VENTOTTESIMA PUNTATA


Bryce era arrivato al pub verso le nove. Dentro c'era un gran via vai e molta gente. Il locale era tutto in stile irlandese, davvero molto carino.
Era entrato ed aveva subito attirato l'attenzione di alcune donne che lo avevano squadrato dall'alto in basso. Lui non ci aveva neanche fatto caso concentrato nell'osservazione del luogo in cui si trovava e distratto dalla confusione generale. Poi però aveva udito delle risate e si era voltato istintivamente.
Aveva visto tre ragazze che ammiccavano esplicite verso di lui e aveva spontaneamente sorriso.
Le aveva guardate fugacemente e poi si era allontanato. Erano carine, una soprattutto, ma in quel momento non aveva voglia di fermarsi a conoscerle.
Certo che per essere bello lo era. E anche in modo piuttosto evidente. Quindi non era inusuale che attirasse l' attenzione della popolazione femminile. Ma lui non aveva mai dato troppo peso al proprio aspetto fisico, anche perché ad una fidanzata preferiva gli amici. Forse da questo punto di vista era ancora un po' infantile nonostante la sua età.
Aveva voglia di bere qualcosa così si era avvicinato al bancone.
In quel momento un altro paio di occhi azzurri si erano posati su di lui. Occhi di un colore più blu profondo rispetto al suo azzurro chiaro.
"Desideri qualcosa da bere? " gli chiese un ragazzo al bancone.
"Si...volevo una birra, grazie"
"Non c'è problema, te la prendo subito! "
E in un battibaleno era sparito e tornato con l'ordinazione richiesta.
"Carino qui..." mormorò Bryce.
"Si non è male... a me piace molto..." si sentì rispondere dallo sconosciuto al banco che stava versando la sua birra in un grosso bicchiere.
"Non ci ero mai stato prima..."
"Davvero? Ma questo è il pub più noto di Aurora..." gli rispose il barman con espressione stupita.
"A dire il vero sono nuovo di qui, sono arrivato proprio oggi"
"Oh… allora benvenuto, io mi chiamo Elijah"
"Piacere, io sono Bryce"
Lij lo fissò per un istante. Curioso... quel ragazzo gli ricordava ... anzi assomigliava a qualcuno ma non riusciva a capire chi...
Dal canto suo Bryce aveva una sensazione simile.
«L'ho già visto.... perché questo viso non mi è nuovo...? Mah! sarà il viaggio... sono un po' sottosopra con la testa...»pensò.
Aveva bevuto la sua birra e ascoltato un po' di musica, poi però la stanchezza aveva preso il sopravvento e dopo appena mezz'ora che era lì aveva deciso che una bella dormita era il programma migliore della serata e se ne era tornato a casa.
Nel tragitto di ritorno aveva ripreso a pensare a chi potesse essere quel tale Elijah che aveva appena conosciuto, era sicuro di averlo già visto da qualche parte, ma dove?
Una giornata di sole…
Un sorriso spontaneo…
«Mhh… non mi viene proprio eppure…»


Michael era rimasto piacevolmente sorpreso dalla telefonata di Klaudia. Era arrivato quasi sul punto di rinunciare a sperare che lei avrebbe accettato. Invece ora era lì, davanti alla porta dell'appartamento di lei. Mentalmente si ripeté per l'ennesima volta: «Vacci piano, Mick, vacci piano. Non aspettarti troppo. Pensa solo a passare una gradevole serata con una donna affascinante!...»
E si decise a suonare il campanello!
Appena udì suonare sobbalzò.
Era arrivato. Si osservò ancora un momento. Capelli sciolti e trucco lievissimo.
Intonato alla camicia bianca provocatoriamente aperta sul davanti più del dovuto.
E quel paio di pantaloni beige mettevano in risalto la sua perfetta forma fisica. D'altronde tutto lo sport che aveva fatto in passato a qualcosa era servito.
Nei propri occhi vide improvvisamente passare un'ombra di paura.
«Perché sono così tesa? E' solo un appuntamento...»
Sorrise alla propria immagine allo specchio. O almeno ci provò.
Poi andò ad aprire.
Nell'istante in cui se lo trovò davanti si calò Immediatamente di nuovo nella parte. "Ciao..." e sorrise disinvolta.
Mick le sorrise. "Ciao, Klaudia." Era bellissima. Ma forse dirglielo era banale. Chissà quante volte se lo era sentito riferire, quel complimento. Ma non riuscì a trattenersi: "Complimenti... bel look! Beh, se sei pronta possiamo andare."
Soprattutto dalla espressione del suo volto Klaudia dedusse che aveva decisamente apprezzato la propria semplicità nell'acconciarsi e nell'abbigliamento più che dalle parole che aveva appena pronunciato.
"Sono pronta!" esclamò.
Chiuse la porta e gli si avvicinò.
"Dove andiamo di bello?" e lo guardò di sottecchi.
"Ho prenotato un tavolo al ristorante messicano..." disse lui. "Spero che ti piacerà. Ma se hai altre preferenze, dimmelo tranquillamente. Voglio che questa sia una serata tranquilla, e che tu sia a tuo agio."


Jessie si fece accompagnare a casa da Jake.
Lui dopo essersi assicurato che lei stesse veramente bene, se ne andò lasciandola sola.
La ragazza andò in camera sua e decise finalmente di leggere il biglietto: "Come stai, Jessie? Come avrai finalmente capito, noi dell'associazione non stiamo scherzando. Hai fatto un grosso errore a non venire all'appuntamento ma voglio darti un'altra possibilità. Vediamoci dopo la chiusura del Lighthouse, sul retro. Non mancare."
Ecco fatto. E adesso? Cosa fare? Decise quindi di non andare al pub e così fece il numero del locale.
"Pronto? Qui Lighthouse chi parla?"
"Pronto Nichelle? Sono Jessie e volevo avvisarti che oggi non posso venire al lavoro. Ho avuto un incidente con la macchina e quindi...."
"Un incidente? Nulla di grave spero."
"Beh no, solo un taglio alla fronte ma purtroppo ho la macchina rotta."
"Cavoli mi spiace. Non ti preoccupare, prenditi pure la serata libera."
"Ok grazie Nichelle. Ciao a domani."
"Ciao e stammi bene."


Mick aspettò che Klaudia si fosse accomodata in auto, e poi si sedette al posto di guida.
"Conosci il Chi-Chi's?... Ha aperto una sede anche qui ad Aurora. Spero che ti piaccia" disse Mick, concentrandosi sul traffico serale. Evitava di guardarla, perché si sentiva ancora un po' a disagio. Era da troppo tempo che non usciva con una donna. E stava sforzandosi di non fare paragoni con la sua ex-moglie. O forse voleva solo evitare di ripetere
gli stessi errori.
"A dire la verità no... comunque mi fido del tuo gusto!" gli rispose lei mentre apriva il finestrino dalla sua parte. "Scusami, posso o ti da fastidio? Ho un po' caldo e mi piace sentire il vento sulla faccia..."
disse sorridendo voltandosi a guardarlo con i capelli che le ondeggiavano lievemente attorno al viso.
Ecco!... Mick si sarebbe preso a calci. Aveva fatto proprio quello che non avrebbe voluto. Si era girato a guardarla. Era bastato un momento.
Ma come faceva ad essere così bella?...
No, non era solo la bellezza. C'era qualcos'altro in lei. Una luce malinconica in fondo agli occhi... Una luce che aveva sempre, anche quando sorrideva. Una luce che gli faceva nascere il desiderio di stringerla forte e sussurrarle che ogni cosa sarebbe andata bene.
Con uno sforzo tornò a guardare la strada. "Non mi dà fastidio, fai pure..." mormorò. "Mick, sei un idiota!... Tu non sai niente di lei..." pensò poi. Ma quella sera avrebbe rimediato. "In effetti fa caldo, stasera, ma le previsioni dicono che domani pioverà..." disse e guardò oltre il vetro il cielo che si rannuvolava.
"Peccato..." sussurrò lei "le mie amate stelle non si vedranno...." Improvvisamente si incupì.
Alternava stati d'animo diversi, momenti di allegria e istanti di tristezza. A seconda di ciò che all'occorrenza le tornava in mente. E ogni cosa era invariabilmente legata a lui, Lij.
Ma ora in quel momento non doveva assolutamente lasciarsi assalire dai ricordi. Stava uscendo con un uomo che la faceva sentire in pace in qualche modo. Si sentiva curiosamente vicina a lui nello spirito e non ne capiva bene il perché.
Lo fissò un istante mentre guidava. Era davvero affascinante. E possedeva uno sguardo che sapeva arrivare in profondità. Era intenso e ....dolce. Nonostante l'apparenza di poliziotto tutto d'un pezzo.
Lui si rese conto dello sguardo di lei. "Le tue stelle?..." Poi ricordò. "Ti piace molto guardare le stelle?" le chiese.


Klaudia sorrise istintivamente.
"Direi di si.... ho studiato all'istituto di geofisica e lo studio del cielo è sempre stata la mia prima passione sopra ogni altro specifico ramo della mia facoltà. Sono un'esperta laureata con lode e con la tesi pubblicata!" disse con voce volutamente ingrossata.
Abbozzò un 'espressione da altezzoso genio e fece finta di sistemarsi degli immaginari occhiali da professoressa sul naso cercando di darsi una certa aria d'importanza. Poi però scoppiò a ridere.
Un'altra cosa che piaceva a Mick di quella ragazza. La sua risata. Non era la risata forzata di Georgia. Era spontanea.
"Ah, ma allora Charisse aveva ragione. Mi ha detto che sei stata un ottimo acquisto per l'Università." Si strinse nelle spalle. Io guardavo le stelle da bambino, soprattutto nelle estati che passavamo dai miei nonni materni, in Galles. Però certo non ho la tua conoscenza della materia. Le stelle mi piacevano, punto e stop. Ma fin da bambino io volevo fare il poliziotto, e così… dopo il College ho fatto domanda per entrare in Accademia. Il mio mestiere non è sicuramente affascinante come guardare le stelle!..."
"Credo che ognuno abbia la propria strada da percorrere e le proprie passioni da inseguire... nulla è più bello e ti da più gioia di ciò che ami davvero fare." Gli si avvicinò con il viso. "Ma se vuoi una sera ti posso dare qualche lezione..." E schiuse le labbra in un lieve sorriso. "In ogni caso... quando arriviamo? Ho un certo languorino...!"
"Ci siamo quasi!..." rispose lui. Quando lei si era avvicinata aveva sentito il suo profumo. Molto particolare. Si ritrovò un sorriso stampato in faccia. Ma proprio in quel momento l'insegna luminosa del Chi-Chi's apparve circa venti metri davanti al muso della loro auto.
"Arrivati!" esclamò Mick.


"Mhh... ce n'è di roba strana.... ma amo sperimentare nuovi sapori... vediamo..." disse lei quando furono seduti al loro tavolo.
Scrutò il menù ma poi con gli occhi guardò Mick di sfuggita. Sembrava cavarsela meglio di lei con quegli strani nomi.
"Non ci capisco granché, mi potresti consigliare tu? " e piegò leggermente la testa d'un lato.
Mick le rivolse uno sguardo di simpatia. Anche lui la prima volta che era entrato in un ristorante messicano si era chiesto cosa fosse commestibile. "Ma naturalmente! Io trovo molto buona l'Enchiladas verdes. Petto di pollo con pomodori, peperoni e arachidi. E poi potresti assaggiare la Sopa de limon, che è una zuppa di tortillas con cipolle e limone, però attenta! C'è anche il peperoncino!!" E le strizzò un occhio, facendo una smorfietta canzonatoria.
Finalmente! Si accorse in quel momento che il suo disagio era completamente scomparso!
"Ahhh si effettivamente anch'io avevo pensato all'enchi... o come accidenti si chiama..." trattenne a stento una risata. Con lui le venivano spontanei gesti che normalmente non faceva, incredibile. "Mi fido di te, aggiudicato!"
Si fidava di lui... in che senso...? Aveva detto così riguardo alla cucina messicana ma forse in realtà si riferiva a qualcos'altro... mah!
Comunque una cosa era certa, con lui stava davvero benissimo.


FINE VENTOTTESIMA PUNTATA