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TRENTUNESIMA
PUNTATA
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E così, Jen era tornata!!!!!!!
Mentre Amanda guidava verso l'ufficio, ripensava alla sorpresa di
quella mattina a colazione.
La piccola Jen...........
Che ormai era una donna fatta e finita!!!!!!
Non si poteva dire che fossero mai state molto legate........ Erano
state spesso lontane, anche quando Jen era piccola. Il loro non era
stato un rapporto madre-figlia tradizionale.
Però ora che l'aveva rivista, Amanda aveva notato quanto Jen
fosse diversa, fisicamente diversa, da lei.........
Non sembravano affatto madre e figlia. Jennifer aveva sicuramente
preso dal padre............
Amanda scacciò quel pensiero fastidioso.
Era vero che nella vita aveva commesso molti sbagli ma non ci voleva
pensare.
Tutto ciò che chiedeva era una possibilità. Ancora una!!!!!..........
Poi arrivò alla nuova sede della Spaulding di Aurora!!!!!!
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Studio di Roger
"Allora avete poi deciso il ruolo che farà sua cugina?
Sarà la madre o la -ehm!- sorella maggiore, del mio amico Leo?"
chiese Roger senza poter trattenere un sorriso.
"Non lo so ancora, non è semplice, non è questo
il problema maggiore... sia chi sia....... Il problema è aggiustare
Virgie, ed ordinarle di tacere se ci sono poliziotti. Ha capito?"
"Direi di sì, Harriet: ma una soluzione si trova sempre.
Ecco! Chiami la sartoria dove si veste lei, e si faccia portare qualcosa
di serio o poco vistoso, faccia mettere sul mio conto: lo consideri
parte del mio contributo a questa nobile causa! In fondo, sua cugina
ha aiutato me, veramente, e mi sembra giusto ricambiare il favore!"
"Certo, certo, Mr., forse da lei accetterà qualsiasi cosa.
Sa che non è più depressa? Esce a cena con Mr.Leo. Lo
ritiene troppo magro!!!"
Roger tenendosi una mano sul fianco, rise di gusto.
"Mi sembra che da questa brutta storia, chi ne ha tratto giovamento
siano quei due: lei è una forza della natura, e Leo sì
è tolto dai guai. Harriet, mi fido di lei.. Bene, ora ho qualche
telefonata da fare, ma la prego, mi tenga al corrente. E se occorre
altro per l'asso dell'aria... Sa dove trovarmi!"
"Ok... non mi farò pregare. Grazie ancora ......... e
non si stanchi troppo!"
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Amanda era appena entrata negli uffici che Sandra, la sua nuova segretaria,
una ragazza piena di entusiasmo per il proprio lavoro, le venne incontro
per darle il benvenuto..........
"Grazie Sandra....... Cominciamo pure...... Qual è il
primo appuntamento?........."
"Il signor Baxter della filiale di Los Angeles. Ha telefonato
che sarà qui tra pochi minuti.........."
Benissimo!!!!!! - pensò Amanda con soddisfazione. Fece un cenno
affermativo a Sandra e si diresse verso il proprio ufficio, ma la
ragazza la fermò.
"Signora...... Poco fa è arrivata una lettera per lei.
Consegna speciale....." E le porse una busta bianca.
Amanda la prese in mano e impallidì.
"Grazie....... Sandra...... A-Avvertimi quando arriva il signor
Baxter!.........." disse e si chiuse nel suo ufficio.
Poi guardò la busta con odio. Il simbolo del Cobra Rosso era
lì sotto i suoi occhi.........
Ebbe la tentazione di distruggere anche questa busta -senza aprirla-
come aveva fatto con tutte le altre che aveva ricevuto da quando era
tornata ad Aurora..........
Ma poi..........
La rabbia la spinse ad aprirla e leggere il contenuto.
C'era solo un semplice foglio sul quale una calligrafia ben nota aveva
vergato poche parole:
«Io so sempre dove sei............»
E nessuna firma.
Ma non ce n'era bisogno.
Lei sapeva benissimo chi era il Cobra.
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Jen era tornata in camera sua. Che divertimento era stata la conversazione
con sua madre! Per non parlare dell'imbarazzo ben nascosto di Roger!
Jen girellò per la stanza.
"Devo
architettare qualcosa!... Ma cosa??" Si avvicinò allo
specchio e fissò la sua immagine riflessa.
"Non devo avere fretta!! Roger tornerà da me!!" sorrise
"Eccome se tornerà!!"
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Elijah aveva passato la nottata insonne. Alle prime luci dell'alba
era uscito e se n'era andato a camminare nel parco. Aveva passeggiato
a lungo osservando il cielo che iniziava a schiarirsi sempre più.
Passava dal blu scuro al viola intenso al rosa pallido e si preparava
a virare in un azzurro limpido... una tavolozza di colori.
Davvero uno spettacolo magnifico.
Poi si era seduto all'ombra di un pino, si era poggiato con la schiena
sul tronco dell'albero e aveva fissato il vecchio quaderno che aveva
tra le mani. La copertina era blu scuro. In un angolo una grossa chiazza
sbiadita la faceva da padrona. Ricordava perfettamente quando l'aveva
fatta.
Lui e Klaudia avevano trascorso il fine settimana in montagna e si
erano sistemati in un agriturismo. Il pomeriggio verso le sei erano
rientrati da una passeggiata a cavallo. Erano sudati e con i vestiti
mezzi infangati. Appena varcata la soglia della loro camera l'istinto
o meglio il desiderio gli aveva annebbiato i pensieri.
Aveva lanciato a Klaudia uno sguardo carico di significato che lei
aveva corrisposto subito, le si era avvicinato e l'aveva abbracciata
stretta. Il contatto dei loro corpi non aveva fatto altro che fargli
divenire ancora più impellente quella voglia.
Aveva iniziato a baciarla senza darle alcuna possibilità di
opporsi e aveva fatto l'amore con lei lì in piedi addosso al
muro di quella stanza.
Ma nei movimenti convulsi e ansiosi del momento, tra camicie slacciate
e bottoni dei pantaloni che saltavano dalle asole, aveva urtato senza
rendersene conto un tavolino con sopra una bottiglia di whisky rimasta
aperta che era caduta andando a macchiare la copertina di quel quaderno.
Klaudia si era girata per capire cosa fosse successo ma lui le aveva
preso il viso tra le mani e mentre le sue labbra avevano iniziato
a mordere quelle di lei, le aveva intrufolato una mano negli slip
catturando tutta la sua attenzione. E al diavolo la bottiglia.
Gli venne istintivo sorridere a quel ricordo. Poi però si ricompose
subito.
La situazione attuale era tutto fuorché da ridere. Triste e
piena di rimpianti e recriminazioni. Era ora che la smettesse di ritornare
con la memoria a quegli avvenimenti. Erano passati, finiti per sempre.
Tornò a guardare quella specie di diario. Era davvero vecchio.
Pieno di ricordi. Dentro vi erano appuntati ogni genere di pensieri.
Molti dei quali riguardavano lei. E anche molte poesie che la vedevamo
indiscussa protagonista.
Addirittura vi erano alcuni racconti, minuziosi nei particolari, delle
loro folli nottate d'amore. Elijah vi aveva descritto il corpo di
lei come se fosse stato quello di una dea. E tutte le sensazioni che
gli aveva fatto provare.
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Scosse leggermente la testa. Voltò pagina e si ritrovò
davanti una liscia superficie bianca.
Vuota. Da iniziare a scrivere. Come il suo futuro senza di lei.
Prese la penna e lasciò che scivolasse da sola sul foglio.
Ma le parole si rincorrevano... fiumi di ricordi, dolori, desideri,
sogni perduti... mentre una musica dolce risuonava nelle sue orecchie.
Suoni orientali... litanie... si certo... lei amava la New Age...
la metteva spesso di sottofondo... mentre lui si perdeva dentro qualche
ispirazione improvvisa. Era una dolce persecuzione.
Sembrava che ogni gesto lo riportasse a lei.
Dalle pagine spuntò improvvisa una rosa essiccata. Di colore
rosso. Gliela aveva regalata Klaudia anni addietro per usarla come
segnalibro. Era ancora lì. Come lei era ancora nella sua vita.
In una maniera o in un'altra. Ma questa volta era diverso. Non le
avrebbe più permesso di farlo soffrire ancora.
No. Voleva soltanto dimenticare.
Poi la visione della sera precedente si insinuò infida e galeotta
nei suoi pensieri e andò a sconvolgere tutti i buoni propositi.
Sean e Klaudia. Insieme.
La rabbia risalì veloce dal fondo della propria anima ma lui
cercò di acquietarla. Di imbavagliarla.
Dovette fare un notevole sforzo contro se stesso per riuscirci.
Quella non era una bella cosa. Ultimamente gli capitava sempre più
spesso di dare in escandescenza con estrema facilità e non
era da lui. Era troppo nervoso. Aveva cambiato città per lasciarsi
il passato alle spalle e questo lo aveva inseguito fin lì.
Lo aveva braccato, finché lo aveva riagguantato. Ma aveva vinto
una battaglia, non la guerra. Non lo avrebbe avuto, non stavolta.
Si sarebbe scrollato di dosso tutto quello che non gli permetteva
di andare avanti. E avrebbe sanato quella piaga. Una ferita ancora
aperta.
.....Demoni
e meraviglie.
Lontano già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.....
Si perdeva nei ricordi... doveva darci un taglio netto... aveva bisogno
di qualcosa di sincero, bello e fresco come una mattina di primavera...
Jessie.
Alzò lo sguardo davanti a sé. I capelli si mossero leggermente.
Negli occhi azzurri un lampo.
Ci mise tre secondi netti a decidere. Quella sera il Lighthouse era
chiuso, l'ideale.
«Ma certo la inviterò ad uscire! E spero che accetti...»
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Come aveva potuto trascurare quel dettaglio?...
Mabel era arrivata in ufficio più presto del solito. La discussione
con Amanda del giorno prima le aveva messo una pulce nell'orecchio.
Era vero. C'era una testimone che aveva assistito all'aggressione
di Roger. E non poteva permettersi di correre il rischio che qualcuno
risalisse ad Everett. Se così fosse stato, lei sarebbe stata
in pericolo, perché era risaputo che Everett lavorava per lei.
La prima cosa da fare era quindi sbarazzarsi di quell'inetto.
Ma la mossa successiva era mettere fuori gioco la ragazza: Joanne
Allard.
Ucciderla? In quel modo avrebbe messo a tacere la faccenda una volta
per tutte.
Però quella Joanne in fondo era solo una ragazzina. E se fosse
morta la Polizia avrebbe sicuramente capito che l'aggressione a Thorpe
non era stata solo un tentativo di rapina finito male. E la situazione
avrebbe potuto peggiorare.
No. Per quella ragazzina poteva bastare un bell'avvertimento. Uno
di quelli che non puoi fare a meno di capire!...
Mabel prese in mano il cellulare. C'erano molte persone sulle quali
poteva contare e alle quali affidare quel lavoretto.
Nel giro di poche ore, non si sarebbe più dovuta preoccupare
della signorina Allard!
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Jessie
era appena uscita dal pub e aveva appena superato la prima curva con
la bici quando una luce fortissima e sbucata dal nulla, l' accecò
facendola andare fuori strada...Intorno a lei si fece improvvisamente
buio e.....
"Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo"
Jessie si svegliò urlando. Era tutta sudata per l'incubo che
aveva appena fatto. Non riusciva più a stare nel letto e così
decise di alzarsi. Guardò la sveglia e vide che sono appena
le dieci. Non aveva voglia di andare all'Università e quindi
decise di fare le cose con calma. Inoltre per sua fortuna, quella
sera il Lighthouse era chiuso e quindi se ne sarebbe stata
tranquillamente a casa senza avere la paura di quell'uomo.
Quanto le mancavano i suoi due amici, Oscar e André.
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Tuttavia, adesso Jessie doveva fare una cosa molto importante e quindi
dopo essersi vestita, uscì di casa e con la sua macchina si avviò
verso la sede della WTWR.
Jake aveva passato una serata stupenda con Amanda ma purtroppo adesso
doveva concentrarsi solo sul lavoro.
Stava sistemando alcune cose del suo progetto quando sentì bussare
alla porta.
"Avanti." Disse
La porta si aprì ed entrò Jessie. Il volto di Jake si
illuminò appena la vide.
"Ciao Jessie, finalmente. Come stai?"
"Ciao Jake. Sto benissimo, grazie. Mi spiace se sono venuta senza
averti prima avvertito, inoltre la tua segreteria adesso non c'è
e quindi...."
"No, non ti preoccupare. E' un piacere averti qui. Spero che mi
porterai belle notizie."
"Infatti, sì. Ho deciso che se mi vuoi ancora, io sarà
la tua aiutante nel talk show."
"Perfetto. Speravo di sentirtelo dire."
"Ma dimmi..... Cos'era quella cosa importante di cui dovevi parlarmi?"
"Ah, beh, non serve più ormai. Vedi, io avevo deciso di
dirti che non puoi lasciarti condizionare dalla madre ma vedo che non
serve."
E i due si sorrisero compiaciuti.
"Bene. Questo mia cara Jessie è il fascicolo dove trovi
spiegato nei minimi dettagli il programma e l'orario di svolgimento.
Dacci un'occhiatina e se hai bisogno di qualcosa, puoi rivolgerti a
me o a Li a qualsiasi ora."
"Grazie Jake. Ora io ti lascio lavorare. Mi farò viva il
prima possibile."
"Bene. Ti aspetto."
Jessie sorrise a Jake e poi uscì dal suo ufficio.
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Jessie
ritornò a casa.
Non aveva nulla da fare e quindi decise di studiare anche se aveva
poca voglia.
Aveva appena aperto il libro quando si ricordò del fascicolo
che le aveva dato Jake.
«Ma certo!!!!!» Quindi chiuse il libro e prese in mano
il fascicolo.
Quando non aveva voglia di studiare, non c'era verso di farle cambiare
idea.
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Il fuoco si era alzato lentamente, e forse anche per questo sulle
prime nessuno ci aveva fatto caso.
Solo un filo di fumo che si alzava pigramente nell'aria umida.
Così ebbe tutto il tempo di crescere.
Le prime fiamme sbucarono dal vicolo. Lo stesso vicolo dove solo qualche
settimana prima era stato aggredito Roger Thorpe.
Ma era ormai ora di pranzo, e quel lato della strada era poco frequentato.
Poi, finalmente, qualcuno diede l'allarme.
E già l'incendio si era esteso fino al muro di cinta del palazzo
adiacente.
Subito, la strada brulicò di gente, persone che avevano interrotto
il pranzo a metà, o semplici passanti curiosi: donne che stavano
guardando il loro teleromanzo preferito in TV si affacciarono alle
finestre.
C'era rumore, ma non ci fu panico. Per quanto nelle strade di Aurora
fosse piuttosto inusuale quel tipo di spettacolo.
I vigili del fuoco arrivarono e si diedero da fare.
Dal tetto di un palazzo a circa 60 metri di distanza, qualcuno osservava
la scena con un binocolo.
"Tutto a posto." si disse. "La signora è servita."
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FINE
TRENTUNESIMA PUNTATA
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