta e tranquilla le comportava
un certo impegno da attrice. Indossava una maschera nei confronti
del padre e di Bryce. E anche nei confronti del resto del mondo.
"A quanto pare non è cambiato nulla
continuo a nascondermi
"
pensò amaramente.
Si avvicinò al letto e vi si adagiò sopra. Fissò
per un attimo il soffitto. Mentre le note di una canzone new age suonavano
in sottofondo riempiendo la stanza di una dolce melodia.
Chiuse per un istante gli occhi.
Un bersaglio.
Il cuore di Lij.
Un cecchino, lei.
Centro perfetto!!
Ecco cosa aveva fatto. Una immagine semplice ma chiara e incisiva.
"E se al posto del suo di cuore ci fosse stato il mio?"
mormorò. "Chissà se in questa città c'è
un poligono di tiro
mi farebbe bene in questo momento
mi scaricherei i nervi, a chi posso chiederlo?" rifletté.
Una serie di colpi ben piazzati.
Non era insolito che le venisse voglia di sparare quando era nervosa.
E in quel momento se avesse potuto avrebbe messo se stessa come bersaglio,
forse così sarebbe riuscita a lenire in parte il senso di colpa
che le serrava il cuore.
Inspirò ed espirò profondamente nel tentativo di rilassarsi.
Poi un nome si visualizzò nella sua mente.
"Michael! " si sollevò di scatto a sedere sul letto.
D'un tratto si ricordò dell'appuntamento.
Si alzò e afferrò la borsa da sopra il comodino. Vi
frugò dentro e ne tirò fuori il numero di Mick.
"Chissà
magari mi fa bene uscire con lui
è
un bell'uomo, simpatico e riesce a mettermi di buonumore" Si
disse tra sé e sé.
Così lo aveva chiamato accettando l'invito di quella mattina.
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Per un secondo una sottile scarica di paura gli aveva attraversato
la mente quando aveva realizzato che non sarebbe riuscito a sgusciare
fuori da lei in tempo ma poi non aveva potuto più a ragionare
travolto dalle proprie sensazioni. Tenendola con forza per i fianchi
nella spinta finale l'aveva riempita della propria essenza fino all'ultima
goccia mentre un parossismo di piacere li aveva travolti entrambi
e un ultimo spasmo gli aveva percorso il corpo.
Sean rimase fermo un attimo ad occhi chiusi con lei avvinghiata contro.
Riordinò rapidamente i pensieri.
E d'improvviso si staccò accasciandosi sul ventre di Mabel.
"Ma cosa hai fatto... sei fuori di testa? " riuscì
a mormorare guardandola negli occhi con un fil di voce tentando di
calmare i battiti del cuore.
Mabel lo spinse indietro con violenza. Poi scoppiò a ridere
di gusto. "Sì, probabilmente è vero! Forse sono
fuori di testa... Ma non permetto a nessuno di dirmelo in faccia.
Neanche a te!!"
Fece una pausa carica di significato, mentre lo guardava dritto negli
occhi. "Fare sesso con te è davvero un'esperienza fantastica,
Sean. Sei... *straordinariamente* dotato. Però, ricordati:
ci sono dei limiti che non consento a nessuno di oltrepassare! Ci
siamo capiti?!..."
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FINE
VENTISETTESIMA PUNTATA
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