LO SCHERMO INSAPONATO
di Antonio Rubini
(articolo pubblicato nel libro 

"Il Patalogo" - 2
Annuario 1980 dello Spettacolo

Volume secondo Cinema Televisione

Ubulibri/Electa Editrice, Milano, 1980)

Prima parte, pagg. 223, 224:
Peyton Place è stata la prima vera soap-opera trasmessa dalla televisione italiana. Il tubo catodico nazionale l'ha mandata in onda sulla Prima Rete [1] per circa un mese (giugno 1979), poco prima dell'edizione serale del telegiornale, altra soap sui generis, come rimpiazzo di "hey-hey" Fonzie e di Atlas-Ufo Robot [2]. Non sappiamo se tale trsmissione fu vera gloria: ai posteri indici di gradimento la non difficile sentenza. Tuttavia, l'orario scelto per Peyton Place non rientra nella regola delle soap e, in fin dei conti, è stato trasmesso come uno dei tanti programmi per la "kidvid".
La soap si dirige, almeno nelle sue origini, a un pubblico strettamente femminile in mille faccende casalinghe affaccendato, in modo da distrarlo dalla routine quotidiana e trasportarlo in un mondo apparentemente diverso da quello reale, vissuto. Ma cos'è esattamente una soap-opera? Il telelettore non si sforzi più di tanto cercando di ricordare la "non-illuminante" definizione di Lionello Vinci, traduttore della Dialettica dell'Illuminismo di Adorno e Horkheimer, dove a pagina 132 in una nota si legge «per soap-operas s'intendono quelle scelte di brani musicali di facile effetto trasmessi nelle ore in cui le massaie sogliono compliere i lavori domestici, soprattutto il lavare: donde il nome». Da ciò si dedurrebbe che horse-operas o space-operas basano il loro nome su brani musicali effettuati quando si cavalca per le praterie del West o, nel secondo caso, quando si va in aereo da Atchinson a Santa Fe, passando per Topeka; ma forse abbiamo sbagliato mezzo di comunicazione. Per semplificare le definizioni, soap-opera sta per un programma sponsorizzato da un sapone o detersivo, trasmesso di giorno in giorno, in un orario dove la casalinga non può rifugiarsi in nessun posto, se non nella poltrona davanti alla radio o alla televisione. Almeno, così era nei primi tempi della storia del "sapone".
Quando le soap nacquero lo fecero sotto forma di trasmissione radiofonica. La trasmissione durava soltanto un quarto d'ora, quasi come un bucato. Si trattava in ultima analisi di serial drama, cioé di sceneggiati quotidiani aventi come protagonisti principali una donna o una famiglia e i loro nessi e connessi con tutti gli abitanti del paese che, di solito, non era molto grande. Dunque un aggiornamento mass-mediato dei romanzi d'appendice e feuilleton ottocenteschi. La loro caratteristica principale, l'apparizione quotidiana, è sotto molti aspetti la loro stessa essenza. Senza le puntate precedenti e quelle successive (come finirà questa o quella relazione?) il programma non avrebbe alcun senso. Quando le soap invasero gli Stati Uniti via etere vennero subito accolte col favore prima delle casalinghe e, successivamente dell'intera nazione, disposta a sognare per un quarto d'ora amori e sentimenti impossibili da realizzare. Il tema non doveva essere molto complicato, pena l'alienazione dell'scoltatore, ma doveva rappresentare tutti gli aspetti, in particolar modo quelli più tormentati, dei sentimenti umani. Partiti con pochi caratteristi, i programmi soap si arricchirono strada facendo di una varietà di personaggi in modo da rappresentare tutta l'America. Da schema semplice (mi ama, non mi ama; apparentemente felice, internamente infelice) le soap diventarono lo specchio della nazione, intervenendo spesso in occasioni storiche e creando una inter-relazione notevole tra i vari personaggi. L'avvento della televisione mise una barriera alle soap radiofoniche introducendo, prima con cautela, poi con decisione notevole, serial quotidiani.
Oggi sono quattordici [3] le soap che vengono trasmesse regolarmente negli Stati Uniti, attraverso le principali reti televisive (Abc, Nbc, Cbs). Alcuni di questi programmi sono in onda da parecchi anni e il loro pubblico si aggira intorno ai 20 milioni di spettatori giornalieri. Essi hanno dettato un modo di pensare, spesso di vestire, di riproduzione perfetta di ciò che è la vita americana. Logicamente i programmi soap sono destinati a una classe ben specifica: proletariato e piccola borghesia s'alternano davanti al piccolo schermo, ma i protagonisti delle soap sono sempre un gradino più in su. La loro immagine, anche se distrutta dagli avvenimenti dello script, è decisamente sempre pulita, proprio come i saponi di bellezza. Con l'avvento della televisione e con lo spostamento di alcune produzioni da New York a Hollywood, le soap hanno acquistato un fascino destinato in passato soltanto ai divi del cinema. Vi è stato pure l'aggiornamento dei temi trattati, ma sempre con un certo pudore nell'uso delle parole e delle immagini, tipico della televisione statunitense. Problemi razziali, matrimoni interraziali, uso delle droghe, la guerra del Vietnam, aborti clandestini e non, schizofrenia, questioni politiche, sembrano essere temi correnti nelle attuali soap. In una nazione dove la televisione funziona quasi 24 ore su 24 ore [4], dove il lavoro, domestico e non, tende ad essere sempre più ridotto, le soap stanno diventando sempre più lo specchio della nazione. La cronaca, la storia, i sentimenti quotidiani passano attraverso le bolle di sapone televisivo, sapone che spesso non lascia vedere con chiarezza, anche se ci fa piangere una volta entrato nelle nostre pupille.

Note di CC:
1 - la Prima Rete della RAI, oggi, ovviamente è Raiuno.
2 - In realtà, il cartone animato Atlas Ufo Robot fu trasmesso dalla Seconda Rete (Raidue).
3 - le soap attualmente (2002) trasmesse negli Stati Uniti sono dieci.
4 - nel 1980, quando questo articolo fu pubblicato, la RAI trasmetteva ancora solo a partire dalle 12:30 in poi, e prima della mezzanotte c'era la Fine delle Trasmissioni.

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