TRENTESIMA PUNTATA


«No...» pensò immediatamente Klaudia.
Li aveva visti e il modo come l'aveva guardata le faceva capire chiaramente quello che aveva pensato.
Era venuta lì per cercare di rimediare e aveva peggiorato la situazione ancora di più.
Fissò il pavimento per alcuni istanti. Sentì la testa girare. L'immagine degli occhi di Lij che le vorticava furiosamente nella testa.
Perché.. .perché il destino si accaniva contro di lei anche quando era mossa dalle migliori intenzioni?
"Oh amore mio... perdonami..."
Sentì che le lacrime le stavano salendo prepotenti agli occhi. Ma si sforzò con tutta se stessa di mantenere un minimo di calma.
"Klaudia..." mormorò Sean.
"Cosa accidenti ha? Sembra ancora più agitata di prima..." pensò lui senza riuscire a comprendere. Si voltò nella direzione in cui guardava lei ma non vide nulla.
"Scusami non mi sento troppo bene preferisco tornare a casa... ti prego di perdonarmi." Sibilò con voce sottile tenendo lo sguardo basso.
"Ma non c'è assolutamente nessun problema, vuoi che ti accompagno?"
"No, non ce n'è bisogno...grazie"
"Allora devi lasciarmi il tuo numero, voglio essere sicuro che torni a casa sana e salva" quasi le intimò lui con un tono che non lasciava spazio a repliche. Lei lo fissò per un istante, poi emise un lieve sospiro.
Non avrebbe voluto darglielo ma non poteva rifiutare senza un reale motivo, tanto più che lui aveva accampato una scusa perfetta. La sua sicurezza.
Sean si era comportato in modo troppo amichevole fino a quel momento. Il suo atteggiamento era chiaramente interessato, ne era certa. Il bacio che le aveva dato, tutte quelle fuggevoli ma esplicite carezze. Aveva già abbastanza problemi per doversi preoccupare anche di lui. Lo conosceva bene, quando voleva qualcosa sapeva essere insistente fino all'eccesso. E sperò con tutta se stessa che quel qualcosa desiderato non fosse lei.
"Certo... tieni su questo biglietto c'è il mio numero"
Lui lo prese e se lo mise in tasca. Poi l'aiutò ad indossare il soprabito e insieme uscirono dal locale.
Ma in quel breve tragitto lei non poté fare a meno di voltarsi un ultima volta nel tentativo di vedere se lui era ritornato in sala.


Il suo Lij... la sua ossessione in tutti quegli anni. Quante volte mentre faceva l'amore con Sean aveva visto i suoi occhi al posto di quelli del marito? Non era giusto eppure non era mai riuscita a combattere contro quei pensieri. Lo amava dal primo giorno che l'aveva visto. Tra di loro c'era stata un'alchimia unica. Il loro era un amore speciale e lo sarebbe stato sempre. Anche se ora sembrava davvero finito per sempre...
Si portò una mano alla fronte mentre Sean la teneva per le spalle.
"Questi continui capogiri.... sono troppo sotto pressione... ho bisogno di uno sfogo...." pensò.
Fuori dal locale salutò il suo ex-marito che sembrava non molto intenzionato a lasciarla andare e si avviò verso la propria macchina parcheggiata poco più in là.
Sean la vide entrare nell'automobile.
Era sempre così bella. E ora che l'aveva rivista, che aveva risentito il suo profumo... non aveva intenzione di lasciarla fuggire di nuovo. La rivoleva con sé.
Assolutamente.


"Pronto?..."
"Chelley, sei tu?"
Nichelle superò il primo attimo di sorpresa. Solo una persona la chiamava in quel modo. "Roger?!..." Si preoccupò. Stava per uscire di casa per andare al lavoro, e quella telefonata era davvero imprevista.
"Come stai? È successo qualcosa?..."
Roger rise piano. "No, no. È tutto a posto. Ma... avrei bisogno di parlarti. È urgente. Potresti raggiungermi subito qui al Goatleaf Lodge?"
"Ecco... certo che posso, se è così urgente. Ma chi si occuperà di aprire il Lighthouse?"
"Per questa sera può occuparsene Francine. Allora, ti aspetto, mi raccomando!"


Così, Nichelle, con abbastanza interrogativi in testa da fare invidia a un quiz televisivo, aveva preso la moto e si era diretta alla Villa di Roger.
Quando fu davanti a lui, si rese conto che la fibra di quell'uomo era invidiabile. Dopo tutto quello che aveva passato aveva ancora energia da vendere.
"Cosa succede, Roger? Lo sai che mi hai davvero fatto preoccupare?"
chiese la ragazza.
Roger camminava avanti e indietro, nella stanza. Sembrava che stesse inseguendo cento diversi pensieri.
"Il fatto è che ho bisogno di una persona fidata. E ho pensato a te." Si fermò e la guardò in faccia.
Nichelle provò uno strano brivido. "Dimmi di cosa si tratta. Ormai ci conosciamo da diverso tempo. Non può essere così terribile."
"Invece sì. E non è solo terribile. È anche pericoloso." Fece una pausa, e una smorfia di dolore gli segnò il viso. Si portò una mano al fianco, nel punto della ferita. Ma si girò di lato. "E so bene di non avere il diritto di chiederti di rischiare la tua vita per me."
"Rischiare la vita? Roger, posso sapere a cosa ti riferisci?" Lo vide impallidire. "Ti senti bene?"
"Sto benissimo!" esclamò lui duramente. "Scusa," aggiunse poi. "Non volevo essere brusco."
"Roger!" Nichelle si alzò in piedi. "Parla chiaro, per favore! Sai bene che ti devo molto, mi hai aiutato, mi hai dato un lavoro. Posso fare qualsiasi cosa, per te."
Lui la guardò con un sorriso strano. "Benissimo, Chelley. Era proprio quello che volevo sapere!... Allora, sei licenziata!"
Nichelle lo guardò incredula a occhi sgranati. "Che... Che cosa?!..." esclamò con voce strozzata. Non poteva crederci.
"Te lo ripeto, Chelley. Da questo momento sei licenziata" ripeté Roger.
E si sedette davanti a lei.


Mabel si mosse come un cobra e fece per avventarsi contro Amanda. "Tu, razza di strega!..."
Ma Amanda fu velocissima. Dalla borsetta trasse una pistola di piccolo calibro e la puntò contro l'altra donna, che si immobilizzò. Rabbia e sorpresa sul suo volto.
"Te l'ho già detto, Mabel. Non provare a metterti contro di me..........
Sarebbe l'ultima cosa che faresti in vita tua. Lo sai che conservo ancora tutti i documenti delle mie ragazze di Malibu?........ E sono in mano a una persona fidata. Se dovesse succedermi qualcosa........ Questa persona ha l'ordine di
consegnare immediatamente tutti i documenti alla Polizia. Sono sicura che questo non ti piacerebbe, non è vero?........."
Mabel accusò il colpo. Esitò per un paio di secondi poi tornò a sedersi dietro la scrivania. "Che cosa vuoi?!..."
"Voglio che tu non attraversi mai più la mia strada.
E se scopro che stai ancora architettando qualcosa contro mio marito, ti giuro Mabel che mi prenderò personalmente il piacere di strapparti la pelle di dosso, pezzo per pezzo. Puoi contarci!!!!!!!" esclamò Amanda con voce molto dura.
Mabel non disse nulla. Il suo silenzio era un cenno chiaro di resa. Momentanea.
"Bene!!!!!!" Amanda tornò a sorridere, radiosa. "Credo di averti detto tutto, carissima!!!!!!" Conservò di nuovo la pistola nella borsa, e si diresse alla porta. Ma aveva appena posato la mano sopra la maniglia, che la voce di Mabel
risuonò beffarda.
"Stai facendo tutto questo per un uomo che non ti ama!!!!!! Sei patetica. Ti aggrappi a lui! E lui non vede l'ora di sbarazzarsi di te!!" Mabel voleva ferirla, anche se sarebbe stato solo segnare il punto della bandiera. "Ti ricordi di Leo Flynn? Come sai, io e lui siamo stati piuttosto... intimi, non molto tempo fa. E lui mi ha raccontato delle cose interessanti, sul tuo caro maritino! Per esempio il fatto che Roger non desidera altro che ottenere il divorzio da te.
Lo sai, Amanda, chi è la sola donna che tuo marito ama?... Una donna che non sei tu. Una donna che vive a Springfield. Una donna... che si chiama Holly Reade!!!"
Amanda si irrigidì, ma non disse neanche una parola. Aprì la porta e uscì.

Amanda aveva guidato senza meta dopo aver lasciato l'edificio della North Shore Wireless..............

**********************
"Stai facendo tutto questo per un uomo che non ti ama!!!!!! Sei patetica. Ti aggrappi a lui! E lui non vede l'ora di sbarazzarsi di te!!............. Roger non desidera altro che ottenere il divorzio da te. Lo sai, Amanda, chi è la sola donna che tuo marito ama?... Una donna che non sei tu. Una donna che vive a Springfield. Una donna... che si chiama Holly Reade!!!"
**********************

Quelle parole erano come un'eco fastidiosa nella mente di Amanda. Mabel aveva sputato ancora una volta il suo veleno. Però quelle erano cose che lei sapeva già. Lo aveva sempre saputo che Roger...............
Ma non aveva importanza!!!!!!! Perché lui non poteva avere Holly. Lei lo aveva rifiutato, lo aveva respinto!!!!!! E Roger aveva sposato lei..........
Ancora una volta ricordò il giorno del loro matrimonio. Era stata una cerimonia semplice, niente invitati, solo Roger, lei e il giudice di pace.........
E poi...... E poi era arrivata Holly!!!!!! E Amanda aveva creduto che Roger sarebbe andato via con lei. Amanda non era affatto stupida. Aveva capito immediatamente cosa lei volesse fare!!!!! Holly si era presentata con l'intenzione di interrompere la cerimonia. Ma purtroppo per lei (e fortunatamente per Amanda!!!!!) il matrimonio era già stato celebrato. Holly era arrivata troppo tardi. E Roger era ormai legato ad Amanda.
"Non lo avrai, Holly. Non lo avrai mai!!!!!!! Tu lo hai disprezzato per tutta la vita. Perché?!?! Perché lui dovrebbe ancora desiderare di tornare da te???............" pensò.
Era patetica?....... In quel momento rimpiangeva quasi di non aver premuto il grilletto, chiudendo così i conti con Mabel una volta per tutte.
Amanda tornò a casa per prepararsi. Aveva appuntamento con Jake Barnes, quella sera. Roger stava riposando, almeno così le aveva riferito Justin, il maggiordomo. Decise di non vederlo. Non avrebbe sopportato il confronto con lui
mentre ancora il veleno di Mabel agiva dentro di lei.........
Chiamò una delle cameriere e le ordinò di prepararle la vasca da bagno, con molti sali profumati...
Si chiuse in camera, si spogliò e poi entrò in bagno. Immersa nell'acqua calda, chiuse gli occhi e si rilassò...
Quella sera sarebbe stata bellissima. E Jake Barnes sarebbe caduto ai suoi piedi. O il suo nome non era più Amanda Spaulding.


"Scusa... Ma, se questo è uno scherzo, non lo capisco." Nichelle guardò Roger sconvolta e addolorata. "E se è vero... Spiegami almeno la ragione!"
Lui annuì. "Non lavorerai più al pub. Ma non ti preoccupare, lavorerai ancora per me. E avrai lo stipendio raddoppiato."
La bocca di Nichelle si spalancò per lo stupore. Parve annaspare in cerca di un appiglio, come se si trovasse sul bordo di un precipizio. "Perfetto!" esclamò quando riuscì a recuperare la favella. "Adesso ci capisco anche meno di prima!..."
Roger rise. "Lo immagino."
"Tu ridi?!..." Nichelle sentì salire dentro un'ondata di rabbia. "Ma insomma!!! Che cosa sta succedendo? Mi vuoi fare impazzire? Che cosa vuoi da me?..."
"È presto detto." Roger era serio ora. "Voglio che tu faccia la spia per me."
Nichelle sbatté le palpebre, poi si lasciò cadere di nuovo sulla sedia, pesantemente.
"La... spia?..." ripeté. "Roger... io non..."
Ma lui la interruppe. "Ho bisogno di una persona di cui potermi fidare completamente. E ho pensato che tu sei perfetta per questo compito. Ma, Chelley, non ti nascondo che si tratta di una situazione molto delicata. Non è un gioco. E la persona che avevo incaricato prima di te, è stata ritrovata cadavere in un vicolo."
Un brivido violento percorse il corpo di Nichelle. "Si tratta delle persone che ti hanno ferito? Non è stato un tentativo di rapina andato male, vero?..." Aveva parlato pacatamente, mentre tutto diventava più chiaro nella sua testa.
"Sì" rispose Roger. "Hanno cercato di uccidermi. E credo che ci riproveranno. Ma non mi preoccupo per me." Le sue labbra si stirarono in un sorriso feroce. "La morte è una mia vecchia amica! Abbiamo giocato a rimpiattino molte volte. Lo so che prima o poi mi prenderà. Ma...
Ci sono altre vite, in gioco. E comunque, non sono il tipo che si arrende senza lottare. Se vogliono la mia pelle, dovranno sudarsela."
Nichelle sospirò. "Capisco..."
"Dubito che tu possa capire fino in fondo." Roger scrollò le spalle. "Ma da quando ti conosco, ti ho osservata bene. Hai delle grandi qualità. Sei molto intelligente. E sei bella, cosa che non guasta mai. Inoltre sei sempre stata coraggiosa. Però... qui non siamo in un episodio di Charlie's Angels!"
Lei aveva nel frattempo recuperato la propria verve. I suoi occhi brillarono e sorrise, mostrando due file di denti bianchissimi. "Non ho ancora intenzione di mettere le ali..."
Roger fece un gesto di approvazione con la testa. "Allora, accetti?" chiese dopo qualche secondo di silenzio.
"Accetto" rispose Nichelle. "Spiegami cosa devo fare."
Lui la guardò soddisfatto. "Adesso ti racconto tutto..."


Inaspettatamente, la sua vita era cambiata.
Come era accaduto?... Nichelle se lo chiedeva, mentre in sella alla sua moto stava tornando a casa.
Se solo il giorno prima qualcuno le avesse detto che Roger le avrebbe fatto una proposta come quella, si sarebbe messa a ridere.
Invece non c'era nulla da ridere.
E non poteva parlarne con nessuno. Né con sua madre, e tantomeno con suo fratello!...
Figurarsi!!! Roshaun sarebbe andato su tutte le furie!...
Naturalmente anche parlare con Klaudia non era possibile. Da quel momento poteva contare solo su sé stessa.
Roger non era stato tenero. Il compito che le aveva affidato era impegnativo. E lei cominciava a pensare che forse non ce l'avrebbe fatta!...
Ma aveva accettato. E oramai non poteva tirarsi indietro.


«Ma che sta succedendo ancora?!» pensò Roger, sollevandosi un pochino; la ferita faceva ancora un male boia... e la persona più educata della casa entrava senza bussare, ridendo!!.....
"Mr.? Come sta?"
"Oh, sono stato anche peggio!!" rispose Roger "Che succede ora?"
"Ah!!!" disse Harriet "Il suo amico Leo ha ritrovato, probabilmente, l'auto di Virgie!!!!"
"Capisco... Lei ride dalla felicità?"
"No..." rispose Harriet diventando rossa in faccia. "Non è finita qua. Dovranno andare insieme a fare il riconoscimento, ma Virgie si dovrà camuffare da non so quale parente dell'avvocato!"
Roger sgranò gli occhi, e prese velocemente il cellulare, che teneva sempre a portata di mano.
Leo rispose subito, e pian piano gli raccontò tutta la sua idea sulla faccenda dell'auto, sul presunto ritrovamento e qualche idea che gli frullava nella testa.
"Va bene, va bene, ma mi spieghi a che serve il travestimento della signora?" chiese Roger che non riusciva a trattenere una certa ironia.
Leo spiegò con pazienza e Roger fece una smorfia: "Se non fossi ferito, non ci sarebbe bisogno di questa mascherata!! Speriamo che la nostra superdonna sia brava in travestimenti come si è dimostrata in altre cosette! Leo, mi raccomando, evitate il ridicolo..... E dovrai farle uno sconto!" Rise, chiudendo il cellulare.
"Eh no, Mr. Roger" anche Harriet rideva "è necessario che vada lei di persona, anche sotto un'altra mise. Lei sarà bravissimo, ma non conosce gli occhi di falco di mia cugina, che può essere miope, ma con le lenti riconosce anche la razza di una formica a 100 metri."
"Non metto in dubbio le capacità di sua cugina, ma insomma... Seriamente, lo sa anche lei che non sarà una cosa semplice!" esclamò Roger senza troppi riguardi. Si appoggiò indietro sui cuscini, pensieroso. "Su nel soppalco, c'è una serie di parrucche da donna. Vada a dare un'occhiata. La signora che le ha lasciate difficilmente si lamenterà se verranno usate.
Non possiamo farle mettere i baffi neri ed il cilindro, immagino!!" disse infine Roger, ridendo come un ragazzino ed incrociando le dita dei piedi.
Harriet scoppiò in una risata che la fece tossire....
"Va bene, me ne occuperò io, ho capito, Mr....."
"Però, si faccia aiutare da Justin!... Non faccia come al solito!" Roger la guardò con aria maliziosa. Tanto sapeva già che era inutile farle quelle raccomandazioni, perché Harriet aveva una testa dura quasi quanto la sua. "Comunque io voglio fare la supervisione, Harriet, sua cugina mi ha salvato la pelle, se non sbaglio, e dare una mano in questa occasione credo sia il minimo." Si fermò e rise di nuovo. "Scusi, ma la cosa mi fa ridere.. saranno gli antidolorifici! Dopotutto, che diritto ho io di ridere di una persona come sua cugina?" aggiunse, mentre Harriet usciva, col sorriso sulle labbra.


Jen stava guidando ad alta velocità verso Aurora, sapeva bene che lì avrebbe ritrovato Roger. Roger..... Roger... quel nome. Mentre guidava ripensava ad ogni singolo momento passato con lui ad Evanston, rivide la loro notte di fuoco, rivide il momento in cui lei tornò a casa e trovò sul cuscino la rosa bianca che il suo patrigno le aveva lasciato come saluto. Ma no.... non era un saluto, infatti ora Jen era in macchina e lo stava raggiungendo. Jen aveva lavorato molto negli ultimi mesi, ma ora si sarebbe sistemata ad Aurora!!
Dopo aver percorso un bel po' di strada vide un cartello *AURORA*.
«Oh! Bene, sono arrivata!!» Jen si diresse al Caprifoglio, l'enorme villa di Roger. Una volta arrivata posteggiò la macchina ed entrò in casa, dopotutto lei aveva sempre posseduto le chiavi di quella abitazione. Chiuse il portone alle sue spalle e sentì all'interno della villa un enorme silenzio. Guardò l'orologio. Era tardi "Chissà se dormono tutti!!" Jen si mostrò perplessa, poi improvvisamente si rilassò "Bè! Meglio così, avrò il tempo di sistemarmi in camera " Prese le valigie e salì al piano di sopra, dove erano tutte le camere da letto ed entrò nella sua.
"Oh!! Quanto tempo!!" Con calma iniziò a sistemare le sue cose, era tanto che non tornava in quell'abitazione, e molte cose erano cambiate dall'ultima volta che vi aveva messo piede. Svuotò le valigie e un pensiero le balenò alla mente: VEDERE la stanza di Roger. Aprì piano la porta di camera sua, si affacciò nel corridoio e iniziò a palpitare. C'era una luce che filtrava dalla camera del suo patrigno!
"R... Roger è in casa!!" sussurrò "E'... è qui!!" il suo sguardo si tramutò. Si tolse i vestiti e indossò una lingerie molto provocante!.. Uscì di camera e bussò alla porta di Roger


Roger era disteso sul letto, ma non stava dormendo. Faceva troppo caldo, per riuscire a prendere sonno, e poi la ferita gli faceva ancora male.
Così aveva preso un vecchio libro e si stava rilassando con la lettura, quando sentì bussare alla porta.
"E adesso?... Chi può essere?..." guardò l'orologio. Forse neanche Amanda riusciva a dormire.
"Avanti..." disse ad alta voce.
Senza dire niente Jen fece scivolare la porta della camera e si mostrò al suo patrigno in tutto il suo splendore
Roger trattenne il fiato. Non credeva ai suoi occhi.
"JEN!!!..." esclamò.
Era proprio lei. La figlia di Amanda. La sua figliastra. La ragazza che, alcuni mesi prima, a Evanston, aveva quasi sconvolto la sua vita.
Roger si alzò in piedi, abbandonando il libro sul letto.
"Quando sei tornata?... E tua madre, lo sa?..." disse.
Poi la guardò. Era davvero molto sexy.
Qualcosa, nel profondo del suo animo, si agitò. Una parte di lui la desiderava ancora. Ma Jen era il frutto proibito. E doveva riuscire a combattere quella forte attrazione che c'era fra loro.
"Oh... Jen..." mormorò poi.
Jen sussurrò "Shhhhh!!" si avvicinò "Non dire niente... Lo so che ti sono mancata!! Mi sei mancato anche tu!" Jen parlava e si avvicinava al letto.
Piano piano salì sul letto e si portò sopra Roger "Ora sono qui!! Andrà tutto bene!!" Jen e Roger si baciarono appassionatamente. Le mani di Roger scivolarono sulla schiena della ragazza dallìalto verso il basso.
"Lo sapevo che non potevi dimenticare" Disse Jen. Roger allungo la mano e spense la luce.


Jessie si trovava al Lighthouse.
Stava lavorando ma come al solito aveva la testa altrove. L'uomo misterioso non c'era e anche se lei aveva sempre desiderato che sparisse, quella sera non era affatto contenta e aveva paura che forse la stava aspettando fuori dal locale.
Comunque, aveva notato che nel locale era arrivata una bionda che anche se non sapeva il nome, non era un viso nuovo.
Era la ragazza che Kyle aveva baciato all'Aurora Country Club facendo scatenare l'ira di Lij.
«Chissà come mai è passata da queste parti.» Si domandò.
Aveva anche notato che dopo l'arrivo di Lij, lei si era alzata ed era uscita.
Jessie aveva una grandissima voglia di parlare con lui adesso ma non era ancora in pausa e quindi doveva solo aspettare. Inoltre quella sera mancava anche Nichelle.
«Strana sera» pensò


Indossò un abito da sera nero, con scollatura a V e spalline sottili che si incrociavano sulla schiena lasciata ampiamente scoperta. Un pendente di smeraldo tagliato a goccia illuminava il suo décolleté.
Poi uno scialle di seta nero impreziosito da ricami in filigrana d'argento sulle spalle, ed Amanda era pronta!!!!!!!!
L'autista e la limousine l'attendevano davanti all'ingresso della villa. Lei salì nell'auto e l'autista mise in moto.
Arrivò alla Fairbanks Steakhouse in lieve anticipo sull'orario dell'appuntamento. Quindi entrò e chiese al Maître il tavolo che avevariservato.
Si sedette e ordinò dello champagne ben ghiacciato. Quella sera aveva voglia di festeggiare!!!!!!!!
E di dimenticare........
Nel frattempo arrivò anche Jake e dopo aver dato una rapida occhiata al posto, raggiunse Amanda. Lui era elegantissimo come sempre e con un sorriso affascinante che riusciva di solito a far perdere la testa a qualsiasi donna.
Amanda sorrise all'uomo. "Perfettamente puntuale, signor Barnes. Tutto bene, spero!!......." lo salutò.
"Abbastanza grazie. E lei come sta? Bel posticino, complimenti" e si sedette.
"Abbiamo tutta la sera davanti a noi, e sono certa che sarà una serata indimenticabile!!!!!!" disse Amanda con tono di voce forzatamente allegro.
Versò lo champagne nei calici e sollevò in alto il proprio. "Brindiamo, Jake!!!!!!! Non ti dispiace se ti chiamo Jake, vero?............ Tu puoi chiamarmi semplicemente Amanda!!!!!!!!"
Jake aveva notato qualcosa di strano in Amanda e sembrava quasi che lei si stesse sforzando di apparire allegra quando invece non lo era. Comunque, anche se non sapeva il motivo lui sarebbe riuscita a farle passare una serata
piacevolissima, facendole riuscire a dimenticare per qualche ora i suoi problemi. "Amanda lasciami dire che sei la più bella donna che si trova in questo locale. E se posso dirlo, la tua bellezza mi ha colpito dal primo giorno che ci siamo conosciuti e Roger è proprio fortunato ad averti come moglie." Disse ad Amanda facendole l'occhiolino.
"Grazie per il complimento!!!!!! Sei molto galante........ Volevo essere la più bella, questa sera. Ma anche tu sei molto affascinante, lo sai?..........."
"Certo che lo so." Rispose sorridendo..."Sai che non c'è donna al mondo che riuscirebbe a resistere al mio fascino?" La serata era appena iniziata, ma Jake si stava già divertendo moltissimo. Si sentiva completamente a suo agio con Amanda.
Amanda aveva già bevuto il primo bicchiere di champagne e se ne versò un secondo ma non bevve. "Che ne dici, passiamo ad ordinare la nostra cena?.........."
"Per me va bene, anzi... sarebbe ora. Io sto morendo di fame, tu cosa prendi?"
"Io prenderò volentieri del pesce alla griglia e una Caesar salad" disse Amanda. "E ovviamente....... Dopo cena, potremmo finire la serata al Casinò, visto che siamo qui!!!!!!!


La mattina dopo, Roger si alzò dal letto con una smorfia. Indossava il pigiama e una vestaglia. Il maltempo stava ancora infuriando su Aurora, e i fulmini e i lampi si susseguivano con grande violenza.
Lui sentiva ancora dolore al fianco, ogni tanto, ma era abbondantemente stufo di stare chiuso in quella stanza. Aveva fatto e ricevuto alcune telefonate, ma la forzata inattività cominciava a pesargli. Anche la visita di Jen, la sera precedente, aveva contribuito ad acuire la sua urgenza di riconquistare la piena libertà di movimento.
E poi c'era una cosa in particolare che voleva fare.
Quindi chiamò Justin e gli raccomandò di non essere disturbato per nessun motivo fino a nuovo ordine. Non voleva neanche che gli fossero passate telefonate in camera. E soprattutto... Amanda doveva essere tenuta lontano.
Dopo aver dato queste direttive al proprio maggiordomo, Roger si chiuse in camera.
Poi si avvicinò alla piccola libreria che si trovava proprio di fronte al letto. Di lato, invisibile per chiunque non fosse a conoscenza della sua esistenza, c'era un piccolo interruttore, mascherato sotto la tappezzeria. Roger lo premette e immediatamente si udì uno scatto metallico. Poi la libreria si mosse e girò su cardini nascosti, rivelando un passaggio segreto.
Roger attraversò il passaggio, che si richiuse alle sue spalle.
Percorse una piccola galleria e raggiunse una scala a chiocciola. Scese fino al livello sotterraneo e si trovò davanti la porta metallica che dava accesso ai locali segreti. Dalla tasca trasse la chiave elettronica e la inserì nella feritoia. La porta si aprì.
Come aveva immaginato, Kyle stava annoiandosi facendo zapping alla TV...
"Sono contento di trovarti in buona salute!" Lo salutò con un tono leggermente ironico.
"Ohhhh Rogerrr. Finalmente sei venuto a trovarmi. Ti prego dimmi qualcosa di lei, sto impazzendo e stare qui dentro mi fa sentire come un animale in gabbia. Ti prego dimmi che sta bene." E dopo aver chiesto di Jessie, Kyle osservò attentamente Roger. "Ma... ma... cosa è successo? Cosa ti hanno fatto?"
"Mi dispiace che tu sia costretto a restare ancora qui nascosto, ma per il momento è la cosa migliore." Si sedette sul divano e aggiunse: "Dobbiamo parlare, noi due. Sono accadute delle cose molto gravi, che tu ancora non sai, e voglio che tu sia al corrente di tutto"
E Kyle fece cenno di sì con la testa, perché per l'emozione del momento non riuscì a dire altro

 

La sera prima dopo aver salutato affettuosamente Roger, Jen era tornata in camera sua! Il caro patrigno le aveva raccontato dell'attentato che aveva subito e della ferita che era in via di guarigione. Jen era molto stanca per il viaggio, e poi lei lo voleva in perfetta forma!!!
Questo era il suo primo giorno ad Aurora dopo molto tempo! Jen era molto emozionata... che cosa avrebbe fatto?...... Chi avrebbe incontrato?...... Tutto questo la eccitava, quindi l'unica cosa da fare era vestirsi e scendere per la colazione!! Dopodiché si sarebbe dedicata ad esplorare la città!!



La sveglia suonò alle otto in punto, quella mattina. Ma Nichelle non aveva quasi chiuso occhio tutta la notte. Aveva passato quelle ore girovagando per casa, mentre la sua testa era piena di pensieri.
Aveva fatto bene? Roger le aveva fatto una richiesta che definire inaspettata era dire poco. Avrebbe potuto rifiutare?...
Da quando lo conosceva, non era ancora successo che qualcuno avesse detto 'no' a Thorpe. E lei aveva il sospetto che se avesse rifiutato, lui non ne sarebbe stato contento. Ma non poteva dire di essere stata obbligata. Se aveva detto di sì era stato di sua spontanea volontà.
Dalla finestra spalancata si vedeva il lungofiume. Per fortuna non pioveva più, anche se il cielo non era completamente sgombro dalle nubi.
No. Non poteva più tirarsi indietro. Quella giornata era la sua prova del fuoco! Avrebbe dimostrato che era all'altezza delle aspettative di Roger. Ma non lo avrebbe fatto per lui. Lo avrebbe fatto per sé stessa.
Si vestì, pantaloni beige e maglietta marrone con le maniche a rete. Ai piedi calzò dei sandali di plastica con tacco vertiginoso. Completò il tutto con un trucco leggero.
Roger le aveva spiegato nei dettagli cosa avrebbe dovuto fare. E naturalmente le aveva anche detto che non avrebbe dovuto correre troppo.
Rilesse i fogli e guardò di nuovo le foto che Roger le aveva dato, poi chiuse tutto a chiave in un cassetto e nascose la chiave. Poi uscì.


Roger aveva appena finito di abbottonare la camicia. Era passata appena una decina di giorni dalla sera in cui era stato ferito. Non si era ancora completamente rimesso, perché ogni tanto sentiva ancora dolore, ma sapeva che quello era abbastanza normale. Però non voleva più restare in camera.
Ne aveva proprio abbastanza!... Era ora di tornare in pista, anche se con le dovute cautele. C'erano molti affari di cui doveva occuparsi.
Ma non era quella la sola ragione, e lui lo sapeva! Jen era tornata. E quello era un fatto che cambiava molte cose.
Ricordò il bacio che si erano scambiati la sera precedente. Non avrebbe voluto, ma aveva davvero provato desiderio. E quella era una follia.
Doveva ricordarsi che Jen era la sua figliastra!...
«Niente colpi di testa, Roger!» si ammonì.
Rinunciò a mettere la cravatta, ma infilò la giacca, lasciandola sbottonata davanti. Poi scese al piano di sotto per fare colazione con gli altri.
Quella mattina, dopo molto tempo, sarebbero stati di nuovo tutti e tre insieme. Entrò in sala da pranzo, puntualmente apparecchiata dalla fida Mrs. Kay, e vide che Jen era già lì.
"Buongiorno, cara!..." la salutò, accennando un sorriso. "Dormito bene?"
Jen aveva sulla faccia un sorriso scaltro "Ciao Roger!! Ho dormito benissimo pur essendo la prima sera in un letto diverso!"
"E tua madre?... Non si è ancora svegliata?!..."
Jen si girò di scatto e sgranò gli occhi. "Chi??" Chiese allarmata.
Roger guardò la ragazza con aria sorniona. "Non lo sapevi? Tua madre è tornata dall'Europa, un paio di mesi fa."
Jen guardò Roger sorpresa "E me lo dici così??" Si alzò dalla sedia di scatto "Perché? Perché è qui?"
Con un sospiro, Roger rispose: "Vuole cercare di salvare il nostro matrimonio. Sembra che stare lontano da... da noi... le abbia fatto capire che la famiglia è molto importante." Fece una pausa, e una luce scettica gli passò sul volto. "Almeno, questo è ciò che lei sostiene!"
Jen sbuffò "Bè, lo spero bene!" si avvicinò a Roger con aria sensuale "E tu..... tu cosa ne pensi?" spinse Roger su una sedia e si sedette sopra di lui "Pensi sia giusto salvare il vostro matrimonio??"
"Jen!..." Roger la guardò negli occhi. "Non dovresti farmi questa domanda. Lo sai." Scosse la testa. "Le cose tra me e tua madre non vanno bene... Ma non posso... Ora non sarebbe il momento, per me, di affrontare un divorzio."
Jen diventò seria "Non dirmi che ti sei lasciato fregare!" Jen si alzò di scatto e lo fissò dritto negli occhi "Sei andato a letto con lei?"
"Ti ricordo che lei è mia moglie." Roger serrò la mascella. "E tu la conosci, non è facile dirle di no!..."
"Oh!" Jen rise "Già!! È difficile per voi uomini resistere!" si rimise seduta a tavola "E ora cosa farai........ cosa faremo??"
"Noi?..." Roger rivolse a Jen uno sguardo pensieroso. "Ascolta... dopo quello che è successo tra noi, a Evanston, non abbiamo avuto molte occasioni di parlare... E invece ci sono molte cose che vorrei dirti. Ma... con tua madre qui alla villa, non credo che sia il caso. Dovremo aspettare. Jen, io spero che tu capisca... Io..."
"No Roger! la presenza di mia madre qui alla villa non c'entra niente!" Jen sorrise " Lo sai... lo sai molto bene.... io e te..... insieme possiamo fare qualunque cosa" prese il bicchiere di aranciata e lo portò alla bocca "E c'è una cosa che ci riesce particolarmente bene!" lanciò al patrigno un occhiata e bevve.
"Jen..." iniziò Roger, ma in quel momento furono interrotti dall'arrivo di qualcuno...


Amanda si svegliò piena di energie quella mattina!!!!!!!!
Uscire a cena, la sera prima, con Jake le aveva fatto bene. Lui era un compagno molto simpatico, e avevano trascorso insieme una serata davvero piacevole..............
Ma ora era di nuovo lunedì, e cominciava una settimana di lavoro intenso. Da quella mattina gli uffici della nuova sede delle Industrie Spaulding, lì ad Aurora sarebbero diventate operative. E Amanda aveva diversi appuntamenti per quel giorno.
Uscendo dalla sua camera passò davanti alla porta della stanza di Roger e si fermò.............
Desiderava parlargli. Voleva davvero con tutta sé stessa che le cose tra loro tornassero a funzionare..............
Bussò alla sua porta e attese. Non ci fu nessuna risposta e ciò la sorprese.
Aprì e lo chiamò: "Roger?................" Ma vide subito che la stanza era vuota.
«Come mai?..............» si chiese.
Poi pensò che forse Roger aveva voluto farle una sorpresa, e la stava aspettando giù per la colazione. Sorrise mentre il cuore accelerava i battiti.
Scese le scale rapidamente ed entrò nella sala.
"Buongiorno, Roger!!!!!!!!" esclamò.
Ma poi si bloccò................. Roger era lì, in effetti. Ma non era da solo!!!!!!!!..................
"Oh, buongiorno, cara" la salutò Roger guardò prima Amanda e poi Jen.
"Mamma!" Jen si alzò di scatto e le corse in contro "Che bello rivederti!! Come va??"
"Ohhh...... Jen!!!!!!!!" la voce di Amanda salì di tono. Si avvicinò alla ragazza e l'abbracciò. "Tesoro, sei davvero tu??!!!!!!!!" La scostò un po' da sé. "Ma lasciati guardare!!!!!! Sei diventata ancora più bella............"
"Oh!! no! tu sei in splendida forma!!" Jen si girò verso Roger "Roger!! non mi avevi detto che la mia mamma era sempre più bella!" Fece l'occhiolino e riportò lo sguardo su sua madre.
Si voltò verso suo marito. "Roger, tu sapevi che Jen era tornata?............."
"In effetti, Jen è arrivata ieri sera, piuttosto tardi. È stata una sorpresa anche per me!..." Breve pausa e un sorriso alle due donne. "Una *bella* sorpresa, naturalmente."

"Una sorpresa fantastica!!!!!!........" confermò Amanda, con un sorriso compiaciuto sulle labbra.
Era sinceramente affezionata alla figlia, ed era felice di rivederla. "Ora siamo di nuovo una 'vera' famiglia, non è così?.........."
Jen guardò sua madre sorridendo, poi si avvicinò a Roger "Oh! si! Una famiglia....... ora siamo una vera famiglia!" sorrise maliziosamente e diede una pacca sulla spalla del patrigno.
«Una famiglia?...» Pensò Roger ironicamente. Fece un ghigno che voleva essere un sorriso e disse a bassa voce per non farsi sentire: "La famiglia Addams?!..." E cercò di immaginare sé stesso nelle vesti di Gomez.
L'idea lo fece ridere.
Amanda sarebbe stata perfetta come Morticia!!! Jen però, non era adatta al ruolo di Mercoledì: Roger non riusciva a figurarsela ad andare in giro per casa con in mano un'ascia tutta intenta a decapitare bambole!...
Amanda abbracciò Roger e lo baciò sulle labbra. "Amore, sono contenta di vedere che stai meglio!!!!!!!......... Ma non voglio che ti affatichi troppo......... Non vorrai tornare subito al lavoro, vero?........."
Jen fissò Roger divertita e gli fece l'occhiolino.
"No, credo che starò a casa ancora per oggi. Ma domani, se tutto andrà bene, vorrei fare un salto al Lighthouse. Non voglio trascurare troppo gli affari, lo sai" rispose Roger ad Amanda, ma mentre parlava lanciò uno sguardo di rimprovero a Jen, che si stava divertendo un mondo a stuzzicarlo.
Poi Amanda si sedette, servendosi una tazza di caffè e si rivolse a Jen: "Cara, adesso devi raccontarmi tutto!!!!!! Voglio sapere cosa hai fatto negli ultimi tempi....... Dove sei stata??........."
"Oh! sai, ho girato molto, sono stata per un po' di tempo ad Evanston, ho lavorato lì, ma poi ho deciso di tornare"
"E ora che sei tornata, hai intenzione di fermarti a lungo?........... Vuoi aprire uno studio qui in città??............"
"Bè! Questa è la mia intenzione. Devo occuparmi di molte cose importanti!"
Jen diede un colpetto alla gamba di Roger da sotto il tavolo.
Roger non reagì. Prese anche lui del caffè, poi imburrò una fetta di pane tostato e ci spalmò sopra della marmellata, fingendo la massima tranquillità. Ma dentro di sé non era tranquillo affatto.
«Chissà... Forse potrei espatriare... Come si chiama quell'isola dove prima o poi finiscono tutti gli abitanti di Springfield?!... Ah, sì! San Cristobel!... Quasi quasi...» pensò.
Poi addentò la fetta di pane e sorrise amabilmente alla sua... 'famiglia'!
"Mi piacerebbe tanto!!, sai.... adoro il mio lavoro!! ma tu??? Che mi racconti? Com'è che non sei a girare il mondo?" Jen sorrise dolcemente.
"Ohhh, per la verità........" Amanda scrollò le spalle. "Il mio viaggio in Europa è stato più lungo del previsto....... Ho visitato la Francia, l'Italia, l'Austria........ Sono tutti posti bellissimi e affascinanti, ma......... Alla fine ha vinto la nostalgia di casa!!!!!!" Guardò Roger intensamente. "Volevo tornare da mio marito!!!!!! Dopotutto, questo è il mio posto!!!!!!!" Sorrise a Jen. "Quando un giorno anche tu avrai una famiglia tutta tua, un marito, e magari dei bambini........ Allora capirai cosa voglio dire!!!!!!"
Terminò la colazione poi disse: "E' tardi!!!!!! Ho un appuntamento ai nuovi uffici della Spaulding......." Abbracciò Jen e poi baciò Roger su una guancia.
"Mi dispiace molto ma devo correre...... Odio arrivare in ritardo!!!!!! Jen, tesoro, domani sono libera e se vuoi possiamo passare la giornata insieme!!!!!!!!! Roger caro, mi raccomando, non ti affaticare troppo. Riguardati........ Ci vediamo questa sera!!!!!!!"
Poi uscì dalla stanza.

Harriet pensava che far cambiare il look a Virgie senza ridicolizzarla, non era semplice, ed il tempo era veramente poco, per di più quella storia della denuncia alla polizia non la lasciava tranquilla. Comunque Mr. Roger era tranquillo su quel Leo, che si era fatto molto protettivo con sua cugina, al di là della somma enorme che aveva chiesto.
Con calma, prese l'ascensore per andare nei soppalchi e cercare quelle parrucche di una donna che non conosceva. Speriamo che siano adatte a Virgie, pensò ridendo tra sé.... Ma bastava una parrucca per travestire?
Noooooooooo. C'era da lavorare sodo, su Virgie.
Con un sospiro pensò che fino a pochi mesi fa era Virgie che le faceva da angelo custode e lei rifiutava ostinatamente ogni dollaro in più del dovuto.
Ora le cose erano un tantino cambiate, era suo preciso dovere aiutarla anche in una cosa assurda come farla travestire, se era quello che voleva...
Madre o sorella di Leo Flynn? Era anche spiritosa, la sua cara Virgie.
Con una certa fatica spinse fino al montacarichi i tre voluminosi porta parrucche, che una donna fuori dalle sue conoscenze aveva lasciato là.....
Che fatica, ma doveva farlo; tutti in quella casa la trattavano con grande rispetto e se Roger aveva avuto il tempo di parlare con Mr. Leo di una cosa simile nelle sue condizioni, e per di più aveva approvato, lei non poteva che ubbidire. Ma era solo l'inizio.
Arrivata al suo piano, chiamò la cugina, per farle sapere che era a sua disposizione, e sentì una Virgie allegra, urlante, che le diceva che dopo il riconoscimento usciva a cena con Mr. Leo. Invitata da lui.
"Ahahahahah," sua cugina aveva fatto colpo sull'avvocato, scherzò, ma Virgie disse, molto seriamente, che quel 'povero figlio era troppo magro': una bella cena, dove sceglieva lei, era il minimo...


Ah! Magro... se lo diceva Virgie....
"Dunque Virgie... Mr. Roger ha tre o quattro parrucche per te.... e vuole vedere il lavoro finito, prima di mandarti con Leo."
"O santa Margaret Mary Alacoque... ma io mi vergogno!!!!" piagnucolò Virgie...
"Beh, fai tu, se io sono sicura che domani da il suo benestare -sarò morta- ma tu sarai Ok! Domani dobbiamo fare tutto, Virgie, e rapidamente. C'è la signora che va e viene, e non deve sapere nulla. Quindi alza le orecchie: Io ora devo chiedere a Roger..."
"Harriet? Cosa mi vuol chiedere?" Roger era entrato alle spalle di Harriet in silenzio.
Harriet con tutta la sua voce cacciò uno strillo e gridò severamente: "Ma che ci fa lei qua? Torni a letto, o in poltrona, non è ancora a posto!!!!!"
Lui rise. "Veramente, credevo che questa fosse casa mia! E, prego, smetta di preoccuparsi per me. La mia vita non è più in pericolo!"
"Mi scusi, non volevo.."
Roger con voce bassa, le disse che aveva ragione, ma non era abituato alle premure..... Ed ai numi tutelari, aggiunse mentalmente.
"Chiami Justin e faccia portare quelle scatole dove crede sia meglio. Lui è pagato per questo, lo sa? O preferisce avere un bel mal di schiena anche lei?"
"Ok Mr. Roger, come vuole."
"Perfetto!... Ora, perché non mi accompagna nello studio, così parliamo di sua cugina? Per farla contenta, le prometto che mi accomoderò in poltrona.
E starò buono!..." il sorriso di Roger era pieno di malizia.
"Arrivo signore, vengo con lei."

FINE TRENTESIMA PUNTATA