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QUARANTUNESIMA
PUNTATA |
| Nel
pomeriggio una pimpante Virginie, fresca di parrucchiere, ora castano/rossa,
si presentò nell'ufficio del Procuratore Distrettuale. Si stupì
molto quando vide Leo, stropicciato e con la faccia di chi ha riposato
poco e nulla. "Mrs. Lovely, come sta mia madre?" "Benone... ci ho parlato" sorrise Virgie. "Mi ha preso in giro per dieci minuti... -ah, le manda tanti bacioni." "Ok. Mrs. Virgie, firmi qua lei in persona, e tra una settimana circa, riavrà la sua patente. E -grazie a lei- mi ha spiegato tutto l’avvocato Flynn. Ora abbiamo la conferma di quello che pensavamo da qualche mese. Traffico di auto, ed anche altro. Le spiegherà tutto il suo avvocato, con le scuse del dipartimento. E... mi raccomando: con la sua auto, per favore vada piano, lo dico come lo dico a mia madre!" Virgie rimase muta, basita. Poi ripreso fiato, chiese con un fil di voce: "Ma chi mi aveva nel mirino? Non capisco..." "Nessuno in particolare, Mrs. Virgie, era la sua auto che interessava, stia tranquilla. Ora la saluto, ci vedremo a Charlotte al raduno, accompagno io mia madre stavolta… dopo potremo andare a pranzo, le va bene?" "Oh..........certo!" Virgie incredibilmente si mise a piangere, avrebbe baciato quel Procuratore, ma non aveva parole. Porse la mano, si voltò verso Leo. "Finalmente!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!" Anche Leo si alzò e l'accompagnò fuori, dicendole che appena si liberava andava da lei e le spiegava tutto. Ora l'ufficio del procuratore era veramente impegnato, la sua testardaggine aveva fatto uscire fuori una serie di reati incredibile. C'erano ancora dei punti da sviluppare meglio. Ed aveva un altro cliente su quel caso. Chiamò un taxi e la spedì a casa sua, finalmente ripatentata, o meglio, sulla strada buona. |
| Sean
aveva insistito per andare a prenderla direttamente a casa. Non le aveva
dato come al solito possibilità di replica. Klaudia osservò fuori dalla finestra. Era ora di pranzo e il cielo era sgombro da nubi. In netto contrasto con il suo stato d'animo. Si sentiva irrequieta e Sean non faceva altro che peggiorare la situazione. Poi quella sera ci sarebbe stata la festa al Lighthouse e non aveva proprio potuto rifiutare l'invito del fratello questa volta. Altrimenti avrebbe destato dei sospetti. Al pub avrebbe rivisto Lij. Chissà come stava, ogni volta che lo incrociava le sembrava sempre più nervoso. Ed era evidente che fosse colpa sua. Per fortuna che Sean non ci sarebbe stato invece. Ci mancava solo quella! Ma c'era anche un altro pensiero che la tormentava mentre finiva di spazzolarsi i capelli. Mick. Dov'era? Perché non tornava? Non aveva dato più nessuna notizia di sé e questo le era dispiaciuto un po'. Chissà se l'aveva pensata in quei giorni. Probabilmente no, invece lei non era riuscita a scacciarlo dalla sua mente. Ecco quella era un'altra cosa che le metteva ansia. Era da così tanto, troppo tempo che la sua testa non vagava e fantasticava su qualcuno il cui nome non fosse Elijah Wood. Non voleva dire nulla ancora però ugualmente non capiva se fosse un bene o un male quell'interessamento per Mick. Non desiderava soffrire ancora. Ne aveva già passate abbastanza. E poi era innamorata di un altro, e quel dualismo nei pensieri non faceva altro che aumentare la sua confusione. Uno era ancora un ragazzo molto giovane, ma che lei amava nonostante tutto, l'altro un uomo con una certa esperienza di vita, come lei in fondo. Un uomo che la faceva ridere e ora, dopo quello che era accaduto al poligono, anche emozionare. Il cui sguardo la metteva un po' in soggezione. Ecco che di nuovo quello strano e sconosciuto sentimento le si agitava dentro il cuore. In quel momento squillò il campanello. Lei quasi sobbalzò. - Accidenti, un orologio svizzero, gli ho chiesto venti minuti per farmi una doccia e lui li ha rispettati scrupolosamente - pensò. Era rientrata a casa dall'università e si era data una rinfrescata. Aveva indossato una lunga gonna di lino color crema con delle sfumature rosa pallido e un top senza maniche dello stesso colore. Si fissò per un attimo allo specchio. Aveva l'aria leggermente sbattuta ma tutto sommato non poteva lamentarsi. Sulla soglia dei trent’anni ne dimostrava almeno cinque di meno. Prese la borsa e si avviò. Appena vide l'auto perfettamente pulita con cui era arrivato le venne da sorridere. La Jaguar. Di certo se l'era fatta arrivare dall'Italia. Alle volte in passato le era sorto il dubbio che tenesse più alla sua macchina che a sua madre. Esagerando nel paragone ovviamente. Sean era splendente come al solito. Nel suo completo blu perfettamente stirato. I capelli tenuti fermi indietro da un po' di gel e con un ciuffo ribelle che era scivolato sulla fronte conferendogli un'aria da strapazzatore di cuori femminili. Una occupazione che comunque l'aveva molto impegnato quando era ancora un ragazzo. Ma gli anni anche su di lui sembravano scivolare senza lasciare grosse tracce. Gli occhi azzurri scintillanti. Era davvero un bell'uomo. Non si stupì di essersi presa una cotta per lui in passato. Ma ora quel tempo era finito. E doveva farglielo capire. |
| Arrivarono
al Fairbanks Steakhouse. Era un ristorante situato all'interno di un casinò.
Carino l'ambiente, né troppo elegante né troppo rustico.
Perfetto. Al solito aveva ottimi gusti il suo ex-marito. Si sedettero e Klaudia ordinò una semplice insalata. "Sei a dieta ?" le disse ironicamente Sean. "No, semplicemente non ho molta fame" rispose con finta noncuranza. In realtà era da qualche giorno che lo stomaco le si era chiuso. Mangiava pochissimo e se ne erano accorti anche in famiglia. E il suo sempre attento fratello Bryce si era subito preoccupato per lei. Il suo angelo custode. Quello splendido ragazzo che la amava così tanto. Era davvero fortunata ad averlo con sé. "Queste sono per te" Klaudia alzò lo sguardo e si vide porgere un fascio di rose rosse. "Oh Sean perché?" "Lo sai che sono un gentiluomo" sorridendo amabilmente mentre prendeva le mani di lei nelle proprie. Lei sorrise e ringraziò. Senza nascondere però un certo disagio. -Avanti Klaudia cerca di essere decisa...devi dirglielo...- Ma più si sforzava più sentiva l'intenzione venirle meno. Iniziava a sentirsi stanca di apparire forte e risoluta. Stanca di tante cose. E Sean poverino non se lo meritava. La sua mente tergiversava nel tentativo di trovare un punto da cui iniziare a parlare. Era così presa nei propri pensieri che non si accorse che lui si era avvicinato con il volto al suo. Non riuscì a reagire tanto le arrivò improvviso quel gesto. Avvertì un calore di altre labbra sulle proprie per un secondo e poi si ritrovò gli occhi di Sean piantati nei suoi a pochi cm. di distanza. "Ma cosa fai Sean?" sussurrò guardandosi intorno e allontanando il proprio viso da quello di lui. Dalla sera al pub le era venuta la paranoia che Lij potesse sbucare da chissà dove e vederla mentre il suo ex- marito la baciava a tradimento. "Non mi sembra il caso...." farfugliò sottovoce. "Tesoro, era solo un bacio innocente, da quand'è che sei diventata così puritana?" Accidenti a lui trovava sempre il modo di rigirarsi la frittata come voleva! Dissimulò un sorriso imbarazzato. Mentre Sean la fissava compiaciuto. Era bella, troppo perché lui vi potesse rinunciare senza neanche provarci. E non lo era solo fisicamente. Era una donna fantastica sotto ogni punto di vista, lo ricordava perfettamente. Era l'unica che avesse mai desiderato davvero, e infatti se l'era sposata, quando invece tutti gli avevano prospettato un futuro da scapolo incallito a causa della sua passione per l'altro sesso e della sua incapacità di essere fedele per più di una settimana. Ma con lei era stato diverso e lui non aveva mai avuto il pensiero di tradirla. Neanche dopo quello che aveva scoperto. Dal canto suo Klaudia era nel pallone. Doveva trovare il modo di tirarsi fuori da quel pasticcio. Doveva dirglielo anche se le dispiaceva fargli del male ancora una volta. |
| Roger
era arrivato al ristorante in anticipo. Sapeva che Mabel amava fare delle
entrate in scena in grande stile. Ed infatti quando alcuni minuti dopo
la Vedova entrò nel locale, puntualissima, il suo arrivo non passò
inosservato. Indossava un abito attillato, nero e oro. Un modellino semplice
semplice, con una scollatura a V e sottili spalline che finivano in un
complicato intreccio sulla schiena. Roger l'aveva attesa al bancone, sorseggiando una birra, e quando la vide arrivare le si avvicinò. "Salve, Mabel. La stavo aspettando con ansia." Le disse. Lei scoprì due file di denti candidi in un sorriso seducente. "Lieta di vederla, Roger. Sono onorata di aver generato ansia in un uomo come lei." L'uomo fece un cenno con la testa. "Le garantisco che non è la sola cosa che ha generato in me!" Poi le indicò il tavolo che aveva fatto riservare per loro. "Dopo di lei, madame." |
| Parlarono
per circa una mezz'ora, in attesa delle loro ordinazioni. Roger fece del suo meglio per apparire conquistato dal fascino di Mabel. Era importantissimo che lei credesse davvero di averlo in pugno. La sola cosa che voleva Roger invece era di far credere a quella donna che lui non volesse più farle la guerra. In questo modo, nel momento in cui avesse sferrato il suo attacco, il colpo sarebbe stato mortale! In quel momento, gli occhi di Mabel percepirono un movimento e lei concentrò la sua attenzione su una coppia che si trovava all'altro capo della sala. Un uomo e una donna. La donna le era assolutamente sconosciuta. Ma l'uomo era Sean! Mabel li fissò insistentemente, senza rendersi conto di aver destato la curiosità di Roger. Lui seguì la direzione dello sguardo della Vedova Nera e vide la coppia che sembrava intenta in una conversazione molto intima. Quella cosa lo colpì. Mabel rivelava un punto debole inaspettato. Era interessata a quei due? E per quale motivo?... Poi Mabel vide Sean baciare la donna bionda. E uno sguardo furioso brillò nei suoi occhi blu. Si alzò in piedi di scatto e Roger la fissò sorpreso. "Qualcosa non va?..." chiese con aria normalissima. "No!... Solo che l'aria condizionata di questo locale mi ha procurato un forte mal di testa. Mi spiace molto interrompere il nostro pranzo ma... Preferisco andare a casa." "Oh, mi dispiace davvero molto che lei non si senta bene." Roger si dimostrò sinceramente costernato. Ma dentro di sé ebbe la prova che la scena a cui avevano assistito -il bacio di quei due- aveva profondamente disturbato Mabel. "Ci vedremo un'altra volta," disse Mabel. Poi girò sui tacchi e se ne andò come se avesse un demone alle calcagna! Roger rimase seduto al tavolo e riprese a fissare l'uomo e la donna seduti dall'altra parte della sala. La bionda non era un volto del tutto nuovo, e tuttavia non riusciva a ricordare dove l'avesse già vista. Scrollò le spalle. Era una informazione che poteva tornargli utile. Ma ora doveva aspettare che arrivasse Nichelle. Aveva infatti appuntamento anche con lei, che doveva ragguagliarlo sugli sviluppi del compito che le aveva affidato. |
| L'appuntamento
con Roger era al Fairbanks Steakhouse, ma Nichelle aveva avuto ordini
precisi da lui. Non doveva assolutamente avvicinarglisi se lo vedeva in
compagnia di Mabel. Quando entrò nel locale, quindi, si guardò
attorno con discrezione, e lo riconobbe subito. Non c'erano molti clienti, dato che era il 4 luglio e la maggior parte delle persone erano a festeggiare in famiglia. Roger era da solo, seduto ad un tavolo di fronte a lei. Nichelle si diresse quindi verso di lui, ma si accorse che Roger stava fissando qualcosa con estrema attenzione. Per curiosità seguì la direzione del suo sguardo e sbatté le palpebre. Quasi non poteva crederci. Roger stava fissando un altro tavolo dove erano sedute due persone a lei ben note. Klaudia e Sean. Senza soffermarsi a chiedersi come mai Roger fosse interessato a loro, Nichelle osservò quella scena a sua volta. Klaudia sembrava terribilmente a disagio. "Vuoi vedere che Sean sta creando qualche problema?..." mormorò Nichelle. E senza pensarci su due volte, cambiò direzione, puntando decisamente verso il tavolo dove era seduta la sua amica. "Ciao Klaudia! Che sorpresa vederti qui!..." La salutò con grande allegria e chinandosi per abbracciarla le sussurrò all'orecchio per non farsi sentire da Sean: "Serve aiuto?" Sean finalmente distolse gli occhi da Klaudia e li puntò su Nichelle. Klaudia a sua volta rivolse all'amica uno sguardo supplichevole. Poi con le labbra mimò una parola molto chiaramente senza farsi vedere dall'appiccicoso ex marito. Aiuto. |
"Nichelle...
da quanto tempo... Klaudia mi aveva detto che anche tu eri in città…"
disse lui rivolgendole uno sguardo a metà strada tra l'incuriosito
e l'infastidito. |
| Nichelle
guidò Klaudia verso il tavolo dov'era Roger. Lui le vide arrivare
e si alzò in piedi, galantemente, salutandole. "Ciao Roger!" Nichelle gli dedicò un bel sorriso. "Scusa se ti ho fatto aspettare." "Aspetto sempre volentieri una bella donna, figuriamoci se poi ne arrivano due!" celiò Roger. Nichelle guardò la ragazza al suo fianco. "Permettimi di presentarti una mia carissima amica. Klaudia McKellen." Roger tese la mano alla donna. "Molto lieto." Poi comprese dove aveva già visto la signorina McKellen. Era presente la sera della festa al Country Club. Però non disse nulla. Del resto l'aveva solo intravista di sfuggita. Klaudia aveva preso il fascio di rose tra le braccia e si era lasciata portare incuriosita dall'uomo misterioso. Ora erano uno di fronte all'altra. Lo fissò per un attimo, poi ricambiò il suo saluto con una forte stretta di mano. "Il piacere è mio signor Thorpe" sorridendo. "Nichelle mi ha parlato molto bene di lei" "Oh... Questa è una sorpresa. Di solito la gente non parla 'molto bene' di me!" rise Roger. "Prego, accomodatevi. Posso offrirvi qualcosa?" "La ringrazio ma ho appena pranzato in compagnia di..." esitò. "Sì, del mio ex-marito"disse finendo la frase. Alzò il viso e guardò di sfuggita Nichelle. "Ah... Capisco. Era il suo ex marito, quel giovanotto che le ha regalato questo splendido mazzo di rose?..." Roger assunse uno sguardo innocente. "Ma deve essere ancora molto innamorato di lei... E lo capisco. Lei è davvero molto bella, miss McKellen. È... il suo nome da sposata?" Klaudia osservò quelle rose che aveva ancora in braccio. Poi le poggiò su un tavolo accanto. "No veramente questo è il mio cognome da nubile, il mio ex-marito si chiama Sean Rice-Taylor, è un avvocato molto noto, non lo ha mai sentito nominare?" rispose con un tono semi professionale. "Sì... Credo di averlo sentito nominare, infatti." Roger aveva uno strano sguardo, che non sfuggì a Nichelle. La ragazza conosceva troppo bene il suo capo per non capire che lui aveva qualcosa per la testa. "Sai, Klaudia, forse dovresti usare Sean come bersaglio, anche se immagino che uno come lui entrerebbe in un poligono di tiro solo se dovesse fare causa al proprietario!" Nichelle fece una smorfia ironica. "Non capirò mai come tu abbia potuto sposarlo! Ma non sono affari miei!..." "Poligono di tiro?" Roger guardò Klaudia con sorpresa. "Lei è una atleta? Direi che ha molto di più il portamento da attrice, ma immagino che i tempi siano un po' cambiati, e le ragazze di oggi non sognino più di sfondare nel mondo dello spettacolo, vero?" "Oh!veramente io...ho fatto la modella quando era più giovane ma ora quel mondo non mi interessa più, ho altro a cui pensare" Scosse la testa. Il poligono...più che per i colpi sparati se lo ricordava per quello che era successo davanti alla toilette delle donne. Sorrise senza rendersene conto. "Riguardo al poligono...diciamo che mi diletto." e inclinò leggermente la testa di lato continuando a fissare Roger. Roger guardò le mani di Klaudia. Riconobbe i piccolissimi calli di chi aveva dimestichezza con le armi da fuoco, invisibili agli occhi dei meno esperti. Quella ragazza stava sicuramente sminuendo la propria abilità. "Abbiamo qualcosa in comune. Anche io mi... diletto con le armi, qualche volta. Beh, non di recente, per la verità. Ma ho frequentato alcuni poligoni, in Europa, parecchi anni fa." Quella donna lo interessava, soprattutto se era legata all'uomo che pareva interessare molto a Mabel Grahn. |
| "Leo
Flynn?" Leo si risvegliò dal sonno che l'aveva preso dopo la giornata passata lavorando come un matto alla difesa della sua cliente, e con quel caldo... -Argh, mai lasciare il viva voce acceso quando sei cotto come una patata lessa.- "Cara Mrs. Virgie, che mi racconta?" "Non le racconto niente e se è stanco ne parliamo domani, va bene?" "Oramai sono sveglio, per Flo'," rise Leo. "Allora due parole: temo che avrò da fare fuori Aurora, nelle settimane prossime -prima che lei mi scappi, mi dice due cosette. Il giro lo facciamo in settimana, oppure lei si tiene ancora la Ford, ancora per un po'..." "Parte, Mrs?" "Sì ma non so quando... solo che è una questione di lavoro." "Ah, sì come vuole, Mrs… Vuole che l'accompagni?" "No, sarebbe inutile, ma grazie mille. Domani mi chiami, caro Leo, e vediamo di far coincidere i nostri impegni di lavoro, va bene?" "Certo, certo" disse Leo un tantino sorpreso, ma vacci a capire con quella santa donna!!! "Ah, non è per caso che se ne voglia tornare a Springfield?" "Beh, là ho il mio studio... avviatissimo.." "Oh, e allora?! Non ne può avere due? Una succursale o qualcosa di simile, ad Aurora? Io avrei un bello stabile per lei, niente di grandioso, ma ha anche un pied a terre, eviterebbe l'albergo...." "Ma... ne parleremo, Mrs, anzi cugina Flo' appena avrò messo a punto la mia situazione." "Buon riposo, caro Leo." -E addio al sonno!- si disse Leo, spogliandosi del tutto ed andando sotto la doccia... |
| Roger
chiamò un taxi e tornò a casa. Gli restava tutto il tempo
per prepararsi per la serata, e avrebbe dovuto andare al Lighthouse con
Amanda e Jen. Appena fu arrivato vide che la limousine era tornata dall'aeroporto e l'autista lo informò che tutto era andato secondo i piani: i due ragazzi erano partiti ed erano ormai al sicuro. Roger era soddisfatto e sperava che Kyle e Jessie non avessero più problemi. Purtroppo sapeva che la vita non è mai facile. Entrato in casa chiese a Justin se sua moglie fosse già tornata. "Veramente, la signora non è uscita. È rimasta in casa, con la signorina Jen..." rispose il domestico, con solerzia. "Grazie, Justin," disse Roger con un gesto affermativo. "Io salgo in camera. Non passarmi telefonate. Appena mia moglie e mia figlia saranno pronte usciremo. Tu e Kay avete la serata libera. Buon Quattro Luglio anche a voi." "Molte grazie, signore, anche da parte di Kay. Felice Giorno dell'Indipendenza." Poi Roger salì in camera per cambiarsi d'abito... Mia moglie e mia figlia, aveva detto. Era in quella maniera che considerava Jen. Come una figlia. Fino a qualche mese prima. Ma ora sapeva di essere oltremodo ipocrita continuando a chiamarla così. Visto che ci andava a letto. |
| "Harriet?"
"Dimmi Virgie -che succede?" "Ha chiamato la tua amica -posso fare nomi?" "Tesoro, sono in camera mia, tu parla pure, io....." "Bene ha chiamato da Chicago.." "Ho capito come sta?" "Grossa come una balena e triste. Penso che andrò a trovarla, appena ho risolto due cosette. -Per il resto tutto bene?" "Uhmmmmmmmm, diciamo di sì." "Quando puoi venire da me? Al più presto intendo, le devi parlare anche tu." "Ho capito, domani dopo pranzo?" "Sì, va bene -ma vieni, ti prego- la storia si ripete, Harriet." "Non mancherò Virgie." "Tranquilla Harriet, ci sono io." "A domani." "Vai a cena, cugina." "Buona notte Virgie, e... grazie ancora una volta." |
FINE
QUARANTUNESIMA PUNTATA |
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