VENTINOVESIMA PUNTATA


Amanda entrò negli uffici della WTWR, camminando a testa alta, e con passo sicuro. Una delle segretarie la riconobbe immediatamente e le si avvicinò.
"Signora Thorpe!!........... Che piacere vederla. Come sta il signor Thorpe?" la accolse.
Amanda sorrise. "Adesso sta meglio, per fortuna, e sono sicura che non vede l'ora di tornare al lavoro. Ma dovrà riguardarsi ancora per qualche giorno."
"Speriamo allora che si ristabilisca completamente, presto." La ragazza era cordiale e aveva un modo di fare che metteva a proprio agio. "Desidera qualcosa? Cosa posso fare per lei?........"
"Ecco..........." Amanda parve riflettere per qualche minuto. "Avrei voluto incontrare il signor Barnes. Se non è troppo impegnato, ovviamente."
"Oh, so che il signor Barnes aveva una riunione, questa mattina, ma credo che ora sia libero. Aspetti un momento, vado a chiedere."
La segretaria andò e tornò quasi subito. "Il signor Barnes la sta aspettando, il suo ufficio è proprio alla fine di questo corridoio. Non può sbagliare!"
"Grazie."
Amanda percorse il corridoio e arrivò davanti alla porta che le era stata indicata. Bussò.
"Vieni pure Li, cosa è successo questa volta?" chiese Jake credendo che si trattasse ancora della sua aiutante.
Lei aprì la porta ed entrò. "Salve!!!........." esclamò sorridendo.
"Ohhh Signora Spaulding Thorpe, sono lieto di rivederla. Mi scusi, credevo fosse la mia aiutante. A cosa devo questa visita?"
"Sono passata da queste parti per vedere come ve la cavate senza Roger!!!" Poi scosse la testa, e i suoi capelli ricci parvero danzare sulle sue spalle. "In verità......... Sono qui perché avevo voglia di scambiare due parole con lei,
signor Barnes.......... Ma......... Non qui!" Amanda si guardò intorno. "Preferirei un posto dove ci si possa rilassare un po', magari mangiando del buon cibo, bevendo qualcosa, e ascoltando della buona musica, che non fa mai male!!!......." Sollevò le sopracciglia, assumendo una espressione fintamente ingenua. "Oppure, il mio invito le sembra troppo sfacciato?!........."
"Beh non le nego che un invito da parte sua non me lo sarei mai aspettato. Sono rimasto sorpreso....piacevolmente sorpreso. Accetto volentieri basta però che questo suo invito, non mi causi problemi con suo marito." Gli disse sorridendo. "A proposito come sta? Volevo andare a trovarlo ieri sera ma non ho avuto il tempo."
" Oh, si sta rimettendo!!.......... Roger è un uomo dalla fibra forte!!!" Amanda mosse qualche passo nella stanza, osservandosi attorno, con aria tranquilla. "E io sono *molto* innamorata di mio marito." Un leggero sorriso stirò le labbra della donna. "Non sono in cerca di una avventura extra-coniugale, se è questo che sta pensando. Voglio solo........... Fare amicizia!........" Si mosse per uscire. "Allora ci vediamo questa sera, alla Fairbanks Steakhouse.
Alle nove. Mi raccomando la puntualità. A più tardi!!!!............."
"Va bene a stasera."
"Che donna!" pensò Jake quando lei se ne fu andata. Amanda era completamente diversa da Helen ed era una cosa curiosa quella di passare una serata con lei.
"Ma sì... in fondo cosa c'è di male?" si domandò sorridendo e subito dopo ritornò al lavoro.


Jessie era arrivata davanti alla grande villa di Roger.
«Però... Roger si tratta proprio bene. Chi lo avrebbe mai detto? Magari potessi abitare in una villa così grande e se poi ci dovessero essere dei sotterranei nascosti, io passerei la maggior parte del mio tempo a cercarli!» pensò.
Parcheggiò la macchina e raggiunse il cancello.
"Sono Jessica Bradford e vorrei vedere il signor Thorpe." disse al citofono.
Il grande cancello di ferro si aprì e Jessie si trovò a percorrere il grande viale che l'avrebbe portata alla villa.
La ragazza stava guardando bene intorno e i suoi occhi si illuminarono alla vista di tanto splendore. Il giardino era ben curato, c'erano tanti fiori e alberi. I roseti erano bellissimi con rose di tutti i colori.
Jessie si era innamorata di quel posto e lo aveva definito il 'luogo incantato'. Era questa l'impressione che le dava la grande villa di Roger.
Un ottimo spunto per uno dei racconti della ragazza.
Jessie arrivò finalmente alla porta principale della villa e suonò. Venne ad aprire il maggiordomo che l'accompagnò dal padrone di casa.


Appena entrata nella camera di Roger, Jessie gli si avvicinò e lo abbracciò con affetto sincero. Lui la fece accomodare e la ragazza gli sorrise.
"Roger che bello rivederti. Come stai? Ci manchi al Lighthouse sai?"
"Grazie," Roger annuì. "È lo stesso per me, ovviamente. Ma spero di poter tornare al lavoro presto." La guardò e notò la piccola medicazione sulla fronte di lei. "Cosa è successo? Ti sei fatta male?."
"Ma come? Sei tu quello che è stato ferito gravemente e ti preoccupi per questo mio taglietto sulla fronte? Non ti preoccupare. Non è niente di grave. Ho solo fatto un piccolo incidente con la macchina e ho sbattuto contro il volante. Tu piuttosto.... Raccontami come è andata. Hai qualche idea su chi potrebbe essere stato ad aggredirti? Sono stata tanto in pensiero per te. Non immagini davvero quanto." Disse cercando di cambiare argomento.
Roger scosse la testa. Tutte quelle domande dimostravano che Jessie era nervosa. Evitò di risponderle, anche perché non aveva nessuna intenzione di fornire dettagli sulla sua aggressione. Disse invece: "Per quale motivo mi stai
raccontando bugie? Si vede chiaramente che qualcosa ti preoccupa. Sei pallida. E credo che non sia solo la preoccupazione per me che ti ha portato qui. C'è qualcosa che vuoi dirmi, non è forse vero?!"
"Io pallida? No perché? Sto benissimo." Jessie non sapeva cosa fare. Doveva raccontargli la verità o mentire? Ma a che cosa sarebbe servito mentire dal momento che con lui era praticamente impossibile nascondere qualcosa? Infatti
la stava fissando con uno sguardo carico di dubbi e aveva già capito che lei non era del tutto sincera.
Quindi decise di dirgli tutto.
"E va bene Roger. Ti dirò La verità." Così iniziò a raccontare dell'uomo misterioso che si presentava ogni sera puntuale al pub e poi gli fece vedere i due biglietti che aveva ricevuto. Gli disse che lei non era andata agli appuntamenti e perciò adesso aveva molta paura. Raccontò dell'incidente e del particolare dei freni rotti.
"Quindi, a parte me, non hai raccontato queste cose a nessuno?" Roger aveva ascoltato attentamente il racconto della ragazza. La situazione stava diventando difficile. E purtroppo tutto succedeva nello stesso momento, quando lui subiva già degli attacchi personali. Aggrottò le sopracciglia. Jessie aveva bisogno di protezione. Come Kyle. E come Joanne. Dannazione! Roger serrò la mascella. Doveva trovare il modo di mettere fine a quella faccenda, una volta per tutte!


Nigel aveva aspettato pazientemente che Joanne si prendesse quella pausa. L'aveva vista andare avanti e indietro per il locale come se avesse un diavolo alle calcagna. E certamente aveva qualche pensiero poco piacevole che la tormentava. Ora erano seduti a un tavolino appartato. "Non sopporto di vederti così stressata, Jo!..." Le accarezzò una mano. "Ti va di parlarne?"
In realtà non era stressata ma era preoccupata per il fatto che Roger e quel detective avessero in mente di metterla in qualche programma di protezione o robe del genere..."E' il detective Knight che mi preoccupa e mi innervosisce, vuole che sia messa sotto protezione e tra l'altro mi considera una cretina... è irritante!!"
"Aspetta un momento! Ti ha trattata male?..." Nigel era sorpreso. Non capiva come si potesse conoscere Joanne e non capire quanto lei fosse speciale. "Perché dici che ti considera una cretina?..."
Joanne gli raccontò tutto l'interrogatorio e le sensazioni che quell'uomo le aveva trasmesso... "Dato che gli ho detto che non ho bisogno di protezione credo che lui mi consideri un'incosciente che non sa quello che fa... una bambina, ecco."
Nigel fece un piccolo sospiro. "E' un idiota!" Poi accennò un sorriso e le posò dolcemente una mano su una spalla. "Tu non sei una bambina. Sei una ragazza stupenda. E io sono fortunato. Perché tu sei la *mia* ragazza!" Poi rifletté per qualche istante. "Ma tu sei sicura di non correre alcun pericolo?" Prevenne una ribellione di lei. "Mi fido di te, ma... non voglio che ti accada nulla di male, lo sai!"
"Io sono tranquilla e lo devi essere pure tu, ho già superato cose più preoccupanti di questa… comunque io sono fiera di essere la *tua* ragazza!!" Lo era davvero, finalmente riusciva ad avere una storia un po' più importante e si sentiva bene... "Ma Nigel... tu non dovresti essere al lavoro? Non che mi dispiaccia che tu sia qua..."
"Infatti, tra poco devo andare..." Nigel fece una smorfia quasi disperata. "Stasera alla WTWR registriamo la prima puntata del nuovo programma. E il signor Barnes è severo e preciso quasi quanto il signor Thorpe..." Il nome di Roger rimase sospeso tra loro. Ma Joanne aveva ragione. Lei ora era la sua ragazza, e tutto il resto non contava. "Oggi ti ho già detto che ti amo?"
"No… oggi te lo sei dimenticato!!" Non se la sentiva di dirgli anche lei *ti amo* poiché non lo provava... di certo gli voleva bene ma non era affezionata; forse glielo doveva dire... o no? "Senti Nigel io... no niente lascia stare..."
"Cosa c'è?..." lui la fissò. "Ho detto qualcosa che non va?"
"No non sei tu.. sono io... Il fatto e che quando mi dici che mi ami io mi sento in un certo senso in colpa perché non me la sento di dirtelo; ti voglio bene e ci tengo a te ma..."
Nigel abbassò lo sguardo. "Joanne..." Era diventato serio. Capiva cosa provava lei. "Non devi sentirti in colpa. Io lo so... Lo sento che tu provi qualcosa per me. E comunque... Io ti amo abbastanza per tutti e due. Saprò essere paziente!" Tornò a guardarla negli occhi. "Tu sei la cosa più bella che mi sia mai capitata. Non voglio perderti. E desidero solo renderti felice. Però... Se il mio amore non ti rende felice... Joanne, io...."
"Shh... non dirlo neanche per sogno. Io con te sto benissimo, ti ho detto così perché mi faceva piacere chiarire la cosa, non ho intenzione di lasciarti!" Gli si avvicinò e gli diede un bacio, per rassicurarlo...


Ad Aurora al distretto di polizia, pareva che dell'auto di Virgie non ne sapessero nulla.
Quindi Leo risalì quattro piani per andare all'archivio dei reati passati in giudicato, la cosa cominciava ad essere pesante........ ed era solo all'inizio.
Prese i fascicoli sul caso di Virgie, e con molta calma si mise a studiarli, prendendo inutili appunti, tanto per vedere se qualcuno gli si avvicinava, ma nessuno si curava di lui. Né impiegate né poliziotti.
Compilato il modulo di restituzione della "sua auto", aveva fatto l'ora di pranzo.
Poteva pranzare in un piccolo ristorante vicino alla centrale, non era sbagliato, quindi si mise in cammino.
Caso volle che ci fossero molti poliziotti che aspettavano il cambio, ma nessuno sapeva nulla, oramai ci era abituato. Dunque un deposito era a cinquanta miglia, sempre che non fosse più lontano a 30 miglia ancora a sud.........
Dando spiegazioni a destra ed a manca, riuscì a far sorridere qualche poliziotto, come se fosse un buon demente che crede nella befana.

Ovviamente la cosa gli piaceva sempre meno, come mai la macchina da una parte era considerata come oggetto di reato, dall'altra no? Era in un deposito, quindi..
Ripartendo da zero ancora una volta urlò che non era un oggetto di reato ma solo una macchina sequestrata per una settimana al massimo. Cavolo, era sua, ora e lui la rivoleva come il giorno in cui era stata presa... Ma come mai anche al concessionario non era riuscito averla? Non quadrava nulla.
"Ma io denuncio tutta l'amministrazione, dal Capo della Polizia al Procuratore Distrettuale....." si ritrovò ad urlare ad un poliziotto anziano, il quale scosse la testa con aria infelice, ma non poté dire altro.
Uscito dalla centrale, dopo aver depositato ancora una volta la richiesta di restituzione, decise di fare una corsa all'albergo, per pensare un po'...
Dopo dieci passi si sentì raggiungere da qualcuno, era un giovane agente di colore.
"Scusi lei è l'amico di Mr Thorpe?"
"Amico e legale, mi chiamo Flynn, con chi ho il piacere di parlare?"
"Il mio nome non le direbbe nulla, ma l'auto che cerca era prima proprietà di una signora anziana?"
"Sì, ma ora è mia ed io la voglio assolutamente riavere..."
"Ecco, mister, al deposito sulla Sheffer Road, forse il custode laggiù le potrà dare informazioni migliori delle mie, non so quanto utili al momento... ma ci provi."
"Grazie! Scusi, una domanda: l'agente che rilevò l'infrazione ora dov'è?"
"Infatti, stavo proprio pensando la stessa cosa! Penso che sia là da quelle parti, fino a pochi giorni fa era di servizio, non garantisco nulla..."
"Ok! Di nuovo grazie! Questo è il mio numero di cellulare, se ricorda qualcosa.. in più su quel caso.. mi chiami. Buona giornata."
Fatti altri venti passi, al primo agente che arrivò in vista, chiese se conosceva il nome del giovane agente di colore appena rientrato in centrale.
Lo conosceva, ma a Leo non diceva niente.
Dunque...... Sheffer Road, uffa!!!!!
Alla periferia estrema ad Est di Aurora!
Per fortuna aveva noleggiato una macchina, una piccola utilitaria per quel caso che diventava sempre più grosso.


Al deposito della Sheffer Road, c'era solo un poliziotto anziano, che si leggeva il giornale. Molto gentilmente mostrò le auto depositate là ma nulla di quella che cercava...... e parlava continuamente, stava lì pochi giorni ancora, poi la
pensione, dopo trenta anni, due pallottole e vari scontri di altro genere.
Leo si fece partecipe della sua vita, anzi, prese due birre dal distributore, e ne offrì una.
"Anche se lei è in servizio, non credo che lo racconterà penso....."
"Oh benedetta la solitudine... La mia compagna di questi ultimi giorni è stata di nuovo sospesa. E' nata arrabbiata quella!! In 5 anni che l'ho vista in Polizia, ha avuto più sanzioni lei che tutto il distretto in 10 anni.-
"Ah!!" disse Leo "E' una signora?"
"Signora?" rispose l'agente ridendo, "di lei si può dire tutto, ma chiamarla signora....... mai sentito. Non le va bene niente, litiga con tutti..... anche col capo. Come mai la tengano, un mistero. Marion sta più fuori servizio che
al lavoro, sia pure di scrivania."
"Comunque per la macchina, qua non c'è mai stata, ed ho un idea...... ha provato da Sommers Rottamazioni?"
"Rottamazioni? Mi sta prendendo in giro?"
"No , assolutamente" disse "anzi dico una cosa che non potrei dire se non mancassero 9 giorni alla pensione.... mi capisce? Calma avvocato, se le cose stanno come mi ha detto, probabilmente l'auto è in ottime condizioni, ci sarà
un'asta appena saranno passati dodici mesi, verrà venduta al miglior ..oh.....ma lei ha le carte dell'auto, quindi come è finita là?"
"Ho qua 5 richieste delle precedente proprietaria... come me la spiega?"
"Non me lo spiego, avvocato. Io vado in pensione, e grazie a Dio, mi potrò turare occhi, orecchie, e se serve anche altro. Arrivederci, noi non ci siamo mai parlati. Buona serata."
Oramai era tardi, l'auto a noleggio non era di suo gusto, quindi tornò verso la città per telefonare alla signora Virgie, a Roger e dalla stanza dell'albergo dare un'occhiata per vedere se c'era qualcosa di suo gusto tra le auto da comperare.
«O meglio, vediamo se il concessionario della signora Virgie è tanto onesto come pensa lei....»


Dopo essere stata all WTWR e aver scambiato qualche parola con Barnes, Amanda era andata a pranzo all'Aurora Pizza & Pasta, un ristorante con cucina e atmosfera Italiana.
Non aveva voglia di tornare a casa, anche perché aveva varie cose per la testa e voleva pensare con calma. Eppoi aveva un altro appuntamento. Anzi, era quasi l'ora.........
Si alzò, lasciando sul tavolo il denaro per il pranzo e anche una generosa mancia per il cameriere, che oltretutto aveva un gran fisico, e poi uscì..........
Salì in macchina e si diresse verso gli uffici della North Shore Wireless!!!!!!.........
La segretaria di Mabel la fece passare. Amanda era attesa. Aprì dunque la porta dell'ufficio della sua 'amica' senza bussare..........
Mabel Grahn l'accolse con un sorriso furbo che gettava una luce fredda nei suoi occhi.
"Sei puntualissima. Come al solito!" Fu il suo saluto.
Mabel non era sola. Nella stanza con lei c'era una specie di armadio vestito di pelle, dallo sguardo truce. Era la guardia del corpo di Mabel, Dwayne Washington.
"Dwayne, tu puoi andare a fare la tua pausa pranzo, se vuoi" Mabel si accomodò nella poltrona dietro la sua scrivania, e non degnò di uno sguardo l'uomo alto che stava in piedi, appoggiato con una spalla a una parete.
Dwayne non disse nulla. Però si mosse. Amanda fu impressionata dal movimento dei suoi muscoli. Era davvero imponente. E inquietante, con i capelli raccolti in una infinità di lunghe treccine rasta. Sembrava uscito da un videogioco modello 'Mortal Kombat'.........
Quando le passò accanto, Amanda incrociò i suoi occhi, glaciali.
Dwayne uscì e le due donne rimasero sole.
"E' il tuo nuovo giocattolino?........" chiese Amanda con un gesto eloquente della testa.
"Dwayne?!..." Mabel rise. "La mia guardia del corpo. E comunque non vado a letto con i miei dipendenti."
Amanda rise a sua volta, sarcastica. "Ah, sì???......... E da quando?!..........."
L'altra la guardò come se volesse incenerirla. Poi si sforzò di sorridere. "Allora, se mi hai chiesto un appuntamento, si vede che hai qualcosa di importante da dirmi. Cosa c'è?..."
"Vero!........." Amanda incrociò le braccia, e guardò Mabel negli occhi. "Voglio parlare con te di Roger. E del suo ferimento!!!!!!!"


«Accidenti!!! Nigel è in ritardo....» Jake era molto teso. Infatti, non toccava a lui occuparsi del programma di quel ragazzo ma siccome Roger non poteva farlo, adesso aveva anche i suoi compiti da portare a termine. A proposito di Roger.... Lui sarebbe andato volentieri a trovarlo ma non si poteva nemmeno allontanare per un minuto dalla WTWR che i suoi collaboratori ne combinavano di tutti i colori.
Tuttavia, oggi si iniziava a registrare la prima puntata del programma di quel ragazzo e aveva un sacco di altre cose da fare ma se non poteva contare sui suoi collaboratori, era partita persa in partenza. Inoltre, tanto per cambiare.... La sua aiutante di Los Angeles gli avrà telefonato almeno una decina di volte quel giorno per informarlo che i suoi collaboratori stavano progettando qualcosa contro di lui e lui sapeva bene di chi era la colpa.
Eccome se lo sapeva....!!!!
Se avesse un po' di tempo per pensare, saprebbe come risolvere tutte queste cose. Tra l'altro questa sera aveva un appuntamento anche con Amanda.
«Basta!!!! Adesso si incomincia» pensò dando inizio alla registrazione.

"Allora" si disse Leo, pensando all'intuizione che gli era venuta "prima parliamo con la signora, prendiamo un appuntamento con lei per andare al locale delle aste... Poi un bel controllo dell'auto, senza far capire nulla, ovviamente con la signora. Se l'auto c'è come penso, passarla al setaccio. Poi recuperata l'auto, indagare ancora...... 25.000$ ben
acchiappati per ora. E dare un'occhiata per vedere se c'è qualcosa di sobrio per me."
Però la signora, più che l'auto, voleva di sicuro la sua patente: pochi giorni prima Leo avrebbe riso di tale affermazione, ma ora che l'aveva vista in azione con Roger, fregandosi di Amanda e del resto, pensò che quel ciclone era degna di guidare un carro armato, un autoarticolato, e mancavano solo 47 giorni alla parata delle aquile. Cavolo, quante cose si
scoprivano in quella piccola città!!
E quella Marion che ha seguito Virgie esattamente mentre c'era in corso una rapina, guarda caso ad una proprietà di Virgie? Alla faccia delle coincidenze! Comunque mancava solo un mese e mezzo, e gli uffici non erano tanto spediti. Bisognava darsi una mossa per arrivare ai 100.000.......
Prese lo stradario di Aurora, meglio fare un sopralluogo nella cosiddetta casa delle aste, prima di parlare troppo.
Una telefonata a quel Bring, oramai in pensione e molte cose si erano chiarite.
Bingo!!!! La macchina c'era, come c'era arrivata non si sapeva, e non si sapeva in quali condizioni si trovava.


"Mrs. Virgie? Sono Leo Flynn, per l'auto."
"Ah," disse Virgie "non mi dica che l'ha trovata!"
"Non sono sicuro" rispose relativamente allegro. "Mi ascolti, Mrs. quell'auto la può riconoscere solo lei, e se quello che penso è vero, abbiamo buone speranze."
"Sì Mr. Flynn, che debbo fare io?"
"O-D-D-I-O come glielo dico," pensò Leo..
"Dovremo, se lei è disposta a fare una piccola farsa.. Lei è disposta a farsi passare che so........ per mia madre?"
"Capirà" -disse Virgie- "che sforzo ci vuole? Potrei anche essere sua sorella maggiore, però..." esclamò con tutta la sua gola!!
"Quello che crede" rispose Leo, "l'importante è che non la riconoscano."
"Questa non è facile! Mezza Aurora -e anche tutti gli abitanti dei piccoli abitati vicini sanno bene chi sono, e soprattutto come sono!!!!! Boh.......vedremo.. e questa mi mancava, si è messo d'accordo con mia cugina? Quella strega matta e pazzoide?"
Leo, compunto e serio, rispose: "Assolutamente no, Mrs. Virgie, ma se la riconoscono prima dell'asta potremo
avere delle sorprese, non buone, per questo lei mi serve là come osservatrice per fare un bel riconoscimento, che non manchi nulla, i km... l'auto la guidava solo lei, no? Poi se lei decide, potremo inoltrare una denuncia di quelle salate."
"E va bene" disse Virgie, allarmatissima, "per quando sarebbe? Ma si ricordi caro avvocato, io rivoglio soprattutto la mia patente... per la data che lei sa. Quando mi dovrei camuffare?"
Uh....... boh.. pensò Leo. "Lunedì sul tardi? Lei sarà mia madre..."
"Uffa!!!" replicò Virgie "Sorella maggiore no?... Cognata?..."


Mabel distolse lo sguardo con aria annoiata. "Ho letto sui giornali." Scrollò le spalle. "Non capisco di cosa tu voglia parlare. Che cosa c'entro io?"
"Oh........ In effetti, questo è proprio quello che io vorrei sapere da te." Amanda avanzò verso l'altra donna, si sedette in una delle sedie davanti alla scrivania di Mabel e accavallò elegantemente le belle gambe. "Che cosa c'entri, TU, con il ferimento di mio marito?........."
"Amanda!!!" Mabel gettò sulla scrivania la penna che aveva tenuto in mano fino a quel momento. "Ti rendi conto che ti stai rendendo ridicola?... Stai forse muovendomi delle accuse? E su quali basi?!"
Amanda sorrise gelidamente. Era sempre riuscita a far perdere la calma ai suoi avversari. E il gesto esasperato di Mabel le confermava che non aveva perso il suo tocco. "Diciamo che sto seguendo il mio sesto senso.........."
"Ah!... Trovati qualcosa da fare, invece di metterti a giocare all'investigatrice privata. Non sei tagliata per il ruolo." Mabel si sforzò di ridere. «E soprattutto non hai nessuna prova!» pensò.
"Forse io non sono un'investigatrice, ma......... Non sono una completa idiota!!!!! E se stai pensando che non ci sono prove che ti possono collegare all'aggressione di Roger. Ti sbagli!!!!! C'è una testimone. Lo sapevi??........." Il sorriso di Amanda adesso era carico di sottintesi.
Sì. Mabel sapeva che c'era una testimone. La proprietaria del locale dove Roger era stato quella sera. Quella ragazza con il suo intervento aveva mandato all'aria i suoi piani, salvando la vita di Thorpe. Respirò a fondo, silenziosa. "E allora?... Dovrebbe importarmi?" disse infine seccamente.
"Direi di sì........ La Polizia sta indagando. E non credo che ci vorrà molto a risalire fino alla persona che ha colpito Roger." Amanda si alzò in piedi e guardò Mabel dritta negli occhi. "Adesso voglio darti un consiglio........ Un consiglio da *amica*........ Non ci riprovare."
"Cosa...?!" Per poco Mabel non soffocò dalla rabbia. "Sei impazzita?! Che cosa stai dicendo?!"
"Sto dicendo che non sarebbe salutare per te, metterti contro di me!!!!! So che, non molto tempo fa, la North Shore Wireless ha cercato di mettere i bastoni fra le ruote alle Industrie Spaulding. Roger è stato molto buono con te, in quell'occasione. Io non lo sarei altrettanto........ Te lo garantisco!!!!! E se ci tieni a questa tua piccola quanto insignificante ditta, allora, Mabel, cerca di non farti pericolosi nemici." Abbassò il tono della voce. "Ops!...... Mi correggo!!!!!! Credo che per questo sia già troppo tardi."
Mabel si alzò in piedi di scatto, paonazza in volto. "Come_ti_permetti?!... Vai immediatamente FUORI di qui!!! O chiamo la sicurezza e ti faccio buttare in strada!!!"
"Non mi fai paura, Mabel" disse Amanda con calma. "E sai perché?......... Tu non sei niente!!!!!! Anzi, sei meno che niente!!!!!! L'ho sempre saputo, fin da quando lavoravi per me a Los Angeles!!!!!!! Anche fra le prostitute ci sono delle differenze!!!!!......... Per la mia Agenzia avevo le migliori ragazze. Grande classe, intelligenza, e niente volgarità!!!!!! Tu......... Tu eri diversa! Eri il punto debole della catena. Sei sempre stata solo una sgualdrina da quattro soldi. E non sei cambiata, anche dopo tutti questi anni. Ohhh, sì! Hai cambiato il nome. E qualche altro piccolo dettaglio!!!!!! Ma la sostanza rimane la stessa. Sei riuscita a farti sposare da quel povero diavolo di Arthur!! Lui ti ha dato il suo nome e la sua rispettabilità. E come lo hai ripagato??......... Con una bella lapide!!!!!! Molto generoso da parte tua!!!!!!........"


Da quando era arrivato ad Aurora, Sean aveva praticamente passato tutto il tempo con Mabel. E se non era con lei era in compagnia di una tonnellata delle sue scartoffie.
Certo che era sempre stata particolare ma ora... sembrava diventata ancora più inquietante presa poi com'era dalla sua ossessione di nome Roger Thorpe, l'uomo la cui 'fama' aveva varcato i confini americani.
Doveva ammettere che Mabel gli faceva quasi paura. Come l'ultima volta che avevano fatto sesso nell'ufficio di lei.
Gli era saltata addosso come una tigre sulla preda. Senza dargli possibilità di opporsi. E lo aveva trascinato in un incontro fisico conturbante e molto eccitante. Aveva sempre avuto il potere di fargli perdere il controllo, come era con lei non era con nessun'altra. Lo sconvolgeva a livello carnale. Poi come se niente fosse erano andati a mangiare insieme e avevano continuato a lavorare. Tutto nella più tranquilla normalità.
Si ricordò della sua bella pensata finale... era proprio tutta matta!
«Speriamo bene... mi ci manca solo quello...» rifletté scuotendo la testa.
Improvvisa una folata di vento insolitamente fredda entrò nella sua camera dalla finestra aperta facendo sollevare alcuni fogli sulla scrivania.
Sean rabbrividì. Avvertì per un istante una sensazione di gelo sottile come intrufolarsi e scorrere furtiva sotto la pelle.
Decisamente insolito in quella stagione con l'estate che era ormai alle porte...
Guardò fuori dalla finestra. Il volto della luna era già apparso nel cielo nonostante non fosse ancora completamente buio. Una nuvola però ne oscurava il candido pallore del viso conferendogli una certa drammaticità. Osservò quella volta tendente all'oscurità. Non si sarebbero viste bene le stelle quella sera.


"Guarda quella è Andromeda...."
"Dove?"
"Mhh...vediamo...come ti posso aiutare...ah, si! Ricordi Pegaso? Te l'ho mostrata qualche giorno fa, quella che ha la forma di mezzo busto di cavallo...?"
"Si mi ricordo...!"
"A nord di essa, vicino Cassiopea... vedi?"
"Aspetta... sì credo di vederla..."
"Dunque... le stelle più luminose formano in cielo una linea che, all'incirca, prolunga la diagonale del "quadrato di Pegaso". Riesci a vederla ? E' la linea più luminescente... Ad essa appartiene la galassia diciamo, più vicina a noi, M 31, nota anche come galassia in Andromeda, ha una forma a spirale del tutto simile alla nostra Via Lattea, ma di dimensioni maggiori ed è a "solo" 2,4 anni luce di distanza..."
"Ma dai? Allora facciamoci un salto visto che è a due passi! "
"Che scemo che sei Sean! "
Il cielo era molto luminoso quella sera. Un tappeto trapuntato di stelle sopra la testa.
"Il mito di Andromeda... lo ricordi?"
"Sì vagamente..."
"Andromeda figlia di Cefeo, re degli Etiopi, e di Cassiopea. Fu incatenata ed esposta nuda su uno scoglio per essere sacrificata ad un mostro marino, mandato da Poseidone irato contro Cassiopea, che nella sua superbia aveva offeso la divinità. La leggenda narra che la regina avesse offeso le Nereidi, bellissime divinità marine, vantandosi di essere più bella di loro. Il padre Poseidone aveva così scatenato un mostro marino che seminava dappertutto devastazione. Un oracolo aveva predetto che il paese non si sarebbe salvato se Andromeda non gli fosse stata offerta. Ma proprio nel momento più tragico...ella fu salvata da Perseo che, giunto in volo sul mitico Pegaso, si innamorò di lei, uccise il mostro aiutandosi con la testa di Medusa da lui recisa e la sposò. Molto romantico non trovi? " e gli sorrise.


Era così bella.... quanti anni erano passati? Forse una decina, lui e Klaudia avevano appena iniziato a frequentarsi in modo diciamo meno amichevole. E capitava spesso che lei lo portasse di notte a osservare il cielo. Passavano ore a rintracciare le costellazioni sulla volta celeste.
"Mi manchi... come faccio a dimenticarti..."
Nonostante tutto, Sean non era assolutamente riuscito a smettere di pensarla. Ma non aveva avuto cuore di tenerla legata a sé dopo tutto quello che aveva scoperto. Anche se era stato tradito in realtà non gliene aveva mai fatto realmente una colpa. In quegli anni, nel momento clou della sua ascesa lavorativa, era stato spesso fuori e forse l'aveva un po' trascurata. Probabilmente era stato quello il motivo scatenante che l'aveva spinta tra le braccia di quel ragazzino.
Aveva ancora davanti agli occhi quel viso... l'avrebbe riconosciuto tra mille altri.
Quella faccia da bambino, due grandi occhi blu... in quella foto abbracciava la sua Klaudia... come aveva osato metterle le mani addosso.... la gelosia gli aveva impedito di ragionare. Ed era anche colpa sua se alla fine il loro bambino era nato morto. Aveva sprecato quella che forse sarebbe potuta essere una possibilità per ricominciare.
Ma era inutile pensarci ancora. Serviva solo a tormentarsi con quel dolore. A crogiolarsi in un errore a cui nessuno avrebbe potuto porre rimedio.

"Klaudia... tesoro...."
"Mhh... Sean... dov'è...."

Dove aveva trovato il coraggio per dirglielo? Se neanche lui era riuscito ad accettare quella realtà?

"Chi..?"
"Il mio bambino.... datemi mio figlio...voglio vederlo..." con voce flebile.
Era stato penoso oltre che estremamente difficile dirle la verità. Non avrebbe mai dimenticato l'espressione dei suoi occhi. Due grandi pozze azzurre senza fine.
Era scattata in piedi sul letto ancora mezza sotto gli effetti postumi dell'anestesia e aveva iniziato ad agitarsi.
"No... no... non può essere... non un'altra volta.... dimmi che non è vero... Sean!"
Non aveva pianto. Era rimasta in silenzio e si era chiusa in se stessa. Poi si era accucciata sul letto e non aveva voluto vedere più nessuno. Ma Sean prima di lasciarla sola nella stanza l'aveva sentita mormorare con la faccia premuta contro i cuscini: "Sono stata punita... questo è un castigo...."

Poco tempo dopo si erano separati.
Sean era sicuro che lei gliene aveva dato in qualche modo la colpa. Il dottore era stato chiaro quando Klaudia aveva scoperto di aspettare finalmente un bambino. Riposo assoluto e al bando ogni tipo di stress.
Invece cosa aveva fatto lui? L'aveva angosciata e le aveva fatto portare avanti quella gravidanza in modo isterico a causa delle sue paranoie. E il risultato era stato drammatico.
Scosse la testa per scacciare quei brutti ricordi.
"Meglio che questa sera esca un po' per conto mio, magari trovo un bel posto allegro dove bere qualcosa ..."


Sean aveva preso la sua macchina che era arrivata direttamente dall'Italia con l'aereo proprio quel giorno. Una Jaguar color grigio metallizzato.
Uno dei suoi pochi veri amori.
E aveva iniziato a gironzolare per la città in cerca di un bel posto dove fermarsi e distrarsi un po'.
Purtroppo la serata non era bellissima. Il cielo era coperto e le stelle oscurate, e ogni tanto venivano giù degli improvvisi scrosci di pioggia.
Un insolito approssimarsi della bella stagione.
Avanzava a velocità modesta guardandosi intorno. In quella zona sembrava ci fosse parecchio movimento, forse lì avrebbe trovato il posto che cercava.
D'un tratto la sua macchina frenò bruscamente. Senza nessuna apparente ragione dal momento che la strada era libera davanti a sé. Aveva premuto pesantemente il pedale del freno e si era preso una serie di improperi dall'auto che gli stava dietro. Un uomo di mezza età agitava convulsamente un braccio fuori dal finestrino.
Scrutò davanti a sé fermo in mezzo alla corsia cercando di capire se la persona che aveva intravisto era realmente chi credeva.
Un clacson suonò fastidioso alle sue spalle. Sean ci fece appena caso e senza pensarci due volte accostò al bordo della strada. Una figura famigliare avanzava velocemente davanti a lui e in quel momento stava attraversando la strada.
"Non può essere..." sussurrò.
Una folata di vento dispettoso le scoprì il capo nascosto da un cappuccio per proteggersi dalla pioggia. E una cascata di capelli biondi uscì allo scoperto. Insieme ad un volto inconfondibile.
"Coosa? Klaudia?" esclamò a bocca aperta.
Lei si voltò verso di lui ma in realtà stava guardando oltre. Si ritirò il cappuccio sulla testa e avanzò ancora più speditamente fino a scomparire dentro un locale.
Sean rimase fermo alcuni istanti fissando davanti a sé.
"Cosa ci fa qui?" Non riusciva a capacitarsi della fortuna che aveva avuto e rapidamente decise.
Voleva incontrarla.
Scese dalla macchina e la seguì dentro il pub.

Doveva parlargli. Non sopportava l'idea che lui la detestasse in quel modo.
Aveva bisogno almeno del suo perdono. Avrebbe fatto di tutto per averlo.
Avrebbe pagato qualsiasi prezzo. Appena scesa dall'auto, Klaudia guardò un secondo in alto.
Il cielo era scuro quella notte a causa di accumuli di nubi che si erano addensati fin dal mattino.
Quella sera c'era molta umidità nell'aria. E aveva piovuto per quasi tutto il giorno. Si strinse di più nel soprabito che quella sera risultò troppo leggero e attraversò velocemente la strada. Notò che i fari di una macchina ferma al ciglio del marciapiede la stavano puntando. Ma il riflesso della luce non le permise di distinguerne la sagoma. Non ci badò più di tanto, non era importante. Così entrò con fare quasi furtivo nel Lighthouse.
L'accolse un bell'ambiente. Caloroso ed elegante. Era la prima volta che ci veniva. Non c'era ancora molta gente. Più che altro camerieri che andavano di qua e di là.
Scrutò in giro. Con lo sguardo percorse ogni angolo ma senza esito. I suo occhi azzurri girarono in tondo senza trovare l'oggetto desiderato.
Di Elijah nessuna traccia. Forse non era ancora arrivato. Rilassò un attimo le spalle. Doveva solo aspettare, prima o poi sarebbe saltato fuori. Respirò a fondo tentando di calmare quella tachicardia che ormai le stava facendo compagnia da quando era uscita di casa. Si scostò una ciocca di capelli dal viso.
Improvvisamente una mano si posò sulla sua spalla. Lei sobbalzò per lo spavento. Si voltò di scatto e si ritrovò il volto di Sean davanti agli occhi.
"Sean...??" disse a mezza bocca.
"Klaudia non ci posso credere! Allora sei proprio tu...come stai, cosa ci fai qui?"
Lei sbarrò gli occhi per un istante. Cercò di ricomporsi. Cosa ci faceva lui lì?
"Oh..." fu l'unica parola che le uscì per la stupore.
"Sono rimasto molto sorpreso quando ti ho visto e quindi ti ho seguita, ti dispiace?" le disse con voce sussurrata.
"No... no... figurati.." farfugliò.

Non sapeva bene come comportarsi. Si sentiva in imbarazzo. Sean era un'altra delle sue *vittime* e ora nel vederlo il senso di colpa fece di nuovo capolino nella sua testa per tutto quello che gli aveva fatto passare. Lui non se lo era davvero meritato. Trovò difficile parlargli senza tornare indietro con la memoria a tutti i suoi sbagli passati.
Inoltre erano diversi mesi che non lo vedeva e in quel momento era davvero l'ultima persona a cui stava pensando.
Ma lui la guardava tranquillo mentre con una mano aveva preso la sua. E ora gliela stava stringendo calorosamente. Lei non si era sottratta a quel gesto e aveva continuato a guardarlo negli occhi.
Poi lo stupore di Klaudia si trasformò in una maschera d'ansia mal celata.
Capì d'improvviso il danno che avrebbe creato il fatto che Sean fosse lì. E che la trattasse tanto affettuosamente.
Si guardò intorno allarmata. Di Lij neanche l'ombra. Per fortuna. Ma di lì a poco sarebbe apparso. E cosa avrebbe pensato se li avesse visti lì insieme? In quel modo?
«Non posso neanche pensarci...» constatò mentre lo stomaco le si stringeva in una morsa crescente.
La sua mente correva all'impazzata. Doveva trovare una soluzione.
"Perché non prendiamo qualcosa insieme in fondo è da tanto che non ci vediamo..." le disse Sean con voce suadente.
Non poteva rifiutare. Altrimenti lui avrebbe capito subito che c'era qualcosa che non andava. E non aveva assolutamente intenzione di fargli incontrare Lij lì in quel modo. Anzi non voleva che si incontrassero proprio. Quello era davvero un bel guaio. Cosa poteva fare?
D'improvviso inquadrò un tavolo sito in un punto abbastanza nascosto agli sguardi.
"Ehm... perché non ci sediamo lì...?" e indicò il punto.
"Veramente volevo prendere qualcosa al bancone..."
"No, ce lo faremo portare al tavolo, sai sono un po' stanca e vorrei sedermi, poi lì possiamo starcene più in pace, non trovi?" e sorrise cercando di sembrare più convincente possibile.
Poi lo trascinò con sé verso il tavolino.
"Ti ho pensato molto sai?" le disse Sean appena si furono seduti.
"Non sapevo che fine avessi fatto..."
"Ci siamo trasferiti..." rispose distrattamente lei mentre con lo sguardo vagava intorno.
Sean la squadrò un secondo. Si comportava in modo strano. Sembrava nervosa.
"Non ti senti bene?" le domandò.
"Oh..." lei sfiatò. «Sto sbagliando tutto, si vede lontano un miglio che sono tesa...» rifletté rapidamente.
Doveva cercare di fingere meglio altrimenti... "Sto bene, te l'ho detto sono solo stanca... ma tu come mai sei qui..?" e sorridendo prese a giocherellare con una ciocca di capelli.
"Affari" rispose semplicemente lui.


"Accidenti ci mancava questo tempo del cavolo..." mugugnò tra se e se mentre si sfilava il giacchetto Jeans.
Era arrivato proprio sul filo del rasoio a causa di un incidente che aveva bloccato la strada e gli aveva fatto perdere una marea di tempo.
Entrò nel bagno e si sistemò i capelli davanti allo specchio. Era un po' di tempo che andava in giro con un'aria trasandata. Non era da lui, doveva riprendersi.
«Altrimenti Jessie non mi guarderà più...» pensò ironicamente.
Sospirò pensando all'incidente che aveva avuto il giorno prima. Si era preoccupato ma poi Nichelle gli aveva detto che non era nulla di serio.
"Nichelle..." pensò per una frazione di secondo.
Anche con lei i rapporti erano cambiati drasticamente dopo quella chiacchierata. Professionali fino all'eccesso. E si era accorto che lei ora lo guardava con altri occhi. Non riusciva proprio a capire il suo dolore. Chissà dov'era in quel momento, non l'aveva vista in giro appena entrato e sì che era sempre in anticipo rispetto a lui.
Scosse la testa. Si osservò sulla superficie specchiata davanti a sé che gli rimandò la sua immagine di quegli ultimi tempi. Leggera barba, occhiaie perenni e capelli sempre più lunghi.
Lo spacco della camicia mostrava l'inizio del suo petto privo di gingilli.
Si sfiorò la pelle un secondo. Chiuse un istante gli occhi. Respirò profondamente.
Era il momento di ricominciare e tagliare di netto con tutti quegli antecedenti dolorosi.
Ma non sapeva che quello stesso passato da dimenticare lo attendeva maligno appena varcata quella porta.
Uscì dal bagno e si stava per avviare dietro al bancone per iniziare a lavorare quando di colpo si arrestò sulla soglia. Come se fosse andato a sbattere contro un muro invisibile. La testa contro una parete. E un incubo davanti agli occhi.
Deglutì un paio di volte. Strinse le palpebre per guardare meglio.
"Forse mi sbaglio...." Ma non era così.

In fondo alla sala seduti ad un tavolo c'erano Klaudia e Sean.
Il suo ex grande amore in compagnia dell'ex-marito di lei, non poteva confondersi, lo ricordava perfettamente.
"Non è possibile..." sussurrò con lo sguardo fisso su di loro.
Lei sorrideva amabilmente mentre lui ad ogni secondo che passava le si avvicinava impercettibilmente sempre di più. Borbottavano animatamente e lui aveva l'aria particolarmente sicura di sé.
*Guarda... vedi come si comporta quella donna?* gli sussurrò una voce maligna nella testa.
«Che significa?» pensò.
Il respiro gli si era fatto più veloce mentre cercava di ordinare i pensieri. Lei al Lighthouse... lei... lei...e lui??? Perché si trovava lì? Lo aveva chiamato Klaudia di certo... chi altri....
Ma in fondo non erano affari suoi. Cosa gli importava se volevano tubare davanti a tutti come due piccioni in amore?
*Come? Aveva detto che ti amava, ricordi...?*
Ma proprio lì dovevano venire però? Strinse i pugni senza rendersene conto.
Klaudia... si divertiva a farlo soffrire.... e lui... che voleva da lei?
Lei e lui.... Lui e lei...
*Saranno tornati insieme...*
Una fitta allo stomaco.
«Basta, basta!» scosse la testa chiudendo gli occhi. Poi li riaprì e d'un tratto vide una cosa che gli gelò il sangue.
Sean si avvicinò a Klaudia accarezzandole il viso col dorso della mano e le sfiorò una guancia con un bacio provocatoriamente vicino alle labbra.
E lei rimase immobile. Senza tentare minimamente di sottrarsi a quel gesto!!
*Vedi? L'hai vista con i tuoi occhi...*
Un bacio... un messaggio esplicito... e lei lo aveva accettato senza battere ciglio....
Come lo amava!! Dopo appena una settimana si era subito ripresa!! Tutte quelle lacrime di coccodrillo...
Sentì la rabbia montargli fino al cervello. Un fremito gli percorse il corpo.
In quel momento li odiò entrambi con tutto se stesso. Ma nonostante ciò non riuscì a smettere di fissarli.
E come mossa da un filo invisibile Klaudia girò leggermente lo sguardo verso di lui. Per una frazione di secondo i loro occhi si specchiarono gli uni in quelli dell'altro. Un blu notte in un azzurro cielo.
L'espressione del volto di lei rapidamente passò dal sorriso al panico e il rosa della sua pelle virò in pallore violento. Articolò la bocca come per dire qualcosa ma non le uscì un fiato. Restò solo a guardarlo con gli occhi sbarrati.
Lij la fissò un istante ancora senza fare il minimo gesto. Le sopracciglia aggrottate. Il volto contratto in una espressione di odio puro. Poi istintivamente le proprie labbra si piegarono verso il basso in una chiara smorfia di disgusto. Si voltò e scomparve dietro una porta.


FINE VENTINOVESIMA PUNTATA